Il personal trainer di mia figlia – Capitolo 2

Scritto da , il 2020-04-17, genere etero

“Mi hai deluso Barbara! Pensavo di scorgere la tua presenza lì, nel corridoio, ma nulla…”
Cercai di tenere la voce bassissima per non farmi sentire da Monica.
“Che cosa ci fai qui?”
Lui prima di rispondere aprì la sua elegante vestaglia bordeaux e lasciò che vedessi i suoi attributi.
“Ti stavo aspettando ma, siccome non sei comparsa, sono venuto io a trovarti”.
Ero sconcertata! Non mi sarei mai aspettata, da parte sua, una mossa così audace.
“Sei impazzito? Copriti! Nell’altra camera c’è Monica!!!”
“Allora dovremo essere veloci, perché non andrò via finché non lo prendi in mano e ne senti l’odore…ho appena finito di montare tua figlia…cazzo se l’ho fatta venire! Ho ancora i coglioni bagnati.”
Usava un linguaggio volgare, che mai prima di quel momento avevo sentito uscire dalla sua bocca, e questo aveva creato in me ancor più disagio.
Ormai era a pochi centimetri da me, non sapevo cosa fare, anche se il desiderio di prenderlo tra le mani e segarlo con tutta la forza delle braccia era veramente forte.
“Non puoi farmi questo! …a casa mia… e…Monica?
“Conviene che ti sbrighi a fare quello che ti ho chiesto, più scorre il tempo e più c’è il rischio che Monica possa venirmi a cercare.”
Dovevo uscire da quella situazione così, alla fine mi decisi, allungai la mano e lo afferrai: aveva proprio un bel bastone! Non mi limitai a toccarlo, ma lo segai per qualche minuto e poi mi staccai supplicandolo di andare via.
“Ancora una cosa…prendi l’olio che ti ho dato, cospargiti la passera e poi ficcati dentro il vibratore, voglio andare via sentendo quel suono libidinoso e voglio immaginarti squirtare pensando a me!”
“No assolutamente…non posso!”
“Muoviti! Stiamo perdendo solo tempo”
Io ero decisa a non farlo, ma lui era ancor più irremovibile e non si sarebbe mosso finché non avessi fatto quello che mi aveva ordinato. Così, dalla busta che ancora li conteneva, presi l’olio e il vibratore e iniziai a spalmare l’olio; lo feci con grande disagio ma senza togliere le mutandine. Quindi accesi il vibratore, mi massaggiai le grandi labbra e mi penetrai lentamente, mentre lui andava via sorridendo. Dopo che la porta si chiuse, continuai a masturbarmi ancora a lungo venendo ripetutamente.
Mi sentivo come in suo potere! Questo in parte mi faceva paura e in parte mi eccitava come mai accaduto prima: tutto sommato, nei miei precedenti rapporti di coppia non c’era mai stato uno che prevaleva sull’altro. Al mattino mi svegliai con dei forti sensi di colpa. Forse avrei dovuto rinunciare ad andare in palestra per evitare di incontrarlo; il problema è che me lo ritrovavo in casa un giorno sì e l’altro pure.
Ma, decisa a dargli un segnale, il lunedì successivo non andai in palestra. Passai l’intero pomeriggio a scrutare lo smartphone in attesa di una sua chiamata che però non arrivò. Quella sera Monica aveva una pizzata con delle amiche e avrebbe trascorso la notte nel proprio appartamento, quindi non aspettavo nessuno finché non udii il suono del campanello: Bruno!!!?
“Ciao Barbara! Ho appena chiuso la palestra e sono venuto a trovarti: ero preoccupato, non ti sei fatta viva e ho pensato stessi male”.
Lo feci entrare e lo attesi nella veranda di ingresso e mentre si avvicinava percorrendo il vialetto del giardino antistante il cancello cercai di trovare una scusa.
“Mi dispiace Bruno, ma mi è venuto un forte mal di testa e mi sono sdraiata. Dovevo chiamarti, ma poi mi sono addormentata…”
“Nessun problema Barbara, ero solo in pensiero. Ma ora come stai? Hai bisogno di qualcosa?”
“No grazie, fortunatamente mi è quasi passato del tutto”.
