Storia ignobile 7 ecstasy

di
genere
tradimenti

VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI

STORIA IGNOBILE

NOTE:
“Il profumo naturale di una donna è la sua maggiore attrattiva, dopo la bellezza. Emana da tutto il corpo femminile: capelli, pelle, seni, ascelle, genitali. L'odore e la grana della pelle sono probabilmente gli elementi più importanti nel meccanismo di attrazione sessuale.”
Alex Comfort

ECSTASY

A volte stupidamente nella vita accadono fatti che la sconvolgono completamente e si vorrebbero non aver mai vissuto o dimenticare rapidamente, come se non fossero mai avvenuti, e si cerca di non ricordare, oppure viverli con distacco come se fossero accaduti ad altri. Ma purtroppo sono sempre lì davanti ai tuoi occhi ogni sera e ogni giorno a ricordartelo.
Quello che sto per confessarvi, accade qualche anno fa in vacanza con mio marito, allora non avevamo ancora figli, eravamo sposini da meno di un anno e innamoratissimi. Io mi ero appena laureata in Giurisprudenza, lui, Diego lo era già, essendo più grande di me di alcuni anni.
Era il primo anno che facevamo le vacanze da sposati, a parte quelle della luna di miele. Era un mese di luglio particolarmente caldo ed eravamo al mare in una nota località turistica italiana sul Tirreno, affollata di turisti tanto da sembrava che in quella cittadina ci fosse una bolgia infernale, un carnaio umano, tanta gente c’era.
Diciamo che mi chiamo Marina anche se il mio nome vero è un altro, sono una ragazza comune, capelli biondi sulle spalle, snella, sempre ben curata nell’aspetto e ora ho 30 anni, quanto sto per narrarvi, accadde che ne avevo 24, ero ingenua e nella professione che mi accingevo a svolgere credevo nell’onestà delle persone anche se giovani e sbagliavo.
Sono cresciuta in una famiglia cattolica del nord Italia, in una piccolissima zona di periferia dove non succedeva mai niente di interessante. Da piccola pensavo che avrei avuto una vita giudiziosa, onesta e saggia e per questo avevo deciso di fare l’avvocato. Raggiunta la maturità, ho conosciuto un ragazzo splendido, di cui me ne sono innamorata, tanto innamorata che come lui non vedevo l’ora che arrivasse sera per incontrarci e a volte per fare l’amore. Ci amavamo molto, camminavamo sulle nuvole e ora è mio marito.
I giorni nella località di villeggiatura in cui eravamo in vacanza passavano spensierati e felici, tra bagni ed escursioni sia in mare che in collina. Un pomeriggio fummo invitati da dei conoscenti occasionali, pescatori del posto, a partecipare alla pesca notturna in alto mare, una pesca caratteristica che era attrazione del luogo a cui lambivano molti turisti partecipare. Mio marito che era appassionato di pesca fu felice dell’invito, gli piaceva il mare, gli dava allegria ed entusiasmo e desiderava parteciparvi, ma io meno.
“Andiamoci amore, dicono che è una pesca bellissima, si va al largo lontano dalla costa e si pesca in notturna, è una pesca caratteristica di tonni …” Mi spiegò entusiasta dell’invito, proseguendo con enfasi: “Ha un fascino senza tempo, si va in alto mare, è considerata una delle più importanti pesche del mediterraneo, ed è un’attività che si tramandano di padre in figlio i pescatori. Si svolge con le lampare …”
“Con le lampare?... Cosa sono le lampare?” Domandai inesperta interrompendolo, non conoscendo il significato di quel termine.
“Sono piccole imbarcazioni, munite di una grossa una grossa lampada che viene montata posteriormente sulla poppa della barca, ed è accesa e usata rigorosamente di notte per illuminare l’acqua dalla superfice verso la profondità. Questo sistema della luce in mare attira i pesci compreso i tonni e i pesce spada, che vengono successivamente irretiti o catturati con la fiocina. Dalla lampada prende il nome anche l’imbarcazione, ‘lampara’.” Mi informò.
Sorrisi. “Già peccato amore che io soffra il mal di mare e poi non mi piace vedere soffrire e uccidere gli animali anche se sono pesci.” Dissi evidenziando la mia sensibilità in materia ecologica e delle creature della fauna, ittica compresa, rievocando anche una escursione sul battello che mi fece vomitare e stare male tutto il giorno.
” Ti ricordi amore la gita lo scorso anno in Sardegna?” Dissi richiamandogliela alla memoria. E poi sinceramente non mi andava di vedere ammazzare nella rete quei poveri e grossi pesci che scorrevano liberi e felici nel mare.
Sorrise anche lui nel rammentarla: “Eh sì! Mi hai vomitato quasi addosso. Ma prendi la pastiglietta per il mal di mare.” Replicò alla mia contrarietà.
“No Diego… è lo stesso! Non mi fa niente lo sai, l’avevo presa anche lo scorso anno. “Mi guardò abbozzando un sorriso: “Allora non andiamo!” Esclamò subito.
Sapendo quando ci tenesse a trascorrere la serata e la nottata in quel modo e vedendo il dimostrandomi il suo amore con quell’atto di rinunciare al suo svagarsi e divertirsi per stare con me, lo abbracciai e strinsi forte e mi sentii in dovere di dirgli: “No! Non è giusto che rinunci per me!... Vai tu! Io resto qui stasera.”
“E che fai da sola? “Si premurò a chiedermi.
“Niente, passeggerò, sentirò un po’ di musica o guarderò la tv e poi me ne andrò a letto e aspetterò che in mattinata ritorni tu, il mio pescatore!” Esclamai puntandogli il dito contro il petto e spingendolo sorridendogli.
Sorrise anche lui:” Ma sei sicura? Non ti annoi da sola? Guarda che io rinuncio volentieri per stare con te.” Ripeté.
“No, non voglio, non rinunciare a una tua soddisfazione personale per me, vai tranquillo, capitano raramente queste occasioni, non è giusto che declini l’invito perché io soffro il mal di mare e non mi piacciono vedere certe cose. Io ti aspetterò, piuttosto portati qualcosa di pesante che ti tenga caldo, che in alto mare fa freddo anche d’estate!”
Mio marito mi abbracciò strusciandosi e sussurrandomi scherzosamente con un doppio senso.” Ti porto il pesce domani mattina … lo vuoi!?” E rise.
Capii subito a cosa intendeva per pesce, e lui allegro e malizioso continuò:” Quale preferisci il mio o quello pescato in nottata!?
Sorrisi sentendo la sua asta di carne indurirsi contro il mio ventre: “Il tuo pesce…!” Dissi stando al suo gioco:” … Gli altri non li ho mai assaggiati e non li voglio perché sono sicura che non mi piacciono, desidero il tuo pesce.” Risposi subito senza esitazione con malizia ricambiando la spiritosaggine e la battuta e abbracciandolo a mia volta.
“Il mio pesce è più buono… ti piacerà di più vedrai!” Mormorò sorridendo mio marito.
“Si! ...Lo so che è più buono! È bello e grosso … è un pescione e lo preferisco a tutti quelli del mondo.” Risposi sorridendo felice inorgogliendolo, aggiungendo in quel gioco stupido di sottointesi fatto da sposini innamorati:” E lo aspetto per domani mattina.”
“Anche se dormi?!” Domandò.
“Si svegliami pure!” Affermai. E ci fu un lungo bacio in bocca con la lingua tra di noi. Erano giochetti e battute con sottointesi da innamorati quelle che ci compivamo spesso.
Il giorno seguente alle 20.00 della sera, dopo aver passato la giornata in spiaggia con Diego, l’accompagnai al porticciolo turistico nella banchina dei pescatori e dopo esserci abbracciati e avergli raccomandato di stare attento e di coprirsi, partì sull’imbarcazione con i pescatori assieme ad altri turisti, per quella escursione rara e notturna.
Io tornai in albergo a cenare, al termine decisi di uscire e compiere una passeggiata sul lungomare, salii in camera, mi cambiai e misi un vestitino leggero visto il gran caldo e l’afa che c’era. Mi vestii normalmente secondo la moda di qualche anno fa, con un abitino unico rosso, giovanile e molto bello che portavo sempre in valigia ma non mettevo mai. Mi piaceva molto quell’abitino perché era elegante e comodo anche se leggero, con la gonna che mi arrivava a mezza coscia. “Ma si stasera voglio indossarlo se no fa la muffa!” Pensai divertita e lo tirai fuori e lo stesi sul letto. Dopo essermi fatta una doccia veloce rinfrescante andai davanti allo specchio nuda, mi guardai, ero felice di essere bella. Guardai le mie mammelle sode con i capezzoli rosa e il sesso con il suo cespuglio di peli che formavano un triangolo rovesciato che sotto di esso lasciavano intravvedere la fessura, unione delle grandi labbra vaginali. Mi piacevano molto i miei peli, per gioco le tirai un po' a gonfiarli, poi li accarezzai con le dita, pressi e misi la mutandina, uno slippino leggero a perizoma.
Presi il vestito e lo guardai sorridendo pensando e dicendomi:” Sai forse questa è l’ultima volta che ti metto se arriveranno figli…non ci starò più dentro e poi ora sono una signora, non più una ragazza.
Lo allargai e ci infilai i piedi e lo tirai su per le gambe fino alle cosce e poi su. Salendo anteriormente verso il torace si stringeva sulla vita evidenziandomi i fianchi e le forme, poi continuava dividendosi in due lembi larghi a coprire le mammelle, evidenziandone l’aspetto alto e la forma arrotondata sotto il tessuto. Proseguiva sopra il torace fino a diventare due lembi terminali e liberi di stoffa che unendosi li annodai dietro il collo, sostenendo la parte anteriore sul seno, dove il nodo veniva coperto dai miei capelli lunghi sciolti. Anteriormente sul busto appariva come una leggera scollatura e forma a “V” stretto alla vita allargandosi coprendo il seno per poi portarsi sulle spalle.
La scollatura posteriore era maggiore e lasciava la schiena scoperta e nuda, mostrando essendo snella le scapole e la colonna vertebrale arrivando fin sopra i lombi, dove il tessuto aderiva alla pelle non facendo intravvedere l’interno superiore dei glutei. Non misi il reggiseno, perché si sarebbe visto dietro e sotto le scapole attraversare la schiena e non mi piaceva che si vedesse e poi potevo permettermelo, avevo 24 anni e un bel seno pieno e sodo che stava su da solo, le mie mammelle erano una terza e stavano benissimo dentro il vestito senza mostrarsi. Misi i sandali con un tacco normale da moglie per bene e quando fui pettinata e leggermente truccata uscii a fare due passi, prendendomi il golfino leggero tipo cardigan quasi trasparente a manica lunga che arrivava a metà avambraccio, da indossare eventualmente sopra le spalle a coprire la schiena se avesse fatto fresco all’improvviso. Presi la mia borsetta estiva da sera, leggera di quelle a spalla in rafia Intrecciata con catenella dorata, stile bohémien chic, con tutti i miei accessori dentro e lo smartphone sottile infilato e chiuso nel taschino interno e verso le 21.30 uscii a passeggiare. Era una bella serata calda e piena di gente e di vita.
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Probabilmente senza volerlo essere apparivo sexy, ero una bella ragazza e con malizia mal celata attiravo l’attenzione e gli sguardi dei maschietti.
Passeggiai tra la confusione della folla sul lungomare passai tra dehors pieni di turisti e una discoteca da dove usciva musica assordante e andai nuovamente verso il porticciolo, presi anche il gelato e guardai il mare e le barche illuminate in lontananza, cercando di vedere o capire dove era la loro imbarcazione verso l’orizzonte, immaginando il mio amore felice intento ad osservare i tonni che venivano pescati. Verso le 22.30 decisi di tornare in albergo e nel ritorno passai nuovamente davanti alla discoteca che avevo già notato nell’andare, che dava sul lungomare, piena di gente all’inverosimile e chiassosa con alcuni gruppi che per la calura erano all'esterno a fumare a scherzare e a parlare a dei loro argomenti.
Passando vidi che alcuni ragazzi fuori mi guardavano e sorridevano, uno di loro sfacciato si avvicinò invitandomi ad entrare, erano più o meno miei coetanei e c’erano anche delle ragazze più giovani con loro, ed apparivano allegri, spensierati e scherzosi come se all’interno ci fosse una festa.
Il ragazzo che mi bloccò mi venne incontro dicendomi: “Dove vai tutta sola bellissima?! Non hai paura dei brutti incontri?”
Sorridendo scossi la testa in modo negativo senza parlare, probabilmente mi voleva abbordare, come dicono loro, ma io non volevo conversare né che si approcciasse.
“Vieni entra con me che balliamo e ci divertiamo un po’.” Pronunciò allungandomi il braccio per darmi la mano.
Scossi ancora la testa dicendo di no con il capo senza dargli la mia, ma insistette. Allora io… non so nemmeno perché lo feci… gli mostrai il dorso della mano sinistra a dita aperte mostrandogli l’anulare con la fede nuziale, muovendolo avanti e indietro dicendo sorridendo:” Sono sposata!”
“Noooo!!!... Che sfigaaa!!!” Esclamò lui sorridendo a sua volta e allargando le braccia.
“Sei già sposa !?” Chiese una ragazza vicino a lui intervenendo giocosa.
Annui. E il ragazzo che mi aveva fermato mi chiese:” E tuo marito dov’è?”
È andato a pescare stasera!” Dissi.
È andato a pescareeeehh!!?... Ma è matto a lasciare sola una bella figa come te!” Esclamò con impeto e con il tipico linguaggio dei giovani dicendomi “bella figa” invece che bella ragazza come sarebbe stato più educato.
Sorrisi con celata gioia dell’aggettivo con cui mi aveva apostrofata, sinceramente mi fece piacere.
Nel frattempo arrivarono altri suoi amici e delle ragazze che li invitarono ad entrare dentro la discoteca e loro invitarono pure a me ad entrare.
“Dai vieni balliamo un po’!” Disse uno di loro dandomi subito del tu.
“No è tardi!” Risposi.
“Tardi!? Ma se sono le dieci e mezza, la notte è appena iniziata!” Ribatté uno di loro.
Seria, declinai l’invito, ma loro insistettero. Fu l’insistenza di una ragazza giovane e carina a convincermi a entrare dicendo: “Dai!!... È il compleanno di una nostra amica, vieni a bere qualcosa con noi e poi te ne vai, non ti mangiamo mica. Su non fare l’antisociale, la borghese rigorosa, la moglie vecchia, siamo tutti ragazzi della tua età … non hai mica 40 anni!” Era una ragazza giovane, sorridente e vestita alla moda, con un'immagine accattivante. E l’amica vicino ripeté quasi la stessa frase:” Su entra dai bevi qualcosa con noi che festeggiamo il compleanno poi te ne vai.”
Era una bella serata calda, ero contenta quella sera e loro insistevano, erano allegri e sembravano ragazzi per bene e tutti accoppiati, Le ragazze erano tre con pettinature diverse, avevano un bel sorriso una capelli corti, l’altra lunghi e chiari con pettinatura naturale e dinamica, la terza capelli scuri con onde morbide e tagli moderni e giovanili che le incorniciavano il viso. L’espressione era gioiosa con un sorriso radioso e autentico, che le illumina gli occhi, trasmettendo gentilezza e sicurezza.
Declinai ancora l’invito…ma insistettero… e parlandogli mi resi conto che erano poco più giovani di me, avranno avuto vent’anni., vestite casual chic con un tocco contemporaneo e urbano. Una camicia oversize in lino leggero infilata parzialmente nei pantaloni, aperta sopra a un top come capospalla, in vita con una cintura. giocando sui contrasti di volume e i colori pastello, giallo tenue con risvolti azzurro polvere. L’altra con pantaloni a palazzo a vita alta, aderente sui fianchi e molto ampio e dritto per tutta la lunghezza della gamba era un contrasto elegante e street-style. La terza ragazza indossava con un gonnellino e una camicetta aperta sul davanti. Con occhiali da sole con montatura spessa, una borsa a tracolla dalle linee geometriche e tutte e tre gioielli minimalisti (come piccoli cerchi dorati. Ai piedi calzavano sandali platform con dettagli colorati. Erano ragazze semplice e tutte accoppiate, mi ispirarono fiducia e non so nemmeno io perché, ma mi lasciai trascinare dai loro sorrisi e dal loro entusiasmo visto che eravamo quasi coetanei e mi lasciai convincere da quella ragazza dolce con i capelli lunghi e biondi, Barbara, ad entrare solo una decina di minuti per festeggiare insieme a loro.
” Almeno per una sera posso farlo.” Pensai divertita. E poi quel locale si trovava a solo cento metri dall’albergo in cui alloggiavo.
” Ma solo per un momento! Cinque minuti!” Esclamai rispondendo affermativamente con un sorriso.
“Si va bene! ...” E lei sorrise.
“Fate passare la signora …” Disse uno di loro rivolgendosi agli amici facendo lo stupido chiamandomi signora. Chissà perché, forse l’essere sposata, mi faceva sentire superiore a loro. E poi in fondo era vero, era ancora presto e un quarto d’ora potevo fermarmi.
Entrai con quelle ragazze simpatiche all’apparenza, il locale era comune a molte altre discoteche, all’interno c’era un caos indescrivibile e assordante di musica, tanto che tra loro si dovevano avvicinare all’orecchio per parlarsi. C’era molta gente, forse più del dovuto, come sempre avviene nelle discoteche d’estate, che quasi non si poteva camminare. La pista era al centro, grande e colma di ragazzi e ragazze che ballavano e saltavano, da un lato c’era il bancone bar che era laterale all’entrata e dalla parte opposta i servizi igienici e di toilette e un frastuono musicale con i decibel che erano altissimi. Lei si avvicinò tanto e parlandomi in un orecchio quasi mi annusò il collo e mi disse:” Noi siamo là in quell’angolo laggiù.” Indicandomelo con il dito:” Dammi la mano se non ci perdiamo nella bolgia…” È presa la sua mano mi avviai dietro a lei tra la confusione. A un certo punto si fermò, si girò e avvicinò di nuovo all’orecchio;” Dicendomi:” mmhhmmm Che buon profumo che hai…che cos’è!”
Sorrisi:” Chance di chanel.” Pronunciai.
È buono!” Affermò:” Davvero buono…” Annusandomelo ancora parlandomi all’orecchio.
Ero contenta che piacesse, perché me l’aveva regalato mio marito e mi differenziava dalle altre donne e ragazze, e riprendemmo tra spinte e gomitate a proseguire nella folla.
Appena arrivai nel loro angolino la musica si sentiva meno forte, si poteva parlare a un metro, metro e mezzo e ad alta voce a sentirsi, e mi trovai attorniata da ragazzi e ragazze che ridevano, scherzavano e ballavano tra di loro con i bicchieri in mano davanti ai tavolini.
Lei presentandomi disse:” Questa è… a proposito come ti chiami tu?” Mi chiese guardandomi.
“Marina!” Risposi.
“Questa è Marina ragazzi! Una nuova amica. Io sono Barbara e lui Enzo, lei (la ragazza con i capelli corti) Alessia, mentre lei, indicando l’altra con i capelli lunghi e scuri è Giulia, e gli altri sono Francy, Alex, Matteo, Luca ecc…ecc…” E iniziarono i saluti da parte di tutti alcuni presentandosi dicendo il nome che non aveva detto Barbara:” Ciao Marina, ciao …io sono Marco...” E ricambiai in modo generale ai saluti scuotendo alta la mano. “Erano tutti della stessa compagnia, ma non erano del posto, erano turisti in vacanza anche loro come noi. Qualcuno mi guardava insistentemente, probabilmente gli piacevo; sembrava un party tutto regolare, una festicciola tra ragazzi.
Faceva caldo all’interno e posai il golfino leggero e la borsetta vicino alle altre.
Non so come avvenne all’improvviso qualcuno mi passò un bicchiere in mano e mi trovai con come loro che mi invitano a bere. “Cos’è!?” Chiesi curiosa.
“Qualcosa di forte, che scalda gli animi!” Rispose Barbara vedendo che esitavo disse: “Su dai bevi qualcosa? Se questo non ti piace bevi altro, cosa preferisci una Cuba libre...un Alexander? “Domandò vedendo che esitavo a bere.
“No… no! Va bene questo, basta che non sia alcolico!” Ribattei io precisando: “Non bevo alcolici!”
“Ma non è alcolico e appena speziato!” Disse un ragazzo vicino a Enzo sorridendo.
“E’ un drink …” Precisò la ragazza che appariva più dolce delle altre, Alessia: “…ovvero Rhum e cocca cola, ma più coca cola, il rhum solo per dargli il gusto.” Affermò.
Lo assaggiai, sorseggiai una, due volte effettivamente era buono, solo un po’salato e pizzicava sulla lingua, comunque lo sorseggiai. Restammo un po’ lì a parlare a fatica, quasi a urlare per sentirci in quel caos da mal di testa, che già mi ero pentita di essere entrata.
” Finisco di bere il drink e me ne vado dritta in albergo.” Pensai, e guardandomi attorno una sorsata alla volta lo bevvi quasi tutto e tra i loro sorrisi posai il bicchiere sul tavolino.
All’improvviso tra urla e canti il gruppo si mosse e qualcuno gridò:” A ballare! ...A ballare! Tutti a ballare in pista !!”
E si mossero insieme presi dall’entusiasmo e io trovandomi tra loro fui inglobata nel gruppo che si spostava e mi sentii trascinata e sospinta con essi nella pista da ballo.
La pista come la sala era gremita di persone, e tra urti e spinte involontarie alle altre coppie cominciarono subito a ballare.
Non era certo mia intenzione ballare, ma una volta lì con loro, trovandomici lo feci anch’io, ballai la disco music con il gruppo, muovendoci a ritmo di musica, insieme anche alle ragazze di quel gruppo, Giulia, Alessia e quella Barbara che mi guardava e sorrideva.
Tutto sommato per un momento mi sentii indipendente, stavo ballando da sola in mezzo alla pista senza mio marito … con un mare di ragazze e ragazzi attorno che non conoscevo, che mi circondavano e alcuni stupidamente ci provavano con strusciamenti e sorrisi stupidi, ma con decisione li allontanavo tutti.
Ballavo normalmente, ma nei movimenti che lo facevo e dondolavo, la scollatura del vestito ogni tanto si allentava un po’, lasciando intravvedere lateralmente a chi era di lato, dondolare dentro il tessuto dell’abito, la porzione laterale delle mammelle, pallide, quasi bianche in confronto all’abbronzatura delle braccia. Erano visibili di fianco ed infatti notai alcuni ragazzi lì vicino che scioccamente si mettevano di lato a me apposta per guardarmi il seno. Uno di loro si fece avanti e si mise a ballare sorridendo di fronte a me, guardandomi negli occhi. Capii che ci provava, mi faceva il filo. Era davvero figo ma a me non interessava, ero sposata e avevo mio marito, anche se anch’io lo guardavo con sguardo un po’ malizioso continuando a saltellare.
Mi lasciai prendere dalla danza e dalla musica e iniziai a ballare con lui davanti, che mi veniva sempre più vicino fino quasi a strusciarsi sul mio corpo; quel gesto mi diede fastidio. Lo reputai volgare e mi allontanai da, non mi piaceva quel genere di ballo, né quella confidenza che si pigliava, io ero si una ragazza 26enne ma pur sempre una donna sposata ed ero una moglie seria.

