Il mio vagabondo

Scritto da , il 2019-12-29, genere etero

Io credo che ci siano sempre due versioni di una storia, soprattutto quando si parla di sesso e di amore e visto che in precedenza ho raccontato la versione maschile, ora voglio fare un piccolo esperimento, e descrivere invece quello che ha provato la donna protagonista del mio racconto precedente. Se volete leggere prima la versione maschile la potete trovare qui.

https://www.eroticiracconti.it/racconto/46366-il-vagabondo-racconto-di-natale

Sembrerà strano, ma da quando aprii la mia caffetteria, acquisii pure il mio vagabondo personale e intuii che con il tempo, si innamorò di me. Come facciò a saperlo. Semplice. I suoi movimenti, i suoi sguardi non potevano mentire e ricordatevi che ogni donna lo capisce sempre.
Anche se era povero e sporco, lui era molto carino e molto gentile, chissà cosa gli è successo per percorrere quella via. Ogni tanto gli offrivo una tazza di caffe e ogni tanto gli regalavo delle brioche, ma il nostro rapporto si concludeva lì.
Comunque c’era due piccoli problemi, la sua condizione e soprattutto io ero sposata. Certo il matrimonio stava andando a rotoli, ma avevo preso degli impegni, e volevo provarci ancora. Almeno fino a quel Natale.
A dire il vero dovrei dirvi cosa è successo la sera prima. Ero stata invitata, assieme a mio marito, a una festa per la vigilia e li incontrai il mio ex e subito la serata andò a rotoli.
Il mio ex non faceva altro che provarci con me e io da scema l’assecondavo per fare ingelosire mio marito e cosa ne ottenni? Nulla semplicemente litigammo per tutta la notte e mi svegliai arrabbiata.
Non feci neppure colazione e mi precipitai al lavoro. Lui, il mio vagabongo, era già lì, seduto alla sua solita panchina. Mi sorrise come al solito, ma io tagliai dritto e non lo guardai neppure. Dopo un po’ mi sentii in colpa, ma ormai era fatta.
Lavorai tutto il giorno nervosa e sono quasi sicura che perdetti alcuni dei mei clienti più fidati. Pure una mia amica mi fece notare il mio comportamento e se ne andò dicendomi che avevo una scopa nel culo.
Giunse rapidamente la sera, ed era ora di chiudere, ma di tornare a casa ovviamente non ne avevo voglia, quando all’improvviso sentii entrare un uragano, era mio marito.
All’inizio cercai di calmarlo, anche perché c’erano clienti, poi iniziai ad agitarmi. I clienti scapparono, alcuni senza pagare e in fondo avevano ragione. Le urla di mio marito si diffusero per tutto il locale e sono sicura che raggiungevano pure l’esterno.
Lo spinsii via, gli dissi che avremmo parlato con calma a casa. Lui mi rinfacciò la sera prima, Non so come, ma aveva saputo del bacio rubato tra me e il mio ex, mi diede una sberla. Caddi per terra, lui iniziò a minacciarmi con il puntale dell’albero di natale.
Sentii la campanella della porta suonare, ma non capii se qualcuno entrasse o uscissi. Dentro di me sperai che qualcuno venisse ad aiutarmi.
Mio marito girò la testa, ma quello che ede non gli importò, mi urlò che dovevo tornare a casa, mi disse che ero una puttana come tutte le donne. Mi afferò con forza il mio collo, poi improvvisamente qualcosa lo investì e sparì dalla mia vista.
Per un attimo riuscii a respirare, mio marito se la prendette, con colui che credetti fosse il mio salvatore. Vedi tornare mio marito e mi disse che a quanto pare lo succhiavo pure ai pezzenti, al volo capii che sta parlando del vagabondo e subito mi tornò la paura. Il mio innamorato sarà pure coraggiose, ma è magrissimo, non potrebbe mai farcela con mio marito.
Vedetti una gamba cercare di colpire il mio agressore e poi svanire dalla mia vista, ma sentii, chiaramente, dei rumori da battaglia, sicuramente si stavano menando. Sentii un tavolino cadere. MI affacciai dietro il balcone e vedetti il vagabondo per terra con il naso sanguinante. Silvio, mio marito, tornò da me, mi alzò di peso, la sua presa era così forte che mi strappò la maglietta, mi diede della puttana e mi infilò la lingua in gola, era un pazzo scatenato.
Dei cocci di vetro mi riempirono la faccia, un bicchiere era andato in frantumi e la testa di mio marito sanguinava. I suoi occhi diventarono rossi, afferrò il mal capitato e lo gettò contro un tavolino, il quale sbattè la testa, e subito svenne. Pensai di essere perduta.
In quel momento Silvio era una furia, afferrò un pezzo del bicchiere disintregrato e si avvicinò a me. In lontananza si senti il suono di una sirena, lui per un attimo non se ne accorse. Il mio locale venne investito dalle luci lampeggianti e quel coraggioso si mio marito scappò lasciandomi da sola. Io crollai per terra e piangetti. Almeno per il momento era finita.

