La strategia azzardata

Scritto da , il 2022-11-22, genere pulp

Il “Serial Killer delle bionde” aveva colpito sette volte in sette differenti stati del Midwest. Metodico e preciso, rappresentava per gli inquirenti l’esempio classico di assassino seriale. Ora però, il cerchio attorno a lui si stava stringendo, nella cittadina di Wistonville, Kentucky, dove aveva commesso un errore di troppo, nel tentativo di operare la sua ottava uccisione e permettendo così a federali e polizia di essergli molto vicino.
FBI e sbirri chiamavano il tizio che stavano cercando “Jack”, ma, con “Jack lo Squartatore”, questo killer aveva poco in comune.
Non squartava prostitute, Jack narcotizzava con una siringa, violentava e uccideva, ragazze bionde, piuttosto alte e bellocce, con fisici più da atlete che da ballerine o pin up. L’ultima vittima, Jack se l’era lasciata sfuggire, per non essere stato silenzioso come sarebbe stato necessario. La vittima si era accorta di lui, sentendo il suo passo sul selciato, si era voltata di scatto, e, vedendolo con il braccio alzato e con una siringa in mano, aveva parato con una borsa il colpo che stava calando su di lei e sferrato un calcio al basso ventre, lasciando Jack dolorante a terra, prima di fuggire a gambe levate. Alla polizia, questa ragazza dai riflessi molto pronti aveva dato ora, luogo dell’agguato e descrizione dell’aggressore. Così, dell’assassino, si seppe che era un bestione bianco e biondiccio e sulle sue tracce si mossero subito la polizia dello stato, quella della città e dell’ufficio dello sceriffo della contea, oltre naturalmente gli spocchiosi segugi dello FBI, che lo stavano seguendo da quattro mesi, nel suo peregrinare omicida per tutto il Midwest.
Così, Jack dovette momentaneamente e forzatamente assopire la sua voglia di uccidere, sempre più frequente nelle ultime settimane, per cercare di utilizzare tutte le proprie energie mentali e fisiche nel tentativo di rendersi invisibile, per poi rompere il cerchio creato dai poliziotti attorno alla piccola città, dove erano ormai convinti di averlo intrappolato.



***
Allo scuro, nascosto nel vicolo d’accesso di due case basse in legno, Jack stava rintanato dietro la grossa sagoma di un pick-up cercando di farsi un'idea del dedalo di sentieri tra le abitazioni unifamiliari, un percorso che avrebbe potuto portarlo fuori dalla città senza incorrere a posti di blocco. Ma la sua attenzione fu catturata quando, prima sentì e poi scorse una ragazza alta e atletica, con una coda di cavallo biondo chiaro e con la divisa cachi della polizia dello sceriffo della contea. Alla vista di un’uniforme, Jack si nascose meglio, in una zona d’ombra, rannicchiando il suo corpaccione dietro il pick-up, solo che, appena la poliziotta entrò nel cono di luce del lampione, tutti i buoni propositi di stare tranquillo di Jack svanirono immediatamente: il viso della ragazza gli apparve bellissimo, con lineamenti fini e occhi azzurri, mentre il biondo dei capelli era oro puro. Jack, a quel punto, non resistette. In modo del tutto casuale, senza ricerche e appostamenti, aveva trovato la preda che aveva tanto sognato: tutte le vittime precedenti erano solo pallide imitazioni dell’idea che aveva maturato nella sua mente, mentre lei la rappresentava perfettamente.
Si guardò intorno con spasmodica attenzione e, una volta sicuro che non fosse presente nessun altro essere umano nei paraggi, tolse una siringa piena di liquido giallognolo dalla tasca del giaccone militare. Nel mentre la poliziotta passava vicinissima davanti al pick-up, Jack, silenzioso come un Apache, uscì allo scoperto e, giunto alle spalle di lei, le iniettò il siero alla base del collo. La poliziotta fece un passo in avanti e crollò, senza emettere neanche un sospiro.
Da quando si era accorto della presenza della ragazza, non erano passati più di una decina di secondi.

