Sulla Fortuna - Parte 3
di
Tinyman
genere
feticismo
SULLA FORTUNA PARTE 3
Non ho detto nulla alla dottoressa delle mie vergognose esperienze sessuali da quarantottenne viscido, miniaturizzato sotto il piumino della mia gigantesca diciottenne supermaggiorata. Nelle sedute successive ho continuato a parlare solo dei duemila euro che verso regolarmente a Manuela e di come mi piaccia assecondare i suoi capricci.
Perché ho deciso così? Probabilmente perché immaginavo che la dottoressa non avrebbe usato più formule come oggettivazione totale o giocattolo con la involontaria condiscendenza erotica che serviva a me. Sapevo che, se le avessi confessato del marsupio, lei avrebbe sezionato quegli aspetti contaminandoli con la fredda logica terapeutica, nel tentativo di spezzare l'incantesimo. In conclusione, per quanto possa apparire autolesionistico, la psicologa è forse l’ultima persona al mondo che vorrei conoscesse questo segreto. Sono felice, al contrario, lo sappiano le belle amiche di Manuela, così brave con la loro giovane perfidia a prolungare il mio paradiso di vergogna.
C'è poi una coincidenza che mostra quanto preferisca alla guarigione la mia degradazione. Due settimane fa ero sepolto nel mio solito buio soffice, caldissimo e profumato sotto il piumino, letteralmente cullato e masturbato dal passo sinuoso della mia biondona, quando a un tratto, attraverso gli strati di piumaggio e nylon, ho riconosciuto proprio la sua voce. La voce della mia dottoressa, che parlava a poca distanza da noi sul marciapiede.
Al ritorno a casa, Manuela mi ha confermato l'episodio, ignara di chi fosse quella donna: «C'era una signora in libreria», mi ha raccontato, «una tipa molto curata, bruna, con gli occhiali, assieme al compagno e a sua figlia. Mi ha fissata davvero tantissimo. Certo, sono abituata ad attirare l'attenzione di chiunque per strada, ma lei mi guardava proprio con insistenza... ».
Era un segreto troppo sublime per essere curato.
Il venerdì successivo, quando Manuela ha suonato alla mia porta, l'ho accolta col mio ridicolo pigiamino con una frenesia ancora più disperata. Mi sono avventato su di lei col pisellino in erezione non appena ha varcato la soglia, ma la biondona, che era al telefono, ha frenato il mio impeto puntandomi la suola dello stivale sul petto, bloccandomi sul posto.
«Sì, papà, ho appena finito il ripasso di psicologia con Carol... sì, stiamo preparando l'interrogazione di pedagogia per lunedì», ha detto con la sua voce candida da diciottenne, mentre spingeva il piede quel tanto che bastava per costringermi a fare tre passi indietro sul parquet, pazzo di desiderio e fremente sotto la sua calzatura. «No, non faccio tardi, tranquillo... Sì, sì, ho i soldi per stasera, non preoccuparti... Un bacione, ciao».
Ha buttato giù la chiamata con un tocco sul display e finalmente ha abbassato gli occhi azzurri su di me, sorridendo di quel sorriso radioso che mi scioglieva il cervello.
«Ciao, vedo che abbiamo già il pisellino in tiro, eh?»
«Ciao...», ho risposto, immobile e terribilmente frustrato nel desiderio, «non vedevo l’ora che arrivassi, sto letteralmente impazzendo».
«Se sei così impaziente, oggi vivrai un pomeriggio davvero molto tormentato perché mi è finalmente arrivata questa cosa online e adesso la proveremo. Sappi che la odierai!», mi ha sorriso, estraendo dallo zaino un pacchetto piatto.
Dall'involucro ha tirato fuori una piastra nera, opaca e perfettamente sagomata. Si trattava, mi ha spiegato, di una tavoletta di neoprene rigido, compatto, quasi privo di flessibilità. L'ha picchiettata con le unghie lunghe, producendo un suono sordo.
«A che servirà? Ti starai chiedendo. Quando facciamo le nostre passeggiatine», mi ha spiegato appoggiando la tavoletta su un pensile e sfilandosi il piumino, «sei sempre troppo eccitato ed esplodi miseramente già nel pianerottolo o, al massimo, appena usciti dal portone! Io vorrei, invece, che tu avessi orgasmi più memorabili, vorrei che la tua prima eiaculazione, quella più consistente e calda e che ti manda fuori di testa, avvenga in mezzo alla gente mentre lecco un gelato o parlo con una commessa in un negozio. Voglio sentirti tremare di brutto dopo che sei stato tenuto un bel po’ a stecchetto e riderne con le mie compagne di scuola.
Adesso con questa cosetta, che costa solo una ventina di euro, dovremmo riuscire ad eliminare l'unico difetto della tua debolezza: la tua incapacità di resistere».
