Zia, si stanno invertendo i ruoli!
scritto il 2026-11-03 tempo di lettura 7 min
di
Matteezia
genere
Etero, Feticismo, Incesti
cura
A−
Ciao a tutti!
Era un pomeriggio normale e dopo pranzo decisi di passare da zia senza un motivo preciso. Suonai e mi aprì dopo pochi secondi. Era in tuta da casa, senza trucco, i capelli tirati in una mezza coda bassa, i piedi liberi come sempre, faccia che pareva stanca ma che presentava il solito sorriso.
Z:”Entra, stavo guardando qualcosa in tv.”
Entrai. Il salotto era in penombra. Tapparelle appena abbassate e le luci del televisore che coloravano appena la stanza.
Ci sedemmo sul divano e parlammo del più e del meno mentre la televisione continuava ad andare.
Zia teneva le gambe sul divano e con un braccio riuscivo a toccarle. Le accarezzai prima una coscia e poi l’altra.
Ci scambiammo uno sguardo e lei mi strizzò l’occhio.
A un certo punto le presi un piede e iniziai a solleticarle la pianta. Lei ridacchiò e ritirò un po’ il piede, ma non del tutto.
Z:”Matteo, smettila…”
Continuai. Lei riuscì a togliere il piede e me lo schiaffò in faccia, premendo la guancia.
Poi la tirai verso di me. Si sistemò sopra di me e mi diede un bacio lungo. Non è solita cercare baci così direttamente.
Ci baciammo a lungo. Le mani andarono sotto la felpa e trovarono le sue tette nude. Non aveva il reggiseno.
La feci scendere. Mi sedetti meglio e lei si inginocchiò tra le mie gambe. Mi sbottonò i pantaloni, tirò fuori il cazzo e lo prese in bocca. Non fiatò, rimase fissa a guardarmi negli occhi.
Il pompino divenne presto bavoso. Leccava le palle, ingoiava, sputava e ripartiva.
Le tenevo i capelli. A un certo punto le spinsi la testa più in basso. Si tolse e mi guardò con aria sfidante.
Mi alzai, le tolsi la felpa e le portai le tette sul cazzo.
M:”Dai, fai tu.”
Z:”Non sei abituato a tette così piccole, ma ci provo.”
Mi fece la spagnola in fretta. Poi mi sdraiai. Zia si mise in mezzo alle mie gambe e riprese a pomparmi, leccando e succhiando le palle mentre teneva i piedi in alto dietro di sé.
Mi alzai e le tolsi pantaloni e mutande in un colpo solo.
La misi a missionario, piedi alti. Leccai due dita e le infilai nella figa.
Entrai e iniziai a spingere. Zia gemette da subito.
M:”Ti sento già tutta bagnata…”
Z:”Muoviti…”
Aumentai il ritmo. Lei continuava a fissarmi.
Z:”Così… più forte…”
Dopo un po’ uscii e mi sdraiai.
M:”Ora i piedi, zia.”
Si mise tra le mie gambe, mi diede la schiena e iniziò un reverse footjob, il culo a pochi centimetri dalla punta. Mi segava girando la testa per guardarmi.
Fermai quella sega, le sculacciai una chiappa e la misi a pecora.
Le alzai i piedi sulla mia pancia, entrai in figa e iniziai a spingere veloce. Schiaffi più decisi, pollice nel culo.
M:”Senti come stringi…”
Z:”Cazzo… Matteo…”
Quando sentii che stavo per venire le diedi due spinte profonde.
Z:”Cazzo… stai per…”
M:”Sì.”
Z:”Non riempirmi. Tiralo fuori.”
Uscii e le misi il cazzo sulle piante. Lei unì i piedi e io sborrai. Tutta la sborra finì sulle piante e tra le dita.
Zia guardò i piedi lucidi e soffiò.
Z:”Cazzo che casino…”
Si alzò e andò in bagno a pulirsi.
Zia tornò dopo qualche minuto. Nuda, con un leggero fiatone e una faccia soddisfatta.
Z:”Hai ancora voglia o mi lasci così?”
M:”Vieni qui. Oggi voglio distruggerti.”
Zia soffiò un mezzo sorriso.
Z:”Distruggermi? Senti chi parla. Di solito sono io quella che ti fa fuori, non il contrario.”
M:”Stavolta cambio le carte.”
Z:”Tu? Un ragazzino che vuole mettere sotto una donna esperta? Figuro.”
M:”Esperta quanto vuoi, ma oggi finisci tu.”
Z:”Parole. Le hai già dette altre volte, e alla fine eri sempre tu quello a pezzi.”
