Il Sequestro (Parte II)

Scritto da , il 2018-12-27, genere pulp

Ore 24

Rossa in faccia per la vergogna e la rabbia, tentò di coprirsi con le mani e di reclamare quanto gli era stato promesso. Ma i due si stavano solo riscaldando…
: -Non c’è fretta bela, abiamo tuta notte!
Rispose Valerj nel suo stentato italiano
: -Non erano questi i patti, voglio vedere i miei figli!
Tuonò energica lei
: -Ora Inginocchiati!
Replicò ancora più energicamente il boss
Il tono energico del energumeno la fece trasalire e rimase impietrita, tanto che iniziò a tremare come un vitellino.
La voce fredda e autoritaria di quell’uomo la terrorizzò.
: - Inginocchiati TROIA !!!
Ripeté
Le gambe iniziarono a tremare e senza rendersene conto, si trovò in ginocchio, con le mani adese al suo corpo.
: - Slacciati il reggiseno!
Continuò imperturbabile
A queste parole suo marito ebbe un sussulto e raccogliendo le sue ultime forze, riuscì ad alzarsi in piedi, ma le corde strette gli fecero perdere l’equilibrio e finì rovinosamente per terra, scatenando per giunta una violenta reazione da parte di Valerj che iniziò a prenderlo a calci con violenza lungo i fianchi.
: -Digli di smetterla, bastaaa, lascialooooo!!
Urlò in lacrime Rossana rivolta al leader dei balordi
: -Lo farò smettere solo se farai ciò che ti ordino.
I continui calci stavano sfinendo Mario, ancora qualche altro e forse sarebbe morto.
Difronte a tanta violenza, la bella Rossana, rispose che avrebbe fatto tutto quello che lui le avesse chiesto.
A queste parole, Valerj smise così di calciare e Mario poté nuovamente respirare riversandosi sul pavimento di lato. Respirava a fatica ma riusciva a muoversi, fortunatamente il suo fisico forte e allenato aveva retto a quella scarica di inaudita violenza senza procurargli delle importanti conseguenze. Mentre riprendeva fiato a fatica, la fredda voce del boss riecheggiò nella grande sala, continuando a impartire comandi alla sua mogliettina:
: - Slacciati il reggiseno!
Rossana obbedì e in lacrime liberò i suoi grandi seni circondati da areole violacei davvero imponenti.
: - Però! Non me le aspettavo così.
Esclamò Darko portandosi una mano sulla patta dei jeans, anche Valerj esclamò vivi apprezzamenti.
: - Ora togliti le mutande!
Mario ancora un po’ frastornato dall'aggressione riprese a muoversi e a lamentarsi per quello che gli era possibile, ma questa volta fu subito zittito da Valerj, che lo colpì con il calcio della pistola sulla testa, facendolo crollare su se stesso, procurandogli la perdita dei sensi.
: - Ora dormirà per un po’
Disse.
Rossana scoppiò nuovamente in lacrime, ma Darko non le staccava più gli occhi da dosso e nuovamente le ripeté l’ordine.
Questa volta dovette eseguire anche perché Valerj, continuava a gravitare attorno al marito ormai svenuto e se non avesse eseguito quanto chiesto sarebbe sicuramente stato lui a pagare le conseguenze del suo diniego.
Si alzò in piedi e con gran vergogna e velocità sfilò via le mutandine di pizzo, lasciandole cadere sul parquet.
Poi riprese la sua posizione eretta, mostrando il suo lungo, ma curato pelo pubico.
A quella vista Iancu fece partire un fischio seguito da un applauso, mentre Valerj rimase in silenzio osservando la donna attentamente.
Rossana ora guardava lontano davanti a se, cercando di concentrarsi su di un punto lontano della stanza per non incappare nello sguardo di nessuno di quei porci presenti, ma non poté fare a meno di notare che il porco seduto davanti a se, e a pochi centimetri dalla sua fica, aveva colto dal pavimento i suoi slip neri e ora la osservava con cupidigia, alternando sniffate del suo trasudato vaginale.
Mentre annusava i suoi sapori, continuava a fissarle continuamente il corpo nudo, giovane e rigoglioso, con bramosia; le pupille dilatate che spuntavano dalla fessura del passamontagna lo rimarcavano, trasmettendo una gran paura nella sventurata.
Disgustata concentrò nuovamente il suo sguardo sulla parete più lontana.
: -Sono odorose?
