L'incidente d'auto - Parte 2
di
LG23cm
genere
dominazione
Se avete storie, trame, rimpianti o sogni non realizzati che vorreste vedere trasformati in parole, accennatemeli: li scriverò per voi.
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Questa storia é stata scritta a 4 mani con R.C.
Arriva il giorno del secondo incontro. I patti erano chiari, molto chiari.
Carolina mi avrebbe incontrato con lo scopo di risolvere la pratica ma con un accordo ben definito: glielo avrei messo nel culo. Veniva solo per quello come le avevo imposto, anche se da come si comportava, anche lei sperava in quel trattamento.
Non le avevo dato molta scelta riguardo all’abbigliamento.
Un cappotto chiuso per proteggerla dal freddo che lasciava intravedere solo delle calze a rete, ma sotto solo un intimo di pizzo nero.
Le dissi “penso io a tutto, ma una volta in camera devi toglierti il cappotto e metterti a pecora, ti voglio vedere cosi”. Lei aveva dovuto dire si. Con voce sottile prima di salutarmi nel precedente incontro mi disse solo “ti prego ho bisogno di lubrificarmi però, ci pensi tu o io?”.
Le disse che ci avrei pensato io.
E quel giorno Carolina si presento come richiesto. Il cappotto lungo copriva la parte sotto. Come sempre lasciò l’auto parcheggiata e salì nella mia “Buongiorno Sig. Luca”. “Ciao Carolina” fu la mia risposta.
Poi guardandola le dissi “Sei pronta?”. Lei annuisce rossa involta. “Lo hai gia fatto?” Lei con voce ormai sottomessa “Solo altre due volte nella mia vita, ma....” E io “Ma cosa?” E lei abbassando lo sguardo “Ma non erano le sue dimensioni Signore”. Io sogghignando dico “Gli errori si pagano e io voglio mettertelo in culo fisicamente, cosi ti ricorderai di non provare a mettermelo a me metaforicamente.”
Mi sposto verso il luogo prenotato. Andiamo alla reception, Carolina col cappotto chiuso, procediamo al check in. Mi piace vedere la mano con gli anelli segno di fedeltà mentre consegna i documenti per farsi inculare per amore ... ma non dal suo amore.
La mano trema mentre riprende il documento, "Secondo piano, camera 90". Dice il receptionist sorridendo.
"Un segno del destino" dico io. La prendo per mano per dirigerla verso le scale. Si "le scale" dico a Carolina e la faccio andare davanti.
Mentre sale, noto il suo leggero sculettare, non resisto dal sollevarlo un pò il cappotto. Sotto un bellissimo body che si chiude con perizoma nero di pizzo .
"Molto bene avvocatessa"
Lei imbarazzata continua a salire spostandosi i capelli.
La spingo dolcemente in camera solo per farle capire chi comanda. Poi dico "Cosa hai detto al cornuto di tuo marito?".
Lei a voce bassa, completamente diversa da quelle delle sue aringhe contro di me, "Che sono fuori per lavoro signore".
"Via il cappotto e girati Carolina".
Lei lo lascia cadere, si scosta ancora i capelli e si volta.
Le metto le mani ai fianchi e la spingo sulla scrivania. Lei sobbalza camminando a fatica sui tacchi con. Le spingo la testa sulla scrivania tenendola a 90.
Mi calo i pantaloni, lo appoggio dietro per farglielo solo sentire e mi avvicino alla sua testa all'altezza del orecchio destro "Siamo alla resa dei conti avvocato" tenendola con la mano schiacciata sulla scrivania e un dito sulle labbra.
Lei, con la voce sottile, muovendo le sue labbra sul mio dito può solo dire "Ti prego, piano, poco alla volta".
Prendo delle forbici, taglio il body e il perizoma. "Il perizoma lo terrò io come ricordo, il body tagliato tu per ricordare che devi essere meno arrogante da ora avvocatessa".
"E non pensi che mi basti il suo culo oggi, mi prenderò tutto quello che voglio" e tutto di colpo, senza delicatezza, le sbatto il cazzo dentro la figa, che é tremendamente bagnata.
Lei geme, mi muovo entrando e uscendo completamente col cazzo. "Che ne dici se lo stesso trattamento lo riservo al tuo culo, e te lo metto dentro tutto così di botto?"
"Ti prego no, cosi no".
"Sarò gentile, per questa volta, ma non ti ci abituare"
Abbasso la testa e inizio a leccarle il buco del culo, che é stranamente profumato. L'avvocata si era preparata bene usando uno dei suoi profumi migliori.
