Lo Spazio del Master - seconda parte -

Scritto da , il 2019-03-07, genere dominazione

Il luogo scelto dal Master per l’incontro era un un ex podere agricolo appena convertito in agriturismo, raggiungibile dal paese percorrendo una strettissima strada asfaltata in forte pendenza. Circondato da un muretto, il passaggio delle auto verso il cortile interno era garantito da un portone in legno a doppia anta, mentre un cancelletto consentiva l’accesso pedonale. Su ognuno dei due piani della costruzione originaria erano stati ricavati altrettanti piccoli appartamenti, entrambi con ingressi separati. Per via della stagione invernale e del giorno feriale sarebbero stati gli unici clienti.

Arrivati ad un centinaio di metri dal cancello, lui prese dalla tasca la microscopica busta che conteneva le chiavi delle manette e la porse ad Eleonora.

- Liberati la caviglia, poi spingi manetta e catena sotto il sedile -

Stando agli accordi, il proprietario li avrebbe attesi sul posto per la consegna delle chiavi, e sarebbe stato imbarazzante se per qualche ragione l’uomo avesse notato quel particolare. Per il resto, sembravano una coppia ordinaria, fatto salvo l’abbigliamento di Eleonora, una suite che non poteva passare inosservata. Fu per queste ragioni che solo solo Luca scese dall’auto per andare incontro al proprietario. Un contatto breve, giusto il tempo di accordarsi per la riconsegna e salutarsi.

Finalmente soli, anche Eleonora scese dall’auto ed insieme al Master salì la scala esterna fino all'appartamento del piano superiore. Un’abitazione un po' "rustica", però accogliente, che odorava ancora di nuovo; l’avrebbero inaugurata loro. Non appena all’interno, le fu ordinato di spogliarsi completamente, ma nonostante la stagione fredda ed uggiosa, all’interno faceva addirittura caldo.

- Togliti tutto, ti voglio completamente nuda... -

Si spogliò mettendo tutto l'impegno possibile per farlo nel modo più elegante. Nel mentre, lui si sedette sul divanetto e prese a sfogliare una rivista che trovò davanti a lui, appoggiata su un basso tavolino. Nuda ed in attesa di ordini, con il Master che si era mostrato incurante di quello strip tease, Eleonora tentò di avvicinarsi a lui per richiamarne l’attenzione. Senza alzare gli occhi dalla rivista, il Master ordinò invece di fermarsi dov’era, e d’inginocchiarsi.

- Seduta sui talloni… dritta col busto... ginocchia separate di tre spanne... dorso delle mani sulle cosce... bocca semi aperta…. sguardo a terra. Non pensare, esegui e basta. Quando non mi servi, tu devi stare così. -

Con lo sguardo indirizzato verso il parquet non poteva certamente vederlo, ma ne percepiva lo sguardo. Una sensazione che allo stesso tempo le dava i brividi e molta sicurezza.
Rimase perfettamente immobile in quella posizione per una decina di minuti, poi iniziò ad ondeggiare leggermente. Solo a quel punto lui si alzò dal divano per andare nella camera dove aveva riposto il suo piccolo trolley. Ritornò dopo alcuni minuti, seguendo un percorso che gli permise di arrivare alle spalle di Eleonora.

Lei percepì qualcosa di freddo sulla sua pelle. Si trattava della linguetta di un frustino da equitazione. Lo sentì correre lungo il braccio sinistro, poi appena sotto al collo, quindi sulla spalla destra ed infine, su tutto il suo corpo nudo. Un tocco che le provocò altri brividi ed ulteriore eccitazione, e che la fece cadere come in una sorta di trance. Tornò presente quando il Master le mise il frustino sotto il mento iniziando a fare pressione perché lo sollevasse.

- Ti ho già detto che devi tenere sempre la bocca un po’ aperta. -

Aveva la linguetta del frustino quasi contro le labbra, quell’elemento flessibile che aveva esplorato tutto il suo corpo, ormai bagnato dai suoi umori, per via del fatto che si era insinuato nelle parti intime.