All’improvviso mentre mi accingevo a ritornare a prendermi la borsetta e il golfino leggero la musica cambiò e lui venendomi incontro e davanti sempre sorridendo mi propose di ballare il lento, appoggiò una mano sulla spalla e l’altra sul fianco iniziando ballare. Avrei voluto non ballare, ma lo feci per educazione, in fin dei conti era più giovane di me e aveva la faccia pulita, era irriverente ma ci stava con l’età. E vidi anche tutto il gruppo di ragazzi che mi avevano invitata ad entrare, ballare tra di loro. Osservavo quelle giovani coppie mano nella mano ballare nel buio i lenti, lasciarsi andare in abbracci ed effusione amorose, risatine stupide e bacini con nuovi abbracci e risatine.
Erano momenti di felicità per loro, di ragazzi innamorati, un po’ come eravamo io e mio marito qualche anno prima. E lo pensai, in quel momento che danzavo e mi mancava, avrei voluto essere lì con lui a ballare invece che con ragazzino, avvertivo la sua presenza anche se non c’era.
I membri del gruppo danzavano tra loro ma con molta intimità e sensualità, abbracci e baci dati nella semioscurità, strusciamenti, toccate di mano sui sederi e sguardi amorosi tra loro, ed era anche bello vederli.
Io ballavo in modo distaccato con il mio partner, c’era quasi un palmo tra noi, non c’era contatto non conoscendolo nemmeno, e mentre danzavamo si avvicinò per cercare di parlarmi all’orecchio, chiedendomi cose stupide del tipo:” Che musica ti piace?... Come mai ti sei sposata così giovane? “E altro ancora e con quel pretesto avvicinandosi maggiormente.
Domande a cui io non rispondevo perché erano affari miei e perché non volevo dargli confidenza e lui mi guardava.
In quel ballo iniziarono a scaldarsi anche i corpi, non solo gli animi delle coppie presenti, baci e strusciamenti avevano effetto su tutti ma non su di me che non lo permettevo, ero una signora sposata e anzi mi sentivo a disagio in quella situazione con quel ragazzo e inoltre poco più giovane di me.
Ballammo un po’, si sudava e tra la confusione si ci urtava con le altre coppie di ragazzi che si muovevano adiacenti a noi tanta era l’affollamento.
Il ballo era lento e la sala era semibuia e stracolma, dopo alcuni passi lui mi prese per i fianchi e si portò contro di me, aderente, lo allontanai immediatamente mettendogli una mano sul torace e spingendolo lentamente indietro, dicendo forte per superare il fragore della musica e farmi sentire:” No… No! Non fare così! … Non mi toccare che non voglio! Credo che tu abbia sbagliato persona.”
Poi vedendo che lui continuava a toccarmi il braccio, a sfiorarlo con le dita e a guardarmi con la sua faccia da scemo, indifferente a quello che gli dicevo, comportandosi proprio da ragazzino bulletto che ci prova con quella più grandi, decisi di andarmene e gli dissi:” Basta!!... Sono stanca!” Mi girai e allontanai dalla pista e andai via lasciandolo da solo.
Passai tra la gente, i tavolini e in mezzo alla confusione e il vociare delle coppie di ragazzi, tanto stretti che urtavo anche loro e mi avviai nell’angolo in penombra in fondo alla sala, dove avevo lasciato golfino e borsetta. Ero sudata e accaldata e tornai a sedermi un momento prima di andare via.
Appena seduta la giovane ragazza della compagnia, quella Giulia sorridendo mi diede un bicchiere in mano e mi invitò a bere. Avevo sete, ero accaldata e l’assaggiai, era la stessa bevanda di prima, avevo la gola secca e la bocca asciutta ed era fresca e la sorseggiai con gusto.
Avvertii che era speziata più della prima e leggermente alcolica o così mi parve in quel momento, ma la sete era tanta che mi dissi:” La bevo e me ne vado via.” Invece mentre la sorseggiavo in pochi minuti arrivarono tutti i suoi amici della compagnia, sudati e accaldati anche loro.
Prima che dicessero qualcosa prendendo le mie cose mi alzai di scatto:” Io vado via!” Dissi sorridendo a quella Barbara che era tra i primi del gruppetto.
“Ma no perché? Ci stiamo divertendo” Disse il festeggiato e seppi che compiva 22 anni.
“No è tardi per me! “Ribattei seria:” Devo andare!”
“Ah già che tu sei sposata!” Disse sarcastico il ragazzo da cui ero fuggita dalla pista, arrivato anche lui. Non gli diedi nemmeno retta, mi era antipatico e mi guardai attorno. Allora mi lasciate passare?” Domandai sorridendo con educazione.
Loro mi invitarono ancora a sedermi sui divanetti.
“Dai qui siamo tutti di noi! Siamo gruppo! Siamo staccati dagli altri.”
Mi sentivo eccessivamente accaldata e mi iniziava a girava la testa, davo la colpa alla calura e al ballo e sentendomi debole e non reattiva pensai che un momento di riposo mi avrebbe fatto bene. Mi sedetti sul divanetto, alla penombra malgrado le luci stroboscopiche a intermittenza verdi, blu e gialle mi illuminassero lo stesso in minima parte, volevo solo riprendere fiato e andarmene. Mi ero già pentita di essere entrata in quel locale e non vedevo l’ora di scappare via.
Mentre ero seduta che mi rilassavo un pochino e loro alcuni in piedi e altri stravaccati sui divanetti, voltai il capo alla mia destra e osservai distrattamente la coppia seduta poco distante da a me che era presa in effusioni, a baciarsi in bocca e toccarsi apertamente dappertutto senza moderazione e imbarazzo che li guardassero, non accorgendosi che poco distante da loro inibita li osservavo.
“Vuoi ballare?” Chiese ancora quel ragazzo che ci aveva provato mentre danzavamo i lenti. Lo guardai con sopportazione.
“No!” Grazie risposi seria con un falso sorriso e sempre più accalorata e sudata.
Non mi andava più di ballare, specialmente con quell’antipatico e bulletto, volevo solo andarmene via, ero accaldata e avevo sempre sete.
“Non ti va di ballare con me?” Ripeté indispettito del mio no.
“Oddiooo!!!” Pensai:” Questo non ci molla!!”
Stupidamente forse anche per la sensazione di stanchezza che avvertivo risposi sinceramente in modo poco diplomatico:” Si giusto! Non mi va né con te, né con nessun altro!”
“Perchè?” Domandò ancora lui.
Scrollai le spalle dicendo per tagliare corto: " Non mi va e basta! Sono sposata”
Non dovevo dare spiegazioni di me a nessuno, tantomeno a quel ragazzino impertinente su cosa volevo o non volevo o dovevo fare io.
“Dai un ballo solo!” Insistette arrogante sorridendo, credendo forse di piacermi.
"Oh no!!...Dioo !!... Come rompe!" Pensai ancora accaldata con la bocca asciutta, portandomi istintivamente il bicchiere in bocca bevendo altre sorsate di quel drink fresco, vedendo quella Giulia seduta affianco a me che mi sorrideva.
Mi dispiaceva e non volevo essere scortese, ma non mi andava più di stare lì con loro, mi sentivo molestata da lui e da loro attorno a me, soltanto la loro presenza mi dava fastidio e volevo andare via.
Quel tipo invece insisteva, continuava a parlare con me anche se si accorgeva che ero infastidita della sua presenza e non lo consideravo girandomi dall’altra parte, anzi lo faceva apposta e si guardava in giro, osservava gli amici come se si aspettasse che io gli dicessi di sì.
"Cosa fate di bello tu e tuo marito?" Chiese all’improvviso nuovamente per rompere quel muro di indifferenza e mio disinteresse che c’era verso di lui, sperando che gli dicessi qualcosa.
È terminata la sopportazione voltandomi a guardarlo non dico con rabbia, ma quasi risposi, con un sorriso sarcastico e innervosita:" Secondo te? ... Siamo in vacanza!” Pronunciai irata toccandomi i capelli e la fronte sudata.
Poco distante da noi, l’altra sua amica Alessia vedendoci parlare e intromettendosi domandò ad entrambi: “Perché non andate a ballare voi due?”
“Non vuole ballare con me.” Rispose lui
“Perchè? “Chiese lei a me con una faccia stupita.
“Perché non mi va!” Ribattei anche a lei con una espressione scocciata, delusa, di insofferenza e mi alzai contrariata dicendo:” Anzi vado via subito, devo rientrare, grazie di tutto, buon compleanno e buona serata!”
“No dai! Resta ancora un pochino, non ti importunerà nessuno te lo prometto!” Disse Barbara vedendo la mia faccia scocciata verso il suo amico e redarguendolo mettendosi apposto i suoi capelli corti:” Dai lasciala in pace!”
“No…no… grazie, ma devo andare …davvero!” Ribattei io.
“Cinque minuti ancora dai! È il mio compleanno!” Disse il ragazzo.
Mi era simpatica quella ragazzina, quella Barbara, era anche dolce ed educata nei modi e nel proporsi e aveva preso le mie difese, o almeno così appariva e mi risedetti un attimo.
“Solo cinque minuti però.” Dichiarai.
“Si certo!” Rispose sorridendo guardando Giulia.
Risedendomi la gonna del vestitino si alzò scoprendomi le cosce e vedendo che quel tipo disgustoso, sedutosi di fronte mi guardava le gambe con insistenza, oserei dire con desiderio lascivo, con fastidio mi staccai un po’ dalla poltroncina e alzando il sedere tirai giù la gonna con le mani sia sotto che sopra a coprirmi il più possibile le cosce.
Ero accaldata e iniziavo a sudare parecchio.
Non so nemmeno io perché, ma stupidamente scrutandolo pensavo che in fondo era carino, peccato fosse antipatico e stronzo e lo guardai anch’io, e scioccamente fissandolo negli occhi come sfidandolo stetti al suo gioco decisa di liquidarlo in pochi minuti e dopo andarmene.
Lo guardai meglio con più attenzione. Aveva i capelli corti, probabilmente biondi, ma difficile da definire con lil chiarore alterato dalle luci psicadeliche e dei faretti che cambiavano colore ogni dieci secondi. Gli occhi di sicuro erano chiari, ma anch’essi di difficile definizione per lo stesso motivo. Il viso coperto appena di una leggera peluria sbarazzina, quel genere di barba da ventenne che viene voglia di toccare, accarezzare tanto pensi sia tenera. Vestito in modo sobrio, moderno, dei jeans chiari e una polo nera, niente di speciale, me lo ricordo bene perché non ero ancora confusa a sufficienza e lo guardavo. Ma a un certo punto stupita di me stessa, mi domandai:” Ma perché sto ad osservarlo? E mi pongo tutte queste considerazioni su di lui, visto che sono sposata e non mi interessa assolutamente se non per l’atteggiamento fastidioso e spiacevole che suscita in me.”
Ma non mi diedi risposta:” D’accordo, è carino e mi fissa…” Pensai, ma non capivo quell’improvviso interesse che si era prodotto in me.
Lui attaccò ancora discorso e per educazione risposi, appoggiandomi con il dorso sullo schienale del divanetto sentendomi confusa.
Parlammo un pochino, ma ero visibilmente in difficoltà non riuscendo a concentrarmi bene sia sulle domande che faceva che sulle risposte che dovevo dare, anche perché essendo io sposata e mi trovavo lì per caso, mi chiedevo perché discutessi con lui che era un estraneo.
Ricordo che a una mia domanda mi disse di chiamarsi Leo (l’unico indizio e nome oltre quello degli altri e delle ragazze che ricordo ancora tutti), ma ancora adesso non so se fossero veri o falsi.
Con la scusa di parlare e che non si sentisse bene per via della musica alta, si sporse in avanti verso me, e notai che mi guardava la scollatura del vestito sul seno per vedere all’interno il seno. All’improvviso Giulia si alzò lasciandogli il posto e lui si venne a sedere vicino a me, si accomodò di proposito di fianco e mi si avvicinò tanto da incastrarmi tra il bracciolo del divanetto a sinistra e lui a destra adeso a me.
E assurdamente pur disapprovando la sua vicinanza e quel suo atteggiamento provocatorio non dissi nulla.
Quando fu lì adiacente a me urlò ripetendo: “Ciao!” In prossimità al mio orecchio per farsi sentire, e ricordo la sensazione del suo alito caldo sulla guancia e il collo.
“Ciao!” Ricambiai come una stupida con educazione guardandolo in faccia e li mi accorsi che in me c’era qualcosa che non andava, sentivo un caldo abnorme e sudavo moltissimo.
“Ti va di parlare un po’ ora?”
Non era un problema che mi parlasse, soltanto che volevo andare via, mi sentivo indisposta e avrei voluto che mi lasciasse tranquilla, oltre che per avere lo spazio per respirare un po’ d’aria fresca, perché non mi sentivo bene e iniziava a girarmi la testa. Diedi la colpa a quel ritmo musicale ad alto volume.
All’improvviso guardandomi in viso e negli occhi si incollò a me subito, cingendomi la vita con un braccio, sapevo dove voleva arrivare, ma assurdamente non glielo tolsi, lasciai che mi accerchiasse la vita, come se fossi stata sua, la sua ragazza.
Iniziavo a sentirmi sempre più diversa da quella che ero realmente, rallentata, leggera e stranamente allegra e non riuscivo più a coordinarmi né a connettere bene.
Non ricordo esattamente di cosa parlammo, ero visibilmente in difficoltà e me ne rendevo conto anch’io non riuscendo a concentrarmi bene, ed essendo sposata e mi trovavo lì per caso, mi resi conto che avrei dovuto andare via subito.
“Mi sembri un po’ spaesata.” Disse mentre mi stringeva il fianco tirandomi verso di lui, guardandomi e sorridendo.
“Si!” Risposi:” Mi gira un po’ la testa e sono confusa e mi danno fastidio certi atteggiamenti.” E feci segno a quella coppia di prima che su un divanetto poco distante da noi continuava indisturbata nella sua attività sessuale a limonare e toccarsi dappertutto in preda a un affetto fin troppo esplicito che mi metteva a disagio solo a guardarli.
All’improvviso lui guardandomi e riferendosi a quei due che limonavano mi chiese sfacciatamente: “Non ti piace fare sesso?”
Subito restai perplessa di quella domanda intima e personale, ma stranamente invece di chiudere il discorso Risposi infastidita: “Si!... Ma solo con mio marito!” Lui sorrise.
“E con un altro ragazzo?” Domandò.
“No… assolutamente no! ...Io amo mio marito!” Risposi.
“L’hai mai tradito?!” Chiese barbara sfacciatamente.
“Assolutamente no!... Io ho avuto e voglio soltanto lui, non ne voglio altri!” Vidi che quell’Enzo sorrise maggiormente. Non capivo perché parlassi delle mie faccende personali e intime con lui che era un estraneo, uno sconosciuto, dovevo essere impazzita, eppure lo facevo e stupidamente sorridevo nel farlo.
In quel mentre arrivarono altre ragazze e ragazzi, alcuni in coppia altri soli e si introdussero nella discussione anche loro, mettendosi in piedi davanti a noi a semicerchio, come a interporre una barriera umana tra noi seduti sul divanetto e il resto della sala da ballo. Non la conoscevo seppi solo poi che quella era una nuova tecnica imparata dagli extracomunitari nord africani che loro chiamavano “taharrush jamaʿi” in arabo, che tradotto in italiano significava un'aggressione sessuale di massa ai danni di una donna, che poteva anche sfociare nell’abuso. E consisteva nel circondare la ragazza oscurandola dalla vista all’esterno di loro, molestarla, palparla, spogliarla e anche possederla sessualmente. Ed era una tecnica diventata tristemente comune anche in Europa, nell’occasione delle manifestazioni e delle festività che si svolgono in piazze molto affollate, e alcuni gruppi di balordi occidentali l’hanno imparata subito e fatta loro, praticandola anche all’interno delle discoteche e io fui una vittima.