M:”Allora stai a vedere.”
Zia mi fissò, il sorriso più sottile, quasi curioso. Si avvicinò, mi afferrò la faccia e mi schiaffò un bacio deciso.
Z:”Va bene, ragazzino. Mostrami se sei capace di mantenere quello che dici.”
La tirai a me e la sdraiai. Le aprii le gambe e le leccai la figa in modo deciso. Lei alzò i fianchi.
Z:”Cazzo… proprio lì… non fermarti…”
La leccai finché non venne con un gemito basso e lungo. Poi le leccai il culo, aprendole le chiappe.
Z:”Anche lì… va bene…”
M:”Ti preparo per bene, vedrai dopo.”
Dopo averla preparata, le presi i piedi e iniziai un footjob. Notai lo smalto bianco.
M:”Guarda che piedi… smalto bianco e tutto. Sai quanto mi fate impazzire questi?”
Z:”Lo so. Sei un porco per i miei piedi.”
M:”Il più porco. E tu sei la più porca a offrirmeli così.”
Dopo il footjob la misi a missionario e entrai fino in fondo. Spinsi forte.
M:”Ti sento tutta…”
Z:”E io sento te… muoviti…”
Lei iniziava a faticare. A un certo punto uscii e entrai nel culo senza pausa. Zia si tese e gemette lungo.
Z:”Cazzo… mi entri tutto… mi sei entrato di soppiatto…”
M:”Ti avevo detto che ti preparavo.”
Z:”Traditore… ahh… cazzo come stringe…”
Spinsi forte. Il culo era duro e strettissimo. Alternai figa e culo senza avvisare. Ogni cambio le spezzava il respiro. Le gambe iniziavano a tremarle.
Tolsi il cazzo per farci rifiatare. Giocai con i suoi buchi, poi la baciò ansimando.
La misi a pecora, entrai di nuovo nel culo e spinsi a fondo. Schiaffi, ritmo più alto, tirate di capelli.
Z:”Matteo… sto finendo… non ce la faccio più…”
Continuai a sfondarla finché non la sentii davvero finita.
Z:”Matteo… basta… non ce la faccio più… ahh… fermati un attimo…”
La girai a missionario e entrai in figa. Questa volta non c’era quasi più resistenza. La testa le restava molle sul cuscino, gli occhi socchiusi. Ogni spinta le strappava solo un ansimo fioco.
Le misi un dito tra le labbra. Lei lo succhiò in modo disordinato, poi più piano, guardandomi.
Z:”Baciami…”
La baciai. Continuai a spingere a fondo.
M:”Zia… non reggo più…”
Z:”Cazzo… aspetta… ahh…”
Diedi altre spinte profonde.
M:”Sto per…”
Zia mi guardò con gli occhi lucidi e soffiò:
Z:”Fallo e basta…”
Spinsi fino in fondo e sborrai dentro. Forte, a lungo. Lei emise un gemito spezzato. Uscii quasi subito. La sborra iniziò a colarle lungo la coscia.
Zia restò sdraiata, le gambe aperte, il petto che saliva e scendeva a scatti. Completamente distrutta. Capelli umidi e sparsi, pelle lucida, il corpo molle e segnato. Le cosce le tremavano ancora. Non riusciva a muoversi.
Dopo un pezzo si alzò a fatica. Le gambe le reggevano a stento. Andò in bagno e tornò sul divano, ancora nuda. Si sedette pesante, le cosce ancora lucide.
Z:”Non mi sarei mai aspettata di finire così…”
Soffiò un mezzo sorriso stanco.
Z:”Guarda come m’hai messa. Non reggevo più le gambe. Non reggevo più la voce. Non riuscivo a pensare a niente, solo a prenderti.
A quarantatré anni… e mi hai ridotta in questo stato in un pomeriggio qualsiasi.
Io che di solito ti facevo fare quello che volevo io. Io che ti rigiravo come mi pareva. E adesso sono io quella che non riesce quasi ad alzarsi.”
M:”Te l’avevo detto.”
Z:”Sì. Me l’avevi detto. E io non ti ho preso sul serio.
La verità è che mi è piaciuto. Mi è piaciuto finire così, completamente a pezzi, per mano tua.
Anche se adesso sto così. Anche se le gambe non mi reggono e la voce è ancora rotta.
Mi piace rimanere in questo stato.
Ma cazzo… non sono più una ragazzina. Il corpo me lo ricorda.
E nonostante tutto… se me lo chiedessi adesso, probabilmente ti direi di rifarlo.”
Si lasciò andare contro di me, la testa pesante sulla mia spalla.
