L'amica di mia figlia

Scritto da , il 2020-05-09, genere tradimenti

Posso finalmente concedermi una vacanza in quest’anno pieno di soddisfazioni ma anche faticoso, con la mia azienda che sta avendo un grande successo in mercati completamente nuovi. Sono milanese, ergo abituato a lavorare sodo, ma non nego che anch’io ho bisogno di ricaricarmi. E non c’è niente che mi ricarichi più del mare. Arrivo all’aeroporto di Olbia in tarda mattinata, e affitto una macchina per spostarmi in Costa Smeralda. Mia moglie Livia e mia figlia Marta sono già lì, nella villa a picco sulla scogliera che abbiamo chiamato Reverie, perché è davvero un posto da sogno.
Quando arrivo le trovo già abbronzate da una settimana di sole e vento. Le bacio e le abbraccio teneramente.
-Oggi pomeriggio arriva anche Annika- dice Marta mentre stiamo prendendo il caffè a fine pranzo –Starà con noi qualche giorno-
-Va bene- rispondo. So che è una sua amica che aveva trascorso il quarto anno di liceo all’estero, come fanno molti ragazzi oggi. In Cina credo. Credo di averla vista l’ultima volta due anni fa, me la ricordo anonima e cicciottella. Un vero peccato, considerando che la madre è una svedese da calendario. Il padre a suo tempo era stato molto invidiato per la conquista.
-Devo mandare un taxi a prenderla?- chiedo
-No figurati. Arriverà qui per conto suo, ha l’indirizzo. Dopo un anno da sola a Pechino, può cavarsela ovunque!-
Ci ritiriamo nelle nostre stanze per una siesta. A metà pomeriggio esco in barca, lasciando le mie donne a prendere il sole in giardino. Non hanno voglia di seguirmi, ma non per questo rinuncio alla mia prima uscita dell’anno. Il vento salmastro mi sferza il viso quando mi allontano a tutta velocità dal porto. Cerco una caletta che sia abbastanza vuota da farmi godere la solitudine di un’immersione in solitaria. Ed ecco che quando nuoto tra pesci e cespugli di poseidonia, la fatica del lavoro scompare. La tensione sparisce come se qualcuno l’avesse magicamente sollevata dalle mie spalle. E, quando riemergo, i miei sensi sono tornati ricettivi. La mia fronte, così spesso preoccupata, si distende. Ed entro in un mood che mi fa cogliere i più piccoli piaceri della vita.
Forse è per questo che, quando rientro al porto e vedo in lontananza Marta e Annika di fronte al mio posto barca, mi focalizzo subito sulla nostra ospite, che mi appare cambiata. Quando spengo il motore e attracco, comprendo che è molto cambiata. In due anni, il brutto anatroccolo si è trasformato in un cigno. Due gambe chilometriche, vita sottile, la chioma bionda liscia che cade su un seno alto ed elegante. Cosa le faresti se non ci fosse Marta? Mi insinua il mio cervello animalesco.
-Tu devi essere Annika- esordisco cercando di mettere a tacere quei pensieri osceni ma veri.
-Piacere, signor Bianchi- mi risponde con un sorriso che illumina una giornata già luminosissima
Ci stringiamo le mani, e in una frazione di secondo comprendo che i nostri corpi si piacciono. Abbiamo trent’anni di differenza, ma all’improvviso sembra irrilevante.
-Chiamami Roberto- la imploro per accorciare le distanze.
-Va bene, Roberto-. Mi sento un re.
-Andiamo a casa? Ho fame!- protesta Marta. La magia si spezza, e in men che non si dica ritorno alle mie vesti di morigerato padre di famiglia.
-Certo amore, andiamo- dico, incamminandomi verso la macchina
Voglio fare divertire l’amica di mia figlia, ma anche pavoneggiarmi un po’ con gli altri maschi che incrocio per strada. Così abbasso il tettuccio della vettura e, tra un tornante e l’altro, osservo Annika dallo specchietto retrovisore.
