Il mio incubo
scritto il 2026-11-02 tempo di lettura 6 min
di
Eros.68
genere
Dominazione, Prime esperienze
cura
A
Storia che mi e stata mandata da una lettrice che mi ha chiesto di correggere e pubblicarla
Il mio incubo, la mia vita
Mi sono svegliata… O forse no. Forse, chissà, sto ancora sognando, sognando di scrivere il mio incubo.
Già, perché il mio incubo è la mia vita, una vita vissuta fin dall'infanzia senza un padre.
Il mio padre biologico lasciò la mia mamma quando seppe che era rimasta incinta e, per vigliaccheria, scappò, abbandonandola al suo destino.
Mia madre morì giovanissima. Io avevo appena pochi anni.
I miei parenti più stretti decisero di affidarmi a un istituto di suore, con la speranza di darmi un futuro migliore.
Ma il mio futuro me lo sono creata io.
Al compimento della maggiore età, conobbi un uomo al quale mi affidai completamente, donandomi a lui anima e corpo. Dopo aver trascorso l'infanzia senza un padre e aver perso mia madre quando ero ancora una ragazzina, desideravo qualcuno che si prendesse cura di me, qualcuno che mi facesse sentire amata e importante. Credevo di aver finalmente trovato ciò che mi era mancato per tutta la vita.
Ero la ragazza più felice del mondo: avevo accanto un uomo che si dedicava a me, proprio a me che, da quando mia madre non c'era più, non avevo nessuno che si preoccupasse per me.
La favola che vivevo era stupenda. Quest'uomo mi fece conoscere il sesso e fu il primo uomo della mia vita, quando ero ancora vergine.
Quel giorno lo ricordo ancora. Mi coccolava, mi baciava e poi mi spogliò. Era una scoperta nuova, un'esperienza che non avevo mai vissuto prima. Mi lasciavo guidare da lui, fidandomi delle sue attenzioni e credendo che quella fosse la felicità che avevo sempre cercato.
Ricordo la sorpresa di trovarmi per la prima volta davanti al corpo nudo di un uomo. Le sue carezze, i baci e il modo in cui mi guidava mi facevano scoprire sensazioni sconosciute. Mi mise in mano il suo cazzo e, pian piano, lo avvicinò alla mia bocca. Vedevo da vicino quella cappella rossa che, nella mia immaginazione, sembrava gridare il mio nome, e le mie labbra si posarono su di essa.
Fu un attimo. Mi disse di aprire la bocca e mi ritrovai coinvolta in qualcosa che non avevo mai sperimentato. Cercavo di respirare e di seguire le sue indicazioni, mentre lui stabiliva il ritmo e mi chiedeva di continuare.
Arrivò al punto che all'improvviso avevo la gola e la bocca piena, non sapevo cosa era.
Lui mi disse solo " ingoia tutto".
Io obbedii e assaporati quel liquido vischioso, aveva un sapore aspro, ma non era male il retrogusto.
Poi mi adagiò sul letto e si mise tra le mie gambe. Non sapevo bene cosa mi stesse succedendo. Le sensazioni che mi dava quella lingua, erano nuove, intense e, a tratti, dolorose che mi davano le dita che mise nel buchino del culo. Quando mi toccò con forza, sentii dolore, anche se alcune delle altre sensazioni mi sembravano piacevoli. Non sapevo ancora distinguere ciò che desideravo da ciò che stava facendo lui.
Si alzò e, mostrandomi quanto fosse eccitato, si avvicinò a me e mi penetrò bruscamente. Mi tolse il fiato e, guardandomi, disse: «Questo è il primo di una lunga serie». Poi cominciò a muoversi.
Il dolore cominciò lentamente a diminuire e avvertii una sensazione di pienezza. Lui continuò per un tempo che non saprei quantificare. Ricordo il mio primo amplesso: il corpo mi tremava, non riuscivo più a controllare i pensieri e tutto mi sembrava travolgente.
