Erotici Racconti

Una lenta discesa Cap.2

Scritto da , il 2017-05-18, genere dominazione

Da quando aveva ricevuto quell’ inaspettato complimento, Fabrizia aveva iniziato a pensare con insistenza al giovane collega; le piaceva che lui si fosse accorto di lei e che proprio a lei avesse rivolto quell’ apprezzamento, la incuriosiva che avesse superato l’ imbarazzo e la soggezione e le interessava sapere se, addirittura, non provasse per nulla quelle sensazioni nei suoi confronti.
Avrebbe voluto sapere, ma non poteva esporsi, non poteva modificare il suo comportamento e così cominciò a logorarsi nell’ attesa di un nuovo contatto; lo osservava, scrutava i suoi movimenti, ma non gli forniva pretesti per approcciarla.
Si accorse ben presto che quel pensiero si stava trasformando in un chiodo fisso che non la lasciava neanche lontano dall’ ufficio e, ancora senza accorgersene, iniziò da lì la sua lunga e lenta discesa verso il basso da cui non sarebbe più stata capace di risalire.

Dopo qualche settimana, una sera, mentre stava uscendo più tardi del solito dall’ ufficio, si sentì inaspettatamente prendere sotto braccio e contemporaneamente una voce le disse:
“Sei una donna bellissima e affascinante!”
Sorpresa, si voltò e vide il giovane collega che da giorni occupava i suoi pensieri ed ebbe un tuffo al cuore.
“Grazie, mi fai emozionare!”
“E’ vero e, se non fosse che sono solo un operaio e non al tuo livello, non esiterei a corteggiarti.”
“Ma dai, cosa c’ entra, se mai sono io che sono troppo vecchia per te. Chissà quante ragazze giovani che ti corrono dietro.”
“Non è vero; e poi a me piacciono le donne, non le ragazzine. Anzi le donne-donne come te.”
“La sai lunga tu; comunque sono fidanzata e in questo momento non ho intenzione di interrompere il rapporto che sto vivendo” disse, quasi a chiudere, più a sé stessa che al giovane collega, ogni possibilità. Poi, accortasi in un attimo che non era del tutto quello che interiormente voleva, aggiunse una parola che diceva tutto a chi fosse capace di intenderne il significato:
“Peccato!”
“Peccato davvero.” rispose lui e, staccando il braccio dal suo, aggiunse:
“Comunque arrivederci e buona serata.”
“A domani.” gli disse lei.

Subito dopo erano tutti e due a ripensare a quelle parole: Fabrizia era inebriata per avere acceso nuovamente l’ interesse in un uomo più giovane di lei, apparentemente distaccato, e per il corteggiamento ricevuto; si pentiva, da un lato, per essere stata alquanto fredda temendo di perdere l’ occasione, ma era troppo esperta per non sapere che proprio quello era il modo per accrescere la curiosità nei suoi confronti. E poi quel “Peccato!”…………….
Lui capì immediatamente che c’ erano spazi per spingersi più in là e intravedeva buone possibilità di raggiungere il suo obiettivo: riuscire a scoparsi l’ intransigente responsabile amministrativa, l’ altezzosa e affascinante signorina Fabrizia Ferreri.

Con discrezione, ma perseveranza ai limiti dell’ insistenza, cominciò ad avvicinarla e a proporle occasioni di incontro; lei temeva di essere vista da qualche collega e si negava, non voleva creare fraintendimenti e pettegolezzi, ma non vedeva l’ ora di uscire con il nuovo spasimante. E un giorno che, soli nel corridoio, lui la invitò per un aperitivo, gli rispose, quasi biascicando: “Ok. Domani sera seguimi con la tua auto.”