Jack la prese e se la caricò sulle spalle. Nonostante la ragazza non fosse un fuscello, riuscì a portarla con un certo affanno sul sedile posteriore del pick-up da cui era spuntato e a cui aveva forzato una portiera; poi, armeggiò all’accensione e partì. Niente di preordinato stavolta e con in più il rischio di aver eseguito un furto d’auto che avrebbe potuto trasformarsi in una traccia per la polizia. Dopo neanche un chilometro arrivò accanto ad un vecchio magazzinetto abbandonato, dove avrebbe dovuto già portare la vittima precedente, quella che era riuscita a sfuggirgli. Sapeva di doversi allontanare dalla città e che la situazione era ormai diventata critica per lui, consapevole quanto fosse stupido rischiare, ma il viso della ragazza lo aveva stregato e l’impulso di rapirla risultò più forte di ogni prudenza e calcolo. Fece entrare il pick-up dentro il magazzino.
Continuava a mormorare più volte a bassa voce: “è lei, è lei che cercavo! Non posso lasciarmela scappare!” Bisbigliava questo, mentre la trascinava per terra sul pavimento piastrellato.

La ragazza si chiamava Allison Waltz, sergente del corpo di polizia della contea, agli ordini dello sceriffo Doyle, conosciuta, in città e fuori, come una ragazza decisa e scaltra, una poliziotta in gamba. Stava rientrando a casa, dopo quasi venti ore di servizio, quando fu aggredita.


Allison si svegliò. Aveva la mente intorpidita e prese coscienza lentamente del suo stato:
Si sentì la bocca serrata da uno scotch, aveva polsi e caviglie bloccate, ed era nuda. Le venne subito in mente lo stato in cui erano state ritrovate le ragazze uccise da questo “Jack”.
Si era fatta beccare, pensò con una certa irritazione. Ma per radio aveva appena ricevuto una segnalazione di un probabile avvistamento del killer ricercato, all’altro capo della città, e aveva sbagliato in modo madornale ad allentare la tensione.
Ora era nuda, con le gambe aperte e sapeva ciò che sarebbe stato il suo destino. Secondo il solito copione malato, Jack l’avrebbe violentata, davanti e di dietro, per poi ucciderla, dopo circa un’ora dal coito, con un solo colpo inferto da un coltello alla gola.
Allison cercò di non farsi annichilire dal terrore che stava pian piano sostituendo il torpore del narcotico nella sua mente. Cercava una via d’uscita, in una situazione disperata, e si forzò di escogitare un piano altrettanto disperato per sopravvivere.
La violenterà, prima davanti poi dietro. Dai referti del medico legale, Jack inizia la violenza nella vulva della vittima, per continuare nell’ano, concludendo il coito in modo intenso. Ci sono le evidenze dei referti… Forse, da dietro, gli sembra di controllare di più la vittima, forse lo fa sentire più potente nei confronti della vittima, chinata, legata e imbavagliata, oppure, semplicemente, è un patito del coito anale.
Così pensava Allison, ricordando tutto il fascicolo a riguardo. Le ragazze somigliavano tutte a lei, quindi poteva essere sì una potenziale vittima, anche se questo non era venuto in mente a nessuno, né a lei né alle teste d’uovo dello FBI e nemmeno allo sceriffo Doyle.
Pensò ancora: Jack sapeva bene di esser braccato ed era un assassino meticoloso e prudente, quanto un killer professionista della malavita. Cosa l’aveva spinto a esporsi così tanto da decidersi a prenderla, ora poi che avrebbe dovuto sentirsi braccato? La divisa della polizia avrebbe dovuto scoraggiarlo ulteriormente, oppure, poteva essere stato un incentivo ad agire? Poi capì: lei era -senza falsa modestia- la più avvenente delle vittime, tutte, come lei, bionde, alte e atletiche, con un fisico tendente al robusto. Aveva studiato bene tutto il fascicolo. Forse, lei era la più rispondente al suo canone, tra quelle finora incontrate e prese; per questo Jack aveva azzardato ciò che con un’altra non avrebbe tentato, sapendo di essere circondato e con la polizia in possesso della sua descrizione fisica. Difficilmente l’avrebbe fatta franca, ma per lei aveva buttato alle ortiche ogni prudenza, mentre finora si era sempre mostrato molto accorto.

