05 novembre 2026, ore 17:40 - Sporca
scritto il 2026-11-05 tempo di lettura 5 min
di
EvaDiNotte
genere
Confessioni
cura
A
Sono appena tornata a casa. Non mi sono ancora lavata.
Ho addosso l’odore di Paolo.
Gli avevo scritto io. Niente messaggi allusivi, niente attese, niente giochi. Gli ho chiesto quando voleva vedermi e lui mi ha proposto il pomeriggio, a casa sua. Mi ha mandato l’indirizzo.
Ho indossato un vestito lungo e una maglia pesante, nient’altro.
Sono arrivata davanti a una palazzina anonima, in una strada tranquilla. Niente a che vedere con i posti dove mi ha portata le altre volte. Ho suonato, ha aperto quasi subito.
«Ciao.»
«Ciao.»
Mi ha dato un bacio sulla guancia, poi mi ha fatto entrare.
L’appartamento era piccolo. Un soggiorno con un divano, una televisione, un vecchio stereo, una piccola cucina e un tavolo con sopra alcune cose lasciate in disordine. Mi sono guardata intorno.
«Ti aspettavi qualcosa di diverso?» mi ha chiesto.
«Non lo so. Forse sì.»
Ha sorriso.
«La macchina e i ristoranti servono a far scena. Questa è casa mia. Di solito non ci porto nessuno.»
Mi ha offerto da bere. Ho accettato un bicchiere di vino e mi sono seduta sul divano. Abbiamo parlato per qualche minuto, di cose qualsiasi. Mi ha raccontato qualcosa del lavoro, io gli ho detto che a casa era tutto tranquillo.
Era strano vederlo lì, in jeans e maglietta, senza l’aria elegante degli appuntamenti precedenti. Mi sembrava più normale. Forse mi piaceva di più.
Comunque non avevo nessuna voglia di passare il pomeriggio a chiacchierare.
«Paolo, sono venuta qui per scopare.»
Mi ha guardata per un istante, poi è scoppiato a ridere.
«Agli ordini.»
Mi ha baciata, mi ha infilato le mani sotto la maglia, sulla schiena, sui seni. Ci siamo spogliati poco alla volta, interrompendoci per baciarci. Mi ha fatta sdraiare sul letto, mi ha aperta le gambe e mi ha leccata finché non ho dovuto coprirmi la bocca con il braccio. Poi è salito su di me ed è entrato piano, fino in fondo. Si muoveva lento, guardandomi. L’ho preso per i fianchi e l’ho tirato verso di me: ne volevo di più.
Lui mi ha accontentata, ha cominciato a spingere, più forte, più veloce…
Sono venuta con lui sopra di me, mordendogli la spalla per non gridare.
Per un attimo mi sono ritrovata a pensare che con lui era diverso da Giacomo. Non meglio, non peggio. Diverso. Con Giacomo conosco ogni gesto, ogni reazione. Non devo spiegare niente. Non devo chiedere niente.
Con Paolo c’era ancora qualcosa da scoprire, e forse era proprio questo a piacermi.
Oppure… oppure sono semplicemente una troia.
Ci siamo fermati qualche minuto a riprendere fiato e siamo ripartiti. Mi ha girata, mi ha presa da dietro, una mano tra le gambe. Quando è venuto l’ho sentito caldo dentro. Siamo rimasti così un po’, ansimanti. Poi abbiamo ricominciato, più lentamente. Di nuovo, e ancora, finché non siamo rimasti senza energie, per davvero.
Non ho guardato l’orologio. Per un paio d’ore ho pensato solo a scopare. Niente casa, niente marito, niente altro.
Alla fine siamo rimasti distesi sul letto, nudi. Paolo mi accarezzava delicatamente, e ogni tanto mi baciava.
«Ti va di fare una doccia insieme?» mi ha chiesto.
Ho sorriso. «No. Devo tornare a casa.»
Si è fermato, con la mano ancora sul mio seno. «Già?»
«È tardi, Paolo. Ho una famiglia…»
Non ha insistito. Mi sono rivestita in fretta. Quando sono uscita lui era in soggiorno.
«Ci rivediamo?» mi ha chiesto.
«Non lo so. Forse… credo di sì.»
Mi ha guardata, forse sperava in una risposta più decisa. Mi ha accompagnata alla porta e mi ha baciata ancora. Questa volta il bacio è stato più lungo, quasi trattenuto.
«Scrivimi quando arrivi.»
«Va bene.»
Sono uscita e ho preso la macchina. Non mi sono sistemata, non mi sono pulita. Ero stanca e avevo voglia di tornare a casa.
Non mi sentivo in colpa. Non troppo, almeno.
Non sapevo se avrei trovato Giacomo. Non gli avevo detto dove fossi e non avevo intenzione di telefonargli.
Quando sono entrata, la casa era vuota. Per fortuna.
Ho lasciato la borsa e le chiavi. Mi sono tolta solo le scarpe. Sono andata in cucina a bere un bicchiere d’acqua, ancora vestita come quando sono uscita. Avrei potuto andare sotto la doccia. Non l’ho fatto.
Se Giacomo fosse tornato adesso avrebbe potuto accorgersene. Dell’odore, forse. O del fatto che non avevo niente sotto. Non so se lo volevo davvero. So solo che sono rimasta così.
Paolo mi aveva mostrato casa sua, mi aveva fatto entrare in un pezzo della sua vita. Forse avrebbe voluto che restassi ancora un po’. Forse qualcosa di più.
Non so cosa voglia davvero da me. E non so se mi interessa scoprirlo.
Sono andata da Paolo perché avevo voglia di lui. Ho scopato con lui e sono tornata così. Sporca.
Tutto qui.
Almeno per oggi.
Eva.
