La valchiria e l'amazzone

Scritto da , il 2019-08-01, genere pulp

Spinoff tratto dalla serie di Patrizia la quale mi ha concesso di scriverlo anche incentrandolo sui suoi personaggi. Per questioni professionali ho pensato di creare una serie parallela legata però al personaggio ufficiale. Questo capitolo è ricollegabile appena dopo il capitolo: Atti osceni sul frecciabianca. Questa non è la serie ufficiale. Se richiesto dall’autrice il capitolo verrà subito corretto o eliminato.
(Non potendo cambiare il nome dell'autore dal capitolo vi informo che dal capitolo 6 mi ripresento come Lady Alexis. Più femminile e inerente al mio vero nome. Abisso era troppo cupo e soprattutto maschile.)

In un qualche vicolo nei pressi della stazione centrale di Milano il camion delle spedizioni entrò in retromarcia fino a raggiungere l’entrata posteriore del ristorante. Dopo che l’autista fu scesa, colei che sedeva sul sedile del passeggero restò a osservarla con le videocamere sul retro del mezzo e la microcamera nascosta nella sua giacca da addetto alle spedizioni.
Iskra Romanov non aveva alcuna voglia di scendere sotto la pioggia in quello schifo di vicolo e mettersi a parlare con il garzone del ristorante come una qualunque. Robin era la più adatta allo scopo. Non troppo bassa, truccata da emo e con un accento svizzero che pochi avrebbero saputo riconoscere. Iskra al contrario era alta, robusta e troppo bella per fare la scaricatrice di porto.
Ad aprire la porta sul retro non fu uno sguattero, ma un gorillone in smoking con tratti sudamericani e abbastanza chincaglierie al collo da farlo sembrare più un rapper che un butta fuori.
-Yo bello. È qui che dobbiamo scaricare l’ordine per “Il gran tavolo”?- Chiese Robin fingendo l’impiegata poco professionale.
-Porta la merce sull’ascensore. Grazie.-
La ragazza fece scendere il pallet con la piattaforma del camion e usando il transpallet caricò la merce sull’ascensore. Per tutto il tempo il bestione restò a guardarla fumandosi una sigaretta. Non ci si poteva aspettare altro da un membro della mafia sudamericana.
-Posso mangiare un boccone restando parcheggiata qui?- Chiese Robin facendosi firmare la ricevuta.
-Ti d’ho mezz’ora. Poi vai per la tua strada.-
L’uomo non attese un grazie. Presa la ricevuta azionò l’ascensore e tornò di gran fretta nella cucina del ristorante.
-Fatto?- Chiese Iskra a Robin quando questa rientrò.
-Abbiamo trenta minuti. Poi quel coglione torna e lo fotto con questo.- Le rispose Robin seccata mostrando a Iskra il suo sottile pugnale.
Iskra non sorrise. Quello non era uno scherzo ma un semplice dato di fatto.
-Pronte?- Chiese all’auricolare.
-Pronte.- Le risposero le due nascoste nelle casse sull’ascensore in discesa.
-Video pronto.- Disse Robin digitando varie lettere sulla tastiera agganciata al volante.
Il monitor montato sopra al volante e quello sul cruscotto davanti a Iskra iniziarono a mostrare le immagini di altre due microspie. Le immagini erano scure e in sottofondo si udivano forti suoni meccanici, ma quando il trambusto cesso, le due killer uscirono alla luce e in un batter d’occhio eliminarono le tre guardie. Due uccise da Draga con la sua pistola silenziata e una da Arati che con le sue lame infilzò la testa dell’avversario preso di sorpresa come un pollo allo spiedo.
Sistemati i tre cadaveri nelle casse le due donne oltrepassarono la porta per il club.
Il Gran tavolo era un ristorante a cinque stelle che a insaputa di molti fungeva da copertura per un club BDSM per sole mistress e schiavi. Una famiglia della mafia sudamericana lo aveva allestito per soddisfare le richieste di una certa clientela disposta a pagare grosse somme per la più totale discrezione e il massimo dell’intrattenimento.
All’arrivo dei due sicari la serata era già iniziata da ore. Prima le clienti si erano intrattenute al bar o alla pista da ballo assaporando drink di alta qualità, ammirando la qualità delle “proprietà” delle varie socie e del club, o sniffando qualche grammo di polverina colombiana offerta sempre dal club.
Ora però era iniziato lo spettacolo. Ogni sabato sera il club dava uno spettacolo hard per riscaldare le socie in previsione della notte che tutte loro avrebbero passato nelle stanze adiacenti con i loro schiavi o schiave.