Chiese Iancu con interesse.
: -Mmmmmmh… abbastanza, la cagna ha un buon odore.
Rispose soddisfatto il boss.
L’aggettivo non piacque per nulla alla donna che sentì salire la rabbia, ma non riuscì ad esternarla verbalmente per paura e dunque le lacrime ripresero a scorrere sul suo viso.
Ormai era in piedi da qualche minuto, nuda e con la testa dritta davanti ai suoi carcerieri.
I suoi capelli biondi cadevano sui suoi seni nascondendone quasi le grosse areole; sopra le sue belle e slanciate gambe campeggiava un piccolo e ordinato cespuglietto sotto cui facevano capolino delle piccole labbra che sporgevano attraverso tutta la lunghezza delle grandi labbra.
Insomma nonostante l’età matura Rossana era capace di farlo rizzare, ancora come una ventenne.
La sua bellezza era davvero disarmante e quei maiali non volevano perdersi nulla di lei.
Senza proferir parola, il boss, con ancora il naso tra le sue mutande scimmiottò con la mano sinistra il gesto di voltarsi, il porco ora voleva ammirare il suo culo, il contatto fugace durante le prime concitate fasi del sequestro lo aveva molto incuriosito.
Rossana rimase per qualche secondo ferma, obbedire a quell'ordine per lei era una bestialità, poi però con grande vergogna si voltò mostrando il formoso nudo culo, a forma di pera. Le chiappe carnose e chiare si incontravano perfettamente l’una con l’altra e offrivano uno spettacolo altamente gradito.
Le fu ordinato di piegarsi in avanti per godere meglio dello spettacolo, così fu costretta ad allungare le braccia davanti a se fino ad appoggiarsi alla spalliera del divano, assumendo una posa a pecora, ma non era ancora abbastanza.
Mentre era piegata a mezzo busto le fu detto di portare le due mani sui glutei, in corrispondenza delle due estremità. Con un po’ di difficoltà – dovuta dal tremore dettato sia dalla paura che dalla scomoda posizione-, la donna fece quanto le era stato ordinato.
Una volta con le mani sul culo, le fu ordinato di spalancare le natiche.
Questa richiesta le sembrò così degradante che iniziò a singhiozzare come una bambina, ma i tre ormai non facevano più caso alle sue angosce.
: - Apri quel culo troia!
Iniziò ad urlare Iancu.
: - Si dai facci vedere l’ano.
Continuava Valerj.
Le mani della donna raggiunsero l’estremità delle chiappe e con lentezza divaricò i suoi glutei, mettendo in mostra il buco del culo a quei porci, che uno alla volta si avvicinarono per guardare e commentare.
: - Che bel buchino stretto, non mi sembra molto usato.
Commentò il rumeno
: - Mi basterebbe un paio d’ore per aprirle una voragine.
Replicò Valerj
: - Rossana, sei uno spettacolo!
Esclamò soddisfatto il boss facendo partire un applauso fragoroso.
Rossana tremava come una foglia a sentire quelli apprezzamenti sulle sue parti intime da parte di quei maniaci, e ad un certo punto le gambe non ressero più la tensione e cadde sulla spalliera del divano, sfinita dalla vergogna e dalla paura.
I balordi erano ancora concentrati a commentare le sue graziose forme, quando la donna di spalle e con la testa riversa sulla spalliera espresse a voce molto bassa, nuovamente, la volontà di vedere i suoi figli.
Seguirono dei secondi di silenzio, poi Darko prese la parola:
: - Bene! Hai fatto quello che ti abbiamo chiesto, e io sono un uomo di parola. Vai bella!
La donna si voltò e stese il braccio sul cuscino accanto a lei dove giaceva spiegazzato il suo vestito, ma Valerj fu più lesto di lei e con forza se ne appropriò.
Incomprensibilmente Rossana volse lo sguardo verso Darko come smarrita e sembrava volesse comunicarli, che succede? Perché ora fai condurre il gioco a lui?
L’idea di Darko come padrone la spaventava, ma pensare che anche il suo compagno ora potesse prendere iniziativa la terrorizzò.
Darko si limitò ad aprire le braccia in segno di rincrescimento.
Poi aggiunse:
: - Mi spiace, ma forse il mio amico preferisce vederti senza vestiti!
E si girò verso di lui strizzandogli l’occhio.
Con voce sempre più flebile e disperata la donna implorò di risparmiare ai suoi figli la visione della vergogna di quanto stava subendo.