Allison sentiva freddo, nonostante la stagione, cercò di guardare in basso ed ebbe la conferma di essere completamente nuda. Si accorse anche di lui, poi, “un grosso pagliaccio” pensò guardandolo.
Jack era lì davanti a lei, alto e grosso, che la guardava con un’espressione ammirata, con negli occhi una sorta di dissonante tenerezza.
“Fuori di testa…” pensò lei, nel mentre cercava di analizzare e valutare ogni dettaglio di ciò che vedeva e sentiva, per capire le sue intenzioni, i suoi punti deboli e la sua logica di ragionamento; lei doveva agire, nonostante fosse impossibilitata a muoversi e a parlare.
Jack la guardava, quasi adorante e cominciò a spogliarsi. Sembrava poco sopra la quarantina, aveva un fisico piuttosto imponente, come se in gioventù avesse praticato uno sport come il football o l’hockey. Non era proprio grasso, ma aveva la pancia e i fianchi di chi non si muove troppo da anni.
Le venne in mente l’analisi della scientifica, che aveva letto con lo sceriffo. Anche prima della descrizione data dalla ragazza sfuggita all’agguato, lei e lo sceriffo avevano intuito dai primi rilievi che fosse alto e grosso, ma che, probabilmente, poteva avere difficoltà nel sollevare le vittime. Si preoccupava infatti di avere un’auto molto vicina al luogo dell’aggressione ed erano state trovate sempre tracce di trascinamento, molto brevi. Lo sceriffo se ne venne fuori con alcune considerazioni interessanti: che poteva essere claudicante, o meglio ancora con un problema ad un braccio, oppure poteva avere con molte probabilità problemi al cuore. Doveva essere ancora piuttosto giovane ma riusciva ad avere un solo coito completo, ma non due; in quel caso, poteva però gravare, sull’atto di violenza, la tensione o un altro tipo di eccitazione mentale, chissà… Le ipotesi potevano essere molte e diverse.

Jack era nudo, di fronte a lei, con il membro eretto. Allison era legata, aveva le gambe tenute aperte, le bocca coperta dallo scotch. Sapeva cosa sarebbe avvenuto e, per sopravvivere, immaginava di poter escogitare qualcosa, nonostante la sua disperata condizione.
La penetrò piano, senza preservativo: a lui, di lasciare delle tracce biologiche, evidentemente non importava. Le fece un po’ male, nonostante il suo membro fosse piuttosto piccolo.
Mentre lui si muoveva, lei fece girare vorticosamente gli ingranaggi del suo cervello. Doveva far finta di urlare di dolore o di gemere di piacere? Quali sarebbero state le reazioni dell’uomo nel caso lei avesse contrastato la violenza? E se si fosse dimostrata accondiscendente? Urlò come di dolore, la sua voce coperta si fece comunque sentire nello spazio vuoto del magazzino.
Alle sue grida, lui si frenò, disse qualcosa di carezzevole, continuando a muoversi più lentamente. Allison provò a mugolare, come di piacere, e vide nei suoi occhi, da subito, una specie di lampo esaltato. Jack si chinò su di lei e cominciò a baciarle il seno, il collo, farfugliando frasi che avrebbero dovuto essere dolci.
Era come se Jack volesse essere in qualche modo corrisposto, in quell’assurda situazione, e a lei venne in mente un piano, un qualcosa che solo la disperazione e la paura di essere scannata come le altre avrebbero potuto escogitare.
Cominciò a fingere di godere intensamente, scuotendosi languidamente, andando incontro ai movimenti di lui, allargando ancor più le gambe, più ancora di quanto le corde non le tenessero spalancate.
Jack era meravigliato e la sua eccitazione parve crescere a dismisura.
La voltò, spostando le corde una per una.

