Erotici Racconti

Idillio del suono

Scritto da , il 2018-07-12, genere voyeur

Ne abbiamo di dolci ricordi e la bella stagione ci riporta sempre alle mente le passioni e le occasioni sprecata della prima giovinezza.
Sono alla finestra in questa calda e ventosa giornata, mi chiedo come mai l'aria mi trasporti tutti questi ricordi ultimamente. Un suono proietta in me tutte le immagini di allora.
È croce e delizia, mi aiuta e mi tiene compagnia in questa nicchia di solitudine di cui ho bisogno.

Scrivevo, firmavo un foglio per l'esattezza e lei ne approfittava
per dirmi che chi firma spesso è egocentrico. No, non sono egocentrica, o forse sì ma sto firmando per non guardarla troppo.
Chi? Aurora.
Un viso asiatico delicatissimo, non lo si puo' descrivere è tutto nel suo nome.
Ho sempre pensato che i suoi genitori l'avessero scelto per descriverla chiamandola semplicemente.
Era una di quelle giornate in cui due giovani amiche si ritrovano insieme d'estate e sembra fatta apposta per me. Vi auguro di non incontrare mai Aurora, nei suoi grandi occhi nocciola vi perdereste. E io mi ero proprio persa, non riuscivo più a guardarla mentre accavallava e scavallava le gambe sulla poltrona della casa dei miei genitori.
Era il caldo lo sapevo bene e con il suo vestitino lasciava le gambe aperte per rinfrescarsi come fanno tutte le donne quando hanno caldo e non hanno chi le guarda.
Ma lì c'era qualcuno ad ammirarla, c'ero io, mentre consumavo inchiostro inutilmente su un foglio ormai senza spazi bianchi.
Mi chiedeva perché continuassi a farlo e io le dicevo per noia mentre il sangue mi ribolliva alla vista della sua pelle imbrunita dolcemente dal sole. Mi aveva chiesto di incontrare il suo ragazzo proprio a casa mia e io sapevo cosa significava quel tipo di favore. Le avevo già fatto tutte le raccomandazioni ma la verità è che ero nervosa per la gelosia e l'invidia.
Pensavo, calcando le lettere del mio nome, che io l'avrei fatta godere senza un domani se solo avessi potuto.
Mi sfiorò il collo e mi diede un tenere bacio sulla guancia come fanno le buone amiche e mi assicurò che non mi avrebbe causato problemi poi iniziò a dirmi che dovevo rilassarmi prodigandosi con un fraterno massaggio alle spalle. Le sue belle mani fresche sul mio collo, mi eccitava, aveva un tocco così morbido e delicato.

Sono alla finestra, affaccia sul mio giardino, nessuno puo' vedermi. Mi sfilo le mutandine e cerco il clitoride e mi rituffo nel mio bel ricordo di luglio.

Sono dentro, chiusi in quella stanza, lui è un tipo che si puo' dire bello ma non eguaglia Aurora, lei trasuda levità e dolcezza.
So bene che non è corretto ma non posso farne a meno quando inizio a sentire i suoi gridolini provenire da quella porta.
Questa volta inchiostro e carta non mi salveranno, finerei per scrivere il suo nome.
Posso calmarmi solo placando le mie voglie.
Spalanco le gambe sul divano e stringo tra le mani la maglietta che ha cambiato poco prima.
Mentre premo le dita creandomi piacere immagino il suo sinuoso corpo sul mio, si muove sulla mia pancia portandosi piacere e lasciandomi gli umori sul ventre.
Mi pare di sentire i suoi gemiti mentre lo faccio ma d'un tratto sento anche quelli di lui ed è come se la mia fica si richiudesse.
Non mi basta la sua voce devo guardarla.
La serratura non mi permetterebbe molto e quindi devo sfruttare i balconi delle due camere da letto che comunicano.
Mi affretto e inizio a spiare dalle persiane socchiuse, che meraviglia!
Dei fianchi stupendi fanno da cornice alla sua fica, coperta appena da un fitto pelo riccio sul clitoride ed intorno.
Mi abbasso e in silenzio mi masturbo veloce, le sta praticando sesso orale, le sue labbra carnose baciano la cappella di lui e la sua lingua le solletica il frenulo.
Le mani di lui le cercano il clitoride e lì mi innervosisco, vedo che non ne è capace.
Io saprei bene come farla impazzire.
Sostituisco le sue mani alle mie, non è difficile.
Le sto masturbando quella bellissima fica piena di voglia e lei mi succhia il clitoride, le infilo due dita dentro e geme, è bellissima. Le bacio la bocca tenendola per i capelli ricci raccolti da una coda fatta male.
Le rigo le rosee labbra con un dito.
No, maledizione!
Eccolo che comincia di nuovo a gemere, stai zitto! Mi rovini tutto. Accelero sapientemente la mano e mi cerco di nuovo piacere tenendomi il respiro per non farmi sentire.
Ora lei è sopra di lui, girata di spalle.
La mia fantasia vola.
Lei è di nuovo su di me e mi struscia la fica sul ventre umido del suo piacere. Le metto le mani sul culo e la aiuto a strusciarsi su di me, lei mi afferra i seni e a sua volta si muove per portarsi piacere. Sento il suo clitoride che mi solletica l'ombelico, si abbassa e mi bacia, ha la salivazione bassa, le nostre lingue si cercano e si annodano.
Le metto una mano dietro, le schiaffeggio il culo e lei salta e sorride poi le solletico l'ano.
Mi alzo e la lecco, le lecco il busto e le mordicchio i capezzoli, poi il collo e lei mi lascia un buon sapore di donna in bocca.

Inizio a sentirlo, mi sale il piacere, lei si toglie l'elastico ormai privo della sua funzione.
Butto di nuovo l'occhio dentro per alimentare la mia fantasia.

Le nostre gambe sono intrecciate e sudate, ci portiamo piacere a vicende, ci teniamo avvinghiate dove possibile per sentire piacere.
Le lecco il collo sudato e le sussurro gemiti strozzati all'orecchio. Le bacio la nuca e le sposto i ricci neri mordendole il collo.
Mi dice che sta venendo e con la coda dell'occhio vedo che butta le orbite all'indietro e infatti non resisto quando inarca la schiena.

Sto gemendo, posso farlo alzando anche la voce qui da sola.
Serro le gambe e mi accovaccio a terra premendo la mia fica con tutta la mano.
Una folata di vento mi prende il corpo.
Godo pensando alle sensazioni provate, alla paura di essere scoperta troppo debole rispetto alla voglia di avere Aurora per me.
Mentre in lontananza sento le cicale, le stesse di quel giorno. Che potere ha la mente di cercarsi quello di cui ha bisogno mi dico.
Quel suono mi ha portato di nuovo le membra di lei e il ricordo di averla immaginata mia.
Come quel giorno di luglio, quando come una ladra rubai il suo corpo coi miei sensi.
Semiramis

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