Femdom world 2

Scritto da , il 2019-04-16, genere dominazione

Alessandro giaceva ancora con la testa appoggiata sul seno della sua Baby. Lei gli accarezzava teneramente i capelli, quasi a volerlo consolare della punizione appena ricevuta.
"Ricordi la nostra prima volta?" chiese lei all'improvviso.
"E come potrei dimenticarla" rispose Alessandro sospirando.

Erano andati a mangiare Sushi in un rinomato locale del centro. Uno dei pochi gestiti da veri nipponici, dagli arredi essenziali e non pacchiani, dove dominavano il bianco ed il nero.
Bianche erano le sedie e le tovaglie. Bianche erano le pareti, arredate da semplici ma eleganti quadri su tela raffiguranti la natura giapponese. Neri erano i tavoli, dei quali si intravedevano solamente la parte inferiore delle gambe, neri i piatti e neri i lampadari. Un arredamento minimal che sia Alessandro che Baby avevano commentato ed apprezzato.
Nero era anche il vestito a tubino di Alessandra, nere le sue scarpe e nera persino la perla che portava su un anello, ad ornare le sue mani delicate, ed il quale emanava lampi di luce multicolore che riflettevano la tenue luce della candela posta al centro dei due amanti. Spezzavano la monotonia del nero uno splendido collier swarovsky ed una borsetta rossa, in tinta con la suola degli alti tacchi Louboutin di Alessandra e del suo provocante lucidalabbra.
Bianca era invece la camicia di Alessandro, che portava sotto una giacca due bottoni blu sfiancata e dei comodi pantaloni beige.
Bianco e nero, yin e yang, due opposti che si attraggono.
"Avremmo quasi potuto essere parte dell'arredamento del locale" ironizzò Alessandro suscitando l'ilarità della sua Baby.