Ognuno di loro diceva la sua e confrontando le idee si iniziò a discutere, faceva veramente caldo e il drink che mi aveva dato quella ragazza finì velocemente. IL cocktail o quello che c’era dentro stava facendo effetto dandomi una sensazione di ubriachezza e stranamente non facevo altro che parlare con loro, ragazze comprese e ridere e sorridere sudata, portandomi con la mano i capelli indietro, mentre lui sorridendo e guardando gli amici e le amiche continuava a stringermi per la vita e tirarmi contro di lui. Vivevo la sensazione in cui la mente rimaneva vigile ma il corpo sembrava non rispondere, una sorta di dissociazione, stanchezza estrema e nebbia cognitiva. Scoprii in seguito che era causato dal drink che avevo bevuto.
Poco dopo mi sentii un po’ brilla e in preda a un inizio di una strana euforia immotivata.
Dopo circa venti minuti dall’aver bevuto quel drink, iniziai a sentirmi inspiegabilmente accaldata, ma non esteriormente sul corpo, ma dentro di me, nella testa, nella pelvi, nel sangue che scorreva. Avvertii un brivido improvviso, seguito da un senso di calma e a seguire avvertii ancora l’euforia che aumentava e incomprensibilmente non avevo più premura di ritornare a casa. Provavo una inspiegabile sensazione di benessere ad essere lì con loro, a parlare e a ridere; e stranamente presi una accresciuta confidenza con gli altri ragazzi e ragazze, come se le barriere sociali, culturale ed emotive fossero state rimosse e la comunicabilità si fosse esaltata con maggiori sensazioni. Vivevo una sorta di empatia che mi dava la capacità di immedesimarmi nei pensieri e negli stati d’animo loro, condividendoli pur non approvandoli, e seguivo e percepivo di più anche il ritmo e la musica accompagnandola con i movimenti del corpo, delle spalle, della testa e delle braccia.
Quell’Enzo con un sorriso stupido si avvicinò ancora e mi chiese.” Ma lo sai che hai un buon profumo…che cos’è?”
Ricordo che rispose quella Barbara dietro di lui:” Si chiama Change di Chanel.” Con un tono di voce alto e sprezzante, aggiungendo prendendo la mia borsetta estiva, leggera di quelle ascellare in Rafia con catenella dorata, stile bohémien chic e aprendola disse:” Vediamo se ce l’ha dietro…Le signore in genere se lo portano sempre dietro il profumo.”
Mormorai soltanto:” No … ma che fai? ...” lascia la borsa…”
Ma lei rovistando lo trovò, lo prese in mano, lo guardò e ridendo se lo spruzzò addosso sul collo e il seno e lo spruzzò anche ad Alessia e a Giulia che ridevano … e ricacciò la borsetta sul tavolino. Giulia prendendola la rovesciò nel tavolinetto prendendo il portafogli con documenti e dicendo e leggendo ad alta voce:” Vediamo chi è? Allora Marina Rossi nata a Roma ne marzo del 1996, coniugata, professione avvocato…”
E tutti si misero a gridare:” Uè abbiamo una avvocata qui…!”
Io cercai di prendere i documenti ma non ci riuscii, e glieli lasciai in mano e a cercare tra le mie cose…per fortuna lo smartphone era dentro il taschino laterale interno della pochette, chiuso da una cerniera che non si vedeva, e non cadde quando la girò svuotandola sul tavolino, senno chissà cosa avrebbero combinato e curiosato nelle mie fotografie e nella rubrica dei contatti.
“Cosa cerchi? Se ha preservativi?” Disse Alessia ridendo a Giulia:” Guarda che non è come te che te i porti dietro in borsetta… li avrà a casa nel comodino da brava moglie.”
Quell’atteggiamento di leggermi i documenti e svuotarmi la borsetta mi aveva disgustata ma non reagivo ma assimilavo tutto ero accaldata, mi resi conto che erano esaltati ed euforici anche loro, tutti ridevano e scherzavano e quell’Enzo continuava a conversare con me anche se non lo seguivo più.
Iniziai a discutere con loro di tutto, sudavo ed ero come in fiamme e mi muovevo e parlavo come se avessi avuto il diavolo in corpo. Il mio interesse a conversare con quelle ragazze e ragazzi era aumentato, incrementando l’interesse dei rapporti interpersonali, ma era calata la vigilanza in me e soprattutto la resistenza fisica e mentale.
Non riuscivo a spegnere l’incendio di calore ed euforia che provavo in me e me ne sentivo soffocata.
In un attimo di lucidità provai ad alzarmi, ma non ci riuscii, non ne avevo le capacità e quell’Enzo mi teneva stretta per la vita sempre più vicino a lui impedendomi di muovermi. Guardai l’orologio, a tratti lo vedevo sfocato, ma riuscii a capire erano solo le 23.30, ero dentro da meno di un’ora e mi sentivo confusa e non riuscivo neanche più a reggermi in piedi.
“Ti metto un po' di rossetto disse barbara, ti evidenzio le labbra come le mie…”
“No!” Dissi.
“Si…sì…!” Ripete giulia tenendomi il capo tra le sue mani di fronte a Barbara.
“Dai sporgile, fai come se dovessi fare un pompino a tuo marito.” Esclamò facendo ridere tutti.”
E stringendomi le guance con l’indice e il medio me le spinse in fuori e mi passò sulle labbra il suo rossetto evidenziandole:” Ecco vedi! Ora ce l’hai uguale al vestito e stai meglio, sembri perfino più bella e all’improvviso mi diede un bacio a stampo sulle labbra ridendo e facendo ridere tutti anche me.
Di colpo sentii Enzo vicino a me che si stava strusciando e il cuore fermarsi, ma non dissi nulla.
All’improvviso tolse il braccio dalla vita e me lo mise sulle spalle facendolo passare dietro il collo, tirandomi a lui con la testa e venendomi incontro con il viso avvicinò la sua bocca alle mie labbra e mi baciò spingendo la lingua all’interno. Un brivido mi pervase tutta, era la prima volta che un altro ragazzo che non era mio marito mi baciava. Quando si staccò lo guardai scioccata, mi girava la testa e mi sentivo stranamente infervorata ma non dissi una parola, lo osservai incredula e basta… Lui ritornò ancora con il volto contro il mio e mi baciò nuovamente in bocca, un bacio più lungo e meraviglioso, che io assurdamente lasciavo che me lo desse, che la sua lingua duellasse con la mia e fu come se mi fossi baciata con un ragazzo per la prima volta in vita mia. Subito sentii lo scroscio di un applauso:” Bravi! Bis!!” Incitandoci con urla e applausi a ripeterlo.
Non riuscivo a staccarmi e ad allontanarlo, ero passiva e consapevole che mi baciava un altro che non era mio marito, ma restavo lì ferma, passiva, incredula a lasciarmi baciare, trascinandomi in un bacio a dir poco scatenato, mentre succhiava la mia lingua e mi faceva sfuggire dei gemiti eccitanti di cui mi vergognavo.
Sembrava che il mio corpo non rispondesse alla mia mente.
Sentivo e capivo tutto, ma non riuscivo ad allontanarmi e razionalizzare il mio comportamento, anzi assurdamente mi piaceva essere trattata in quel modo, come una ragazzina di loro, tra i sorrisi e i risolini dei presenti che messosi tutti in piedi davanti e intorno a noi due seduti, oltre l’aria ci toglievano la visuale, impedendo di vedere la sala ma allo stesso tempo di essere visti dagli altri.
Mi ritrovai ancora con la sua bocca incollata alla mia, era bravo, sapeva baciare nonostante fosse più giovane di me e di mio marito, sapeva come muovere la lingua; la sua saliva sapeva di arancia e caffè forse, ma il retro gusto del rhum nella cavità orale era inconfondibile. Non ho idea perché non reagissi in quella situazione, ma anzi, scelleratamente partecipassi a quel bacio, so solo che mentre mi baciava i nostri corpi aderirono in modo perfetto, quasi fossero stati fatti apposta l’uno per l’altro.
Allungò l’altra mano direttamente dentro la scollatura.
“Ma che fai! … No… questo no…!” Ebbi la forza di mormorare.
Ma la sua mano continuò a scendere dentro il vestito frugandomi il seno senza reggiseno, palpandolo, accarezzandolo, strizzandolo, e prendendomi le mammelle nella mano mi accarezzò i capezzoli che al suo sfregamento con le dita diventarono duri e ritti e involontariamente iniziai anch’io ad eccitarmi… a respirare forte, quasi a soffiare.
Qualcuno dietro, spostandomi i capelli lateralmente slegò il nodo dei due lembi del vestito che lo tenevano su, gettandoli in avanti, facendoli cadere sul torace che presi da Enzo li tirò giù scoprendomi il seno completamente.
Si sentì un forte” Whooowwww!!!” Tutti me lo guardavano il seno e io non dicevo nulla, non ero capace a reagire ed Enzo una mammella alla volta tirando più in basso la parte superiore del vestito le denudò e evidenziò maggiormente davanti a tutti che osservavano, mostrandole ai loro sguardi e risolini. Piegò il capo in basso e iniziò a baciarmele entrambe e leccarle. D’istinto cercai di allontanarmi, ma lui mi trattenne ancora, la sua testa era china sopra la parte superiore del seno e sullo sterno e la lingua aveva cominciato a serpeggiare sulla mia pelle leccandomi. Ricordo che a quelle sensazioni piacevoli riversai la testa all’indietro lasciandolo fare, incapace o non volendo reagire e di aver sentito all’improvviso altre mani dietro me intrecciarsi con i miei capelli per immobilizzare la testa.
All’improvviso il calore aumentò, il respiro allungò e le escursioni respiratorie diventarono profonde e brevi e avvertii inaspettatamente il desiderio sessuale che aumentava la mia disinibizione con lui e davanti a quei ragazzi e ragazze, e provavo empatia con entrambi i sessi.
Iniziai a sudare eccessivamente e mi sentii fortemente accaldata con un rapido aumento della temperatura corporea. Ma non riuscivo a percepire chiaramente ciò che accadeva nel mio corpo, pensavo che fosse il caldo, il luogo chiuso e il sovraffollamento di gente che mi stordisse, o la musica ad alterarmi fisicamente, invece erano gli effetti di quel cocktail che avevo bevuto, non dell’alcool, ma di quello che probabilmente quella Giulia gli avevano messo dentro. Questo lo scoprii dopo ma quelli erano i primi sintomi di quella droga che Giulia d’accordo con loro probabilmente avevano versato nel bicchiere del drink che avevo bevuto, e che iniziava a fare effetto su di me.
Stranamente a un certo punto non mi interessava più tornare in albergo come avevo intenzione di fare poco prima, in quel momento mi piaceva restare lì con loro a ridere, scherzare, parlare e lasciarmi baciare e toccare da quel ragazzo stupido di Enzo, che era diventato non più sgradevole e molesto con il suo comportamento, ma piacevole.
In alcuni momenti avevo l’alterazione dei sensi. I colori delle luci stroboscopiche li percepivo in modo particolarmente intenso e gradevole, così come i suoni che non mi davano più fastidio, e le sensazioni tattili sulla pelle, quelle carezze e il toccarmi da parte di lui e di quei ragazzi sui capelli, il collo le spalle e il seno mi dilettava e mi spingeva di più al contatto fisico che vivevo come un desiderio e un’esperienza “diversa” … Al suo bacio irrazionalmente mi prese un senso di grande vitalità e di eccitazione e quel bacio me mi lasciai dare senza reagire, ma anzi contraccambiandolo, ne era il risultato.
Non lo sapevo, lo capii in seguito, ma iniziavo a scaldarmi e a confondermi, il drink allungato con l’eccitante che quella giovane ragazza mi aveva passato e fatto bere iniziava a fare effetto. Quella bevanda mi rendeva sempre più euforica e irriverente, alternavo momenti di lucidità e iperattivismo a momenti di passività, e iniziavo a non connettere con la testa, ridevo… sorridevo e ridevo… Improvvisamente ero allegra e accaldata, sudavo tanto e ogni tanto mi sentivo rallentata nel parlare, farfugliavo e dicevo qualche frase a sproposito.
Poi quell’Enzo con la mano scese più in basso sulle ginocchia ad accarezzarmele e ritirandola su nuovamente la infilò sotto la gonna del vestito e la sollevò su scoprendomi le cosce, mettendole in mostra insieme alle mutandine che accarezzò sul sesso.
D’istinto cercai di fermarlo e di allontanarlo con il braccio, ma lui mi bloccò la mano e infilo due dita dentro le mutandine dall’inguine a toccarmi il sesso lateralmente e accarezzarmi i peli.
Vidi e sentii che si voltò verso gli altri dicendo: “Ha la figa già bagnata, ed è eccitata.” E introdusse un dito davanti a loro in vagina sotto la mutandina, senza che io lo impedissi o ci provassi a farlo, non ne avevo la forza né le capacità in quel momento con la mano sotto il tessuto con la prima falange iniziò a farmi un ditalino, seduta a gambe divaricate sul divanetto, facendomi gemere e mostrando a tutti, alle loro risa, che sotto la stoffa mi masturbava.
Alternavo momenti in cui ero infervorata e confusa ad altri di passività e accettazione.
Il divanetto ad angolo aveva una parte laterale a muro e le restanti libere e loro si erano disposti volutamente tutti intorno, davanti e dietro restando in piedi, ridendo e bevendo ragazze e ragazzi tutti chiudendosi a semicerchio. Notai pure che si erano posizionati compatti, uniti uno affianco all’altro a dividere noi e il nostro divanetto dal resto della sala, creando un muro umano intorno, con noi al centro, circondati da tutti loro come una parete di carne umana. E osservavano ridendo e divertendosi dei suoi atti di libidine su di me.
Nessuno poteva vederci, soltanto loro. Eravamo isolati da tutto il resto della discoteca, distanti dalla sala da ballo.
Chiamandolo fece toccare il mio sesso con mano a un altro ragazzo, portandogliela lui stesso sopra la mia vulva, facendogliela accarezzare e sentire quanto ero bagnata sotto la mutandina a perizoma.
“È vero! “Esclamò il ragazzo, mentre ero seduta in quel divanetto a gambe larghe, con la sua mano dentro lo slip e le dita che mi accarezzavano la vulva e mi masturbavano.
In un ultimo barlume di concentrazione rimasi sorpresa e imbarazzata di me stessa, dal mio comportamento, dalla mia non reazione e dalla sua intraprendenza, avrei voluto reagire, alzarmi, schiaffeggiarlo, urlare, gridare aiuto e invece non ci riuscivo, non era quello che volevo in quel momento. Avrei voluto alzarmi e andarmene perché a tratti ero cosciente e realizzavo quello che mi succedeva, ma non avevo la forza di farlo, come se la mia volontà non ci fosse o peggio, me lo impedisse e non ci riuscii. Credetemi fu terribile.
Intanto continuavo e sentirmi come trattenuta da qualcosa o qualcuno dietro me, che iniziò a toccarmi e accarezzare i capelli e il collo, e scendere da dietro con le mani sulle clavicole portandole sul seno. Mi sentii incapace di oppormi, ribellarmi come se avessi perso ogni volontà e inibizione. Era assurdo, ma non riuscivo ad avere l’iniziativa di farlo smettere di toccarmi.
Seppi poi in seguito documentandomi su internet, che in quel drink che bevetti, c’era qualcosa all’interno che mi fece perdere completamente ogni freno inibitore e alterò i miei sensi, la percezione delle cose, del tempo e dello spazio, quello di cui sei sente spesso parlare e che si chiama “Ecstasy” formata da un acido gamma-idrossibutirico detto GHB, che oltre in ambito farmacologico, viene utilizzato anche come disinibitore sessuale.”
Comunque quel ragazzo che mi stringeva e avevo baciato, quell’Enzo, dopo avermi tenuta seduta al suo fianco, guardando divertito anche gli altri toccarmi sul corpo, si accorse che ero partita, come dicevano loro, che non connettevo più bene o meglio capivo ma non reagivo più e tra la musica e tutti quei ragazzi attorno, mi fece cenno con la mano battendola sulla sua coscia di sedermi a cavalcioni sulle sue gambe.
“Vieni qui! Siediti a cavalcioni sulle mie gambe!” Esclamò forte per far sentire tutti, battendosi sopra la mano per mostrami dove e in che punto avrei dovuto accomodarmi della coscia.
Lui era seduto di fianco a me, ma non mi mossi, non ne avevo la volontà né la forza. Fu tra le grida di divertimento, la musica assordante e le urla, con risate e risolini all’interno di quella barriera umana che ci accerchiava e nascondeva agli occhi di tutti, che alla mia inerzia sentii delle braccia che da dietro mi presero sotto le ascelle sudate e tirandomi in su mi alzarono. Mentre altri davanti prendendomi per il bacino e le gambe mi sollevavano di peso con il sedere, staccandolo dal divanetto. Le ragazze mi fecero allargare le gambe, e ruotandomi su me stessa mi alzarono un poco la gonna e mi sedettero di peso a cavalcioni su di lui, sulle cosce unite di questo Enzo, con il mio sesso contro il suo, divisi solo dalla stoffa degli indumenti. Con quella manovra e in quella posizione, la gonna del vestito salì posteriormente mostrando i glutei, mentre il torace e il seno era giù scoperto e loro, tra musica e risate, rallegrandosi da dietro la tirarono ancora più su, sulla vita, scoprendomi completamente il sedere lasciandomi praticamente con le mutandine in mostra e il seno nudo saltellante davanti a lui.
Appena fui a cavalcioni sopra di lui, quell’Enzo mi afferrò il seno tra le mani, accarezzandolo, impastandolo procurandomi dall’eccitazione e la piacevolezza i capezzoli turgidi e sporgenti come chiodi, praticando intanto colpetti con il bacino verso l’alto, facendo urtare il suo sesso rigido dentro ai pantaloni contro il mio coperto soltanto dalla mutandina a perizoma. Mi obbligava a saltellare sopra di lui, sulla sua pelvi, urtarla mimando un rapporto sessuale che in quel momento non c’era, ma non per questo era meno eccitante, mentre gli altri attorno ridevano. E tenendomi sempre con il seno tra le sue mani tirandomi a sé di nuovo mi baciò in bocca, e io accettai quel bacio e risposi in una danza fatta di lingue vischiose e labbra invadenti. D’altra parte l’eccitazione, la disponibilità, la voglia nella mia confusione divennero molto elevate.
Inconsciamente su sollecitazione dei ragazzi e delle ragazze attorno a noi, probabilmente di riflesso, ridendo eccitata anch’io, stando a quel gioco osceno mi mossi su di lui muovendo il bacino, urtando con la vulva contro il suo pene rigido, strisciando e battendo il sesso sopra la sua erezione che premeva all’interno dei pantaloni contro la mia vulva. Non riuscivo a controllarmi nelle reazioni, ridevo anch’io stupidamente di quello che mi facevano, sapevo che stavo compiendo qualcosa di riprovevole in quella specie di seduta di piacere, ma ridevo come faceva lui e tutti quelli attorno.
Nel frattempo, mentre il seno era lasciato libero e nudo, scoperto dall’abito con le mammelle fuori dal vestito davanti alle sue mani, ai colpi mimici della sua asta sulla mia pelvi e vulva, le sentivo dondolare sul torace mentre le toccava e giocava con le dita sui capezzoli turgidi.
Le sue mani percorrevano il seno e ruotavano su e intorno ad esso sfiorandolo, arrivando a stringere le mammelle e i capezzoli che diventarono durissimi per reazione ed eccitazione. E io stupidamente aprendo e chiudendo gli occhi lo guardavo e gli sorridevo di quelle sue manovre sessuali e lo lasciavo continuare.
Sentii sul mio sedere le mani di qualche ragazzo toccarmelo e infilarne una dentro lo slip palpandomelo, accarezzando stringendo i glutei, con me che lasciavo fare passiva, continuando a partecipe e ad assecondare i suoi atti di libidine. Ero proprio alterata, capivo ma non mi rendevo conto di quanto fosse grave quello che gli concedevo di compiere.
Su incitazione degli altri e delle ragazze quell’Enzo riprese a baciarmi alternandoli sul seno e la bocca, ed essendo seduta a cavalcioni sopra e di fronte a lui gli veniva tutto facile. Ascoltavo la musica forte nel cervello, le loro risa e voci stridenti, e poi le incitazioni di qualcuno che diceva:” Toccala dai… baciala ancora …” E ridere tutti io compresa
Poco dopo mentre lui mi baciava, sentii una mano sulla pelle, che accarezzandomi saliva lungo la schiena fino ad arrivare al collo, sotto i capelli ad incontrare la nuca e giocarci, spostarli prenderne una ciocca tirandola spostandomi la testa dolcemente, ed era molto piacevole.
Ricordo che per un attimo stordita pensai:” Ma chi è? … Ma che fanno? Mi accarezzano?” Ma ero troppo confusa e anche eccitata e accalorata dalla musica, da quello che avevo bevuto e praticavano su di me, da non reagire per fermarlo. Così da dietro, aiutato anche da quel ragazzo e qualche ragazza ridente e allegra, mi abbassarono la parte superiore del vestito giù fino alla vita, oltre all’ombelico, facendomi rimanere non solo con il seno completamente fuori, ma con il busto completamente scoperto, nudo, esposto davanti e dietro, con torace, mammelle e la schiena ai loro sguardi e alle loro carezze.
E mentre Enzo mi accarezzava davanti e mi concedevo ai suoi baci sulle mammelle, alle manate e strizzate tra la confusione della musica; i ragazzi e ragazze ridevano e mi accarezzavano a loro volta la schiena, il collo e i capelli, anche Giulia e Alessia, le due avevano aperta la borsetta e si erano impossessate e spruzzato il mio profumo e ai presenti, dando un alone olfattivo profumato di aria e sudore intorno a noi eccitandomi di più.
Ma il colmo e l’assurdo era che li lasciavo fare a toccarmi, e lui a baciarmi le mammelle, leccarle e stringerle e mi piaceva che lo facesse, e quando con le sue labbra venne ancora contro le mie mettendomi per l’ennesima volta la lingua in bocca, iniziai a sentire dura e prepotente la sua erezione contro il mio sesso, e a quel contatto ripetuto una forma di calore eccitante mi invase la pelvi e il volto.
Ero disorientata da quelle sensazioni che non riuscivo a controllare.
In quel momento percepii che avrebbe potuto fare qualsiasi cosa senza che io in quello stato glielo impedissi. Così aiutato da altri dietro me, mi tolsero sempre di peso da cavalcioni a Enzo e mi sdraiarono con il dorso sul divanetto contro lo schienale, con la gonna del vestito spinta volutamente da loro su fino alla vita, ad arrotolarsi con la parte superiore dell’abitino che copriva il seno anch’essa abbassata completamente, lasciandomi le mammelle, la pancia e le cosce scoperte tra il loro incitare e battere di mani:” Spogliala!... Spogliatela nuda!” Gridò una voce femminile di qualche ragazza attorno al muro umano, di quel taharrush jamaʿi italiano.
E tutti insieme al ritmo del battere le mani si misero a esclamare:” Nuda!... Nudaaa!!... Nudaaa!!…” Coperti dalla musica dance.
E sentii qualcuno, che prendendomi per il busto mi fece alzare le braccia dritte in alto, altri prendere il tessuto del vestito da ambo i lati dei fianchi e tirarlo su facendolo scivolare sul tronco, sulle mammelle, sfilandolo dalla testa e le braccia tese, togliendomelo e cacciandolo da qualche parte. Poi adagiandomi nuovamente Barbara e Alessia dissero:” Tira su il sedere dai!!!...Staccalo dal divano…” Battendoci di fianco con la mano.