Ma quella sensazione finì bruscamente. Mi chiese di girarmi e si posizionò dietro di me. Senza avvisarmi, mi afferrò e mi penetrò con forza il culo, tenendomi le braccia dietro la schiena e impedendomi di muovermi. Sentii dolore e bruciore. Non mi diede il tempo di abituarmi e non ebbi la possibilità di sottrarmi a ciò che stava facendo.
Ero un frutto acerbo che lui aveva saputo far maturare in fretta, perché aveva un suo scopo…
Passarono un paio d'anni durante i quali convivevo con lui. In quel periodo mi parlava di relazioni aperte tra coppie. Mi diceva che dovevo aprire i miei orizzonti e che avrei dovuto vestirmi in modo meno casto. Io, però, avendo ricevuto una rigida educazione dalle suore, rifiutavo.
Vedevo in lui un cambiamento. Mi trattava con un po' di maleducazione e questo non mi piaceva affatto.
La sera usciva più spesso, senza dirmi nulla. Rientrava tardi e, quando gli chiedevo spiegazioni, rispondeva che andava nel locale di un amico e che, qualche volta, sarei andata anch'io.
Cominciò a portare altri uomini in casa. Inizialmente venivano per guardare le partite di calcio, poi per giocare a poker.
Poi successe che, una sera, portò a casa tre uomini diversi da quelli di sempre. Si sistemarono in salotto e cominciarono a bere birra, passando in seguito agli alcolici.
Antonio, il mio uomo, mi chiamò per farli mangiare. Dopo, mi disse di sedermi accanto a lui per stare in compagnia degli ospiti.
Io non avevo mai bevuto in vita mia, forse qualche birra, ma mai alcolici. Lui mi offrì un sorso dal suo bicchiere e, dopo diversi rifiuti, mi sentii quasi obbligata ad accettare.
Sentivo che mi toccava la schiena e faceva scendere la mano sotto la gonna, fino a infilarsi nella fessura del sedere. Cercavo di far finta di niente e di divincolarmi da quella presa, ma non ci riuscivo. Gli altri avrebbero potuto accorgersene e io mi vergognavo.
Uno dei suoi amici mi disse di fare loro compagnia, di prendere un bicchiere e di bere con loro. Antonio mi spinse a farlo e io dovetti accettare, perché sicuramente si sarebbe arrabbiato. L'alcol mi andò giù controvoglia, ma bevvi quei due dita di liquido.
L'effetto dell'alcol si fece sentire presto. Antonio si accorse che non ero sobria e cominciò di nuovo a toccarmi, questa volta tra le cosce, sollevandomi la gonna quasi fino alle mutande.
Io non volevo, ma mi sentivo confusa dalla situazione. Vedevo i tre uomini che osservavano quello che mi stava facendo.
Non capivo più bene cosa stesse succedendo e mi ritrovai senza camicetta, in mutande. Vidi che i tre uomini si stavano spogliando. Non avevo mai visto una situazione simile con altri uomini e cominciai a capire che Antonio aveva organizzato qualcosa alle mie spalle.
Realizzai che stavano per approfittarsi di me e che lui aveva preparato tutto.
Quando i tre uomini si presentarono davanti a me, Antonio mi invitò a prendere in mano i loro cazzi, che erano il doppio di quello del mio uomo. Mi disse di dimostrare loro che ero disposta a fare ciò che lui voleva.
Poco dopo mi portarono nella mia camera da letto e, una volta sul letto, cominciarono ad avvicinarsi a me. Avevo paura, non sapevo cosa fare né cosa mi avrebbero fatto. Ero impaurita e confusa, senza riuscire a capire come fossi arrivata a quella situazione.
Mi sentivo una preda che ormai aspettava il primo azzanno da parte di quegli animali che aveva intorno.
Antonio, il mio uomo, iniziò le danze e debuttò con queste parole:
«Ragazzi, facciamo di questa suora una vera… TROIA!».