Mi ha sollevato di peso da terra dandomi un bacino e mi ha infilato nell'imbracatura posteriore, posizionandomi a zainetto sulla sua schiena monumentale. Sentivo già il mio cazzetto che premeva contro il tessuto finissimo del pigiama, voglioso di affondare nel suo fondoschiena, quando l'ho sentita armeggiare.
«Stai buono, maschione!», mi ha ordinato ridendo, mentre faceva scorrere la piastra liscia e fredda nell'apposita fessura del marsupio, esattamente tra il mio bacino e l'incavo dei suoi glutei. «Ora questa tavoletta disperderà totalmente l'attrito dei miei muscoli mentre camminiamo per strada. ChatGPT la chiama 'zona di rispetto balistico'. Fino a quando resta lì dentro, puoi anche dimenarti come un disperato, ma il tuo fagiolino non sentirà nulla. Oggi decido io dove e quando devi eiaculare: niente record da loser sul pianerottolo, lo 'spruzzino' entrerà in funzione solo quando voglio io. Adesso viene, però, la parte bella: al parco c’è un djset. Hai idea di cosa significa questo? Appena leverò la tavola e inizierò a ballare proverai un piacere insostenibile e resisterai davvero pochissimo, il tuo povero pisellino sarà del tutto inerme tra i miei grandi glutei che si muovono a tempo di techno, non avrà scampo! Dopo essere stato in una pentola a pressione, quando esploderai tremerai così tanto che mi sembrerà di avere dietro di me un piccolo vibratore. Ahahah».
Ha tirato le cinghie a compressione con un unico strattone vigoroso, sigillandomi contro quella barriera artificiale, e poi ha chiuso la zip del piumino oversize, seppellendomi del tutto nel buio. Ero appiccicato alla mia gigantesca supertettona, ma la piastra rigida mi isolava completamente dalla sua carne, costringendomi a un supplizio di pura e fremente attesa.
«No Manu, ti prego! Sono eccitatissimo, fammi godere subito! Non mi piace affatto questa cosa che hai messo», ho chiesto con tono supplichevole
“Shhh, fai l’ometto ubbidiente”.
Per strada è stato terribile. Manuela ha sadicamente accentuato la sua solita andatura sinuosa e ritmica da modella, e io percepivo chiaramente il suo fondoschiena monumentale contrarsi e muoversi con una forza pazzesca a ogni falcata sul marciapiede, ma il mio cazzettino era completamente isolato. Sbatteva contro quella piastra fredda e piatta, che attutiva ogni vibrazione e cancellava qualsiasi attrito utile.
Ero condannato a una frustrante e disperata immobilità sensoriale che mi faceva impazzire di desiderio nel buio del giaccone.
Quando siamo finalmente arrivati al parco, i bassi del djset che pulsavano nell'aria risuonavano fin dentro il mio nascondiglio buio. Improvvisamente la sua andatura sinuosa si è arrestata e lei ha iniziato a seguire il ritmo della musica con oscillazioni impercettibili. Ero prono, con le gambette che penzolavano ai lati dei suoi fianchi, sepolto e disperato. Che aspettava? Perché non levava quella maledetta tavola? Avrei voluto richiamare la sua attenzione dandole un pizzicotto su uno dei suoi meravigliosi fianchi, ma non osavo farlo.
Ad un tratto ho sentito qualcuno dietro di me chiamarla, «Manuela! Ciao, come stai?»
Il cuore mi è schizzato in gola. Era Cristian. Manuela si è voltata.
«Cristian! Ciao, bene, e tu come stai? Anche tu a ballare?», ha risposto lei con la sua solita voce squillante e leggera, dondolando sui piedi a ritmo di musica.
«No, ho parcheggiato dietro il parco e ascoltando la musica mi sono incuriosito. Sei stata da Michele recentemente?»
«Sì, proprio oggi. Perché?»
C’è stato un silenzio insolitamente lungo prima che Cristian rispondesse e con un tono di colpo più grave.
«Non è che forse stai approfittando un po' troppo della sua debolezza e delle sue insicurezze, che dici?»
«Certo!», ha risposto lei con tono calmo, «Certo che ne approfitto, mica sono scema! Ma lui è felice. Gli sto dando delle emozioni così intense che prima poteva solo sognarle. E un fisso di duemila euro al mese credo di meritarlo».
«Duemila euro?», ha replicato Cristian, interrompendola.
«Ma è una cifra pazzesca per una diciottenne che va ancora a scuola! E poi come te li dà? Spero non con i bonifici. Guarda che se a una diciottenne arrivano duemila euro fissi ogni mese sul conto, la banca fa scattare subito la segnalazione antiriciclaggio e ti ritrovi nei guai e metti nei guai anche Michele».
«Ma mi hai preso per una ragazzina, Cristian? Secondo te mi faccio tracciare?», lo ha liquidato lei, con lo stesso tono leggero con cui avrebbe parlato di un brutto voto a scuola. «Lui va al bancomat una volta al mese, preleva il mio fisso in contanti e me lo consegna in una busta quando ci vediamo il venerdì».
