Tanti maschi

di
genere
voyeur

Un paio di anni fa, in Francia, in vacanza, inizio luglio. Quel giorno, un martedì, non andai in spiaggia con il mio compagno e mia figlia, non me la sentivo. A mezza mattinata esco a passeggio senza meta, una città media, fatta per turisti e vacanzieri. Allontanandomi dal centro, ma neanche troppo, mi capita davanti un sexyshop. Mi piace entrare in questi negozi, curiosare tra i toys e la lingerie. È difficile trovarci donne sole, tranne quelle che ci lavorano, generalmente i clienti sono tutti uomini, al massimo coppie.
Un’insegna dice Cabines. Dark room. C’è un tornello. Chiedo: sono 10 euro. Pago ed entro. Una scala. Sotto buio pesto, luci rosse soffuse, gemiti e urla: è un porno ad alto volume. Percepisco una serie di figure, alcune ferme, altre in movimento, silenziose. Con cautela comincio a muovermi. Ce ne vuole un po’ prima che gli occhi si abituino. Non sono mai stata in posti come questo. È un labirinto, pareti nere, molte porte, passaggi stretti. Entro in una cabina e mi chiudo dentro. C’è uno schermo, un sedile, un distributore di fazzolettini, un cestino a terra pieno di carta. Avverto odore di chiuso e di sperma secco. In effetti le scarpe si attaccano a terra, è pieno. Allo schermo un menu con tutte le tipologie di porno che si possano desiderare. Ci infilo altri dieci euro e parte un filmato con un’ammucchiata bisex. Scopro che posso saltare da un video all’altro. Guardo un po’, non mi eccita. A un tratto sobbalzo: una mano mi sta sfiorando, esce da un buco nella parete. Esco, non capisco dove era appostato l’uomo. Vago un po’. Sono tutti maschi. Mi guardano. Arrivo a una sala più grande, ci sono una decina di posti e uno schermo più grande dove un nero sta inculando una donna bianca, Mi siedo in fondo. La scena non è male. Davanti a me vedo due che si toccano. Sono due ragazzi, uno si abbassa e si mette a succhiare l’altro. Non vedo il punto del contatto, ma è chiaro. Poi si alzano, si spostano di lato. Quello che stava facendo il bocchino si mette in ginocchio e continua, l’altro, appoggiato al muro – un bel ragazzo – accompagna il movimento tenendogli la mano sulla testa. Due uomini si avvicinano, guardano fissi. Il primo, capelli bianchi e ventre prominente, tira fuori il cazzo e comincia a smanettarsi. Il secondo, apparentemente della stessa età, si abbassa i pantaloncini e gli mostra il culo. Scappo, salgo veloce le scale, sono di nuovo nel negozio, alla luce.
Insomma è un ritrovo per gay, un posto per acchiappare.
Quello che ho visto mi ha lasciato una sensazione strana, non saprei definirla, un misto di paura e curiosità. Mi sconvolge il pensiero di questi che si incontrano nel buio e si accoppiano così, davanti a tutti. Sento salire l’eccitazione. Un giovane alto e magro con capelli lunghi e orecchini a cerchio mi passa accanto e compra l’entrata e dei preservativi. Vicino alla cassa, dove c’è una ragazza ventenne tutta tatuaggi e piercing, ce n’è una cesta piena. Al lato lubrificanti e pacchetti di fazzolettini. La ragazza mi guarda con aria interrogativa. Faccio finta di niente e mi metto a curiosare tra le vetrine, piene di dildo, plug, anelli per il cazzo, palline, fruste. Mi coglie un desiderio irrefrenabile di infilarmi qualcosa in culo, del resto è il posto giusto, sarei in tema. Scelgo un plug di acciaio su cui è montata una coda di cavallo. 3,2 cm di larghezza, la misura giusta per me. 65 euro. Aggiungo un lubrificante ad acqua, tre preservativi, fazzolettini e pago di nuovo l’entrata. In contanti, non voglio lasciare tracce. Scendo. Bon appetit, sussurra la ragazza pensando che io non senta.
