Work-shop (prologo)

Scritto da , il 2013-07-23, genere sentimentali

Tra le molteplici invenzioni ideate assieme ad un vecchio amico, nostro complice nella materializzazione delle fantasie reciprocamente condivise, si era aggiunta anche quella di realizzare l'inusuale sessione di posa che mi avrebbe vista offrire, ad alcune persone che sarebbero state coinvolte nella condivisione di quel particolarissimo evento, l'opportunità di potermi ritrarre anche nell'essenza più intima.
Decisamente stimolato alla sola idea di registrare ogni sorta di emozione, derivate da un simile momento quando mi fossi finalmente mostrata di fronte ai predestinati ospiti, l’anziano amico si adoperò rapidamente per dare luogo alla selezione dei fotografi, stabilendo con cura meticolosa a chi offrire l’insospettabile privilegio.
Al convegno presero parte alcuni dei cultori di quel genere fotografico dai quali l’amico aveva saputo, in modo assai prevedibile, trarre facilmente l'assenso ad una tale partecipazione, già stabilendo nel contempo le modalità che avrebbero caratterizzato il singolare confronto, individuando quale luogo ideale luogo di posa una stanza d'albergo appositamente prenotata allo scopo.
L’idea di posare per delle sconosciute entità, composte dai più svariati elementi uniti in una sorta di complice aggregazione pronta a richiedermi pose alle quali avrei dovuto adeguarmi consapevole di dover eseguire quanto mi sarebbe stato espressamente richiesto, mi poneva in una condizione di estrema fragilità emozionale.
Tuttavia l'essere attorniata nella mia integralità da prominenti obbiettivi pronti a cogliere ogni anfratto epidermico, impudicamente esibito in loro favore, mi eccitava oltre ogni istintiva perplessità.
Il workshop prese lento avvio sfociando poi nel manifesto desiderio di potermi ammirare nella totalità più assoluta, sospingendo i presenti a coalizzarsi rapidamente chiedendo di potermi vedere anche attraverso la più assoluta esposizione epidermicamente, che gradualmente mi accinsi ad elargire soddisfacendo totalmente ogni loro bramosa passione sino a rimanere di fronte ad essi come avevano eloquentemente preteso.
Apparentemente priva di qualsiasi altra forma di possibile inibizione ero obbligata ad assumere ormai il ruolo osannato, cimentandomi in acrobatiche evoluzioni che ancor meglio sottolineavano la mia completa disponibilità nell’assecondare coloro che desideravano possedermi in quella modalità fotogenica in ogni altra essenza più intima, concedendo ad ognuno l’occasione per registrare indelebilmente l'evento.
Mentre il mio corpo veniva posseduto dalla orgiastica platea degli astanti, tutti raccolti in un cerebrale brusio di sottintese interpretazioni in un susseguirsi frenetico di narrativi scatti che immortalandomi si ripercuotevano incessantemente nella memoria, non potevo distogliere il pensiero dal fatto che quelle immagini sarebbero rimaste inconfutabile prova della insospettabile propensione esibizionista che caratterizzava la mia recondita indole, procurando condivisibili sensazioni ai limiti di vibranti orgasmi interiori.

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