Subito dopo arrivarono i carabinieri, non incrociaro quello stronzo per poco. MI aiutarono a rialzarmi e iniziarono a interrogarmi. Io come un idiota gli dissi che era entrato un ladro. Uno dei due uscì in cerca del mio agressore, mentre l’altro si accertò della condizioni del vagabondo. Era svenuto, ma era ancora vivo. Insistettero di chiamare una ambulanza. Io volevo solamente che quella situazione svanisse nel nulla, gli dissi che sarei passata io, il giorno dopo, per la denuncia. Non erano convinti, ma la prassi è quella di rispettare le decisione della vittima.
Rimasi da sola con il mio eroe. Mi mettei la sua testa sopra le mie ginocchia e gli accarezzai il viso, in attesa che si svegli.
Era la prima volta che gli guardai attentamente il viso, da così da vicino, e nonostante la sporcizia, era proprio un bel ragazzo. Apri gli occhi e gli dissi - “Buon giorno” – Chissa perché dissi quelle parole.
SI alzò di scatto ebbe un capogiro e tornò a sedersi per terra. Mi chiese di mio marito e io gli dissi che era scappato. Mi accicinai gli alzai i capelli sulla fronte e la baciai, era un gesto innocuo che mi venne naturale fare.
Gli dissi che era stato il mio eroe e senza motivo lo baciai in bocca, probabilmente era riconoscenza.
Non capiscò perché lui si spaventò e cercò di scappare.
“Per favore rimani e se tornasse mio marito” – Avevo paura davvero di rimanere sola, sembrò che le mie parole l’avessero convinto e rimase.
Vidi quei suoi stupendi occhi verdi, ogni volta che li posava sopra di me, erano pieni d’amore, gli afferrai le mani e gli le accarezzai e piansi per lo stress. Lui improvviamente si addolci.
Finalmente mi guardai in giro e vedetti il casino creato da mio marito, istintivamente mi alzai e andai a chiudere la porta e innescai l’allarme, così mi sentivo più sicura. Tornai dal mio vagabondo.
Sentii dei brontolii nello stomaco, non so se era lo stress oppure la fame. Mi diressi verso il balcone, accesi la macchina del caffè e rimpii una caraffa con acqua calda, avevo bisogno di un tè caldo. Lo preparai e tornai da lui offrendogli una tazza.
Lui aveva più paura di me, tremava ancora; sembrava che non volesse stare da solo con me, non capivo il perché, oramai ci conoscevamo da mesi. Lo guardai e vedi che mi guardava il seno,aveva sempre ammirato il mio davanzale, improvvisamente mi ricordai di avere la camicia strappata e istintamente mi coprii.
Non so perché, giuro, ma lo volevo baciare, mi avvicinai, lo provocai con la lingua.
“Allora”
Lui mi guardò stranito – “Cosa?”
“Fallo”
Gli dissi che sapevo che è innamorato di me e lo invitai a baciarmi, ma non lo fece. Accidenti quanto era timido, gli accarezzai le labbra con le dita, ci appoggiai la mia bocca e poi gli infilai la lingua in bocca, non riuscivo a credere a quello che avevo appena fatto.
Chiusi gli occhi e accarezzai la sua lingua con la mia. Dopo un po’ di tempo mi sentei in pace e mi godetti il momento. Il suo odore era pungente, ma me ne fregai.
Mi disse qualcosa ma io non capii. Continuai a baciarlo, appoggiai il mio seno sopra i suoi vestiti sporchi. A quel contatto sentii chiaramente che gli sta diventando duro.
