Acqua e orgasmi

di
genere
etero

L'acqua calda mi scorreva lungo la schiena, tra le scapole e giù per la curva delle natiche. Mi ero attardata di proposito. Le altre avevano finito di lavarsi e se n'erano già andate, il rumore degli spogliatoi si era spento. Lì dentro c'ero solo io, con il fruscio della doccia e il battito del mio cuore ancora accelerato per l'euforia della partita vinta, a farmi compagnia.

Mi insaponavo i capelli, sentendo le ciocche pesanti sulle spalle. L'acqua scivolava sul seno abbondante, faceva perle sui capezzoli già un po' tesi. Mi passai le mani sotto le tette, le sollevai, le massaggiai. Non era solo per lavarmi. Dopo una partita intensa il corpo chiede altro. Le dita scesero tra le cosce, sfiorarono le labbra già umide. Non solo per l'acqua.

La porta dello spogliatoio scricchiolò. Mi voltai di scatto, con il sapone ancora tra i capelli. Lui era lì. Marco. Trentanove anni, spalle larghe, maglietta tecnica ancora addosso, sguardo fisso su di me come se avesse aspettato proprio quel momento. Non disse niente. Chiuse la porta dietro di sé e si avvicinò.

"Sei rimasta sola di proposito", mormorò. Non era una domanda.

Annuii. Non riuscivo a parlare. L'acqua mi scorreva sul viso, sugli occhi scuri che non mollavano il contatto diretto con i suoi. Lui si tolse la maglietta in un solo gesto. Petto peloso, addome ancora duro, cicatrice chiara sul fianco. Poi i pantaloni e le mutande. Il cazzo era già mezzo duro, spesso, venoso, che dondolava mentre faceva un altro passo verso di me.

Mi spinse contro la parete piastrellata. L'acqua ci bagnava entrambi. Le sue mani grosse mi presero le tette, le strinsero forte, i pollici sui capezzoli che diventavano duri sotto i suoi polpastrelli.

"Le hai sempre avute così pesanti… e sensibili", borbottò contro la mia bocca prima di baciarmi. Lingua calda, invadente. Io gli risposi con la stessa fame. Gli morsicai il labbro inferiore mentre le sue dita scendevano, mi aprivano le cosce, trovavano la fessura già bagnata.

Due dita mi entrarono subito, profonde. Io gemetti, le gambe che tremavano. Mi scopò con le dita contro il muro, il pollice a premere sul clitoride con pressione precisa, da uomo che sa esattamente dove toccare. L'acqua rendeva tutto più scivoloso, i suoni più sporchi. Sentivo il mio buco stringersi intorno alle sue dita, sentivo quanto ero già pronta.

"Guardami mentre ti ficco le dita dentro."

Obbedii. Mi sentivo aperta, piena, eppure non bastava. Mi dondolavo sulle sue dita, adesso tre dentro di me, cercando di prenderle più a fondo, il seno che sobbalzava a ogni spinta. Quando le ritirò, le dita lucide di me, le portò alla mia bocca. Succhiai.

Saporita, salata, la mia stessa figa.

Lui sorrise e mi fece girare. Mi piegò in avanti, le mani contro la parete, il culo spinto indietro. Sentii il glande caldo premere contro l'ingresso.

"Non devi dire niente?"

"Mettilo dentro… Marco, ficcamelo tutto dentro."

Entrò in un colpo solo, senza sforzo. Lungo, spesso, mi sentii aprire fino in fondo. Un gemito lungo mi uscì dalla gola mentre sentivo ogni centimetro allargarmi la fica. Mi tenne ferma per i fianchi e iniziò a scoparmi fortemente. Il suono bagnato della sua pelle contro la mia, l'acqua che schizzava, il suo cazzo che entrava e usciva con forza. Mi prendeva come se avesse aspettato settimane per farlo. Ogni spinta mi faceva sbattere le tette contro la parete fredda.

"Che figa stretta… cazzo, come ti stringi."

