Io e la mia ex suocera.

Scritto da , il 2017-12-30, genere etero

Finalmente era arrivato il Venerdì pomeriggio e dopo una settimana piena di lavoro, non avevo altro che voglia di rilassarmi pienamente per tutto il resto del week-end. Scesi le scale dell’ufficio e mi avviai nella vicina stazione per prendere il solito treno delle 17:30 che mi avrebbe ricondotto nel mio paesino.
Il vagone quel giorno non era molto affollato, presi posto affianco al finestrino e cuffie alle orecchie sprofondai comodamente nel sedile lasciandomi cullare dalla musica.
Il treno partì in orario, il viaggio di ritorno non era molto lungo, la tratta sarebbe durata come al solito 30 minuti.
Era appena partita la terza traccia musicale quando il treno fece la sua solita sosta nella prima stazione. Raccolti i passeggeri, il mezzo riprese la sua corsa e i viaggiatori intanto presero posto sui vagoni, ero intento ad ascoltare la mia musica quando con la coda dell’occhio mi accorsi che qualcuno stava sistemandosi proprio accanto a me, non diedi peso a quanto stava succedendo, e continuai a guardare fuori dal finestrino con le cuffie nelle orecchie, mentre il mio nuovo compagno di viaggio sistemava la sua borsa da viaggio nello scomparto, sopra al sedile, accanto al mio.
Passarono pochi istanti, quando sentì la mano del mio nuovo vicino sfiorare il mio ginocchio attirando così la mia attenzione; appena mi girai riconobbi, con sorpresa e stupore, una figura femminile a me molto familiare: sul sedile di fronte infatti la mia nuova compagna di viaggio era Fernanda, la mia ex suocera, che subito esclamò
F: -Scusami non volevo disturbarti, mi disse sorridendo.
Aveva cercato di chiamarmi per nome, ma non potevo sentirla per via delle cuffie.
I: -Non ti preoccupare, anzi perdonami, ma non mi ero reso conto della tua presenza!
Esclamai sorpreso e imbarazzato
Fernanda era una donna molto appariscente e con un modo di fare abbastanza espansivo.
L’ultima volta che ci eravamo visti risaliva a qualche giorno prima del litigio che mi aveva portato a troncare con la figlia e da allora non avevo avuto modo di rivederla o incontrarla, questo succedeva circa 3 anni fa.
Quell’incontro inaspettato mi aveva creato un po’ di palese imbarazzo, che cercai di circoscrivere in fretta.
Di lei ho sempre avuto l’impressione di una donna dalla dura scorza, cui spetta sempre l’ultima parola, testarda e ostinata, tanto da sembrare, a volte, anche arrogante; ricordo infatti che nelle discussioni famigliari con il marito, era spesso lei a imporsi per via della sua forte personalità.
Ma ad una descrizione così autoritaria, non posso che tracciare parallelamente una descrizione fisica molto intrigante.
Infatti fisicamente è una bella donna di 48 anni dalle forme che non passano certo inosservate e che per tanto valorizza con un abbigliamento singolare, ma dal carattere sobrio.
Per darvi una descrizione pertinente, appartiene a quelle categorie di donna, che a me personalmente fanno impazzire, che oggi vanno sotto l’etichetta di curvy, a quasi ormai 50 anni appare ancora molto appetibile. Non è molto alta, forse grazie ai tacchi alti che spesso indossa tocca il 1,70 cm di statura, mentre direi che a occhio sia alta 1,65 massimo, ma soprattutto è provvista di una grande carica erotica, che comunica anche grazie ad un sorriso smagliante.
Come già ho avuto modo di esprimere le sue forme non lasciano dubbi sulla sua abbondanza, infatti sfoggia una quarta abbondante di seno che la rende molto desiderabile, mostra delle gambe un po’ più grassottelle ed un sedere un po’ più abbondante rispetto alla media, ma nonostante questa sua siluette, posso assicurarvi che la sua bellezza non ha nulla da invidiare a tante altre donne leggermente più magre, come sua figlia.
Devo inoltre aggiungere che oltre alla cura dell’abbigliamento, tiene molto alla cura del suo aspetto, e perciò mette spesso in risalto i suoi occhioni tondi castani, con l’ausilio del trucco e contorna spesso le sue labbra carnose con un po’ di rossetto; anche il taglio dei capelli non è mai trascurato e posso affermare che da quando la conosco, la ricordo sempre sfoggiare un taglio corto, che le dà l’aspetto di una milf di età molto più giovane rispetto a quella attuale e devo ammettere che anche in questa occasione, la sua capigliatura le dava un aspetto molto gioviale e solare. In quell’occasione sfoggiava un taglio corto nero ad effetto spettinato, che le dava un’aria sbarazzina e da furbetta.
Dopo un po’ la conversazione iniziò ad emanciparsi dai relativi imbarazzi, anche se il mio era sicuramente più evidente, e iniziammo a discutere in maniera più sciolta del più e del meno.
Parlammo del tempo che era passato dall’ultima volta in cui ci eravamo visti e di quello che io avevo fatto nel tempo successivo.
Velocemente riassunsi, a grande linee, ciò che avevo fatto negli anni dopo la rottura con la figlia, arrivando poi a spiegarle cosa stessi facendo sul treno e dove ero diretto quel giorno.
Appresi, da lei, che anche nella sua vita vi erano stati dei cambiamenti, aveva divorziato 5 mesi prima da suo marito e ora viveva in un’altra città non molto lontano dal mio paese.