Anche se il club era sorvegliato da una decina di buttafuori vestiti con maschere nere, Draga e Arati non ebbero alcun problema a mischiarsi col pubblico. Non essendoci abbastanza poltrone dovettero assistere in piedi allo spettacolo, ma ciò permise loro di scansionare più facilmente i volti delle clienti.
Lo scopo della missione era filmare quante più donne possibili. Trovare le più facoltose e ricattarle in seguito per soldi e altri tipi di favori. Secondo una voce li si aggiravano dei pezzi grossi di società e politici, o anche le loro mogli. Alcune padrone. Altre schiavi o schiave.
La famiglia Romanov si era specializzata da più di un secolo in omicidi su scala mondiale. Ma negli ultimi anni aveva espanso il proprio potere in altri vari settori del crimine.
La sorellanza creata da Iskra Romanov, figlia del temutissimo Dorian Romanov terzo, si era dimostrata degna di appartenere alla multinazionale criminale della famiglia.
Iskra avrebbe voluto cenare in un ristorante di classe, ballare in discoteca, e scopare con qualche escort di lusso nella più bella camera d’hotel di Milano, ma per dimostrare il suo valore e la sua dedizione, di tanto in tanto doveva seguire di persona le operazioni meno redditizie o pericolose.
Anche perché in quel periodo sua madre stava organizzando una serata di gala a San Pietroburgo. A parte quella missione non aveva trovato scuse migliori per sfuggire da sua madre e le sue interminabili ore di preparazione per i banchetti e i balli.
-Avvio scansione. Muovetevi lentamente.-
Mentre il programma di Robin scansionava le clienti Iskra valutò la possibilità di masturbarsi sul sedile del passeggero. Le sue dita potevano tranquillamente scendere nelle sue mutandine di seta e massaggiare la sua passera fremente anche in presenza di altre donne, ma in missione gli amplessi non necessari erano considerati distrazioni pericolose. E lei più di tutte doveva assicurarsi che il protocollo venisse rispettato.
Seguendo l’esempio di Robin, impegnata nel suo gioco da computer online e al tracannare aranciata, decise di starsene buona a guardare lo spettacolo in diretta.
Una delle microspie nella spallina destra di Draga stava registrando quello che stava accadendo sul palco. Due mistress vestite da dottoresse stavano oliando un giovane con degli unguenti. Lo schiavo stava sdraiato su un tavolo da ginecologo con le gambe appoggiate sui bracciali e i genitali in vista. Un uccello di dimensioni standard e uno scroto insolitamente quasi più grande. Le spettatrici ammiravano estasiate quello spettacolo di puro fetish.
-Questo paziente soffre di sindrome del pippaiolo. La sua padrona la scoperto in bagno a masturbarsi senza il suo permesso. È nostro dovere morale guarirlo.-
La battuta spezzo il silenzio del pubblico con delle risate.
La donna con la mascherina si recò ad un tavolino da ambulatorio per prendere un sondino di ferro e del lubrificante. Tornata dallo schiavo si versò il lubrificante sulla mano e cominciò a toccare l’asta del giovane. Lo schiavo apprezzò subito le carezze della donna. Quello che venne dopo gli fece rimpiangere di essersi masturbato senza permesso.
Il sondino venne fatto scendere nella sua uretra senza troppe cure. La microspia riprese perfettamente la smorfia della sua faccia. Come molte delle spettatrici, Iskra ne rimase molto compiaciuta.
Nel frattempo la seconda mistress aveva preso una confezione di mollette da ufficio, con le quali coprì la pelle dello scroto aumentando il dolore della vittima.
Dopo un paio di minuti lo schiavo eiaculò un bel getto di sperma sul palco, che una schiava del club si recò subito a pulire con la lingua. L’applauso del pubblico fu tutto per le due padrone.
-Fighetta.- Commentò Iskra delusa.
-Il dolore è sempre la migliore cura per gli schiavi deboli e disubbidienti.- Spiegò la dottoressa senza mascherina. -Ora procederemo con l’aiuto di una nostra altra paziente.-
Dal soffitto scese una schiava matura legata ad un’altalena del sesso e una ballgag in bocca. La manza aveva un bel corpo anche se segnato dal tempo. In un’altra occasione Iskra avrebbe fatto buon uso dei suoi due meloni pendenti. Quella donna poteva essere una netturbina a corto di soldi o un’aristocratica bisognosa di essere maltrattata.
L’altalena scese fino a far toccare l’uccello dello schiavo con il culo della schiava.