Mi allargò ancora di più le natiche sode con le mani, facendo sparire il suo cazzo dentro di me. Io spingevo indietro, andando incontro a ogni colpo, volendo sentirlo più a fondo. Il piacere saliva veloce, caldo, basso nella pancia. Riprese a toccarmi la figa. Il mio clitoride era gonfio e sensibile sotto i suoi polpastrelli.

Venni la prima volta in quel momento, con il suo cazzo che mi martellava. Le gambe quasi mi cedettero, bloccai un urlo contro il braccio. Continuò a scoparmi attraverso l'orgasmo, senza pietà, finché non diventò quasi troppo.

Mi fece girare di nuovo e mi sollevò. Le mie gambe si avvolsero intorno alla sua vita. Mi spinse di nuovo contro il muro e ricominciò da sotto, più lento ma più profondo. Il suo pube mi sfregava contro il clitoride a ogni spinta. Le nostre bocche si cercavano, lingue umide, respiri corti. Il suo cazzo mi riempiva completamente, mi sentivo aperta e usata e non volevo che smettesse.

"Voglio vederti venire di nuovo. Voglio sentire questa figa che mi munge."

Lui mi scaricò a terra solo per un attimo. Si sedette e mi fece segno di avvicinarmi a lui. Mi feci strada sulle ginocchia, afferrai il suo cazzo duro e pulsante, tutto lucido del mio bagnato, e me lo infilai dentro da sola. Lenta. Centimetro per centimetro, finché non lo ebbi tutto dentro. Poi iniziai a cavalcarlo. Forte. Le tette che rimbalzavano davanti al suo viso. Lui le prese, le strinse, le succhiò, i denti sui capezzoli mentre io mi alzavo e mi riabbassavo sul suo cazzo con ritmo sempre più disperato.

"Usa quella figa… cavalcalo come si deve."

Lo facevo. Mi alzavo finché quasi usciva, poi mi lasciavo cadere di botto, prendendomelo tutto. L'acqua ci scorreva addosso, i nostri corpi scivolosi, il suono umido e osceno di carne contro carne. Lui mi teneva le natiche aperte, mi aiutava a scendere più forte, mi guardava con gli occhi scuri pieni di fame.

Mi spinsi in avanti, le mani sulle sue spalle, e mi strofinai il clitoride contro il suo pube a ogni discesa. Lui mi rovesciò all'indietro, mi aprì le gambe e mi scopò con maggiore intensità. Più duro. Più veloce. Le mie tette sobbalzavano a ogni colpo. Mi teneva le cosce aperte, mi guardava la figa che gli ingoiava il cazzo.

"Dentro… voglio che mi vieni dentro", gemetti.

"Lo so."

Il secondo orgasmo era già lì, minaccioso. Quando arrivò mi bloccai, il suo cazzo sepolto fino in fondo. Venni a scatti, la figa che gli si chiudeva intorno con forza, il piacere così intenso che mi uscirono le lacrime.

Alcune spinte ancora, profonde, selvagge, e poi si irrigidì. Lo sentii pulsare. Il getto caldo mi riempì. Mi sparò tutto dentro, gemendo basso contro il mio collo. Continuò a muoversi lentamente, spingendo la sua sborra più a fondo, finché non ebbe finito.

Restammo così, ancora uniti, l'acqua che scorreva sui nostri corpi bagnati e sporchi. Il suo cazzo ancora semi-duro dentro di me, il suo seme che iniziava a colarmi lungo la coscia.

Mi sollevò il mento con due dita e mi baciò, più lento questa volta, ma ancora affamato.

"La prossima volta", mormorò contro le mie labbra, "ti lego le mani e ti faccio venire finché non riesci più a reggerti in piedi."

Sorrisi, ancora con il respiro corto, ancora piena di lui, mentre l'acqua lavava via i nostri orgasmi.

******** FINE *********

E' il primo racconto erotico che decido di pubblicare, spero vi sia piaciuto.
Se vi va di darmi le vostre impressioni, i vostri suggerimenti, o di confrontarci, potete mandarmi un'email qui (c'è correttamente il "2"):

sofi2senpai@gmail.com

Vi rispondo appena posso :) Grazie per aver letto!

scritto il
2026-09-06
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