Harem/2

Scritto da , il 2018-01-22, genere saffico

La sera successiva, dopo che ebbi passato tutta la giornata tra scartoffie e inventari con l’avvocato e con il maggiordomo, finalmente ritornai all’harem a cenare.
Più tardi mi ritirai nella mia camera e dopo pochi minuti sentii bussare.
Era Layla, che teneva per mano una figura femminile completamente coperta da veli colorati.
- Mio signore, per darti il benvenuto in questa casa, ho pensato che avresti potuto gradire di passare la notte con Zaafira, la tua concubina.
Le due donne entrarono nella mia camera, e Layla continuò:
- Lei è la mia preferita tra le tue donne. Non solo è la più bella, ma anche la più docile e ubbidiente tra le tue mogli e concubine. Ciononostante c'è in lei una forza, una energia alla quale è bello abbeverarsi. Lascia che te la faccia conoscere. Quando accetta di passare la notte con me, mi rende felice.
Con un solo gesto le tolse il velo sopra la testa, scoprendo il suo viso.
- Guarda, mio signore: la più bella tra le giovani, la perla del deserto, il fiore del Medio Oriente, Il dono più prezioso che Allah abbia fatto agli uomini (e anche a molte donne) dell'intero mondo arabo.
Le afferrò una ciocca di capelli e l'arricciò intorno ad un dito.
- Guarda i suoi capelli: scuri come la notte e mossi come le onde del mare. Glieli ho spazzolati io stessa tutto il pomeriggio, perché fosse ancora più bella e desiderabile per te.
- E che dire dei suoi occhi verdi? Non ti sembrano carboni ardenti? E pur essendo docile non li abbassa mai, ma ti fissa sempre dritto negli occhi, con quel suo mezzo sorriso provocante, quasi a sfidarti a dimostrare di meritarti una bellezza come la sua.
Era vero: Zaafira mi guardava senza nessun timore o vergogna, sorridendo appena.
- Mio signore, Zaafira ti renderà il più felice degli uomini. Guarda la sua bocca, che perfezione: labbra rosse e carnose e due perfette file di denti bianchissimi. C'è una dentista che viene a visitarci tutte tutti i mesi.
- Tira fuori la lingua, tesoro. - disse rivolgendosi a Zaafira, la quale fece una linguaccia.
- No, solo la punta.
E poi rivolta a me:
- Prendi un momento in bocca la punta della sua lingua. Sentirai il suo sapore.
Ubbidii. Appoggiai le mie labbra sulle sue e assaporai la punta sporgente della sua lingua.
- Come di ciliege mature, mi pare.
- Infatti! Te ne intendi, mio signore! Baciarla è un'esperienza indimenticabile! E devi vedere cosa sa fare con la lingua!
Il sorriso di Zaafira si accentuò. Pareva contenta per le belle parole di Layla. Io continuavo a pensare che non fosse molto lusinghiero che noi si parlasse di lei come se si trattasse di un quadro, o di una cavalla da acquistare. Lei però pareva perfettamente a suo agio e mi tranquillizzai.
Layla, dopo avermi fatto notare la lunghezza del suo collo (meglio di Nefertiti - disse) e il colore ambrato della sua pelle (cannella, secondo la sua definizione) rimosse un secondo velo, scoprendole il busto. Zaafira rimase immobile, con quel suo mezzo sorriso stampato in faccia, senza fare nessun gesto per coprirsi, anzi, pareva quasi che cercasse di sporgere i rigogliosi seni in fuori, orgogliosamente.
Layla si posizionò alle sue spalle e, facendole passare le braccia sotto le sue ascelle, le pose i palmi sotto le mammelle e le sollevò, quasi soppesandole.
- Mio signore, osserva la perfezione di questi seni. Puoi immaginare qualcosa di più morbido ma nello stesso tempo di più sodo? Tocca, tocca pure. E non sai quanto siano sensibili. Vedi? I suoi capezzoli scuri si sono già induriti. Non sembra, ma questa tua concubina è sconvolta dall'eccitazione all'idea che tu possa passare la notte con lei.
Le passò le dita sui capezzoli ritti.
- Potrebbe addirittura venire, con la sola stimolazione dei capezzoli, ma sono sicura che le sue aspettative siano più alte. D'altra parte renditi conto, mio signore, da quanto tempo il suo corpo agogni il contatto con un maschio, ma finora l'unico che gli è toccato è stato uno vecchio e malato, e anche lui non più di due o tre volte, sinceramente sgradevole. Credo che sotto sia già completamente bagnata, sento il suo odore anche da qui. Ti si prepara una notte movimentata, mio signore. Zaafira saprà farti felice.
Con pochi gesti sciolse il nodo che manteneva l'ultimo velo attorno ai suoi fianchi.
- Ed ecco i suoi tesori più segreti. Se devo trovarle un punto debole, nel suo aspetto, ti direi le sue gambe, che non sono lunghissime, ma guarda come sono proporzionate ed eleganti, con le caviglie sottili e i muscoli dei polpacci guizzanti sotto la pelle. È perfetta. Anche il suo ventre è piatto.
Indicò col dito la sua vulva, perfettamente depilata.
- E qui hai la passera più bella del mondo. Stare con Zaafira è un'esperienza totale, che coinvolge tutti e cinque i tuoi sensi. La vista, che non può non bearsi di una simile bellezza, l'udito, perché quando geme o quando grida il tuo nome nell'orgasmo non c'è nulla di meglio, il tatto, che ti da i brividi all'accarezzare la sua pelle vellutata, l'olfatto e il gusto. E qui entra in gioco la sua passera.
- Se ti avvicini, sentirai l'afrore selvaggio che emana dal suo centro di piacere quando è eccitata. È un profumo penetrante, ipnotico, sconvolgente, che non potrai più dimenticare. Di mare, ma anche di selvaggina. Mi ricordo da bambina quando mio padre mi portava allo zoo e un odore non molto diverso dal suo proveniva dalla gabbia dei leoni e delle tigri.
La sua mano corse al sesso di Zaafira e il dito medio percorse la sua fessura e si introdusse brevemente dentro di lei. Lo estrasse e lo avvicinò al mio naso. Il profumo era molto percepibile.
È vero. - dissi.