Il mio incubo, la mia vita
Mi sono svegliata… O forse no. Forse, chissà, sto ancora sognando, sognando di scrivere il mio incubo.
Già, perché il mio incubo è la mia vita, una vita vissuta fin dall'infanzia senza un padre.
Il mio padre biologico lasciò la mia mamma quando seppe che era rimasta incinta e, per vigliaccheria, scappò, abbandonandola al suo destino.
Mia madre morì giovanissima. Io avevo appena pochi anni.
I miei parenti più stretti decisero di affidarmi a un istituto di suore, con la speranza di darmi un futuro migliore.
Ma il mio futuro me lo sono creata io.
Al compimento della maggiore età, conobbi un uomo al quale mi affidai completamente, donandomi a lui anima e corpo. Dopo aver trascorso l'infanzia senza un padre e aver perso mia madre quando ero ancora una ragazzina, desideravo qualcuno che si prendesse cura di me, qualcuno che mi facesse sentire amata e importante. Credevo di aver finalmente trovato ciò che mi era mancato per tutta la vita.
Ero la ragazza più felice del mondo: avevo accanto un uomo che si dedicava a me, proprio a me che, da quando mia madre non c'era più, non avevo nessuno che si preoccupasse per me.
La favola che vivevo era stupenda. Quest'uomo mi fece conoscere il sesso e fu il primo uomo della mia vita, quando ero ancora vergine.
Quel giorno lo ricordo ancora. Mi coccolava, mi baciava e poi mi spogliò. Era una scoperta nuova, un'esperienza che non avevo mai vissuto prima. Mi lasciavo guidare da lui, fidandomi delle sue attenzioni e credendo che quella fosse la felicità che avevo sempre cercato.
Ricordo la sorpresa di trovarmi per la prima volta davanti al corpo nudo di un uomo. Le sue carezze, i baci e il modo in cui mi guidava mi facevano scoprire sensazioni sconosciute. Mi mise in mano il suo cazzo e, pian piano, lo avvicinò alla mia bocca. Vedevo da vicino quella cappella rossa che, nella mia immaginazione, sembrava gridare il mio nome, e le mie labbra si posarono su di essa.
Fu un attimo. Mi disse di aprire la bocca e mi ritrovai coinvolta in qualcosa che non avevo mai sperimentato. Cercavo di respirare e di seguire le sue indicazioni, mentre lui stabiliva il ritmo e mi chiedeva di continuare.
Arrivò al punto che all'improvviso avevo la gola e la bocca piena, non sapevo cosa era.
Lui mi disse solo " ingoia tutto".
Io obbedii e assaporati quel liquido vischioso, aveva un sapore aspro, ma non era male il retrogusto.
Poi mi adagiò sul letto e si mise tra le mie gambe. Non sapevo bene cosa mi stesse succedendo. Le sensazioni che mi dava quella lingua, erano nuove, intense e, a tratti, dolorose che mi davano le dita che mise nel buchino del culo. Quando mi toccò con forza, sentii dolore, anche se alcune delle altre sensazioni mi sembravano piacevoli. Non sapevo ancora distinguere ciò che desideravo da ciò che stava facendo lui.
Si alzò e, mostrandomi quanto fosse eccitato, si avvicinò a me e mi penetrò bruscamente. Mi tolse il fiato e, guardandomi, disse: «Questo è il primo di una lunga serie». Poi cominciò a muoversi.
Il dolore cominciò lentamente a diminuire e avvertii una sensazione di pienezza. Lui continuò per un tempo che non saprei quantificare. Ricordo il mio primo amplesso: il corpo mi tremava, non riuscivo più a controllare i pensieri e tutto mi sembrava travolgente.
