27 ottobre 2026, ore 18:30 - Camerino

scritto il 2026-10-27 tempo di lettura 3 min

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confessioni
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Sono chiusa nel bagno di Zara.

Ho abbassato la tavoletta, mi sono seduta, la borsa tra i piedi e la busta con i vestiti appoggiata al muro. Scrivo dal telefono. Fuori dal negozio c’è lui. L’ho visto dalla cassa.

Aspetta me.

Ho chiesto alla commessa se potevo usare il bagno, poi mi sono chiusa dentro e ho tirato la serratura. Qualcuno ha provato la maniglia un momento fa. Ha aspettato, ha riprovato, se n’è andato. Io ho trattenuto il respiro finché i passi non si sono allontanati.

Di solito a Halloween ci vestiamo in coppia. Quest’anno Vincent Vega e Mia Wallace. Giacomo, come John Travolta, è pure credibile. Io no: troppo bassa, tette troppo grosse, del culo non ne parliamo.

Sembrerò la caricatura di Uma Thurman. Pazienza.

Stavo provando una camicetta bianca troppo stretta che non voleva saperne di allacciarsi.

A un certo punto, entrando e uscendo dal camerino, mi sono accorta di un uomo sui cinquanta, fermo tra le rastrelliere come se stesse cercando un regalo per la moglie.

Invece guardava me. Ogni volta che tiravo la tenda e uscivo per un'altra prova, i suoi occhi c’erano. Cercava di non farsi notare, ma guardava me, senza alcun dubbio.

Ho pensato a Bruno, alla maglietta troppo corta, a quello sguardo lento senza vergogna.

Al fatto che mi fosse piaciuto…

Sono rientrata nel camerino e ho lasciato la tenda socchiusa.

Mi sono tolta i pantaloni, la camicetta, sono rimasta in slip.

Ho aspettato. Gli ho dato il tempo di gustarsi lo spettacolo.

Ho infilato di nuovo la camicetta con più calma del necessario. Ho sistemato il colletto. Ho girato su me stessa davanti allo specchio. Me la sono tolta di nuovo e mi sono girata verso l’apertura.

Mi stava guardando, non cercava neanche di far finta di niente.

Ho abbassato leggermente gli slip e l'ho fissato a mia volta. Mi batteva il cuore così forte che mi sembrava di sentirne il rumore.

Poi credo di aver finito il coraggio: ho richiuso la tenda, mi sono rivestita in fretta, e sono rimasta nel camerino per qualche minuto.

Ho sbirciato per vedere se era andato via e mi sono diretta alla cassa.

Mentre mettevo via la carta e la busta, ho alzato gli occhi verso la vetrina.

Eccolo.

Fermo fuori, sul marciapiede. Non camminava. Non telefonava. Aspettava.

Per un attimo ci ho pensato… poi ho guardato la commessa e le ho chiesto di poter usare il bagno.

Adesso sono qui dentro, chiusa nel cesso di un negozio, a pensare a un uomo che non conosco e a una tenda che ho lasciato aperta apposta.

E a quanto mi sia piaciuto.

Ora devo uscire. Spero che se ne sia andato.

Giacomo mi aspetta a casa… Non vedo l'ora di raccontarglielo.



Eva.
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