Il donatore di sperma cap. 3 Ritorno alla realtà
di
IMMORALEX
genere
tradimenti
IL DONATORE DI SPERMA.
Note:
" La vita non è fatta di desideri bensì degli atti di ciascuno."
Paulo Coelho.
CAP. 3 “RITORNO ALLA REALTÀ.
Quando dopo una settimana ritornai con mia moglie come d'accordo nello studio dello specialista urologo a farmi rivisitare dopo aver compiuto gli esami ematici ed ecografici prescritti, lui dopo averli visionati con attenzione disse:” Vanno bene! Anche l’eco doppler al testicolo rimasto è soddisfacente…” E sorrise, dandoci una forma di sollievo:” … ma per sicurezza gliene prescrivo altri più completi e approfonditi, una serie di esami diagnostici. Alcuni li ripeterà, riguardano il dosaggio ormonale, in particolare il testosterone e aggiungo la prolattina…” Fece una pausa verbale e proseguì:” Li ripeterà con l’aggiunta della prolattina perché questi ormoni possono influire sulla reazione dell’erezione e sulla fertilità maschile e quindi vedremo se a distanza di qualche settimana ci sono variazioni significative. In più le farò eseguire l’eco-doppler non più alla gonade rimasta ma penieno. Non solo del testicolo, ma dell’asta del pene completa, l’arteriografia peniena e la cavernosografia…”
Guardai mia moglie sempre silenziosa che ascoltava e gli domandai preoccupato “Che esami sono?”.
“Si tratta di una procedura radiologica utilizzata per visualizzare l'anatomia dei corpi cavernosi del pene. Tramite l'iniezione di un mezzo di contrasto…” Disse, ma interrompendosi vedendo la mia faccia preoccupata:” … ma non abbia timore sentirà solo pungere sul pene e questo permetterà di individuare anomalie strutturali, malformazioni o patologie come la "fuga venosa" che è causa di disfunzione erettile.”
“Cos’è la fuga venosa Professore?” Domandai ignaro e curioso.
“La fuga venosa è una condizione in cui il sangue defluisce troppo rapidamente dal pene impedendo di mantenere l'erezione. Spesso il problema è legato a un afflusso arterioso insufficiente che non permette una chiusura corretta delle vene per trattenerlo…” E vedendo il mio stupore precisò:” Normalmente, durante l'eccitazione, i muscoli del pene si rilassano e il sangue entra nei corpi cavernosi. La pressione sanguigna comprime le vene, intrappolando il sangue e garantendo la rigidità e quindi l’erezione. Nella fuga venosa questo meccanismo fallisce e il sangue non resta ma defluisce. È utile anche a valutare che non ci siano altre eventuali disfunzioni vascolari del pene, ma l’arrivo del sangue sia regolare. Sa signor Roberto, non vorrei che l’infezione avuta, l’orchite bilaterale abbia provocato alterazioni pure all’asta del pene e noi faccia l’errore di concentrarci solo sul testicolo… “E aggiunse ancora:” Farà anche i Potenziali evocati sacrali, per valutare l’integrità delle vie nervose e arteriose implicate nella reazione dell’erezione. Praticamente con questi esami si ha una erezione farmacologica introducendo una sostanza vasodilatatrice nei corpi cavernosi del pene. In genere si esegue il test con la papaverina, che appunto è una sostanza vasodilatatrice del pene, ed è utile a valutare l’arrivo di sangue e il funzionamento. Questo esame mi permetterà di bypassare gli stimoli nervosi e valutare direttamente la risposta vascolare, la capacità delle arterie di far affluire il sangue e quella dei tessuti di trattenerlo per mantenere l'erezione.
Guardai ancora Laura e annuii dicendo:” Basta che non fa male…”
“No! Glielo detto…” Esclamò con una faccia rassicurante.” … sentirà soltanto pungere sul pene, non vedrà nulla perché sarà sdraiato sul lettino.” E abbozzò un sorriso.
E proseguì: “Quando avrà eseguiti tutti questi esami avremo un quadro completo e potremmo dire definitivamente se ci sono cause organiche o meccaniche che possano influire sulla sua sessualità.”
“E per il resto? La fecondità?” Domandai.
“Lo spermiogramma lo faremo per ultimo, pochi giorni prima di incontrarci, così sarà fresco di valutazione.” Feci tutti gli esami e le visite a pagamento e fu una spesa non indifferente, ma me ne fregavo, avrei speso anche il doppiò, il triplo e più, pur di avere tutto funzionante.
Inoltre durante quella visita ci domandò tra il disagio di Laura: “Avete già avuto rapporti sessuali completi con penetrazione?”
