Sulla Fortuna - Parte 2
di
Tinyman
genere
feticismo
SULLA FORTUNA PARTE 2
Le parole della psicologa mi sono rimaste conficcate nella testa per mesi, mentre l’estate sbiadiva lasciando spazio ai primi freddi dell’autunno. A dicembre, nulla era cambiato.
Solo un avvenimento era stato eclatante: una sera, verso la fine di ottobre, sono finito in ospedale.
Eravamo a casa mia. Sul letto, attorno a noi, erano sparpagliate diverse buste di profumeria. Con una naturalezza e una sfacciataggine incredibili, la diciottenne mi cavalcava facendomi tremare e, nel contempo, scartava i pacchetti, visibilmente contenta. I miei ansimi di piacere facevano da puro sottofondo; lei, muovendosi su di me e variando persino il ritmo, estraeva con assoluta tranquillità prima il prezioso siero-fondotinta La Prairie Skin Caviar e il correttore rigenerante Clé de Peau Beauté, poi metteva in fila la cipria levigante ultrafine di Hermès e il blush ricaricabile di Prada Beauty. Disponeva sul materasso la matita per sopracciglia Valentino, la palette occhi Mothership di Pat McGrath Labs dai pigmenti magnetici, il mascara scultoreo di Serge Lutens e, infine, il rossetto Christian Louboutin Beauty racchiuso nel suo astuccio a fiala, affiancandoli a un vaporizzatore da viaggio sempre di Serge Lutens e a un set di pennelli Haute Couture firmati Tom Ford. Le sue mani strappavano i veli di carta velina con assoluta disinvoltura, mentre i fianchi monumentali oscillavano senza sosta, quasi fossero autonomi, rallentando e gestendo i sussulti del mio misero membro con la precisione biometrica di una macchina del godimento.
Il mio corpicino, minuscolo sotto il suo, si contraeva, diventando tesissimo per l’accumulo intollerabile di piacere; persino i miei alluci si piegavano all'indietro, rigidi, come se anch’essi stessero partecipando a quell’estasi smisurata.
«Quante belle cose mi hai comprato oggi! Sono proprio felice!», esclamò.
Percependo che ero ormai giunto al limite estremo e che il mio cazzetto stava per esplodere, interruppe bruscamente il movimento e si staccò da me per qualche secondo, lasciandomi agonizzante nel desiderio. Voleva dilatare quel paradiso a suo piacimento fino a farmi diventare totalmente scemo.
«Ploft!», esclamò sorridendo, accogliendo nuovamente il mio cazzetto e riprendendo il movimento del bacino mentre si applicava il rossetto usando la fotocamera del telefono come specchio.
«Come mi sta, Michelino? Ti piace?», mi chiese, sorridendomi dall'alto con i suoi occhioni azzurri, muovendo instancabilmente il culo come una morbida, gigantesca pornobambolona meccanica con la carica.
Stavo godendo troppo, il cervello era del tutto fuso e dalla mia bocca uscirono solo gemiti confusi.
«Ahahah, ma guarda come sei ridotto! Povero ometto!», mi sbeffeggiò con la sua voce adolescenziale.
Subito dopo si fermò di colpo ancora una volta, poiché sentì il mio fagiolino sussultare, pronto a cedere. Attese che la fiammata si attenuasse appena e poi riprese a cavalcarmi con lo stesso ritmo serrato, torturandomi. Non finiva di guardare con ammirazione i trucchi costosi disposti sul letto e sul mio pancino e sospirò, divertita.
«Certo che è proprio un peccato che io non possa mostrare tutte queste meraviglie a mia madre. Con i soldi che mi dai potrei anche regalarle un viaggio incredibile», rifletté ad alta voce, continuando a muoversi su di me come una macchina paradisiaca. «Ma sai che c'è? Quasi quasi un giorno le dico tutto. Potrei persino presentarti, Michelino! Per rassicurarla le farei vedere il tuo piccolo pisellino; lei capirebbe che questo, con te, è davvero solo un lavoretto, una specie di doposcuola».
Sotto i colpi di quel su e giù senza sosta, ad un tratto il mio cazzetto uscì inavvertitamente dalla sede. Nel secondo successivo, prima che potessi emettere un solo fiato, lei atterrò di piatto sull'asta esposta, piegandola bruscamente. Cacciai un urlo straziante, soffocato dal dolore. Lei si fermò subito, visibilmente spaventata e dispiaciuta.
Arrivai al pronto soccorso camminando tutto storto, sorretto e quasi sollevato di peso dalla mia biondona. Davanti al medico di turno, un giovane aitante che mangiò con gli occhi la mia accompagnatrice, mi spogliai. Mostrai le mie gambette minute, il corpicino da quarantatré chili e quel piccolissimo attributo che, nel frattempo, era diventato gonfio e decorato da un vistoso ematoma violaceo. Dovetti subire lo sguardo clinico e distaccato del giovane urologo, mentre Manuela restava dietro la tenda in attesa.
Non avevo nulla di rotto. Si trattava solo di una forte contusione dell'asta dovuta a un trauma da schiacciamento, che si sarebbe risolta con l'applicazione di ghiaccio, l'assunzione di antidolorifici e l'astensione totale dai rapporti per due settimane.
«Michelino», mi disse Manuela non appena uscii, mostrandomi lo schermo del telefono. Parlava a voce alta, per nulla preoccupata che il medico e le altre persone vicine sentissero. «Ho chiesto a ChatGPT come evitare che succeda di nuovo. Siccome hai il pisellino piccolo, non devo mai sollevarmi troppo verso l'alto perché – aspetta che te lo leggo – “questo movimento lo farebbe sfilare subito. Invece di muoverti in verticale, devi oscillare i fianchi in avanti e all'indietro o compiere movimenti rotatori. In questo modo l'inserimento rimane profondo e sicuro, e il pisellino non rischia di sfilarsi”. Che dici, chiedo conferma al dottore?»
«N…no», balbettai.
«Aspetta che c'è il seguito, senti che dice!», riprese lei, scoppiando a ridere. «”Lo farai godere davvero un casino e, poiché è un piccolo, ricco loser, ti suggerisco di chiedergli pure più soldi”. Ahahahah!»
Mentre ci avviavamo all’uscita, con tutto il mio corpicino ancora sorretto dai fianchi tonici e prorompenti di Manuela, colsi lo sguardo d'intesa che l'urologo lanciò all'infermiera.