Cristian doveva essere sconvolto. Non so come io sia riuscito, in quella situazione umiliante, a mantenere il senso dell’umorismo, ma mi ha fatto sorridere pensare con consolazione che Manuela non potesse dirgli che da quando mi incollava a sé con l’imbracatura, dopo che mi aveva fatto venire nel pigiamino con le nostre passeggiate in centro, la busta dei 2000 euro non gliela davo a mano, ma gliela facevo trovare come regalino nel suo immenso reggiseno o, se le ero dietro come adesso, nelle mutandine.
«E tu giri con duemila euro in contanti nella borsa? E come li spendi? Se li versi sul tuo bancomat è la stessa identica cosa, il fisco ti chiede da dove arrivano».
«Ma io non li verso mica tutti insieme sul mio conto italiano!», ha ribattuto lei, «Ho aperto tre conti diversi su Revolut e Wise direttamente dal telefono, usando anche i documenti di due amiche che si prendono una piccola percentuale per farmi il favore. Divido la mazzetta in piccoli pezzi, faccio i versamenti cash dai tabaccai un po' alla volta e i soldi spariscono su carte estere. Ci pago lo shopping online, cene e regali ad amici. Purtroppo non posso concedermi tanti lussi e viaggi che vorrei perché dovrei giustificare la cosa ai miei genitori, ma pian piano sto mettendo da parte un bel gruzzoletto con un lavoretto facile facile.»
C'è stato un altro momento di silenzio, poi la voce di Cristian è tornata a farsi sentire mentre avevano iniziato a camminare, «Comunque il problema non sono i duemila euro. Per lui quella cifra è del tutto accessibile. Quello che trovo inaccettabile», l’ha incalzata iniziando ad alterarsi, “è un altro fatto. Casa sua è diventata un magazzino della tua roba. Ci sono file di scatole di scarpe, abiti, borse, gioielli. Gli stai colonizzando la vita, hai marcato il territorio per alimentare la sua ossessione. Mi sembra che tu stia davvero esagerando, stai cancellando la sua esistenza e ti stai sostituendo a tutto il resto».
Sotto il piumino ho trattenuto il respiro, terrorizzato all’idea che il tono irritato di Cristian potesse attirare l'attenzione delle persone intorno a noi al parco, come se la presenza di una ragazza bellissima alta quasi due metri non bastasse già da sola a catturare ogni sguardo. Provavo un grande affetto per il mio amico, per quella sua preoccupazione così autentica, ma nello stesso tempo ero devastato da un imbarazzo indicibile per la mia totale sottomissione.
«Ma il tuo amico desidera esattamente questa invasione totalizzante per essere felice!», ha replicato Manuela senza scomporsi minimamente per le accuse di Cristian. «A volte», ha aggiunto con un tono canzonatorio, quasi divertito. «quando vado da sola nel suo appartamento – tu ti incazzerai, ma ho le chiavi - trovo alcune mie cose spostate. A lui non l’ho mai detto, ma sono sicura che spesso vada ad armeggiare tra i miei vestiti, si infili i miei abiti extralarge per eccitarsi all'idea di essere un ometto così insignificante da navigarci dentro e si masturbi cercando il mio odore sui tessuti. Un pomeriggio sono andata a casa sua per cambiarmi per una serata ed ho pensato di lasciargli nel cassetto della mia biancheria intima il reggiseno che avevo indossato la mattina a scuola, proprio nel giorno in cui avevamo giocato per due ore a pallavolo. Mi ha divertito e anche intenerito pensare che sarebbe stato con quel reggiseno attaccato al naso e col pisellino in mano per tutta la sera».
A quelle parole il sangue mi è pulsato furiosamente alle tempie. La vergogna era totale, assoluta: Manuela aveva intuito i miei segreti autoerotici più intimi e degradanti e ne aveva messo a conoscenza il mio migliore amico! Dietro quella piastra fredda che mi isolava, ho sentito il mio cazzetto sussultare.
«Sai», ha ripreso Manuela, «mi diverte pensare che lui sia sconvolto, ma anche eccitato sapendo che lo conosco meglio di quanto lui conosca se stesso. Io sono così forte e lui è talmente debole... perché dovrei fermarmi? Sono semplicemente troppo per lui ed è inevitabile che io lo domini totalmente, felice come è che il suo piccolo pisellino per me sia un rubinetto che io posso aprire a mio piacimento facendone uscire soldi, borse e gioielli. Anche lui ti direbbe la stessa identica cosa se adesso potessi aprire la zip del piumino e tirartelo fuori. Cosa che non posso fare, visto che c'è troppa gente in questo parco. Il tuo caro amico è, infatti, proprio qui con noi dietro di me, indossa un pigiamino ridicolo ed è sospeso da terra con un’imbracatura. Le sue gambette tremanti penzolano attorno ai miei fianchi ed ha ascoltato tutta la nostra conversazione».