“No professore!” Risposi, e ci invitò a provare.
“Provate, iniziate con calma e attenzione, provate e poi sappiatemi dire la prossima volta che ci incontreremo.”
“Quindi possiamo provare professore?!” Ripetei io tra il felice e il preoccupato.
“Certo, è passato oltre un mese dall'intervento morfologicamente e fisiologicamente è tutto a posto, provate pure. Ma non si faccia prendere dall’ansia, può succedere che la prima volta non riesca o non sia soddisfacente…non si preoccupi, è normale e poi quando mi porterete gli altri esami la prossima volta ne discuteremo.
Salutammo e pur nella disgrazia uscimmo felici, ma io preoccupato di provare, mi pareva di essere ritornato alla prima volta che facevo sesso.
Quella sera, dopo aver visto la tv ne parlammo tra di noi, chiesi a laura se volesse provare a fare l’amore, per noi fare sesso non esisteva, c’era solo il fare l’amore.
“Proviamo Laura?... Vuoi?” Domandai.
Alla mia proposta con un sorriso malizioso esclamò contenta: “Si proviamo!”
“Ma facciamo piano e con attenzione.” Risposi.
In quel momento ero ansioso, ma a stringerla, abbracciarla nel suo corpo giovane e perfetto, baciarla e sentire la sua lingua calda e salivosa, avvertivo delle pulsazioni al pene, come lo stimolo di una forma di erezione. Ero contento che mi venisse duro, ma allo stesso tempo preoccupato e ne avevo anche timore.
Concordammo di provare ad avere un rapporto sessuale e andammo in camera, a letto ci spogliammo restando solo in mutandine, e accarezzandoci e toccandoci avverti la mia rinata consistenza iniziare a gonfiarsi e premere dentro lo slip.
Erano quasi due mesi che non faceva l'amore carnalmente e continuai ad accarezzarla e poi baciarla sul collo, sul viso e in bocca ricambiato.
Si era creata un'intensa connessione emotiva e fisica tra di noi. Il desiderio e il fremito rappresentavano l'apice dell'attrazione e della sessualità, dove ogni sfioramento diventava un linguaggio.
Lei era fremente, sentivo la sua pelle calda tremare allo sfiorare delle mie dita. Era vogliosa e piena di desiderio e si eccitò subito quando giunsi con le dita all’interno del suo slip, sul sesso, ad accarezzarle il suo cespuglio e la fessura tra le grandi labbra che aveva già bagnati, e avvertivo l’umidità del suo piacere e umore vaginale sui polpastrelli accarezzandole i peli sulla vulva mentre ci baciavamo. Oltre che bagnato il suo sesso pulsava, era palpitante, segno che mi voleva carnalmente, mi desiderava, aveva 25 anni Laura e la sentivo vibrare sotto le mie carezze, ed era giusto e logico che fosse così eccitata, essendo stata sempre una ragazza calda nell'intimità.
Lo tirai fuori dallo slip semirigido in procinto di diventare duro e nello stesso tempo con l’altra mano l’accarezzai sul viso e i capelli, mentre lei timorosa, fremente e incerta me lo accarezzava come se fosse la prima volta che lo faceva, avvertendo io le sue dite delicate, affusolate, tremanti sull'asta semidura.
La vidi impaziente e desiderosa, in attesa di me che la penetrassi, con i capezzoli turgidi, gonfi e sempre più sporgenti come due chiodi. Il suo sesso diventare sempre più umido al contatto con le mie dita e di riflesso ai miei baci. Di sua iniziativa, fatto insolito per lei, alzò il sedere e con le mani spinse giù sulle cosce la mutandina, poi piegando le gambe portò le ginocchia verso il suo torace e le spinse ancora più giù facendole passare e uscire dai piedi e le tolse. Subito riabbassò le gambe, le dischiuse e divaricò pronta a ricevermi, mostrandomi il sesso voglioso, caldo e palpitate, invitandomi silenziosamente con quel gesto di togliersi lo slip da sola, con lo sguardo su di me e il suo respiro intenso e breve a prenderla e possederla.
Con calma lo inumidii di saliva sulla cappella e mi misi tra le sue cosce, e baciandola ancora in bocca lo appoggiai sulla sua fessura vulvare, tra le grandi labbra ormai palpitanti e spinsi lentamente, ma ero agitato, troppo concentrato, in tensione ansiosa. Ero spaventato come se fosse la prima volta, avevo paura di non farcela, di non riuscirci, forse fui troppo precipitoso, non era ancora duro completamente e il cuore mi batteva forte.