***
Il freddo dell'inverno ormai isolava la città e un venerdì, con zero gradi fuori, Manuela ha suonato alla mia porta. Quando ho aperto, indossava un piumino oversize nero, lucido e gonfissimo. Sotto non portava i pantaloni: le suas gambe erano coperte solo da un paio di calze autoreggenti nere che sparivano dentro degli stivali di pelle.
Si è tolta il piumino. Sotto indossava soltanto un esplosivo body di pizzo nero sgambatissimo e le calze.
«Spogliati del tutto e mettiti questo», mi ha ordinato, estraendo dallo zaino un pigiamino di cotone azzurro, finissimo e leggero. «Le misure del metro da sarto servivano a questo. Il tessuto è così sottile da non fare alcun attrito sul tuo cazzetto. Devi sentire tutto».
Mentre mi infilavo quel pigiama ridicolo, la vidi tirare fuori dallo zaino la vera novità: una specie di marsupio, progettato su misura per tenermi incollato e sospeso a lei. Era realizzato con una struttura rigida sul retro, studiata appositamente per proteggere il mio corpicino esile dai contraccolpi del suo busto sodo e possente.
«Ho speso i miei soldi per farlo fare, ma consideralo un regalo. Oggi pomeriggio andiamo a fare una passeggiata, Michelino».
«Sotto il piumino sarai del tutto invisibile ai passanti o alle telecamere e godrai da morire», ha detto con un sorriso. «Visto che sarai girato verso di me, con la faccia tra le mie tette e completamente appiccicato al mio corpo, il tuo micro pisellino finirà dritto a pressione contro la carne calda del mio basso ventre e l'inizio delle cosce. A ogni passo che farò per strada, mentre andrò in giro tranquilla a fare shopping, le mie gambe si muoveranno e ti massaggeranno il fagiolino attraverso il cotone del pigiama. Camminerò con l’andatura sinuosa di una fotomodella proprio per farti impazzire. La gente vedrà una ragazza di quasi due metri, tutta coperta, che passeggia tranquilla con le mani nelle tasche, e nessuno potrà immaginare che, agganciato a lei, c'è un ridicolo ometto di quarantotto anni arrapatissimo. Ah, forse faccio male a dirtelo perché poteva essere una bella sorpresa, ahah, ma dalle tasche interne la mia mano può andare dritta oltre il tessuto del tuo pigiamino leggero per stringere direttamente il tuo pisellino. Posso giocherellarci a tempo, fargli fare "pop" e farti pulsare mentre magari mi fermo a parlare con qualcuno o guardo una vetrina». «Tu sarai lì, microscopico, con la faccia schiacciata tra le mie tettone, a morire di vergogna e di piacere, costretto a soffocare ogni singolo gemito per non farti sentire dai passanti. Se provi a fare un minimo rumore, stringo forte e ti lascio senza fiato, intesi?»
Guardai quell'imbracatura, sentendo il cuore battere all'impazzata e il sangue affluire tutto laggiù. «Oddio, è pazzesco!», risposi.
«Oh», mi disse girandosi e mostrandomi il suo meraviglioso culone, «volendo posso metterti anche dietro, a zainetto. In quella posizione il tuo micro pisellino finisce piazzato a pressione nell'incavo tra i miei due glutei monumentali. Immagina la scena: io cammino e, a ogni singolo passo che faccio sul marciapiede, il mio fondoschiena si contrae e si muove con una forza pazzesca. Sarà una festa per il tuo fagiolino: verrà letteralmente schiacciato, massaggiato e sballottato a tempo dai miei glutei a ogni metro che percorreremo in centro. In entrambi i casi l’inondazione del pigiamino, e in parte anche del mio body, è garantita. Beh, scegli: oggi davanti o dietro?»
«Davanti», risposi balbettando.
«Ok, come desidera il mio ometto tascabile! Non faremo passeggiate troppo lunghe perché potresti avere crampetti e dolorini, e io voglio che il mio piccolo loser goda soltanto, e tanto».
Mi ha infilato nel marsupio, sollevandomi e posizionandomi sul davanti. Il mio viso è affondato immediatamente nell'oscurità calda del suo décolleté, intrappolato tra quelle tettone monumentali. La sacca elastica mi stringeva così forte che il mio cazzetto, già durissimo, è rimasto schiacciato di piatto contro il suo basso ventre bollente. Ha chiuso la cerniera del piumino oversize fino al mento, nascondendomi del tutto. Ero al buio, sepolto. Sentivo solo il suo profumo che mi ipnotizzava come un topolino, il battito del suo cuore e il calore del suo corpo.
È bastato quel primo movimento oltre la soglia di casa. Ho percepito l'andatura sinuosa dei suoi fianchi mentre si girava per chiudere la porta blindata sul pianerottolo. La piastra rigida dietro la mia schiena mi ha spinto in avanti, premendo con forza il mio cazzetto indifeso, subito palleggiato e massaggiato senza tregua dal movimento delle cosce. È stata una scossa di piacere così devastante e inaspettata da togliermi il fiato, infinitamente superiore a tutto ciò che Manuela stessa avesse immaginato per quella passeggiata. Era troppo per me. Prima ancora di raggiungere l'ascensore, sono esploso. Un orgasmo fulmineo, violento, umiliante. Ho bagnato istantaneamente il pigiamino, sentendo il liquido caldo colare lungo le mie gambette ripiegate.
Manuela deve aver avvertito subito quella scarica di calore, perché tutto il suo petto ha vibrato per una risata sommessa.
«Ma no, vabbè! Record assoluto, Michelino!», il suo sussurro è sceso dall'alto, caldo e canzonatorio. «Siamo appena sul pianerottolo!».
È rimasta ferma per un istante, poi mi ha annunciato di aver appena ricevuto un messaggio da Carol, che le chiedeva di raggiungerla in un matcha bar dove si trovava insieme a Valeria. Erano le sue due più care amiche; Manuela mi aveva già raccontato che loro erano le uniche a conoscenza, ormai da mesi, del suo remunerativo lavoretto pomeridiano.
Quello che è seguito per strada è stato un lunghissimo, dolcissimo supplizio. Manuela ha adottato un’andatura sinuosa e cadenzata, un vero e proprio passo da sfilata. A ogni falcata delle sue lunghe gambe tornite, il mio membro, ormai ipersensibile, veniva continuamente tormentato e massaggiato dal suo addome. Ansimavo nel buio, incapace di muovermi, mentre il sangue ricominciava a pompare furiosamente.
