Coda di cavallo
di
Carole
genere
voyeur
A questo punto, dopo il racconto “Tanti maschi” è opportuno introdurre il mio compagno. Lo tradisco spesso, lo sapete, ma lo amo sinceramente, è un ottimo compagno di vita e di sesso, oltre che il padre di mia figlia. Scopiamo e sperimentiamo molto, del resto ci siamo conosciuti nel 2012 all’Ambasciatori di via Montebello, uno degli ultimi cinema porno di Roma, dieci minuti da Termini. Ai tempi c’era un gran traffico di uomini, ragazzi, gay, trans e molto raramente donne. Io ci andavo nel primo pomeriggio, generalmente me ne stavo in disparte, i capelli chiusi in un berretto. Mi masturbavo in silenzio, quasi immobile. Avevo il terrore di essere molestata da qualcuno e, ancor peggio, di essere riconosciuta. Ma quello schermo e quell’ambiente mi attraevano enormemente, non riuscivo a starne lontana.
Dario fu l’unico con cui ebbi un rapporto in quel cinema. La prima volta solo un ditalino e tanta paura, poi, facendoci coraggio, tutto quello che era possibile fare su quelle sedie di legno. Terzultima fila, secondo e terzo posto da sinistra. Era il nostro luogo, Sul primo posto, quello che chiudeva la fila, mettevamo borse e soprabiti per impedire agli altri di sedersi. Sapevamo bene che molti ci guardavano, ci piacque fin dal principio, faceva parte del gioco, ma non consentimmo contatti a nessuno.
Ci davamo appuntamento settimana per settimana, generalmente il lunedì, quando, dopo un weekend in famiglia, avevamo più fame di sesso. Lui, otto anni più di me, era sposato. Io stavo ancora con i miei e ne soffrivo molto. Dopo un anno così ci mettemmo insieme. Lasciò la moglie e prendemmo in fitto un quartino. Non andammo più all’Ambasciatori, ora potevano vedere tutto il porno che volevamo a casa.
Vi ho detto della nostra storia per farvi capire perché, dopo la mattinata folle al sexyshop, desideravo condividere qualcosa con lui. Mentre eravamo a letto, la bambina nel lettino ai nostri piedi, gli parlai: Stamattina, in centro, ti ho comprato un regalino. Che cosa? Fa lui. Un plug anale e un flacone di lubrificante. Ma sei scema? Abbassa la voce, ci potrebbe sentire. No, dorme… ho pensato che dopo tante carote ti sarebbe piaciuto un attrezzo professionale, ho tanta voglia di fartelo provare. Si agitò: Ti rendi conto? Siamo in una stanza d’albergo. A me pare che ci stai già facendo un pensierino, lo sento che si fa duro. E lui: Andiamo in bagno.
Spegne la luce, si alza e ci va. Recupero il plug e il lubrificante dalla mia valigia ed entro anche io. Chiudiamo a chiave. Mostro trionfante i due oggetti: L’ho provato stamattina, tre centimetri e due, la grandezza perfetta, spiego, e poi questa splendida coda di cavallo, è uno sballo. Insomma giochi senza di me, fa lui. Amore dai, non sono riuscita a resistere, vedi che è bellissimo, mi sono massacrata il culo e sono venuta due volte. Mi guarda torvo, senza dire una parola mi mette di spalle con una mossa energica, cala i pantaloni del pigiama, mi allarga i glutei, si insaliva il dito e mi esplora il buco. Vedo bene che è stato bellissimo, sei tutta rossa e ancora un po’ dilatata.
Parlare così ci eccita.
Mi spoglio in un attimo e lo stesso fa lui. Seduta sul gabinetto comincio a baciarlo e leccarlo, mentre prendo a coppa lo scroto gli esploro il culo. Il suo cazzo, il mio cazzo, è piuttosto corto, ha una cappella quasi più piccola dell’asta, con un glande particolare, come se avesse una fossetta sopra. Quello che è eccezionale è la sua durezza e resistenza. Resta diritto come una mazza molto a lungo e ha una curvatura tale che, quando mi prende a missionaria, raggiunge esattamente il punto G. Il secondo motivo per cui lo adoro è lo sperma, che vien fuori con schizzi potenti e regolari, quasi senza gocciolare, da tre a cinque per coito. Quando lo sfila in tempo riesce a raggiungere la faccia o la testa, a seconda della posizione. Gioca sempre a centrarmi la bocca.