Appresi sorpreso la notizia, anche se in realtà ricordo che la loro non era una vita di coppia serena, infatti come già detto prima, i due litigavano spesso e in qualche modo era sempre lei a spuntarla sul suo uomo.
Mentre l’ascoltavo da parte sua non mi parve di intuire dalle parole o dalla voce delle sensazioni di tristezza o rimpianto per quanto mi aveva appena rivelato, ma di sicuro la situazione non aveva avuto alcun effetto sulla sua bellezza e sul suo portamento, anzi ad osservarla con attenzione mi sembrava più serena e bella rispetto a qualche anno fa. Anche la cura nell’abbigliamento, sempre curato ed elegante, non sembrava aver subito cambiamenti.
A proposito, ricordo che in quell’ occasione indossava dei pantaloni neri e aderenti abbinati ad un maglioncino stretto a V, dello stesso colore con dei brillantini bianchi mentre un foulard di seta color amaranto le fasciava il collo, in sintonia con la cromaticità delle scarpe a tacco spuntato.
Insomma nonostante i suoi 48 anni rimaneva una donna bella e parecchio avvenente.
Mi disse che dopo il divorzio inizialmente era andata a stare da sua sorella e che si era trasferita in quella che oggi è la sua nuova casa soltanto un mese fa.
Proprio in quei giorni stava ultimando il trasloco e ormai a parte qualche ultimo oggetto ancora da sistemare aveva quasi terminato e concluse
F: - Uff!! Sai per una donna sola traslocare non è mai semplice.
Poi sbuffando ironicamente aggiunse
F: - Ah voi uomini, quando servite non ci siete mai?
Sorrisi sornione e convinto di fare solo una battuta, con ingenuità esclamai
I: - Se hai bisogno di una mano io questo fine settimana sono libero e potrei dare una mano a te e, a questo punto, anche al genere maschile.
Lei sorrise e con mio grande stupore, rispose
F: Dici davvero? Ma non vorrei recarti disturbo.
Stupito, dalla risposta, azzardai
I-: Ehm…no figurati, tanto non ho progettato nulla per il fine settimana.
F-: Grazie, davvero! Stai salvando una povera donna e forse anche il genere umano maschile.
Sorridemmo entrambi, e dopo ci accordammo sul orario per il giorno seguente.
L’avrei raggiunta nella nuova abitazione in auto, in mattinata.
Intanto il treno arrivò alla mia stazione, la salutai e mi congedai da lei.
E’ inutile nascondere che passai la serata con addosso una grande eccitazione, il pensiero di passare una giornata da solo con lei in casa, senza suo marito nei paraggi, mi intrigava tantissimo.
Così il mattino seguente, mi svegliai presto e alle 9 salì in macchina per raggiungere la casa della mia ex suocera, dopo 20 minuti di macchina, arrivai a destinazione.
Suonai il campanello e dopo pochi secondi, il cancello si aprì e Fernanda mi venne incontro e con un sorriso smagliante, che metteva in mostra i suoi bianchissimi denti, mi abbracciò.
Anch’io abbracciai lei e dopo esserci salutati con due baci sulle guance, lei disse sempre sorridendo
F-: Grazie ancora di essere venuto, prometto che non ti farò stancare molto.
I-: Ti prendo in parola, le risposi rispondendo con un sorriso.
Poi attraversammo il villino e ci dirigemmo verso l’abitazione. Una volta all’interno Fernanda mi fece accomodare in salotto, mentre lei andò in cucina a preparare un caffè.
La casa era arredata con molto gusto, ricordo che anche in quella precedente, dove prima abitava con suo marito, il suo tocco nell’arredo era sempre percepibile e guardandomi attorno notai che non lo aveva di certo perso.
Feci un giro rapido delle prime stanze e mentre osservavo compiaciuto l’ordine e l’arredo, lei mi raggiunse con in mano due tazzine fumanti di caffè e mi fece accomodare sul divano in salotto.
Sorseggiava affianco a me il suo caffè con addosso una canotta nera leggermente scollata che metteva in risalto le sue grandi tette una gonna a campana bianca, con dei fiori rossi disegnati, che le copriva le gambe fino alle ginocchia, mentre ai piedi le calzavano delle scarpe con un tacco abbastanza alto color panna. Finito il caffè, ci mettemmo al lavoro e iniziammo a trasportare dal garage fuori, nel villino, dei cartoni contenenti diversi oggetti e diversi tavolini da sistemare all’interno della casa.
Con energia iniziammo a portare dentro tutta la roba utile all’arredamento e in poco tempo svuotammo il box da tutti quegli scatoloni.
Dopo ci dividemmo le mansioni, lei avrebbe pensato a svuotare le scatole e a sistemare gli oggetti in casa, mentre io avrei trasportato il mobilio rimasto nella rimessa.
In poche ore tutto ciò che era imballato, mobilio compreso, in garage, trovò il suo posto in casa.
Dopo mezza giornata, il trasloco era ultimato e Fernanda era felicissima, così tanto felice che per ringraziarmi e in qualche modo sdebitarsi, mi propose di fermarmi a pranzo.
Gentilmente provai a declinare l’invito, ma lei insistette così tanto e alla fine accettai di rimanere.