Il silenzio dall'esterno è stato totale, pesante come un macigno. Potevo immaginare la faccia di Cristian, gelato dall'idea che in quel preciso istante, sotto il piumino della giunonica diciottenne ci fossi io appeso come un buffo giocattolino, un ometto in una costosa gabbia di piacere dalla quale non sarebbe mai voluto uscire.
«Manuela, è assurdo!»
«Oh, e non puoi immaginare quanto sia buffo! Le mie amiche lo hanno visto e ne hanno riso tantissimo»
«La verità è che il nostro piccolo boss vuole solo godere e, se c'è una cosa che lo fa davvero soffrire in questo momento», ha infierito lei ridendo a bassa voce, «è proprio il fatto che tu in questo momento sia qui a rompermi le scatole. Oggi sono stata un po’ monella, ho isolato il suo pisellino con una tavoletta di neoprene e lui non vede l'ora che tu te ne vada ed io possa finalmente levarla affinché possa riprendere il contatto con il mio corpo ed esplodere mentre muovo il culo ballando. Lui vuole solo questo».
È passato un tempo indefinito. Sentivo solo i bassi del djset che continuavano a picchiare nell'aria. Poi, la voce di Cristian è tornata, ma molto più bassa, svuotata di ogni rabbia, arresa.
«Va bene, ho capito. Trattalo bene, però, te ne prego».
«Oh, per trattarlo bene devo solo levare questa», ha risposto Manuela.
Ho avvertito la sua mano scivolare dietro il piumino. Con uno strattone secco ha sfilato la tavoletta rigida di neoprene. All'improvviso, il mio bacino è crollato in avanti e il mio cazzetto si è finalmente schiacciato dritto nell'incavo tra i suoi due glutei monumentali. Manuela è rimasta completamente immobile, permettendo al mio corpicino di riprendere confidenza con il piacere immenso del contatto diretto col suo corpo caldo, ma lo shock è stato ugualmente così violento da farmi emettere un forte gemito.
«Ahahah, lo hai sentito? Il suo piccolo pisellino si sta indurendo di brutto! Fino ad ora è stato come in una pentola a pressione, se faccio un passo, esplode. Ahahah!».
«Si! L’ho sentito! Ma davvero... puoi farlo venire quando desideri?», ha chiesto Cristian. Sembrava sconvolto, ma anche affascinato da quel controllo totale.
«Certo, è stato a stecchetto sinora e adesso è totalmente alla frutta, mi basta pochissimo».
«Dai, non tenerlo così, sii buona, fallo venire adesso», ha chiesto Cristian.
Sotto il piumino sono impazzito di eccitazione e di vergogna.
«Metto il cronometro del telefono! Scommettiamo che non resiste neanche un minuto?». «Michelino», ha detto poi rivolgendosi direttamente a me, «Mostra a Cristian che mi sbaglio, fai vedere chi sei! Mostraci che non sei un piccoIo, ricco loser!»
Ero già in estasi prima ancora che lei si muovesse. Il dj aveva messo un brano di dancehall lento, dominato da bassi cupi e decelerati e Manuela ha cominciato a muoversi lentissimamente, alternando piccoli scatti veloci a movimenti rotatori molto continui, ampi e decelerati.
L'impatto sul mio pisellino che aveva patito quell’isolamento è stato devastante. Ero completamente in balia di quel fondoschiena monumentale che mi sballottava a tempo, un millimetro alla volta. «Resisti piccolo pisellino, resisti! Ahaha», mi ha deriso lei mentre ballava. Il primo fiotto di sperma è partito prima che ne avvertissi la contrazione e poi sono esploso vergognosamente e a lungo nel buio del piumino, con un orgasmo violento che mi ha scosso tutto il corpicino.
Manuela si è fermata immediatamente, controllando lo schermo del telefono.
«Come immaginavo: ventitré secondi!», ha annunciato. «Oh», ha poi commentato con voce fintamente accorata, «il pisellino del piccolo boss ha provato strenuamente a resistere, ma è stato un totale fallimento! Povero!», ha continuato a deridermi riprendendo a ballare, «Alla sua pornobambolona è bastato scuotere giusto un po' il suo grande bumbum, ahahahah!».
Sentivo il pigiamino completamente inzuppato e caldo, mentre ansimavo nel buio. Poi, sopra il ritmo della musica che sfumava, ho avuto la sensazione di avvertire un suono breve, come una risatina soffocata; forse era di Cristian, o forse era solo un'illusione acustica prodotta dal tessuto del piumino che rimandava l'eco degli scherni di Manuela. Non ne sono certo, e quell'incertezza ha continuato a tormentarmi. Subito dopo ho sentito la voce di Cristian vicinissima, quasi all'altezza della mia testa.
« Ciao Michi... non preoccuparti di nulla, ci vediamo lunedì ».