Ci diamo da fare. Lui si mette a quattro zampe, io preparo il buco con tanto lubrificante. Quando entro con due dita mormora di piacere. Poi prendo il plug, lubrifico anche quello e lo sistemo. Sei pronto, porco? Vai, porca. Spingo piano. Fa resistenza. Dario si incarca, si allarga i glutei spostando qualche pelo che lo infastidisce. Vai. Spingo di nuovo. Pop, entra e si blocca. Ora hai la coda di cavallo, carino. Mi rivedo passeggiare con la coda stamattina, nel buio, tra tanti sconosciuti. Muovo il plug forzando un po’ lo sfintere, e intanto mungo il cazzo, che è così duro che quasi gli tocca la pancia. Mi infilo sotto di lui e lo prendo di nuovo in bocca. Eccitatissimo dalla coda, Dario mi spinge su, mi allarga le gambe e mi penetra. Il suo cazzo ora è a casa, al suo posto. Mi chiava con lentezza, sollevandosi sulle ginocchia. Io tengo le gambe alte, una mollemente appoggiata al gabinetto. Su e giù, ciak ciak, e intanto la coda oscilla e dà leggerissime frustate sul mio culo. Mi piace, sono nel mio elemento, assaporo tutto con voluttà. Non sono ancora pronta quando capisco che lui durerà poco, è eccitatissimo. Del resto stasera voglio fargli un regalo, io ho già avuto il mio. Sapendo che mi fa piacere, tira fuori il cazzo un attimo prima dell’eiaculazione e lo punta verso di me. È così duro che, per la curvatura particolare che ha, lancia lo schizzo molto in alto, oltre la mia testa. Per non perdere gli altri schizzi mi sollevo avvicinandomi. Riesco a intercettarne almeno tre tra l’occhio, la fronte e le labbra. Poi lo prendo di nuovo in bocca. È ancora durissimo. Lo pulisco accuratamente dallo sperma, passo la lingua tutt’intorno alla cappelletta, la infilo tra le pieghe del prepuzio. Intanto manipolo il plug.
Brava, brava, sei magica. Avevi ragione tu, come sempre. Oggi mi hai fatto un bellissimo regalo. Brava.
Dario fu l’unico con cui ebbi un rapporto in quel cinema. La prima volta solo un ditalino e tanta paura, poi, facendoci coraggio, tutto quello che era possibile fare su quelle sedie di legno. Terzultima fila, secondo e terzo posto da sinistra. Era il nostro luogo, Sul primo posto, quello che chiudeva la fila, mettevamo borse e soprabiti per impedire agli altri di sedersi. Sapevamo bene che molti ci guardavano, ci piacque fin dal principio, faceva parte del gioco, ma non consentimmo contatti a nessuno.
Ci davamo appuntamento settimana per settimana, generalmente il lunedì, quando, dopo un weekend in famiglia, avevamo più fame di sesso. Lui, otto anni più di me, era sposato. Io stavo ancora con i miei e ne soffrivo molto. Dopo un anno così ci mettemmo insieme. Lasciò la moglie e prendemmo in fitto un quartino. Non andammo più all’Ambasciatori, ora potevano vedere tutto il porno che volevamo a casa.
Vi ho detto della nostra storia per farvi capire perché, dopo la mattinata folle al sexyshop, desideravo condividere qualcosa con lui. Mentre eravamo a letto, la bambina nel lettino ai nostri piedi, gli parlai: Stamattina, in centro, ti ho comprato un regalino. Che cosa? Fa lui. Un plug anale e un flacone di lubrificante. Ma sei scema? Abbassa la voce, ci potrebbe sentire. No, dorme… ho pensato che dopo tante carote ti sarebbe piaciuto un attrezzo professionale, ho tanta voglia di fartelo provare. Si agitò: Ti rendi conto? Siamo in una stanza d’albergo. A me pare che ci stai già facendo un pensierino, lo sento che si fa duro. E lui: Andiamo in bagno.
