Una mamma sola
scritto il 2026-10-26 tempo di lettura 8 min
di
Eros.68
genere
prime esperienze
cura
A+
Questo storia risale a più di quaranta anni fa'.
A scuola dove andavo, c'era anche Egidio, un ragazzo del quartiere che conoscevo già e che, a volte, veniva con suo cugino nello scantinato del palazzo in cui abitavo.
In quello scantinato ci riunivamo per organizzare le partite di calcio che giocavamo la domenica mattina, nel campo dietro i palazzi in cui abitavamo.
Ma non ci incontravamo soltanto per quello. Era anche un posto dove noi pochi amici potevamo ritrovarci e, ogni tanto, qualcuno riusciva a procurarsi delle riviste porno, come *Le Ore*, che a quei tempi andava molto.
Quando ci riunivamo per guardare le nuove riviste, eravamo sempre gli stessi cinque ragazzi, tra cui il cugino di Egidio.
Un giorno Egidio arrivò con suo cugino. Visto che mancavano due dei soliti ragazzi, dissi che non c'erano problemi e lo lasciai partecipare alla nostra riunione.
Mentre guardavamo le riviste, naturalmente ci confrontavamo anche sul nostro sviluppo fisico. Io ero l'unico già sviluppato e avevo un cazzo davvero grosso per la mia età. Egidio rimase sconvolto, mentre gli altri erano ormai abituati a vederlo. A volte ci scherzavano anche sopra, tanto da darmi un soprannome che si addiceva alle dimensioni del mio pene.
Il lunedì successivo, sull'autobus, Egidio si sedette appositamente accanto a me. Voleva chiedermi com'era eiaculare, perché lui non era ancora sviluppato. Io, però, non sapevo bene che cosa rispondergli, anche perché non conoscevo la differenza tra la mia esperienza e la sua. Gli dissi semplicemente che era una cosa bella e normale.
Passarono un paio di settimane. Un giorno, mentre tornavo da scuola, arrivai alla fermata dell'autobus dove scendevo per tornare a casa. Lì c'era una signora che, appena mi vide, mi chiese:
«Tu sei Luca?»
Naturalmente risposi di sì.
Mi disse che era la mamma di Egidio e che si trovava lì perché suo figlio era stato malato ed era rimasto a casa. Aveva bisogno di una mano con i compiti per recuperare le lezioni perse e mi chiese se potevo aiutarlo.
Accettai e le dissi che, se voleva, Egidio poteva venire a casa mia dopo pranzo e gli avrei dato una mano.
La signora, che nel racconto chiamerò Rosa, mi rispose che sarebbe stato meglio se fossi andato io da loro, perché voleva tenere suo figlio sotto controllo ed evitare che si distraesse.
Sul momento non capii bene a cosa si riferisse. Perciò le dissi che sarei andato volentieri, a patto che mi dicesse dove abitavano, visto che a quei tempi i cellulari non esistevano.
Il pomeriggio seguente, dopo aver pranzato, mantenni la promessa e andai a casa di Egidio. Suonai al citofono e mi rispose Rosa, che mi disse:
«Sali, troverai la porta aperta al secondo piano».
Salito le scale, arrivai alla porta, che era socchiusa, e la aprii. Sentii la voce di Rosa che mi diceva di entrare e di raggiungerla in cucina.
Conoscevo quelle case, perché erano tutte uguali. Anche la mia era fatta nello stesso modo: la cucina si trovava in fondo, sulla sinistra.
Arrivato in cucina, vidi la signora Rosa sulla scala, intenta a pulire sopra i pensili. Almeno, così pensavo. Indossava una gonna corta, di quelle che allora si chiamavano scozzesi, che svolazzava mentre si muoveva.
Mi disse che Egidio sarebbe tornato tra poco: lo aveva mandato da sua sorella a prendere una cosa che le serviva. In realtà, era una scusa per farlo uscire di casa e rimanere sola con me.