Mi tolsi la camicia, ormai quella serviva solo per pulire i pavimenti. Le sue mani mi accarezzarono il seno, finalmente si era deciso. Lo strinse e io ebbi un piccolo sussulto. Cercai di aiutarlo, mi slacciò il reggiseno, lui non perse tempo e mi succhiò i capezzoli io gli accarezzai i capelli.
Gli afferrai il cazzo da sopra i pantaloni, mamma mia quanto era duro e chissà da quanto tempo non lo usava. Approfittai dei suoi bottoni allentati e infilai la mano dentro e lo afferrai con decisioni, Dio mio quanto era possente, e pensai che fosse uno spreco possere un arma tale e non usarla.
Ho sempre adorato giocare con le dita sulla cappella di un uomo, l’accarezzai, lo graffiai, lui fece una smorfia. Era giunto il momento che il mio eroe mi scopesse. Mi siedetti su un tavolino, mi alzai la gonna, mi accarezzai lentamente le gambe. Mi scostai le mutandine, mostrandogli la passera, me le tolsi, me le infilai in bocca poi, una volta umide, gli le buttai in faccia. Tutti avrebbero intuito i miei desideri.
Lui le annusò, poi mi accarezzò la figa con quelle, che porco. Ormai si vedeva chiararamente la sua asta premere sui pantaloni, gli dissi di toglierli, lo fece. Alla vista di quel cazzo duro eretto mi impressionai, mio marito non poteva sicuramente reggere il confronto.
Mi sfilai le scarpe. Stuzzicai quell’uccello con i miei piedi, li accarezzai, strinsi, gli feci una sega, intanto mi leccai le labbra. Forse mio marito aveva ragione, sono una troia.
Ancora una volta lo vedessi impassibile non sapeva chiaramente che fare, aveva bisogno di un incentivo.
“Scopami”
Lui si avvicinò, mi accarezzò il seno. Sentii le mie labbra inferiori aprirsi, mi sentii invasa, erano due mesi che non facevo sesso per colpa di mio marito, chissà lui da quanto. Gli misi le braccia intorno al collo e lui spinse con intensità. Gli dissi di rallentare, non doveva avere fretta.
In quel momento mi sentii deufradata della mia verginità per la seconda volta. Tutta la baraonda che era successa pochi istanti prima era svanita dalla mia testa. Lui borbottò, non me ne curai.
Sentii che mi afferrava il seno con forza e mi scopò con energia, finalmente. Devo confessare che ogni tanto, quando ero sola, fantasticavo di scopare con lui, ma mai immaginavo che un giorno sarebbe successo.
I miei respiri erano sincronizzati con lui, erano dolci e lenti. Mi strinse i capezzoli con le dita, che sensazione meravigliosa.
Percepii chiaramente la sua cappella scorrere dentro di me. Mi fissò le braccia e me le leccò, probabilmente voleva medicare le ferite. Quell’uomo aveva sempre avuto una dolcezza infinita.
E’ una cosa che io adoro, ma quella sera avevo voglia di essere posseduta, gli lo feci notare. Il vagabondo con una forza immaginabile mi girò e mi mise a 90. Finalmente iniziava a trattarmi da troia.
Appoggiai le mani sul tavolino, rimasi ferma in attesa, desideravo tanto farmi inculare, ma avevo paura di diglielo.
Mi sculacciò piu volte, che meraviglia. Mi accarezzò il sedere poi mi passò la lingua in mezzo alle mie chiappe, in cerca di entrambi i buchi. Ne fui estasiata. Lui mi sciacciò completamente al tavolino, sentivo il freddo della superficie espandersi sul seno. Stavolta mi penetrò con violenza e mi tirò i capelli. Urlai dal piacere, finalmente un uomo che sapeva come scoparmi, non quel idiota che mi ero sposata.
