Francesca
di
Travis83
genere
etero
Il crepuscolo tingeva la stanza di un arancio liquido e caldo, filtrando attraverso le tende di pizzo. Francesca era lì, in piedi al centro della camera, con i piedi nudi sul legno scuro. Indossava solo una canottiera di cotone bianco, troppo grande per lei, che le scivolava su una spalla, e un paio di mutandine di raso nero che le cingevano i fianchi come una promessa.
Tra le mani, il vecchio walkman argento, un reperto di un'altra epoca. Le cuffie erano grandi, morbide, e le avvolgevano le orecchie come un abbraccio. Premette play.
La voce di Biagio Antonacci riempì il suo cranio, calda e roca. "Danza sul mio petto..." Il ritmo lento, sensuale, si insinuò nelle sue vene. Francesca chiuse gli occhi e iniziò a muoversi. Non era una danza studiata, era un'onda. I suoi fianchi ondeggiavano con un moto lento, circolare, mentre le sue mani scivolavano lungo i suoi fianchi, risalendo fino a stringere il tessuto della canottiera.
Il ricordo della notte precedente era ancora vivido, inciso sulla sua pelle come un marchio. Lui. Il suo respiro affannoso sul suo collo, il peso del suo corpo che la schiacciava sul materasso. Le sue mani, forti e sicure, che le tenevano i polsi sopra la testa mentre la possedeva. Il modo in cui la guardava, con quegli occhi scuri pieni di una fame che non conosceva sazietà.
Il ritmo della canzone accelerò leggermente, e con esso il battito del suo cuore. Francesca portò una mano al seno, sotto la canottiera. Il suo capezzolo era già duro, teso. Lo strinse tra pollice e indice, lasciandosi sfuggire un sospiro. L'altra mano scese, oltre l'ombelico, fino a toccare il raso delle mutandine. Sentiva già il calore, l'umidità che si stava accumulando.
"Nell'aria c'è qualcosa..." cantava Biagio.
Sì, c'era qualcosa. C'era il ricordo del suo cazzo dentro di lei, duro, pulsante, che la riempiva fino a farla sentire completa. Il modo in cui l'aveva presa da dietro, tirandole i capelli, sussurrandole parole sporche all'orecchio. "Così, sì, così... non fermarti..." aveva gemito lei.
Francesca infilò le dita sotto l'elastico delle mutandine. Era bagnata, fradicia. Il suo clitoride era gonfio, sensibile al solo tocco. Iniziò a massaggiarlo con un movimento lento, circolare, in sincronia con l'ondeggiare dei suoi fianchi. La canzone continuava a suonare, la voce di Biagio sembrava parlare direttamente a lei, al suo desiderio.
Ripensò a come lui l'aveva leccata la sera prima. La lingua calda e umida che le tracciava percorsi di fuoco sulla pelle, che si insinuava tra le sue pieghe, che la faceva contorcere di piacere. Era salita su di lui, cavalcandolo, e lui l'aveva guardata con adorazione, tenendole i fianchi mentre lei si muoveva su di lui, cercando il suo ritmo, la sua perdizione.
Il ritmo della sua mano aumentò. Le dita erano scivolose, e il piacere cominciava a salire, a irradiarsi dal suo centro verso ogni angolo del suo corpo. La canottiera era zuppa di sudore, incollata alla sua schiena. Francesca si lasciò cadere sul letto, le gambe aperte, le mutandine spinte da parte.
Chiuse gli occhi e rivide la scena: lui sopra di lei, il suo viso contratto dal piacere, i muscoli del collo tesi. Le sue mani che le stringevano le cosce, spingendole verso l'alto, fino a piegarla in due. Poi la spinta, profonda, potente, che la faceva gemere come una pazza. "Ti prego, ancora... ancora..."
Le sue dita volarono sul clitoride, veloci, frenetiche. L'orgasmo era vicino, lo sentiva crescere come un'onda che stava per infrangersi. Il ritornello di Biagio esplose nelle sue orecchie: "Danza sul mio petto..."
E fu come se lui fosse lì. Sentì il suo petto sotto di lei, il suo cuore che batteva all'unisono con il suo. Il suo corpo si irrigidì, un grido strozzato le sfuggì dalle labbra mentre l'onda la travolgeva. Un'onda di puro, devastante piacere che le fece inarcare la schiena, che le fece stringere le cosce attorno alla sua mano, che la lasciò tremante e senza fiato.
