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Morire per rivivere. La fine. 2009. Panama City – Una villa sul mare a Isla Flamenco.

Scritto da , il 2018-06-08, genere pulp

-Trecento dollari? Non credo che il mio uomo accetti...-
-Cinquecento e cinquecento per te?-
-Mille dollari? Che c’è sotto... uomo? Per quanto ne so... non c’è donna qui che valga tanto... neppure io...-
-Facciamo che sono pazzo di te? Sono un ricco gringo loco. Nulla di più di quanto ti ho chiesto, mille dollari per una notte da ora a domattina, su... vai a chiedere al tuo padrone...-
Il valore del denaro!
E’ davvero la chiave che può aprire tutte le porte!
Mercedes gli diede un’ultima occhiata perplessa mentre prendeva quella porta dalla quale era uscita poco prima. Ne uscì poco dopo in compagnia di un uomo, bruno e snello, vestito come se stesse interpretando un film americano di gangster, mentre si avvicinava lo squadrò e lui cercò di assumere un atteggiamento innocuo, inoffensivo.
-Mercedes mi ha detto che sei disposto a pagare 500 dollari per la sua compagnia.. ma sei sicuro di averli? Fammi vedere il colore dei tuoi soldi...-
Mostrò i cinque biglietti da cento dollari. Li aprì a ventaglio.
-Muy bien... ma Mercedes non esce da qui. Lo farete nella sua stanza al piano di sopra e sgombri all’ora di chiusura... claro? Dammi il dinero...-
Segui Mercedes e salirono al piano superiore, entrarono in una stanza che sapeva di lei, c’era il suo profumo...
-Dammi il mio denaro... quello che mi hai promesso.-
Le diede il denaro e lei lo nascose.
-Preferenze... uomo? Per mille dollari devo darti tutto quello che vuoi, bocca... fica e magari vuoi anche il mio culo?-
Iniziò a spogliarsi ma lui la fermò con un gesto...
-Aspetta... voglio parlare...-
-Lo sapevo che c’era qualcosa di strano! Lo sentivo a pelle! Attento che con un grido faccio accorrere tutto il locale! Io non voglio parlare... se vuoi fottere bene! Se non vuoi... te ne vai! E non ti ridò il denaro.-
-Ascolta... sono tuo padre...-
-Mio padre? Non ho padre.. .io! Ah... capito! Vuoi giocare... vuoi che faccia la parte di tua figlia e tu quella del padre sporcaccione e incestuoso? Va bene... posso farlo... paparino! Cosa non si deve fare in questo mestiere!-
-Sono tuo padre davvero... ho amato tua madre, Manuelita... eravamo innamorati e abbiamo concepito te, poi per mia colpa lei è rimasta sola ed è morta dopo che ti ha messo alla luce, credimi... che scopo avrei a dirti queste cose? Se non a voler rimediare a quanto fatto? Vengo dall’Europa per poterlo fare...-
Mercedes prese a camminare per la stanza alzando le braccia sopra di se.
-Bastardo... bastardo... ma che stai farneticando? Non ho padre, ho vissuto una vita di merda! Anche se tu lo fossi veramente e non ci credo, chi lo vuole un padre? Ho passato la mia vita da una famiglia adottiva ad un’altra, lo sai che mi hanno violentata da bambina? Sfruttata? Utilizzata come serva e puttana? Bastardo... e perché ora? E non prima?-
-Sono colpevole d’ogni cosa che dici ma sto morendo, ho pochi mesi di vita e per quanto posso voglio rimediare... lasciamelo fare, odiami... maledicimi...! Ma lasciamelo fare... forse morirò meno infelice di quanto sono...-
-Perché ora? E non prima?! Ora sono una puttana e resterò per sempre una puttana! Perché ora? Non potevi venire prima che sprofondassi in quest’orrore?-
Il loro discutere durò buona parte della notte, Mercedes che si ribellava all’idea di avere un padre e lui che cercava di convincerla. Mercedes arrivò a colpirlo ripetutamente sul viso ingiuriandolo pesantemente e lui accettò il fatto, subì le percosse e le offese senza reagire, infine lei scoppiò in un pianto a dirotto, i singulti le scuotevano il corpo. Solo allora si lasciò avvicinare. Lui le prese le mani e la fece sedere sul letto, le si mise accanto, l’abbracciò passandole un braccio sulle spalle e prese a raccontarle cosa intendeva fare. Voleva che lei risorgesse a nuova vita, che lasciasse dietro di se quello che aveva vissuto fino ad ora... s’incaricava lui di tutto.