-Questa vacca da monta si è presa gioco del suo padrone. Ce l’ha gentilmente prestata per curare la sua malattia. A chi fosse interessata è anche in affitto fino a domani mattina. Fate la migliore offerta.-
Le mistress fecero scendere la schiava fino a farle entrare l’uccello dello schiavo nell’ano. Il lubrificante bastò a farlo scivolare dentro senza troppa fatica, mentre il sondino ancora inserito lo tenne ritto per tutto il tempo. La schiava non provò a divincolarsi. Anzi sembrò apprezzare l’intrusione e la giovane età della verga.
La dottoressa con la mascherina usò un pungolo per invitare lo schiavo a fottere la vacca. Con l’aiuto dei poggia gambe lo schiavo iniziò a pompare da sotto la donna. Questa doveva essere abituata a prenderlo da dietro, visto che in poco tempo iniziò a bagnarsi e a muggire.
Ad un cenno della compagna la mistress senza mascherina portò un tavolino con degli elettrodi. Uno di questi, a forma di plug anale venne infilato nell’ano dello schiavo, che nonostante un breve attimo di protesta lo accolse senza fare troppe storie. Dalla sua posizione non riuscì a vedere che in realtà il plug era collegato ad un filo. La schiava invece si risveglio dal suo sogno di piacere quando la mistress le infilò un dildo di ferro nella vagina già ben aperta e lubrificata dai suoi umori. La donna si spaventò vedendo la tastiera a cui i due erano stati collegati. Le due dottoresse assicurarono il dildo con un grosso pezzo di scotch. Questo impedì alla schiava di espellerlo.
Passarono pochi minuti prima che lo schiavo iniziasse a rallentare perché esausto. A quel punto le due mistress attivarono gli elettrodi ed una lieve ma pur sempre dolorosa scarica elettrica attraversò le due vittime da parte a parte, scorrendo attraverso l’ano dello schiavo fino alla vagina della schiava, colpendo il pene di lui e il retto di lei. I due emisero delle urla di dolore soffocate dalle ballgag, che il pubblico udì con sadico piacere.
-Non abbiamo detto di smettere. Continua o vi friggiamo.- Lo minacciò la mistress staccando la corrente.
Subito lo schiavo tornò a sodomizzare la schiava, che dopo la scarica non tornò più a godere come prima. Il terrore aveva bloccato la sua lussuria.
Iskra si promise che a fine di quella sera si sarebbe masturbata come una pazza. O magari si sarebbe portata a letto una delle sue assassine.
-Abbiamo un pesce grosso.- La informò Robin.
-Chi?- Chiese Iskra annoiata.
Robin tornò a lavorare sul programma delle scansioni. Il sistema aveva appena identificato un soggetto di alto profilo.
-Una agente italiana. Merda. Patrizia Vibentin.-
-Chi?!- Richiese Iskra allarmata.
-No aspetta! Patrizia Visentin.- Si corresse Robin passando il video in diretta di un’altra microspia.
Iskra rimase senza fiato da quella scoperta. Una delle novità del momento. Una spia e assassina appartenette ad un’agenzia italiana divenuta ben presto celebre nel mondo dello spionaggio per i suoi metodi sedeva in quel momento su una poltrona del club con un’altra ragazza seduta sulle sue gambe. L’agente portava un elegante vestito lungo con una discreta scollatura che non nascondeva il suo fisico mascolino. La giovane indossava un completo di pelle da strada con tanto di cappello.
Iskra amava poche cose. Tra queste violentare e uccidere assassine quasi al suo livello era tra le migliori. In più con Patrizia aveva un conto in sospeso. In una delle sue “avventure” la donna aveva arrecato un lieve ma imperdonabile danno alle attività di famiglia eliminando un'organizzazione minore affiliata. Questo e altrettante cosucce l'avevano inconsciamente fatta finire nell’obbiettivo fotografico di un’organizzazione specializzata nell’acquisizione e nella vendita di informazioni. E cosa più importante, Iskra non poteva permettere che un’ex agente immobiliare con il passatempo della prostituzione potesse entrare nel piccolo mondo degli assassini di livello internazionale. Era una questione di ordine naturale.
Una cosa che però non capiva era chi fosse la ninfa in sua compagnia. Una schiava? Possibile, ma da come vestiva doveva essere un soggetto dominante. Un amica? Strano modo di vestire se erano in coppia. Poi arrivò l’illuminazione. Esaminando i tratti del viso sullo schermo in HD Iskra arrivò alla conclusione più incredibile. Madre e figlia.
La donna avvampò scoprendo che la sua prossima preda si era portata dietro anche la sua prole. E anche scoprendo i loro vizzi di famiglia.
-Vado a prendermi un paio di teste.- Disse slacciandosi la cintura e togliendosi la giacca.
-Non credo che sia una buona idea. Siamo qui per una semplice operazione. Non per un massacro.- Le ricordò Robin.