- Prova anche il suo sapore. È dolce come il miele. - e mi avvicinò il dito alle labbra. - Stai tranquillo, ho passato tutta la sera a detergerla perfettamente, ma se si bagna il suo odore prevale sempre. E l'ho depilata, anche. Spero che tu gradisca le donne senza peli. Qui da noi le donne sono depilate tutte. È considerata una trascuratezza e una mancanza di rispetto verso il marito non esserlo. Ricordo che quando abitavo al Cairo c'era una signora che passava una volta alla settimana nelle case e sbarbava tutte le femmine, nonne, madri, figlie, zie... Era considerata una cosa normale. Io a lei l'ho fatto con la ceretta con molta cura. Ora è liscia come il sederino di un neonato. Tocca, toccala pure. Se vorrai abbeverarti a lei non avrai nessuna difficoltà. Se la preferissi però con tutti i suoi peli non dovrai fare altro che dirmelo e controllerò che non si depili più.
Quando la mia mano si posò sulla sua vagina fradicia, Zaafira ebbe come un fremito. Aprì la bocca, rivolse gli occhi al cielo, sospirò rumorosamente e ebbe come un mancamento alle gambe. Si riprese subito e tornò a guardarmi, ma il suo mezzo sorriso non c'era più.
Layla ora aprì con due dita le grandi e le piccole labbra della fica di quella che stava per diventare la mia giovane concubina e scoprì la carne rosea dell'interno.
- Vedi com'è rosa? Vuol dire che è in buona salute. Non è arrossata e non ha perdite bianche o di altri colori. È in perfetta forma e pronta per fronteggiare i tuoi assalti. E il clitoride, poi... È così sensibile... basta sfiorarlo e si avvicina all'orgasmo. Ma ora girati, cara.
Zaafira diede una mezza giravolta e ci rivolse la schiena.
- Questo è uno dei punti del suo corpo che preferisco. Certo, è molto giovane, non ha neanche vent'anni, ma un sedere così perfetto è difficile da trovare. Le sue natiche perfettamente semisferiche, ben separate, senza una smagliatura, senza un filo di grasso o di cellulite. Ora piegati - Disse rivolta a Zaafira - e apriti le chiappe con le mani, sù, non ti vergognare e mostra il buchetto al tuo signore. Questo corpo è suo e ha diritto di esaminarlo in tutte le sue parti.
- Marito mio, davanti a te hai l'unica verginità di tutto l'harem. Tuo zio è morto prima di riuscire a violarlo e spetterà a te cogliere il suo fiore. Noi ragazze siamo rimaste incantate a vedere una tale bellezza e qualche volta non abbiamo resistito alla tentazione di infilarci un dito, ma ti assicuro che è ancora molto stretta e saprà darti il massimo del piacere. L'ho tenuta a digiuno da ieri sera e prima di portarla al tuo cospetto le ho praticato tre clisteri: uno di acqua tiepida per svuotarle l'intestino, uno di un preparato che elimina i batteri nocivi e l'ultimo di camomilla e olio di vaselina per dare un buon sapore e una scorrevolezza che gradirai. Non farai brutti incontri al penetrarla e non sarà difficoltoso per te o doloroso per lei.
Carezzai una natica, resistendo alla tentazione di infilare un dito anch'io, ma pensai che avrei potuto farlo comodamente in seguito. La mia erezione era addirittura dolorosa.
Layla prese la mano della ragazza nuda davanti a me e la mise nella mia.
- Prendila, falla tua. Esaudirai il sogno della sua vita e vivrai un'esperienza indimenticabile.
- Ehm... padrone? - Zaafira aprì bocca per la prima volta.
- Non sono il tuo padrone. Ma dimmi, che c'è?
- Hai potere di vita e di morte su noi tutte. Certo che sei il nostro padrone. E volevo rivolgerti una supplica. - Il suo inglese era stentato.
- Dimmi, che posso fare per te? - lasciai perdere questa cosa del padrone. mi chiamasse come meglio credesse.
- Per questa prima volta con te mi piacerebbe che Layla mi accompagnasse. Mi sento così inadeguata a stare con te, che sei occidentale e chissà quante donne avrai avuto. Io invece non so nulla e se Layla potesse stare con me a consigliarmi, a correggermi, a riprendermi se necessario e a sostituirmi nelle cose che non so fare bene (come con la bocca) mi sentirei molto più tranquilla. Non vorrei deluderti e lasciare una cattiva impressione di me.
Mi parve una richiesta ragionevole. Guardai Layla, che non parve contrariata e quindi ci avvicinammo al letto e lasciammo i vestiti per terra. Layla aveva ancora un corpo tonico e snello. Salì sul letto si accomodò con la schiena contro la testiera, aprì le gambe e fece cenno a Zaafira di sedersi tra le sue gambe appoggiando la schiena contro il suo petto.
Mi lasciai andare sopra di lei e cominciai a baciarla sulla bocca e a carezzarle il seno. Layla le sollevava i capelli e la baciava sul collo, oppure metteva la lingua in una delle sue orecchie. Zaafira mugolava piano e si lasciava andare. Il mio cazzo trovò presto la strada e quasi venne risucchiato dalla scivolosa vagina di Zaafira. Era strettissima. Cominciai a muovermi piano dentro di lei, ma presto aumentai il ritmo e in breve mi ritrovai a scoparla con vigore. Per reggermi avevo dovuto abbandonare i suoi seni, ma ora era Layla che se ne occupava, titillandole i capezzoli. Zaafira teneva gli occhi chiusi e la bocca aperta e i suoi gemiti andavano facendosi più acuti. Pareva gradire, il che mi spinse ad accelerare il ritmo e anche a sollevarle le gambe per permettere una penetrazione più profonda.
Ricordo bene il suo orgasmo e gli acuti strilli che lo accompagnarono. Poi, i miei ricordi diventano un po' confusi. Ricordo di essermi rotolato in mezzo a tette, chiappe, cosce femminili morbide e lisce, di aver baciato bocche, di aver infilato dita in orifizi vari, di aver aspirato fragranze femminili diverse e di aver assaporato secrezioni vaginali a più di una fonte, ma è tutto confuso, senza una sequenza temporale precisa. A un certo punto devo essermi addormentato, perché ricordo bene di essermi svegliato con una sensazione piacevolissima di umidità e calore intorno al mio cazzo. Era Layla che mi faceva un pompino, approfittando della mia erezione mattutina.