-Lui non non mi lascerà mai andare via, pensa che io sia un suo oggetto, una sua proprietà...-
-Ci provo... mi offro di comprarti, ma tu lo ami? E’ il tuo uomo...-
-Forse una volta... all’inizio ma ora non più, mi ha comprato pure lui come un oggetto, all’inizio era gentile con me... ma ora cerca ragazze più giovani, io per lui sono già vecchia ho già ventiquattro anni, troppi in questo ambiente dove iniziano a tredici, quattordici anni, mi tratta male, no... non lo amo, lo odio!-
-Pensi che accetterà di cederti...?-
-Dipende dalla cifra... forse si se è abbastanza elevata... forse accetterà per cercare di fregarti subito dopo aver preso i soldi... perché sei un gringo... perché fondamentalmente è disonesto...-
-O lo fa... o l’uccido. Non credo ci sia alternativa. Non voglio spargere il sangue di nessuno ma se è necessario... lo faccio. Tu vuoi abbandonare questa vita? Sarai ricca sai...? Ho dei progetti per te, sarai la mia unica erede, potrai vivere dove vorrai e come vorrai, nessuno saprà mai cosa hai vissuto, dovrai essere tu a voler dimenticare e dimenticare anche me, che ti ho tradito alla nascita.-
-Cosa intendi fare..? Lui è violento e infido.. devi stare attento..-
-Ora aspettiamo.. facciamo passare il tempo come se scopassimo davvero. Torno domani e ti richiedo e poi cerco di sistemare questa cosa a modo mio. Tu devi essere d’accordo su tutto quello che farò, deve lasciarti andare o l’uccido. Ma questo non deve saperlo, vediamo prima come reagisce, nessuna minaccia quindi. Poi torniamo a San Josè, ti ho già procurato il tuo nuovo passaporto e dopo nuova vita. Sarai ricca e libera. Non sappiamo neanche come ti chiamerai. Sarai una nuova Araba Fenix... rinascerai dalle tue ceneri.–
All’ora di chiusura lasciò la stanza di Mercedes e tornò al suo motel. Avevano parlato per tutto il tempo, parlato di tutto. La sera successiva tornò e nuovamente la richiese. Nuovamente pagò i cinquecento dollari. Non vedeva l’ora di rivederla, ora ogni attimo che le stava distante era un tormento. Molto più tardi scese e bussò alla porta dell’ufficio.
Il magnaccia era seduto ad una scrivania e nascose subito i soldi che stava contando.
-Sei tu? Che vuoi? Mercedes non fa la brava bambina? Non accetto richieste di rimborso..-
-Voglio proporti un affare.. un affare che non potrai non accettare..-
-Cosa...? Che roba tratti tu? Che vendi...?-
-Non vendo... io compro. Io compro e tu vendi. Voglio Mercedes..-
-Mercedes è la mia donna... non è affatto in vendita. Mi rende bene... io non vendo le mie donne.-
-Trattiamo? Fai un prezzo e vediamo...-
Ah.. quel suo sguardo! “Sei un uomo infido.. ti sei tradito”... pensò, quello sguardo lo condannò.
-Cinquantamila...-
-No... la metà. Venticinquemila...-
Non voleva certo far oggetto di mercato la figlia ritrovata, ma doveva tenere banco, mostrarsi testardo e poi arrendevole il giusto. Seguitò il gioco. Della domanda e dell’offerta.
-Quarantamila...-
-Trentacinquemila... è la mia ultima offerta...-
L’uomo accettò troppo presto e così confermò la sua intenzione di farsi pagare per poi... chissà? Magari farlo scomparire in qualche fossa fuori città. Presero accordi per lo scambio da lì a tre giorni, lui doveva tornava a San Jose per procurarsi il denaro.
Risalì da Mercedes.
-Dovrò ucciderlo... Mercedes, ha accettato di cederti ma ha l’intenzione di prendere i soldi ed eliminarmi o comunque non terrà fede alla parola data... dovrò farlo...-
-Non voglio che rischi per me. Ho bisogno di saperti vicino ora. Non posso concepire il mio futuro senza te.-
-Va tutto bene. Risolvo tutto... fidati...-
La notte stessa telefonò a San Jose. Dopo poche ore di sonno affittò un aereo per un volo per la capitale, trovò il grassone al solito bar.