Spegne la luce, si alza e ci va. Recupero il plug e il lubrificante dalla mia valigia ed entro anche io. Chiudiamo a chiave. Mostro trionfante i due oggetti: L’ho provato stamattina, tre centimetri e due, la grandezza perfetta, spiego, e poi questa splendida coda di cavallo, è uno sballo. Insomma giochi senza di me, fa lui. Amore dai, non sono riuscita a resistere, vedi che è bellissimo, mi sono massacrata il culo e sono venuta due volte. Mi guarda torvo, senza dire una parola mi mette di spalle con una mossa energica, cala i pantaloni del pigiama, mi allarga i glutei, si insaliva il dito e mi esplora il buco. Vedo bene che è stato bellissimo, sei tutta rossa e ancora un po’ dilatata.
Parlare così ci eccita.
Mi spoglio in un attimo e lo stesso fa lui. Seduta sul gabinetto comincio a baciarlo e leccarlo, mentre prendo a coppa lo scroto gli esploro il culo. Il suo cazzo, il mio cazzo, è piuttosto corto, ha una cappella quasi più piccola dell’asta, con un glande particolare, come se avesse una fossetta sopra. Quello che è eccezionale è la sua durezza e resistenza. Resta diritto come una mazza molto a lungo e ha una curvatura tale che, quando mi prende a missionaria, raggiunge esattamente il punto G. Il secondo motivo per cui lo adoro è lo sperma, che vien fuori con schizzi potenti e regolari, quasi senza gocciolare, da tre a cinque per coito. Quando lo sfila in tempo riesce a raggiungere la faccia o la testa, a seconda della posizione. Gioca sempre a centrarmi la bocca.
Ci diamo da fare. Lui si mette a quattro zampe, io preparo il buco con tanto lubrificante. Quando entro con due dita mormora di piacere. Poi prendo il plug, lubrifico anche quello e lo sistemo. Sei pronto, porco? Vai, porca. Spingo piano. Fa resistenza. Dario si incarca, si allarga i glutei spostando qualche pelo che lo infastidisce. Vai. Spingo di nuovo. Pop, entra e si blocca. Ora hai la coda di cavallo, carino. Mi rivedo passeggiare con la coda stamattina, nel buio, tra tanti sconosciuti. Muovo il plug forzando un po’ lo sfintere, e intanto mungo il cazzo, che è così duro che quasi gli tocca la pancia. Mi infilo sotto di lui e lo prendo di nuovo in bocca. Eccitatissimo dalla coda, Dario mi spinge su, mi allarga le gambe e mi penetra. Il suo cazzo ora è a casa, al suo posto. Mi chiava con lentezza, sollevandosi sulle ginocchia. Io tengo le gambe alte, una mollemente appoggiata al gabinetto. Su e giù, ciak ciak, e intanto la coda oscilla e dà leggerissime frustate sul mio culo. Mi piace, sono nel mio elemento, assaporo tutto con voluttà. Non sono ancora pronta quando capisco che lui durerà poco, è eccitatissimo. Del resto stasera voglio fargli un regalo, io ho già avuto il mio. Sapendo che mi fa piacere, tira fuori il cazzo un attimo prima dell’eiaculazione e lo punta verso di me. È così duro che, per la curvatura particolare che ha, lancia lo schizzo molto in alto, oltre la mia testa. Per non perdere gli altri schizzi mi sollevo avvicinandomi. Riesco a intercettarne almeno tre tra l’occhio, la fronte e le labbra. Poi lo prendo di nuovo in bocca. È ancora durissimo. Lo pulisco accuratamente dallo sperma, passo la lingua tutt’intorno alla cappelletta, la infilo tra le pieghe del prepuzio. Intanto manipolo il plug.
Brava, brava, sei magica. Avevi ragione tu, come sempre. Oggi mi hai fatto un bellissimo regalo. Brava.
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