La canzone finì. Il silenzio, rotto solo dal suo respiro affannoso, riempì la stanza. Francesca rimase lì, distesa, con il walkman ancora in mano, il corpo ancora scosso da piccoli tremiti. Un sorriso languido le incurvò le labbra. La notte era ancora giovane, e lui sarebbe arrivato a breve. E questa volta, avrebbe ballato davvero sul suo petto.
Tra le mani, il vecchio walkman argento, un reperto di un'altra epoca. Le cuffie erano grandi, morbide, e le avvolgevano le orecchie come un abbraccio. Premette play.
La voce di Biagio Antonacci riempì il suo cranio, calda e roca. "Danza sul mio petto..." Il ritmo lento, sensuale, si insinuò nelle sue vene. Francesca chiuse gli occhi e iniziò a muoversi. Non era una danza studiata, era un'onda. I suoi fianchi ondeggiavano con un moto lento, circolare, mentre le sue mani scivolavano lungo i suoi fianchi, risalendo fino a stringere il tessuto della canottiera.
Il ricordo della notte precedente era ancora vivido, inciso sulla sua pelle come un marchio. Lui. Il suo respiro affannoso sul suo collo, il peso del suo corpo che la schiacciava sul materasso. Le sue mani, forti e sicure, che le tenevano i polsi sopra la testa mentre la possedeva. Il modo in cui la guardava, con quegli occhi scuri pieni di una fame che non conosceva sazietà.
Il ritmo della canzone accelerò leggermente, e con esso il battito del suo cuore. Francesca portò una mano al seno, sotto la canottiera. Il suo capezzolo era già duro, teso. Lo strinse tra pollice e indice, lasciandosi sfuggire un sospiro. L'altra mano scese, oltre l'ombelico, fino a toccare il raso delle mutandine. Sentiva già il calore, l'umidità che si stava accumulando.
"Nell'aria c'è qualcosa..." cantava Biagio.
Sì, c'era qualcosa. C'era il ricordo del suo cazzo dentro di lei, duro, pulsante, che la riempiva fino a farla sentire completa. Il modo in cui l'aveva presa da dietro, tirandole i capelli, sussurrandole parole sporche all'orecchio. "Così, sì, così... non fermarti..." aveva gemito lei.
Francesca infilò le dita sotto l'elastico delle mutandine. Era bagnata, fradicia. Il suo clitoride era gonfio, sensibile al solo tocco. Iniziò a massaggiarlo con un movimento lento, circolare, in sincronia con l'ondeggiare dei suoi fianchi. La canzone continuava a suonare, la voce di Biagio sembrava parlare direttamente a lei, al suo desiderio.
Ripensò a come lui l'aveva leccata la sera prima. La lingua calda e umida che le tracciava percorsi di fuoco sulla pelle, che si insinuava tra le sue pieghe, che la faceva contorcere di piacere. Era salita su di lui, cavalcandolo, e lui l'aveva guardata con adorazione, tenendole i fianchi mentre lei si muoveva su di lui, cercando il suo ritmo, la sua perdizione.
Il ritmo della sua mano aumentò. Le dita erano scivolose, e il piacere cominciava a salire, a irradiarsi dal suo centro verso ogni angolo del suo corpo. La canottiera era zuppa di sudore, incollata alla sua schiena. Francesca si lasciò cadere sul letto, le gambe aperte, le mutandine spinte da parte.
Chiuse gli occhi e rivide la scena: lui sopra di lei, il suo viso contratto dal piacere, i muscoli del collo tesi. Le sue mani che le stringevano le cosce, spingendole verso l'alto, fino a piegarla in due. Poi la spinta, profonda, potente, che la faceva gemere come una pazza. "Ti prego, ancora... ancora..."
Le sue dita volarono sul clitoride, veloci, frenetiche. L'orgasmo era vicino, lo sentiva crescere come un'onda che stava per infrangersi. Il ritornello di Biagio esplose nelle sue orecchie: "Danza sul mio petto..."
E fu come se lui fosse lì. Sentì il suo petto sotto di lei, il suo cuore che batteva all'unisono con il suo. Il suo corpo si irrigidì, un grido strozzato le sfuggì dalle labbra mentre l'onda la travolgeva. Un'onda di puro, devastante piacere che le fece inarcare la schiena, che le fece stringere le cosce attorno alla sua mano, che la lasciò tremante e senza fiato.
La canzone finì. Il silenzio, rotto solo dal suo respiro affannoso, riempì la stanza. Francesca rimase lì, distesa, con il walkman ancora in mano, il corpo ancora scosso da piccoli tremiti. Un sorriso languido le incurvò le labbra. La notte era ancora giovane, e lui sarebbe arrivato a breve. E questa volta, avrebbe ballato davvero sul suo petto.
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