Un semplice racconto

di
genere
incesti

(Ogni mio racconto ha per protagonisti solo personaggi maggiorenni. Non vi è nei miei racconti alcun riferimento a minori, come non vi è alcuna violenza.)


GIORNI PRIMA: APERTURA

Le voci dei passanti sotto la finestra della camera di Lucas, 22 enne, avvisavano come il giorno era da poco iniziato: i bar che aprivano, chi scaricava, chi passeggiava con il cane e salutava e così via. Giacomo, il padre di Lucas era da cinque minuti uscito dalla porta di casa; i passi dell’uomo sulle scale e poi la sua voce per strada salutando il barista, i passanti e così via. Gli uccellini che di mattina presto iniziavano le loro conversazioni e il fresco mattiniero della prima primavera che entrava dalla finestra poco aperta, con persiane accostate.
Gli occhi increduli di Lucas, nella sua piccola stanza, fermi al soffitto, in quella camera semi buia e la sua bocca semi aperta, che respirava quasi a fatica ma senza far troppo rumore. Ogni tanto Lucas , che era seduto bordo letto, semi sdraiato con i gomiti poggiati sul letto e la parte alta della schiena al muro, abbassava la testa per vedere avanti a se sua mamma Ester intenta nel far su e giù con il membro di suo figlio stretto, coccolato dalla sua 5° coppa C. Un rumore lieve con leggero schioppi dovuti all’olio che Ester aveva messi sui seni per far si che il pene di Lucas scivolasse meglio. La maglia della donna sul letto del figlio e lo stesso che stringeva con le mani le lenzuola…
“mamma aahhh mamma siii così”
“diamine Lucas la voce, abbassa la voce che non viviamo in campagna”
“mmm si mamma scusa è...che…”
“è che niente, abbassa la voce”
rispose Ester in modo perentorio.
Ora la donna, comprendendo che suo figlio era ben lungi dall’eiaculare, fermò il movimento dei seni sul membro del ragazzo e lo prese in bocca. Un gemito strozzato, un fremito nel mentre la mamma ingoiò per metà il pene di Lucas. Oltre non poteva talmente tanto era largo. Ester iniziò un movimento ritmico ben sostenuto per meglio agevolare suo figlio nell’eiaculazione. Gli occhiali da vista della donna erano un poco appannati, anche complice la giornata primaverile
“così...Dio così così che…”
e Lucas non ultimò la frase che più schizzi, arrivando a sette si liberarono nella bocca materna che pian piano rallentava il suo ritmo. Spasmi continui fino a che il rilassamento non prese piede e Lucas , schiena al muro, non si rilassò del tutto. Sua mamma fece uscire il membro lucido e sporco del suo rossetto rosso ben marcato, dalla bocca, schioccando sonoramente, ponendo in essere un ultimo spasmo al figlio
“spero per oggi ti accontenterai, non come l’altra volta”
“oh mamma...super come sempre”
“si, e devi trovarti una ragazza. Non posso sempre e non posso che ad ogni esame che hai devo farti venire per rilassarti”
disse Ester alzandosi, rimettendosi la maglia per poi uscire e recarsi in bagno per lavarsi.
Lucas si riprese e si vestì. Vide la mamma uscire, prendere la borsa e arrivare alla porta di casa dopo averlo salutato. Il ragazzo andò verso di lei
“mamma…”
“che c’è ora? E’ tardi, devo andare”
“un limone? Solo uno”
“ma sono truccata diamine e ti ho...appena…”
Ester con volto seccato, quasi irritato
“dai mamma una cosa veloce…”
“Dio mio...solo lingua a lingua”
“ok ok giuro”
rispose il figlio sorridendo. Avvicinandosi le lingue di madre e figlio si attaccarono trovandosi, in un vortice veloce, frenetico e quasi osceno, non esente dall’osare di Lucas nel palpare i seni materni. Staccati dopo un poco Lucas sorrise a sua madre
“ora vado, mi raccomando per l’esame: un 30”
“aggiudicato mamma, non ti preoccupare”
“lo spero per te, altrimenti rimarrai con la tua mano per un po’”

GIORNI DOPO: CHIUSURA

Le voci dei passanti sotto la finestra della camera di Lucas avvisavano come il giorno era da poco iniziato: i bar che aprivano, chi scaricava, chi passeggiava con il cane e salutava e così via. Giacomo, il padre di Lucas ora da cinque minuti uscito dalla porta di casa; i passi dell’uomo sulle scale e poi la sua voce per strada salutando il barista, i passanti e così via. Gli uccellini che di mattina presto iniziavano le loro conversazioni e il fresco mattiniero della prima primavera che entrava dalla finestra poco aperta, con persiane accostate.
Con la gonna alzata, i tacchi, il seno fuori dalla maglia e gli occhi spalancati, Ester era poggiata alla scrivania del figlio, mentre lo stesso era dietro di lei e con colpi ritmici e ripetuti, distanti l’uno dall’altro da brevi pause, entrava nella vagina materna.
Ester ansimava ma controllata per la paura che i vicini potessero sentire, ma alla fine Lucas aveva preso quel 30

FINE
scritto il
2026-01-27
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