Progetto Hucow - La monta (capitolo 5)

di
genere
fantascienza

Dopo un’ora di sonno ininterrotto, Sandra recuperò lentamente un po' di lucidità.

Non avrebbe saputo dire quanti mesi erano passati dal suo inserimento in fattoria: Il tempo aveva perso consistenza, dissolvendosi nella ripetizione di giornate tutte uguali, trascorse a carponi e immerse in un perenne stato di appagante stordimento.

I pochi momenti di lucidità arrivavano dopo la mungitura. Era allora, quando il peso delle mammelle diminuiva e il corpo recuperava una sensazione di leggerezza, che riusciva a raccogliere qualche frammento della donna che era stata.

Istintivamente abbassò lo sguardo sul proprio corpo.

Ricordava ancora il proprio seno, generoso ma proporzionato, in quella che ormai considerava la sua vita precedente: una parte di sé della quale era sempre stata orgogliosa. Quello che vedeva adesso, invece, sembrava non appartenerle. Con il passare del tempo si era resa conto che non erano mutate solo le sue mammelle, più che triplicate di volume, anche i suoi genitali erano cambiati. Senza più uno specchio a confermarlo, era la sola percezione tattile e motoria a restituirle la misura di quelle alterazioni: avvertiva natiche sproporzionate, pesanti, e l’area genitale rappresentava un ingombro costante nei movimenti. Le grandi labbra e il monte di Venere erano molto gonfi, ipertrofici. La vulva, che una volta percepiva come presenza discreta, dalle proporzioni gentili, era profondamente mutata. Le piccole labbra, che in passato si rivelavano all’esterno, ormai erano del tutto nascoste dalle grandi labbra, le cui dimensioni erano notevolmente accresciute. E profondo, costante, rimaneva lo stato di lubrificazione della vagina — un umore vischioso che le bagnava l’interno cosce e le ricordava a ogni secondo la sua irreversibile metamorfosi.

All'inizio aveva considerato la mungitura solamente una necessità fisiologica. Poi il suo cervello aveva imparato ad associarla a qualcosa di piacevole. Se il primo esplosivo orgasmo l’aveva stupita e imbarazzata, quelli successivi era arrivata a bramarli con un ardore animalesco che non avrebbe mai immaginato possibile, soprattutto perché raggiunti in presenza di così tante persone.

Ormai aveva imparato a non vergognarsi. Il pudore apparteneva a un passato che sembrava sempre più lontano e, soprattutto, non aveva alcun significato in quell'ambiente né nella condizione in cui si trovava. Ciò che un tempo le sarebbe sembrato intollerabilmente intimo era diventato, giorno dopo giorno, una semplice necessità del corpo, da soddisfare senza esitazioni né pudore. E così la mungitura era diventata il momento più atteso della giornata. Sandra cominciava ad avvertire una crescente impazienza già quando sentiva i rumori dei carrelli avvicinarsi alla stalla. Si destava impaziente e velocemente, raggiungeva la sua postazione, in pressante attesa che i fattori la attaccassero alla mungitrice.

Sardonicamente rifletté che la sua condizione, per quanto degradante, appariva quasi preferibile a quella degli uomini impiegati nell'allevamento. Lavoravano ogni giorno circondati da centinaia di femmine sottomesse, esposte completamente alla mercé dell'organizzazione, ma sotto l'occhio vigile e inflessibile di una gerarchia esclusivamente femminile che puniva atti di lascivia con una disciplina spietata.
Non che questo fermasse il personale maschile, ma i recidivi venivano destinati al laboratorio e sottoposti a trattamenti ormonali devastanti, riemergendone trasformati nei cosiddetti “Tori”: energumeni dagli arti sproporzionati e dai muscoli ipertrofici, svuotati di ogni traccia di intelletto o memoria. Involucri mostruosi guidato da pulsioni primordiali e incontrollabili, ridotti a mere macchine da monta consumate dai propri stessi istinti animaleschi.

Tuttavia, in questi rari momenti di lucidità, ricordava a se stessa di non cullare illusioni. Sapeva che la sua condizione sarebbe durata fintanto che il suo latte si fosse mantenuto abbondante e di qualità.
E stando a quel che riusciva a intuire, il suo latte era ritenuto di ottima qualità.

Tornò ad osservare il suo corpo.

Erano i capezzoli a sconvolgerla davvero.

Erano diventati enormi, sproporzionati anche rispetto alla nuova dimensione del suo seno. Li osservava tutte le volte incredula, incapace di riconoscersi in quella trasformazione. Dalle loro estremità gocciolava costantemente il latte, formando ora un sottile rivolo che scendeva lungo la pelle e cadeva sulla paglia. Rimase a fissarlo.