Mi offrì come aiutante cuoco, ma lei rifiutò ogni tipo di aiuto e dopo aver indossato il suo grembiule da cuoca mi spedì in salotto a rilassarmi sul divano e con un sorriso mi disse
F-: Oggi hai fatto fin troppo, sei stato un angelo! Vatti a rilassare…
Sentirla esprimere così liberamente, è inutile nascondere che mi provocò un profondo senso di imbarazzo e di eccitazione che celai annuendo con un sorriso, e con la scusa di darmi una rinfrescata, mi assentai per andare in bagno.
Chiusi la porta del bagno dietro di me e mi avvicinai al lavabo, dove iniziai a lavarmi la faccia in modo da mettere fine a quel calore di vergogna a e imbarazzo, ma in realtà guardandomi nello specchio, scoprì che il calore che mi avvolgeva non era causa di imbarazzo, ma di una irrefrenabile voglia di possederla.
A conferma di ciò sentivo la patta dei pantaloni gonfiarsi, mi abbassai i calzoni e le mutande e iniziai a massaggiarmi l’uccello, lo massaggiavo pensando alle sue enormi tette, sognavo di tornare in cucina e di trovarla con addosso il solo grembiule.
Continuai a massaggiarlo lentamente mentre continuavo a fantasticare su di lei.
Provai un accenno di masturbazione però poi rinunciai; dovevo rimanere con lei tutto il pomeriggio e forse era meglio darsi un contegno, quindi cercai di rilassarmi e calmai i miei bollenti spiriti gettandomi dell’acqua fredda sul viso.
Dopo qualche minuto, quando anche il mio pene tornò moscio, lo rimisi nella patta e lasciai il bagno per tornare da lei.
Appena uscito però notai che la porta di fronte a me era accostata, incuriosito sporsi il capo all’interno per vederne il contenuto e scoprì che era la sua stanza da letto.
Durante la giornata avevamo sistemato i mobili e i quadri in tutte le stanze dalla casa ma non in quella, infatti potei notare da fuori che era l’unica stanza completamente arredata.
Sentì subito un’irrefrenabile voglia di entrare e curiosare tra le sue cose, i rumori che provenivano dalla cucina, mi rassicurarono sulla sua lontananza.
Così presi coraggio e spinsi leggermente la porta socchiusa verso l’interno e rapido mi intrufolai.
Fui accolto dalla semi-oscurità della stanza, tuttavia una luce soffusa filtrava dai buchi della tapparella permettendo ai miei occhi di distinguere e di evitare eventuali ostacoli e quindi allo stesso tempo di muovermi all’interno di essa, senza l’ausilio della luce artificiale.
Era tutto in ordine e il letto era rifatto in modo impeccabile. Iniziai subito a curiosare in giro.
Cercai di muovermi silenziosamente e con il cuore in gola mi avvicinai ad un mobile a cassettoni vicino alla finestra e iniziai a frugare all’interno dei tiretti.
Passai in rassegna tutta la sua biancheria intima dalle calze alle mutande, in un tiretto in basso trovai anche il reparto perizoma, ne presi uno in mano, era di colore rosso e lo aprì, lo osservai e lo odorai. Ovviamente cercavo di rimetter tutti gli oggetti nella stessa posizione in cui lei li aveva lasciati.
Continuando a curiosare, nello stesso reparto trovai addirittura un tanga bianco.
Continuai a soddisfare imperterrito i miei intenti voyeuristi, spostando la mia ricerca nei cassetti del suo armadio, destreggiandomi tra vesti e sottovesti.
Proprio mentre ero intento a spulciare in uno dei tanti cassetti, la mia attenzione fu richiamata da una scatola di dimensioni medie semi-nascosta da alcuni vestiti.
Incuriosito afferrai subito la scatola e quando l’aprì rimasi piacevolmente basito per il suo contenuto: un vibratore di discrete dimensioni campeggiava al suo interno. Lo estrassi e iniziai a esaminarlo, era morbido con venature ben visibili e con il glande in bella mostra, le dimensione significative e il colore richiamava il cazzone di un uomo di colore.
Compiaciuto esclami tra me e me
I-: Hai capito? E brava Fernanda…
Avevo ancora il fallo di gomma in mano, quando udì aprirsi la porta d’ingresso della stanza dietro di me, e subito dopo sentì Fernanda esclamare a voce alta
F: - Cosa ci fai qui? Come ti permetti a rovistare tra le mie cose?
Ero interdetto, imbarazzatissimo come potete immaginare, non sapevo cosa rispondere; divenni rosso per la vergogna e provai a balbettare delle scuse senza senso. Ma non c’erano scuse in grado di reggere, pescato con le mani nella marmellata, anzi con il fallo tra le mani.
Poggiai il vibratore sul primo supporto a me più vicino e con il capo chino cercai di guadagnare rapido l’uscio della stanza per andare via.
Le passai accanto rapidamente, farfugliando delle scuse improponibili ed evitando di guardarla negli occhi.
Ma lei arrabbiatissima mi afferrò il polso e con severità mi urlò in faccia tutto il suo disappunto e subito dopo un ceffone mi colpì in pieno volto sulla guancia sinistra.
Presi lo schiaffo, senza dire una parola e ripresi il passo verso la porta, ma con violenza, nuovamente, mi sentì tirare il polso verso di lei
F: - Fai schifo! Sei un maiale, vergognati.
E giù un altro ceffone che questa volta riuscì a parare con la mano.
Mi divincolai dandole le spalle, mi sentivo una merda, volevo solo scappare via.