Non ho detto nulla alla dottoressa delle mie vergognose esperienze sessuali da quarantottenne viscido, miniaturizzato sotto il piumino della mia gigantesca diciottenne supermaggiorata. Nelle sedute successive ho continuato a parlare solo dei duemila euro che verso regolarmente a Manuela e di come mi piaccia assecondare i suoi capricci.
Perché ho deciso così? Probabilmente perché immaginavo che la dottoressa non avrebbe usato più formule come oggettivazione totale o giocattolo con la involontaria condiscendenza erotica che serviva a me. Sapevo che, se le avessi confessato del marsupio, lei avrebbe sezionato quegli aspetti contaminandoli con la fredda logica terapeutica, nel tentativo di spezzare l'incantesimo. In conclusione, per quanto possa apparire autolesionistico, la psicologa è forse l’ultima persona al mondo che vorrei conoscesse questo segreto. Sono felice, al contrario, lo sappiano le belle amiche di Manuela, così brave con la loro giovane perfidia a prolungare il mio paradiso di vergogna.
C'è poi una coincidenza che mostra quanto preferisca alla guarigione la mia degradazione. Due settimane fa ero sepolto nel mio solito buio soffice, caldissimo e profumato sotto il piumino, letteralmente cullato e masturbato dal passo sinuoso della mia biondona, quando a un tratto, attraverso gli strati di piumaggio e nylon, ho riconosciuto proprio la sua voce. La voce della mia dottoressa, che parlava a poca distanza da noi sul marciapiede.
Al ritorno a casa, Manuela mi ha confermato l'episodio, ignara di chi fosse quella donna: «C'era una signora in libreria», mi ha raccontato, «una tipa molto curata, bruna, con gli occhiali, assieme al compagno e a sua figlia. Mi ha fissata davvero tantissimo. Certo, sono abituata ad attirare l'attenzione di chiunque per strada, ma lei mi guardava proprio con insistenza... ».
Era un segreto troppo sublime per essere curato.
Il venerdì successivo, quando Manuela ha suonato alla mia porta, l'ho accolta col mio ridicolo pigiamino con una frenesia ancora più disperata. Mi sono avventato su di lei col pisellino in erezione non appena ha varcato la soglia, ma la biondona, che era al telefono, ha frenato il mio impeto puntandomi la suola dello stivale sul petto, bloccandomi sul posto.
«Sì, papà, ho appena finito il ripasso di psicologia con Carol... sì, stiamo preparando l'interrogazione di pedagogia per lunedì», ha detto con la sua voce candida da diciottenne, mentre spingeva il piede quel tanto che bastava per costringermi a fare tre passi indietro sul parquet, pazzo di desiderio e fremente sotto la sua calzatura. «No, non faccio tardi, tranquillo... Sì, sì, ho i soldi per stasera, non preoccuparti... Un bacione, ciao».
Ha buttato giù la chiamata con un tocco sul display e finalmente ha abbassato gli occhi azzurri su di me, sorridendo di quel sorriso radioso che mi scioglieva il cervello.
«Ciao, vedo che abbiamo già il pisellino in tiro, eh?»
«Ciao...», ho risposto, immobile e terribilmente frustrato nel desiderio, «non vedevo l’ora che arrivassi, sto letteralmente impazzendo».
«Se sei così impaziente, oggi vivrai un pomeriggio davvero molto tormentato perché mi è finalmente arrivata questa cosa online e adesso la proveremo. Sappi che la odierai!», mi ha sorriso, estraendo dallo zaino un pacchetto piatto.
Dall'involucro ha tirato fuori una piastra nera, opaca e perfettamente sagomata. Si trattava, mi ha spiegato, di una tavoletta di neoprene rigido, compatto, quasi privo di flessibilità. L'ha picchiettata con le unghie lunghe, producendo un suono sordo.
«A che servirà? Ti starai chiedendo. Quando facciamo le nostre passeggiatine», mi ha spiegato appoggiando la tavoletta su un pensile e sfilandosi il piumino, «sei sempre troppo eccitato ed esplodi miseramente già nel pianerottolo o, al massimo, appena usciti dal portone! Io vorrei, invece, che tu avessi orgasmi più memorabili, vorrei che la tua prima eiaculazione, quella più consistente e calda e che ti manda fuori di testa, avvenga in mezzo alla gente mentre lecco un gelato o parlo con una commessa in un negozio. Voglio sentirti tremare di brutto dopo che sei stato tenuto un bel po’ a stecchetto e riderne con le mie compagne di scuola.
Adesso con questa cosetta, che costa solo una ventina di euro, dovremmo riuscire ad eliminare l'unico difetto della tua debolezza: la tua incapacità di resistere».
Mi ha sollevato di peso da terra dandomi un bacino e mi ha infilato nell'imbracatura posteriore, posizionandomi a zainetto sulla sua schiena monumentale. Sentivo già il mio cazzetto che premeva contro il tessuto finissimo del pigiama, voglioso di affondare nel suo fondoschiena, quando l'ho sentita armeggiare.