Sotto cerco subito il bagno, un po’ più illuminato del resto. Ci sono due cessi, senza porte, sporchi. Un lungo lavandino basso fuori. Un tizio si sta lavando il cazzo. Aspetto che esca, mi sfilo la gonna e le mutande, seleziono modalità aereo sul cellulare e metto tutto nello zainetto. Poi anche il reggiseno e le collane. Sono veramente eccitata, la situazione degradante alimenta una voglia irrefrenabile. Smaniosa, scarto il plug stracciando la confezione, che butto in un cesto alto su una montagna di fazzoletti sporchi e bustine vuote di preservativi. Poggio il piede su una tazza, metto il lubrificante sul plug e nel culo e faccio per infilarmelo. Con la coda dell’occhio vedo un uomo di mezza età che mi guarda. Mi sistemo in modo che veda bene, posiziono la punta del plug sul buco e spingo. Si allarga docile: è ben esercitato e il lubrificante è di buona qualità e abbondante. Un’onda di piacere mi riscalda fino al collo nel momento in cui la parte più larga passa lo sfintere. L’oggetto si blocca. Ora ho la coda. Passo tutta eretta affianco all’uomo, che non dice nulla, e mi metto a passeggiare nel corridoio. Il mio zainetto è minuscolo, la maglietta da mare è all’ombelico, sotto nuda e coda. Devo fare un bell’effetto, peccato che al buio non si vedono i capelli rossi, il mio pezzo forte. Sculetto per muovere la coda.
Ora qualcuno mi fissa con interesse. Non so ancora cosa voglio. Non so cosa vogliono loro. Arrivo in fondo al corridoio, supero la sala comune dove non ci sono più i quattro di prima – sullo schermo una donna anziana urla mentre prende in faccia la sborra – entro in uno spazio totalmente buio che prima non avevo visto. Le pareti hanno dei fori, sono i gloryhole. Dietro intravedo uomini seduti in attesa. Quello che era in bagno mi supera con una certa agitazione, si sta masturbando. Si avvicina a un buco e lo sporge dentro. Cerco il passaggio, sono subito dall’altra parte, trovo il ragazzo con gli orecchini a cerchio, seduto davanti al buco. Sta infilando il preservativo. Comincia a pompare, intanto si tocca il cazzo, moscio. La scena mi dà una scossa, come le prime volte che ho visto un porno, a 15 anni, primi anni ’90, una videocassetta rubata a mio cugino.
Mi appoggio al muro del gloryhole. Il ragazzo non fa una piega. Osservo con attenzione i suoi movimenti, li paragono mentalmente ai miei, mi rendo conto che ha una buona tecnica, ha esperienza. Mi masturbo. Con l’altra mano tiro leggermente la coda per darmi piacere. Il ragazzo si volta continuando a succhiare. Ha visto la coda, fa una smorfia, forse un sorriso. Tiro fuori la lingua con aria porca, mi volto e gli espongo il culo. Senza fermare il bocchino prende la coda e tira un po’. Bravò, dico. Allora dà uno strattone e il plug esce fuori come un tappo di spumante. Remet-le en place, dico. Mantenendo il cazzo in bocca, senza mani, prende il plug dalla parte esterna e me lo poggia contro il buco. Vas-y, faccio. Non ha colto il punto giusto, deve ruotarlo un po’, alla fine ci riesce. Mi accoccolo a terra, glielo prendo e comincio a segarlo. Gradisce, ma resta concentrato sul bocchino. L’uomo dietro la parete mugola, il ragazzo lo estrae dalla bocca e continua con la mano. Entrambi osserviamo lo sperma gonfiare il preservativo. L’uomo si ritrae e scompare. Vado via anch’io.
Più avanti c’è un divano circolare, intorno sei o sette persone, quasi tutti fra i cinquanta e i sessanta. Si masturbano guardando due che scopano al centro. Mi infilo tra loro, metto il piede sul divano per esibire la mia nudità e la coda che oscilla tra le gambe. Quelle salope, fa uno. Un uomo di una quarantina d’anni, quasi calvo, molto peloso, lo sta prendendo in culo da un giovane muscoloso. Entrambi sono nudi, quello attivo ha una serie di cinture sul corpo e di lacci intorno al cazzo e alle palle. Il ragazzo con gli orecchini a cerchio si fa largo: ora ha un’erezione, il cazzo è stretto e lungo, nel guanto. Sale in ginocchio sul divano e lo offre all’uomo calvo, che lo prende in bocca.