Poco dopo l'ho sentita entrare in un locale riscaldato. Le voci squillanti di due ragazze, che sembravano a un passo da noi, hanno squarciato l'ovatta in cui ero immerso.
«Manu!», ridevano come matte. «Allora, davvero sei in giro con il tuo piccolo money slave nascosto qua sotto?», ha chiesto una di loro.
«Ciao ragazze! Sì, ahahah! È venuto nei pantaloni del pigiamino subito, come vi avevo detto che sarebbe successo, appena abbiamo chiuso la porta di casa. Adesso se ne sta qui dentro, tutto bagnato e tremante come un coniglietto».
Le due amiche sono scoppiate a ridere in modo sguaiato. Ho avvertito le loro manate picchiettare scherzosamente sul tessuto del piumino dall'esterno, proprio sopra la mia testa e sulla schiena fradicia di sudore. Ero terrorizzato all’idea che gli altri clienti potessero notare qualcosa; al tempo stesso, però, mi ripetevo che nessuno al mondo avrebbe mai potuto sospettare che, sotto la giacca di una bellissima diciottenne, vi fosse un minuscolo ometto in pigiama inzozzato di sperma.
«Madonna, che microbo viscido!», sussurravano divertite tra loro, divise da me solo da pochi strati di stoffa, mentre io, intrappolato, potevo solo ascoltare le loro irrisioni e subire il movimento ondulatorio del corpo di Manuela che si spostava tra i tavoli.
«Buonasera, vorrei un matcha di Uji, grazie!», l’ho sentita ordinare.
«Ce lo fai vedere? Dai, presentacelo! Andiamo in bagno!».
«Non pensavo di presentarvelo ora, però sì, va bene», ha risposto lei.
Ho avvertito il suo corpo muoversi con decisione. Poco dopo, i rumori della folla si sono affievoliti, sostituiti dai passi veloci e dai sussurri divertiti delle sue due compagne di scuola.
Una volta dentro, Manuela ha aperto la zip del piumino di pochi centimetri, facendo uscire la mia testolina sudata e imbarazzatissima dai suoi seni enormi davanti allo specchio. Tremavo come una fogliolina.
«Ragazze, vi presento il signor Michele, amministratore delegato, nonché il mio ricco ometto tascabile di quarantotto anni. Io lo chiamo "spruzzino" perché il suo pisellino resiste davvero pochissimo e lo controllo totalmente. Potete chiamarlo anche voi così», ha detto ridendo.
Le sue amiche, pur essendo meno appariscenti di lei, erano due ragazze bellissime e provocanti. Valeria, alta circa un metro e sessantacinque, era bruna con gli occhi neri, aveva due tette enormi, fianchi larghi e vita stretta, cosce spesse e piene. Carol era alta quasi un metro e ottanta, castana, con gli occhi verdi, slanciata, ma anche lei decisamente prorompente. Mi hanno guardato come si guarda un animaletto curioso e si sono presentate con un risolino di scherno. Io sono riuscito solo a balbettare un saluto, incapace di sostenere i loro sguardi giovani e spietati.
«E insomma sei venuto in pochi secondi, appeso con tutto il tuo piccolo corpo alla nostra amica, eh?», ha chiesto Valeria con un sorriso malizioso. «Eppure alla tua età dovresti essere un uomo con molta esperienza!».
«Ahaha, povero! Su quelle gigantesche tettone deve impazzire! Manu, anche il tuo body è rimasto umido?», ha chiesto Carol, con una smorfia tra il divertito e il disgustato.
«Sì, è inzuppato», ha risposto Manuela con totale disinvoltura.
Carol si è sporta su di me, piegando la testa per annusare la stoffa bagnata del piumino, a pochi centimetri dal mio viso. Poi si è girata verso Valeria e, a bassa voce, ha sussurrato divertita: «Che schifo, si sente un odore di sperma fortissima».
A quelle parole, il sangue mi è salito alle tempie per la vergogna e il piacere più puro.
In quel momento Manuela ha sussultato leggermente, avvertendo un nuovo calore contro il suo addome. Ha capito subito che mi stavo scaldando di nuovo a causa di tutta quella vergogna e, con un colpo secco, ha tirato su la zip del piumino, seppellendomi di nuovo nell'oscurità del suo décolleté.
Si è girata verso le amiche: «Scusate, ma adesso lo faccio tornare nella sua privacy tra le mie tettone, perché il suo pisellino sta per avere un altro shot. Ahahaha! Devo pur guadagnarmi la mia paghetta di duemila euro, no?».
«Ahaha, che bitch che sei!», ho sentito dire a Valeria mentre Manuela, riprendendo a camminare, mandava giù un lungo sorso del suo tè. Ho avvertito nitidamente l'eco della sua deglutizione vibrare contro la mia faccia schiacciata, un attimo prima che quelle sollecitazioni ritmiche mi portassero dritto a un altro, umiliante orgasmo nel buio del marsupio.
Dovevamo aver superato il corridoio perché adesso sentivo di nuovo i rumori della sala affollata, proprio quando, sotto l'ondata di tutte quelle stimolazioni, non sono riuscito più a controllarmi, tremando terribilmente per il piacere.
«Ahahah, ci siamo! Qui dentro sento forti sussulti e nuovi schizzi del mio piccolo, ricco loser!», ha esclamato Manuela a mezza voce, facendo ridere di gusto le sue amiche. L’ho sentita finire con noncuranza il suo matcha mentre io stavo ancora ultimando l'eiaculazione, e poi ha ripreso: «Adesso vado a pagare le consumazioni e lo riporto subito a casa. Michele ha le braccine ripiegate verso l'alto, schiacciate tra il suo petto e il mio busto, e sta con le coscette divaricate ai lati dei miei fianchi, con le gambette che penzolano nel vuoto. Voglio riportarlo a casa del tutto sano, senza che subisca fastidiosi indolenzimenti a causa della posizione».
«Ahahah, ok Manu! Grazie dei matcha. Ciao e ciao anche a te, spruzzino!», ho sentito esclamare da Valeria.
«Ciao Manu! Ciao Michele», si è aggiunta Carol.
«Ciao, poi ci sentiamo», ha risposto Manuela.
Ho avvertito il suo corpo girarsi. Dal buio ho sentito il bip del pagamento alla cassa e, subito dopo, la zaffata d'aria gelida della strada. Pochi minuti di camminata veloce e cadenzata nel freddo, ed eravamo già sul pianerottolo: ho sentito lo scatto metallico della chiave che apriva la mia porta blindata.