Spinsi nuovamente con più forza il bacino, ma non entrò e si piegò.
Cercai di riprovare, ma oramai ero nel pallone, non riuscivo a trovare nemmeno l’entrata della vagina tra i peli tanto ero agitato.
Vedevo il suo volto guardarmi pieno di desiderio di essere presa e posseduta, mi aspettava, mi voleva.
“Non entra! Non ce la faccio!” Esclamai con rabbia dispiaciuto agitandomi di più.
“Calmati Roby … stai calmo e riprova!” Disse vedendomi inquieto e sudato accarezzandomi sulla fronte.
Ma niente, riprovai, ormai era mezzo mollo e si piegava:” Non entra… non riesco! Non ce la faccio Laura! Maledizione!” Balbettai deluso.
“Calmati Roby! “Ripeté lei accarezzandomi sul viso spaventato e imperlinato di sudore:” Non ti agitare.”
Ma nonostante la buona volontà, il lungo periodo di astinenza e la partecipazione attiva di entrambi, anche la sua che in genere era sempre passiva, senza iniziativa e in attesa di me che iniziassi, fu un fallimento. Mi bloccavo, mi deconcentravo o concentravo troppo….
“Provaci tu! Toccamelo!” La esortai d'istinto.” Aiutami!”
Allungò il braccio e lo prese tra le dita quasi mollo iniziando a muoverlo con disagio su e giù, non avendo mai dovuto farlo prima, non avendomi mai masturbato nemmeno da fidanzati quando ce l’avevo duro.
Ma oramai ero troppo teso, non mi veniva rigido nemmeno con la masturbazione e persi anche quella poca erezione che avevo e così con rabbia lasciammo perdere.
Lei mi confortò, era ancora fremente piena di ardore e io più arrabbiato per questo, perché oramai si era scaldata ma non riuscivo a chiavarla. Mi dispiaceva, era piena di voglia ed eccitazione, pronta a farsi penetrare e io l'avevo lasciata così, a gambe larghe con la bocca asciutta. Mi sentivo scoraggiato, impotente, triste. Mi consolò.
” Non prendertela Roby, può succedere… è la prima volta dopo l'intervento, hai sentito anche tu cosa ha detto il professore, riproveremo con più calma e vedrai che riuscirai, andrà meglio!” Dichiarò.” Intanto subito hai quasi avuto l’erezione…” Aggiunse con un sorriso nell’espressione delusa per confrontarmi.
“Non so, c'è qualcosa che mi agita, mi blocca!” Risposi.
“Si, perché sei teso amore, devi essere più tranquillo! Ma vedrai che ci riusciremo, s non è questa volta la prossima o l’altra ancora.” Replicò accarezzandomi.
Mi veniva quasi da piangere:” Ma tu eri già pronta?” le domandai.
Per non ferirmi rispose soltanto:” Non importa! Sarò pronta anche domani, sempre per te. Parlane con il medico, magari ti aiuta.”
Mi dispiaceva lasciarla così piena di voglia e desiderio di chiavare senza possederla carnalmente.
In quella situazione, il nostro amore nell'impossibilità momentanea di praticare sesso, spostava l’attenzione sull'affetto puro, portandoci a un contatto più dolce fra noi, fatto di carezze, abbracci e sguardi, generando un senso di profonda unione, dolcezza e malinconia.
Il desiderio represso per entrambi che ci amavamo si trasformava in una forma di romanticismo puro e struggimento, in cui la bellezza del momento eccitatorio si mescola con la tristezza per il limite imposto dalla mia virilità, con la consapevolezza e accettazione di quello che ero. Speravo fortemente che la situazione sarebbe stata momentanea, visto che era dettata da motivi di salute e ne eravamo entrambi consapevoli.
Comunque la baciai e abbracciai ancora e la penetrai con un dito, sentendogliela tutta bagnata, non lo diceva ma ne aveva voglia, tanta e presi a praticarle un ditalino, facendola godere e venire così tra le mie braccia, con il dito dentro come una ragazzina mentre mi baciava.