- Leccalo -

Eleonora iniziò a leccare con grazia e gusto, mentre lui teneva fermo il frustino in quella posizione. La lasciò fare liberamente, apprezzando il fatto che riuscisse comunque a mantenere bene la posizione, sempre inginocchiata sui talloni e con il dorso delle mani appoggiato alle cosce. Spostò poi indietro il frustino di qualche centimetro, costringendola a sporgersi con il collo ed a tirare fuori tutta la lingua. Mentre leccava, sentiva un grande calore nella vagina, percepiva i suoi seni e perfino i capezzoli inturgiditi. Visualizzò mentalmente l'immagine di sé stessa, e quell’icona scatenò in lei un'eccitazione nuova e perversa, sessualmente molto stimolante.

- Ora smetti -

Luca posò il frustino ed estrasse dalla tasca un vero collare in cuoio, molto robusto, per un cane di grossa taglia, che non si sarebbe certo potuto confondere con un collarino decorativo, né con un oggetto fetish da sex shop.

- Lo vuoi questo? -

La risposta fu immediata ed affermativa:

- Sì, lo voglio, Padrone. -

Contemporaneamente, Eleonora chinò il capo in avanti, come ad offrirsi. Il Master le scoprì il collo dai capelli e glielo applicò.

- Non illuderti… è solo un collare “di prova”… quello definitivo dovrai dimostrare di meritarlo... guadagnartelo sul campo... nei mesi a venire. -

- Sì Padrone. -

Un attimo dopo si sentì afferrare per i capelli, una presa forte e salda, poco sopra la nuca, che la costrinse a reclinare il capo completamente all'indietro. Luca si chinò su di lei baciandola in bocca. Sempre a labbra socchiuse come le era stato ordinato, per la lingua del Master fu facile trovare la sua. Fu un bacio profondissimo, tanto intenso quanto breve e quando il contatto s’interruppe, si sentì come privata di qualcosa d’importante. Trattenendola ancora per i capelli, il Master afferrò allora un corto guinzaglio che aveva in precedenza appoggiato sul tavolino, e ne agganciò il moschettone al suo collare.

- Ora seguimi a quattro zampe, procedi al mio fianco come se fossi una cagna “ben educata”... non farti tirare e non restare indietro. Dovrai seguire il “mio passo”, essere sempre al “mio fianco”. Intesi? -

Essere nuda, collarata ed al guinzaglio del Master, fu una sensazione davvero molto eccitante. Eleonora capì che si trattava di un momento che sarebbe rimasto impresso per sempre nella sua mente, di quelli che lasciano il segno.

Percorse al suo fianco tutto l'appartamento varie volte, sempre a quattro zampe. Infine, quando lui si sedette nuovamente sul divanetto, lei si mise davanti a lui, assumendo spontaneamente “la posizione”. Inginocchiata fra il tavolino ed il divanetto con le ginocchia divaricate, seduta sui talloni e busto ben eretto, così che i suoi seni abbondanti e sodi risultavano oltremodo prominenti. Il guinzaglio di catena le pendeva dal collare, mentre il manico di cuoio intrecciato si era appoggiato sul tappeto.

- Le mani… come devi metterle? -

Convinta di aver fatto tutto alla perfezione, si era scordata di quel dettaglio, che poi, forse, non era proprio un dettaglio, visto che simboleggiava attesa e disponibilità. Arrabbiata con sé stessa per quella svista, Eleonora aveva appena messo il dorso della mani sulle cosce, quando il Master la bendò.

- La prossima volta, fa in modo che non debba ricordarti come devi metterti, o mi costringerai a punirti. -

Cercò di restare immobile il più possibile, ma la sua mente era in piena attività. Non le era mai accaduto di ricevere punizioni, ovviamente, ma ricordava come Luca le avesse detto quanto odiasse dover punire le sue schiave. Infliggere sofferenza per il proprio piacere, o donarla, è tutt’altra cosa che dover punire.