Continuavo a chiederle scusa e dopo essermi liberato dalla sua presa, avanzai nuovamente vero l’uscio, ero quasi arrivato sulla porta quando sentì entrambe le sue mani spingermi con violenza da dietro la schiena, facendomi arrivare contro lo stipite della porta.
Era arrabbiatissima e il suo volto ora era rosso per la rabbia, non l’avevo mai vista così, continuava ad avanzare verso di me minacciosa.
Mi si avvicinò e questa volta la spinsi leggermente all’indietro per tenerla distante da me in modo di prender tempo e andare via, ma lei rapida e per niente intimorita, dalla debole spinta, mi raggiunse nuovamente annullando subito quella poca distanza di vantaggio che ero riuscito ad ottenere su di lei.
Avvertì la sua mano destra afferrare il mio polso con violenza mentre la sua voce si faceva sempre più alta
F: - Stronzo, sei un pezzo di merda!!
Nuovamente provai a divincolarmi, ma questa volta mi strinse il polso anche con l’altra mano e mi attirò verso di lei con forza, allo stesso tempo provai a liberarmi dalla presa spingendola, questa volta, con più vigore all’indietro, ma In maniera goffa ci ritrovammo a rotolare una sopra l’altro, sul letto della camera.
La situazione ora era più che grottesca, peraltro nelle fasi concitate la sua gonna era finita oltre le ginocchia e potevo vedere le sue mutande.
Incazzatissima, si dimenava cercando di spingermi a terra, ovviamente ricoprendomi di parolacce.
Mentre rotolavamo sul letto, riuscì a guadagnare la posizione sopra di lei e fu un bene, perché fu l’unica soluzione per farla calmare, infatti dovetti ad un certo punto afferrarle i polsi e spingerli contro il materasso. Ma nonostante ciò, non si dava pace, continuava ad urlare come una matta e a sputarmi addosso.
F: - Sei un porco! Porco! Mi fai schifo. Ora cosa vuoi fare? Violentarmi?
Era un turbine di forze e faticai non poco a sovrastarla, ad un certo punto dovetti immobilizzarle anche le gambe, facendo peso con le mie sulle sue.
Cercai di farle capire quanto ero dispiaciuto e che non era assolutamente mia intenzione averla messa in quella posizione, ma che era l’unico modo per farla calmare e che soprattutto non avevo alcuna intenzione di farle del male.
I: -Appena ti sarai calmata ti lascerò e me ne andrò. Sono molto dispiaciuto per quello che ho fatto, perdonami, sono stato uno stronzo. Ma non ti farei mai del male.
Subito dopo sentì venir meno la sua pressione e sentì la sua forza diminuire progressivamente
Finalmente si stava calmando, il suo corpo ora era immobile, il suo respiro era meno intenso e le sue gambe ora non si muovevano più convulsamente.
Provai a conquistare la sua fiducia guardandola negli occhi mentre contemporaneamente abbondonavo lentamente la presa sui suoi polsi, ma con mio grande stupore rimase ferma e mentre mi fissava con gli occhi ancora furiosi, afferrò con le mani la mia nuca e lentamente avvicinò la mia faccia alla sua baciandomi.
Confuso rimasi immobile e con gli occhi spalancati.
Allora lei per fugare ogni dubbio mi sussurrò all’orecchio
F-: Scopami!
Rimasi a guardarla per qualche secondo, la mia bocca non era mai stata così vicina al quel bel visetto che avevo desiderato baciare per tutta la mattinata.
Sentì la sua mano scendere lungo la patta dei miei jeans; rapido mi alzai in piedi e veloce le alzai la gonna, mentre lei si adoperò per sbottonarmi la patta dei pantaloni, lasciandomi in mutande. Mi liberai delle mie scarpe e dei calzoni e mi tuffai tra le sue cosce come un avvoltoio schiacciando il mio naso tra i suoi slip, un forte odore di sesso penetrava dalle sue mutande inebriandomi così tanto da non riuscire più a trattenere la lingua che iniziò a scorrere sulle sue mutande leccando i peli pubici che le fuoriuscivano dagli slip.
Ero così eccitato che passavo la mia lingua ovunque interno coscia compreso.
Il suo odore mi arrapava e continuavo a leccarle le mutande come un cane lecca il proprio osso; la sentivo muovere e l’odore sella sua vagina si fece più intenso, tanto che presto sentì i suoi slip bagnarsi dei suoi umori.
Feci scivolare le mie mani sotto la sua canotta alla ricerca dei suoi gonfi seni, che iniziai ad accarezzare e strizzare nonostante il reggiseno.
La sentivo ansimare e questo mi eccitava, il mio cazzo era bagnatissimo e in tiro.
Le scostai delicatamente le mutande con i denti, e iniziai a mordicchiare e succhiarle le labbra e una volta scoperte totalmente passai su di esse la mia lingua che sprofondò dentro di lei lasciandomi in bocca il suo sapore acre di femmina.
La sentivo ansimare sotto i colpi della mia lingua.
Continuai a leccarla avidamente e inevitabilmente mi trovai ad entrare dentro di lei con parte del viso, ora anche il mio naso era pregno del suo odore e sulle sue labbra dilatate ormai scorgevo le sue secrezioni bianche.
Venni fuori dalle sue cosce eccitatissimo e con il cazzo in tiro, mi alzai in piedi mi liberai della mia maglietta, l’unico indumento rimastomi addosso e la gettai al centro della stanza, mentre lei faceva lo stesso con la sua canotta rimanendo stesa sul letto in sole mutande e reggiseno.
