Quel gran genio della mia amica.

Scritto da , il 2021-04-16, genere feticismo

Sono un bel ragazzo, l'ho sempre saputo e mai negato. Ciononostante mi sono sempre comportato in maniera rispettosa verso le ragazze che mi volevano, essendo sempre molto sincero con loro e non approfittandone, se capivo che c'erano in ballo dei sentimenti.
Ai tempi del liceo, c'era una mia amica che spudoratamente mi voleva, ma che io non ho mai trovato attraente nonostante le volessi bene. Col tempo ci siamo sempre frequentati meno, restando comunque in buoni rapporti.
Una sera, complice un fortuito caso, ci ritrovammo in giro, ci fermammo a parlare e poco dopo lei mi portò volutamente nel discorso sesso e affini.
Esteriormente lei non era mai cambiata: molto bassa, con un fisico che difficilmente poteva far gola. Tette piccole, culo grandicello ma non molto bello, e credo neanche particolarmente sodo. Il viso però non era male, occhi un misto tra verde e azzurro, capelli castani e lineamenti ben fatti, soprattutto le labbra. Pelle chiara e molto liscia.
Devo ammettere che, per mio personalissimo gusto, ho sempre apprezzato un paio di dettagli del suo corpo: il primo, le mani sempre curate e molto ben fatte, il secondo, delle cosce grandi e dei polpacci molto evidenti che lei chiamava "da tennista", nonostante non sapesse nemmeno cosa fosse il tennis.
Parliamoci chiaro, io sono un feticista nato e amo le donne giunoniche e muscolose ma, questo delle gambe, mi ricordava vagamente uno dei particolari che piazzavo sempre nelle mie fantasie.
La serata procedeva piacevolmente, e io me la filavo il meno possibile perché era evidente il suo secondo scopo, anche se mi faceva piacere che lei fosse lì, perché tutto sommato era una ragazza intelligente e di ottima compagnia.
Decisi di salutare tutti per andarmene, e come purtroppo avevo previsto, lei fece di tutto per venire con me e ci riuscì. Appena ebbe la possibilità mi disse senza fare giri di parole "Ti prego, dammi almeno la possibilità!". Poi aggiunse "Vengo da stasera se sei solo, e se puoi e ti va, fammi restare anche domani".
Io non avevo la minima intenzione di accettare e glielo feci capire, ma lei mi mise una mano in mezzo alle gambe. Una mano curatissima, piccola e affusolata, con french bianco sulle unghie un po' lunghe e con le vene sul dorso che spiccavano. Decise poi di giocarsi il jolly dicendomi "Sono feticista, se ti interessa!".
Era molto in ansia, perché sapeva che semmai io avessi rifiutato, avrebbe perso qualsiasi opportunità, tra cui anche quella di rimanermi semplice amica.
La sua fortuna fu proprio questa dichiarazione appena fatta, e che lessi in lei una determinazione mai notata prima. In più, quella sera aveva delle mani veramente arrapanti!
Salimmo a casa mia, io mi lavai in un bagno e lei nell'altro, e dopo un bicchiere di vino, si tolse le Converse All Star bianche basse e poi i jeans, quasi come se sapesse che le uniche parti che avrebbero potuto avere effetto su di me, erano le gambe e le estremità. Iniziò a toccarmi coi piedi ancora nei fantasmini bianchi leggermente sudati, sorridendomi amichevolmente e chiedendomi cosa ne pensassi, per poi togliersi anche i calzini e... cazzo se non aveva dei bei piedi! Erano piccoli (non la mia tipologia preferita, in quanto preferisco quelli grandi), credo numero 36, ma con un arco perfetto e le unghie smaltate con french bianco come le mani.
Si rese conto di avermi lasciato piacevolmente stupito e sorrise soddisfatta. I minuti successivi passarono con lei che mi massaggiava il cazzo coi suoi piedi finché mi confessò di avere voglia di bondage, quasi come se conoscesse da anni le mie inclinazioni. Aggiunse poi "Tranquillo, non voglio niente di particolarmente esagerato, basta solo che mi usi, come meglio credi".
Se fosse stata una ragazza con un bel corpo statuario come piace a me, l' avrei frustata e bacchettata ordinandole di assumere posizioni stressanti e stancanti, mettendola in seria difficoltà fisica, ma lei non aveva le caratteristiche per tutto ciò.
Decisi quindi di spogliarla, constatando un fisco troppo naturale, debole e privo di particolarità, così puntai sui dettagli di lei che mi piacevano. La feci sedere su una sedia, con le gambe ben accavallate. Le ordinai di tenere il piede d'appoggio tenuto sulla punta, in modo da evidenziare bene entrambi i polpacci delle gambe, mentre le sue grandi cosce facevano il resto. Le legai le gambe in questo modo, con delle corde bianche che avevo. Il busto lo legai allo schienale, lasciandole libero solo il braccio destro.