«Stai buono, maschione!», mi ha ordinato ridendo, mentre faceva scorrere la piastra liscia e fredda nell'apposita fessura del marsupio, esattamente tra il mio bacino e l'incavo dei suoi glutei. «Ora questa tavoletta disperderà totalmente l'attrito dei miei muscoli mentre camminiamo per strada. ChatGPT la chiama 'zona di rispetto balistico'. Fino a quando resta lì dentro, puoi anche dimenarti come un disperato, ma il tuo fagiolino non sentirà nulla. Oggi decido io dove e quando devi eiaculare: niente record da loser sul pianerottolo, lo 'spruzzino' entrerà in funzione solo quando voglio io. Adesso viene, però, la parte bella: al parco c’è un djset. Hai idea di cosa significa questo? Appena leverò la tavola e inizierò a ballare proverai un piacere insostenibile e resisterai davvero pochissimo, il tuo povero pisellino sarà del tutto inerme tra i miei grandi glutei che si muovono a tempo di techno, non avrà scampo! Dopo essere stato in una pentola a pressione, quando esploderai tremerai così tanto che mi sembrerà di avere dietro di me un piccolo vibratore. Ahahah».
Ha tirato le cinghie a compressione con un unico strattone vigoroso, sigillandomi contro quella barriera artificiale, e poi ha chiuso la zip del piumino oversize, seppellendomi del tutto nel buio. Ero appiccicato alla mia gigantesca supertettona, ma la piastra rigida mi isolava completamente dalla sua carne, costringendomi a un supplizio di pura e fremente attesa.
«No Manu, ti prego! Sono eccitatissimo, fammi godere subito! Non mi piace affatto questa cosa che hai messo», ho chiesto con tono supplichevole
“Shhh, fai l’ometto ubbidiente”.
Per strada è stato terribile. Manuela ha sadicamente accentuato la sua solita andatura sinuosa e ritmica da modella, e io percepivo chiaramente il suo fondoschiena monumentale contrarsi e muoversi con una forza pazzesca a ogni falcata sul marciapiede, ma il mio cazzettino era completamente isolato. Sbatteva contro quella piastra fredda e piatta, che attutiva ogni vibrazione e cancellava qualsiasi attrito utile.
Ero condannato a una frustrante e disperata immobilità sensoriale che mi faceva impazzire di desiderio nel buio del giaccone.
Quando siamo finalmente arrivati al parco, i bassi del djset che pulsavano nell'aria risuonavano fin dentro il mio nascondiglio buio. Improvvisamente la sua andatura sinuosa si è arrestata e lei ha iniziato a seguire il ritmo della musica con oscillazioni impercettibili. Ero prono, con le gambette che penzolavano ai lati dei suoi fianchi, sepolto e disperato. Che aspettava? Perché non levava quella maledetta tavola? Avrei voluto richiamare la sua attenzione dandole un pizzicotto su uno dei suoi meravigliosi fianchi, ma non osavo farlo.
Ad un tratto ho sentito qualcuno dietro di me chiamarla, «Manuela! Ciao, come stai?»
Il cuore mi è schizzato in gola. Era Cristian. Manuela si è voltata.
«Cristian! Ciao, bene, e tu come stai? Anche tu a ballare?», ha risposto lei con la sua solita voce squillante e leggera, dondolando sui piedi a ritmo di musica.
«No, ho parcheggiato dietro il parco e ascoltando la musica mi sono incuriosito. Sei stata da Michele recentemente?»
«Sì, proprio oggi. Perché?»
C’è stato un silenzio insolitamente lungo prima che Cristian rispondesse e con un tono di colpo più grave.
«Non è che forse stai approfittando un po' troppo della sua debolezza e delle sue insicurezze, che dici?»
«Certo!», ha risposto lei con tono calmo, «Certo che ne approfitto, mica sono scema! Ma lui è felice. Gli sto dando delle emozioni così intense che prima poteva solo sognarle. E un fisso di duemila euro al mese credo di meritarlo».
«Duemila euro?», ha replicato Cristian, interrompendola.
«Ma è una cifra pazzesca per una diciottenne che va ancora a scuola! E poi come te li dà? Spero non con i bonifici. Guarda che se a una diciottenne arrivano duemila euro fissi ogni mese sul conto, la banca fa scattare subito la segnalazione antiriciclaggio e ti ritrovi nei guai e metti nei guai anche Michele».
«Ma mi hai preso per una ragazzina, Cristian? Secondo te mi faccio tracciare?», lo ha liquidato lei, con lo stesso tono leggero con cui avrebbe parlato di un brutto voto a scuola. «Lui va al bancomat una volta al mese, preleva il mio fisso in contanti e me lo consegna in una busta quando ci vediamo il venerdì».
