Smart working e passione

di
genere
saffico

Il condizionatore emetteva un ronzio basso e costante, un suono che di solito mi aiutava a concentrarmi. Ero seduta al tavolo in soggiorno, bloccata in una riunione in videochiamata, con il sorriso professionale inchiodato sul viso mentre il mio capo parlava di scadenze e file condivisi. Quel giorno sia io che Camilla eravamo in smart working.

"Se per voi va bene avviamo la registrazione della riunione", esclamò il mio capo al di là del monitor.

Gli altri colleghi nei rispettivi riquadri annuirono in silenzio, sembravano più annoiati di me. Camilla era dall'altra parte della stanza, sul divano, con il portatile sulle ginocchia. O almeno così doveva essere.

La sentii alzarsi. Non la guardai; continuai a rispondere professionalmente a una domanda sul report settimanale, la voce calma e lo sguardo fisso verso lo schermo, mentre la webcam mi riprendeva in camicia bianca. Ero seduta in modo che non si vedesse che sotto indossavo dei pantaloncini corti da casa, comodi e leggeri. Il classico abbigliamento di una giornata in smart working, elegante sopra, comoda sotto.

Camilla fece il giro per non apparire in webcam. Poi sparì sotto al tavolo. Subito dopo, le sue mani leggere mi si posarono sopra i pantaloncini di cotone. Un solo tocco, caldo e familiare. Io non mi mossi. Sentii solo il suo respiro sulla coscia.

"Sofia, puoi confermare i numeri della slide 4?"

"Sì, certo. I dati sono aggiornati a ieri pomeriggio..."

Mentre parlavo, Camilla mi baciò il ginocchio destro e scese verso il polpaccio. Baci lenti e calmi, le labbra appena umide. Poi un altro bacio, più in basso lungo la gamba. Sentii il suo respiro contro la caviglia e un brivido mi corse lungo la schiena. Continuai a guardare lo schermo, cercando di restare concentrata. I colleghi parlavano, qualcuno condivideva la presentazione. Io annuivo a intervalli regolari, sperando che nessuno notasse quanto i miei occhi fossero un po' troppo fissi, quanto la mia voce fosse diventata più bassa.

Percepii Camilla accucciarsi e posizionarsi meglio. Mi tolse le infradito e mi tenne un piede tra le mani. Sentii le sue dita contro la pianta per un attimo, poi portò il mio piede alle labbra. Mi baciò la pianta, lentamente; la lingua era calda e vogliosa. Mi leccò dal tallone fino alle dita, con una delicatezza che mi fece trattenere il respiro. Quando mi prese l'alluce in bocca e lo succhiò piano, sentii un brivido salirmi lungo tutta la gamba, che mi finì direttamente dentro la fica. Continuò così, alternando baci e lingua, mentre io cercavo di tenere lo sguardo fisso sullo schermo e la voce ferma.

Mi spostai leggermente indietro con la sedia, per poterla guardare meglio, fugacemente. La vidi togliersi la maglietta con un gesto lento e sorridermi. Il seno sodo emerse prepotentemente, i capezzoli erano già un po' tesi. Si sedette meglio e rimosse i pantaloncini. Restò in mutandine nere, sottili, che segnavano appena il contorno del pube. Mi guardò dal basso, sorridendo appena, e posò una mano sulla mia coscia. Il suo tocco era caldo. O forse era la mia pelle a esserlo. Le dita si mossero piano, e iniziarono a salire, sempre più.

Scivolarono sotto il bordo inferiore dei miei pantaloncini, s'infilarono dentro, sfiorarono la pelle dove ero più sensibile. Io parlavo ancora, spiegavo un punto del budget, mentre lei mi accarezzava sempre più intesamente. Quando le sue labbra si posarono sulla parte interna della coscia, chiusi gli occhi per un secondo. Solo un secondo. Sentii il calore della sua bocca, l'umido delle labbra, il modo in cui respirava contro di me. Poi li riaprii e sorrisi alla telecamera.

"Perfetto, grazie. Passiamo al punto successivo", blaterava il mio capo.

Camilla mi abbassò piano i pantaloncini. Li fece scivolare fino alle caviglie, con una lentezza deliberata, e li sfilò via, buttandoli fuori dal mio campo visivo. Poi toccò agli slip fare la stessa fine. Restai nuda dalla vita in giù, seduta sulla sedia, mentre la riunione proseguiva. Lei mi aprì dolcemente le cosce e mi baciò lì, proprio al centro della fica, un bacio affettuoso, quasi riverente. Poi usò la lingua. Calda. Eccitata. Vogliosa. Spasmodica. Mi leccò le labbra della fica con delicatezza, poi si spostò sul clitoride, con quella precisione che conosceva così bene, titillando le zone che era sicura mi avrebbero accesa. Il collega mi rivolse una domanda. Era il mio turno di parlare. Tenni la voce ferma ma mi scappò un piccolo mugugno che sperai non avessero colto. Dentro tutto si stringeva e un calore basso mi saliva dal ventre.