Entrati nel soggiorno, ci accomodammo sul divano.
“Vuoi bere qualcosa?”
“Si, un tè alla pesca, grazie”
“Senti Barbara, volevo chiederti dell’altra sera, volevo sapere che cosa hai provato e soprattutto se ce l’hai con me, forse sono stato troppo sfacciato…”
“Sfacciato? Mi sei sembrato un maniaco sessuale…ancora non ci credo che sia accaduto…cosa ti è passato per la testa?”
“Hai ragione! Ma c’è qualcosa in te che mi fa impazzire…lo so che ti piaccio e so che mi desideri fortemente: perché frenarci?”
“Perché frenarci??? …e Monica?”
Inconsapevolmente avevo appena confermato quanto da lui detto: lui mi piaceva ed era certo di ciò! Monica rappresentava solo un ostacolo o comunque una valida giustificazione per non concedermi a lui. A quel punto si avvicinò a me.
“Non hai idea di quanto mi abbia eccitato l’idea che stessi a guardare mentre mi sbattevo tua figlia. Proprio in quel momento mi è venuta in mente l’idea di contro-trasgredire. Anche se potessi essere una strafica, e su questo ci lavoreremo, mi piaci così come sei, il tuo viso, i tuoi seni, le tue generose forme…”
Ormai mi stava sussurrando all’orecchio; io mi sentivo inerme, ero come immobilizzata e non lo respingevo, anzi, desideravo che continuasse nel suo fare adulatorio. La sua lingua scorreva nel collo e dietro le orecchie mentre le sue mani passavano sui capelli e sui fianchi fino a stringere un seno. Poi di colpo girò la mia testa verso la sua e cominciammo a baciarci con una intensità che via via cresceva; non riuscivo più a controllarmi, slinguavamo senza più inibizioni e senza staccarci un attimo. Avevo un fuoco dentro e stavo esplodendo, dopo aver accumulato voglia di sesso per mesi. Mi baciava e mi toccava sempre più energicamente, la sua mano si era fatta strada tra le mie cosce e due dita erano già dentro di me; mentre io continuavo a strofinargli la patta dei pantaloni sulla quale il gonfiore evidenziava una già pronunciata eccitazione.
All’improvviso staccò le labbra dalle mie, tolse le dita dalla passera, me le ficcò in bocca e mi disse all’orecchio: “Ora devo andare via, continuiamo domani…”
Ero rimasta di sasso, non me lo aspettavo. Avevo una gran voglia di scopare e lui inspiegabilmente mi stava lasciando a bocca asciutta!
“Perché…? Mi hai stuzzicata da morire…ho fatto qualcosa che non andava?
“No Barbara! Ma devi avere pazienza, solo io decido tempi e modi. E per oggi penso possa bastare. Te le devi sudare le scopate e vedrai che godrai al massimo. Vedrai che imparerai a conoscermi meglio e a capire che devi darmi molto ma molto di più. Buonanotte!”
“Buonanotte!”
A questo punto, l’epilogo era chiaro e scontato, mi sarei masturbata con tutto quello che avevo a diposizione. Così, squirtai diverse volte pensando al cazzone nodoso di Bruno, grosso e lucido così come lo avevo visto quella sera in camera con Monica. Quanto desideravo succhiarglielo con tutta la capacità dei miei polmoni per dimostrargli che potevo essere una gran porca.
Nonostante la delusione del giorno prima, al mattino mi svegliai carica di eccitazione, così decisi di andare a fare un po’ di shopping e in particolare ad acquistare biancheria intima sexy e abiti indecenti al limite della denuncia per oltraggio al pudore.
La sera indossai l’abito meno scollato tra quelli presi: un tubino blu notte molto aderente con una scollatura che lasciava in vista un decolté in cui il seno era generosamente rialzato da un bel reggiseno push-up; era lungo quanto bastava per coprire le natiche divise da un perizoma color carne. Un bel paio di scarpe rosse con tacco dieci completavano l’opera. Il trucco era leggero: un po’ di fard, ombretto e rimmel, quindi del rossetto che riprendeva il colore delle scarpe e degli orecchini rossi con una mezza luna.
