Rabbia

di
genere
etero

Non sopporto litigare con lei prima di andare a dormire.
Non sopporto addormentarmi arrabbiato, poi dormo male, non mi riposo e la mattina mi sveglio ancora più incazzato.
Ho sonno, sono stanco, ma porca puttana quanto mi girano i coglioni.

02:00
Mi sono svegliato di soprassalto, devo aver fatto un incubo da cui fatico ad uscire, lei è qui di fianco, mi basterebbe abbracciarla, basterebbe aggrapparsi al suo seno come a delle boe per tornare a galla, per tranquillizzarmi.
Ma sono ancora arrabbiato, anzi più ci penso …

03:15
Sono un lago di sudore, mi alzo e gironzolo per casa, mi rinfresco un pochino camminando a piedi nudi sulle mattonelle, bevo un po’ d’acqua poi torno a letto, certo che è bella, con quelle gambe lunghe che spuntano dalla camicia da notte, avrei voglia di accarezzarle, appoggiare la testa sul cuscino delle sue chiappe, ma non posso.
Per me ieri l’ha fatto apposta a farmi arrabbiare così, altro che carezza, due schiaffi sul culo dovrei dargli.

06:00
Così dice la sveglia, tra un’ora deve suonare poi si va al lavoro, lei dorme beata, tranquilla, guarda quelle labbra, lo so che sono morbide ma vorrei baciarle per sentirlo di nuovo, ma mi fanno male le mascelle, devo aver stretto i denti tutta la notte, perché poi? A si ieri sera! Come fa?! sembra una bimba invece… avrei voglia di urlarle contro!
Mi giro dall’altra parte.

Mi sveglio di nuovo, ma non è la sveglia, è lei.
Mi sta abbracciando, ha appoggiato la testa sul mio petto e una gamba sulla pancia.
Con una mano mi sta accarezzando il petto, la guardo, è nuda.
“buongiorno!”
“va a cagare, ho dormito di merda!”
Faccio per alzarmi ma lei mi trattiene.
“scusa!”
“scusa il cazzo! sei proprio stronza quando fai così, l’hai fatto apposta vero?”
“all’inizio mi divertiva stuzzicarti, farti arrabbiare, poi però non sono riuscita a fermarmi, l’ho visto che ti sei arrabbiato davvero… scusa!”
“devo andare al lavoro!”
“non ci pensare neppure, tu non ti alzi! Prima dobbiamo fare la pace!”
“non ne ho voglia”
Si alza di scatto e mi guarda alzando un sopracciglio “tu?!”
Scoppia a ridere e mi bacia.
Ma io non ne ho voglia davvero.
Mi fa togliere i pantaloncini che uso per dormire, scende e mi prende l’uccello in bocca, ma io sono ancora moscio, è un po’ stupita.
Ci mette un po’ ma alla fine raggiungo una erezione dignitosa, mi sorride, ma io allungo una mano, gli stringo i capelli e gli spingo giù la testa con forza, due, tre volte.
Si affoga quasi, “sono ancora arrabbiato!”
La faccio girare a pancia giù e gli monto sopra.
Le schiaccio la faccia sul materasso, mentre glielo infilo nella figa, la prendo con forza da dietro, spingo più a fondo, le allargo le chiappe, voglio che lo senta tutto.
Spingo più forte, lei geme.
Quanto mi ha fatto incazzare, la mascella mi fa male per quanto digrigno i denti.
La faccio girare su un fianco, e le faccio piegare le gambe, così riesco a farglielo sentire tutto, così riesco a vedere il suo viso sconvolto, così riesco ad agguantare un seno e stringere, forte, mentre spingo, spingo, sempre più forte! Sempre più in fondo! Penso a ieri sera e aumento le spinte.
Le tiro i capelli e la costringo a piegare la testa indietro.
Sto sfogando tutta la rabbia e tutta la tensione contro di lei, dentro di lei.
Urla!
Spingo ancora, più forte.
Urla di nuovo più forte.
Le ho fatto male?!
Mi allontano di scatto come scottato.
“ti ho fatto male?! scusa cazzo! Non volevo! Davvero scusa! Non ragionavo più!”
Ma nei suoi occhi non c’è rabbia o dolore, piuttosto dolcezza, piacere.
“sciocco, non mi hai fatto male! Vieni continua!”
Ma io non voglio, ho perso il controllo, mi sono fatto paura da solo, volevo fargli male, volevo punirla, non mi piace.
Mi viene quasi da piangere, questo non sono io!
“scusami davvero, non volevo” faccio per alzarmi, ma lei mi ferma.
Mi sorride con dolcezza, “non è successo nulla!”
Mi fa stendere e mi sale sopra, mi prende lentamente dentro di lei, mi guarda, poi posa la testa sul mio petto.
Si mette le mie braccia sulla schiena “stringimi!” mentre mi stringe con tutta la forza che ha.
Si muove piano con dolcezza, affondo il viso nei suoi capelli mentre le sussurro ancora le mie scuse.
“ti amo!”
“lo so, ma anche io ti amo scemo! ”
restiamo così, dolcemente, stretti una nelle braccia dell’altro.
Sto bene, tutta la rabbia, la tensione, tutto sparito, solo pace.
“Scusami di nuovo!”
Si tira su e mi guarda seriamente
“guarda che non mi farei mai fare qualcosa che non voglio! Neppure da te. Adesso chiama al lavoro, digli che oggi non vai”
“perché se mi sbrigo riesco ad arrivare giusto con una mezz’eretta di ritardo”
“non penserai di cavartela così?! io e te dobbiamo riprendere il discorso di prima dove si era interrotto”
Mi bacia mentre rincomincia a muoversi sopra di me.
scritto il
2018-01-30
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