Cuck e mogliettina sottomessi - capitolo II

Scritto da , il 2018-05-08, genere dominazione

Avevamo concordato una storia che poteva stare in piedi. Io ero un professionista che un po’ di tempo addietro avevo dato una consulenza alla sua azienda e che per qualche ora avevamo lavorato insieme. Era una storia un po’ ballerina non perché io non fossi un consulente, ma perché della azienda di Massimo non sapevo proprio niente, mi aveva detto solo come si chiamava il direttore tecnico che era la persona con cui avrei principalmente svolto il lavoro. Altre, tra cui Massimo, erano state coinvolte solo marginalmente e per poco tempo. Questo perché se la moglie avesse chiesto qualcosa su qualcuno, io avrei potuto tranquillamente rispondere che non l’avevo conosciuto. Quindi era richiesta un po’ di improvvisazione e di recitazione. Ero un po’ preoccupato per Massimo. Speriamo bene, pensai.
Erano da poco passate le 18,15 quando stavo pensando ad una bufala ed invece li vidi comparire. Difficile pensare a quel trentacinquenne come una trav, era inverno ed era molto coperto, mentre Valentina, la moglie, era facilmente immaginabile come una sottomessa, ammesso che fossi riuscito a risvegliare una sessualità che in quel momento mi sembrava che lasciasse alquanto a desiderare.

Fu lui a salutarmi. – Buonasera dottore, che fa da queste parti? Vengo spesso in questo centro commerciale e non l’ho mai vista. –
Sorrisi. – Buonasera Massimo, in effetti non è proprio la mia zona, ma passavo da qui ed avevo bisogno di un carica batterie nuovo ed eccolo qui – risposi mostrando la scatoletta. Massimo mi presentò sua moglie, come nelle foto era timida, ma mi resi conto che un po’ di carattere lo aveva.
– Stavamo per prendere un aperitivo, ci fa compagnia? –
- Volentieri. – risposi. Ordinammo e ci accomodammo ad un tavolo.
Mentre sgranocchiavamo patatine e noccioline e sorseggiavamo i nostri drink parlammo del più e del meno. Cercai di mettere Massimo a suo agio, parlava un po’ a voce troppo alta e mi sembrava un po’ nervoso. Lo feci rivolgendomi alla moglie che si era ritirata nel suo guscio. – Venite a fare spesso spesa qui? – chiesi. E lei apprezzò l’attenzione. – Sì – mi rispose, - stiamo a qualche centinaio di metri da qui, anche se quando veniamo a fare spesa prendiamo sempre la macchina… per le buste – mi disse indicando le stesse che riempivano il carrello posteggiato lì di lato. Lei sorrideva, era timida, ma non introversa, anzi sembrava più brillante del marito che, ora, non essendo più costretto a chiacchierare si stava rilassando. Continuai a parlare con lei chiedendole di quello che faceva, del suo lavoro e dei suoi interessi. Lei si sciolse, sorrideva ed era simpatica, era sempre timida, ma su quegli argomenti non era confusa, aveva le idee chiare. Mi accorsi che mi piaceva davvero, la volevo. Parlammo a lungo tanto che ormai eravamo alle diciannove. Pensavo che l’incontro fosse andato bene, ma non sapevo quale sarebbe stato il secondo passo, ci avrei pensato dopo. Mi alzai per andare a pagare e ci fu la solita scena che si ha in questi casi, ma no tocca a me, l’ho invitata io… Posi fine alla questione dicendo – aspettatemi che ci salutiamo. -
Mentre ero alla cassa li vidi confabulare, non sapevo di cosa parlavano, ma lo scoprii quando tornai per salutarli. Fu Valentina che mi disse – perché non viene a cena da noi… se non ha già altri impegni ovviamente. – Perfetto pensai, ma non potevo precipitarmi. Come da circostanza – Non vorrei disturbare… -
- Non disturba, anzi è un piacere, ci segua in macchina. –
E così fu. Mentre Valentina sfaccendava in cucina io e Massimo chiacchieravamo in soggiorno. Era di nuovo nervoso, forse si stava pentendo del passo che aveva compiuto. – Tranquillo – gli dissi, - va tutto perfettamente, rilassati. - Lui si mise ad apparecchiare la tavola. Aveva quasi finito quando la moglie lo chiamò. Un minuto dopo tornò e mi disse che si erano dimenticati di prendere il pepe, andava giù al negozietto sotto casa e tornava subito. Un istante dopo comparve Valentina che sorridendo mi disse se desideravo una birra. Risposi – sì, grazie. – E la seguii in cucina. Lei si chinò in basso per prendere la birretta dal frigo. Indossava un vestitino di lana che la fasciava bene. Era accaldata ed aveva sbottonato qualcuno dei bottoni alti, si intravedevano le piccole tette, ma svettavano ed il tutto mi eccitò. Ai piedi portava degli stivaletti con un tacco a spillo, ma basso. Sotto probabilmente indossava collant e normale biancheria. Mi porse la coppa di birra e prendendola le sfiorai le dita della mano. Fu come una scossa, indugiai e lei non si sottrasse. La guardai in profondità negli occhi, lei arrossì ed io diedi una bella sorsata. Poggiai il bicchiere sul tavolo e le passai il braccio dietro la schiena e l’attrassi a me. Era rigida e mi guardò smarrita, ma non disse bah, né si sottrasse. Mi chinai e la baciai sulle labbra, lievemente. Intanto la mia mano si spostò sulle natiche. Poi le mie labbra scesero sul collo e la baciai voluttuosamente. Lei mugolò. Ritornai alle sue labbra che si erano dischiuse e stavolta il bacio fu più intenso e penetrai con la lingua tra le sue labbra. Avvolsi la mia lingua sulla sua, le sue gambe cedettero e la trattenni in piedi. Le sfiorai il seno e sentii un capezzolo bello ritto, da sopra il vestito la toccai tra le gambe e sentii la sua eccitazione. Poi sentii altro, la chiave girare nella toppa. La lasciai con una pacca sul culo. Si girò verso le pentole ed io ripresi il bicchiere in mano e sorseggiai mentre Massimo entrava in cucina. A passo di carica, in quel momento era un marito geloso. Presi un’altra birra dal frigo e un bicchiere. - Andiamo in soggiorno - gli dissi – e lasciamo lavorare in pace chi fa qualcosa. – Decisi di non dirgli niente, non sapevo come l’avrebbe presa, nonostante tutti i proclami che in chat aveva manifestato, sapevo che ora aveva molti dubbi, glielo leggevo sul viso tirato.
Valentina era una cuoca abile e la cena fu piacevole, sia io che lei facemmo finta che non fosse successo niente. Continuai a dar loro del tu e loro a me del lei, qualche capello bianco aiuta a mettere in soggezione. Gli aperitivi, le successive birre ed il vino contribuirono a creare un clima di convivialità ed a rilassare tutti. E verso le 22,30 li lasciai.

La mattina del lunedì dopo, in chat, Massimo mi chiese. Era sospettoso, ma negai tutto, - cosa vuoi che sia successo in quei pochi minuti in cui sei stato assente. - Lo avrebbe saputo quando avrei deciso io e comunque dopo che il delitto si fosse consumato ed ancora non eravamo neanche ai preliminari. Però volli il numero di telefono della moglie e lui me lo diede, contento e scontento allo stesso tempo. Voleva che succedesse ed al tempo stesso ne era spaventato, ma non mi poteva negare di voler ringraziare sua moglie direttamente per la cena.




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