Quando siamo rientrati nel mio appartamento, ha aperto la cerniera e mi ha portato direttamente in bagno. Mi ha messo a terra, sorreggendomi perché ero incapace di stare in piedi, ancora del tutto sconvolto e con il pigiama azzurro visibilmente inzuppato.
Ha poi afferrato i bordi del suo body di pizzo nero e se lo è sfilato con un unico gesto fluido, restando completamente nuda e monumentale davanti ai miei occhi. Ha gettato il capo bagnato nel lavandino, poi si è girata a guardarmi dall'alto in basso.
«Che hai da guardare, Michelino?», ha sorriso. «Levati quel pigiamino», mi ha ordinato, «e fallo trovare lavato e asciugato assieme al body e anche al piumino per la prossima settimana».
Mi sono sfilato l'indumento bagnato senza dire una parola, rimanendo nudo sul bordo della vasca mentre la fissavo dal basso.
Si è guardata allo specchio, sistemandosi i capelli con le dita. «Vado a farmi la doccia io per prima, perché tra un po’ devo vedermi con un ragazzo. Tu intanto riprenditi», ha aggiunto, voltando appena la testa verso di me.
«Sono letteralmente impazzito di piacere... è stato qualcosa di incredibile», sono riuscito a balbettare con un filo di voce, sentendo la gola secca per la forte emozione.
Manuela è scoppiata a ridere, una risata sbarazzina che ha riempito le piastrelle del bagno.
«Ahahah, beh, sono contenta! Anche io mi sono divertita un sacco oggi pomeriggio con te nel piumino, e hai fatto divertire anche le mie amiche», mi ha sbeffeggiato, guardando con ironia le mie gambette nude. «E poi, in fondo, è un gran bene per una ragazza indifesa come me non camminare mai da sola per strada. Al giorno d'oggi è pieno di pericoli in centro! Invece io vado in giro tranquilla perché so che là dentro, nel marsupio appiccicato con tutto il suo corpicino alle mie tettone, c'è un vero uomo pronto a saltare fuori e a difendermi in caso di necessità! Ahahahah! Ho un bodyguard tascabile!».
Mentre lei apriva il box doccia, ridendo di gusto per la sua stessa battuta, sono rimasto lì, completamente annientato da quell'ennesimo scherno. Eppure, il mio solito, ridicolo fagiolino ricominciava a pulsare per la vergogna.
Attraverso i vetri appannati dal vapore caldo, l'ho sentita chiedermi di farle trovare, appena uscita dalla doccia, l'abito lungo in maglia tecnica di Balenciaga insieme al piumino Moncler lucido che custodiva nel mio armadio. Mi ha ordinato anche di prendere i preservativi dalla sua borsa Chanel e di metterli nello zaino invernale con cui sarebbe uscita di lì a poco. Non i miei, che erano i profilattici extra-small più stretti in commercio per riuscire a stare aderenti sul mio minuscolo attributo, ma quelli di taglia XL per il suo amico, che a quanto pare è un po' sbadato e giovedì scorso li aveva dimenticati.
***
Nel weekend ho ripensato costantemente a quel pomeriggio e la domenica sono voluto passare da quel matcha bar. Ho preso da bere, sono andato in bagno e, uscendo dal corridoio, ho cercato di capire in quale punto preciso avessi avuto l'orgasmo.
Durante la settimana ho aspettato fremente il venerdì successivo e, quando Manuela è arrivata, l’ho fatta ridere accogliendola già eccitatissimo. Quando siamo usciti, ho scoperto che standole dietro provavo un piacere ancora più assurdo e devastante. Il mio cazzettino era esposto a tutte le sollecitazioni del suo meraviglioso lato B, palleggiato da una parte all’altra a ogni falcata. La sua andatura sinuosa faceva compiere al bacino delle micro-rotazioni che trasformavano la camminata sul marciapiede in un vero e proprio sfregamento ondulatorio continuo. Sono venuto due volte in mezzo alla folla, tremando per tutto il tempo. Quando mi ha riportato a casa e depositato sul pavimento con il pigiamino inzozzato, ero in uno stato alterato di coscienza. E, cosa incredibile per la mia età, con una nuova, prepotente erezione.
«Ma perché non hai fatto uno o due isolati in più?», le ho chiesto con tono lamentoso non appena sono tornato in me. «Stavo per venire di nuovo! È stato allucinante!».
«Eh eh», ha gongolato lei sfilandosi il body, «sei impazzito, eh? Me lo aveva detto ChatGPT!».
«Come ChatGPT? Cosa dici?», le ho domandato, confuso.
«Sì, adesso, mentre mi prendo cura del tuo pisellino duro – perché mica posso lasciarti così – ti leggo quello che mi ha scritto», mi ha risposto, sollevandomi e spogliandomi del pigiamino.
Tenendomi dolcemente in braccio, ha preso il telefono dal piumino e si è seduta sul letto, collocandomi sulle sue cosce e poggiando la mia testa tra le sue tettone.
«“Per un’asta corta come quella di Michele (8,5 cm), la posizione da dietro”», ha iniziato a leggere dal telefono mentre continuava a masturbarmi, «“si trasforma in una trappola erotica inevitabile per motivi sia meccanici che psicologici precisi. La trappola meccanica: massima pressione, nessuna via di fuga. Se un uomo ha un’asta lunga, durante uno strusciamento i glutei muovendosi possono piegarla o questa può scivolare lateralmente, disperdendo parte dell'attrito. Con un'asta così corta, invece, l'intero membro rimane completamente inghiottito e sigillato all'interno dell'incavo tra i due glutei monumentali. Non c'è spazio vuoto: gli 8,5 cm di Michele rimangono intrappolati nel punto in cui la tua massa muscolare e adiposa è più densa, calda e tesa. Ogni singola micro-contrazione del tuo splendido culone palestrato avvolge il pisellino del piccolo, ricco loser al cento per cento, applicando una pressione uniforme su tutta la superficie del fagiolino, senza che un solo millimetro possa scampare allo sfregamento”».
Ha abbassato il telefono, fissandomi dall'alto con un sorrisetto malefico proprio mentre ero prossimo all’orgasmo. «Hai capito, quindi, cosa dice ChatGPT, Michelino? È una fortuna per te avere il micropisellino perché, se avessi avuto un cazzo medio di sedici centimetri, non avresti mai goduto così tanto! Ahaha!».