Ogni tanto, per un attimo, abbassavo gli occhi e la guardavo, e in quello sguardo c'era qualcosa di più del desiderio: c'era tenerezza, complicità, un po' di malizia. Continuava a leccarmi la fica mentre io rispondevo a domande mettendoci tutta la forza che potevo per mantenere costante il tono di voce, annuivo, prendevo appunti finti. Le sue mani mi tenevano le cosce aperte, i pollici accarezzavano la pelle interna. Sentivo il piacere salire lento e caldo, viscoso.

C'era anche il cuore in mezzo a quei baci. Ogni colpo di lingua era un "ti conosco", ogni bacio sulla coscia un "sei mia". Il mio sapore doveva già essere sulla sua lingua, ormai. Io lo sapevo, e questo mi eccitava ancora di più.

Quando il responsabile disse "facciamo dieci minuti di pausa e poi riprendiamo", spensi il microfono e la webcam in un colpo solo. Il silenzio improvviso della stanza mi sembrò quasi assordante.

Camilla si alzò. Si tolse le mutandine e restò completamente nuda. Solo il tavolo e il computer ci separavano. L'ammirai per qualche secondo: il corpo atletico, leggero, con un filo di muscolatura visibile sulle spalle e sulle cosce, il seno sodo che saliva e scendeva con il respiro. Sentivo l'odore leggero della sua pelle, un mix di bagnoschiuma e di lei. Mi guardò e sorrise, un po' compiaciuta, un po' dolce.

"Sei stata bravissima a non farti scoprire."

Fece il giro e si avvicinò a me, chinandosi un po'. Le presi il viso tra le mani e la baciai. Il mio sapore era ancora sulle sue labbra. Il bacio fu lento all'inizio, poi più profondo, più affamato. Lei si sedette a cavalcioni sulle mie gambe, nuda, dando la schiena al computer. Mi strappò via camicia e reggiseno in un attimo. I nostri seni si toccarono: il mio, più pieno, contro il suo, appena un po' più piccolo. I capezzoli si sfregarono, e un brivido mi corse lungo la schiena. Gemetti nel bacio. Le sue cosce erano calde contro le mie. Il suo pube rasato premeva contro il mio, già umido e voglioso.

Le mie mani scesero lungo la sua schiena, suoi fianchi, fin sulle natiche; la strinsi contro di me. Lei si muoveva piano, nascondendo l'ansia e la fretta, trasformandole in lenta intensità. Strofinava dolcemente il pube contro il mio, caldo e scivoloso. Ci baciammo ancora; le lingue si cercavano, i respiri si mescolavano. Ogni tanto mi staccavo solo per guardarla in faccia. I suoi occhi scuri erano lucidi, pieni di qualcosa che andava oltre l'eccitazione. C'era amore, e c'era anche il piacere di avermi messa in difficoltà durante la videocall.

"Ti amo", mormorai contro le sue labbra.

"Ti amo anche io", rispose, e mi baciò di nuovo, più forte. "E mi piace vederti così… che cerchi di restare composta mentre ti tocco. Sei bellissima."

Mi alzai e senza guardare il pc la condussi in camera da letto. Ci stendemmo una sull'altra, le gambe intrecciate. Le accarezzai il seno, i pollici sui capezzoli, sentendo quanto fossero sensibili. Poi scesi con la bocca. La succhiai piano, assaporando la sua pelle, mentre una mano le apriva le cosce e le dita trovavano la fessura già bagnata. Infilai due dita dentro la sua fica calda e stretta, lente, profonde. Lei gemette il mio nome e mi strinse contro di sé, le unghie leggere sulla mia pelle. Il suo odore mi salì alle narici, caldo e familiare, e mi inebriò.

Ci prendemmo tutto il tempo che ci serviva, avrei inventato una scusa per la riunione. La leccai con cura, assaporandola, la lingua che esplorava ogni piega, ogni punto sensibile. Finché mi venne in bocca: le cosce le tremavano, aveva le mani nei miei capelli. Un gemito lungo e roco mi fece stringere le gambe a mia volta, mentre assaporavo il suo succo. Continuai a baciarle il basso ventre e le cosce per un altro po', finché il brivido non si placò.

Poi fu il mio turno. Mi stese sulla schiena e baciò ogni centimetro del mio corpo: il collo, il seno abbondante, il ventre un po' muscoloso, l'interno delle cosce. Quando arrivò tra le mie gambe, mi guardò negli occhi prima di abbassarsi.

"Voglio sentirti. Tutta."

La sua lingua fu precisa e affettuosa allo stesso tempo. Mi leccò come se stesse esplorando il mio corpo per la prima volta, anche se lo conosceva a memoria. Le dita dentro, la bocca sul clitoride, un ritmo che saliva e scendeva. Venni subito, con un gemito lungo e viscerale, il cuore che batteva forte non solo per il piacere. C'era anche la consapevolezza di quanto fossimo intime, di quanto mi conoscesse, di quanto mi leggesse anche quando cercavo di restare composta.