La sera dopo sapeva di non uscire con Andrea, il suo fidanzato e quindi era libera di gestirsi tutto il tempo che voleva; si preparò fin dal mattino per il suo incontro galante non dimenticando di portarsi in ufficio il ricambio dell’ intimo e l’ occorrente per rinfrescarsi e ritruccarsi in bagno prima di uscire.
Quando risalì in macchina era perfetta: gonna al ginocchio stretta, maglietta aderente con ampia scollatura che donava evidenza alle sue tette, scarpe alte, trucco leggero e raffinato. Si mosse e subito vide la macchina del collega che, a distanza, la seguiva.
Emozionata si avviò: aveva deciso di andare in un locale in collina, un po’ defilato per non fare incontri spiacevoli e là si diresse.
Arrivati scesero dall’ auto e si sedettero ad un tavolino all’ aperto e cominciarono a parlare: aleggiava inizialmente un po’ di imbarazzo, ma presto si lasciarono andare, la conversazione diventò più distesa e rilassata e, complice il succedersi degli aperitivi, deviò ad un certo punto su argomenti inerenti al sesso. Si raccontarono qualcuna delle loro esperienze, poi Saverio iniziò a farle domande per conoscere le sue fantasie, i suoi desideri, i suoi sogni nascosti; Fabrizia restò un po’ sulle sue, tentennò, poi si lasciò andare fino a raccontare, velatamente e senza dire che faceva parte del suo passato, alcuni momenti e alcuni episodi della sua vecchia storia con Vincenzo.
Saverio l’ ascoltava, incuriosito e un po’ stupito, e presto incominciò ad eccitarsi e a sentire più forte il desiderio di possedere quella donna che gli stava davanti.
“Ho voglia di scoparti.” le disse all’ improvviso.
“Ehi, quanta fretta!”
“Sì, ho fretta, non resisto più; andiamo via.”
“Non vuoi aspettare ancora un po’?” rispose lei senza convinzione.
Infatti, guardandolo in modo civettuolo, si stava già alzando.
“Lascia qui la tua macchina, poi ritorniamo a prenderla” le propose lui. E, detto questo, la prese per mano e corsero verso l’ auto.
Saverio partì sgommando e, mentre guidava, cominciò ad allungare le mani sulle gambe di Fabrizia, le insinuò con qualche difficoltà sotto la gonna, afferrò una coscia e strinse; poi portò la mano verso i suoi seni e la introdusse nella scollatura della maglietta afferrandone uno con malcelata violenza. Lo strinse, pizzicò il capezzolo, lo tirò e, al primo lamento di lei, lo strizzò con maggiore forza.
Guidava e cercava disperatamente un posto dove fermarsi; appena vide una stradina laterale, non asfaltata e diretta verso un boschetto, si infilò con una brusca sterzata e, fatta qualche decina di metri, si fermò e spense il motore.
A quel punto si protese verso di lei e con entrambe le mani le afferrò le tette e strinse.
“Bella vaccona, fatti strizzare le tette! Come mi piacciono, sono tonde e sode, fatte per essere massacrate!”
Gliele stropicciò, le estrasse dalla maglietta, gliele baciò, gliele leccò, ci intrufolò la faccia in mezzo, poi riprese a stringerle fra le mani; prese i capezzoli tra il pollice e l’ indice e li tirò verso di sé. Fabrizia mugolava, sentiva dolore, ma le piaceva e lo lasciò fare.
“Te li strappo questi capezzoli, mi piace strizzarli” e così dicendo li pizzicava più forte.
“Fammi quello che vuoi, sono tua, sono tutta per te”
“Spogliati!”
E lei si tolse la maglietta e si sfilò la gonna; sganciò il reggiseno e si protese verso di lui.
“Anche quelle, tieni solo le calze!” le disse indicando le mutandine.
Sfilò anche quelle e restò nuda davanti a lui che allungò subito una mano tra le sue gambe; le accarezzò il clitoride, glielo pizzicò, lo prese tra le dita aumentando il suo piacere. Si stava bagnando, sentì i suoi umori che iniziavano ad uscire dalla sua fica e contemporaneamente il piacere che cresceva.
Saverio le afferrò il viso tra le dita dell’ altra mano e le intimò:
“Baciami!”
Poi infilò la lingua nella sua bocca e la baciò con passione. Roteava la sua lingua contro quella di lei, scavava nella sua bocca alla ricerca del palato, dei denti, e le mordeva le labbra: un bacio impetuoso che la lasciò senza fiato.
“Che lingua che hai! Fammela sentire sul cazzo!”