Lo bagno bene con la mia saliva, poi inizio a farci entrare un dito. Le lecco la figa mentre lei é a 90 con la faccia sulla scrivania, mente il mio dito entra e esce dal suo culo.
"È il momento avvocato"
"Faccia piano"
Lubrifico un pò il buco del culo con il gel che avevo portato per farla abituare, poi le poggio la punta ed entro un pò. Lei sobbalza gemendo leggermente. Spingo un pochino. Geme più forte e dice "Piano, cazzo è duro".
"É duro perché mi ecciti quando ti sottometti a me, questo perché volevi vincere col cornuto di tuo marito" e spingo entrando lentamente ma fino in fondo.
Carolina urla.
"Dimmi, le fai queste cose con tuo marito?"
"No, lui pensa solo a lavorare"
"E ora invece stai godendo?"
"Si signore, sto godendo come non ho mai fatto"
Il mio cazzo entra ed esce dal suo culo, ormai ben lubrificato. Con le mani le schiaccio la schiena in basso per tenerla perfettamente a 90.
Carolina apre leggermente le gambe per trovare l'altezza giusta. I gemiti risuonano in tutta la stanza.
"Voglio riempire il tuo culo Carolina, poi penserò anche a te. Voglio essere buono. Oggi ti farò godere"
Col suo culo strettissimo che mi avvinghia il cazzo, inizio a scoparla sempre piu forte. Ogni tanto dalla sua bocca esce un "Piano", ma io non sento e continuo a pompare dentro e fuori. Non passa molto quando sento l'orgasmo salire. "Sto venendo avvocato" "Si, riempimi il culo, vienimi dentro"
Pochi colpi ed esplodo dentro di lei, ma non mo fermo e continuo a scoparla nel culo. Mi stacco, vedo il suo buco del culp terribilmente dilatato, con un rigolo di sperma che le cola tra le gambe.
"Vieni, andiamo a lavarci, poi penserò a te"
Andiamo in bagno, apro l'acqua della doccia, ci spogliamo completamente ed entriamo assieme. Prendo il sapone, me.lo verso sulle mani. Glielo passo sulle spalle, sulla schiena, poi scendo sulle chiappe che stringo con forza, le lavo il buco del culo "ahia. Mi fa ancora male".
Risalgo, verso le.sue bellissime tette, le sorreggo, le insapono, poi scendo e le bacio i capezzoli. Scendo ancora, mi inginocchio, inizio a leccarle la figa sotto la doccia, lei mi afferra la testa e la spinge contro il suo pube. Un dito scorre all'esterno delle sue labbra senza entrare. Mi fermo di colpo, mi tiro su. "Adesso lavami il cazzo"
Carolina prende il sapone, se lo versa sulle mani ed inizia ad insaponarmi il cazzo, che torna d'acciaio in pochi istanti, poi si avvicina al mio orecchio, e mi sussurra "Sto andando bene signore" "Continua" le dico io. Svolta il suo sguardo sul mio, mi fissa, poi mi bacia, ci baciamo in maniera appassionata, le nostre lingue si intrecciano nelle nostre bocche mentre con la mano viscida di sapone continua a segarmi. Poi mi bacia il collo, segue lo scorrere dell'acqua e scende giù ai capezzoli, poi ancora più in giù e si inginocchia. L'acqua della doccia leva via il sapone dal mio cazzo, e subito viene sostituito dalla saliva della sua lunga, che dalla base fino alla punta scorre esterno assaggiandolo tutto. Poi in cima, la bocca si allarga per farlo sparire piano dentro di lei. Sale e scende con la testa mentre le labbra chiudo ermeticamente attorno alla pelle. L'altra mano tasta i testicoli. "Brava Carolina" dico io. Poi le afferro i capelli, le blocco la testa e spingo tutto il mio cazzo in avanti facendoglielo arrivare in gola. Lei tossisce, ma resto li. Sta per vomitare. Lo tiro fuori, fa in tempo a prendere fiato che glielo rispingo in fondo. "Non avrai pensato fosse cosi semplice. Forza alzati e appoggia le mani al mare"
Carolina si alza, fa quello che le dico, sulla sua schiena scorre l'acqua calda della doccia, ha un fisico bellissimo, il suo culo é invitiante, ha ancora il buco dilatato. "Per favore, li non riesco piu"
Vorrei farle ancora male, ma mi voglio concentrare su altro. Questa volta voglio farla godere. Mi avvicino e da dietro faccio scivolare, questa volta piano, il mio cazzo nella sia figa. Da dietro le afferro le tette e d'in piedi inizio a muovermi piano dentro di lei.