Come un automa lo feci, piegai leggermente le gambe sulle ginocchia, puntai sui talloni e spinsi su alzando il sedere, staccandolo da sotto, e subito, aiutati da Barbara e Giulia che rideva, presero l’elastico dello slip sui fianchi e una da una parte e l’altra dall’atra ridendo a strattoni lo tirarono giù alle cosce e in un attimo senza la minima resistenza alle ginocchia, alle caviglie e poi me lo sfilarono via dai piedi, lasciandomi soltanto con i sandali. E tenendolo ila mutandina a perizoma in mano Barbara, le mostrò come un trofeo agli altri del gruppo ridenti, con me che assente lasciavo fare, guardandoli e sorridendo stupidamente insieme a loro tra un battimano generale. Ero completamente nuda, ma mi sentivo come se non lo fossi, non provavo vergogna, a lasciarmi osservare, pur rendendomi conto del mio stato di denudata.
“Ha i peli!!” Gridò Giulia come se fosse stupita e tutti si portarono avanti per vedere e risero.
Era incredibile, comprendevo quello che accadeva, che ero semi stesa nuda su un divanetto della discoteca con quei ragazzi attorno, il seno e il sesso alla loro vista e alle loro mani ed ero assurdamente eccitata. Mi piaceva in quel contesto con quella sensazione di stordimento che mi guardassero e toccassero. Barbara, la ragazza più spigliata mi divaricò le gambe, dando modo ai presenti di osservarmi bene la vulva coperta dalla peluria.
All’improvviso qualcuno disse “Glieli rasiamo?”
Lei sorrise e il coro dei ragazzi insieme alla musica e frastuono del disco gridarono:” Siiii!!” ridendo con fratellanza e appartenenza allo stesso gruppo, urtandosi e dandosi pacche sulle spalle.
“Chi ha il rasoio?” Urlo qualcuno.
“Io no!” Rispose un ragazzo.
“Ne ho uno io!” Disse all’improvviso Vanessa: “Ne ho uno tipo lady usa e getta…” Che poi non era altro che un tipico rasoio a zappetta usa e getta color rosa per le rasature intime femminili, che anch’io usavo per le gambe e forse anche lei.” Lo porto sempre con me per radermi gli inguini o le gambe all’ultimo momento… all’occasione.” Affermò ridendo.
“Dai prendilo che gliela rasiamo…” Disse Giulia divertita e non so quanto eccitata.
Vanessa prese e rovistò nella sua borsetta afferrando con la mano un astuccio dorato e aprendone la cerniera infilò le dita all’interno e tirò fuori il rasoio mostrando ai presenti una zappetta rosa, e scuotendola fra le due dita lo mostrò come un trofeo davanti al mio volto dicendo sorridendo.” Dandann… Dadann… rasoio trilama… Ora te la facciamo diventare bella liscia come la nostra signora…” Come se fosse un gioco.
E gioendo rise ancora insieme agli altri attorno a lei esclamando: “Ho anche il gel detergente per la depilazione Intima per pelli sensibili, ammorbidisce la pelle e i peli per non irritare e risero tutti.”
“Sei attrezzata!” Disse un ragazzo, forse Marco, ma non ricordo più.
“Certo a me piace rasarla bene in qualsiasi luogo mi trovo quando serve… ce l’ho sempre pulita e in ordine” E risero. Eravamo tutti su di giri e io confusa e stordita.
“Ce l’hai rasata.?” Le domandò Marcò.
“Certo, sempre! Tutte noi la portiamo rasata…”
“Me la fai vedere!” Disse prendendo il margine inferiore del gonnellino per alzarlo.
Ma lei gli diede uno schiaffo sulla mano dicendo sarcasticamente:” Tieni le mani a posto…guardati la figa della signora e non la mia, che tra poco l’avremo uguale…” E sogghignò con gli occhi truccati.
Era allucinante, incredibile, capivo e non volevo, ma stupidamente sorridevo e non impedivo quello che si accingeva a compiere, dissi soltanto.” No che fate! “E nulla di più.
E questa Vanessa sobillata dalle altre ragazze e ragazzi, dal caldo, la musica e quello bevuto disse: “Tenetele le ginocchia larghe.”
Prese il tubetto del gel e Marcò esclamò: “Brava metticene un po' sopra.”
Lei lo schiacciò e mise il gel sulle dita appoggiandole sui peli e le grandi labbra iniziando a spalmare e frizionare dicendo:” Questo ammorbidisce la pelle e i peli, è fondamentale per facilitare lo scorrimento della lama.”
Ai miei lamenti Barbara disse: “Su stai zitta signora vedrai che poi piacerà anche a te depilata, è bello anche sentirsela rasare, vedrai.” Mentre intorno a noi il caos musicale imperversava.
Quando sentii le dita spalmarmi il gel sulla vulva amalgamando i peli con esso esclamai:” No.…no… ma che fate! Siete pazzi... questo no! Che dico a mio marito?”
Ma Vanessa con un sorriso di indifferenza e divertimento in quella situazione, senza esserne coinvolta emotivamente continuò dicendo:” Vedrai che troverai qualcosa da dirgli a tuo marito del perché avrai la figa rasata.” Disse.
E mentre i due ragazzi affianco mi allargavano le gambe, lei mettendosi il gel nelle dita e passandomelo sopra la vulva ad amalgamarlo con i peli disse alla compagnia che faceva pressa intorno a noi: “Guardate ma non statemi addosso che devo avere una visuale diretta con la luce che riduce il rischio di dimenticare zone o peli.” Poi aggiunse:” Qualcuna faccia luce…” Subito qualcuno con lo smartphone accese il led della torcia e lo puntò contro la vulva illuminandola tutta:” Così bravo!” Disse Alessia sorridendo.
“Posso fare qualche foto?” Domandò.
“Fai quello che vuoi basta che non intralci…” Disse e subito lui ridendo come uno stupido scatto l’otturatore della fotocamera dello smartphone emettendo il classico glack...
E mentre i due ragazzi mi tenevano le cosce divaricate, Alessia si accese una sigaretta, si mise tra le mie cosce appoggiando i gomiti tra di esse con il rasoio la zappetta in mano, si abbassò e partendo dal pube con i peli umidi iniziò a rasare dicendo :” Tranquilla carina, non ti taglio, questo è un rasoio specifico per la zona intima dotato di barre di protezione e lame apposite per facilitare il taglio del pelo e lo scorrimento, bisogna tenere un'angolazione della lama di circa 30° rispetto alla pelle evitando di fare pressione. Così, come sto facendo io… “
“No dai non voglio!” Dissi.
Qualcuno di loro, una voce maschile che non capii di chi fosse in quella bolgia disse:” Loro lo sanno, se la rasano quasi tutti i giorni…” E rise.
Quando sentii il rasoio a zappetta sulla pelle iniziare a rasarmi il sesso esclamai:” No.…no… ma che fate! Siete pazzi...” Ma Vanessa continuò e ogni passata rasava e con le dita toglieva i peli rasati facendoli cadere tra le cosce sul divanetto sottostante, parlandomi:” Stai tranquilla che piacerà a tuo marito…” Affermò:” Piace a tutti gli uomini la figa rasata. “E portando la mano sinistra con la sigaretta in bocca diede una tirata e fumando e parlando con movimenti lenti e molto precisi riprese a rasare mentre gli altri guardavano divertiti.
“È necessario procedere tirando bene la pelle per evitare tagli.” Aggiunse dando un’altra tirata alla sigaretta. “Basta tendere bene la pelle con le dita e passarci sopra il rasoio seguendo il verso del pelo, senza fare pressione e in seguito rasata vai contropelo.” E intanto che lo diceva lo praticava su di me.
Assurdamente mi piaceva sentirmela rasare, non so perché, forse lo stato in cui ero, mi eccitava…
Quando mi rasò il triangolo rovesciato di peli sul pube esclamò passando la sigaretta al ragazzo affianco:” Spegnimi la sigaretta che ora vado sul difficile sulla vulva e le grandi labbra mi servono due mani e devo fare attenzione.” E rasandole prese a dire ancora, come se mi spiegasse:” La pelle delle grandi e piccole labbra è estremamente delicata, sottile e soggetta a pieghe bisogna fare molta attenzione, evitare tagli, irritazioni, bruciore e peli incarniti.” E dicendo così con due dita l’indice e il pollice tirò e tese le grandi labbra passandoci il rasoio delicatamente più volte, togliendo la peluria anche lì.
“Sei fortunata Marina, a fartela rasare da un’amica ---” Disse Barbara che osservava:” …. Vanessa ha una visibilità migliore della zona e può raggiungere punti scomodi in minor tempo.” E rise guardando gli altri proseguendo.” Tuttavia, sulle grandi labbra bisogna avere estrema cautela per evitare tagli.”
Non so quanto ci mise, se cinque, dieci minuti, ogni tanto si fermava, infilava la falange del dito medio e lo muoveva ridendo, rideva, dava due o tre colpi akk0interno facendomi godere e sussultare dicendo:” Vedi che ti piace porcellina…”
So solo che a un certo punto di quel piacere imposto accarezzandomela esclamò:” Ecco adesso ce l’hai come la nostra…” E rise nuovamente e dietro di lei sentii dire:” Vedere. Fai vedere...!”
“Aspettate che la risciacquo. Qualcuno ha dell’acqua minerale?” Domandò Vanessa.
“No…no...io ho la gazzosa …” Disse qualcuno ridendo.
“Va bene lo stesso, in mancanza d’altro, dammela!” Esclamò e me la versò sopra e prendendo qualcosa nell’astuccio dorato e me lo passò sulla vulva. Istintivamente a sentire le dita nuda strinsi le gambe e risalii e lei ripeté ridendo:” “Ti piace eh… ora è più sensibile la tua figa senza peli, basta sfiorarla e ti accendi come un fiammifero… Quando arrivi a casa guardatela allo specchio, è anche bella e poi fai una sorpresa a tuo marito…” E tutti risero compresa me stordita.
In seguito mi domandai come mai in quel chiasso nessuno del personale intervenisse al loro caos e mi risposi che probabilmente era solo la mia percezione alterata che me lo faceva apparire e sentire tale, ma che forse il loro caos era meno rumoroso di come lo percepivo io, più composto, attento. Oppure non intervenivano per il fatto che sapevano che stavano festeggiando un compleanno e sentendoli gridare e battere le mani in quella bolgia non ci facevano caso, pensandolo parte del loro divertimento.
Sta di fatto che vedevo attorno me ragazzi e ragazze che ridevano, mi guardavano, toccavano e accarezzavano sul seno e sul sesso ora liscio e che io non reagendo, era come se li incitassi ad andare avanti e fare di più. Alcuni ragazzi toccandosi il sesso eccitato mi osservavano libidinosi.
Ricordo che tra la musica e il ridere fu una voce femminile, forse quella di Barbara a dire: “Leccagliela! Leccagliela dai! Che ci sta!!” E un'altra voce maschile dire:” Si dai! Vediamo se lei se la lascia leccare adesso che ce l’ha bella liscia!”
E poi risate e musica assordante, e all’improvviso lui, quell’Enzo sotto gli sguardi di tutti si abbassò in ginocchio davanti a me e mentre una ragazza, forse Giulia tenendomi mi spostava una gamba in fuori divaricandomele di più, e lui mettendo il busto e la testa con la faccia tra le mie cosce iniziò a baciarmela e leccarmela. Dioooo… In quel momento a sentire la sua lingua sulla vulva appena rasata non capii più nulla, era come se le grandi labbra vaginali e il clitoride con quella sostanza che mi avevano fatto bere a mia insaputa e la rasatura della vulva si fossero sensibilizzati maggiormente e palpitassero. D’istinto appoggiai la mano sulla sua testa, presi i capelli tra le dita e la premetti sul mio sesso per godere di più, mentre tutti ridevano della mia consensualità artificiale gridando: “Hai visto? Ci sta! Le piace!... Le piace farsela leccare!”
Mentre altre mani di ragazzi e ragazze nonostante il sudore sula pelle, allungandosi iniziarono a palparmi da per tutto, le mammelle, il sedere lateralmente, le cosce e quelli attorno a me in piedi si chiudevano sempre più a cerchio formando un muro umano impenetrabile di taharrush jamaʿi Che ripeto in italiano significa -molestia collettiva-. È un termine nuovo che indica un'aggressione sessuale di massa ai danni di una donna, isolata e accerchiata da un branco di ragazzi o persone in un luogo pubblico. L'aggressione prevede l'utilizzo di più cerchi umani concentrici, fino minimo dieci- quattordici come eravamo noi anche se mi parevano sempre più numerosi.
Il semicerchio umano, visto che c’era una parete laterale, serviva a isolarmi e bloccare, a coprire la visuale al pubblico della discoteca e da chiunque non facesse parte del loro gruppo.
Avevo dei flash di lucidità. Ricordo che quell’Enzo piegato davanti a me e con la testa tra le mie cosce disse provocatoriamente canzonandomi: “...Ma che combini Marina? Sei sposata, hai un marito … e sei qui a fartela leccare da me?! “E il ridere, quel ridere da cagnara che mi confondeva.
Ma fu un attimo, un altro ragazzo affianco si tirò giù i pantaloni e lo slip facendo uscire il suo cazzo eretto a oscillarmi davanti, arrivando a mettermelo vicino alla faccia.
“Fattelo baciare Marco! Fattelo leccare! Fatti fare un pompino!” Gridò da dietro me penso quella Barbara, quella ragazza che ritenevo dolce e che aveva preso le mie difese e ora lo incitava all’altro ragazzo Marco a mettermelo in bocca, mentre io lo guardavo assente e distaccata.
Lui si sedette n ginocchio di fianco sul divanetto, dove prima era quell’Enzo, mi prese per i capelli tirandomeli e mi girò con il busto verso di lui portandomi con il volto e le labbra verso il suo glande per farselo succhiare.
In quello stato non feci resistenza. Mi tirò a sé per la testa e io lo presi eretto prima contro il viso e poi sulle labbra, iniziando a quel vociare e incitamento:” Bacialo! ...Leccalo!” A baciare e leccare come un automa la sua cappella.
“Un pompino! Fatti fare un pompino da Marina!” Gridò qualcuna o qualcuno divertito e sapendo cosa fosse e volessero, alterata e stordita dopo averlo baciato e leccato aprii la bocca e incoscientemente lo feci entrare tra le mie labbra. Lo presi in bocca e iniziai a succhiarlo, come facevo a volte a mio marito, assecondando quel vociare e quel ragazzo che mi incitava e a ogni sua spinta nella mia bocca tra le risate e gli incitamenti, lo spompinai davvero per parecchi secondi come se fossi una troia vera, e oscenamente mi piaceva farlo.
“Stai attento che non te lo morsica!” Gridò qualcuno ridendo.
Non so quanto tempo passò in quella concitazione di incitazioni e risate. Poi Marco interruppe la fellatio, si mise affianco dell’amico Enzo che smise di leccarmi la figa tirandosi su e una voce femminile all’improvviso sovrastando la musica gridò ai ragazzi:” Chiavatela! Chiavatela! Che intanto non dice niente! Ci sta! Le piace!”
Vidi Enzo sorridermi e voltandosi sorridere anche ai suoi amici. Lo osservai slacciarsi la cintura e abbassare la cerniera tirando un poco in giù i pantaloni; con quel muro umano attorno e la luce tenue non erano neanche preoccupati che qualcuno ci potesse vedere e poi anche se fosse accaduto io in quel momento nello stato confusionale sembrava che ci stessi, che partecipassi.
Appoggiò la mano sul seno e mi spinse a farmi sdraiare e alcuni di loro, anche qualche ragazza, si prodigarono ad allargarmi le gambe, altri lo tirarono fuori dai pantaloni e io remissivamente e assente, stupidamente li guardavo ridenti parlare tra di loro e i loro compagni, con i loro falli duri fuori e certuni in mano che se lo accarezzavano.
Il primo, quell’Enzo maledetto, mi divaricò e piegò maggiormente le gambe e si mise tra esse, lo sentivo parlare con chi era attorno, era incitato ed eccitato e senza rendermene conto sudata, eccitata e accaldata mi ritrovai sdraiata sotto a lui quasi completamente nuda pronta a lasciarmi penetrare e possedere senza impedirlo da lui, anzi, ad attendere desiderandolo che lo facesse, volendolo fare sesso.
Sentii le sue dita frugarmi sulla vulva liscia, le grandi labbra e di seguito la sua cappella appoggiarsi e premere sulla fessura della vulva insalivata dal cunnilingus e umida dalla mia eccitazione, toccarmela sul clitoride e poi spingere forte, divaricare le grandi labbra ormai eccitate e umide e penetrarmi, entrare in me facendomi sussultare tra lo scroscio di un applauso alla penetrazione e i mormorii quasi coperti dalla musica: “Bravo! Chiavala!... Chiavala dai Enzo che se lo merita!!” Urlò qualcuno.
E qualcun altro dire: “Te l’ho detto che ci stava!”
Mi penetrò, lo avvertii entrare in me e inconsciamente e per reazione mi inarcai, l’abbracciai e lo strinsi a me, mentre gli altri attorno ridevano, e muovendosi quell’Enzo antipatico e stronzo che non potevo sopportare iniziò a possedermi. Mi prendeva in quella posizione come si suol dire da missionario, e mi baciava davanti a tutti in viso, in bocca e sul seno e assurdamente godevo di lui, lo sentivo dentro me muoversi avanti e indietro e dare dei colpi secchi ogni tanto, e avvertivo gli spasmi vaginali del contrarsi della vagina al piacere che mi dava sentire il suo cazzo con il suo avanti e indietro. E aprendo e chiudendo gli occhi, vedevo tutti quei volti giovani e sconosciuti, sorridenti, allegri intorno a noi semi illuminati dalle luci in penombra della sala che ci osservavano chiavare, ridevano, parlavano tra loro e mi guardavano.
Quell’Enzo mentre mi possedeva e dava colpi profondi in vagina facendomi godere, con il capo alzato guardava i suoi amici e le amiche attorno, ridendo con loro, mostrando quanto era bravo a chiavare la signora Marina e a farla godere anche se era sposata.
Sotto l’effetto di quello che mi offrì da bere quella Giulia, mi piaceva fare sesso in quel momento in quella condizione e lo avrei fatto con chiunque, sentivo la vagina in fiamme ed ero disinibita, e nel piacere rispondevo anch’io ai suoi movimenti in vagina, spingendo e pressando abbracciandolo, io stessa il bacino contro il suo in modo che mi penetrasse di più e in profondità, Finché incontrollata ebbi un orgasmo stringendomi di più a lui e cercando d’istinto di baciarlo in bocca, stranamente Enzo in quel momento non volle, allontanò il capo, probabilmente ricordandosi del pompino che avevo compiuto al suo amico Marco.
A un certo punto si staccò da me che ancora lo volevo e cercavo di trattenere, si tirò su e lo sfilò dall’interno della vagina eiaculandomi sulla pancia e sul pube, il tutto seguito da uno scroscio di un battito di mano tra urla di giubilo, forti quasi come la musica.
Si alzò e allontanò di poco lasciandomi ferma a gambe larghe a desideralo ancora, con l’entrata vaginale dilatata e a vista di tutti i loro sguardi, vivendo quel momento di benessere con soddisfazione e indifferenza ad essere osservata sulla figa da loro, e poco dopo sentii dire a qualcuno:” Adesso io…! La chiavo anch’io.”
Mi vennero le palpitazioni vedendo un altro giovane alticcio ed esaltato come noi uscire dal gruppo e venirmi incontro, slacciare la cintura e tirare giù i pantaloni facendo uscire il suo sesso eretto e oscillante davanti alla mia vulva e incurante dello sperma del suo amico sul mio pube, si sdraio tra le mie cosce e su di me.
E ancora mi sentii penetrare, quella volta in modo più vigoroso, era più grosso del precedente, di quello di Enzo e mi possedette anche lui sul divanetto, tra la musica assordante, grida e le risate e i battiti di mano degli amici. Lui mi possedeva e mi baciava, mi mordeva e succhiava il labbro inferiore ricambiato inconsapevolmente da me che come una cagnetta in calore a bocca aperta sotto il suo volto, aspettavo che mi infilasse la sua lingua.
Godendo e stringendolo ebbi un altro orgasmo e venni di nuovo e anche lui.
Lo tolse e ancora sentii urla e risate sceme e tra una pausa silenziosa del ritmo musicale, guardando in alto stordita quel soffitto scuro della discoteca contornata da teste che ci guardavano, sentii ancora una voce femminile dire a qualcuno:” Dai provaci anche tu! Chiavala anche tu! “E poi ridere, e altre risate ancora e poco dopo sentii nuovamente un corpo sdraiarsi sopra il mio, senza sapere di chi fosse e subito dopo avvertii il glande puntarmelo sulla vulva tra le grandi labbra, premere e penetrarmi, infilarlo dentro in un colpo solo, iniziando a chiavarmi con gran foga, e a possedermi con passione ricambiata. Mi sentivo baciare in viso, leccare e toccare anche da altre mani sul corpo mentre lui mi possedeva. In quel momento non capivo niente, godevo e muovevo il bacino verso lui ansimando e basta, mentre gli amici attorno lo incitavo a sfondarmi.
“Sfondale la figa a questa stronzetta… che chissà cosa si crede di essere soltanto perché è sposata e fa la sostenuta, la snob… la superiore con noi…” Disse qualcuna.
Quel ragazzo che mi possedeva si mosse tanto e veloce a chiavarmi su quel divanetto che ebbi ancora un orgasmo incontrollato, stringendolo su di me e baciandolo, senza nemmeno sapere chi fosse e che viso avesse quel ragazzo, il quarto. Sapeva chiavare e iniziai ad urlare dal piacere, gemiti coperti dalla musica e dagli applausi. Le contrazioni vaginale, gli spasmi della pelvi gli fasciavano il cazzo e stringevano dentro di me e fecero sì che tra il mio godere, le mie urla dell’orgasmo e le sue, venne anche lui. Lo tirò fuori veloce eiaculando sulla vulva depilata. E lo mostrò tra risa e incitazioni.
Quegli orgasmi così meravigliosi e profondi erano certamente indotti dalla sostanza che avevo bevuto, che intuii in seguito si trattasse di ecstasi, che mi aveva disinibito completamente e sensibilizzata all’eccitazione e il piacere la vagina e il corpo.
Mentre ero sdraiata ed estasiata, sentii ancora da Barbara sorridente:” Chi vuole chiavare la bella signora snob adesso!?” E vedendo esitazione li sollecitò muovendo anche la mano: “Su maschietti, fatevi avanti…”
Ma prima che qualcuno si facesse avanti un'altra voce disse: “Ora basta ragazzi!! E’ mezzanotte passata, dobbiamo ritrovarci al bar con gli altri…”
Enzo si ricompone lasciandomi sdraiata in quella sorta di estasi, con degli scatti del corpo improvvisi e incontrollati dovuti al piacere che ancora avevo dentro me. Stringevo le gambe e mettevo le mani sul sesso come a trattenermi quel bellissimo piacere che non era soltanto fisico, ma anche un fuoco dentro la vagina e una sensazione cerebrale bellissima...
Praticamente drogandomi quei ragazzi con l’aiuto delle ragazze mi avevano alterato la mente, il mio stato di coscienza e si erano divertiti abusando sessualmente di me a turno, e gli amici e le amiche complici avevano osservato, incitandoli e ridendo. Probabilmente erano frastornati anche loro dalla stessa sostanza che quella Giulia aveva somministrato con la bevanda a me e senz’altro alcuni erano ubriachi, e approfittando del mio stato confusionale si erano appropriati sessualmente del mio corpo.
Mi chiesi poi in seguito se lo avevano già fatto a qualcun'altra di drogarla e prenderla sessualmente in quel modo, annullando le facoltà mentali, circondarla con gli amici della compagnia a creare un muro umano e inibire la sua volontà e capacità reattive a resistere e a opporsi come era successo a me.
Ricordo che furono in tre a possedermi completamente con penetrazione e rapporto sessuale, uno dietro l’altro, una cosa incredibile di cui non me ne rendevo conto fin quando poi in albergo realizzai il tutto.
L’assurdo era che in quel momento, mentre praticavo sesso con loro, li amavo e desideravo e partecipavo realmente all’amplesso… A ripensarlo è stato tremendo. Ricordo di aver provato un fortissimo legame emotivo, come se ognuno di loro in quel momento del rapporto sessuale fosse mio marito e li amassi realmente, li desiderassi carnalmente e mentalmente come a Diego. E li volessi dentro di me in vagina, e in quei momenti durante l’amplesso, pensavo anche assurdamente di essere innamorata di ognuno di loro.