San Jose 2009.
-Voglio un revolver 38 special. Vecchio... non nuovo, provvedi tu a cancellare il numero di matricola con l’acido, sostituisci la canna e il percussore con degli altri nuovi, inoltre mi procuri un silenziatore e una scatola di cartucce. E li voglio... per ieri... cioè subito... a qualsiasi prezzo... mi hai capito?-
-Mi servono un paio di giorni... duemila dollari...-
-Appena l’hai chiamami in camera...-
Passò i due giorni a pensare a Mercedes. Rivedeva pienamente in lei Manuelita, aveva i suoi capelli, gli stessi occhi, la stessa bocca. Gli pareva di poterla far rivivere in lei. Era quello che desiderava di più al mondo... rivivere la sensazione della sua vicinanza.
Il terzo giorno il grassone lo chiamò in camera e fecero lo scambio nel gabinetto dell’hotel stesso. Volle provare il revolver e il grassone lo portò con la sua macchina appena fuori città. Dopo l’accompagnò all’aeroporto, a sera era di nuovo a Upala.

Upala 2009.
Nel frattempo Mercedes ebbe un colloquio piuttosto vivace con il suo uomo, questi la maltrattò un po’, qualche schiaffo giusto per ammorbidirle la volontà, le chiese dello straniero, di cosa desiderasse veramente e chi era, lei rispose che era uno strano e si era messo in testa di sposarla. Mentì su tutto, finse anche una specie di piacere mentre lui la piegava e la possedeva con violenza per dimostrarle che era cosa sua, mentre usciva le disse che voleva i soldi del contratto e che poi lo straniero sarebbe sparito. La prossima volta doveva dirgli addio, salutarlo per sempre.