La afferrò per i capelli e le spinse la testa in basso, tra le sue gambe, strusciandosela sul sesso ancora coperto dai pantaloni; lei allungò le mani, gli slacciò la cintura, sbottonò i calzoni, aprì la patta e a quel punto lui nuovamente le schiacciò il volto sui suoi slip che avvolgevano il membro; le strofinò la faccia lì sopra e lei sentì quell’ odore forte, intenso, di sesso, di maschio eccitato e lo inspirò di gusto. Poi fece uscire quel sesso pulsante dalla gabbia in cui si trovava e lo prese in bocca. Succhiava, succhiava con gusto, assaporando quel gusto forte e inebriante; leccò le gocce che cominciavano ad uscire e provò a prenderlo tutto in bocca; era grosso, non lungo, ma grosso, tozzo e le riempiva la bocca senza permetterle di arrivare in fondo. Lui le spinse la testa giù.
“Tutto, tutto in bocca. Succhia bene, succhialo tutto, puttana!”
Si sentì soffocare ed ebbe un piccolo conato. Tirò indietro la testa, respirò profondamente e guardò Saverio negli occhi.
“Non respiravo, scusami”
Poi riabbassò la testa e riprese a succhiare. Su e giù, su e giù, veloce, come invasata, senza staccare la bocca da quel cazzo violaceo.
“Come succhi bene, adesso leccalo però, voglio sentire la tua lingua!”
E Fabrizia prese a leccare.
“Guardami, ti voglio guardare mentre lecchi e mi guardi negli occhi”
Lei rivolse gli occhi verso di lui e intanto fece scorrere la lingua sull’ asta, poi sulla punta, poi di nuovo sull’ asta; la fece passare sulla cappella con movimento circolare, a lingua piatta, poi prese a solleticare il filetto, sempre guardandolo negli occhi.
“Mi piace leccartelo, hai un bel cazzo, sa di buono”
“Sì, leccalo, leccalo, non smettere, puttana, lecca il mio cazzo”
Continuò a passare la lingua sul cazzo di lui, poi lo riprese in bocca per succhiarlo.
“Mmmmmmm, uhmmmm, mmmmm!“
Ad un certo punto lui le tolse il cazzo dalla bocca,
“Vieni fuori, adesso ti scopo”
Uscì dall’ auto, si precipitò dall’ altra parte, la afferrò e, dopo averle spinto la testa sul sedile, la afferrò per i fianchi e la penetrò. Prese a fotterla da dietro, spingendo il suo sesso in quella fica bagnata e accogliente che colava umori che scendevano sulle gambe e sul sedile.
“Scopami, riempimi tutta, sbattimi”
“Certo che ti scopo. Sentilo tutto il mio cazzo, senti come ti riempio”
“Siiiiiiii, siiiiiiiii, ancora, ancooooraaaa, fammi godereee”
“Prendilo, troia, senti come ti scopo”
Continuò a scoparla per un po’, lei godette una, due volte. Alla fine, quando stava per venire lui l’ afferrò per i capelli, glielo rimise in bocca e le schizzò in gola.
“Bevi, troia, bevi la mia sborra!”
Fabrizia si ritrovò la bocca piena di sperma e, bloccata contro quel cazzo, ingoiò tutto anche se con qualche difficoltà.
“Ti piace la sborra, vero? Adesso puliscimelo!”
E lei leccò ancora il suo uccello ripulendolo da ogni residuo di sperma che leccò ed inghiottì.
“Continua a leccare, fammelo rimanere duro, che ti do un’ altra ripassata. Forza!”
E lei glielo riprese in bocca ricominciando a succhiare e a leccare; non ci volle molto perché il membro recuperasse tutte le sue energie e a quel punto Saverio la fece alzare, la sollevò e la impalò tenendola in braccio; la scopava in piedi e lei non riusciva a capire dove trovasse tutta quella forza e quella energia. Scendeva su quel sesso e si sentiva completamente piena, poi lui la sollevava e lei ricadeva ancora sul suo uccello. Godeva, raggiunse l’ orgasmo e, in breve, si ritrovò al punto di raggiungerne un altro: in quel momento Saverio la fece scendere, la girò, l’ appoggiò alla fiancata dell’ auto e la scopò da dietro. Le strizzava i seni, le stringeva le natiche, massaggiandole con forza e pizzicandole, e scopava, scopava, scopava.
“Ancora, ancoraaa, non ti fermare. Fottimi, sììììì, sììììì, cosìììì,sììììì”
L’ orgasmo la squassò, lasciandola senza forze, mentre lui toglieva il suo sesso da dentro e veniva copiosamente sulla sua schiena e tra le chiappe. Cosparse lo sperma sulle sue chiappe, passò due dita sul suo buchetto e le disse:
“La prossima volta mi dedicherò anche al tuo culo. E’ molto invitante!”
Poi si rivestirono, si ricomposero e ritornarono verso l’ automobile di Fabrizia. Al momento di salutarsi nessuno dei due fece cenno ad un incontro successivo, ma erano entrambi convinti che sarebbe stato molto presto.