Ho addosso l’odore di Paolo.
Gli avevo scritto io. Niente messaggi allusivi, niente attese, niente giochi. Gli ho chiesto quando voleva vedermi e lui mi ha proposto il pomeriggio, a casa sua. Mi ha mandato l’indirizzo.
Ho indossato un vestito lungo e una maglia pesante, nient’altro.
Sono arrivata davanti a una palazzina anonima, in una strada tranquilla. Niente a che vedere con i posti dove mi ha portata le altre volte. Ho suonato, ha aperto quasi subito.
«Ciao.»
«Ciao.»
Mi ha dato un bacio sulla guancia, poi mi ha fatto entrare.
L’appartamento era piccolo. Un soggiorno con un divano, una televisione, un vecchio stereo, una piccola cucina e un tavolo con sopra alcune cose lasciate in disordine. Mi sono guardata intorno.
«Ti aspettavi qualcosa di diverso?» mi ha chiesto.
«Non lo so. Forse sì.»
Ha sorriso.
«La macchina e i ristoranti servono a far scena. Questa è casa mia. Di solito non ci porto nessuno.»
Mi ha offerto da bere. Ho accettato un bicchiere di vino e mi sono seduta sul divano. Abbiamo parlato per qualche minuto, di cose qualsiasi. Mi ha raccontato qualcosa del lavoro, io gli ho detto che a casa era tutto tranquillo.
Era strano vederlo lì, in jeans e maglietta, senza l’aria elegante degli appuntamenti precedenti. Mi sembrava più normale. Forse mi piaceva di più.
Comunque non avevo nessuna voglia di passare il pomeriggio a chiacchierare.
«Paolo, sono venuta qui per scopare.»
Mi ha guardata per un istante, poi è scoppiato a ridere.
«Agli ordini.»
Mi ha baciata, mi ha infilato le mani sotto la maglia, sulla schiena, sui seni. Ci siamo spogliati poco alla volta, interrompendoci per baciarci. Mi ha fatta sdraiare sul letto, mi ha aperta le gambe e mi ha leccata finché non ho dovuto coprirmi la bocca con il braccio. Poi è salito su di me ed è entrato piano, fino in fondo. Si muoveva lento, guardandomi. L’ho preso per i fianchi e l’ho tirato verso di me: ne volevo di più.
Lui mi ha accontentata, ha cominciato a spingere, più forte, più veloce…
Sono venuta con lui sopra di me, mordendogli la spalla per non gridare.
Per un attimo mi sono ritrovata a pensare che con lui era diverso da Giacomo. Non meglio, non peggio. Diverso. Con Giacomo conosco ogni gesto, ogni reazione. Non devo spiegare niente. Non devo chiedere niente.
Con Paolo c’era ancora qualcosa da scoprire, e forse era proprio questo a piacermi.
Oppure… oppure sono semplicemente una troia.
Ci siamo fermati qualche minuto a riprendere fiato e siamo ripartiti. Mi ha girata, mi ha presa da dietro, una mano tra le gambe. Quando è venuto l’ho sentito caldo dentro. Siamo rimasti così un po’, ansimanti. Poi abbiamo ricominciato, più lentamente. Di nuovo, e ancora, finché non siamo rimasti senza energie, per davvero.
Non ho guardato l’orologio. Per un paio d’ore ho pensato solo a scopare. Niente casa, niente marito, niente altro.
Alla fine siamo rimasti distesi sul letto, nudi. Paolo mi accarezzava delicatamente, e ogni tanto mi baciava.
«Ti va di fare una doccia insieme?» mi ha chiesto.
Ho sorriso. «No. Devo tornare a casa.»
Si è fermato, con la mano ancora sul mio seno. «Già?»
«È tardi, Paolo. Ho una famiglia…»
Non ha insistito. Mi sono rivestita in fretta. Quando sono uscita lui era in soggiorno.
«Ci rivediamo?» mi ha chiesto.
«Non lo so. Forse… credo di sì.»
Mi ha guardata, forse sperava in una risposta più decisa. Mi ha accompagnata alla porta e mi ha baciata ancora. Questa volta il bacio è stato più lungo, quasi trattenuto.
«Scrivimi quando arrivi.»
«Va bene.»
Sono uscita e ho preso la macchina. Non mi sono sistemata, non mi sono pulita. Ero stanca e avevo voglia di tornare a casa.
Non mi sentivo in colpa. Non troppo, almeno.
Non sapevo se avrei trovato Giacomo. Non gli avevo detto dove fossi e non avevo intenzione di telefonargli.
Quando sono entrata, la casa era vuota. Per fortuna.
Ho lasciato la borsa e le chiavi. Mi sono tolta solo le scarpe. Sono andata in cucina a bere un bicchiere d’acqua, ancora vestita come quando sono uscita. Avrei potuto andare sotto la doccia. Non l’ho fatto.
Se Giacomo fosse tornato adesso avrebbe potuto accorgersene. Dell’odore, forse. O del fatto che non avevo niente sotto. Non so se lo volevo davvero. So solo che sono rimasta così.
Paolo mi aveva mostrato casa sua, mi aveva fatto entrare in un pezzo della sua vita. Forse avrebbe voluto che restassi ancora un po’. Forse qualcosa di più.
Non so cosa voglia davvero da me. E non so se mi interessa scoprirlo.
Sono andata da Paolo perché avevo voglia di lui. Ho scopato con lui e sono tornata così. Sporca.
Tutto qui.
Almeno per oggi.
Eva.
di
EvaDiNotte
EvaDiNotte
692
visite
visite
10
voti
voti
valutazione
6.4
6.4
il tuo voto
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
31 ottobre 2026, ore 23:15 - Halloween
Commenti dei lettori al racconto erotico