Anche se poi mi sono resa conto che quelle sensazioni erano generate dalla chimica del mio cervello in reazione con la sostanza che avevo bevuto che mi disinibiva e rendeva euforica facendomi vedere tutto positivo. La testa era leggera e a volte mi girava. Non li conoscevo nemmeno, non li avevo nemmeno visti bene in faccia a parte quell’ Enzo e le ragazze, eppure li baciavo con la lingua in bocca, uno alla volta li amavo sessualmente con desiderio e passione come se fossero stati mio marito e come loro facevano con me, e mi facevano godere, e godevo fino ad avere l’orgasmo con ognuno di loro.
Mentre ero ancora sdraiata e stordita su quel divanetto, senza quasi accorgermene, qualcuno mi cacciò le mutandine e il vestito sopra il corpo, come a coprirmi e ridendo e scherzando tra loro, a uno a uno o in coppia, prendendo le loro cose si allontanarono veloci tra la confusione della sala; si alzarono anche quelli seduti andandosene con loro. Restai solo io sdraiata con una ragazza vicino che probabilmente non faceva parte della loro compagnia che mi guardava e sembrava drogata o ubriaca anch’essa. Mi tirai su con il tronco a fatica in quell’angolo in penombra, aiutata da lei che a stento mi passò la borsetta; prima di tirare giù le gambe rimisi le mutandine, lentamente e con calma. Con la stessa lentezza e calma mi alzai in quella baraonda poco lontano da me, senza che nessuno se ne accorgesse, tutti presi dalle loro cose, e aiutata da lei, da quella ragazza che pareva stordita come me, mi infilai il vestito ormai tutto stropicciato, fermandomi e tenendomi più volte agli schienali delle poltroncine e divanetti per non perdere l’equilibrio e cadere. Mi girava la testa e mi sentivo leggera, urtai con le gambe anche uno dei tavolini colmo di bicchieri vuoti e sporchi. A fatica, sempre con il suo aiuto legai i due lembi anteriore dell’abito dietro il collo. Mi stirai il volto con le mani e misi a posto i capelli con le dita, presi la borsetta, il golfino di cardigan non lo trovai più e silenziosa mentre quella tipa più assente di me si risedeva tra la confusione a sognare, mi avviai.
Nel camminare in quella semioscurità della sala e luci stroboscopiche, per uscire fu un dramma, barcollando inciampai più di una volta, urtai e fui urtata da varie persone nella confusione, chi mi vedeva pensò che fossi ubriaca fradicia. Mi allontanai e uscii.
Fuori dalla sala da ballo all’aria fresca mi ripresi un po’ e realizzai… ero smarrita di quello successo, tutta intontita, mi incamminai tra la gente verso l’albergo e mi fermai più volte a prendere un po’ di fresco, ero molto accaldata e mi girava la testa. Sudata feci un centinaio di metri all’aria del lungomare che mi temprarono. Avevo una grande voglia di urinare.
Arrivai in albergo e salii subito su in camera, rientrai con il pass che era l’una di notte e non volevo che qualcuno mi vedesse. Nella stanza gettai la borsetta su una sedia, andai di corsa in bagno e mi lavai la faccia con l’acqua fresca e iniziai a realizzare di più cosa era accaduto e il mio e loro comportamento, capii che ero stata abusata: “Mi hanno senz’altro drogata con qualcosa.” Pensai.
Decisi di lavarmi, mi sentivo sporca di sperma sopra il pube e attaccaticcia sull’addome e sopra le cosce, ma prima dovevo urinare, non ce la facevo più. Davanti al water mi girai e mi misi con il sedere verso la tazza, alzai il vestito tutto stropicciato e quando abbassai la mutandina per sedermi sull’asse, mi venne un colpo, ero incredula a quello che vedevo, il sesso era completamente rasato, senza un pelo e all’interno dove appoggiava sulla vulva la mutandina era sporca di sperma che vista la posizione eretta lentamente stava ancora colando fuori dalla vagina.
“Mio Dio pensai…” Mi prese il panico:” Senz’altro uno di quegli stupidi o più di uno mi ha eiaculato in vagina, forse ubriaco o sotto l’effetto di qualche sostanza come me non è riuscito a trattenersi…” E non sapevo nemmeno chi fosse dei tre. Non che mi importasse chi fosse stato a eiacularmi dentro, ma quel fatto era una disgrazia nella disgrazia, non solo essere stata drogata e posseduta, ma anche eiaculata in vagina. Con l’indice mi toccai sulla fessura e lo sentii, era proprio sperma, bianco e cremoso che per gravità essendo in piedi scendeva e usciva lentamente e chissà quanto ce n’era ancora dentro e contro l’utero.
Non ce la feci più, mi sedetti e urinai, e mentre la facevo liberandomi piacevolmente da quello stimolo insistente pensavo, e il primo pensiero che mi venne e mi gettò ancor di più nel panico:” E se qualcuno di loro mi ha messa incinta? Che faccio? E cosa gli dico a mio marito quando me la vede tutta rasata? Dioooo!!!”
Fui colta dal terrore e mi venne un nodo alla gola.” Che faccio ora?” Pensai:” Che faccio!?”
Ero preoccupata, avrei voluto denunciare tutto alla polizia, ma pensai a mio marito, eravamo sposini cosa potevo dire, raccontare?... La verità!? Dirle:” Sai Diego, mentre tornavo indietro dall’averti accompagnato al porticciolo e lasciato sulla barca, nel ritornare in albergo ho incontrato dei ragazzi, una compagnia che mi ha invitato a ballare e io sono andata con loro? “
Si volevo farlo, ma avrei dovuto anche dirgli perché io quella sera che lui non c’era invece di restare in albergo come gli avevo detto, sono uscita e andata a ballare con degli sconosciuti da sola. Se avessi detto la verità, se gli avessi detto che ero stata drogata e abusata sessualmente da alcuni ragazzi in discoteca mi avrebbe creduta? Non credo.
E se loro dicevano che invece ero io che c’ero stata con loro?
In fondo ero entrata di mia iniziativa, di mia spontanea volontà nella discoteca e avevo ballato con loro, sorridevo e anche scherzavo. Si potevo denunciarli e poi? … Non sapevo nemmeno chi erano, chi avrei accusato? E cosa avrebbe pensato mia suocera, mia cognata?
Non sapevo che fare, ero confusa. Per prima cosa decisi di lavarmi, andai sotto la doccia feci scorrere l’acqua sulla pelle, me la sfregai mille volte. Avrei voluto fare delle lavande vaginali con il tantum rosa, ma non l’avevo dietro, non potevo portarmelo dietro in vacanza. Lo stesso vista l’ora notturna potevo uscire e andare a cercare una farmacia aperta o di turno per acquistarlo. E poi sarebbe servito? E se ero già fecondata? Sapevo che gli spermatozoi ci mettono pochi minuti risalire l’utero e la tuba. Mi lavai con la pressione del doccino contro la vulva, allargandola con due dita della stessa mano facendo entrare acqua a pressione in vagina per poi farla uscire più volte, ma fu una scelta sbagliata perché la pressione dell’acqua sulla vulva rasata e sensibile, sulle mucose interne alla vagina e il clitoride continuava a procurarmi sensazioni piacevoli.
Tra le altre cose pensai e ripensai anche: “Dicono che esiste la pillola del giorno dopo!?”
Ma come avrei potuto averla, procuramela con mio marito vicino, non potevo andare in qualche consultorio a farmela dare, avrei dovuto dirgli tutto, che ero stata a ballare, che avevo bevuto e quei ragazzi mi avevano drogata, abusata sessualmente e messa incinta. Non ci avrebbe creduto, avrei rovinato il mio matrimonio e avrei perso l’uomo che amavo per sempre, distrutto la mia vita e la sua e quella dei nostri genitori. Già immaginavo mia suocera e mia cognata dire: “E già, lui non c’era e lei è andata a ballare a sua insaputa e ora dice che è stata drogata e messa incinta!”
In quel momento avrei voluto e dovuto abortire e questo non avrebbe cambiato il giudizio di mio marito e di loro su di me.
Si fa presto a dire:” Dì sempre la verità! ...” Ma come fai?... Specie se questa verità ti crea più problemi di una bugia? Avrei pensarci prima, non entrare in quella discoteca e non ora che ero successo.
Ebbi un lampo della mente ricordandomi che quella stupida mi aveva preso i documenti, guardai con ansietà nella borsetta e vidi che li aveva rimessi ma non più nel portadocumenti, c’era anche il portafoglio con la carta di credito, ma non c’era più il mio flacone di profumo spray portabile Change di Chanel, probabilmente se lo era tenuto quella ragazza Barbara come trofeo visto che gli piaceva molto. Agitata toccai il lato interno della borsetta, lo smartphone per fortuna c’era ancora ne taschino interno, tirai un sospiro di sollievo, lo presi e vidi e lessi i messaggi d’amore di mio marito e qualche foto notturna della costa con le luci vista dal mare da lontano. Risposi soltanto con un messaggio:” Scusami amore se non ti ho risposto prima, ma mi ero addormentata. Ti amo!”
Poco dopo arrivò il suo:” Dormi bene amorei mio a domani mattina …”
Iniziai a pensare cosa potevo fare, come giustificarmi. “Per i peli rasati posso dirgli che li volevo regolare sui margini per non farli uscire dal costume e che nel farlo, sbagliando, tagliandoli male ho combinato un pasticcio e ho deciso di rasarla tutta…” Ma quello era il meno, una sciocchezza in confronto a come e cosa potevo fare se ero incinta?
Ero demoralizzata, triste e malinconica, non sapevo che fare e nuda con soltanto la mutandina pulita mi buttai sul letto a piangere per quel sconvolgimento della mia vita e poi stanca e intontita mi addormentai.
Mi svegliò che stava albeggiando mio marito con un bacio, che rientrato da quella pesca mi accarezzava dicendo:” Ti ho portato il pesce amore… lo vuoi?!”
Lo abbracciai d’istinto forte forte e lo baciai dappertutto sul viso, stringendolo forte a me.
“Si lo voglio!” Risposi, e in un attimo eccitato che fossi quasi nuda si spogliò anche lui, mi abbassò la mutandina e toccandomela al buio disse:” Ma sei senza peli? I peli dove sono? Come mai li hai rasati? “
Il cuore mi batteva a mille e risposi quanto avevo pensato:” Al ritorno a casa non sapevo che fare e mi sono messa regolarmi i peli un po' qua, un po' l’ha e un po' sui margini e un po' sopra è mi è venuta storta…”
“Come ti è venuta storta?” Mi interruppe.
“Si, i peli, un margine era più rasato dell’altro stava male e così ho deciso di depilarmela tutta…e l’ho fatto per te… Non ti piace? Intanto ricrescono. “
“Woww...!” Disse sorridendo:” Mi piace si!” E mi venne sopra accarezzandomela, avvertendola ancora umida e socchiusa, dicendomi: “Sei già bagnata!”
Avrei dovuto rispondere sono ancora bagnata dopo quello che mi è successo ieri sera e invece risposi d’istinto: “Ti aspettavo, ti sognavo, non vedevo l’ora che arrivassi! Per questo sono già eccitata.”
Quel mio stato alterato e rispondere in quel modo non so se era dovuto ai residui del sonno o di quel piacere perverso e malsano di poche ore prima che avevo avuto con quei ragazzi, che ancora persisteva in me e nel mio corpo. Non gli dissi nulla dell’accaduto, non volevo, avevo paura che mi ripudiasse, mi scacciasse da lui.
Ricordo solo che si sdraio sopra me eccitato ed in erezione, dicendo baciandomi sorridente:” Ti ho portato il pesce amore, bello grosso e duro…ora te lo do!” Appoggiò il glande al centro della fessura della vulva, premette e spingendo mi penetrò facilmente e facemmo l’amore alle sei di mattino, mentre l’aurora usciva all’orizzonte e iniziava ad albeggiare dalla finestra. E prese a baciarmi e a muoversi amandomi, con me purtroppo con quei pensieri intrusivi in testa, ripensandomi in quella discoteca con tutta quella gente attorno a guardarmi, a battere le mani e incitare quei ragazzi a possedermi. E assurdamente fu ancora eccitante pensare a quello che era avvenuto poche ore prima e venni subito abbracciandolo forte, forzandomi e pensando che fosse lui, mio marito e non i pensieri intrusivi di quei ragazzi a farmi godere. Quando stava per venire e lo sentii irrigidirsi pronto a tirarlo fuori dalla vagina, non so cosa mi accadde, forse un pensiero inconscio improvviso e ripetuto, o la paura di quello che poteva accadere, lo strinsi con le cosce e lo trattenei forte su di me, non lo lasciai uscire.
Lui perplesso mi guardò nel chiarore tenue dell’alba che filtrava dalla finestra.
“No… Non uscire!!” Mormorai tirandolo di più a me circondandole i fianchi con le cosce.
“Perché? …Vuoi che venga dentro?! … Vuoi un figlio?” Mi chiese sorpreso.
Indegnamente sussurrai:” Si Diego!... Voglio un figlio, nostro…ora!” Incitando mio marito oltre che con le parole con i gesti e le carezze a eiacularmi dentro, dandogli degli scossoni con il bacino a fargli capire che lo volevo, lo desideravo, cosa che baciandomi fece. Avemmo un orgasmo simultaneo d’amore, ma io con l’alterazione del ricordo e con il paragone di quello avuto poco prima con quei ragazzi.
Mi abbracciò e non riuscendo a trattenersi mi eiaculò internamente e subito io a sentire il suo godere dentro di me tirai un sospiro di sollievo, mi lasciai andare e mi rilassai. Ero stata perfida lo so, lo avevo ingannato, ma l’ho perché lo amavo e non potevo fare diversamente, non volevo perderlo.
Restammo sdraiati e abbracciati ad accarezzarci e respirarci addosso, poi accese la luce, volle vedermela senza peli, rasata, sorrise dicendo:” Non è male!”
A quelle parole risposi:” Se vuoi e ti piace la posso tenere così…!”
“Si, ma fai attenzione quando te rasi, qui c’è un taglietto…” Tirai sul capo per guardarmi ma non ci riuscii.” Ti guarderai poi allo specchio.” Disse.
ci alzammo, lavammo e tornammo a letto a dormire ancora. Stranamente non ero più tesa, nonostante quello che era accaduto ero rilassata e scelleratamente felice, avevo risolto il mio problema anche se ho ancora, il senso di colpa e il rimorso di averlo ingannato.
Essendo nel periodo fecondo e di massima ovulazione, sapevo di essere già incinta di qualcuno di quei ragazzi e per salvare tutte le apparenze, il nostro matrimonio, la nostra vita e il nostro amore, feci eiaculare anche mio marito dentro me, facendogli credere che fosse suo il figlio che sarebbe nato.
So che è stato un atto ignobile come la storia che vi sto narrando, ma come dicevo era l’unico modo per non perdere mio marito e salvare il nostro matrimonio… il nostro amore.
Restammo ancora qualche giorno in vacanza, non volli più passare davanti a quella discoteca e nemmeno sentirne il nome. Lui quando ci alzammo e uscimmo mi racconto di come fosse stata bella quella serata a pesca e di come si era divertito e io gli dissi che invece ero ritornata subito in albergo.