Sono sconvolta, tutta calda. Un tizio riprende tutto e sta per inquadrare anche me. Salto subito sul divano e mi metto carponi, di spalle, per evitare che la mia faccia finisca nell’inquadratura. Con movimenti lenti sfilo lo zainetto, ci metto dentro la maglietta e le scarpe e appoggio tutto a terra. Inarco il bacino perché vedano bene la coda. Mi dimeno, afferro il plug, lo sfilo e lo infilo di nuovo. Qualcuno me lo leva di mano e comincia a fare lo stesso, con una certa delicatezza. Mi allarga il culo prima di infilarlo, mostrando la dilatazione agli altri. Sono illuminata dalle torce dei cellulari, sento degli scatti. Non possono vedermi in faccia, la tengo schiacciata sul divano. Affondo le mani nella fica e la allargo mentre l’uomo mi allarga il culo. A un certo punto metto un paio di dita nell’ano libero, lo sfintere brucia. Sono sotto il torace dell’uomo. Sento il rumore del bocchino e vedo i colpi che gli vengono da dietro. Il cazzo del calvo pende, è discreto, allungo una mano per toccarlo, ma non è una posizione comoda. Due tre del pubblico ci incitano.
A un certo punto vengo, mi scuote un orgasmo violento, profondo, esteso a ogni muscolo del corpo, l’uomo non riesce più a tirar fuori il plug, il culo è tutto contratto, un lucchetto. Mi accoccolo, sempre con la faccia nascosta. Tremo. Gridano. Non capisco quasi nulla, colgo qualche oscenità in francese e in inglese rivolta a me. Mi arriva uno schizzo nei capelli. Il ragazzo con con gli orecchini sta venendo dopo aver tolto il preservativo. L’uomo calvo mi guarda fisso negli occhi mentre subisce i colpi dell’altro nel culo. Ha una smorfia di dolore e piacere. Poi anche quello di dietro tira fuori il cazzo, lo sveste e sborra sulla schiena del passivo.
Scivolo fuori dal divano. Prendo la borsa e, a piedi nudi, mi apparto. Sono stravolta, la schiena mi fa male. Le immagini di quello che ho fatto mi ruotano intorno vorticosamente.
Ça va? È il ragazzo con gli orecchini. Mi sorregge, mi porta in un camerino vicino, c’è un altro divano. Mi accoccolo e con una certa fatica mi sfilo il plug. Il ragazzo mi passa un fazzoletto, mi pulisco per bene il culo. Mi aiuta a vestirmi, mi pulisce le mani, i piedi e i capelli con una salvietta umida, quelle che si usano per i neonati. Mi dà l’amuchina, una menta. Ha tutto nel suo marsupio. Grazie, gli dico riconoscente. Sei italiana allora, risponde, anche io. Sei gentile, ribatto. E tu ne hai di coraggio. Lo saluto con un bacetto sulle guance.
Sono fuori, ormai è ora di pranzo, un’afa, culo e fica in fiamme. Vado in taxi in albergo, riattivo il cellulare. Meno male, un messaggio appena un quarto d’ora fa. Come ti senti amore? Ci raggiungi? No, rispondo, sto rientrando ora in albergo, fa molto caldo, sono stata a lungo su e giù, mi sento un po’ stanca. Dico la verità al mio compagno… Lascio i tre preservativi in macchina, magari servono a qualcuno.
Mi lavo, lavo anche la maglietta, disinfetto zainetto, scarpe, cellulare e plug. Lo nascondo per bene nella mia valigia. Dentro ancora il fuoco. Sul letto, nuda, mi masturbo a lungo. Poi dormo profondamente.
La sera andiamo a cena in una brasserie. Stiamo tutti e tre con il menu in mano, quando sentiamo: Avete già scelto? Alzo lo sguardo, mi sorride un giovane alto e magro con capelli lunghi e orecchini a cerchio.
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2026-01-06
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