Le sua mani mi strinsero il collo, soffocai, ma stavolta era eccitante, non come quando lo fece pochi istanti prima mio marito – “Porco dio è cosi che si scopaaaa”
Scusate la mia volgarità.
Ne volevo di più , volevo espandere il mio orgasmo, mi masturbai il clito, Ero completamente nelle sue mani. Improvvisamente ebbi la sensazione di volare, mi sollevò per la gambe.
Mamma mia che forza, che decisione. Per un attimo pensai di essermi innamorata di lui, anche se so che era una cosa stupida.
Dopo un po’ finì tutte le sue energie, le mie gambe crollarono e sbattei il ginocchio destro contro la gamba del tavolo, me ne fregai.
Appoggiai le mani sul tavolino, reclinai il busto all’indietro, avevo bisogno di sentirlo dentro di me, lui mi strinse le tette, che porco. Me le masturbò.
Il suo enorme cazzo sbattà contro le mie ovaie, tremai. Non riuscivo più a dire una parola, non riuscevo a respirate. Rimasi in apnea per diverse volte.
Per un attimo, un micro secondo, mi sentii immersa nel nulla, ogni rumore era svanito, e dalla mia passera sgorgò il mio nettare prezioso. Non ricordo un orgasmo così intenso.
Io ero stravolta, lui continuava a scoparmi, aveta tutto il diritto di raggiuntere l’orgasmo, ma non ero sicura di reggere la sua violenza. Mi sfilai quel cazzo, lui non reagì, è sempre stato un ragazzo rispettoso.
Scoppiai a ridere, mi appoggiai al tavolino con il sedere e lo segai fissandolo negli occhi. Il suo sguardo dolce mi sciolse. Mi inginocchiai. Lo guardai – “Hai proprio un bel cazzone” – Lo penso davvero.
Lui fece il finto umile.
Lo afferrai con due mani e mi infilai la cappella in bocca. Mi fissava le tette, biricchino. Feci scorrere l’asta sul mio seno. Me lo infilai in mezzo e lo ricoprii con il mio seno tonico. Le mie spagnole hanno sempre fatto eccitare tutti. Allungai la lingua e gli leccai la cappella. Giocai con le sue palle e gli infilai due dita nel culo. Quel gesto fa impazzire tutti, infatti subito dopo sborrò in faccia. Feci rimanere il suo pene in mezzo alle mie tette, finchè tutto il suo seme si eusarì .
Per una volta tanto lo vedi felice. Lui di corsa rindossa i pantaloni e, ancora una volta, cerca scappare, ma come prima mi scopa e po ne se va.
“Non hai fame?”
Mi guardò stranito.
“Non so te, ma mi è venuta fame” – Mi ricordai di un pandoro in cucina e mi precipitai a prenderlo. Prima pero passai dallo sgabuzzino, mi lavai il corpo al lavabo, e misi la prima maglietta che trovai. Prensi il pandoro, ormai secco, gli tagliai una fetta e gli la porsi. Rimanemmo tutta la sera a parlare.
Purtroppo, dopo un po’ mi tornò in mente mio marito, non lo volevo denunciare. Lo so sono una stronza lo amavo ancora. Quella sera mi ero presa una rivincita, in quel momento avevo paura di fare del male a quel ragazzo.
Ora che sono passati due mesi, posso confessare che sono tornata da mio marito, lo so cosa penserete sono una cretina. Dopo quella sera il vagabondo svanì per sempre. Sono sicura, purtroppo, che aveva capito che avevo fatto sesso con lui, solo per vendetta, e sicuramente gli spezzai il cuore.

Come noterete ci sono delle piccole differenze, ma è sempre così, ognuno di noi vive il momento in modi differenti, e tutti i modi sono reali, l’unica differenza è la nostra testa e i nostri ricordi.

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