-Comandi tu per caso?- Le chiese Iskra.
-Perdonate la mia impertinenza, ma una sparatoria in un locale gestito dalla malavita in una grande città di un paese del primo mondo è un po diverso da un massacro in una topaia di ….-
Iskra si chiuse la portiera alle spalle senza badare la giovane informatica. Raggiunto il retro del camion aprì una delle porte e sali nel cassone. Dentro trovò una donna rasata a zero e in tenuta da guerra coperta da tatuaggi e fasci di nervi.
-È successo qualcosa?- Le chiese la rasata.
-No Olimpia. Ho trovato un nuovo trofeo. Mettimi il bambinone nel trolley e aggiungici un sedativo.- Disse Iskra iniziando a spogliarsi.
Mentre la soldatessa preparò l’arma, Iskra si spogliò del suo abito da addetta alle consegne fino a restare completamente nuda. Eccitata com’era non avvertì minimamente il freddo della notte.
Olimpia si bagno spiandola per un solo breve attimo. La sua signora aveva un corpo come poche. Alta e poco meno muscolosa di lei. Gambe lunghe che finivano con dei bellissimi piedi. Movimenti da modella e agilità da ballerina classica. Occhi azzurri e labbra sottili. Una terza abbondante a coppa di champagne che a poche e a pochi prescelti era stato concesso di adorare da vicino. Un dolce culetto rassodato negli anni dai duri esercizi e dalle mani di esperte massaggiatrici. E un soffice pelo tenuto sempre ben rasato, ma non troppo, intonato alla capigliatura rosso fuoco.
Dopo aver aperto una cassa per armi estrasse un abito simile a quello della sua preda e un paio di stivali militari neri. Dopo averli indossati prese l’ultima aggiunta. Una mascherina nera che usò per nascondere la sua identità e per proteggere il suo splendido viso da possibili attacchi.
Scendendo con il trolley dal camion fece attenzione a non bagnarsi la parte bassa dell’abito con l’acqua accumulatasi nel vicolo. Raggiunto l’ascensore attivò il macchinario e scese. Stupido da parte delle guardie non mettere qualcuno a guardia anche del retro invece che solo del magazzino sotterraneo.
Arrivata in basso controllò che i corpi delle guardie defunte fossero introvabili. Draga e Amari gli avevano nascosti per bene. Uscendo dal magazzino si assicurò che nessuno la guardasse, dato che le socie del club scendevano sempre da un altro ascensore tra la sala e le cucine del ristorante.
Passando per il corridoio intuì che lo spettacolo era appena finito. Le schiave e gli schiavi del club stavano ripulendo il palco, mentre le socie e i loro servitori avevano iniziato a recarsi nelle stanze affittate per la notte. Iskra cercò la bionda chioma di Patrizia dal passaggio in mezzo al corridoio senza farsi vedere. La camera che aveva prenotato poteva trovarsi in uno dei due corridoi che affiancavano la pista da ballo e la sala dello spettacolo.
Spiando dal corridoio in cui era arrivata scoprì che le sue due complici si erano messe di vedetta al bar dietro la pista da ballo. Robin doveva averle avvisate delle sue intenzioni per facilitarla. Notò che le uniche guardie erano dei tizzi con delle maschere veneziane e dei mantelli. Non sarebbero stati un problema.
Quando le socie cominciarono a migrare verso le stanze Iskra ebbe finalmente successo. Patrizia e sua figlia stavano risalendo il corridoio verso di lei. Con loro c’era anche la manza che poco fa aveva dato spettacolo sul palco. Patrizia doveva essersela aggiudicata.
Iskra intuì che per mantenere un basso profilo doveva mimetizzarsi con le altre socie. Essere una rossa da schianto alta uno e novanta poteva essere una gran rottura nelle infiltrazioni. L’occasione migliore arrivò quando una mistress della sua altezza le passò accanto.
Iskra la afferrò per un braccio e senza essere troppo brusca se la portò al muro. L’assassina usò la sua lingua al meglio per zittire la sua nuova amica. Questa non ebbe nulla da ridire. Anzi, apprezzò molto l’iniziativa della sconosciuta che dopo averle bevuto tutta la saliva in bocca si era messa a leccarle il collo.
-Padrona? Volete che vada in camera ad aspettarvi?- Chiese una schiava non troppo bella alla donna nelle grinfie di Iskra.
-Si! Ti conviene!- Le sibilò Iskra.