Poi mi disse di sedermi accanto alla scala, spiegandomi che, se avesse avuto bisogno di qualcosa, avrebbe potuto chiedermi di passargliela.
Mi sedetti e cercai di tenere la testa bassa, perché avevo paura che, se l'avessi alzata, la signora Rosa si sarebbe arrabbiata. Non ero esperto di certe situazioni e, per come la pensavo allora, era giusto rispettare le persone più grandi di me.
Vedevo la signora Rosa muoversi e parlare, ma non riuscivo ad ascoltarla. Mi era presa una tale paura che rimanevo concentrato a tenere la testa bassa, finché lei alzò la voce e mi disse:
«Ma mi rispondi?»
A quel punto alzai la testa e la vidi piegata, con le gambe aperte: una appoggiata a un gradino più alto e l'altra a uno più basso.
La signora Rosa mi riprese e mi disse che sapeva che io, Egidio e suo nipote ci incontravamo nel mio scantinato. Voleva sapere che cosa facessimo quando eravamo lì.
Io tremavo, ma cercai comunque di smentire tutto, dicendole che ci ritrovavamo soltanto per organizzare le partite che giocavamo nel campo dietro i palazzi.
Rosa si mise a ridere e mi disse di non avere paura, perché Egidio le aveva già raccontato tutto.
Ero ancora spaventato, ma poi pensai che, in fondo, non avevo fatto nulla di male: era stato il nipote a portare Egidio. Le risposi proprio in questo modo.
La signora Rosa mi disse:
«Sai, Egidio è rimasto colpito da quello che ha visto. Ha detto che non aveva mai visto nulla di così grande, nemmeno quello di suo papà».
Poi mi spiegò che una sera Egidio era entrato in camera mentre lei e suo marito facevano sesso, perché non riusciva a dormire. Mi raccontò che Egidio dormiva sempre con lei, perché suo padre lavorava sulle navi e rimaneva fuori casa per sei mesi alla volta. Per questo, il bambino dormiva con lei, per farle compagnia durante le lunghe assenze del marito.
Mi scappò una battuta spontanea, senza nemmeno volerlo. Le dissi: «Beato lui».
La signora Rosa si mise a ridere e mi chiese, con una voce un po' più sensuale, perché mi piacesse e se fosse come le donne che guardavamo sui giornali.
Io non sapevo cosa dire, perché ero pur sempre un piccolo adolescente. Rimasi in imbarazzo, mentre lei continuava a parlare con me.
Vidi che salì un altro scalino e mi chiese lo straccio, quello che si trovava già da prima sul tavolo. Mentre glielo passavo, mi avvicinai di più e vidi le mutandine di pizzo, e una folta peluria nera, mi accorsi di quanto fossi in imbarazzo.
Arrossii tantissimo: sentivo il fuoco in faccia, le guance mi bruciavano e mi sentivo sempre più agitato.
La signora Rosa si accorse della mia reazione e mi chiese se avessi guardato sotto la gonna e se avessi visto tutto. Io risposi di no, aggiungendo che avevo visto soltanto le mutandine bianche.
La signora Rosa scese dalla scala e venne verso di me. Fece un commento sul mio imbarazzo, dicendomi che Egidio aveva ragione.
Io non sapevo cosa dire e lei mi chiese se avessi paura. Mi disse di non preoccuparmi e che mi avrebbe accompagnato in camera, così avrei potuto vedere come dormiva con Egidio.
Io le risposi: «Signora, ma io non sono suo figlio. E poi vorrei andare in bagno».
La signora Rosa mi disse subito di non preoccuparmi, perché avrebbe pensato lei a tutto.
Io la seguii e, una volta arrivati in camera, lei si sedette sul bordo del letto.
Si scosto le mutandine e vidi per la prima volta una fica vera.
Mi disse di inginocchiarmi e poi mi chiese se avessi mai visto dal vivo una donna nuda e se, sui giornali, avessi mai visto che cosa faceva un uomo con la bocca durante un rapporto sessuale.