La lasciai così per qualche minuto, e a lei piaceva. Le feci capire che non avevo la minima intenzione di scoparla ma non le interessava e, sorridendomi, ribadì che voleva soltanto essere usata come meglio credevo. Decisi così di approfittare dei piedi e delle gambe, che tanto mi piacevano. Mi lasciai andare in una limonata profonda coi suoi piedi, sia quello d'appoggio che quello della gamba accavallata. Devo ammettere che nella loro piccolezza, erano davvero eccitanti, e lei accentuava quei pochi movimenti possibili da legata, per farmeli godere il più possibile. Arrivava a mettermeli interamente in bocca!
Ero ormai talmente arrapato che le dissi di sputarmi sul cazzo diverse volte, poi glielo strusciai tra i polpacci scopandoli il più possibile in mezzo alle corde che li tenevano legati, mentre lei li fletteva più che poteva per indurirli a ogni mia penetrazione. Devo ammettere che era davvero brava.
Arrivò poi il momento del pompino, anche se lei gradiva molto il mio fare sesso coi suoi piedi e i suoi polpacci. Così, legata alla sedia e con le gambe accavallate, iniziò a succhiarmi il cazzo, prendendolo nella sua bocca stretta e piccola mentre mi fissava negli occhi. Era impressionante l'avidità con cui lo succhiava, ed esprimeva chiaramente tutti gli anni arretrati passati a desiderarlo, tant'è che arrivava a soffocarsi da sola, volutamente, prendendolo tutto in bocca fino alle palle (un paio di volte rischiò addirittura di rimettere). Era di gran lunga il miglior pompino mai avuto in vita mia, e forse piaceva persino più a lei che a me.
Era arrivato il momento di venire, ma volevo qualcosa di particolare per l'occasione, e non volevo darle già la soddisfazione di avere in bocca la mia sborra, ed è per questo che le avevo lasciato il braccio destro slegato che lei, saggiamente, non si era ancora permessa di usare.
Con un colpo violento, secco e inaudito, la costrinsi a togliere la bocca dal mio cazzo ormai fin dentro la sua gola, e mi diressi verso un armadietto lì vicino in sui sapevo di avere un ball gag che facevo indossare ad una mia ex e glielo misi. Feci fatica perché la sua bocca era decisamente troppo piccola per quell'aggeggio, tant'è che stavo perdendo le speranze ma fu lei a dirmi di dover insistere. Fu così che un minuto dopo, la mia amica era imbavagliata con quel ball gag enorme che la obbligava a tenere la mandibola spalancatissima, al limite delle sue possibilità e con le labbra che nonostante tutto circondavano benissimo quella palla rossa. Con la faccia che non nascondeva un'espressione di sforzo ed eccitamento, mi prese autonomamente il cazzo in mano, segandomelo con quella mano bellissima!
Dopo qualche minuto mi presi io il cazzo in mano da solo, conscio di star arrivando, e ordinai alla mia amica di spalancare i suoi occhi, mantenendo le palpebre bene aperte con l'unica mano libera che aveva (quella con cui mi aveva segato poco prima).
Dopo pochissimi secondi, esplosi nei suoi occhi verdi che lei teneva spalancati per me, uno per volta, e perdendo pochissime gocce di sborra, che comunque le finirono sul viso.
Quella sborrata mi fece impazzire. Non so se a lei piacque quanto a me (ma credo di si), e dopo aver pianto un po' per tutta quella quantità di sborra che le irritava gli occhi, mi chiese da sotto al ball gag qualcosa come "T'è piaciuto?". Le risposi di si, baciandola in fronte. La slegai, la feci rimettere in piedi e mi accorsi di quanto in realtà mi piacevano solo i suoi piedi, i suoi polpacci e un poco il suo viso. In fondo però le volevo bene, e si era comportata magistralmente e per di più senza avanzare nessuna pretesa. Così le proposi che se avesse mantenuto il ball gag che già aveva in bocca, l'avrei fatta dormire con me. Era un mio capriccio, lo ammetto, ma quel ball gag le stava una meraviglia, nonostante le stressava la bocca e le guance.
Prima di andare a dormire decisi di lavarle i piedi, facendole capire che mi piacevano un sacco e che apprezzavo molto lei e il comportamento che aveva avuto, nonostante non potesse parlare per via del ball gag che le avevo chiesto di mantenere. Poi andammo a dormire insieme e io dormii benissimo.
La mattina dopo mi svegliai tardi e con calma, con lei già sveglia sdraiata vicino a me che, appena visiti i miei occhi aperti iniziò a segarmi con quelle sue bellissime piccole mani curate. Dopo pochi minuti, quando il mio cazzo era diventato di marmo, mi chiese da sotto al ball gag (che evidentemente era riuscita a tenere tutta la nottata) "Vuoi i miei piedi?".
In quel preciso istante m'innamorai di lei.

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