La nullità se ne andò appena in tempo. Mentre la sua padrona sghignazzava per il modo in cui Iskra l’aveva tratta, Patrizia e sua figlia passarono con la manza al guinzaglio dietro a Iskra, buttando una rapida occhiata sulle due donne intente a limonare. Iskra fu quasi tentata di voltarsi di scatto e abbattere la sua preda con un pugno ben piazzato in faccia. Veloce ma rischioso. Le bastò guardare con la coda dell’occhio le tre svanire oltre la porta di vetro della camera vip in fondo al corridoio. La porta di vetro divenne opaca alla chiusura. Un trucchetto estetico che Iskra dovette riconoscere degno dei migliori arredamenti. Almeno una cosa di quel bordello per finte aristocratiche doveva piacerle.
A quel punto Iskra liberò la donna, che sorridente se ne andò sculettando in segno di ringraziamento del piacevole riscaldamento. In un altra occasione Iskra se la sarebbe trombata fino all’alba.
Iskra attese che il corridoio fosse completamente sgombero. Dovette attendere un bel po visto che una mistress vestita da cowgirl cavalcò il suo schiavo obeso fino alla sua camera. Ma alla fine arrivarono i guai. Tre bestioni in maschera stavano facendo un giro di controllo e per Iskra non era ancora il momento di spargere sangue. A corto di risorse aprì la porta più vicina ed entrò portandosi dietro il trolley.
Chiusasi dietro la porta trovò un’altra mistress di almeno sessantanni coperta di pelle e un mandingo incatenato ad un tavolo a quattro zampe e bendato. La camera come le altre era un dungeon ben attrezzato e provvisto di tanti bei giochi.
-Chi sei?!- Volle sapere la donna.
-Oh mi scusi. Devo aver sbagliato stanza.- Mentì Iskra nascondendo perfettamente il suo accento.
-Be allora sparisci. Ho pagato per questa stanza.- Disse minacciandola con un frustino da cavallerizzo.
Iskra non poteva ancora uscire. Se le guardie l'avessero fermata e le avessero chiesto cose come la sua tessera associativa avrebbe rischiato di farsi scoprire e perdere la sua preda. Quella vecchiaccia però non le piaceva affatto.
-Saprebbe dirmi dove posso trovare la camera 6?-
-Fuori di qui magari!-
-Non è che magari possiamo divertirci insieme.- Le propose Iskra per guadagnare qualche altro secondo.
-Se vengo qui è solo per scoparmi questo stallone. Mica per le altre troie. Ora vattene puttana lesbica prima che ti frusti a sangue.-
Iskra perse completamente la testa. Nessuno poteva permettersi di trattarla in quel modo e raccontarlo in giro. Con un solo balzò si gettò sulla vecchia e con un pugno ben calcolato colpì l’arrogante mistress in bocca. La donna fini gambe all’aria con un incisivo in meno. Poi Iskra le fu subito sopra e cominciò a prenderla a schiaffi. Le sue forti mani ridussero la faccia della vecchia ad una maschera rossa paonazza. Iskra si ritrovò almeno cinque strati di fondotinta e mascara sulle nocche e sul palmo della mano destra. Stordita la sua vittima Iskra la rivoltò a pancia in giù come un sacco di letame, le infilò due dita in gola e le fece evacuare sul pavimento tutto lo champagne bevuto quella sera.
-Ora assapora la tua merda.-
Dopo aver usato la sua testa come mocho agguantò un paio di grossi vibratori visti prima su di una mensola, spogliò in fretta la vecchia scoprendo il suo corpo e senza alcuna lubrificazione infilò i due vibratori con due colpi secchi nei due buchi della donna. Quello nella vagina entrò abbastanza bene mentre quello nell’ano trovò molto attrito. La vecchia era vergine nel culo, ma lo stordimento non le fece sentire nulla. Per assicurarsi che la donna non li espellesse Iskra usò un intero rotolo di nastro adesivo per fare un bel pannolone alla donna. Il tocco finale fu ammanettarla con un paio di manette rosa trovate sempre nel dungeon, agganciarle una ballgag forata alla bocca e legare gli alluci tra loro con delle fascette. Terminata l’opera a Iskra bastò solo mettere la firma. Mettendo la vecchia ancora svenuta con il culo alto, Iskra si preparò come un calciatore al calcio di rigore. Fatti i calcoli la killer colpì con la parte alta dello stivale la base del vibratore nella vagina. L’urtò bastò a far penetrare bruscamente la punta del vibratore nell’utero e a risvegliare la donna dallo svenimento. Lo shock per la pressione in entrambi i canali e per la devastante penetrazione della cervice, bastò a lasciare la vecchia senza fiato. L’unica cosa che uscì dalla bocca prima dei muggiti di dolore fu uno schizzo fulmineo di altra bile. La ballgag forata servi proprio ad impedire che il vomito la soffocasse.