Completamente nudo davanti a lei, le porsi la mano e le feci segno di prenderla, cosa che lei eseguì, la feci alzare in piedi mentre io presi il suo posto sul letto, dopo le indicai di inginocchiarsi davanti a me.
Delicatamente si inginocchiò compiaciuta e avendo capito le intenzioni, senza dire una parola appoggiò le sue pronunciate labbra sulla mia cappella, insalivandola per bene.
Delicatamente iniziò a far scorrere la sua lingua lungo tutto il membro e lo faceva con maestria e da esperta pompinara mentre mi fissava dritto negli occhi.
Arrivata lungo l’estremità del membro, poggiò le sue carnose labbra sulla mia cappella e iniziò a succhiarla con forza scatenandomi profondi gemiti.
Ero davvero felice, stavo provando delle sensazioni indefinibili: ero in camera della tettona della mia ex-suocera, nudo e con il cazzo nella sua bocca, cosa potevo chiedere di meglio?
Avevo la cappella in fiamma e lei da gran troia se n’era accorta e succhiava con forza per farmi eccitare. Quando aprì di nuovo gli occhi, mi accorsi che la troia si era slacciato il reggiseno, mi trovai dunque davanti il suo favoloso decolté. MI alzai subito con la schiena dal letto e allungai le mani sulle sue grosse tette per stringerle, ma lei mi bloccò le mani ancor prima del contatto con le sue tette e le allontanò. La troia aveva in mente altro.
Con delicatezza e sfrontatezza poggiò le sue mani sul mio petto nudo e dopo avermi strizzato l’occhio mi diede una leggera spinta facendomi adagiare nuovamente con la schiena sul materasso. Voleva farmi sudare ogni sua parte del corpo, così riprese il lavoro di prima, ma questa volta le sue attenzioni si concentrarono sulle palle. Mi iniziò a insalivare i testicoli, alternando i colpi della sua lingua a piccoli e docili morsi. Stavo godendo come un matto e perciò la lasciai condurre.
La sua voglia era incontenibile e infatti ero già quasi al limite delle mie possibilità, sentivo che da un momento all’altro le sarei venuto addosso e cercai di resistere.
Mi stavo contorcendo dal piacere, quando una sensazione indescrivibile mi travolse, sentì il cazzo avvolto da qualcosa di morbido e burroso, alzai gli occhi e vidi che la troia si era infilata il cazzo tra le tette e mi stava facendo una spagnola, mentre si passava la lingua sulle labbra.
Io la mia ex-suocera così troia, non l’avrei mai immaginata, era addirittura più troia di sua figlia.
Ero pronto ad esplodere e infatti da lì a poco non riuscì più a trattenermi, il mio uccello scaricò su di lei una montagna di sperma, gli schizzi di sborra la raggiunsero in faccia e tra i suoi corti capelli, mentre una copiosa colata di seme scivolò in mezzo alle sue grosse tette.
Vederla insozzata dal mio seme mi creò una percezione di soddisfazione indefinita, continuai a menarmelo, nonostante l’eiaculazione, tra le sue tette.
Reclinai la testa sul letto e fissando nel vuoto il soffitto, sospirai con soddisfazione.
Lei intanto era in piedi e ripulendosi dalla sborra che le colava lungo le tette, esclamò
F: -Ti ho fatto proprio eccitare, eh! Si vede che avevi voglia, guarda qui!
E sorridendo aggiunse
F-: Mi hai sporcata tutta.
Poi si alzò da terra e si diresse verso il bagno per sciacquarsi del mio seme, non curante di chiudere la porta alle sue spalle.
Ero steso nudo, riverso sul letto praticamente stroncato dalla gran botta dovuta a quel fantastico orgasmo, che mi aveva lasciato, davvero, senza fiato; quando sentì l’acqua del rubinetto scorrere in bagno, sporsi la testa dal materasso, in direzione del corridoio e la vidi in piedi davanti allo specchio, semi-nuda con addosso solo le mutande bianche e le scarpe con il tacco, mentre si sciacquava il viso e il seno.
Silenziosamente la raggiunsi, mi dava ancora le spalle quando con rapidità la raggiunsi alle spalle; da dietro le posi le mani sui fianchi scendendo dolcemente fino alle sue grandi natiche e gliele afferrai con vigore, mentre gliele palpavo il mio collo si poggiò sul suo spallino sinistro e dolcemente le mie labbra si avvicinarono al collo.
Lei si abbandonò piegando il collo all’indietro, ora ci trovavamo perfettamente incastrati uno tra le spalle dell’altra, lei non diceva una parola, questa volta era lei a lasciarmi guidare; le mia labbra e la mia lingua scorrevano su di lei, mentre allo stesso tempo il mio bacino si muoveva, strusciando il pene contro il suo sedere.
Mentre disponevo di lei a mio piacimento, la sentì mugugnare qualcosa come
F: -Sei, davvero, un porco!
Le mie mani ora avevano abbandonato il suo tondo e formoso culo e afferravano con forza le sue grosse tette, strizzandole vigorosamente e senza controllo.
Sentirle pienamente tra le mie mani mi appagava.
Eccitata mi prese una mano e dolcemente la fece scivolare prima sulla pancia e poi lungo le sue mutande.