Avevano completamente trasformato il suo corpo.

- «Dai, sveglia! E’ ora di mangiare. » Il vociare degli uomini che entravano nella stalla la risvegliò dai suoi pensieri.

- «Forza. Tutte negli stalli! »

Lentamente, le hucow alzarono la testa e, una dopo l’altra, si mossero verso gli stalli.
Questi erano concepiti con la spietata efficienza di una catena di montaggio. Disposte in batteria, le hucow potevano raggiungere le mangiatoie soltanto infilando il capo all’interno di un rigido giogo metallico. Un comando centralizzato azionava il meccanismo, che scattava con un colpo secco impedendo loro qualsiasi movimento.

Una volta immobilizzate, non restava loro che adattarsi a quella condizione.

Era così che mangiavano, allungando il muso verso la mangiatoia. Era lì che venivano munte. Ed era lì che erano costrette a espletare i propri bisogni corporei.

Gli uomini, armati di rotti e luridi secchi di plastica ingiallita dal tempo e dall’usura, rovesciarono un pastone semiliquido all’interno della mangiatoia di metallo, mentre altri, armati di bastoni, colpivano le ritardatarie per convincerle a prendere rapidamente posto.

Mentre Sandra portava il muso alla ricerca del cibo, due uomini di rozzo aspetto di fronte a lei fumavano e conversano tranquillamente appoggiati al muro.

- «Li hai visti i nuovi tori scaricati l'altro ieri?»
- Se li ho visti? Ne abbiamo messi un paio sulla pesa: oltre centocinquanta chili di carne e muscoli.»
- « Li portiamo su stasera, no? Hanno detto per le otto.»
- «Sì, verso le otto. Chissà come cazzo reagiranno le nostre ragazze...» sghignazzò l'uomo, sputando per terra.
- «Ci sarà da ridere. Per me, dopo che quei bestioni ci son montati sopra, metà di loro è buona solo per il macello.»
- «Hai visto che minchia che hanno? Roba da matti. Stavano facendo un esperimento su uno dei più giovani: i veterinari gli hanno pompato dentro delle infiltrazioni ormonali che gli stanno facendo venire un cazzo grosso così.»
L'uomo accompagnò la frase con un gesto osceno delle mani; Sandra, staccando per un istante la bocca da quel trogolo disgustoso, alzò d'istinto lo sguardo per guardarlo.

L’uomo se ne accorse e le allungò la punta del bastone verso di lei.

- «Ah! Qui abbiamo una buongustaia. Ti fa gola il bestione, eh? Se fai la brava lo teniamo tutto per te.»
Poi scoppiò a ridere, alzando la voce per farsi sentire lungo tutta la corsia degli stalli:
- «Avete sentito, ragazzi? Il numero undici portatelo dritto qui, che questa ragazzaccia vuole divertirsi!»
Compiaciuto delle risate e delle urla di approvazione raccolte, il fattore tornò a rivolgersi a lei:
- «Se quello ti monta, puoi star sicura che la tua carcassa sarà da buttare. » Mentre pronunciava la frase l’uomo, come se fosse un gesto di routine, portò la sigaretta mezza consumata tra le labbra, estrasse il suo cazzo dai pantaloni e lo avvicinò al muso di Sandra. Alle narici le giunse l’odore acre del membro, a denunciare la scarsa attenzione dell’uomo all’igiene.

- «Forza apri! Non te lo fare ripetere. E guai se mordi».

Impotente, Sandra smise di mangiare e allungò disgustata il collo verso il membro dell’uomo, prendendolo in bocca e serrando docilmente le labbra intorno alla cappella che, al contatto, si gonfiò per l’eccitazione.
- «Non capisco perché debbano tagliar loro la lingua. Ci tolgono tutto il divertimento.»
- «Non farti beccare! »
- «Oh. Sta zitto! Non dirmi che non ti piace fotterle».
L’uomo iniziò a penetrare ritmicamente la bocca della vacca.

Senza possibilità, e speranzosa di assicurarsi i favori dell’aguzzino, la hucow si comportò docilmente lavorando con cura il suo membro per provocargli il piacere che cercava, mentre altri fattori si avvicinavano per godersi lo spettacolo.

Uno degli uomini in tuta blu decise di dedicare le sue attenzioni alla vacca di fianco. Estrasse il suo cazzo già duro e, dopo averle divaricato le natiche e sputato sull’ano per lubrificarla, incurante dei lamenti, lo mise nel culo della giovane vitella.
- «Cazzo. Questa è stretta».
Con un deciso colpo di bacino spinse con forza tutto il suo cazzo nel culo della vacca che muggì per il dolore.
- «Credimi, ti sto facendo un favore. Se non te lo allargo un po’, quando ti accoppierai con uno di quei bestioni ci resti secca».
L’affermazione provocò l’ilarità del resto del personale.