Z:”Hai proprio cambiato le carte in tavola, Matteo. E io sono abbastanza stupida da esserne contenta.”
Era un pomeriggio normale e dopo pranzo decisi di passare da zia senza un motivo preciso. Suonai e mi aprì dopo pochi secondi. Era in tuta da casa, senza trucco, i capelli tirati in una mezza coda bassa, i piedi liberi come sempre, faccia che pareva stanca ma che presentava il solito sorriso.
Z:”Entra, stavo guardando qualcosa in tv.”
Entrai. Il salotto era in penombra. Tapparelle appena abbassate e le luci del televisore che coloravano appena la stanza.
Ci sedemmo sul divano e parlammo del più e del meno mentre la televisione continuava ad andare.
Zia teneva le gambe sul divano e con un braccio riuscivo a toccarle. Le accarezzai prima una coscia e poi l’altra.
Ci scambiammo uno sguardo e lei mi strizzò l’occhio.
A un certo punto le presi un piede e iniziai a solleticarle la pianta. Lei ridacchiò e ritirò un po’ il piede, ma non del tutto.
Z:”Matteo, smettila…”
Continuai. Lei riuscì a togliere il piede e me lo schiaffò in faccia, premendo la guancia.
Poi la tirai verso di me. Si sistemò sopra di me e mi diede un bacio lungo. Non è solita cercare baci così direttamente.
Ci baciammo a lungo. Le mani andarono sotto la felpa e trovarono le sue tette nude. Non aveva il reggiseno.
La feci scendere. Mi sedetti meglio e lei si inginocchiò tra le mie gambe. Mi sbottonò i pantaloni, tirò fuori il cazzo e lo prese in bocca. Non fiatò, rimase fissa a guardarmi negli occhi.
Il pompino divenne presto bavoso. Leccava le palle, ingoiava, sputava e ripartiva.
Le tenevo i capelli. A un certo punto le spinsi la testa più in basso. Si tolse e mi guardò con aria sfidante.
Mi alzai, le tolsi la felpa e le portai le tette sul cazzo.
M:”Dai, fai tu.”
Z:”Non sei abituato a tette così piccole, ma ci provo.”
Mi fece la spagnola in fretta. Poi mi sdraiai. Zia si mise in mezzo alle mie gambe e riprese a pomparmi, leccando e succhiando le palle mentre teneva i piedi in alto dietro di sé.
Mi alzai e le tolsi pantaloni e mutande in un colpo solo.
La misi a missionario, piedi alti. Leccai due dita e le infilai nella figa.
Entrai e iniziai a spingere. Zia gemette da subito.
M:”Ti sento già tutta bagnata…”
Z:”Muoviti…”
Aumentai il ritmo. Lei continuava a fissarmi.
Z:”Così… più forte…”
Dopo un po’ uscii e mi sdraiai.
M:”Ora i piedi, zia.”
Si mise tra le mie gambe, mi diede la schiena e iniziò un reverse footjob, il culo a pochi centimetri dalla punta. Mi segava girando la testa per guardarmi.
Fermai quella sega, le sculacciai una chiappa e la misi a pecora.
Le alzai i piedi sulla mia pancia, entrai in figa e iniziai a spingere veloce. Schiaffi più decisi, pollice nel culo.
M:”Senti come stringi…”
Z:”Cazzo… Matteo…”
Quando sentii che stavo per venire le diedi due spinte profonde.
Z:”Cazzo… stai per…”
M:”Sì.”
Z:”Non riempirmi. Tiralo fuori.”
Uscii e le misi il cazzo sulle piante. Lei unì i piedi e io sborrai. Tutta la sborra finì sulle piante e tra le dita.
Zia guardò i piedi lucidi e soffiò.
Z:”Cazzo che casino…”
Si alzò e andò in bagno a pulirsi.
Zia tornò dopo qualche minuto. Nuda, con un leggero fiatone e una faccia soddisfatta.
Z:”Hai ancora voglia o mi lasci così?”
M:”Vieni qui. Oggi voglio distruggerti.”
Zia soffiò un mezzo sorriso.
Z:”Distruggermi? Senti chi parla. Di solito sono io quella che ti fa fuori, non il contrario.”
M:”Stavolta cambio le carte.”
Z:”Tu? Un ragazzino che vuole mettere sotto una donna esperta? Figuro.”
M:”Esperta quanto vuoi, ma oggi finisci tu.”
Z:”Parole. Le hai già dette altre volte, e alla fine eri sempre tu quello a pezzi.”
M:”Allora stai a vedere.”
