I Martedì di Elene

scritto il 2026-11-02 tempo di lettura 3 min

di
genere
Corna
cura
A−

# Quello che Elena faceva il martedì

Elena posò la forchetta e guardò Marco dritto negli occhi.

«Devo dirti una cosa. Da tre anni, il martedì e il giovedì, non vado dalla parrucchiera. Vado a lavorare. A ore. Con gli uomini.»

Marco rise, poi vide che non scherzava.

«Sono una puttana, Marco. Non una escort di lusso con l'autista: una che si mette in tiro in un appartamento in centro e aspetta. Duecento l'ora, quattrocento la mezza giornata.»

Il silenzio durò quanto un tuono lontano.

«Perché?» chiese lui, e la voce gli si ruppe a metà parola.

«Perché mi piace. Perché quando uno sconosciuto mi guarda come se fossi la cosa più desiderabile del mondo, io mi sento viva. E perché con quei soldi ho pagato metà del mutuo senza che tu lo sapessi.»

Elena raccontò tutto, senza addolcire. Il primo cliente, un commercialista panciuto che tremava più di lei e le aveva lasciato trecento euro e una scatola di cioccolatini. Il ragazzo di venticinque anni che l'aveva scopata sul tavolo della cucina gridando il suo nome come un tifoso allo stadio. Il signore distinto che voleva solo farsi leccare i piedi e le raccontava la sua vita matrimoniale triste. Le notti in cui tornava a casa, si infilava sotto la doccia e piangeva di gioia e di stanchezza.

«E io?» chiese Marco. «Io che cosa sono stato in tutto questo?»

«Sei la mia casa. Gli altri sono viaggi.» Gli prese la mano. «Non ti ho mai tradito, se ci pensi. Ti ho solo tenuto una parte di me nascosta. E mi pesava, cazzo se mi pesava.»

Marco si alzò, andò alla finestra, tornò indietro. «Fammi capire. Tu torni a casa, mi baci, mi chiedi com'è andata la giornata... e nel frattempo ti sei fatta scopare da due persone diverse.»

«Sì.»

Lui la guardò a lungo. Poi fece la cosa che Elena non si aspettava: sorrise storto. «E quanto ci metti a prepararti?»

«Perché?»

«Perché il prossimo martedì voglio venire a vederti. Da cliente. Voglio prenotare, pagare, salire quelle scale e scoparti come uno che non ti conosce.»

Elena sentì le lacrime arrivare prima delle parole.

Il martedì dopo, alle sei di sera, bussò alla porta dell'appartamento. Apri, e trovò suo marito con la camicia buona e una busta in mano.

«Buonasera, signora. Ho sentito parlare molto bene di lei.»

Lei lo fece entrare. Lui la prese per la vita, la spinse contro il muro dell'ingresso e la baciò come non la baciava da anni, con la fame di uno che paga. La spogliò piano, le sbottonò la camicetta con le dita che tremavano appena, le abbassò la gonna e la prese da dietro davanti allo specchio, guardandola negli occhi nel riflesso, e lei venne due volte prima che lui finisse.

Alla fine crollarono sul letto, sudati, ridendo come due ragazzini.

«Allora?» sussurrò Elena. «Com'è stato con una puttana?»

Marco le mise una mano sulla nuca e la tirò a sé. «È che mi sa che ci torno. Tutti i martedì.»

«Ti faccio lo sconto.»

«No,» disse lui. «Paghi pieno. È questo il bello.»

E da allora, ogni martedì, Marco saliva quelle scale con una busta in mano e la voglia di uno sconosciuto, e ogni martedì sera tornavano a casa insieme, marito e moglie, con l'appartamento alle spalle e un segreto in meno.
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