-D’ora in avanti, quando andrai a cagare, penserai a me.- La informò Iskra.
Prima di andarsene decise di riservare un piccolo regalino anche allo schiavo che avrebbe passato la notte ad udire la sua padrona muggire e ansimare per il dolore senza poter far niente. Era un peccato lasciare quel bel corpo muscoloso con la pelle d’ebano a non fare niente.
Dopo aver messo un laccetto elastico allo scroto, Iskra spinse delicatamente un ovetto vibrante nell’ano già temprato dello schiavo. Il mandingo avrebbe passato una notte di piacevoli sofferenze.
Lasciati i due da soli Iskra si richiuse la porta insonorizzata alle spalle. Assicuratasi che la porta fosse chiusa attivò i due vibratori nella pancia della vecchia con i due telecomandi a distanza. I due sexy toys si sarebbero agitati come delle anguille per tutta la notte. Iskra non poteva sapere se la vecchia sarebbe sopravvissuta ad una notte con le budella martoriate e in costante movimento. E la cosa la divertì ulteriormente.
-Mai far incazzare un lupo.-
Con amara sorpresa Iskra vide che due guardie si erano messe proprio a conversare davanti alla porta di Patrizia. Iskra avrebbe potuto sistemarli da sola, ma per sicurezza preferì chiamare i rinforzi. Recatasi al bar trovò Draga e Amari intente a flirtare col barista in attesa di nuove indicazioni.
-Scusatemi per il ritardo ragazze. Vogliamo andare?- Chiese loro per riportarle nel magazzino senza dare nell’occhio.
Arrivate li Iskra aprì la zip del trolley per poter estrarre al momento più opportuno la sua arma. Le altre due controllarono le loro nascoste sotto le lunghe gonne.
-Dobbiamo proprio ammazzarla questa puttana?- Chiese Amari.
-Vuoi essere una delle migliori o vuoi essere una nullità?- Le chiese Iskra.
L’indiana non ebbe da ridire. Sapeva che chi deludeva Iskra finiva con un buco in testa o con una lama nel culo.
-Rallegratevi. Se tutto va bene vi farò giocare un po con la figlia.-
Quando le tre furono pronte uscirono furtivamente dal magazzino. Iskra in testa e le altre due a coprirgli le spalle. Questa volta però qualcuno le scoprì.
-Ferme voi!- Le chiamò un uomo. -Non potete stare la dentro.-
Una delle guardie le aveva intraviste uscire dalla porta del magazzino.
-Oh ci scusi. Avevamo sbagliato camera.- Mentì Amari.
-Dovreste sapere che non si può entrare la dentro. Posso vedere le vostre carte?-
-Ma certo. Amari.- Disse Iskra senza voltarsi.
Come ordinatole l’indiana estrasse una della sue lame dalla fondina nascosta sotto la gonna e come un fulmine tranciò la gola della guardia. I due in fondo al corridoio se ne accorsero e impugnarono le loro armi. Iskra fu più veloce di loro. Allungò la mano dentro al suo bagaglio e rapidamente impugnò il suo AA-12. L’arma era stata modificata per sparare pallettoni per elefanti, e due di questi furono spediti contro i due uomini che subito dopo sbatterono duramente contro la porta di vetro. Per qualche assurdo motivo non si ruppe.
Le altre due assassine provarono ad ammazzare il barista al bancone e i due mafiosi in sua compagnia, ma un lieve allarme partì comunque. Iskra si voltò per fargli segno di concludere e coprire l’uscita mentre lei si sarebbe occupata di Patrizia. E quando tornò a guardare la porta la vide.
Un’amazzone dalla pelle abbronzata e i capelli biondi lucenti. Il suo taglio mascolino e il fisico atletico la rendevano una preda appetitosa per Iskra. I suo polpacci muscolosi, le cosce scolpite, la tartaruga visibile sulla pancia, le braccia muscolose, il viso ancora giovane. Sole le tette non rendevano giustizia ai suoi grossi capezzoli. Lo strapon agganciato alla passera nascosta dalle cinghie invece rimediò al pietoso spettacolo delle tette. Iskra avrebbe sgozzato a freddo venti escort di lusso pur di sodomizzare quella sua vecchia e volgare imitazione.