La serata trascorse piacevolmente, mangiarono, bevettero, parlarono e scherzarono, ma col trascorrere del tempo il reciproco desiderio cresceva a dismisura.
Iniziarono gli sguardi ammiccanti, le battute con doppio senso. Poi Baby si passò, quasi distrattamente la lingua sulle labbra ed Alessandro non resistette più.
La prese per mano e la trascinò alla cassa. Pagò in fretta e lasciò il resto.
"Fammi tuo" le disse uscendo dal locale.
Misero in moto l'auto, ma Baby non indicò la strada di casa. Era una splendida serata di tarda primavera, né troppo calda né troppo fredda.
"Conosco un posto" disse lei, indicando una strada che conduceva lontano dalla movida, dalle case e dal resto del mondo, volevano essere soli con le stelle la loro prima notte.
Lo condusse in un curato giardino del quale conosceva un ingresso segreto. Al suo interno alberi in fiore e siepi potate conducevano ad una piccola collinetta con un prato tagliato all'inglese.
Qui sistemarono la coperta che lui aveva preso dalla macchina mentre lei tirava fuori dalla sua borsa un oggetto che avrebbe utilizzato a breve, ponendolo ordinatamente al bordo della loro alcova a cielo aperto.
"Stasera sono la tua Dea" disse lei in tono sicuro.
"Si mia Dea" confermo Alessandro eccitato ed adorante.
Lei si sdraiò. Lui iniziò a baciarla, scendendo poi al collo, soffermandosi su un capezzolo che aveva fatto uscire dal vestitino. Le tolse il reggiseno, il perizoma e scese giù fino al paradiso.
Iniziò a leccarla con devozione. Prima lentamente, poi mano a mano che il piacere montava sempre più insistentemente. Con le mani osò schiuderle le labbra mentre leccava il suo clitoride ingrossato. La sua virilità premeva contro la gabbia, pulsando. Credeva di impazzire, ma sapeva quale era il suo dovere... e se fosse stato bravo forse lei lo avrebbe premiato.
Andò avanti per molto tempo, poi d'improvviso Baby portò entrambe le mani sulla nuca di Alessandro. Inarcò la schiena e premendogli la testa contro la sua parte più dolce esplose in un orgasmo che la scosse profondamente. Fu talmente intenso che un fluido sgorgò prepotente dal suo sesso, andando ad inondare tutta la faccia del devoto Alessandro.
Era soddisfatto del suo lavoro, orgoglioso di se stesso e di aver dato piacere alla sua Dea.
Baby dal canto suo, non appena smise di tremare, ancora scossa dal piacere, rise nel vederlo in quella condizione.
Se ne stava lì tra le sue cosce, con il viso arrossato e fradicio, in attesa di ricevere qualcosa.
"Sei poco più di una scimmietta!" lo schernì lei. "Guardati, goccioli dalla tua gabbietta, se non la indossassi avresti già ceduto ai tuoi istinti".
"Si mia Dea" ammise lui abbassando lo sguardo verso il suo membro che tentava inutilmente di lottare contro la costrizione.
"Forza, fai la tua invocazione alla Dea".
Si inginocchiò immediatamente e giungendo le mani recitò la sua preghiera.
"Oh Dea, chiedo perdono per i miei istinti. Sono il tuo fedele servitore, fai di me il tuo strumento".
Soddisfatta del piacere ricevuto e della sincera devozione mostrata alla Dea ed a se stessa prese lo strapon che era rimasto al bordo della coperta e lo indossò. Lui era così bello e lei già sapeva di amarlo.
"Lecca" gli disse facendo l'occhiolino.
Alessandro si fiondò sul pene posticcio ed iniziò a leccarlo con avidità. Lo prese in bocca mentre lei con la mano lo invitava ad andare più a fondo.
Poi lo girò, schiena a terra e gambe flesse verso l'alto.
"Voglio che anche tu possa guardare il firmamento mentre raggiungi il piacere, come ho fatto io poco fa". Alessandro assentì senza dire una parola.
Poi Baby lo stupì. Prima di penetrarlo diede una lunga leccata al suo buco, al fine di lubrificarlo meglio e di dargli piacere. Quindi gli mise un dito in bocca, lo inumidì con la salvia di Alessandro e lo penetrò, iniziando ad allargarlo.
I suoi movimenti erano dolci, ritmici. Quando sentiva resistenza si fermava. Tornava indietro e ricominciava a massaggiare. Lui si rilassò. Era la sua prima volta.
Quando fu pronto lei lo penetrò. Appoggiò la punta dello strapon sul suo culetto dilatato ed entrò. Lui gemette. Ma presto si rese conto che gemeva di piacere.
Lui guardava le stelle, il viso della sua Dea ed ogni tanto si arrischiava persino a guardarle il seno ed a toccarlo.
Lei era fissa sul suo volto. Le piaceva vedere le sue espressioni che alternavano sofferenza e piacere. Tutto per lei, per la sua Dea, che lo possedeva completamente.
Andarono avanti così per un bel po', poi lei si scostò leggermente.
Iniziò a massaggiargli i testicoli mentre con lo strapon gli stimolava la prostata.
Il contatto delle unghie di quella donna perfetta, il movimento del suo bacino, il suo volto...
"Dea sto per..." esplose potentemente in un orgasmo. Schizzò tutto il suo sperma addosso a sé e per poco non centrò il suo stesso viso.
Lei continuò a penetrarlo per un po', poi usci e continuò a massaggiarlo fino a quando a lui non venne il solletico.
"Grazie mia Dea" sussurrò.
Lei annuì compiaciuta, poi, come le avevano insegnato, per riportare gli uomini alla dovuta umiltà e per non farli sentire troppo maschi dopo l'eiaculazione iniziò a raccogliere lo sperma con il dito ed a passarglielo sulle labbra.
Era davvero tanto. Una enorme quantità da raccogliere con le dita. Decise quindi che, per l'uomo che amava, poteva anche usare la sua divina bocca. Inizio a leccare il suo sperma lungo gli addominali, lungo i pettorali e fino al collo, mentre manteneva una mano nella sua bocca che lui leccava avidamente. Poi iniziarono a baciarsi e lei depositò lo sperma e la sua saliva nella bocca di Alessandro. Lui ingoiò tutto obbedientemente, ringraziandola ancora.
Baby era felicissima. Aveva trovato un vero uomo, devoto, ma al tempo stesso passionale e bravo a fare il suo dovere. Alessandro non poteva chiedere di meglio dalla vita. Era con una donna stupenda che si era appena presa la sua verginità con amore e passione.
Si rivestirono.
Mentre si allontanavano mano nella mano Baby gli chiese:
"Chi ha il comando della tua obbedienza?"
"Una mia collega" confessò lui.
"Lo voglio al più presto!" sentenzio Baby.
Esisteva dichiarazione d'amore più bella di questa?
Alessandro si eccitò nuovamente e la bacio con passione.
"Ti amo" le disse stringendola.

Questo racconto di è stato letto 2 3 7 2 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.