Carlotta la verginella

di
genere
etero

Ciao a tutti, mi chiamo Daniele negli anni ’90 avevo da poco compiuto 26 anni, sono alto 1,95, occhi azzurri, biondo, giocavo e gioco ancora a pallacanestro, allora avevo i capelli lunghi, l’harley davidson, un discreto fisico, una sfacciataggine fuori dal comune, piacevo molto al gentil sesso.
Carlotta faceva la quarta liceo scientifico, abitava nel mio palazzo da cinque o sei anni, da quando i genitori si erano trasferiti per lavoro.
Avevo notato che ultimamente mi guardava, forse e meglio dire che mi spiava, probabilmente invidiava la mia libertà, ero più grande, lavoravo, ero maschio, essendo lei poco più di una bimba con un bel faccino, anche di aspetto, l’avevo sempre considerata poco.
Cambiò tutto quando sua mamma mi chiese se potevo aiutarla in matematica, non ero laureato, ma un amico in comune a cui avevo passato decine di compiti in classe, mi chiamava il genio della matematica, si ero bravino, ma niente di che, era lui che era una pippa cosmica.
Fatto sta che le 30.000 lire a settimana mi facevano gola ed accettai.
Parlai con Carlotta, era stata lei che aveva chiesto alla propria madre di farsi aiutare da me, mentendo che il professore di matematica gli avesse consigliato me.
Alla prima lezione si presentò con una gonna cortissima, ed uno sguardo che diceva: “fammi tutti quello che vuoi”, sembrava lolita.
Devo fare una premessa, negli anni ’90 le ragazze erano molto meno emancipate di adesso, sognavano il principe azzurro e di sposarsi, per portarle a letto era un lento lavorio ai fianchi, non come adesso dove sono le donne che cercano i maschi, ci sono i trombamici, ed è tutto più libero.
Carlotta fisicamente era esile, 1,65 mora, mediterranea, con le forme al posto giusto, una bella terza piena ed un culetto a mandolino che mi meravigliavo di non aver guardato prima.
In matematica non era per niente male, non aveva bisogno di ripetizioni, da me voleva ben altro, fu subito chiaro.
Alla terza settimana di ripetizioni, l’affrontai, non riusciva a guardarmi negli occhi, era super imbarazzata, nonostante mi fosse sembrata sia una ribelle, sia una ragazza piuttosto decisa, che sa quello che vuole.
Invece adesso si dimostrava immatura, titubante, ed anche un po’ timida.
Sotto pressione, mi confessò che aveva un ragazzo, ma era ancora vergine, e questo stava diventato un tabù.
Carlotta: “Daniele in classe siamo 5 vergini su 16 ragazze, ma tre sono inguardabili, io forse sono tra le più carine, e non mi riesce di togliermi questo imene”.
“Marchino (il suo fidanzatino) non riesce a penetrarmi, non so se.................... è un po’ finocchio, si fa le seghe e qualche volta gliele faccio anch’io”
“sono disperata” mettendosi a piangere con le mani a coprirsi il viso dalla vergogna.
Era peggiorata a matematica solo per farsi pagare dai genitori le ripetizioni con me, mi aveva fatto un’enorme tenerezza, ma avevo il pisello che scoppiava dentro ai jeans.
Mi ero lasciato da un paio di mesi con la mia ragazza storica, perchè voleva fidanzarsi in casa, che significava fare le cose sul serio, genitori, matrimonio, casa, figli.
La differenza di età mi fece titubare 5/6 minuti, poi stavo approfittando della situazione, salendo con le mani sulle cosce nude, Carlotta vibrava come una corda di violino, gli feci una sorta di interrogatorio sessuale.
“Mamma mia Carlotta sei veramente bisognosa, hai gli ormoni a mille, basta sfioranti”
“Quante volte ti tocchi, come e dove lo fai?”
Carlotta: “tutti giorni, ho un pupazzo in cameretta, mi ci stendo sopra, anche quando faccio la doccia, oddio”
Io: “ed il tuo ragazzino ti tocca?”
Carlotta: “no, evita di toccarmi li, sono sempre io che allungo le mani”
Io: “quante volte avete provato a farlo? Mi dicevi che non ha erezione?”
Carlotta: “tre volte, si finisce dalle seghe e poi non riesce”
Io: “vuoi che guardi se è tutto a posto? Se il problema è solo suo?”
Carlotta: “vuoi che mi abbassi le mutandine?”
Io: “si toglile”
A toccarla ero arrivato solo ai bordi, aveva una macchia grossa come una palla da tennis, al centro gli umori quasi galleggiavano negli slip, la ragazza aveva un bisogno di cazzo fuori dal comune.
Venne fuori un grosso ciuffo nero tutto appiccicaticcio, si teneva su la gonna, mostrandomi la fica, e proprio nel momento più umiliante, trovò il coraggio per sputare fuori perchè si faceva pagare le ripetizioni senza averne bisogno:
“Daniele la prossima settimana faccio 19 anni, ti prego, sverginami”
Accolsi la richiesta con un enorme sorriso, avevo già avuto la verginità di Lucia, Sofie una tedeschina di 1,80 m, e poi Anna Paola nella mitica Riccione.
Mi ricordo che gli dissi: “Oggi te lo presento, ci farai conoscenza, se sarai brava e gli piacerai, ti sverginerò, ma voglio ubbidienza e sincerità, ci stai?”
Carlotta: “si , come vuoi tu”
Mi spogliai, mi feci accarezzare, leccare, ciucciare, mi feci fare lo stesso trattamento ai testicoli, eseguiva tutto con impegno.
“Pompini ne avevi già fatti?”
Carlotta: “no gli ho solo baciato la punta una volta (a Marchino), poi solo seghe”
Io: “Ti piace leccarlo?”
Carlotta: “si molto, più lui che le palle”
Io: “lui?”
Carlotta: “il pisello”
Io: “vuoi dire il mio cazzo?”
Carlotta: “si il cazzo, il tuo cazzo”
Io: “impari in fretta, ogni lezione quando ci vediamo mi dovrai dire se hai voglia di leccarmi il cazzo”
Carlotta: “va bene”
Io: “vedi sei già stata promossa a vergine pompinara”
Carlotta: “grazie, non vuoi venire?”
Io: “certo tesoro, stavo decidendo dove”
“Imparerai a prenderla sul viso, in bocca e a buttarla giù, ti fa schifo o ti eccita l’idea?”
Carlotta: “un po’ tutte e due, ho paura di non riuscire”
Io: “per la prima volta direi sulle tette”
Continua.............
Per commenti e suggerimenti: amicosegreto@tuta.com
scritto il
2026-01-18
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