Dissi che la leccavano, e la signora Rosa mi disse che voleva vedere e sapere se mi piacesse.
Io mi avvicinai e annusai, e devo dire che mi piacque subito quell'odore.
Cominciai a usare la lingua, mentre lei mi diceva come e dove cominciare. Dopo aver continuato per un po', mi venne spontaneo continuare in quel modo.
Alla signora Rosa piaceva tanto, e me ne accorsi dal fatto che mi teneva la testa premuta contro la fica.
Dopo poco, mi invitò sul letto. Mi spogliò lei mi è disse: «Cavolo, che bello! Speriamo che non ti cresca più, altrimenti non troverai più donne che vorranno mettersi sotto quest'affare».
La signora Rosa, si chinò sopra al mio cazzo e lo prese in bocca, dopo solo pochi su e giù con la testa, raggiunsi l'eiaculazione. La signora Rosa non si e tolta subito: voleva ingoiare tutto, ma poco dopo desistette perché era tanto e non voleva sporcare il letto. Continuò a succhiare da sopra la cappella svuotandomi tutto quello che avevo.
Io ero troppo felice, perché per la prima volta avevo ricevuto un pompino.
La signora Rosa mi disse di andare a lavarmi, perché non avevamo finito e dovevamo fare una cosa prima che Egidio tornasse.
Io obbedii e, quando tornai in camera, la signora Rosa era completamente nuda. Alla sua vista, il mio corpo reagì immediatamente. Lei riprese con la bocca, leccandolo e ingoiandolo tutto.
Dopo aver visto che ero eccitato, salì sopra di me lo prese in mano e lo infilo nella fica. Con un po' di fatica, il rapporto cominciò, e io sentivo una sensazione di un forte calore.
La signora Rosa era molto eccitata e vedevo come si muoveva. Dopo un po', raggiunse l'orgasmo. Anch'io sentivo una sensazione diversa, che non mi era mai capitata prima. La signora Rosa mi disse di sborrare dentro di lei, e io lo feci.
Quello non fu` l'unica volta che abbiamo fatto sesso.
A scuola dove andavo, c'era anche Egidio, un ragazzo del quartiere che conoscevo già e che, a volte, veniva con suo cugino nello scantinato del palazzo in cui abitavo.
In quello scantinato ci riunivamo per organizzare le partite di calcio che giocavamo la domenica mattina, nel campo dietro i palazzi in cui abitavamo.
Ma non ci incontravamo soltanto per quello. Era anche un posto dove noi pochi amici potevamo ritrovarci e, ogni tanto, qualcuno riusciva a procurarsi delle riviste porno, come *Le Ore*, che a quei tempi andava molto.
Quando ci riunivamo per guardare le nuove riviste, eravamo sempre gli stessi cinque ragazzi, tra cui il cugino di Egidio.
Un giorno Egidio arrivò con suo cugino. Visto che mancavano due dei soliti ragazzi, dissi che non c'erano problemi e lo lasciai partecipare alla nostra riunione.
Mentre guardavamo le riviste, naturalmente ci confrontavamo anche sul nostro sviluppo fisico. Io ero l'unico già sviluppato e avevo un cazzo davvero grosso per la mia età. Egidio rimase sconvolto, mentre gli altri erano ormai abituati a vederlo. A volte ci scherzavano anche sopra, tanto da darmi un soprannome che si addiceva alle dimensioni del mio pene.
Il lunedì successivo, sull'autobus, Egidio si sedette appositamente accanto a me. Voleva chiedermi com'era eiaculare, perché lui non era ancora sviluppato. Io, però, non sapevo bene che cosa rispondergli, anche perché non conoscevo la differenza tra la mia esperienza e la sua. Gli dissi semplicemente che era una cosa bella e normale.
Passarono un paio di settimane. Un giorno, mentre tornavo da scuola, arrivai alla fermata dell'autobus dove scendevo per tornare a casa. Lì c'era una signora che, appena mi vide, mi chiese:
«Tu sei Luca?»