Upala 2009. Il protettore.
Ora il dolore era subdolo, mentre prima tornava con una certa puntualità ed era perciò prevedibile adesso lo colpiva all’improvviso con fitte lancinanti. Prese allora la decisione di prendere sistematicamente gli antidolorifici e non al momento del bisogno, ma era permanentemente annebbiato. La sera del suo ritorno ad Upala era nuovamente nel locale. Salì con lei nella sua camera e parlarono a lungo. Le spiegò con cura cosa doveva fare e discese solo quando fu certo che avesse capito perfettamente.
Si guardò intorno e certo di non essere visto entrò nell’ufficio, fu accolto da una domanda.
-Hai i soldi...?-
-Certo... possiamo fare lo scambio...-
Levò il revolver munito di silenziatore di tasca e glielo puntò alla faccia.
-Sei uno sciocco... ti sei lasciato prendere dall’avidità, non sai che è una debolezza?-
-Che fai? Tu sei pazzo... –
-Fai una cosa... se non accetti ti uccido, nessuno sentirà lo sparo. Prendi carta e penna...-
-Scrivi sul foglio che hai davanti... scrivi bene... scrivi questo... mi sto vendendo, vendo la mia anima per trentacinquemila dollari... devi scrivere questa frase, queste parole... firma.-
Osservò mentre scriveva... era mancino.
-Firmala.. firma quel foglio. Chissà perché ti sei ritenuto furbo e in grado di fregarmi, eppure ti avevo avvisato prima che non ammettevo un rifiuto e fregature. Non voglio complicazioni, mi spiace per te...-
Gli si avvicinò e gli si pose alla sua sinistra, rapidamente gli appoggiò il revolver alla tempia e premette il grilletto, si sentì solo il colpo ammortizzato dal silenziatore, l’impatto con il proiettile gettò a terra l’uomo che quando raggiunse il pavimento era già morto. Pulì l’arma e poi gliela mise nella mano sinistra e usando la sua mano inerte sparò nuovamente verso la parete premendo il grilletto affinché le particelle di polvere da sparo gli si disperdessero sulla pelle. Tolse e si mise in tasta il silenziatore.
Ecco... allestita la scena perfetta di un suicidio, il colpo alla tempia e lo scritto, ambiguo ma sufficiente a simulare un valido motivo. Voleva lasciare sul tavolo la somma pattuita ma tanto sarebbe stata prelevata dalla polizia ed era uno spreco. Cercò e trovò un’automatica nei cassetti della scrivania, la prese con se, perché far sorgere dubbi sul fatto che non avesse usato la sua arma per uccidersi?
Tornò nel locale, nessuno fece caso a lui, risalì da lei.
-Sei libera... siamo liberi Mercedes...–
Le raccontò cosa era successo e che era stato obbligato a farlo. Mercedes si sentì finalmente libera. Lei, come la Fenice poteva rinascere dalle sue ceneri e riprendere il volo dimenticando il passato e vivere ora con nuove aspettative.
La lasciò e ritornò al suo motel. Il giorno successivo gli abitanti della cittadina non parlavano d’altro che del suicidio avvenuto, ma nessuno rimpiangeva veramente il morto. Mercedes aveva lasciato la sua stanza sopra il locale e aveva preso alloggio in un albergo.
Le chiese di lasciare tutto dietro di se. Ogni cosa. Volarono a San Josè separatamente, lei aveva con se solo il minimo necessario, niente bagagli. Prese alloggio nel residence indicatole mentre lui tornò al suo albergo in attesa del nuovo passaporto che il grassone doveva fornire. Ogni giorno passavano molte ore assieme... e ogni minuto in sua presenza gli riempiva il cuore di felicità, rivedeva in lei Manuelita, in ogni suo gesto e nel suo sorriso luminoso.
Una settimana dopo telefonò il grassone. Aveva il passaporto ma c’erano delle complicazioni, delle spiacevoli novità, visto quanto era successo ad Upala ora il passaporto valeva più soldi di quanto concordato... molto di più. Si misero d’accordo per incontrarsi il giorno dopo davanti al palazzo della Posta, avrebbero fatto lo scambio nella macchina. Quando...? A che ora? Chiese il grassone. Il tempo di procurarmi i soldi... rispose lui... lo tiene in una cassetta di sicurezza del Banco Central. Ritirava il denaro e poi potevano incontrarsi alle sei? L’indomani nel primo pomeriggio si recò in centro città, lasciò sola Mercedes e prima di entrare in banca comprò in un negozio una valigetta ventiquattrore, in un altro negozio... una drogheria, comprò delle bottiglie contenenti alcol denaturato 90° gradi, altamente infiammabile e della benzina avio, mise le bottiglie nella valigetta. Si recò in banca e ne uscì dopo una mezz’ora abbondante, una semplice precauzione nel caso fosse seguito. Nell’attesa dell’appuntamento si riparò nell’aria condizionata del Bar Central. All’ora convenuta aspettò il grassone davanti al palazzo delle Poste.