Ma quella sensazione finì bruscamente. Mi chiese di girarmi e si posizionò dietro di me. Senza avvisarmi, mi afferrò e mi penetrò con forza il culo, tenendomi le braccia dietro la schiena e impedendomi di muovermi. Sentii dolore e bruciore. Non mi diede il tempo di abituarmi e non ebbi la possibilità di sottrarmi a ciò che stava facendo.
Ero un frutto acerbo che lui aveva saputo far maturare in fretta, perché aveva un suo scopo…
Passarono un paio d'anni durante i quali convivevo con lui. In quel periodo mi parlava di relazioni aperte tra coppie. Mi diceva che dovevo aprire i miei orizzonti e che avrei dovuto vestirmi in modo meno casto. Io, però, avendo ricevuto una rigida educazione dalle suore, rifiutavo.
Vedevo in lui un cambiamento. Mi trattava con un po' di maleducazione e questo non mi piaceva affatto.
La sera usciva più spesso, senza dirmi nulla. Rientrava tardi e, quando gli chiedevo spiegazioni, rispondeva che andava nel locale di un amico e che, qualche volta, sarei andata anch'io.
Cominciò a portare altri uomini in casa. Inizialmente venivano per guardare le partite di calcio, poi per giocare a poker.
Poi successe che, una sera, portò a casa tre uomini diversi da quelli di sempre. Si sistemarono in salotto e cominciarono a bere birra, passando in seguito agli alcolici.
Antonio, il mio uomo, mi chiamò per farli mangiare. Dopo, mi disse di sedermi accanto a lui per stare in compagnia degli ospiti.
Io non avevo mai bevuto in vita mia, forse qualche birra, ma mai alcolici. Lui mi offrì un sorso dal suo bicchiere e, dopo diversi rifiuti, mi sentii quasi obbligata ad accettare.
Sentivo che mi toccava la schiena e faceva scendere la mano sotto la gonna, fino a infilarsi nella fessura del sedere. Cercavo di far finta di niente e di divincolarmi da quella presa, ma non ci riuscivo. Gli altri avrebbero potuto accorgersene e io mi vergognavo.
Uno dei suoi amici mi disse di fare loro compagnia, di prendere un bicchiere e di bere con loro. Antonio mi spinse a farlo e io dovetti accettare, perché sicuramente si sarebbe arrabbiato. L'alcol mi andò giù controvoglia, ma bevvi quei due dita di liquido.
L'effetto dell'alcol si fece sentire presto. Antonio si accorse che non ero sobria e cominciò di nuovo a toccarmi, questa volta tra le cosce, sollevandomi la gonna quasi fino alle mutande.
Io non volevo, ma mi sentivo confusa dalla situazione. Vedevo i tre uomini che osservavano quello che mi stava facendo.
Non capivo più bene cosa stesse succedendo e mi ritrovai senza camicetta, in mutande. Vidi che i tre uomini si stavano spogliando. Non avevo mai visto una situazione simile con altri uomini e cominciai a capire che Antonio aveva organizzato qualcosa alle mie spalle.
Realizzai che stavano per approfittarsi di me e che lui aveva preparato tutto.
Quando i tre uomini si presentarono davanti a me, Antonio mi invitò a prendere in mano i loro cazzi, che erano il doppio di quello del mio uomo. Mi disse di dimostrare loro che ero disposta a fare ciò che lui voleva.
Poco dopo mi portarono nella mia camera da letto e, una volta sul letto, cominciarono ad avvicinarsi a me. Avevo paura, non sapevo cosa fare né cosa mi avrebbero fatto. Ero impaurita e confusa, senza riuscire a capire come fossi arrivata a quella situazione.
Mi sentivo una preda che ormai aspettava il primo azzanno da parte di quegli animali che aveva intorno.
Antonio, il mio uomo, iniziò le danze e debuttò con queste parole:
«Ragazzi, facciamo di questa suora una vera… TROIA!».
di
Eros.68
Eros.68
15
visite
visite
0
voti
voti
valutazione
0
0
il tuo voto
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Una mamma sola
Commenti dei lettori al racconto erotico