Ed ora sono ancora qui, tre settimane dopo.

Nel mio letto c'è Yuma, un donnone sinceramente un po' sovrappeso, ma niente affatto spiacevole. Tette enormi e chiappe come un ippopotamo. Tiene le cosce raccolte contro il busto e sopra di lei c'è la bellissima Najla, tetta contro tetta, che la bacia con passione, anche lei con le gambe raccolte, sotto quelle della cicciona. E sdraiata sopra la sua schiena c'è Soraya, una piccoletta, magrissima. È iraniana, non araba e la sua pelle è bianca. A me piace molto perché anche se c'è poca carne attorno alle sue ossa, è molto graziosa e un autentico tornado sessuale. Quindi lungo una stessa linea verticale vedo sei buchi: la fica di Soraya, il suo culo, il culo di Najla, la sua fica e più sotto la fica di Yuma ei il suo culo. Mi avvicino con gli occhi chiusi e infilo il cazzo in un buco a caso, poi lo tolgo e ne scelgo un altro, a caso, senza guardare. Ad un tratto mi colpisce un profumo. Una di loro (probabilmente Najla) si è messa qualche goccia di Opium, un prodotto che anche mia moglie, quella che mi aspetta in Italia, usava spesso e che so riconoscere, anche se non me ne intendo.

D'improvviso mi rendo conto di dover prendere una decisione, di avere una vita, una casa dove tornare, una moglie che mi aspetta e alla quale ho propinato mille scuse per procrastinare il mio ritorno senza mai rivelarle dell'harem.

Guardai ancora le tre donne, una sopra l'altra, pronte e felici di accogliere il mio cazzo dovunque lo volessi mettere. Mi chiesi perché mai sarei dovuto tornare in un luogo e con una donna che mi tiene il muso se faccio tardi una sera o se mi cade una goccia di sugo sul pavimento. Che i pompini no, mi fanno schifo, che il culo no perché è fatto per espellere, non per far entrare, che una cosa a tre con te e un'altra donna no perché non sono lesbica. E perché quest'anno non mi porti a Sharm anche se so che vuoi andare in montagna? E non ti pare che dovremmo cambiare i mobili della sala?

Domani le scrivo una mail e la invito a far parte dell'harem e a condividermi con le altre. E se non ci sta che vada a fare in culo. Io resto qui. Faccio installare una parabola per vedere le partite del Milan in Tv e non ho bisogno d'altro.

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