Rientrati a casa dalla vacanza dopo un mese e l’assenza delle mestruazioni dopo il 28esimo giorno essendo stata sempre regolare, capii di essere incinta, e lo annunciai al mondo tra la felicità di mio marito e dei parenti.
Ora sono passati alcuni anni, e ho sempre il rimorso per quello che ho fatto a mio marito, ma ripeto ancora, non potevo fare diversamente, i peli sul sesso sono dopo la gravidanza l’ho rifatti screscere, mi è ritornato il triangolo rovesciato. Non siamo più andati in vacanza in quella cittadina, anche se bella e a mio marito piace molto e più volte mi ha invitata a tornare, ma ho sempre detto di no, il ricordo di quella sera in discoteca è anch’ora troppo vivo.
I figli ora sono due, un bel maschietto di cinque anni, avuto da qualcuno di quei ragazzi e l’altra una bellissima femminuccia di tre anni, concepita e avuta realmente da mio marito due anni dopo. La seconda, la bambina è sua biologicamente, è veramente figlia di mio marito e ora viviamo felici.
Io da mamma, quando osservo i miei figli, noto nella fisionomia alcune differenze, il primo, il maschietto assomiglia a quell’Enzo della discoteca, e dalla somiglianza capii che fu lui il primo eiacularmi in parte dentro in vagina, o sopra o vicino, comunque a contaminarmi e fecondarmi, ma li amo entrambi allo stesso modo, anche se il maschietto è vivace e discolo, e non ha certo il carattere tranquillo mio o di mio marito che è calmo.
Assomigliano entrambi a me e questo basta a far dire ai parenti e alla gente che nel maschio ci vedono qualcosa anche di mio marito, chi gli occhi, chi la fronte. Ma solo io so che non è il suo.
Soltanto mia suocera una volta mi disse:” Marina!... Il maschietto assomiglia tutto a te, ma la bambina tutta a mio figlio.” Segnalandomi la differenza.
“I maschietti assomigliano sempre alla mamma e le femminucce al papà!” Risposi sorridendo della sua considerazione, aggiungendo:” Vedrai che crescendo lei assomiglierà a me e lui tutto a Diego.” Me la cavai così… con delle battute e una risata.
Non nascondo che quando vedo mia suocera che prende in braccio il maschietto e lo bacia, mi fa un certo effetto, conoscendola moralista e molto legata alla consanguineità e discendenza. Lo stesso effetto me lo fa mio marito, quando lo vedo avere ignaro tra le braccia il figlio biologico di Enzo credendolo suo, vezzeggiandolo e baciandolo.
Spero sempre che non succeda mai niente da poter portare alla scoperta della verità, come la ricerca del gruppo sanguigno o peggio del Dna su mio figlio e mio marito e notare le diversità. Ma se succederà, sarà un problema che affronterò al momento.