Ci mettemmo una di fronte all'altra, le cosce intrecciate. Il suo calore fu immediato, umido, familiare. Ci strofinammo lente all’inizio, cercando il punto giusto, finché i nostri clitoridi non si sfiorarono con precisione. Un brivido ci attraversò entrambe. Io avvertii il suo e lei il mio. Lei gemette contro la mia bocca e io le strinsi le natiche, spingendola ancora di più contro di me. Cercavo il contatto stretto, intenso.

Il movimento divenne più deciso, anche se restò dolce. Pelle contro pelle, bagnato contro bagnato. Ogni volta che le nostre fiche si toccavano sentivo una scossa elettrica salirmi lungo la schiena. Lei muoveva i fianchi con un ritmo lento e sicuro, e io le andavo incontro, cercando più pressione, più contatto. I nostri seni si schiacciavano, i capezzoli si sfregavano. Ci guardavamo negli occhi mentre lo facevamo, e in quello sguardo c’era tutto: il piacere, la tenerezza, la consapevolezza di quanto fossimo unite.

Continuammo così, accelerando poco a poco. Il suono umido delle nostre fiche fradice che si strofinavano ormai a un ritmo forsennato riempiva la stanza. Lei ansimava il mio nome, e io il suo. Quando il piacere salì troppo forte, ci tenemmo strette, il mio pube contro il suo, la mia fica a contatto con la sua, e venimmo insieme, a ondate lunghe e calde, tremando l’una contro l’altra senza staccarci.

L'orgasmo ci lasciò tremanti e vicine. Restammo così per un po', sudate, i respiri che si andavano calmando, le dita che accarezzavano i capelli o la schiena. L'odore dei nostri corpi riempiva l'aria.

Camilla mi baciò la tempia, poi la spalla, poi il seno. Un bacio leggero, quasi pigro.

"La riunione…"

"Merda."

Mi alzai ancora nuda, infilai la camicia e i pantaloncini e tornai alla sedia. La video call era finita da un pezzo, secondo l'orario indicato. Scaricai la registrazione automatica per capire cosa si fossero detti dopo che mi ero allontanata. Aprii il file. I primi minuti erano normali: io che parlavo, sorrido, rispondevo. Ripensai al fatto che in quei momenti Camilla si stava dando da fare sotto il tavolo. Tutto sommato la mia espressione non mi aveva tradita.

Poi il momento in cui avevo spento microfono e webcam.

O almeno così credevo.

Il video continuava. Si vedeva chiaramente la mia sedia, io ancora parzialmente in campo. Poi Camilla che si avvicinava, nuda, e si sedeva a cavalcioni su di me. Si vedeva il mio seno dopo che mi aveva tolto la camicia, i baci, le mani che si muovevano sulla schiena e sulle natiche, il movimento lento dei fianchi. Non era una scena esplicita, ma era evidente: due corpi nudi, bocche che si cercavano, l'intimità palese. E in basso a destra, nella griglia dei partecipanti, i volti dei colleghi. Alcuni a bocca aperta. Uno che si toglieva gli occhiali. Una collega che portava una mano alla bocca. Un altro che scuoteva appena la testa, incredulo.

Guardai l'orologio della registrazione. Ci avevano visto in quel modo per trentadue secondi. Poi, finalmente, lo schermo era diventato nero. Avevano avuto l'accortezza di chiudere la videocall, dopo un primo momento di shock e paralisi.

Camilla si era avvicinata alle mie spalle, ancora nuda. Guardò lo schermo con me. Restò in silenzio qualche secondo. Poi, piano, posò il mento sulla mia spalla e mormorò, con un filo di voce:

"Almeno eravamo belle."

Io chiusi il file della registrazione. Mi voltai e la baciai lentamente, assaporando ancora il suo sapore mescolato col mio. Le mie mani le scesero sulla schiena, la strinsi contro di me. La sua pelle era ancora calda.

"La prossima volta", dissi contro le sue labbra, "controllerò due volte di aver staccato tutto."

Lei sorrise, gli occhi ancora un po' lucidi dopo l'orgasmo.

"E magari abbassiamo lo schermo, per sicurezza. E forse è meglio che inizi a farti un giro su Linkedin."

Restammo così, nude, mentre fuori la mattinata proseguiva come se niente fosse successo. Dentro di me, però, c'era ancora il brivido di essere stata vista, di aver rischiato, e soprattutto di averlo fatto con lei.

E mentre mi perdevo nel suo sguardo, iniziai a cercare una scusa per non perdere il lavoro.

******** FINE (?) ***********

Come sempre, grazie ancora per aver letto. Se vi fa piacere, potete scrivermi per darmi le vostre opinioni e pareri: sofi2senpai@gmail.com
scritto il
2026-09-11
8 9
visite
5
voti
valutazione
2.6
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Bagno di mezzanotte

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.