Sono venuto esattamente durante la sua risata.
Le parole della psicologa mi sono rimaste conficcate nella testa per mesi, mentre l’estate sbiadiva lasciando spazio ai primi freddi dell’autunno. A dicembre, nulla era cambiato.
Solo un avvenimento era stato eclatante: una sera, verso la fine di ottobre, sono finito in ospedale.
Eravamo a casa mia. Sul letto, attorno a noi, erano sparpagliate diverse buste di profumeria. Con una naturalezza e una sfacciataggine incredibili, la diciottenne mi cavalcava facendomi tremare e, nel contempo, scartava i pacchetti, visibilmente contenta. I miei ansimi di piacere facevano da puro sottofondo; lei, muovendosi su di me e variando persino il ritmo, estraeva con assoluta tranquillità prima il prezioso siero-fondotinta La Prairie Skin Caviar e il correttore rigenerante Clé de Peau Beauté, poi metteva in fila la cipria levigante ultrafine di Hermès e il blush ricaricabile di Prada Beauty. Disponeva sul materasso la matita per sopracciglia Valentino, la palette occhi Mothership di Pat McGrath Labs dai pigmenti magnetici, il mascara scultoreo di Serge Lutens e, infine, il rossetto Christian Louboutin Beauty racchiuso nel suo astuccio a fiala, affiancandoli a un vaporizzatore da viaggio sempre di Serge Lutens e a un set di pennelli Haute Couture firmati Tom Ford. Le sue mani strappavano i veli di carta velina con assoluta disinvoltura, mentre i fianchi monumentali oscillavano senza sosta, quasi fossero autonomi, rallentando e gestendo i sussulti del mio misero membro con la precisione biometrica di una macchina del godimento.
Il mio corpicino, minuscolo sotto il suo, si contraeva, diventando tesissimo per l’accumulo intollerabile di piacere; persino i miei alluci si piegavano all'indietro, rigidi, come se anch’essi stessero partecipando a quell’estasi smisurata.
«Quante belle cose mi hai comprato oggi! Sono proprio felice!», esclamò.
Percependo che ero ormai giunto al limite estremo e che il mio cazzetto stava per esplodere, interruppe bruscamente il movimento e si staccò da me per qualche secondo, lasciandomi agonizzante nel desiderio. Voleva dilatare quel paradiso a suo piacimento fino a farmi diventare totalmente scemo.
«Ploft!», esclamò sorridendo, accogliendo nuovamente il mio cazzetto e riprendendo il movimento del bacino mentre si applicava il rossetto usando la fotocamera del telefono come specchio.
«Come mi sta, Michelino? Ti piace?», mi chiese, sorridendomi dall'alto con i suoi occhioni azzurri, muovendo instancabilmente il culo come una morbida, gigantesca pornobambolona meccanica con la carica.
Stavo godendo troppo, il cervello era del tutto fuso e dalla mia bocca uscirono solo gemiti confusi.
«Ahahah, ma guarda come sei ridotto! Povero ometto!», mi sbeffeggiò con la sua voce adolescenziale.
Subito dopo si fermò di colpo ancora una volta, poiché sentì il mio fagiolino sussultare, pronto a cedere. Attese che la fiammata si attenuasse appena e poi riprese a cavalcarmi con lo stesso ritmo serrato, torturandomi. Non finiva di guardare con ammirazione i trucchi costosi disposti sul letto e sul mio pancino e sospirò, divertita.
«Certo che è proprio un peccato che io non possa mostrare tutte queste meraviglie a mia madre. Con i soldi che mi dai potrei anche regalarle un viaggio incredibile», rifletté ad alta voce, continuando a muoversi su di me come una macchina paradisiaca. «Ma sai che c'è? Quasi quasi un giorno le dico tutto. Potrei persino presentarti, Michelino! Per rassicurarla le farei vedere il tuo piccolo pisellino; lei capirebbe che questo, con te, è davvero solo un lavoretto, una specie di doposcuola».
Sotto i colpi di quel su e giù senza sosta, ad un tratto il mio cazzetto uscì inavvertitamente dalla sede. Nel secondo successivo, prima che potessi emettere un solo fiato, lei atterrò di piatto sull'asta esposta, piegandola bruscamente. Cacciai un urlo straziante, soffocato dal dolore. Lei si fermò subito, visibilmente spaventata e dispiaciuta.
Arrivai al pronto soccorso camminando tutto storto, sorretto e quasi sollevato di peso dalla mia biondona. Davanti al medico di turno, un giovane aitante che mangiò con gli occhi la mia accompagnatrice, mi spogliai. Mostrai le mie gambette minute, il corpicino da quarantatré chili e quel piccolissimo attributo che, nel frattempo, era diventato gonfio e decorato da un vistoso ematoma violaceo. Dovetti subire lo sguardo clinico e distaccato del giovane urologo, mentre Manuela restava dietro la tenda in attesa.
Non avevo nulla di rotto. Si trattava solo di una forte contusione dell'asta dovuta a un trauma da schiacciamento, che si sarebbe risolta con l'applicazione di ghiaccio, l'assunzione di antidolorifici e l'astensione totale dai rapporti per due settimane.
«Michelino», mi disse Manuela non appena uscii, mostrandomi lo schermo del telefono. Parlava a voce alta, per nulla preoccupata che il medico e le altre persone vicine sentissero. «Ho chiesto a ChatGPT come evitare che succeda di nuovo. Siccome hai il pisellino piccolo, non devo mai sollevarmi troppo verso l'alto perché – aspetta che te lo leggo – “questo movimento lo farebbe sfilare subito. Invece di muoverti in verticale, devi oscillare i fianchi in avanti e all'indietro o compiere movimenti rotatori. In questo modo l'inserimento rimane profondo e sicuro, e il pisellino non rischia di sfilarsi”. Che dici, chiedo conferma al dottore?»
«N…no», balbettai.
«Aspetta che c'è il seguito, senti che dice!», riprese lei, scoppiando a ridere. «”Lo farai godere davvero un casino e, poiché è un piccolo, ricco loser, ti suggerisco di chiedergli pure più soldi”. Ahahahah!»
Mentre ci avviavamo all’uscita, con tutto il mio corpicino ancora sorretto dai fianchi tonici e prorompenti di Manuela, colsi lo sguardo d'intesa che l'urologo lanciò all'infermiera.