Improvvisamente il suono di una campanella richiamò l’attenzione del personale che, maledicendo l’interruzione, rapidamente si ricompose tornando alle normali attività. La mangiatoia venne rapidamente svuotata con un potente getto d’acqua che portò gli avanzi del cibo in un canale di scolo posto ad un’estremità della stalla. Sandra poteva sentire il soffio freddo dell’acqua che scorreva sotto il viso e ne approfittò per ripulirsi come poteva.

Terminato il pasto, le hucow vennero liberate e ricondotte al pagliericcio.

Il caldo torpido della stalla e le mosche divennero la loro unica compagnia per tutto il pomeriggio, mentre nessun volto umano si affacciava a spezzare la loro solitudine, restituendo loro un po’ di sollievo.

Osservando la luce dell’imbrunire filtrare tra i lucernai del capannone, il pensiero di Sandra andò alle parole dell’uomo. Alle sera avrebbero portato i tori per la monta.
L’idea le provocava ansia.

Il placido silenzio, protrattosi per ore, venne bruscamente infranto dal cigolio fragoroso della grande porta del capannone. Un'ondata scura di figure in catene dalle dimensioni enormi, fece il suo ingresso, guidata con fatica dai pastori che tenevano saldamente i morsi. L'irruzione ruppe di colpo il torpore delle hucow, che reagirono con un sussulto collettivo. I fattori, con grida perentorie e l'ausilio di pastori elettrici e bastoni, ristabilirono rapidamente l'ordine, spingendole a riprendere la loro posizione negli stalli, e a infilare il collo nel giogo metallico.

Ordinatamente, i fattori fecero sfilare la mandria dei Tori davanti agli stalli, per poi disporli alle spalle delle vacche, tutte costrette a rimanere a quattro zampe, con il corpo esposto agli animali che avanzavano prima davanti, ora dietro di loro.

Sandra poté osservare per la prima volta i cosiddetti “Tori”.

Erano energumeni ai quali restava ben poco di umano. La terapia li aveva trasformati in esseri enormi, sproporzionati, molto più alti di un uomo comune, con il torace massiccio e gli arti insolitamente lunghi. Alcuni procedevano piegati in avanti, appoggiandosi sulle nocche, trascinando i passi con una pesantezza che li faceva assomigliare più a grandi primati che a uomini.

Ma fu l'anatomia sessuale a sconvolgerla maggiormente.

Il membro dei Tori era enorme, sproporzionato per lunghezza e calibro rispetto al resto del corpo e talmente ingombrante da rendere ancora più innaturale il loro modo di procedere. Molti di loro avevano il membro così lungo che la cappella strisciava sul pavimento ruvido della stalla, raccogliendo paglia e terriccio. Altri procedevano con il membro in totale erezione. Anche i testicoli apparivano sproporzionati, enormi rispetto al normale. Sandra abbassò istintivamente lo sguardo, incapace di sostenere quella visione, mentre uno di loro passava sbuffando davanti al suo stallo.

Non riusciva a smettere di chiedersi come fosse possibile che un corpo umano potesse essere modificato fino a quel punto e se anche il suo si fosse trasformato in quel modo.

Alcuni uomini, guidati da una donna vestita da un camice bianco, procedevano lentamente all’ispezione delle hucow.
- «Vedo che non rinunciate mai a scoparvele. Siete degli animali, proprio come loro» – disse la donna a voce alta rivolta all’uomo che la seguiva che, per tutta risposta, sorrise amaro.
- «E’ stata una settimana dura, con turni massacranti. Non possiamo negare qualche piccola soddisfazione al personale». Rispose giustificandosi.
La donna si limitò a lanciargli un'occhiata carica di disprezzo e proseguì con il suo lavoro di ispezione. Armata di un guanto di lattice e lubrificante, infilava le dita nelle fighe delle vitelle. Alcune trasalivano nervosamente al contatto.
- «Che schifo, puliscila! Questa è ancora piena di sperma».
- E aggiunse: «Mi raccomando. Un lavoro pulito. Dobbiamo prestare le nostre ragazze per questo esperimento, ma voglio che ce le restituiscano utilizzabili. Intesi? »

L'uomo esitò per un istante.
- «Certamente. »
- «Bene. Perché una cosa è farle partecipare a un esperimento. Un'altra è rovinarle. Non voglio che quei bestioni le scopino nel culo. Chiaro? »
- «Chiarissimo. »

La responsabile lo fissò ancora per qualche secondo, poco convinta della risposta dell’uomo.