Entrai tra le sue mutandine e un folto pelo accolse la mia mano mentre questa continuava a farsi spazio entrando nella cavità vaginale; appena le dita raggiunsero il prepuzio la sentì mugolare, ma quando queste sparirono dentro al clitoride iniziò a dimenarsi avanzando e indietreggiando con il bacino.
L’indice e il medio scivolarono dentro di lei delicatamente facendosi sempre più spazio all’interno della fica ora fradicia; la sentivo ansimare sempre più e vedevo le sue gambe divaricarsi per permettere alle mie dita di penetrare più facilmente.
Con vigore mi sentì afferrare la nuca dalla sua mano sinistra, e con vigore le sue labbra si poggiarono sulle mie.
Nel frattempo che le mie dita le sguazzavano dentro, lei non nascondeva affatto la sua soddisfazione, a conferma di ciò, sentì presto la sua lingua scorrere nella mia bocca.
Eccitato continuai a masturbarla, ogni “sgrillettata” la faceva ansimare.
Era così bagnata che ormai dentro di lei avrebbe trovato posto qualsiasi cosa, così feci scivolare delicatamente l’anulare e poi anche il mignolo. In pochi secondi quattro dita le percorrevano la passera.
La sentivo agitarsi e muoversi spasmodica e tutto ciò mentre la mia mano continuava a palpare ripetutamente il suo grosso seno.
Ad un tratto, per comodità Fernanda poggiò le braccia sul lavabo del bagno con la testa reclinata all’indietro, la vedevo bellissima contorcersi riflessa nello specchio.
Sentì il suo corpo irrigidirsi e accelerai la masturbazione, le mie dita ormai sguazzavano rumorosamente dentro di lei, la sentì gemere fievolmente; ma non mi fermai e continuai ancora, seguì un secondo gemito più intenso e poi un terzo più prolungato e questa volta liberatorio.
Soddisfatto sfilai la mano grondante dalle sue mutande e la portai alla bocca succhiandone gli umori. Ripresasi dal suo orgasmo, avvicinò la sua bocca alla mia mano e leccò, anche lei, le mie dita.
Ci scambiammo un lungo bacio con la lingua e a me tanto bastò per farmi esplodere nuovamente il cazzo, anche lei ebbe modo di accorgersene, così senza nessun indugio, le afferrai la mano destra e gliela portai sul pene in erezione e lei lo strinse con delicatezza e iniziò a segarmi.
Continuavo a baciarla ovunque, poi lei accortasi della mia erezione, mi fece un segno di intesa e dopo avermi strizzato l’occhio era di nuovo in ginocchio con il cazzo in bocca.
Ero così in tiro che iniziai a sbattermi la sua bocca impetuosamente, un dentro e fuori che lei approvava, lanciandomi degli sguardi compiaciuti; non resistevo al ballonzolare delle sue tette così le mie mani gliele strizzavano con foga. Nonostante la sua bocca fosse completamente occupata dal cazzo, la sentivo mugolare.
La cappella ormai aveva raggiunto delle dimensioni abnormi ed ogni tanto compiaciuto gliela estraevo dalla bocca e con arroganza gliela sbattevo sul muso e sulle guance, dandole modo così di riprendere fiato.
Ero eccitato, ma allo stesso tempo attratto dai modi in cui si faceva trattare e usare.
Mentre le riservavo quel trattamento da troia, divaricavo le gambe il più possibile in modo da strusciarle per bene e senza ritegno il mio pene su tutto il volto.
L’ idea di lei inerme, e bendisposta alle mie oscenità, mi scatenava una sensazione di supremazia e padronanza nei confronti della sua persona che andava oltre ogni tipo di eccitabilità.
L’afferrai vigorosamente per la nuca e continuai a strusciare il cazzo sulle sue guance, impiastricciandola della sua stessa saliva e delle mie secrezioni e contribuendo così a sbavarle il trucco.
Vedere il suo corpo nudo e le sue tette enormi che praticamente ballavano davanti a me ad ogni affondo del cazzo sul suo volto; il trucco sbavato; le labbra gonfie e umide di umori e saliva mi eccitava perversamente. Ormai ero convinto di aver superato il limite del non ritorno alla decenza e che ormai avrei potuto fare qualunque cosa e ben presto ne ebbi la prova.
Intanto il cazzo era stato nuovamente ingurgitato dalle sue fauci, il sapore la inebriava così tanto che aveva iniziato a masturbarsi da sola.
Aveva una gran voglia di scoparla nella fica, ma sentivo che non era ancora il momento, perciò la feci alzare da terra e le indicai il letto, lei non se lo fece ripetere due volte e mi afferrò la mano per condurmici sopra. Una volta in prossimità del materasso la feci salire su e stendere al centro di esso, poi afferrai l’oggetto della discordia, ossia il fallo di gomma che avevo lasciato nelle vicinanze del letto.
Mi avvicinai di nuovo a lei brandendo energicamente il vibratore, ma la troia aveva già capito le intenzioni, si era già sfilata le mutande e aveva le gambe divaricate; le poggiai il fallo tra le cosce e subito esso trovò “terreno” al suo interno.
Iniziai a spingere dolcemente il cazzo di gomma evitando di azionarlo, man mano mi concedevo sempre più affondi fino a quando finalmente iniziai a trovare il giusto ritmo e i risultati non tardarono a palesarsi. Quando sul suo volto iniziò a trasparire l’eccitazione, azionai il vibro, il contatto tra la grossa cappella vibrante e la sua vagina la mandò in estasi, divenne un fiume in piena.