Naturalmente risposi di sì.
Mi disse che era la mamma di Egidio e che si trovava lì perché suo figlio era stato malato ed era rimasto a casa. Aveva bisogno di una mano con i compiti per recuperare le lezioni perse e mi chiese se potevo aiutarlo.
Accettai e le dissi che, se voleva, Egidio poteva venire a casa mia dopo pranzo e gli avrei dato una mano.
La signora, che nel racconto chiamerò Rosa, mi rispose che sarebbe stato meglio se fossi andato io da loro, perché voleva tenere suo figlio sotto controllo ed evitare che si distraesse.
Sul momento non capii bene a cosa si riferisse. Perciò le dissi che sarei andato volentieri, a patto che mi dicesse dove abitavano, visto che a quei tempi i cellulari non esistevano.
Il pomeriggio seguente, dopo aver pranzato, mantenni la promessa e andai a casa di Egidio. Suonai al citofono e mi rispose Rosa, che mi disse:
«Sali, troverai la porta aperta al secondo piano».
Salito le scale, arrivai alla porta, che era socchiusa, e la aprii. Sentii la voce di Rosa che mi diceva di entrare e di raggiungerla in cucina.
Conoscevo quelle case, perché erano tutte uguali. Anche la mia era fatta nello stesso modo: la cucina si trovava in fondo, sulla sinistra.
Arrivato in cucina, vidi la signora Rosa sulla scala, intenta a pulire sopra i pensili. Almeno, così pensavo. Indossava una gonna corta, di quelle che allora si chiamavano scozzesi, che svolazzava mentre si muoveva.
Mi disse che Egidio sarebbe tornato tra poco: lo aveva mandato da sua sorella a prendere una cosa che le serviva. In realtà, era una scusa per farlo uscire di casa e rimanere sola con me.
Poi mi disse di sedermi accanto alla scala, spiegandomi che, se avesse avuto bisogno di qualcosa, avrebbe potuto chiedermi di passargliela.
Mi sedetti e cercai di tenere la testa bassa, perché avevo paura che, se l'avessi alzata, la signora Rosa si sarebbe arrabbiata. Non ero esperto di certe situazioni e, per come la pensavo allora, era giusto rispettare le persone più grandi di me.
Vedevo la signora Rosa muoversi e parlare, ma non riuscivo ad ascoltarla. Mi era presa una tale paura che rimanevo concentrato a tenere la testa bassa, finché lei alzò la voce e mi disse:
«Ma mi rispondi?»
A quel punto alzai la testa e la vidi piegata, con le gambe aperte: una appoggiata a un gradino più alto e l'altra a uno più basso.
La signora Rosa mi riprese e mi disse che sapeva che io, Egidio e suo nipote ci incontravamo nel mio scantinato. Voleva sapere che cosa facessimo quando eravamo lì.
Io tremavo, ma cercai comunque di smentire tutto, dicendole che ci ritrovavamo soltanto per organizzare le partite che giocavamo nel campo dietro i palazzi.
Rosa si mise a ridere e mi disse di non avere paura, perché Egidio le aveva già raccontato tutto.
Ero ancora spaventato, ma poi pensai che, in fondo, non avevo fatto nulla di male: era stato il nipote a portare Egidio. Le risposi proprio in questo modo.
La signora Rosa mi disse:
«Sai, Egidio è rimasto colpito da quello che ha visto. Ha detto che non aveva mai visto nulla di così grande, nemmeno quello di suo papà».
Poi mi spiegò che una sera Egidio era entrato in camera mentre lei e suo marito facevano sesso, perché non riusciva a dormire. Mi raccontò che Egidio dormiva sempre con lei, perché suo padre lavorava sulle navi e rimaneva fuori casa per sei mesi alla volta. Per questo, il bambino dormiva con lei, per farle compagnia durante le lunghe assenze del marito.
Mi scappò una battuta spontanea, senza nemmeno volerlo. Le dissi: «Beato lui».