***
Il freddo dell'inverno ormai isolava la città e un venerdì, con zero gradi fuori, Manuela ha suonato alla mia porta. Quando ho aperto, indossava un piumino oversize nero, lucido e gonfissimo. Sotto non portava i pantaloni: le suas gambe erano coperte solo da un paio di calze autoreggenti nere che sparivano dentro degli stivali di pelle.
Si è tolta il piumino. Sotto indossava soltanto un esplosivo body di pizzo nero sgambatissimo e le calze.
«Spogliati del tutto e mettiti questo», mi ha ordinato, estraendo dallo zaino un pigiamino di cotone azzurro, finissimo e leggero. «Le misure del metro da sarto servivano a questo. Il tessuto è così sottile da non fare alcun attrito sul tuo cazzetto. Devi sentire tutto».
Mentre mi infilavo quel pigiama ridicolo, la vidi tirare fuori dallo zaino la vera novità: una specie di marsupio, progettato su misura per tenermi incollato e sospeso a lei. Era realizzato con una struttura rigida sul retro, studiata appositamente per proteggere il mio corpicino esile dai contraccolpi del suo busto sodo e possente.
«Ho speso i miei soldi per farlo fare, ma consideralo un regalo. Oggi pomeriggio andiamo a fare una passeggiata, Michelino».
«Sotto il piumino sarai del tutto invisibile ai passanti o alle telecamere e godrai da morire», ha detto con un sorriso. «Visto che sarai girato verso di me, con la faccia tra le mie tette e completamente appiccicato al mio corpo, il tuo micro pisellino finirà dritto a pressione contro la carne calda del mio basso ventre e l'inizio delle cosce. A ogni passo che farò per strada, mentre andrò in giro tranquilla a fare shopping, le mie gambe si muoveranno e ti massaggeranno il fagiolino attraverso il cotone del pigiama. Camminerò con l’andatura sinuosa di una fotomodella proprio per farti impazzire. La gente vedrà una ragazza di quasi due metri, tutta coperta, che passeggia tranquilla con le mani nelle tasche, e nessuno potrà immaginare che, agganciato a lei, c'è un ridicolo ometto di quarantotto anni arrapatissimo. Ah, forse faccio male a dirtelo perché poteva essere una bella sorpresa, ahah, ma dalle tasche interne la mia mano può andare dritta oltre il tessuto del tuo pigiamino leggero per stringere direttamente il tuo pisellino. Posso giocherellarci a tempo, fargli fare "pop" e farti pulsare mentre magari mi fermo a parlare con qualcuno o guardo una vetrina». «Tu sarai lì, microscopico, con la faccia schiacciata tra le mie tettone, a morire di vergogna e di piacere, costretto a soffocare ogni singolo gemito per non farti sentire dai passanti. Se provi a fare un minimo rumore, stringo forte e ti lascio senza fiato, intesi?»
Guardai quell'imbracatura, sentendo il cuore battere all'impazzata e il sangue affluire tutto laggiù. «Oddio, è pazzesco!», risposi.
«Oh», mi disse girandosi e mostrandomi il suo meraviglioso culone, «volendo posso metterti anche dietro, a zainetto. In quella posizione il tuo micro pisellino finisce piazzato a pressione nell'incavo tra i miei due glutei monumentali. Immagina la scena: io cammino e, a ogni singolo passo che faccio sul marciapiede, il mio fondoschiena si contrae e si muove con una forza pazzesca. Sarà una festa per il tuo fagiolino: verrà letteralmente schiacciato, massaggiato e sballottato a tempo dai miei glutei a ogni metro che percorreremo in centro. In entrambi i casi l’inondazione del pigiamino, e in parte anche del mio body, è garantita. Beh, scegli: oggi davanti o dietro?»
«Davanti», risposi balbettando.
«Ok, come desidera il mio ometto tascabile! Non faremo passeggiate troppo lunghe perché potresti avere crampetti e dolorini, e io voglio che il mio piccolo loser goda soltanto, e tanto».
Mi ha infilato nel marsupio, sollevandomi e posizionandomi sul davanti. Il mio viso è affondato immediatamente nell'oscurità calda del suo décolleté, intrappolato tra quelle tettone monumentali. La sacca elastica mi stringeva così forte che il mio cazzetto, già durissimo, è rimasto schiacciato di piatto contro il suo basso ventre bollente. Ha chiuso la cerniera del piumino oversize fino al mento, nascondendomi del tutto. Ero al buio, sepolto. Sentivo solo il suo profumo che mi ipnotizzava come un topolino, il battito del suo cuore e il calore del suo corpo.
È bastato quel primo movimento oltre la soglia di casa. Ho percepito l'andatura sinuosa dei suoi fianchi mentre si girava per chiudere la porta blindata sul pianerottolo. La piastra rigida dietro la mia schiena mi ha spinto in avanti, premendo con forza il mio cazzetto indifeso, subito palleggiato e massaggiato senza tregua dal movimento delle cosce. È stata una scossa di piacere così devastante e inaspettata da togliermi il fiato, infinitamente superiore a tutto ciò che Manuela stessa avesse immaginato per quella passeggiata. Era troppo per me. Prima ancora di raggiungere l'ascensore, sono esploso. Un orgasmo fulmineo, violento, umiliante. Ho bagnato istantaneamente il pigiamino, sentendo il liquido caldo colare lungo le mie gambette ripiegate.
Manuela deve aver avvertito subito quella scarica di calore, perché tutto il suo petto ha vibrato per una risata sommessa.
«Ma no, vabbè! Record assoluto, Michelino!», il suo sussurro è sceso dall'alto, caldo e canzonatorio. «Siamo appena sul pianerottolo!».
È rimasta ferma per un istante, poi mi ha annunciato di aver appena ricevuto un messaggio da Carol, che le chiedeva di raggiungerla in un matcha bar dove si trovava insieme a Valeria. Erano le sue due più care amiche; Manuela mi aveva già raccontato che loro erano le uniche a conoscenza, ormai da mesi, del suo remunerativo lavoretto pomeridiano.
Quello che è seguito per strada è stato un lunghissimo, dolcissimo supplizio. Manuela ha adottato un’andatura sinuosa e cadenzata, un vero e proprio passo da sfilata. A ogni falcata delle sue lunghe gambe tornite, il mio membro, ormai ipersensibile, veniva continuamente tormentato e massaggiato dal suo addome. Ansimavo nel buio, incapace di muovermi, mentre il sangue ricominciava a pompare furiosamente.