Il boss volse il capo verso il suo compare, come a chiedere gentilmente di restituire il vestito che questi teneva ancora stretto tra le mani, ma il bulgaro scosse la testa deciso a non restituirlo; dunque si voltò di nuovo verso la donna dicendo:
: - Mi spiace bellezza, ma non posso deludere il mio amico.
Poi aggiunse:
: - Ti concedo di parlare con i tuoi figli per qualche minuto, lo farai da dietro la porta, così loro non vedranno la loro bellissima ed eccitante madre nuda.
Ovviamente Aslan ti starà affianco per controllare ogni tua parola.
: - Non erano questi i patti!
Rispose Rossana contrariata.
: - Per ora accontentai di questo, poi se farai la brava più tardi potrai vederli.
Quelle parole le gelarono nuovamente il sangue, ma ora doveva assicurarsi che i suoi beni più grandi stessero bene e cercò di raggiungere uno stato di calma accettabile, nel frattempo Iancu, raggiunse la camera al piano di sopra e chiese ad Aslan di uscire, in pochi secondi l’omaccione aprì la porta e dopo una breve conversazione, i due si lasciarono dietro la porta chiudendola con una mandata e si attestarono al centro del pianerottolo in attesa della donna.
: - Ora vai, hai 3 minuti a partire da ora.
Disse Darko facendo partire il cronometro al polso.
Rossana, percorse velocemente la sala e arrivata davanti alle scale, corse su verso la stanza dove erano rinchiusi Dario e Jessica. Dovette salire le scale affrontando i lussuriosi sguardi dei due presenti al piano, che ora fissavano ogni suo centimetro di corpo scoperto. Le sue grandi tette ad ogni gradino ballonzolavano verso l’alto per poi cadere verso il basso, cercò di coprirsi tenendo il seno per il resto dei gradini, ma quei porci non si facevano certo scrupoli e una volta vicina a loro, gli occhi continuarono a poggiarsi indisturbati su ogni parte del suo corpo.
Superati i due, si avvicinò alla porta prese fiato e con voce energica urlò:
: - Ragazzi, come state, tutto bene?
: -Si mamma ma ho paura, cosa vogliono questi uomini, perché ci hanno separato, te come stai?
: - Jessica amore, tutto ok! Come sta tuo fratello?
: - Stiamo bene, Dario è stato legato al letto e imbavagliato, ma sta bene
: - Vi hanno fatto del male?
: - No mamma, ma ho tanta paura!
Cercò di rasserenare la figlia dicendole che andava tutto bene e anche se il pianto le si stava strozzando in gola cercò di trattenere le lacrime a forza.
: - Domani sarà tutto finito, avranno i loro sporchi soldi e ci lasceranno in pace.
: - Papà dov'è?
Un scossa di nervoso le attraversò lo stomaco, e le ritornò in mente la scena del pestaggio, ma doveva fingere su tutto anche sulle condizioni di Mario che giaceva ancora svenuto sul divano e ora era da solo, in balia di quei pazzi scatenati al piano di sotto.
Trattenne il singhiozzo e poi rispose:
: - Papà è giù, hanno permesso solo a me di venire su per sincerarmi delle vostre condizioni, noi stiamo bene, ma ciò che importa è che voi stiate bene.
: - Si mamma, urlò Jessica, non ci ha fatto del male.
Poi Iancu si avvicinò a Rossana che ormai tratteneva a stento le lacrime e le disse che il tempo era scaduto e con modi poco garbati la strappò via dalla porta.
Madre e figlia si salutarono da dietro l’uscio e poi la donna venne accompagnata alle scale da Iancu, mentre Aslan prese posto nuovamente sulla sedia al piano.
Il balordo accompagnò la donna giù tenendola per un braccio fino al piano sottostante, arrivati nuovamente in sala trovarono Valerj e Darko sul divano in attesa.
Iancu si congedò dalla donna e prese posto affianco ai due.
: - Spero che ora tu ti sia tranquillizzata e che Aslan sia stato gentile con loro!
Le disse Darko.
Lei ignorò la sua stupida domanda e chiese il permesso di soccorrere suo marito.
: -Altra richiesta, altro tributo. Rossana non hai ancora imparato nulla. Tuo marito e qui ed è vivo, si sta solo facendo un piccolo sonnellino, niente di più, stai serena!