Sicuramente era un abbigliamento inusuale per una cena di routine con Monica e Bruno, ma mi sarei giustificata dicendo di essere andata in centro a trovare delle amiche. In realtà volevo far eccitare Bruno, un po’ per farmi desiderare e un po’ per vendicarmi di avermi lasciata in bianco la sera prima.
Non appena mi videro, Monica si illuminò dicendomi che era quello che desiderava da tempo, ossia vedermi viva, mentre Bruno mi fece i complimenti ma senza eccedere.
Il dopocena lo trascorsi in camera a guardare la televisione ma la frustrazione cresceva e mi ritrovavo a osservare la porta della camera con frequenza ossessiva nella speranza mista a timore che Bruno potesse entrare da un momento all’altro. Ero ipereccitata e pronta con indosso solo il completino sexy che avevo scelto per l’occasione. Verso le 23.30 presi l’iniziativa e mi avviai lentamente nel corridoio. La porta della camera di Monica e Bruno era semichiusa. Ancora una volta la mia astinenza sessuale mi aveva portato a spiare i due amanti. In quel momento Monica, che mi dava le spalle, era in ginocchio nel bordo del letto e stava leccando il culo di Bruno, il quale sdraiato nel letto cingeva le gambe tirandole con le braccia verso il busto:
“Dai troia spingi ancora più a fondo quella cazzo di lingua!!! Uh… che puttana!”
Ero fradicia e mi masturbavo con il vibratore regalato da Bruno, ovviamente spento per non fare rumore.
Dopo un veloce pompino, giusto per inumidire la sua verga, iniziarono a scopare; durante l’amplesso Bruno non faceva altro che guardarmi e sorridermi con un ghigno perverso.
Stavano ancora scopando quando rientrai in camera e mi distesi sfiancata dalla stanchezza, accumulata dopo la lunga ed estenuante giornata. Mi assopii per un po’, finché verso l’una di notte fui svegliata da Bruno che mi succhiava il lobo dell’orecchio e bisbigliava:
“È arrivato il momento di prendere cazzo, cara Barbara!”
Ero ancora stordita in quanto semiaddormentata, mentre lui mi aveva già leccato tutto il viso e con la lingua stava scendendo lungo il collo verso i seni. Mi succhiava i capezzoli fino allo sfinimento, mentre con le dita giocava con il mio clitoride. Ero incredibilmente bagnata, non ce la facevo più, lo volevo dentro più che mai.
“Ti prego scopami!”
“Prima ti metti in ginocchio e me lo pompi per bene! Fammi vedere quanto sei troia!”
Bruno si sedette sul bordo del letto e io feci come ordinato; senza perdere tempo iniziai a succhiare la cappella e a mettere quanto più cazzo potevo in bocca cercando di spingerlo fino in gola: ero determinata a fargli capire che potevo essere la sua troia perfetta!
“Uh che porca! Ti sei meritata proprio una bella scopata! Mettiti a pecorina sul letto”
Aveva appoggiato la cappella sulla mia passera, quando mi mise un bavaglio in bocca.
“Cerca di godere in silenzio! non vorrai mica svegliare Monica?”
Quindi, con un solo colpo deciso lo infilò fino in fondo e iniziò a stantuffare facendo viaggiare il suo cazzo sempre completamente fino a far quasi uscire la cappella dalla mia fica. Ribollivo di goduria e sentivo gli occhi schizzare fuori dalle orbite talmente ero eccitata. Ogni tanto sfilava il suo cazzo e mi masturbava vigorosamente con le dita fino a farmi schizzare come una fontana. Che bello!!!
Alle due del mattino eravamo ancora lì, completamente bagnati di sudore e continuava a sbattermi come un forsennato.
“Sei la mia troia personale, ti farò diventare il mio zerbino! Dillo che sei la mia troia!”
“Si sono la tua troia! Sfondami!!!”
“Girati, che ti riempio la faccia di sborra!”
Mi ricoprii il viso del suo bianco seme e poi se ne andò via senza dire più nulla mentre io crollai spossata nel letto ormai zuppo dei nostri umori.

(Per eventuali commenti o suggerimenti contattatemi su dukeduke1069@yahoo.com)

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