Allison fu messa a pancia sotto, piegata sul bordo del tavolo. Jack aveva fatto un’operazione di cui doveva ormai essere esperto, slegando una fune e ricollocandola con un’altra angolazione, per poi stringerla ad un nuovo ancoraggio: questo per ogni singola fune, una alla volta. Lei non aveva potuto muoversi di un centimetro e, avendo capito di non poter reagire, lo aveva assecondato e, di questo atteggiamento, lui era estasiato.
Cominciò a sodomizzarla e lei era adesso più pronta e decise di dare il meglio di sé.
Scuoteva il culo, che sapeva di avere bello, mugolava di un piacere finto ma estremamente convincente, e lui era sempre più esaltato. La montava come un matto e lei, a un certo punto, cercò di guidare il ritmo: assecondava i movimenti del violentatore, poi lo rallentava o lo fermava. Voleva farlo durare il più possibile, voleva farlo stancare per poi farlo godere più di quanto si sarebbe aspettato. Più di quanto Jack sarebbe stato in grado di sopportare. Soprattutto più di quanto avrebbe potuto sopportare il suo cuore.

Jack ansimava e la inculava eccitato, quando era sul punto di venire, lei se ne accorgeva e fermava i suoi gemiti di godimento e i suoi movimenti. Lo fece più volte, tanto che lui gemette:
“Fammi venire, che non ce la faccio più” le disse, con il membro eretto e duro piantato dentro di lei. Lei immaginò che fosse dolorante e con una mano sul petto. E, quando ne fu sicura, voltando la testa e vedendolo, ricominciò a rendersi più eccitante ai suoi occhi, mugolando e scuotendosi, facendosi penetrare più in fondo. Andava avanti indietro con i fianchi, per quanto saldamente ostacolata dalle funi, stringendo e allargando lo sfintere, che era diventato la sua arma. Sentì un rantolo e lei chiuse sul membro di lui i muscoli del suo buchetto. Lo tenne dentro di sé, e si mosse lascivamente causandogli un godimento mortale.
Mortale, nel senso che, seppur devastato da un forte dolore al petto, continuava a montare la donna con una foga che l’avrebbe portato alla morte, ma era esaltato e pazzo di quel piacere, di quel corpo biondo e liscio che sembrava, ai suoi occhi, esaltato quanto il suo.
Quando Jack crollò, venendole parte dentro e parte sulla schiena, quello del killer fu un vero rantolo di goduria e morte, e cadde sul pavimento, con il suo corpaccione ormai senza vita, con un rumore di grossa carcassa gettata via.

Allison aveva vinto. Il suo dolore e la sua umiliazione erano stati ripagati da una vendetta astuta quanto estremamente azzardata.
Controllò bene il tavolo dove era legata e vide che c’era un piccolo chiodo sporgente, all’angolo del tavolo in fòrmica, vicino al suo polso destro. Si mise a sfregare la corda contro la minuscola sporgenza.
Ci vollero più di due ore per sfilacciare e rompere la corda e ancora un’altra per slegarsi dal resto del cordame.

Si pulì con dell’acqua in bottiglia, e indossò, ancora con il corpo bagnato, la sua divisa. Poi uscì dal magazzino e ritornò sul viottolo dove era stata aggredita e narcotizzata. Riuscì a trovare il proprio cellulare per terra e chiamò lo sceriffo.
“Sceriffo, ho preso Jack.”
“Come? Come diavolo... Come l’hai preso, Allison?”
“Mmmm. Venga qui che glielo spiego, è una cosa piuttosto complicata e vorrei parlare prima con lei che non con i federali” disse. Chiuse la comunicazione e si mise a pensare cosa dire riguardo quello che era successo; e soprattutto, quali parole avrebbe usato per spiegare tutto ciò, compresa la sua complicata e azzardatissima strategia usata contro il killer, al vecchio sceriffo metodista?

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