Mentre il vibratore le correva nella passera e le cosce si bagnavano dei suoi liquidi, senza alcun preavviso le salì addosso, ma in posizione contraria alla sua, realizzando la posizione del sessantanove.
Si ritrovò così senza preavviso con un cazzo vero in bocca e un fallo e la mia lingua tra i suoi genitali, che ora strabordavano di liquido vaginale.
Mentre il vibratore la penetrava fino in fondo, la mia lingua correva sulle sue piccole labbra vaginali e sul clitoride ingurgitando ogni goccia del suo piacere.
Dopo un paio di affondi profondi con il vibro, le liberai la vagina dallo stimolatore elettrico e affondai la mia lingua all’interno della sua vagina, succhiandone avidamente e rumorosamente tutti i sapori.
Dall’altro capo anche lei ci dava dentro pompando e succhiandomi il cazzo che a volte, a causa della posizione le sgusciava fuori dalla bocca, ma che lei prontamente andava a recuperare riportandolo al suo posto.
I preliminari andavano ormai avanti da più di due ore e avevo una gran voglia di fotterla, così dopo l’ennesimo affondo nella sua gola, le liberai la bocca e mi stesi prono, per intero, sul suo corpo, potevo sentivo distintamente il contatto con le sue tette e questo mi eccitava, così iniziai a strusciare il mio busto sopra di lei con frenesia, le arpionai le cosce ancora divaricate e finalmente le sbattei il cazzo nella fica: un calore indescrivibile mi avvolse, era come immergersi in una fonte di acqua termale, il mio pene scivolava fino al fondo della sua vagina.
Eravamo entrambi eccitatissimi, e sentì le sue cosce dilatarsi sempre più sotto i miei colpi. Dopo poche botte sentì la mia cappella schizzare ancora tra le sue cosce, e a seguire un orgasmo liberatorio.
La sensazione fu così piacevole che, dopo, mi lasciai andare, con tutto il mio peso, su di lei soddisfatto.
Mi ci vollero almeno trenta secondi prima di riprendere il mio respiro regolare, ero elettrizzato ed eccitato ma soprattutto incredulo.
Mi spostai sul lato sinistro del letto per liberarla dal mio peso e darle modo, allo stesso tempo, di rifiatare.
Stavo ancora godendo l’orgasmo, quando sentì scorrere le sue mani salire e scorrere lungo le mie cosce alla ricerca del cazzo. Aveva ancora voglia e poi anche lei, giustamente, voleva venire nuovamente.
Non avrei mai e poi mai, in tutti gli anni passati con sua figlia, pensato a lei come un’amante del sesso così focosa, quel giorno mi bastarono un paio d’ore per ricredermi.
Sentì la sua mano afferrare nuovamente il cazzo, ora lo massaggiava con cura e il mio pene dopo un attimo di tregua, rispose subito.
Dopo qualche istante, infatti, era di nuovo in tiro, nemmeno avessi ingerito viagra.
Fernanda contenta della risposta del suo giocattolo, riprese a segarmi.
Le infilai una mano sotto le cosce che lei aprì per facilitarmi l’azione e ripresi a massaggiarle il clitoride, era sempre fradicia di umori e ora anche del mio sperma.
Intanto il mio pene era tornato al massimo dell’erezione, Fernanda, afferrò il vibratore sul materasso e gattonò verso il capo del letto. La troia adesso aveva voglia di due cazzi, si inginocchiò davanti a me divaricò le gambe, azionò il fallo di gomma e lo inserì all’interno della sua vagina. Poi si chinò in avanti e ricominciò a ciucciarmi il cazzo pulendolo dai residui di sborra.
Il pompino aumentò di intensità, il mio pene venne totalmente inghiottito dalle sue fauci.
Eccitato le afferrai il capo e iniziai a fotterla spingendole la bocca contro il cazzo; contemporaneamente continuava a spingersi, da sola, il fallo dentro la fica.
Di colpo sentì il suo corpo irrigidirsi ed un orgasmo immenso la percorse interamente. Non paga riuscì a divincolarsi dalla mia blanda presa e continuò spingere dentro se stessa il cazzo di gomma, mentre continuava ad urlare di piacere.
Dopo l’orgasmo estrasse dalla vagina il fallo e si distese sul letto esausta, soddisfatta e con il culo rivolto verso l’alto.
Io però ero ancora in piena erezione, così le scivolai affianco di lato e le sbattei il pene sulle labbra, ero come drogato, lei scosse il capo, mi guardò esausta, ma accolse il cazzo, senza fiatare, dentro la sua bocca. Eravamo già ripartiti. O meglio, adesso ero ripartito io.
Instancabile, la feci voltare con il culo verso di me e senza indugiare e senza preavviso la penetrai in fica nuovamente, questa volta da dietro.
Ormai era un continuo godere sia per me che per lei.
Mentre la scopavo vigorosamente, iniziai a stimolarle l’ano, provai a dilatarglielo con le dita, ma prontamente la sentì irrigidirsi, ignorai la sua reazione e continuai affondando leggermente la punta del pollice nel suo buco stretto, ma appena il mio pollice si insinuò nello sfintere, la sentì debolmente protestare
F: - No, nel culo no!
Abbandonai momentaneamente l’idea e mi concentrai sulla penetrazione in corso, intanto presi a schiaffeggiarla sulle chiappe, e con mia gioia non la sentì protestare ma solo emettere dei gridolini.