Cristian doveva essere sconvolto. Non so come io sia riuscito, in quella situazione umiliante, a mantenere il senso dell’umorismo, ma mi ha fatto sorridere pensare con consolazione che Manuela non potesse dirgli che da quando mi incollava a sé con l’imbracatura, dopo che mi aveva fatto venire nel pigiamino con le nostre passeggiate in centro, la busta dei 2000 euro non gliela davo a mano, ma gliela facevo trovare come regalino nel suo immenso reggiseno o, se le ero dietro come adesso, nelle mutandine.
«E tu giri con duemila euro in contanti nella borsa? E come li spendi? Se li versi sul tuo bancomat è la stessa identica cosa, il fisco ti chiede da dove arrivano».
«Ma io non li verso mica tutti insieme sul mio conto italiano!», ha ribattuto lei, «Ho aperto tre conti diversi su Revolut e Wise direttamente dal telefono, usando anche i documenti di due amiche che si prendono una piccola percentuale per farmi il favore. Divido la mazzetta in piccoli pezzi, faccio i versamenti cash dai tabaccai un po' alla volta e i soldi spariscono su carte estere. Ci pago lo shopping online, cene e regali ad amici. Purtroppo non posso concedermi tanti lussi e viaggi che vorrei perché dovrei giustificare la cosa ai miei genitori, ma pian piano sto mettendo da parte un bel gruzzoletto con un lavoretto facile facile.»
C'è stato un altro momento di silenzio, poi la voce di Cristian è tornata a farsi sentire mentre avevano iniziato a camminare, «Comunque il problema non sono i duemila euro. Per lui quella cifra è del tutto accessibile. Quello che trovo inaccettabile», l’ha incalzata iniziando ad alterarsi, “è un altro fatto. Casa sua è diventata un magazzino della tua roba. Ci sono file di scatole di scarpe, abiti, borse, gioielli. Gli stai colonizzando la vita, hai marcato il territorio per alimentare la sua ossessione. Mi sembra che tu stia davvero esagerando, stai cancellando la sua esistenza e ti stai sostituendo a tutto il resto».
Sotto il piumino ho trattenuto il respiro, terrorizzato all’idea che il tono irritato di Cristian potesse attirare l'attenzione delle persone intorno a noi al parco, come se la presenza di una ragazza bellissima alta quasi due metri non bastasse già da sola a catturare ogni sguardo. Provavo un grande affetto per il mio amico, per quella sua preoccupazione così autentica, ma nello stesso tempo ero devastato da un imbarazzo indicibile per la mia totale sottomissione.
«Ma il tuo amico desidera esattamente questa invasione totalizzante per essere felice!», ha replicato Manuela senza scomporsi minimamente per le accuse di Cristian. «A volte», ha aggiunto con un tono canzonatorio, quasi divertito. «quando vado da sola nel suo appartamento – tu ti incazzerai, ma ho le chiavi - trovo alcune mie cose spostate. A lui non l’ho mai detto, ma sono sicura che spesso vada ad armeggiare tra i miei vestiti, si infili i miei abiti extralarge per eccitarsi all'idea di essere un ometto così insignificante da navigarci dentro e si masturbi cercando il mio odore sui tessuti. Un pomeriggio sono andata a casa sua per cambiarmi per una serata ed ho pensato di lasciargli nel cassetto della mia biancheria intima il reggiseno che avevo indossato la mattina a scuola, proprio nel giorno in cui avevamo giocato per due ore a pallavolo. Mi ha divertito e anche intenerito pensare che sarebbe stato con quel reggiseno attaccato al naso e col pisellino in mano per tutta la sera».
A quelle parole il sangue mi è pulsato furiosamente alle tempie. La vergogna era totale, assoluta: Manuela aveva intuito i miei segreti autoerotici più intimi e degradanti e ne aveva messo a conoscenza il mio migliore amico! Dietro quella piastra fredda che mi isolava, ho sentito il mio cazzetto sussultare.
«Sai», ha ripreso Manuela, «mi diverte pensare che lui sia sconvolto, ma anche eccitato sapendo che lo conosco meglio di quanto lui conosca se stesso. Io sono così forte e lui è talmente debole... perché dovrei fermarmi? Sono semplicemente troppo per lui ed è inevitabile che io lo domini totalmente, felice come è che il suo piccolo pisellino per me sia un rubinetto che io posso aprire a mio piacimento facendone uscire soldi, borse e gioielli. Anche lui ti direbbe la stessa identica cosa se adesso potessi aprire la zip del piumino e tirartelo fuori. Cosa che non posso fare, visto che c'è troppa gente in questo parco. Il tuo caro amico è, infatti, proprio qui con noi dietro di me, indossa un pigiamino ridicolo ed è sospeso da terra con un’imbracatura. Le sue gambette tremanti penzolano attorno ai miei fianchi ed ha ascoltato tutta la nostra conversazione».