La signora Rosa si mise a ridere e mi chiese, con una voce un po' più sensuale, perché mi piacesse e se fosse come le donne che guardavamo sui giornali.
Io non sapevo cosa dire, perché ero pur sempre un piccolo adolescente. Rimasi in imbarazzo, mentre lei continuava a parlare con me.
Vidi che salì un altro scalino e mi chiese lo straccio, quello che si trovava già da prima sul tavolo. Mentre glielo passavo, mi avvicinai di più e vidi le mutandine di pizzo, e una folta peluria nera, mi accorsi di quanto fossi in imbarazzo.
Arrossii tantissimo: sentivo il fuoco in faccia, le guance mi bruciavano e mi sentivo sempre più agitato.
La signora Rosa si accorse della mia reazione e mi chiese se avessi guardato sotto la gonna e se avessi visto tutto. Io risposi di no, aggiungendo che avevo visto soltanto le mutandine bianche.
La signora Rosa scese dalla scala e venne verso di me. Fece un commento sul mio imbarazzo, dicendomi che Egidio aveva ragione.
Io non sapevo cosa dire e lei mi chiese se avessi paura. Mi disse di non preoccuparmi e che mi avrebbe accompagnato in camera, così avrei potuto vedere come dormiva con Egidio.
Io le risposi: «Signora, ma io non sono suo figlio. E poi vorrei andare in bagno».
La signora Rosa mi disse subito di non preoccuparmi, perché avrebbe pensato lei a tutto.
Io la seguii e, una volta arrivati in camera, lei si sedette sul bordo del letto.
Si scosto le mutandine e vidi per la prima volta una fica vera.
Mi disse di inginocchiarmi e poi mi chiese se avessi mai visto dal vivo una donna nuda e se, sui giornali, avessi mai visto che cosa faceva un uomo con la bocca durante un rapporto sessuale.
Dissi che la leccavano, e la signora Rosa mi disse che voleva vedere e sapere se mi piacesse.
Io mi avvicinai e annusai, e devo dire che mi piacque subito quell'odore.
Cominciai a usare la lingua, mentre lei mi diceva come e dove cominciare. Dopo aver continuato per un po', mi venne spontaneo continuare in quel modo.
Alla signora Rosa piaceva tanto, e me ne accorsi dal fatto che mi teneva la testa premuta contro la fica.
Dopo poco, mi invitò sul letto. Mi spogliò lei mi è disse: «Cavolo, che bello! Speriamo che non ti cresca più, altrimenti non troverai più donne che vorranno mettersi sotto quest'affare».
La signora Rosa, si chinò sopra al mio cazzo e lo prese in bocca, dopo solo pochi su e giù con la testa, raggiunsi l'eiaculazione. La signora Rosa non si e tolta subito: voleva ingoiare tutto, ma poco dopo desistette perché era tanto e non voleva sporcare il letto. Continuò a succhiare da sopra la cappella svuotandomi tutto quello che avevo.
Io ero troppo felice, perché per la prima volta avevo ricevuto un pompino.
La signora Rosa mi disse di andare a lavarmi, perché non avevamo finito e dovevamo fare una cosa prima che Egidio tornasse.
Io obbedii e, quando tornai in camera, la signora Rosa era completamente nuda. Alla sua vista, il mio corpo reagì immediatamente. Lei riprese con la bocca, leccandolo e ingoiandolo tutto.
Dopo aver visto che ero eccitato, salì sopra di me lo prese in mano e lo infilo nella fica. Con un po' di fatica, il rapporto cominciò, e io sentivo una sensazione di un forte calore.
La signora Rosa era molto eccitata e vedevo come si muoveva. Dopo un po', raggiunse l'orgasmo. Anch'io sentivo una sensazione diversa, che non mi era mai capitata prima. La signora Rosa mi disse di sborrare dentro di lei, e io lo feci.
Quello non fu` l'unica volta che abbiamo fatto sesso.
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