Carolina inizia a sentire il cazzo entrare e sospira.
Con una mano le stringo le belle tette mentre l'altra mano sale verso il collo. Lei si tiene con le mani alle braccia mentre il cazzo entra completamente e le dico "Ti piace così avvocatessa?". Lei sospira dicendo di sì. Mi muovo col cazzo dentro con piccoli colpi tenendolo sempre ben dentro. Lei è chiaramente eccitata. Poi cambio posizione, prendo un asciugamano e lo uso come una cintura. Lo passo dalla sua bocca e la piego inarcandola. Lei è costretta a inarcarsi in quella posizione e sistema le mani sul miscelatore della doccia.
A quel punto inizio a spingere col colpi secchi e forti, lei geme con l'asciugamano in bocca snattendo leggermente l'anello nuziale sul miscelatore col movimento delle mani. Arriva il suo orgasmo, poi capisco che cerca di dirmi qualcosa. Le sposto l'asciugamano e dice "Signore non venga dentro, non oggi". E allora io "Bene Carolina vorrà dire che te lo rimetterò nel culo, io di sicuro voglio venirti dentro".
Lei fa in tempo a dire "Ma mi fa ancora male signore" che io le infilo ancora l'asciugamano facendola inarcare nuovamente.
Con una mano tengo l'asciugamano, con l'altra mano, dopo aver tirato fuori il cazzo completamente eretto dall'eccitazione, le allargo le natiche e noto il buco già allargato e arrossato. Dico solo "Vedrai come ti aprirò il culo per bene dopo questo trattamento conciliatorio".
Così dove sono entro, in maniera decisa. Lei geme urlando forte con l'asciugamano in bocca.
Mi eccita e spingo ancora. Vedo gli occhi lucidi, mi piace il suo culo tondo, la schiena inarcata e il suo sguardo sottomesso. Gli occhi sono sgranati quando spingo la terza volta arrivando in fondo. Mi fermo così e le dico "Avv. Carolina, adesso che dice col mio cazzo che ti rompe il culo?". Lei tiene gli occhi sgranati mentre inizio a spingere. Sento il buco che si adatta, la sto abituando e allargando col mio cazzo.
"Come ti senti Carolina?". Le tolgo l'asciugamano, lei urla "Cazzo quanto è durooo, largo, cazzo".
E poi con i denti stretti "Piano ti prego, mi stai facendo male, mi rompi cosi".
Le sussurro "É proprio quello che voglio Carolina, l'avvocatessa che voleva incularmi e ora inculi io". E spingo deciso, mentre il suo urlo si strozza stringendo le mani smaltate di rosso intorno al miscelatore.
Tiro fuori il cazzo completamente dal suo culo, e lo rimetto dentro di colpo, cosi per qualche volta di fila. Ormai il buco di culo é aperto, nemmeno si richiude piu e il cazzo entra ad ogni colpo senza troppi sforzi.
"Adesso Carolina é il momento di fare godere me, quindi stringi queste chiappe perché voglio riempire il tuo culo di sborra". Carolina non dice niente e obbedisce a quello che le dico, e stringe il suo culo attorno al mio cazzo. A quel punto mi bastano davvero pochi colpi per venire e inondare il suo culo di sperma.
Lo tiro fuori ancora gocciolante. "Adesso pulisci tutto" e la spingo verso il basso. Lei si china, senza dire nulla, obbedisce e inizia con la lingua a pulire ogni centimetro del mio cazzo.
"Non é finita qua Carolina, ho in serbo un'ultima sorpresa".
Usciamo dalla doccia e ci asciughiamo. Esco dal bagno, e vado a prendere una cosa nello zaino. Poi torno dentro. "Ti do qualche minuto per recuperare poi ho in serbo qualcosa per te" e le mostro 4 paia di manette, e un plug anale, dicendo "speriamo che a questo punto non ti stia largo in quel buco di culo sfondato"
Carolina è titubante, provata, non risponde.
Si asciuga, cammina quasi zoppicando e dice "Mi fa male il culo, ho lo sperma ancora sulle labbra, cosa devo fare ancora?".
Le chiedo "Però hai goduto eh?".
Lei non risponde ma qual leggero sorriso è una risposta per me.
Prendo le manette, le prendo le mani da dietro, lei sobbalza ma lascia che la guidi, unisco le mani e le chiudo tra le manette.