Il silenzio dall'esterno è stato totale, pesante come un macigno. Potevo immaginare la faccia di Cristian, gelato dall'idea che in quel preciso istante, sotto il piumino della giunonica diciottenne ci fossi io appeso come un buffo giocattolino, un ometto in una costosa gabbia di piacere dalla quale non sarebbe mai voluto uscire.
«Manuela, è assurdo!»
«Oh, e non puoi immaginare quanto sia buffo! Le mie amiche lo hanno visto e ne hanno riso tantissimo»
«La verità è che il nostro piccolo boss vuole solo godere e, se c'è una cosa che lo fa davvero soffrire in questo momento», ha infierito lei ridendo a bassa voce, «è proprio il fatto che tu in questo momento sia qui a rompermi le scatole. Oggi sono stata un po’ monella, ho isolato il suo pisellino con una tavoletta di neoprene e lui non vede l'ora che tu te ne vada ed io possa finalmente levarla affinché possa riprendere il contatto con il mio corpo ed esplodere mentre muovo il culo ballando. Lui vuole solo questo».
È passato un tempo indefinito. Sentivo solo i bassi del djset che continuavano a picchiare nell'aria. Poi, la voce di Cristian è tornata, ma molto più bassa, svuotata di ogni rabbia, arresa.
«Va bene, ho capito. Trattalo bene, però, te ne prego».
«Oh, per trattarlo bene devo solo levare questa», ha risposto Manuela.
Ho avvertito la sua mano scivolare dietro il piumino. Con uno strattone secco ha sfilato la tavoletta rigida di neoprene. All'improvviso, il mio bacino è crollato in avanti e il mio cazzetto si è finalmente schiacciato dritto nell'incavo tra i suoi due glutei monumentali. Manuela è rimasta completamente immobile, permettendo al mio corpicino di riprendere confidenza con il piacere immenso del contatto diretto col suo corpo caldo, ma lo shock è stato ugualmente così violento da farmi emettere un forte gemito.
«Ahahah, lo hai sentito? Il suo piccolo pisellino si sta indurendo di brutto! Fino ad ora è stato come in una pentola a pressione, se faccio un passo, esplode. Ahahah!».
«Si! L’ho sentito! Ma davvero... puoi farlo venire quando desideri?», ha chiesto Cristian. Sembrava sconvolto, ma anche affascinato da quel controllo totale.
«Certo, è stato a stecchetto sinora e adesso è totalmente alla frutta, mi basta pochissimo».
«Dai, non tenerlo così, sii buona, fallo venire adesso», ha chiesto Cristian.
Sotto il piumino sono impazzito di eccitazione e di vergogna.
«Metto il cronometro del telefono! Scommettiamo che non resiste neanche un minuto?». «Michelino», ha detto poi rivolgendosi direttamente a me, «Mostra a Cristian che mi sbaglio, fai vedere chi sei! Mostraci che non sei un piccoIo, ricco loser!»
Ero già in estasi prima ancora che lei si muovesse. Il dj aveva messo un brano di dancehall lento, dominato da bassi cupi e decelerati e Manuela ha cominciato a muoversi lentissimamente, alternando piccoli scatti veloci a movimenti rotatori molto continui, ampi e decelerati.
L'impatto sul mio pisellino che aveva patito quell’isolamento è stato devastante. Ero completamente in balia di quel fondoschiena monumentale che mi sballottava a tempo, un millimetro alla volta. «Resisti piccolo pisellino, resisti! Ahaha», mi ha deriso lei mentre ballava. Il primo fiotto di sperma è partito prima che ne avvertissi la contrazione e poi sono esploso vergognosamente e a lungo nel buio del piumino, con un orgasmo violento che mi ha scosso tutto il corpicino.
Manuela si è fermata immediatamente, controllando lo schermo del telefono.
«Come immaginavo: ventitré secondi!», ha annunciato. «Oh», ha poi commentato con voce fintamente accorata, «il pisellino del piccolo boss ha provato strenuamente a resistere, ma è stato un totale fallimento! Povero!», ha continuato a deridermi riprendendo a ballare, «Alla sua pornobambolona è bastato scuotere giusto un po' il suo grande bumbum, ahahahah!».
Sentivo il pigiamino completamente inzuppato e caldo, mentre ansimavo nel buio. Poi, sopra il ritmo della musica che sfumava, ho avuto la sensazione di avvertire un suono breve, come una risatina soffocata; forse era di Cristian, o forse era solo un'illusione acustica prodotta dal tessuto del piumino che rimandava l'eco degli scherni di Manuela. Non ne sono certo, e quell'incertezza ha continuato a tormentarmi. Subito dopo ho sentito la voce di Cristian vicinissima, quasi all'altezza della mia testa.
« Ciao Michi... non preoccuparti di nulla, ci vediamo lunedì ».
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Sulla Fortuna - Parte 2
Commenti dei lettori al racconto erotico