Approfittando della sorpresa di Patrizia, Iskra puntò la sua arma e fece fuoco. Con sgomento entrambe scoprirono che la porta di vetro che separava la stanza dal corridoio era anti proiettile. Era insolito trovare una cosa simili in un luogo come quello. Le due non persero tempo e appena Patrizia svanì dietro il vetro tornato opaco Iskra si strappò metà della gonna tirando un filo apposito e partì all’attacco. Come un giocatore di football corse piantando gli stivali a terra ad ogni passo. Percorrendo i trenta metri di corridoio, Iskra dedicò la massima concentrazione nei movimenti di tutti i muscoli. Solo quando a metà strada una guardia comparve all’entrata laterale della sala si distrasse per puntare il suo aggressore e vaporizzargli la testa con un singolo colpo di fucile. Gli ultimi quattro metri furono il risultato di anni passati nel mondo della danza classica. Spiccando un balzo in avanti e piegando il busto verso il basso Iskra colpì la porta con la schiena. Ne la donna ne la porta arrecarono danni, ma i cardini e la serratura già indeboliti dai proiettili cedettero. Iskra rotolò sulla porta a terra e risollevatasi con una gamba in avanti e il tallone dell’altra a tenerle sollevato il sedere, puntò il fucile alla ricerca del bersaglio. Rimase delusa quando scoprì che ad attenderla c’era solo la schiava matura ammanettata al letto con il piscio che le colava dalle gambe per la paura e qualche indumento sparso qua e là. Fu quasi tentata di abbattere la vacca con un colpo in mezzo agli occhi, ma un animale di così bassa classe non valeva mille rubli di piombo incamiciato.
Guardandosi in tornò trovò una porta secondaria a sinistra di quella dalla quale era entrata. Le vip potevano permettersi un uscita personale da usare al risveglio per uscire in un altro vicolo e non attirare la ben che minima attenzione all’uscita.
Aperta quella porta però Iskra venne disarmata. Un istante prima che un’enorme manona le si piantasse in faccia strappandole la protezione riuscì a scorgere madre e figlia dietro a quattro gorilloni senza maschere intenti a saltarle addosso.
Presa dall’ira Iskra lasciò andare il fucile e la sua mascherina protettiva, estrasse il suo pugnale e dedicò tutta la sua furia omicida ai quattro rompi scatole. Al primo tagliò la mano con un colpo, poi affondò la lama nelle orbite una alla volta in un solo secondo. Il secondo infilzò la gola e spinse il corpo contro gli ultimi due, che cercando di colpirla con le loro pistole finirono a terra con il loro amico a farle da scudo/ariete. Per sistemare il terzo usò la sua stessa arma spingendogliela contro il mento con una sola mano e prendo il suo stesso indice contro il grilletto. In quel momento buttò anche un'occhione alle due prede, che dopo aver visto che le guardie non erano riuscite a fermarla avevano ripreso a correre mezze nude e con i loro soprabiti alle braccia. Divertita dalla situazione si rialzò spiaccicando il naso dell’ultima guardia con il tacco dello stivale. Da quanto forte fu lo schiacciamento l’uomo morì subito.
Patrizia e sua figlia scapparono dietro la porta a metà di quel breve corridoio che collegava le camere vip dei due corridoi ai lati della sala, ma Iskra ripartì a razzo e prima che l’ultima porta di ferro si chiudesse infilò il suo forte braccio impedendone la chiusura.
Dietro Patrizia e sua figlia spinsero come meglio poterono, ma Iskra reagì spingendo con tutte le sue forze e artigliando con la mano il collo di una delle due prede. Ad un primo esame la trachea doveva appartenere all’amazzone. Quella già bella matura. Iskra provò un sadico piacere a spremerla.
-Lo senti troia. E questi sono solo i preliminari.- Ringhio Iskra con tono maligno.
Proprio quando Patrizia iniziò a rantolare e a cedere alla pressione di Iskra, dallo stretto passaggio della porta arrivò il colpo di un vetro rotto impugnato da una giovane e inesperta mano. Il vetro tagliò il sopracciglio slittando sull’osso della fronte, tagliò un pezzettino di palpebra dell’occhio destro e graffiò lievemente la guancia. Sconvolta e ferita la valchiria cadde all’indietro lasciando la presa e cominciò ad agonizzare a terra.
Le sue compagne giunsero poco dopo per soccorrerla e portarla in salvo. Se non fosse rimasta mezza svenuta le avrebbe prese a calci e obbligate a continuare l’inseguimento invece di portarla in spalla fino all’ascensore. Nessuna delle altre mistress nelle camere si era accorta di nulla. L’insonorizzazione delle camere le salvò da uno scontro senza testimoni diretti.
In tanto nel vicolo Robin e Olimpia avevano atteso il loro rientro. Vedendole arrivare con Iskra ferita Robin tornò in cabina per accendere il motore mentre la rasata le aiutò a salire.
Partite si precipitarono al punto di raduno senza essere inseguite da mafiosi o polizia. Li lasciarono il camion in un capannone intestato segretamente ai Romanov e salirono in una limousine sempre dei Romanov.