Terminata l’ispezione, uno dopo l’altro i fattori assegnarono i tori alle rispettive posizioni.
Sandra poteva sentire muoversi dietro di lei ma, bloccata nel giogo, non aveva la possibilità di vedere il toro che le era stato assegnato.

- «Eccola qua! Tutta per te.» Con un buffetto sul muso il pastore indirizzò le sue parole alla bestia.
- «Guarda che bel culo. Ti piace? »

Un grugnito e una zaffata di respiro caldo raggiunse il culo di Sandra, mentre il pastore spingeva con forza il muso del toro tra i suoi genitali per farlo eccitare. Sandra sentiva il contatto ruvido con il muso della bestia e il naso affondarle nel culo, mentre la lingua scavava avidamente tra le labbra della figa, leccandone gli umori. La spinta le fece quasi perdere l’equilibrio sulle ginocchia.

- «Adesso però, aspetta il tuo turno».

Tirò con forza il toro per la catena che indietreggiò sbuffando eccitato.

Mentre avvertiva l’incombente massa della bestia alle sue spalle, pur non riuscendo a vedere quanto accadeva negli altri stalli a causa della posizione, Sandra capiva dai muggiti di panico e sofferenza delle vitelle e di piacere dei giovani tori, che per qualcuna di loro la monta era già iniziata.

I lamenti disperati delle hucow intorno a lei si facevano sempre più vicini, man mano che il lavoro procedeva lungo tutta la batteria.

Dopo pochi minuti Sandra capì che era arrivato il turno della giovane vitella alla sua destra. Sebbene con difficoltà perché costretta dal giogo, poté osservare con la coda dell’occhio i fattori che conducevano un’enorme bestia di colore sopra la giovane, incitandola all’accoppiamento.

Un fattore allargò con le mani la figa della vitella per favorire la penetrazione del toro che, eccitato e di stazza notevole, con un unico poderoso affondo, penetrò con forza la vacca emettendo un muggito di soddisfazione.
Dalla sua posizione Sandra potè osservare gli occhi della giovane strabuzzare e la bocca aprirsi per emettere un gemito strozzato dal dolore. Dopo il primo affondo, il toro iniziò a montare freneticamente la vacca, le cui le spalle sbattevano ritmicamente contro il giogo di metallo. Un rivolo incontrollato di bava iniziò a colarle dalla bocca. Pochi, poderosi affondi del toro l’avevano resa totalmente priva di sensi.

La monta durò pochi ma interminabili minuti. Annunciato da un ultimo poderoso muggito, il toro spinse un’ultima volta a fondo il suo membro nella figa della vitella e eiaculò. Lo sperma riempì completamente le viscere della hucow e iniziò a colare fuori dall’orifizio e sul pavimento mentre il toro veniva trattenuto e allontanato con forza dal personale.

La povera vitella, seppur bloccata dal giogo, si accasciò stremata al suolo completamente priva di sensi.

Sandra capì con terrore che era arrivato il suo turno.

Due fattori condussero il toro alle sue spalle, trattenendo la poderosa bestia per le redini. L'animale si fermò a pochi passi, mentre Sandra percepiva il suo pesante ansimare.

Rimase immobile, paralizzata dalla paura.

Poi assunse istintivamente una posizione che favorisse la penetrazione: trattenne il respiro, inarcò leggermente la schiena e allargò le ginocchia, esponendo così i suoi genitali all'inevitabile, nel disperato tentativo di rendere meno dolorosa la penetrazione.

Sandra sentì l’enorme, umido membro del toro puntare e spingere ora sui suoi genitali, ora sull’ano nel maldestro tentativo di trovare il buco. Un’ingombrante umida presenza che la spingeva in avanti con forza e poca grazia, facendole perdere l’equilibrio.

Quando la bestia tentò di montarla spingendosi in avanti, tuttavia, perse goffamente l'equilibrio e le crollò addosso. Sandra vacillò sotto il peso dell'animale, schiacciata contro la struttura dello stallo. Poté avvertire tutta la possanza fisica della bestia con la quale la stavano facendo accoppiare: il suo corpo massiccio le gravò sulla schiena con un peso improvviso difficile da sostenere. Sentì le ginocchia piegarsi mentre le gambe perdevano stabilità. Il membro del toro, eretto e di notevoli dimensioni, sbatté con violenza contro il pavimento dopo esserle scivolato sul fianco e averle lasciato una sensazione di vischiosa umidità sul culo.

