Erotici Racconti

Una prima volta per Gaia

Scritto da , il 2018-01-11, genere prime esperienze

Malgrado fosse stata avvertita che sarebbe successo, malgrado fosse una donna con una vita ed esperienze alle spalle, un brivido la percorse, quando lui, senza troppo tergiversare estrasse dal sacchetto di velluto il dono per lei.
Lucente d'acciaio, il plug gioello, rifletteva la luce fioca delle abatjours ai lati del letto.
Ebe un moto di paura e in contemporanea un fiotto caldo tra le cosce; il plug non era grande ne spropositato, un oggetto discreto da portare anche a lungo, se lo avesse voluto, ebbe paura di non essere in grado di riceverlo, ma non gli disse nulla per paura di deluderlo, non voleva accadesse, voleva essere sua anche così, voleva mettersi alla prova, malgrado gli occhi, più che l'oggettività ora ne ingrandissero le dimensioni .
Lui se lo pose prima tra le sue labbra e poi in bocca per leccarlo e succhiarlo, per poi passarlo a lei invitandola ad imitarlo, il tutto mentre si guardavano negli occhi.
Poi prevedibilmente, quanto temuto per lei, le disse che era gunto il momento; la fece mettere prona, lei si appoggiò con le mani verso la testiera del letto.
Con la coda dell'occhio spostò lo sguardo di lato verso il grande specchio che ritraeva quasi tutta la stanza, con il letto sul quale si trovavano adesso, e guardò quella donna riflessa in esso che stava imparando lei stessa a conoscere.
Non riusciva a rilassarsi, un po' per la paura irrazionale, un po' perchè la sua mente cosciente, pur sapedo che quello sarebbe stato solo il primo piccolo passo, il primo di altri, nel ricevelo...non più freddo metallo, ma la sua carne, così calda vogliosa e prepotente, irriguardosa e vorace della sua, rima se così a quel pensiero, contratta e contesa tra l'eccitato e il sottilmente intimorita da quella punta di metallo arrotondato, che premeva contro la sua rosellina.
Lui cercò di rassicurarla, mentre piano con lentezza, ma nessun cedimento, premeva per far entrare la cuspide l'acciaio nel buco.
Ebbe timore di non farcela, il plug premeva ed entrava inesorabile mentre l'allargava, provò ad allontanarsi, si strozzò in gola la sua preghiera di aspettare un attimo, lui continuava, dicendole di stare calma, si muoveva si spostava, quasi una fuga.
La pelle la tradiva, la carne che pur desiderava fosse presa e che tanto piacere le aveva regalato, non collaborava, la mente che l'aveva cullata in cento fantasie ora sembrava averla lasciata sola.
Non si dilatava e il dildo premeva gudagnando millimetro dopo millimetro il suo culo, entrando nonostante il dolore e la sua pelle contratta.
Ancora provò a scappare ad allontanarsi, la via davanti a sè sbarrata dal muro, allora scartò di lato, ma venne subito aferrata per la spalla dal suo uomo che, sordo ad ogni lamentela finì di penetrarla.
Si accasciò con un piccolo urlo, boccheggiando, mentre lui le lasciava il tempo di abituarsi a quella presenza dentro di lei...l'abbracciò, baciandola ovunque, e scoprì con sorpresa che quel fastidio, quel dolore si poteva anche amare.
Con il culo pieno, venne girata sulla schiena per verificare la posizione del plug gioiello, ma subito le fece capire le sue reali intenzioni aprendole le cosce per prenderla ancora... ed ella capì in quell'istante che non aveva scelta, non l'aveva mai avuta, che lasua carne reclamava il piacere che le convenzioni di una vita borghese le avevano precluso...
Fu come se si fosse stancata di opporre resistenza: “Sono la tua puttana !” esalò con una sorta di gioiosa soddisfazione...
Lui le sorride e le risponde calmo “Credimi, questo dolore di oggi in futuro ti mancherà...lo vorrai ancora, ma anche se ne proverai altro, non sarà più così dolce.... assaporalo”.

Il giorno dopo mentre ripensava alla giornata passata, decise di tirare fuori dalla borsetta il regalo e provare con cautela a reinserirlo.
Lo fece senza difficoltà alcuna, con sua piacevole sorpresa, un piccolo dolce rammarico la prese... e si rese conto di quanto lui avesse ragione.

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