L’autista, anche lei donna e al servizio di Iskra, guidò l’auto di lusso all’aeroporto di Milano, dove il jet privato di Iskra attendeva il rientro. Un Il-76 modificato per apparire civile, arredato con i migliori sfarzi e migliorato per le fughe in caso di intercettamento. Il regalo di mamma e papà per il suo sedicesimo compleanno.
L’autista parcheggiò la limousine nella stiva del jet, permettendo alle donne di uscire senza essere viste da troppa gente. Solo le guardie al cancello e alla dogana erano state pagate per non fare troppe domande e rendere il tutto più veloce.
Iskra nel frattempo era tornata in se. Poco dopo il decollo tutte eccetto l’autista e il suo partner si erano radunate nella stanza di Iskra. Mentre Robin effettuava il controllo delle scansioni sul suo palmare e Amari faceva qualche tiro di bong, la dottoressa Chanel medicò il taglio sulla fronte della valchiria.
Chanel era un ex chirurgo plastico che aveva abbandonato la professione per curare le ferite delle donne affiliate a Iskra, ampliando i suoi profitti e ottenendo piaceri proibiti dalla legge. Come tutte del resto. Le sue protesi svettavano dal suo camice bianco studiato appositamente per coprirle quel tanto da non essere troppo volgare e mettere in mostra la pancia attraverso un ampio spacco sul davanti e stringere il lussurioso fondo schiena pompato con silicone. Gli occhiali da bibliotecaria le davano quell’aria da intellettuale in cerca di perversioni che Iskra aveva saputo darle in molte occasioni.
-Un millimetro in più e avreste perso l’occhio.- La informò Chanel tirando il filo chirurgico.
Iskra rispose caricando il cane della beretta che stava puntando verso la pancia di Chanel invitandola a stare zitta. Lo stesso fecero Draga e Olimpia con le loro armi puntate alla nuca della donna. Normalmente Chanel operava senza armi puntate, ma in quel caso stava medicando il magnifico viso della sua signora. Il minimo errore le sarebbe costato caro.
Ciò però non spaventò minimamente la donna. Anzi la divertì. A differenza di molte sue colleghe lei era insostituibile. La sua abilità con il bisturi e gli aghi era introvabile. Specialmente se unita alla sua bellezza franco spagnola. E alla sua perversione.
Per tutto il tempo la paziente continuò a fissare l’ombelico sexy del chirurgo senza dire una parola. L’essersi fatta scoprire. La porta antiproiettili. L’uscita secondaria. La mascherina caduta. Tutti gli eventi di quella serata avevano giocato a suo sfavore.
Quando Chanel ebbe finito mostrò a Iskra il suo viso con uno specchio.
-La palpebra tornerà come prima. Per la guancia basta il cerotto. I punti glieli potrò togliere a San Pietroburgo, ma per eventuali cicatrici dovremmo aspettare un paio di giorni. Se non le serve altro, le conviene riposare.-
-Andate via.- Rispose Iskra con voce rauca.
Tutte e cinque si diressero alla porta per il salotto di bordo. Solo la rasata si fermò per rivolgere alla valchiria due ultime parole.
-Vuoi che resti e ti aiuti a lavarti. Dopo se vuoi posso fari un massaggio o leccarti.-
Iskra lanciò un vaso di vetro li vicino contro la parete dietro Olimpia. La rasata uscì nello stesso momento in cui l’ultima rosa cadde a terra.
Iskra avrebbe voluto andare alla porta e chiederle di restare. Aveva passato molte notti guardando quel mare di inchiostro e muscoli muoversi sopra di se. Quando Olimpia non la leccava dalla testa ai piedi o non usava la sua testa sempre rasata per farla godere, le due si dilettavano fondendo i loro corpi con vari giochini e raggiungendo l’orgasmo nelle pose più faticose e acrobatiche.
Ma quella notte Iskra volle rimanere da sola. L’aver fallito la sua caccia ed esser stata ferita dalla mocciosa di una vecchia zoccola l’aveva depressa come di rado accadeva. Non si fece neppure la doccia. Si sarebbe fatta aiutare da Robin al risveglio prima dell’atterraggio. E magari avrebbe anche approfittato delle sue piccole e lunghe dita per pulire minuziosamente le sue grandi labbra.
-Patrizia. Splendida e fortunata puttana.- Disse abbandonandosi sul suo letto a tre piazze in vestaglia da notte. -Ti ucciderò. Lentamente. E tua figlia urlerà di piacere mentre ti guarderà morire e io la starò montando da dietro. È una promessa.-

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