Per qualche istante rimase schiacciata sotto quella massa di muscoli, percependo soltanto il respiro caldo, rancido e affannoso dell'animale e il movimento pesante del corpo sopra di lei che cercava di recuperare l’equilibrio. Non c'era nulla di umano in quella forza: era la semplice, brutale superiorità fisica di un soggetto allevato e trattato come una macchina per la riproduzione.

Il fattore dovette farsi aiutare dai colleghi per costringere il toro a sollevarsi e a recuperare l'equilibrio.
- «Ehi campione! Non è così che si fa. Non ti ha insegnato nulla la mamma? Forza rialzati! ».
Tirandolo per il morso, i pastori riportarono il toro dietro Sandra, per un nuovo tentativo di penetrazione.

Maledicendo l’agonia alla quale la stavano sottoponendo, di nuovo Sandra recuperò la posizione e tornò a respirare affannosamente riempiendo i polmoni d’aria in attesa di un nuovo tentativo del toro che, in un montare di eccitazione, si agitava e scalpitava irrequieto.

Per aiutare il toro nella monta, uno dei fattori allargò con poca grazia la vagina di Sandra con le mani, mentre i suoi colleghi ungevano di gel il cazzo dell’animale prima di sollevarlo e portarlo in corrispondenza dell’orifizio.

Questa volta l’enorme membro centrò il bersaglio penetrando con un solo poderoso affondo la figa della hucow. Sandra percepì solo per un attimo la sua figa dilatarsi all’estremo, mentre avvertiva tutte le dimensioni del membro del toro riempirle le viscere. La sensazione di essere penetrata fino allo sterno le strozzò un urlo.

Immediatamente il toro si ritirò per un nuovo affondo. Lo sentì mentre scivolava lentamente fuori prima di essere di nuovo spinta violentemente in avanti da un nuovo affondo. Le ginocchia quasi le cedettero e le grandi mammelle sbatterono con dolore contro la parete di legno e ferro in cui era costretta. Sentì nuovamente la figa allargarsi allo stremo e il membro penetrare a fondo nelle viscere.

L’uomo che conduceva il toro nella monta assisteva soddisfatto mentre un altro, si chinò per controllare che la hucow fosse ancora cosciente.

Sandra non riusciva più a capire cosa stesse accadendo. La sua percezione si era ridotta a una serie confusa di sensazioni fisiche: il peso enorme del toro sopra di lei, la pressione che le attraversava il bacino e il torace, il respiro dell'animale che le vibrava contro la schiena.
La massa del toro le trasmetteva una sensazione di pressione continua, ingombrante, quasi impossibile da contenere. Ogni movimento dell'animale sembrava attraversarla con una forza sorda, facendole perdere ulteriormente la percezione del proprio corpo, ormai insensibile.

Provò a inspirare profondamente, ma il peso sopra di lei rendeva persino il respiro faticoso. Il mondo circostante era ormai lontanissimo. Non distingueva più le voci degli uomini né i rumori del capannone: esistevano soltanto il calore dell'animale, la pressione continua e quella sensazione opprimente di essere completamente sopraffatta.

Nel frattempo, il toro continuava nella sua monta agitandosi freneticamente. Sandra poteva sentire il suo membro irrorato di sangue pulsare e spingere nelle viscere. La pancia riempita dall’enorme uccello del toro si dilatava fino a premerle sui polmoni, togliendole il respiro, mentre le grandi tette continuano a sbattere ritmicamente avanti e indietro sotto l’occhio divertito dei pastori.

Istintivamente, provò a contrarre i muscoli della figa ormai insensibile e totalmente dilatata dal membro del toro, rendendosi conto di non avere il controllo dei propri muscoli.

Dopo un numero di spinte che le sembrò infinito, il toro terminò la monta con un’ultima spinta. Sandra si sentì riempire di liquido caldo. Una abbondante colata calda di sperma uscì dalla figa completamente dilatata della vacca mentre il toro si ritraeva. Crollò sfinita a terra, con la testa ancora incastrata nel giogo.

I pastori si avvicinano per controllare la figa ormai sfondata. Dall’orifizio, completamente dilatato continuava a colare un generoso fiotto di sperma che finiva sul pagliericcio e tra le cosce della vacca, sfinita per la monta.

Sandra venne liberata da giogo e lasciata sul posto. Come altre hucow prima di lei, era priva di forze e incapace di risollevarsi. Contrasse i muscoli addominali, liberando dall’orifizio un fiotto di sperma che riempì il canale di scolo alle sue spalle. Fu l’ultima cosa che ricordò prima di crollare esausta.
scritto il
2026-09-18
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