Il tempo passava e per Eleonora diventava sempre più arduo mantenersi immobile in quella posizione. Fu lo scricchiolio del parquet a farle intuire che lui si era mosso avvicinandosi a lei. Le mani di Luca erano a brevissima distanza dai suoi seni ed Eleonora percepiva quel minuscolo calore che s’irraggiava sulla sua pelle. Non riusciva ad immaginare a cosa stesse per accaderle, ma gli eventi furono più rapidi dei suoi pensieri.

Aveva i capezzoli turgidissimi quando lui glieli strinse fra pollice ed indice. Una presa salda, stretta, quasi dolorosa, che però le piacque. Glieli torse un po’, tirandoli in avanti e leggermente in alto, fino a deformare e sollevarle leggermente i seni. Abbandonò poi la presa sul capezzolo destro, ma continuò con il sinistro. Alternava leccatine ad energiche stimolazioni con le dita, il Master, come se volesse rendersi conto di quanto poteva farglielo ingrandire ed irrigidire. Eleonora, già eccitata e bagnatissima, iniziò a ansimare, ad emettere un soffocato mugolio. Luca le tirò in aventi il capezzolo un po’ più di quanto non avesse fatto sino a quel momento ed in quello stesso istante lei sentì qualcosa di freddo, liscio ed arrotondato appoggiarsi e premere leggermente contro l’areola.

Il morsetto inizio a stringersi in modo deciso, pinzando la carne fra areola e capezzolo. La sensazione di avere il capezzolo imprigionato in qualcosa era inequivocabile, ma non provava dolore, anzi, lo trovò stimolante. La stessa operazione, con le stesse percezioni, si ripeté poco dopo anche per l’altro capezzolo. Alla fine, se li sentiva tirati leggermente verso il basso, e l’uno verso l’altro, una sensazione instabile, però, come se qualcosa stesse oscillando. A muoversi ed a provocare ciò, era la catenella metallica che univa tra loro i morsetti.

Ignara di cosa comportasse allattare, aveva sempre considerato il suo seno ed i suoi capezzoli una zona sensibile e delicata del corpo, insomma parti da baciare, da leccare ed accarezzare. Pur gradendo quanto avveniva, Eleonora iniziò a domandarsi per quanto tempo avrebbe avuto i capezzoli imprigionati. Pensiero interrotto quasi subito dalla mano del Master, che si era insinuata tra le sua gambe. Un tocco inaspettato, che le provocò reazioni fisiche e mentali così intense, da impedirle di continuare a pensare in modo logico e coerente.

Quando le dita di Luca iniziarono a stimolarle sapientemente il clitoride e le penetrarono la vagina, lei stava già ansimando per il piacere. Pensò che Luca le stesse stringendo i morsetti ulteriormente, ma si trattava invece dei suoi capezzoli, che s’inturgidivano ancor più di quanto non fossero già.

-“Lo sai quanto ti sei bagnata, senti... -

Eleonora si ritrovò le dita di Luca contro le labbra. Erano madide dei suoi umori vaginali e ne sentiva l’odore. Forse perché lui mantenne quelle dita appoggiate più a lungo di quanto lei si aspettasse, o forse perché una forza ancestrale la spinse a farlo, ad un certo punto iniziò a leccarle ed a succhiarle. Lo fece con passione, tanto da sembrare golosa. Lui la lasciò fare ed anzi la incoraggiò:

-“Brava la mia cagna… una bella dote l’intuito… mi dimostri di essere speciale… proprio come pensavo -

Un brivido corse lungo la schiena di Eleonora. Se soltanto un’ora prima le avessero domandato come avrebbe reagito nei confronti di un uomo che l’apostrofasse come cagna, la sua risposta sarebbe stata perentoria, ovvero, che si sarebbe sentita offesa a morte. Ebbene, quell’umiliazione l’aveva invece fatta eccitare follemente, ancor più di quanto già non fosse.