Nei giorni seguenti Fabrizia continuò a pensare a Saverio: era presa da lui, aveva voglia di rivederlo, soprattutto aveva voglia di fare sesso con lui: le erano piaciuti i suoi modi rudi, il sentirsi sottomessa a quel maschio energico e spregiudicato e non vedeva l’ ora di ripetere l’ esperienza. Pensava anche ad Andrea, ma all’ affacciarsi dei sensi di colpa per il tradimento che stava realizzando nei suoi confronti si rispose che era solo un momento di svago, un desiderio di sesso diverso, di gioco erotico che non comprometteva affatto la sua relazione e non intaccava per nulla i suoi sentimenti.
L’ importante era che, anche lui, come tutto l’ ambiente dell’ ufficio, non sapesse del suo diversivo e che le sue scappatelle restassero un segreto tra lei e Saverio.
Dal canto suo Saverio era rimasto soddisfatto di quella serata e sperava ardentemente anche lui di poterla ripetere; anche lui non provava sentimenti particolari nei confronti di Fabrizia, anzi, c’ era in lui una discreta soddisfazione per avere avuto sotto di sé quella donna così sussiegosa e quasi sprezzante, in ufficio, con lui e con gli altri colleghi. Fu proprio questo il pensiero di partenza che gli fece scattare un ragionamento più complesso.
Come poteva riuscire a tenere quella donna legata a lui? Perché è vero che adesso era presa da lui e da quel gioco eccitante, ma presto si sarebbe stancata e lo avrebbe scaricato come un ferrovecchio. Come poteva fare in modo che, volente o nolente, restasse disponibile per lui fino a che lui stesso lo avesse voluto? Mentre elucubrava su queste prospettive si accorse che si stava eccitando e pensò che non era una brutta idea riuscire ad avere una donna pronta a tutto, tantopiù se era, come la dottoressa Fabrizia Ferreri, orgogliosa e, apparentemente, irreprensibile.
Doveva solo aspettare che i primi passi li facesse lei perché fosse convinta di gestire il gioco e di tenerlo in pugno.
Aspettò qualche giorno, poi un pomeriggio lei gli mandò un segnale simile a quello della volta precedente; si incontrarono, fecero sesso selvaggio per quasi una notte intera e a quel punto Saverio capì che poteva mettere in atto i suoi propositi.
Attese il successivo richiamo di lei e quella sera uscì con animo e pensieri nuovi e sufficientemente determinati.