Poco dopo l'ho sentita entrare in un locale riscaldato. Le voci squillanti di due ragazze, che sembravano a un passo da noi, hanno squarciato l'ovatta in cui ero immerso.
«Manu!», ridevano come matte. «Allora, davvero sei in giro con il tuo piccolo money slave nascosto qua sotto?», ha chiesto una di loro.
«Ciao ragazze! Sì, ahahah! È venuto nei pantaloni del pigiamino subito, come vi avevo detto che sarebbe successo, appena abbiamo chiuso la porta di casa. Adesso se ne sta qui dentro, tutto bagnato e tremante come un coniglietto».
Le due amiche sono scoppiate a ridere in modo sguaiato. Ho avvertito le loro manate picchiettare scherzosamente sul tessuto del piumino dall'esterno, proprio sopra la mia testa e sulla schiena fradicia di sudore. Ero terrorizzato all’idea che gli altri clienti potessero notare qualcosa; al tempo stesso, però, mi ripetevo che nessuno al mondo avrebbe mai potuto sospettare che, sotto la giacca di una bellissima diciottenne, vi fosse un minuscolo ometto in pigiama inzozzato di sperma.
«Madonna, che microbo viscido!», sussurravano divertite tra loro, divise da me solo da pochi strati di stoffa, mentre io, intrappolato, potevo solo ascoltare le loro irrisioni e subire il movimento ondulatorio del corpo di Manuela che si spostava tra i tavoli.
«Buonasera, vorrei un matcha di Uji, grazie!», l’ho sentita ordinare.
«Ce lo fai vedere? Dai, presentacelo! Andiamo in bagno!».
«Non pensavo di presentarvelo ora, però sì, va bene», ha risposto lei.
Ho avvertito il suo corpo muoversi con decisione. Poco dopo, i rumori della folla si sono affievoliti, sostituiti dai passi veloci e dai sussurri divertiti delle sue due compagne di scuola.
Una volta dentro, Manuela ha aperto la zip del piumino di pochi centimetri, facendo uscire la mia testolina sudata e imbarazzatissima dai suoi seni enormi davanti allo specchio. Tremavo come una fogliolina.
«Ragazze, vi presento il signor Michele, amministratore delegato, nonché il mio ricco ometto tascabile di quarantotto anni. Io lo chiamo "spruzzino" perché il suo pisellino resiste davvero pochissimo e lo controllo totalmente. Potete chiamarlo anche voi così», ha detto ridendo.
Le sue amiche, pur essendo meno appariscenti di lei, erano due ragazze bellissime e provocanti. Valeria, alta circa un metro e sessantacinque, era bruna con gli occhi neri, aveva due tette enormi, fianchi larghi e vita stretta, cosce spesse e piene. Carol era alta quasi un metro e ottanta, castana, con gli occhi verdi, slanciata, ma anche lei decisamente prorompente. Mi hanno guardato come si guarda un animaletto curioso e si sono presentate con un risolino di scherno. Io sono riuscito solo a balbettare un saluto, incapace di sostenere i loro sguardi giovani e spietati.
«E insomma sei venuto in pochi secondi, appeso con tutto il tuo piccolo corpo alla nostra amica, eh?», ha chiesto Valeria con un sorriso malizioso. «Eppure alla tua età dovresti essere un uomo con molta esperienza!».
«Ahaha, povero! Su quelle gigantesche tettone deve impazzire! Manu, anche il tuo body è rimasto umido?», ha chiesto Carol, con una smorfia tra il divertito e il disgustato.
«Sì, è inzuppato», ha risposto Manuela con totale disinvoltura.
Carol si è sporta su di me, piegando la testa per annusare la stoffa bagnata del piumino, a pochi centimetri dal mio viso. Poi si è girata verso Valeria e, a bassa voce, ha sussurrato divertita: «Che schifo, si sente un odore di sperma fortissima».
A quelle parole, il sangue mi è salito alle tempie per la vergogna e il piacere più puro.
In quel momento Manuela ha sussultato leggermente, avvertendo un nuovo calore contro il suo addome. Ha capito subito che mi stavo scaldando di nuovo a causa di tutta quella vergogna e, con un colpo secco, ha tirato su la zip del piumino, seppellendomi di nuovo nell'oscurità del suo décolleté.
Si è girata verso le amiche: «Scusate, ma adesso lo faccio tornare nella sua privacy tra le mie tettone, perché il suo pisellino sta per avere un altro shot. Ahahaha! Devo pur guadagnarmi la mia paghetta di duemila euro, no?».
«Ahaha, che bitch che sei!», ho sentito dire a Valeria mentre Manuela, riprendendo a camminare, mandava giù un lungo sorso del suo tè. Ho avvertito nitidamente l'eco della sua deglutizione vibrare contro la mia faccia schiacciata, un attimo prima che quelle sollecitazioni ritmiche mi portassero dritto a un altro, umiliante orgasmo nel buio del marsupio.
Dovevamo aver superato il corridoio perché adesso sentivo di nuovo i rumori della sala affollata, proprio quando, sotto l'ondata di tutte quelle stimolazioni, non sono riuscito più a controllarmi, tremando terribilmente per il piacere.
«Ahahah, ci siamo! Qui dentro sento forti sussulti e nuovi schizzi del mio piccolo, ricco loser!», ha esclamato Manuela a mezza voce, facendo ridere di gusto le sue amiche. L’ho sentita finire con noncuranza il suo matcha mentre io stavo ancora ultimando l'eiaculazione, e poi ha ripreso: «Adesso vado a pagare le consumazioni e lo riporto subito a casa. Michele ha le braccine ripiegate verso l'alto, schiacciate tra il suo petto e il mio busto, e sta con le coscette divaricate ai lati dei miei fianchi, con le gambette che penzolano nel vuoto. Voglio riportarlo a casa del tutto sano, senza che subisca fastidiosi indolenzimenti a causa della posizione».
«Ahahah, ok Manu! Grazie dei matcha. Ciao e ciao anche a te, spruzzino!», ho sentito esclamare da Valeria.
«Ciao Manu! Ciao Michele», si è aggiunta Carol.
«Ciao, poi ci sentiamo», ha risposto Manuela.
Ho avvertito il suo corpo girarsi. Dal buio ho sentito il bip del pagamento alla cassa e, subito dopo, la zaffata d'aria gelida della strada. Pochi minuti di camminata veloce e cadenzata nel freddo, ed eravamo già sul pianerottolo: ho sentito lo scatto metallico della chiave che apriva la mia porta blindata.