Replicò il capo, poi aggiunse:
: - Tuttavia posso acconsentire alla tua richiesta, ma devi fare qualcos'altro.
Rossana ormai piegata, tra le lacrime e sapendo di non avere altro modo per aiutare il marito, se non sottoporsi alle angherie dei tre, chiese cosa dovesse fare.
Gli occhi di Darko si illuminarono di una strana luce l’accondiscendenza di Rossana, lo esaltava, ormai era entrato in quella condizione in cui vederla sottomessa e impaurita, gli provocava un godimento irrefrenabile. Le sue lacrime erano per lui un premio per la sua depravazione e lo stimolavano a continuare.
Perciò le ordinò di inginocchiarsi verso di lui.
La donna completamente svuotata del suo arbitrio si inginocchiò
: -Bene, ora gattona con la testa alta rivolta verso di me, fallo molto lentamente.
Rossana iniziò a strisciare lentamente, come le era stato ordinato, ad ogni passo in avanti le sue enormi tette oscillavano piacevolmente, compiacendo i tre e ora anche Aslan si godeva in silenzio la scena dall'alto.
Mentre percorreva i 4 metri che la separavano dai suoi seviziatori, si sentì spogliata da ogni reazione e umiliata come un animale, ma soprattutto incapace di trovare una soluzione, intanto ben presto si trovò a metà del tragitto mentre quei porci applaudivano e commentavano come scimmie ammaestrate l’ondeggiare dei grossi seni.
Procedeva a testa china, mentre dal suo bel viso sgorgavano delle lacrime che si infrangevano sul pavimento.
: -Brava, Rossana!
Era il grido che continuavano a ripetere all'unisono i tre, mentre dall'altra parte si udivano solo singhiozzi.
Dopo pochi secondi la povera donna si ritrovò a carponi dinanzi al suo aguzzino, che abbassandosi all'altezza dell’orecchio sinistro, le sussurrò:
: -Non devi piangere, non c’è né motivo, ci stiamo solo divertendo.
Rimase ferma a pecora, per qualche istante, davanti al porco, non aveva il coraggio di alzare lo sguardo, ma non dovette attendere molto, infatti fu proprio lui a prendere iniziativa.
Darko si abbassò e slacciò i suoi scarponi liberando i suoi piedoni dalle scarpacce sudice.
Il puzzo raggiunse immediatamente l’olfatto della donna ai suoi piedi, tanto che dovette flettere il capo dall'altra parte per evitare di vomitare.
Lo slavo scoprì il piede destro dal calzino e con eccitazione infilò il suo fetido piede tra i seni candidi e burrosi di Rossana.
: -Cosa fai, ti prego, no! Esclamò lei, e cercò di ritrarsi provando ad alzarsi in piedi.
Ma il porco l’afferrò con forza per capelli, impedendole di sollevarsi e la costrinse di nuovo in ginocchio davanti a sé.
Le tette di Rossana non erano mai state tanto vicine alla faccia di un uomo diverso da suo marito.
Lo sconosciuto le tirò i capelli e avvicinò il viso al suo; sul volto di Rossana scorreva la paura e questo eccitava enormemente lo slavo; finalmente aveva l’opportunità di castigare una donna bella, ricca e borghese come lei.
Con violenza, le tirò i capelli in avanti, riportandola verso il basso. La caduta portò Rossana ad allargare le braccia in avanti per evitare di sbattere con la faccia per terra, riacquistando la posizione a carponi di prima.
: -Brava questa è la tua posizione stanotte, in ginocchio davanti a me!
Rossana riprese a piangere, mentre Darko eccitato continuava a stamparle il piede sulla faccia senza alcuna remora. Ad un certo punto il piede del porco, si insinuò sotto il mento e usandolo come leva, spinse il volto in alto verso di lui. Poi liberò anche il piede sinistro dalla scarpa e dal calzino, lo portò tra i suoi seni, strusciandoglielo contro violentemente.
Voleva guardarla dritta negli occhi, mentre la trattava come una cagna, perciò con il piede destro continuò a tenerle il mento in alto.
Rossana indifesa, non opponeva resistenza, uomo ora le faceva una gran paura.
Pian piano il piede destro, smise di svolgere la funzione di leva e, risalì quei pochi centimetri che dividevano il mento dalla bocca e senza nessun ritegno iniziò a fare pressione sulle labbra di Rossana.