Arriviamo a casa e andiamo nel patio che da sul giardino, un enorme open space che funge da sala da pranzo e salotto all’aria aperta, e che viene chiuso da porte di vetro a fine stagione. Il profumo della cena mi stimola l’appetito. Livia ha imbastito un vero banchetto sulla tavola di design al centro del portico. Sono grato della cura che aveva messo nella cena. Ma quando lei si allontana, mi ritrovo a osservare la nostra ospite di nascosto. Ho preso una bella scuffia. Come un ragazzino. Colpo di fulmine…o di lussuria.
Dopo cena, mentre mi fumo un toscano in giardino, osservo Annika chiacchierare con Marta sul divano. Accarezzo le gambe da modella, esaltate dagli shorts rosa, e raccolgo con lo sguardo la catenina d’oro che si è infilata tra i seni stretti dalle braccia incrociate. All’improvviso lei alza lo sguardo verso di me e mi sorride. Come se lo sapessimo solo noi. Ricambio e mi volto, costringendomi a fissare il mare.
La stessa sensazione di essere in una bolla, solo con lei, la provo il giorno dopo. Siamo fuori in barca. Marta e Livia si tuffano in acqua per sfuggire alla cappa di caldo torrido, quel caldo che preannuncia la venuta inevitabile di un temporale. Annika rimane a prendere il sole sul materassino a prua, offrendomi lo spettacolo magnifico del suo fondoschiena coperto da un perizoma bianco, che mi godo dalla plancia di comando dietro di lei.
-Non ti tuffi?- le chiedo.
Lei non risponde. Ma invece si solleva a gattoni sulle ginocchia, inarcando il bacino abbastanza da mostrarmi il suo sesso in modo provocatorio. O forse la provocazione è solo nella mia testa. Non lo saprò mai. La sirena si alza e si avvicina a me. Io premo il bacino contro il timone, in modo da nascondere il principio di erezione che ovviamente è arrivata nel frattempo.
-Sì Roberto. Ora mi tuffo anch’io- risponde mentre cammina pigramente verso poppa, da cui si tuffa con un sonoro splash.
Il terzo giorno ci svegliamo con il cielo coperto. L’erba del giardino era bagnata, e l’aria decisamente più fresca. Segno che alla mattina presto aveva piovuto, e forse non aveva ancora smesso.
-Che scocciatura- borbotta Marta affondando un biscotto nel caffelatte.
-Ogni tanto anche in Sardegna piove- commenta Livia, sempre conciliante –Potremmo approfittarne per andare a fare shopping a Portocervo-
-Buona idea. Annika vieni con noi?- rilancia Marta.
La sirena scuote il capo.
-Non mi sento molto bene. Mi sono alzata con un gran mal di testa, non capisco perché-
-Hai fatto ancora le tue maratone Netflix ieri notte quando io sono tornata in camera?- la accusa mia figlia.
-Beh forse quello c’entra-
-Perché non resti a casa a riposare?- suggerisce Livia.
-Sì, se non è un problema-
Una volta vestite e truccate Livia e Marta escono. Io, ancora in accappatoio e pantaloni di pigiama, le accompagno alla macchina, per poi fare quattro passi in giardino. Le sento avviare il motore e percorrere piano la stradina di ghiaia che porta al cancello della villa. Inspiro profondamente l’aria profumata di mare ed erba tagliata. Rimango a godermi la quiete assoluta del momento per qualche minuto. In realtà dovrei controllare le mail di lavoro, penso controvoglia.
Mi incammino di nuovo verso il patio aperto, e rimango sorpreso di trovare Annika che mi osserva, appoggiata al tavolo. Non indossa più la camicia da notte, ma una minigonna di jeans strappata e una maglietta bianca. Non riesco a fare a meno di notare che non indossa il reggiseno. I suoi piccoli capezzoli inturgiditi sembrano voler perforare la stoffa.
-E tu non dovresti essere a letto?- domando. Mi rendo conto di suonare più compiaciuto che contrariato.
Cammino fino a ritrovarmi di fronte a lei, che non smette di guardarmi, come volesse sfidarmi. L’erotismo tra di noi è palpabile.
-Beh, pensavo che avrebbe potuto farti piacere. Restare soli noi due- dice. Ha proprio ereditato il sangue vichingo di sua madre. Diretta, senza fronzoli, si prende quello che vuole.