In questi anni mi sono informata e documentata molto tramite internet e sono venuta a conoscenza di aspetti raccapriccianti di quello che è avvenuto. In parte di quello che già sospettavo, probabilmente quella ragazza Giulia d’accordo con gli altri mi aveva fatto bere a mia insaputa l’ecstasy liquida o in pastiglia schiacciata e polverizzata nel drink, o meglio una sostanza che si chiama Ghb detta appunto ecstasy.
Ho appreso che una volta immesso nella bevanda diventa incolore e inodore, con un sapore leggermente salato. Come reazione fa perdere ogni inibizione, per questo è detta anche -il liquido dell’amore - per le sue qualità sessuali, perché disinibisce e altera la percezione del tempo e dello spazio, ma è più conosciuta come la “droga dello stupro.”
Lessi che gli effetti cominciano generalmente a distanza di 5-10 minuti dall'ingestione e durano da una a tre ore circa.
A basse dosi e inizialmente presenta effetti molto simili a quelli degli alcolici, sensazioni di disinibizione, piacere diffuso, rilassamento e tranquillità, sensualità, euforia e tendenza a verbalizzare, cioè a parlare molto come è capitato a me che ho avuto gli stessi sintomi generali.
Lessi anche che l’ecstasi ha, inoltre, un effetto legato al post assunzione, una sorta di post sbronza meno forte di quella derivante dal consumo di alcolici.
So che ho ingannato mio marito e non lo meritava, e vivo con questo terribile segreto, ma una donna, una madre, deve saper fare anche questo per amore del suo uomo e dei suoi figli, scegliere tra il bene e il male.