La reazione della donna fu quella di serrare i denti per impedire di far entrare nella sua cavità orale il lercio e indesiderato piede, ma lo slavo iniziò ad assestare piccoli colpi, che aumentarono sempre più di intensità provocandole dapprima fastidio e poi dolore. Ben presto Rossana dovette spalancare la sua bocca e il piede dello slavo poté insinuarsi nella sua cavità orale.
Il piede del porco esplorò tutta la bocca e la dentatura, gli occhi di Rossana erano ormai vitrei e gonfi di lacrime. Nonostante i tentativi di ritrarre il capo all'indietro tramite anche l’uso delle braccia, lo slavo penetrava sempre più a fondo; il sapore di quel piede puzzolente e calloso si mescolò presto alla saliva e Rossana iniziò a manifestare dei conati di vomito, il respiro iniziò a mancarle, e fu proprio in quel momento che Darko, le pose il piede sinistro dietro la nuca, impedendole così di sottrarsi alla presa e sottoponendola ad una specie di fellatio.
Gli impulsi di vomito aumentarono, ma il maiale non mollava, il petto di Rossana iniziò a gonfiarsi, cercando di contrarre al massimo i muscoli respiratori, ma non bastava.
Pensava ormai di morire, soffocata da quel piede puzzolente, quando all'improvviso Darko, smise di far leva con il piede sinistro dietro la nuca e finalmente poté tirare la testa indietro, liberare la sua bocca e respirare nuovamente.
Paonazza in viso si gettò a terra, mentre i tre si abbandonavano a grasse risate.
Stesa sul pavimento iniziò a tossire liberandosi così dall'accumulo di saliva nella sua bocca sputando tutto sul parquet.
Ai colpi di tosse, seguirono dei forti conati di vomito, e altri fiotti di saliva furono riversati per terra.
Dopo qualche secondo riprese a respirare normalmente recuperando così il fiato.
Ancora a terra, poté sentire sulla sua pelle una sensazione di umidità, che presto si riversò nell'interno coscia; infatti mentre il suo fiato veniva meno, oltre ai muscoli respiratori, si contrasse anche la vescica e nel momento in cui riprese fiato, essa si sbloccò velocemente espellendo così un getto caldo di urina sul pavimento e sulle sue cosce.
Non ebbe il tempo di riprendersi e di rendersi conto di essersi pisciata addosso, che Darko era di nuovo su di lei, la prese violentemente per i capelli e la fece accovacciare davanti alla sua sedia. Ripresa la sua posizione, le ordinò di leccarli i piedi per bene.
L’arrendevolezza della donna era ormai palese.
La paura le aveva offuscato la capacità di ragionare, ma soprattutto quella di ribellarsi, iniziò così con la sua piccola lingua a leccare il piede lercio che prontamente Darko le aveva già sbattuto in faccia.
Soddisfatto del servizio ricevuto ordinò alla donna di smettere il lavoro con la lingua e appena lei alzò il capo, lui le disse in tono perverso:
: - Hai un buonissimo odore, chissà quante volte te la lecca questo stronzo, vero?
E indicò il tramortito Mario, steso sul divano.
Del sangue era presente sul lato destro della testa, punto in cui era stato colpito dal calcio della pistola e anche la sua camicia bianca presentava dei vistosi rigagnoli di sangue. La vista del sangue preoccupò Rossana, che con voce sommessa implorò il depravato:
: - Ti prego ho fatto quello che mi hai chiesto, ora fammi prestare soccorso a mio marito. Devo sincerarmi delle sue condizioni.
Il ceceno la guardò negli occhi, poi prese la donna per il braccio e l’accompagnò vicino a Mario.
Subito lei si lanciò sul corpo del marito e abbracciò tra le sue mani il viso ancora insanguinato, iniziò ad accarezzargli con dolcezza le guance, mentre le lacrime ripresero a scorrere sulle sue gote.
: - Cosa gli avete fatto, bastardi!
Si mise ad urlare.
: -Mario, amore, svegliati! Svegliati!
All'improvviso una scarica violenta d’acqua fredda travolse lei e suo marito, quest’ultimo riprese conoscenza quasi subito e si svegliò tra le braccia della moglie in lacrime.
Mario riprese a respirare e Rossana lo abbracciò disperata in lacrime, avvolgendo il suo viso tra i suoi grossi seni.
: -Bene, bene! Il bello addormentato è tornato tra noi.
Esclamò Darko gettando via il secchio sul pavimento.

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