San Josè 2009. Il grassone.
Il grassone passò a prenderlo poco dopo. Lui salì nella macchina, gi disse di andare fuori città in un posto isolato per lo scambio. Il grassone gli chiese se avesse il denaro e lui mostrò la valigetta. Non sapeva se lo aveva seguito né le sue vere intenzioni oltre a quelle di ricattarlo ma doveva anticiparne le mosse. Appena fuori città levò l’automatica presa ad Upala che era appartenuta al protettore di Mercedes e gliela mostrò, la tenne puntata verso lui.
Il grassone prese a sudare ancora più copiosamente, ora lo pregava piagnucolando, il passaporto glielo avrebbe dato senza sovrapprezzo, ma ormai il suo destino era segnato. Gli ordinò di dirigersi verso Alaujela, poco prima della cittadina gli indicò una strada che s’immetteva nella rada boscaglia, lo fece fermare.
Gli intimò di dargli il passaporto e i documenti allegati e senza fare mosse azzardate se non voleva morire subito, alla magra luce dell’abitacolo lo esaminò superficialmente, rimandò a più tardi un esame più accurato, se lo mise in tasca.
Gli ordinò di scendere e di mettersi in ginocchio. Ora il dilemma... l’avrebbe lasciato qui passando sopra al tentativo di ricatto? Con il solo castigo di dover farsi a piedi la strada fino alla città? Questo gli sarebbe bastato come lezione? Il grassone ora pregava... lo scongiurava di lasciarlo vivere, prometteva mari e monti. Lui non lo ascoltava, pensava a quanto gli esosi diventano sciocchi e ingenui all’estremo e probabilmente sono tanto stupidi che non imparano mai. Gli chiese chi altri sapesse del passaporto, solo il funzionario che lo aveva rilasciato ma non sapeva altro, rispose il grassone. Ora doveva garantire a Mercedes il futuro, non esisteva una altra alternativa e sparò. i proiettili esplosi in rapida successione colpirono al nuca il grassone che cadde pesantemente a terra senza vita. Gli sparò nuovamente fino a scaricare completamente l'arma in corrispondenza della bocca per distruggere eventuali lavori dentari che potessero portare alla sua identificazione. Lo perquisì quindi accuratamente, scoprì che teneva una piccola automatica calibro 22 in una fondina alla caviglia, la prese con se come anche il portafogli e l’anello che portava al dito. Controllò nuovamente e lo cosparse abbondantemente di alcol, di benzina avio e diede fuoco, rimise i contenitori nella valigetta. Mentre il corpo bruciava si allontanò con la sua macchina. Il suo programma iniziale era di far esplodere anche la vettura ma cambiò idea, buttò in un canale le pistole, il portafogli e l’anello, ritornò in città e parcheggiò in una strada periferica. Pulì accuratamente ogni parte che poteva aver toccato. Gettò la valigetta e i contenitori nell’immondizia. Non aveva rimorso alcuno, ucciderlo era una forma di difesa. Il grassone, fornendogli l’arma e sapendo dell’uomo di Upala, con un semplice ragionamento era arrivato a capire cosa era veramente successo, li avrebbe ricattati. Non poteva permetterlo, doveva garantire Mercedes e il suo futuro. Ucciderlo era stato un passo obbligato.
Poco distante fermò un taxi e si fece condurre in centro, raggiunse a piedi il suo albergo. Di quanto accaduto non disse mai nulla a Mercedes, il fardello ulteriore doveva portarlo lui. Esaminò con cura il passaporto che non lo convinse completamente e decise che lo avrebbero usato con molta cautela, lasciarono il paese via terra dove i controlli erano più superficiali che in aeroporto.