Andarono in una gelateria, sempre lontano dai luoghi di possibili incontri indesiderati e, tra un affogato e un sorbetto, Saverio le domandò della sua vita privata, del suo fidanzato, dei suoi progetti; lei, prima titubante, poi più rilassata, ribadì la sua convinzione nel rapporto che stava vivendo, l’ intenzione di costruire un futuro fatto di famiglia e figli con il suo affermato compagno e, per togliere eventuali idee a Saverio, gli disse:
“Tanto noi non siamo mica innamorati?”
“Assolutamente no. Ma meglio così, scopiamo meglio e a me piace fotterti, non amarti.”
A lei non dispiacque quella risposta un po’ volgare, ma dalla quale aveva recepito garanzie per la sua vita sentimentale; non sapeva che nascondeva ben di peggio.
Uscirono e si avviarono sull’ argine di un fiume che correva a fianco del paesino dove avevano gustato il gelato; poca gente camminava lì come loro e lui cominciò ad allungare le mani: le tastò il culo, la strinse sui fianchi, le toccò i seni e la accarezzò, di sfuggita, sopra la gonna in prossimità della sua fica.
“Fatti toccare tutta, ti voglio.”
“Lasciami. Non qui, ci possono vedere, sei pazzo?”
“Ma chi vuoi che ci veda, non ti conosce nessuno. E poi non ti piacerebbe che qualcuno ti guardasse mentre scopi?”
“Non lo so, comunque non qui. Dai, torniamo in macchina.”
“Assolutamente no. Adesso fai come voglio io.”
E le sollevò la gonna da dietro scoprendo il tondo sedere, sodo e accattivante, tra le cui natiche faceva bella figura il sottilissimo elastico del perizoma.
“Che bel culo che hai! Stasera te lo ficco lì dentro, non c’ è santo che tenga.” E strinse forte una chiappa nella sua mano.
“Dai, spostiamoci di qui, per piacere.”
“Ti ho detto di no, e da adesso, cara la mia dottoressa, fai come ti dico io.”
Era scattata la prima fase del piano di Saverio.
“E chi te lo ha detto?” rispose lei, in tono divertito e quasi canzonatorio.
“Lo dico io, vuoi mica che racconti di te in ufficio.”
“Non lo faresti, vero che non lo faresti?” disse lei subito preoccupata.
E lui, per non spaventarla, disse:
“Non lo farò, per ora, ma soprattutto perché tu farai quello che ti chiedo. In caso contrario deciderò. Vuoi rischiare? Credo di no, e poi, dì la verità, ti piace farti comandare, vero?”
E la afferrò per i capelli.
“Sì, comandami, porco, dammi gli ordini. Ma non sputtanarmi in ufficio.”
“Vedremo. Adesso vieni con me, andiamo sotto quel ponte. Tu cammini davanti a me, ti tieni la gonna sollevata e sculetti.”
Lei si guardò intorno, non vide nessun estraneo e, sollevata, eseguì. Sculettava sui tacchi, tenendo su la gonna e mostrandogli il sedere nudo; ogni tanto si voltava e gli sorrideva maliziosamente.
Arrivati sotto il ponte, dove l’ ombra non era totale, ma neppure il luogo poteva definirsi illuminato, lui le disse:
“Spogliati!”
“Ma?”
“Spogliati, ho detto.”
Lei si tolse la gonna e la camicetta.
“Brava resta così, adesso toccati.”
E lei iniziò a masturbarsi davanti a lui; faceva scorrere le dita sul clitoride, le infilava nel suo sesso e cominciò a gemere.
“Continua così, ma girati e con una mano appoggiati al muro. Toccati e muovi il culo!”
Lei proseguì a darsi piacere e protese il sedere verso di lui muovendolo con volgare sensualità.
“Hai un bel culo, quanti cazzi hai già preso lì dentro?”
E bagnatosi le dita con la saliva ne infilò uno nel suo buchetto. Poi ne infilò un secondo e le fece roteare dentro il suo sfintere. Le strappò con violenza il perizoma e lo buttò per terra.
“Questo non serve.”
Poi tolse le dita dal culo e gliele diede da leccare. Lei scostò la faccia, ma lui le ordinò:
“Lecca, troia, è roba tua!”