Dico "Così va bene. In ginocchio ora".
Lei obbedisce senza replicare.
Da dietro inizio a inserire il plug anale, lei dice "Piano dai, ancora li no, ti prego".
Ma ormai entra tranquillamente e le dico "Carolina, ormai il tuo culo è ben aperto, tranquilla".
Lo inserisco e lei mordicchia le labbra, le sorrido e dico "Ormai ti piace nel culo eh"?. E lei a bassa voce "Mi sto abituando ormai dopo questa causa".
È tutto dentro, lei in gincchio, ma ben inarcata col suo fisico atletico in evidenza, le labbra socchiuse, lo sguardo malizioso, mentre col cazzo mi pongo davanti a lei.
All'improvviso squilla il suo telefono. Lei ha le mani legate, non può fare nulla. Lo prendo io e leggo "Amore". Le dico "Rispondi, e raccontagli di come stai risolvendo la causa". Clicco il tasto verde e metto il vivavoce, e intanto mi chino ed inizio a leccarle la figa. Lei intanto parla "Amore mio, ritardo un pò, sto cercando di sistemare il problema dell'incidente" . La voce è calma mentre le lecco le labbra della figa, ma un gemito le esce dalla bocca. Lui chiede "Tutto bene?" Lei lo tranquillizza, e la telefonata si chiude. Mi alzo, ridendo. Il mio cazzo é di nuovo in tiro. Lei, ormai succube e vogliosa, senza che io le chieda niente si inginocchia e apre la bocca davanti a me, ed inizia a succhiare il mio cazzo. Un'ultima sborrata per concludere il nostro accordo, poi ci si ricompone e si torna alle nostre auto.
Carolina appena rintrata in auto aveva tanti pensieri e sopprattutto, un dolore sordo, ogni tanto che diventava una fitta, al sedere. Quasi a ricordarle cosa era successo. Era stata inculata dal competitor di suo marito in una causa andata male.
Era la terza volta che Carolina faceva
sesso anale, o per meglio dire lo prendeva nel culo. Ma le altre due volte erano successe da ragazza, quasi delle prove e comunque mai con questo tipo di dimensioni e intensità. Diciamo anche sodomizzazione. Ma alla fine aveva goduto, se ne rendeva conto.
Lei che era sempre stata arrogante e dal carattere forte, ora viaggiava muovendo le mani sul volante e di tanto in tanto facendo una smorfia di dolore e spostandosi per non sentire il bruciore.
Il vivavoce dell’auto squillava con la scitta “Amore” e lei aveva appena tranquillizzato suo marito che stava trovando il modo per risolvere la contestazione, evitare il sequestro dell’auto e limitarsi a una sanzione pecuniaria.
Ferma ad un semaforo, notò un uomo che fermo accanto nel suo furngoncino la scrutava, quasi intravedendo cosa ci fosse sotto al cappotto, attratto dallo stile curato di Carolina.
Il primo istinto fu quello di sempre, girarsi dall’altra parte, quasi schifata perché non si paragona a quel tipo di uomo. Ma oggi sorride leggermente prima di ripartire. E’ solo un sorriso di gentilezza ma che denota un cambiamento. Il cambiamento di chi ha subito una lezione a colpi nel sedere.
Poco dopo il vivavoce squilla novamente, è il Sig. Luca. “Sig. Luca, mi dica, ho dimenticato qualcosa?”. Dall’altra parte rispondo “No Carolina, come ti senti? Brucia vero?”
Carolina a bassa voce “si Sig. Luca, brucia ancora, non riesco a stare seduta”
“Bene, è proprio quello che volevo sapere” dice il Sig. Luca.
A quel punto Carolina chiede se l’ha chiamato solo per questo.
Ma il Sig. Luca fa chiarezza “No, in realtà anche per un’altra cosa. Fissare un nuovo appuntamento. Settimana prossima andremo assieme a cena dal mio avvocato e sua moglie. Sa Carolina, anche lui vorrebbe la sua parte per chiudere questo accordo, e lui e sua moglie sono molto aperti a questo genere di trattative”.
Carolina deglutisce saliva, guarda la mano con l’anello sul volante, poi a bassa voce dice “Capisco, mi faccia sapere”. In realtà dentro di sè non vede l'ora che arrivi questo momento.
La chiamata si chiude ma probabilmente, per Carolina, si aprirà una nuova situazione in cui mai avrebbe pensato di trovarsi.
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