2009. Panama City – Una villa sul mare a Isla Flamenco.

Era stato tutto programmato da tempo.
Si sposarono all’ambasciata svizzera di Panama City. Era un matrimonio di facciata ma formalmente valido. Lo aveva preferito al riconoscimento di paternità o a un provvedimento d’adozione. Fece un testamento nel quale lasciava ogni suo bene a Mercedes che aveva ora la nuova identità. Con il matrimonio lei acquisì il diritto di chiedere la cittadinanza e un passaporto svizzero. Le relative domande furono inoltrare con procedura d’urgenza e lui mise in moto le sue conoscenze per favorirne la concessione. Le ricordò che doveva aspettare lì... a Panama il nuovo passaporto, il vecchio non avrebbe dovuto mai utilizzarlo o solo per le banche e le registrazioni in albergo.
I loro giorni li trascorrevano assieme, perennemente. Poco dopo l’arrivo e nonostante la villa contasse diverse stanze, presero l’abitudine di dormire nello stesso letto. Il motivo era quello di poter parlare e raccontarsi a lungo, a volte fino a notte inoltrata. Insomma volevano viversi pienamente per il poco tempo che restava. Le raccontava di Manuelita, di sua madre e Mercedes ascoltava rapita. Aveva facilmente dimenticato la vita fatta fino a poche settimane prima. Non voleva credere che l’uomo che era suo padre e che le aveva cambiato la vita potesse morire entro pochi giorni, lo riteneva una crudeltà del destino.
Una notte... erano a fianco a fianco sul letto, lui, vedendo il chiarore della luna che entrava dalla portafinestra aperta, ritornò con la mente alle notti passate con Manuelita in quella locanda sul mare. Mercedes... lo guardava e ascoltava. Presa da un trasporto di tenerezza volle baciarlo. Mercedes voleva usare la sua forza e la giovinezza come un elisir da trasferirgli, un elisir di lunga vita.
Sembrava che l’amore potesse fare il miracolo finché in una una giornata disgraziata lui non perse i sensi.
La malattia aveva vinto sull’amore.
Quello stesso giorno, quando lui riprese i sensi, le disse che l’amava... che amava Manuelita e Mercedes nella sua stessa persona. Lei pianse di commozione.
Da quel momento deperì rapidamente giorno per giorno. Era ormai evidente che la malattia che lo minava non gli avrebbe lasciato molto tempo da vivere. Il suo aspetto era macilento e il dover continuamente ricorrere a farmaci sempre più forti per vincere il dolore lo stordiva. Dormiva per buona parte del giorno.
Mercedes era cambiata, la sua vita precedente l’aveva resa arida ma ora aveva preso ad amare, aveva riscoperto sentimenti di partecipazione e di carità che non sapeva di possedere, soffriva nel vederlo consumare come una candela accesa.

Panama 2009. L’ultimo giorno.
-Mercedes.. è arrivato il mio momento. Continuare così non mi va, mi vedo ridotto ad un vegetale e non lo sopporto. Voglio morire a modo mio, morire come sempre mi sarebbe piaciuto. Mi aiuterai? Non piangere e non soffrire per me, il mio morire è come un rinascere, ho potuto ritrovare te e con te rivivere Manuelita.-
Il pomeriggio raggiunsero la spiaggia che fronteggiava l’oceano Pacifico. Era una spiaggia poco frequentata e molto pericolosa per via delle forti correnti oceaniche che portavano al largo, molti nuotatori vi avevano trovato la morte.
Lui si spogliò e appena nell’acqua si tolse la protesi e si portò nuotando al largo mentre Mercedes lo guardava e piangeva silenziosamente.
Il corpo fu ritrovato tre giorni dopo al largo di Punta Patilla, Mercedes fu chiamata per il riconoscimento del cadavere.
Pianse altre lacrime... ma si era fatta la convinzione che si sarebbero ritrovati. In un’altra vita. Quando ebbe il nuovo passaporto lasciò definitamente il centro america, non vi sarebbe mai più tornata.



E’ possibile cambiare radicalmente vita?
Quante volte si può ricominciare da zero?

(Bernardo Atxaga, poeta basco.)

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