Le ficcò le dita in bocca e se le fece ripulire. Poi le infilò nuovamente nel culo e di nuovo gliele fece succhiare. Dopo la fece girare, la spinse in basso e lei si chinò davanti a lui.
“Succhiamelo!”
Liberato il membro dai calzoni, glielo sbatté sulla faccia e lo introdusse nella bocca di lei che, aperta, lo attendeva.
“Succhia, succhia bene, zoccola, fammi godere.”
Fabrizia succhiava e leccava con passione; andava su e giù con la bocca su quel sesso gonfio, ne assaporava il gusto, lo leccava, se lo passava sulle labbra e poi di nuovo lo prendeva in bocca cercando di introdurlo tutto, pur non riuscendoci.
“Sei proprio una pompinara! Quanti ne hai succhiati?”
E non aspettando risposta continuò:
“Che fantastica succhiacazzi! Ti terrei lì tutta la notte, fino a slogarti la mandibola. Succhia!”
E lei succhiò ancora, a lungo, quel cazzo che non aveva nessuna intenzione di sborrare.
Saverio la fece sollevare e la mise a quattro zampe, lì per terra. Lei si sentiva incredibilmente puttana: a quattro zampe, sotto un ponte, a desiderare un cazzo che la riempisse: ma le piaceva tantissimo.
“Che maiala che sei! Ti dovresti vedere, faresti arrapate un morto! Una scena così bisogna immortalarla!”
E, veloce, tirò fuori dalla tasca una digitale con cui le fece alcune fotografie. Il flash illuminò la notte e quella figura di donna che carponi, con autoreggenti, tacchi a spillo e reggiseno, si volgeva con sguardo prima sorpreso e poi voglioso, verso la fotocamera.
“Magnifica puttana! Cosa vuoi adesso?”
“Voglio te, voglio il tuo cazzo”
“Pronti, madame”
Si chinò dietro di lei e, di colpo, la inculò.
“Ahiiiiiii, mi fai maleeeee”
“Non urlare, zoccola, che ti sentono. Tra poco ti piacerà.”
Continuò a sodomizzarla con violenza e presto il dolore lasciò il posto al piacere. Si sentiva sconquassare, bruciare, ma non avrebbe rinunciato per nulla al mondo a quella penetrazione.
“Inculami, inculami, sfondami”
“Non c’ è problema” E i colpi diventarono ancora più forti fino a quando Saverio non le scaricò nell’ intestino schizzi di sperma. Uscì da lei, ammirò soddisfatto quel buco aperto e arrossato e non si trattenne dal fotografarlo senza tralasciare di riprendere il viso di lei mentre si voltava. Poi volle fotografarla anche mentre glielo succhiava e lei acconsentì.
“Sei davvero puttana, potresti fare film porno, sai?”
“Ma io lo faccio solo con te!”
“Per adesso” rispose lui, “mai dire mai.”
Dopo si ricomposero, si incamminarono e raggiunsero l’ auto. Lì dentro lui le accarezzò la fica nuda e le disse:
“Stavolta non ho pensato a lei, poverina!” Gliela accarezzò a lungo e le fece raggiungere un incredibile, esaltante orgasmo.
“Adesso potresti chiamare il tuo fidanzato. Sarebbe carino sentire che gli parli mentre hai le mie dita nella sorca.”
“Lascia perdere”
“No, per niente; mi eccita questa idea. Forza, chiamalo, o vuoi che qualcuno veda le tue foto da troia?”
“Ma è un ricatto!”
“Forse, ma piccolo, come piccolo è questo giochino. Chiama.”
Fece il numero e attese la risposta.
“Ciao, amore, come stai?”
Saverio infilò due dita nel sesso di lei e le fece roteare.
“Volevo sentirti e dirti che ti voglio bene”
“Puttana” sussurrò Saverio pizzicandole un capezzolo.
“Che stai facendo?”
E Saverio le spinse la faccia verso il suo cazzo.
“Va bene, a domani, buonanotte”
“Sei davvero una puttana. La prossima volta ti scopo mentre gli parli”
“Che cose che mi fai fare, sei un porco!”
“E tu la mia troia.”

Tornarono a casa.
Saverio sapeva che il suo progetto poteva continuare, Fabrizia aveva fatto un altro passo della sua discesa.

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