Femdom world

Scritto da , il 2019-04-13, genere dominazione

Anche quel giorno si svegliò con un inutile tentativo di erezione, fortunatamente impedito dalla nuova gabbia che lui e la sua fidanzata avevano scelto insieme.
Si vergognava sempre molto, ormai erano anni che indossava la sua cintura con regolarità, eppure quelle erezioni mattutine non accennavano a passare. Questo era una riprova della correttezza dell'ideologia femminista che aveva preso il sopravvento. Gli uomini erano intrinsecamente malvagi e votati all'esclusiva ricerca del piacere del proprio membro. Privarli dei propri istinti animaleschi era la conseguenza più logica per una società evoluta ed equa.
Come tutti gli uomini aveva ricevuto la gabbia dopo la sua prima masturbazione, all'età di dodici anni.
L'applicazione di tale soluzione a tutta la nazione aveva avuto indubbi vantaggi. Alcuni immediati come, la fine degli stupri ed i generici comportamenti educati e devoti nei confronti del genere generatore di vita, ma era nel lungo periodo che stava dando i frutti migliori.
Le donne erano ora realmente libere ed emancipate ed occupavano quasi tutti i vertici della società. Il sottinteso, di questa piccola agonia imposta al genere maschile era il dover ripagare le Donne di millenni di soprusi, privazioni e prevaricazioni.

Cercò di girarsi, in modo da non far accorgere Baby - così chiamava il suo amore - dell'inopportuna azione del suo corpo.
Ma Baby era già nel dormiveglia e con il suo infallibile istinto, quello proprio di tutte le donne, sentendo Alessandro agitarsi, si girò verso di lui e con estrema delicatezza passo la sua mano di seta prima sui testicoli gonfi e poi sulle scanalature della gabbia, fino ad arrivare alla cima, dove un filo di materiale organico già colava inumidendo le lenzuola.
Loro si amavano, si amavano profondamente, ma era giusto che rispettassero ciò che secoli di battaglie e conquiste avevano finalmente prodotto. Tirarsi indietro sarebbe stato come tornare nel medioevo.
Baby lo baciò, continuando ad accarezzargli il sacco scrotale, passò un dito sullo sperma gocciolante e glielo pose sulle labbra. Alessandro leccò avidamente, amando il momento ed il contatto con la sua donna. Eccitato, eppure intimorito da quanto sarebbe accaduto di lì a poco.
"Ti amo" disse lei.
"Ti amo più di ogni altra cosa al mondo" rispose lui.
Lei premette l'anello di fidanzamento ed una scarica elettrica si propagò dai testicoli di Alessandro fino al cervello. Urlò.
Attaccato alla gabbia, sull'anello che circondava i suoi gioielli era posto un piccolo dispositivo che veniva chiamato "obbedienza". Ogni uomo ne portava uno dall'età di 18 anni ed era libero di donare il controllo ad una qualsiasi donna che non fosse sua parente e con la quale condividesse buona parte delle sue giornate. Per qualche anno lo aveva portato una sua amica del liceo, poi una collega, ma già da un anno la scelta più logica era ricaduta sulla sua fidanzata.

Si erano conosciuti ad una festa. Ora che tutti gli uomini erano in castità le serate erano molto più tranquille. C'era il tempo per ballare, quello per parlare, erano diminuite persino le risse dal momento che nei locali pubblici il controllo delle "obbedienze" era remotizzato e devoluto alle gestrici dei locali che potevano attivarlo per calmare immediatamente gli animi. Anche le usanze e la moda erano cambiati. Molti ragazzi, privati della loro virilità avevano iniziato a vestirsi con abiti femminili. Era comune vedere ragazzi vestire gonne, autoreggenti, tacchi e parrucche. Molti decidevano di cambiare sesso, altri di assumere atteggiamenti femminili.
Alessandro non era tra quelli. Naturalmente in una democrazia evoluta ognuno era libero di scegliere. Manteneva l'orgoglio di essere uomo e nonostante venerasse la Dea, la nuova religione che andava diffondendosi, era convinto che se metà popolazione nasceva maschio qualcosa di buono doveva pur esserci.
Aveva il fisico allenato e portava una camicia aderente e dei jeans anch'essi aderenti, che mettevano bene in mostra la sua gabbia e quindi la sua disponibilità ad essere corteggiato.
Lei era semplicemente stupenda. Spezzava il fiato. Avanzava sinuosa su tacchi altissimi che slanciavano le sue gambe perfette e sensuali, una minigonna inguinale che lasciava intravedere la parte bassa dei glutei ed un toppino che lasciava scoperta la pancia ma fasciava e metteva in risalto il seno, una terza di dimensioni perfette sul suo corpo magro e ben tornito.
Uno degli aspetti dibattuti della nuova società era la competitività tra le donne. Alle feste, come nella vita quotidiana, la ricerca della bellezza, espressa anche attravverso la possibilità di vestire abiti succinti che valorizzassero la femminilità, era diventata spietata tra le donne ed imitata dai molti uomini che optavano per il cambio sesso. Molte donne erano critiche verso questa tendenza, ma comunque erano una minoranza.
Alessandro l'aveva timidamente adocchiata cercando di non apparire l'antico e vetusto maschio in cerca di una preda, poteva solo sperare che lei si accorgesse di lui.
E miracolosamente così era avvenuto.
Baby si era avvicinata a lui ed aveva iniziato chiedendogli chi conoscesse della festa, cosa gli piacesse bere e tante altre domande che denotavano interesse.
Avevano trascorso la serata a parlare, a scherzare, a conoscersi e quasi non si erano accorti di essere rimasti gli ultimi a parlare, fissandosi negli occhi sul balcone sotto il chiaro di luna.
Era stato lì che lei lo aveva baciato. Lui non aveva osato muoversi. Pietrificato da quel momento magico. Lei aveva insistito, cercando la sua lingua e portando le mani di Alessandro sulle sue splendide natiche.
Si erano baciati a lungo e con passione accarezzando e sfiorando quei corpi che entrambi avevano desiderato per tutta la sera.
Decisero di lasciare la festa, ormai terminata. Alessandro la accompagnò a casa. Giunti sotto il portone si baciarono ancora nella macchina, a lungo, con passione. Poi lei gli chiese se volesse salire a casa, ma lui non voleva dare l'impressione di essere uno facile e le disse:
"ti desidero da morire. Ma non posso, non alla prima sera. Ti prego cerca di capirmi".
Alessandra si risentì di tale risposta. Gli diede un ultimo bacio a stampo e si incamminò verso il portone di casa, accentuando il suo acnheggiare e mostrandogli ancora una volta quel suo lato b tonico ed allenato. Perfetto.

Fu pensando alla loro prima sera che resistette alla seconda ed alla terza scarica elettrica. Dolorose. Intense. Lei era più dispiaciuta di lui.
"Perchè continua a succederti? Sai che non mi piace punirti senza motivo. Facciamo sesso quasi tutti i giorni e ti svuoto almeno due o tre volte a settimana, come devo fare con te?". Lo baciò ancora.
Alessandro si vergognò tremendamente ed andò a nascondersi nell'accogliente seno di lei, con lacrime di dispiacere, più che di dolore che rigavano il suo viso.

Già il sesso... era sempre stato magnifico con lei. Quella prima sera le aveva detto di no, ma nel giro di una settimana erano inevitabilmente finiti a letto insieme.
Continua...

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