Quando siamo rientrati nel mio appartamento, ha aperto la cerniera e mi ha portato direttamente in bagno. Mi ha messo a terra, sorreggendomi perché ero incapace di stare in piedi, ancora del tutto sconvolto e con il pigiama azzurro visibilmente inzuppato.
Ha poi afferrato i bordi del suo body di pizzo nero e se lo è sfilato con un unico gesto fluido, restando completamente nuda e monumentale davanti ai miei occhi. Ha gettato il capo bagnato nel lavandino, poi si è girata a guardarmi dall'alto in basso.
«Che hai da guardare, Michelino?», ha sorriso. «Levati quel pigiamino», mi ha ordinato, «e fallo trovare lavato e asciugato assieme al body e anche al piumino per la prossima settimana».
Mi sono sfilato l'indumento bagnato senza dire una parola, rimanendo nudo sul bordo della vasca mentre la fissavo dal basso.
Si è guardata allo specchio, sistemandosi i capelli con le dita. «Vado a farmi la doccia io per prima, perché tra un po’ devo vedermi con un ragazzo. Tu intanto riprenditi», ha aggiunto, voltando appena la testa verso di me.
«Sono letteralmente impazzito di piacere... è stato qualcosa di incredibile», sono riuscito a balbettare con un filo di voce, sentendo la gola secca per la forte emozione.
Manuela è scoppiata a ridere, una risata sbarazzina che ha riempito le piastrelle del bagno.
«Ahahah, beh, sono contenta! Anche io mi sono divertita un sacco oggi pomeriggio con te nel piumino, e hai fatto divertire anche le mie amiche», mi ha sbeffeggiato, guardando con ironia le mie gambette nude. «E poi, in fondo, è un gran bene per una ragazza indifesa come me non camminare mai da sola per strada. Al giorno d'oggi è pieno di pericoli in centro! Invece io vado in giro tranquilla perché so che là dentro, nel marsupio appiccicato con tutto il suo corpicino alle mie tettone, c'è un vero uomo pronto a saltare fuori e a difendermi in caso di necessità! Ahahahah! Ho un bodyguard tascabile!».
Mentre lei apriva il box doccia, ridendo di gusto per la sua stessa battuta, sono rimasto lì, completamente annientato da quell'ennesimo scherno. Eppure, il mio solito, ridicolo fagiolino ricominciava a pulsare per la vergogna.
Attraverso i vetri appannati dal vapore caldo, l'ho sentita chiedermi di farle trovare, appena uscita dalla doccia, l'abito lungo in maglia tecnica di Balenciaga insieme al piumino Moncler lucido che custodiva nel mio armadio. Mi ha ordinato anche di prendere i preservativi dalla sua borsa Chanel e di metterli nello zaino invernale con cui sarebbe uscita di lì a poco. Non i miei, che erano i profilattici extra-small più stretti in commercio per riuscire a stare aderenti sul mio minuscolo attributo, ma quelli di taglia XL per il suo amico, che a quanto pare è un po' sbadato e giovedì scorso li aveva dimenticati.
***
Nel weekend ho ripensato costantemente a quel pomeriggio e la domenica sono voluto passare da quel matcha bar. Ho preso da bere, sono andato in bagno e, uscendo dal corridoio, ho cercato di capire in quale punto preciso avessi avuto l'orgasmo.
Durante la settimana ho aspettato fremente il venerdì successivo e, quando Manuela è arrivata, l’ho fatta ridere accogliendola già eccitatissimo. Quando siamo usciti, ho scoperto che standole dietro provavo un piacere ancora più assurdo e devastante. Il mio cazzettino era esposto a tutte le sollecitazioni del suo meraviglioso lato B, palleggiato da una parte all’altra a ogni falcata. La sua andatura sinuosa faceva compiere al bacino delle micro-rotazioni che trasformavano la camminata sul marciapiede in un vero e proprio sfregamento ondulatorio continuo. Sono venuto due volte in mezzo alla folla, tremando per tutto il tempo. Quando mi ha riportato a casa e depositato sul pavimento con il pigiamino inzozzato, ero in uno stato alterato di coscienza. E, cosa incredibile per la mia età, con una nuova, prepotente erezione.
«Ma perché non hai fatto uno o due isolati in più?», le ho chiesto con tono lamentoso non appena sono tornato in me. «Stavo per venire di nuovo! È stato allucinante!».
«Eh eh», ha gongolato lei sfilandosi il body, «sei impazzito, eh? Me lo aveva detto ChatGPT!».
«Come ChatGPT? Cosa dici?», le ho domandato, confuso.
«Sì, adesso, mentre mi prendo cura del tuo pisellino duro – perché mica posso lasciarti così – ti leggo quello che mi ha scritto», mi ha risposto, sollevandomi e spogliandomi del pigiamino.
Tenendomi dolcemente in braccio, ha preso il telefono dal piumino e si è seduta sul letto, collocandomi sulle sue cosce e poggiando la mia testa tra le sue tettone.
«“Per un’asta corta come quella di Michele (8,5 cm), la posizione da dietro”», ha iniziato a leggere dal telefono mentre continuava a masturbarmi, «“si trasforma in una trappola erotica inevitabile per motivi sia meccanici che psicologici precisi. La trappola meccanica: massima pressione, nessuna via di fuga. Se un uomo ha un’asta lunga, durante uno strusciamento i glutei muovendosi possono piegarla o questa può scivolare lateralmente, disperdendo parte dell'attrito. Con un'asta così corta, invece, l'intero membro rimane completamente inghiottito e sigillato all'interno dell'incavo tra i due glutei monumentali. Non c'è spazio vuoto: gli 8,5 cm di Michele rimangono intrappolati nel punto in cui la tua massa muscolare e adiposa è più densa, calda e tesa. Ogni singola micro-contrazione del tuo splendido culone palestrato avvolge il pisellino del piccolo, ricco loser al cento per cento, applicando una pressione uniforme su tutta la superficie del fagiolino, senza che un solo millimetro possa scampare allo sfregamento”».
Ha abbassato il telefono, fissandomi dall'alto con un sorrisetto malefico proprio mentre ero prossimo all’orgasmo. «Hai capito, quindi, cosa dice ChatGPT, Michelino? È una fortuna per te avere il micropisellino perché, se avessi avuto un cazzo medio di sedici centimetri, non avresti mai goduto così tanto! Ahaha!».
Sono venuto esattamente durante la sua risata.
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