Continuai a penetrarla, ondeggiando in avanti e indietro con il bacino, aumentando di intensità i colpi di reni, le mie palle gonfie sbattevano contro le sue natiche mentre le mie mani, poggiavano lungo le sue chiappe allargandole il più possibile.
Da dietro potevo osservare per bene il suo culone spampanato come un fiore, mentre le dilatavo le chiappe ebbi modo di notare il suo minuscolo e integro ano.
La troia non aveva mai avuto sicuramente il piacere di prenderlo nel culo e ogni mio tentativo di accostamento alla zona veniva interrotto dalle sue proteste, e quando i tentativi diventavo più molesti, questi venivano interrotti dalle mani.
La voglia di sodomizzarla mi attanagliava, perciò le sue resistenze e rimostranze, non mi fecero desistere dalla voglia. L’aggravante del culo immacolato ovviamente mi spinse a realizzare quel desiderio.
Intanto continuavo a spingere sempre più il cazzo nella fica, la sentivo ansimare era di nuovo eccitata, e ora mi implorava di aumentare l’intensità e io ovviamente l’accontentavo.
Intanto alternavo da dietro vigorose palpate dei seni a schiaffi sempre più insistenti sulle chiappe.
La sentì nuovamente rilassata, le gambe non erano più tese e ormai si era abbandonata con la pancia e la faccia contro il materasso, la sentivo godere e gemere.
Da grande stronzo, approfittai della sua rilassata posizione: le riportai le mani sulle sue chiappe, gliele dilatai e versai una colata di saliva in corrispondenza del suo ano per lubrificarlo.
Lei eccitata non si accorse di nulla, continuava ad assecondare il mio ondeggiare con il bacino.
Dopo aver insalivato abbastanza il piccolo ano, le riportai le mani sulle tette strizzandogliele con la mia solita “delicatezza” e ancoratomi a loro le estrassi il cazzo dalla fica.
La sua testa poggiata sul materasso si alzò prontamente e la sentì protestare, rapido con la mano sinistra le afferrai i capelli da dietro, mentre la mano destra scivolava sulla superficie del letto alla ricerca delle sue mutande; una volta individuate, le afferrai e gliele infilai dritte nella sua bocca. Poi le spinsi violentemente la nuca verso il basso affondandogliela nel materasso; mentre con la mano sinistra puntai il pene in corrispondenza del suo ano per penetrarla.
La sentì nuovamente protestare e dimenarsi, ma non mi feci assolutamente affrancare dalla mia decisione.
Portai la cappella a contatto con il piccolo buco, mentre con forza le tenevo il capo contro il materasso.
Sentì il glande farsi spazio con lentezza in quel piccolo buco, spinsi un po’ e senti come un “tac”, il buco si aprì e la punta del mio cazzo iniziò a farsi strada dentro di lei.
La sentì urlare per il dolore, ma non mi fermai e continuai a spingere delicatamente, ma con decisione.
Le sue carni si stavano aprendo sempre di più e finalmente il suo sfintere si dilatò, avvolgendo tutta la circonferenza del cazzo. Ora dovevo solo arrivare in fondo.
Stavo godendo tantissimo, sentivo tutto il suo calore e continuai a spingere, finché non sentì le mie palle sbattere nuovamente contro le sue natiche.
Fernanda, non potendosi opporre al mio volere era ormai prona sul letto, con il culo aperto e con una smorfia di dolore sul volto. La sentivo ancora rigida, capì che avvertiva ancora dolore, così presi a fotterla con dolcezza. Nonostante il disappunto, mi lasciò fare e pian piano il dolore divenne solo fastidio, la scopavo con maestria facendo attenzione a non spaccarle troppo il culo, sentivo ancora i suoi muscoli contrarsi. La convinsi a rilassarsi e l’aiutai ad assumere nuovamente la posizione a pecora di prima.
Con poca convinzione e con lentezza si riportò su, intanto il mio cazzo era ormai ben saldo dentro di lei. Lo sentivo pulsare e cercavo di muoverlo avanti e indietro con delicatezza, il movimento ovviamente stava contribuendo alla deflorazione.
Il fastidio, iniziò a lasciare spazio al piacere e ora il suo viso accennava delle smorfie solo quando mi spingevo, con interezza, in fondo al suo piccolo buco, ma essendo “novella” era più che normale.
Pian piano, iniziai a sentirla gemere, finalmente stava iniziando a scoprire il piacere della sodomia, così accelerai il ritmo…
Ora era completamente rilassata, così iniziai a pompare con veemenza dentro di lei, tanto da sentire la cappella marmorea macinare l’interno delle sue carni.
Nonostante il dolore, iniziava ad assaporare il piacere della sodomia e sputando le mutande dalla bocca, mi invitò a fotterla.
Il mio moto era continuo e profondo, ben presto sentì il suo muscolo cedere e l’ano che avvolgeva il mio pene aprirsi, seguito da un urlo liberatorio e da una sensazione che Fernanda mai aveva provato prima. Quasi contemporaneamente venni anch’io, dentro al suo bel culone.
Veramente stanchi, ma pienamente soddisfatti l’uno dell’altro ci accasciammo sul letto ci addormentammo esausti.
Ci risvegliamo nel pomeriggio inoltrato e senza dirci tante parole, ci rivestimmo e ci salutammo come se niente fosse accaduto.

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