Con questa mia confessione mi rivolgo alle donne e soprattutto alle ragazze com’ero io, dicendole:” Abbiate sempre estrema cautela, non fidatevi mai degli sconosciuti, sia essi maschili che femminili, anche se hanno la faccia per bene, carina, simpatica, dolce e dei bravi ragazzi. Lo stesso vale per le ragazze, ricordo ancora bene in quella confusione le voci femminili che incitavano i maschi a praticare atti di libidine su di me e di possedermi…

Nella mia ricerca ho letto che sono stati riportati casi di violenza carnale legati al consumo ignaro di dosi di ecstasi (cosa che ha fatto guadagnare al Ghb la nomea di 'rape drug’, (ovvero droga da stupro). Quindi, mi rivolgo al sesso femminile, fate attenzione a quello che bevete in discoteca, se la vostra bevanda vi è offerta e portata da sconosciuti o ha uno strano sapore salato che non dovrebbe avere, fate molta attenzione, non bevetela! Io oltre a essere stata posseduta, mi sono ritrovata incinta con un figlio nel ventre.

Spero che questa mia confessione possa essere d’aiuto e aprire gli occhi a qualcuna.
Grazie.
Una di voi, Marina (nome di fantasia).

Per commenti, suggerimenti, idee, notizie o critiche, scrivere a:
dressage1@hotmail.it
Grazie.



scritto il
2026-08-15
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