Zia mi fissò, il sorriso più sottile, quasi curioso. Si avvicinò, mi afferrò la faccia e mi schiaffò un bacio deciso.
Z:”Va bene, ragazzino. Mostrami se sei capace di mantenere quello che dici.”
La tirai a me e la sdraiai. Le aprii le gambe e le leccai la figa in modo deciso. Lei alzò i fianchi.
Z:”Cazzo… proprio lì… non fermarti…”
La leccai finché non venne con un gemito basso e lungo. Poi le leccai il culo, aprendole le chiappe.
Z:”Anche lì… va bene…”
M:”Ti preparo per bene, vedrai dopo.”
Dopo averla preparata, le presi i piedi e iniziai un footjob. Notai lo smalto bianco.
M:”Guarda che piedi… smalto bianco e tutto. Sai quanto mi fate impazzire questi?”
Z:”Lo so. Sei un porco per i miei piedi.”
M:”Il più porco. E tu sei la più porca a offrirmeli così.”
Dopo il footjob la misi a missionario e entrai fino in fondo. Spinsi forte.
M:”Ti sento tutta…”
Z:”E io sento te… muoviti…”
Lei iniziava a faticare. A un certo punto uscii e entrai nel culo senza pausa. Zia si tese e gemette lungo.
Z:”Cazzo… mi entri tutto… mi sei entrato di soppiatto…”
M:”Ti avevo detto che ti preparavo.”
Z:”Traditore… ahh… cazzo come stringe…”
Spinsi forte. Il culo era duro e strettissimo. Alternai figa e culo senza avvisare. Ogni cambio le spezzava il respiro. Le gambe iniziavano a tremarle.
Tolsi il cazzo per farci rifiatare. Giocai con i suoi buchi, poi la baciò ansimando.
La misi a pecora, entrai di nuovo nel culo e spinsi a fondo. Schiaffi, ritmo più alto, tirate di capelli.
Z:”Matteo… sto finendo… non ce la faccio più…”
Continuai a sfondarla finché non la sentii davvero finita.
Z:”Matteo… basta… non ce la faccio più… ahh… fermati un attimo…”
La girai a missionario e entrai in figa. Questa volta non c’era quasi più resistenza. La testa le restava molle sul cuscino, gli occhi socchiusi. Ogni spinta le strappava solo un ansimo fioco.
Le misi un dito tra le labbra. Lei lo succhiò in modo disordinato, poi più piano, guardandomi.
Z:”Baciami…”
La baciai. Continuai a spingere a fondo.
M:”Zia… non reggo più…”
Z:”Cazzo… aspetta… ahh…”
Diedi altre spinte profonde.
M:”Sto per…”
Zia mi guardò con gli occhi lucidi e soffiò:
Z:”Fallo e basta…”
Spinsi fino in fondo e sborrai dentro. Forte, a lungo. Lei emise un gemito spezzato. Uscii quasi subito. La sborra iniziò a colarle lungo la coscia.
Zia restò sdraiata, le gambe aperte, il petto che saliva e scendeva a scatti. Completamente distrutta. Capelli umidi e sparsi, pelle lucida, il corpo molle e segnato. Le cosce le tremavano ancora. Non riusciva a muoversi.
Dopo un pezzo si alzò a fatica. Le gambe le reggevano a stento. Andò in bagno e tornò sul divano, ancora nuda. Si sedette pesante, le cosce ancora lucide.
Z:”Non mi sarei mai aspettata di finire così…”
Soffiò un mezzo sorriso stanco.
Z:”Guarda come m’hai messa. Non reggevo più le gambe. Non reggevo più la voce. Non riuscivo a pensare a niente, solo a prenderti.
A quarantatré anni… e mi hai ridotta in questo stato in un pomeriggio qualsiasi.
Io che di solito ti facevo fare quello che volevo io. Io che ti rigiravo come mi pareva. E adesso sono io quella che non riesce quasi ad alzarsi.”
M:”Te l’avevo detto.”
Z:”Sì. Me l’avevi detto. E io non ti ho preso sul serio.
La verità è che mi è piaciuto. Mi è piaciuto finire così, completamente a pezzi, per mano tua.
Anche se adesso sto così. Anche se le gambe non mi reggono e la voce è ancora rotta.
Mi piace rimanere in questo stato.
Ma cazzo… non sono più una ragazzina. Il corpo me lo ricorda.
E nonostante tutto… se me lo chiedessi adesso, probabilmente ti direi di rifarlo.”
Si lasciò andare contro di me, la testa pesante sulla mia spalla.
Z:”Hai proprio cambiato le carte in tavola, Matteo. E io sono abbastanza stupida da esserne contenta.”
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