Le accarezzo il volto. Mi sento scoppiare di desiderio. E’ troppo bello per essere sbagliato. Ci baciamo, prima con dolcezza, poi con furia. Mi slaccio sbrigativamente l’accappatoio e lo lascio cadere a terra, mentre premo il mio membro già eretto contro di lei. Le mie mani si addentrano sotto la maglietta e afferrano i seni magnifici. Muoio dalla voglia di assaggiarli, così le sollevo la maglietta. Lei mi lascia fare docilmente. Mi tuffo su quelle forme perfette cercando di non essere egoista, ma di darle tutto il piacere che gli anni di esperienza mi hanno insegnato. E funziona, perché Annika chiude gli occhi e geme sommessamente, stringendomi a sé. Quei suoni mi esaltano, e mi invogliano a fare di più.
La faccio stendere sul tavolo dolcemente. A quattro mani solleviamo la gonna, rivelando il pube liscio, se non fosse per un piccolo spruzzo biondo. Afferro una sedia e la trascino verso di me, in modo da potermi sedere di fronte a lei. Con una presa ferrea le cingo le gambe e le tengo aperte, mentre la mia lingua scivola dentro la sua fessura già umida per me. La lecco come stessi gustando un nettare delizioso per la prima volta, come ipnotizzato. Titillo, premo, accarezzo, mordicchio all’esterno. Prima di lanciarmi in una morbida penetrazione, dolce ma a ritmo serrato. Dopo un po’ Annika mi posa una mano sul capo per fermarmi.
-Fermati, sto per venire- ansima.
Annuisco. Mi rimetto in piedi, e scosto la sedia lontano da me. Prendo per mano la mia amante e la aiuto a rimettersi in piedi contro il tavolo. La invito a giocare con il mio cazzo, e con mia sorpresa noto che la ragazzina è esperta. Ci vuole poco per portarmi sull’orlo dell’orgasmo.
-Ora però sono io che devo chiederti di fermarti- le sussurro all’orecchio. Affondo le dita nella seta della sua coscia e la alzo, entrando in lei con un colpo di reni. Lo facciamo così, in piedi contro il tavolo. Osservarmi mentre la possiedo moltiplica il mio godimento. Annika da parte sua asseconda i miei movimenti con agilità. Posso vedere il piacere farsi strada dalle espressioni del suo volto arrossato; lo sento esplodere quando il suo sesso si stringe al mio. Veniamo assieme, le nostre voci confuse nel rumore della pioggia battente e nelle onde che si schiantano contro la scogliera.
Sappiamo che il resto della famiglia non sarà di ritorno molto presto con questo tempaccio. Livia e Marta si fermeranno sicuramente in un bar ad aspettare che il maltempo passi. Così io e la mia ninfa approfittiamo per dare corpo alle nostre fantasie. E’ una storia impossibile che si consumerà in poche ore. Una sorpresa estiva che verrà nella tomba con me. Voglio rubare più piacere possibile e portarlo con me. Mi lascio cavalcare da questa bellissima valchiria sul divano. Alla mia età ho pur bisogno di riposare, prima di ritornare al nostro tavolo e prenderla a novanta gradi, schizzando infine il mio seme bianco sulla sua schiena abbronzata. Quando decidiamo di smettere anche la pioggia si interrompe, lasciando spazio a un timido raggio di sole.
-Questo resterà il nostro segreto- dico serio mentre mi rimetto l’accappatoio. Forse ho fatto un’imprudenza, mi dico. Forse questa ragazzina vogliosa mi rovinerà.
Annika si avvicina a me e mi stampa un bacio sulle labbra.
-Non occorre che me lo dici- risponde, lo sguardo che la fa sembrare più grande –Questo l’ho voluto anch’io-. Quindi si ritira nella sua stanza.
Io corro a farmi una doccia e vestirmi, prima che arrivino i miei amori e mi trovino così sudato e spettinato.
Faccio appena in tempo ad accendere il televisore in camera da letto, che sento mia moglie e mia figlia rientrare in casa. Sento Marta bussare alla porta di Annika. La porta si apre.
-E’ un vero peccato che tu non sia venuta con noi. Allora ti è passato il mal di testa?- domanda mia figlia.
-Sì. Sto una meraviglia ora- risponde la nostra ospite.
Sorrido tra me e me, le immagini dei nostri attimi di piacere ancora vividissime davanti a me. Di sicuro stare a casa le ha fatto proprio bene.

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