Sganciato il moschettone del guinzaglio dal collare, Luca lo applicò al centro della catenella che penzolava tra i seni di Eleonora, facendo passare il perno in una delle maglie. Sempre più eccitata, venne apostrofata nuovamente:

-"Alzati cagna, segui il tuo Padrone"-

Istintivamente provò ad elaborare il significato di quelle parole, ma il pensiero le fu impedito dalla forte trazione che veniva applicata ai suoi capezzoli. Doveva mettersi a quattro zampe ed affrettarsi a seguire il Master. Cercò di essere rapida ed allo stesso tempo di muoversi elegantemente. Nonostante tutto, quella di piacere al Master era l’unica sua vera preoccupazione, in quel momento.

Nuda, bendata, con i suoi due grandi e sodi seni bianchi esposti, i capezzoli imprigionati nel metallo ed uniti fra loro da una catenella, che tramite il guinzaglio finivano nella mani del Master. Lei, “cagna al guinzaglio”, che ciecamente seguiva il suo Padrone. Un’icona intensa, che scatenò in lei un'eccitazione perversa e molto stimolante.

Luca la portò nuovamente a spasso per l’appartamento, in silenzio. Dove dovesse andare lo capiva dallo squilibrio di trazione ai capezzoli. Se era maggiore a sinistra, iniziava a svoltare a destra e continuava fino a quando la tensione era la stessa su entrambi. Quando alla fine si fermarono, davanti a lei c’era sicuramente il camino, una fonte di calore ed un crepitio glielo confermarono.

- Adesso mettiti in piedi -

Poiché il manico di cuoio intrecciato non si appoggiava al pavimento, sui capezzoli di Eleonora gravava ora anche il peso del guinzaglio, non solo quello della catenella fra i morsetti. Una piccola sofferenza che l'eccitazione di Eleonora trasformò in un’ulteriore fonte di stimolazione e piacere. Capì di appartenere a Luca, sia fisicamente che mentalmente, e provava appagamento nel sentirsi deresponsabilizzata e controllata da lui. Era come in trance quando le arrivò l’ordine successivo.

- In ginocchio, svelta -

Tentò di eseguire quell’ordine, ma vacillò. Dopo un paio di tentativi abbozzati ed in seguito abortiti, poi le arrivò una staffilata di frustino sulla natica, così forte da lasciare il segno:

- Se ti ordino di inginocchiarti, tu lo devi fare e basta… in ginocchio, cagna disubbidiente”.

L’intenso bruciore alla natica, la convinse ad obbedire.
Certa che sarebbe caduta, forse malamente, iniziò a piegarsi ugualmente. Perse infatti l’equilibrio, ma le mani del Master l’afferrarono saldamente per i fianchi, accompagnandola in sicurezza nella posizione che doveva assumere.

- Tu devi solo obbedire... e fidarti del Master -

La tensione del momento, quella presa e la constatazione che Luca era stato pronto ad evitare che potesse cadere facendosi male, le provocò un'emozione talmente intensa da causarle il pianto. Un pianto ch non era certo dovuto alla frusta, ma alla vergogna per aver considerato la situazione contando unicamente sulle proprie capacità ed assumendosi tutta la responsabilità.
Si sentì stupida; sapeva che il suo Master era lì, sicuramente pronto ad intervenire per proteggerla. Aveva dimenticato ciò che lui le aveva spiegato un’infinità di volte prima del loro incontro.

Non ebbe molto tempo per dispiacersi. Il Master l’afferrò con una mano per i capelli e senza mai mollare la presa le spinse il capo in avanti, quindi glielo fece reclinare completamente all'indietro. Chinatosi su di lei, la baciò in bocca con intensità e gliela penetrò con la lingua. Questa volta il bacio profondo durò a lungo. Di tanto in tanto Luca le infliggeva un po' di dolore ai seni tirando la catenella che univa i morsetti. Piacere, eccitazione, sofferenza, ad Eleonora quel bacio piacque da morire, tanto da desiderare di restare così, per sempre.

Adorava sentirsi unita al Master, senza possibilità di sfuggirgli, di muoversi e di essere distratta da quel che faceva… per lui. Capì che non ne avrebbe più potuto farne a meno.

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