Anche in seguito, non potendo praticare sesso completo con la penetrazione, pur di donarle piacere mi riversai sui i preliminari per soddisfarla ugualmente. Oltre le carezze sul corpo, quando arrivavo sulla vulva la stimolavo manualmente, fino a titillarle il clitoride e introdurle il dito in vagina possedendola così, masturbandola ad arrivare a farle raggiungere l'orgasmo e mantenere alta una sorta di complicità e parvenza sessuale tra noi. Non le praticavo il cunnilingus, anche se lo avevo pensato… perché non mi piaceva leccare la figa, ma con l’uso delle mani e la penetrazione con le dita, baciandola ero in grado di portarla a orgasmi intensi. Scartai l’idea dell’l'introduzione di strumenti vari come vibratori o stimolanti clitoridei per offrirle soddisfazione, lei non voleva, non le piacevano quegli oggetti, preferiva essere massaggiata e accarezzata da me che ea più intimo e partecipante e mi concentravo sul contatto pelle a pelle, la mia con la sua, attraverso baci, carezze e massaggi sensoriali. Praticavo anche il – Frottage - lo sfregamento delle dita sui genitali senza introdurli all'interno della vagina, donandole e offrendomi sensazioni di forte vicinanza ed eccitazione.
Nei giorni seguenti ragionando, mi resi conto che soffrivo di disfunzione erettile a solo 26 anni ed ero appena sposato da meno di tre e prima di quell’incidente avevo sempre goduto di una sessualità vigorosa, attiva e soddisfacente e l’avevo sempre posseduta e appagata durando quanto volevo.
Prenotai gli esami richiesti dal professore, ci vollero venti giorni prima che li facessi e nell’attesa quelle sere a casa e a letto con Laura provavamo ad avere rapporti sessuali.
In quei giorni che iniziavo a stare bene, a stringere tra le braccia mia moglie, la donna che amavo, sentire ed accarezzare le forme perfette del suo corpo, desiderate da tutti e aspirare con intensità il suo profumo personale sulla pelle e sul collo mi sentivo impazzire. E pur nell’impossibilità di avere un rapporto carnale completo, provavo lo stesso desiderio sessuale, anche se non avvertivo lo stimolo sul pene, ma mentalmente la volevo…. Era disumano e drammatico credetemi desiderare cerebralmente la propria moglie che si amava e che si offriva a me ed io non ero in grado di possederla carnalmente perché non riuscivo a penetrala e mi inebriavo della sensazione a pene mollo, dello sfregare il glande sulla sua fessura umida, sentirla bagnata e avvertire i suoi peli e le sue grandi labbra e appagarmi così.
Quello che provavo era terribile, riprovammo altre volte ad avere rapporti sessuali, ma all’iniziale stimolo dell’erezione subentrava in me il timore, l’ansia e spingendo si piegava, non entrava, non riuscivo a penetrare pur desiderandolo tantissimo mia moglie, come lei bramava me e terminavamo in baci, carezze e ditalini.
Durante la notte mi capitava di osservarla dormire accanto a me mezza nuda e avvertivo frustrazione e struggimento, la vicinanza fisica del suo corpo sensuale e seducente accendeva un forte desiderio cerebrale in me, che però non era corrisposto da quello sessuale, non venendomi duro con l’erezione completa.
Era una sensazione tragica e spietata desiderare, la propria moglie, averla nuda davanti al letto che ti vuole e non avere l’erezione per possederla. Il forte desiderio mentale si scontrava con la disperazione di non riuscire, generando una sensazione strana in me, mi sentivo ferito, deluso e perso.
Vivevo un'intensa frustrazione e un senso di inadeguatezza verso di lei che mi spaventava e mi sentivo impotente, fallito, umiliato…
La nostra intimità sessuale in quelle sere si era tramutata, con lei nuda nel letto e io la baciavo, la guardavo e accarezzavo tutta e dappertutto sul corpo fino a masturbarla e a farla giungere ad avere l’orgasmo.
Il giorno che andai nel laboratorio e nella radiologia dell’ospedale a fare gli altri esami, a ripetere il dosaggio ormonale, l'ecocolordoppler penieno e la carvernosografia, ero solo senza Laura. Al termine una volta compiuto gli esami, quando uscii, visto che ero solo, decisi di fare un passo nel reparto di urologia a vedere se incontravo il professore che mi seguiva. Giunto con fortuna lo trovai, era in corsia con altri medici a parlare, aveva appena finito la visita degli allettati, gli feci un segno e quando mi vide mi salutò facendomi cenno con la mano di avvicinarmi, dicendomi appena fui da lui: “Come va?! Ha fatto gli esami che gli avevo prescritto.?”
“Si professore ...” Li ho fatti questa mattina, ho eseguito tutto quello che mi ha richiesto.
“Bene aspettiamo i risultati e quando avrà tutto venga nel mio studio privato con sua moglie.”
“Si certo.” Replicai. Sorrisi e ne approfittai.” Senta professore, le posso parlare un attimo?”
“Si, mi dica!” “Ecco si tratta dei rapporti sessuali, è da qualche giorno che proviamo, l'erezione un po' c'è, ma mi sento bloccato, non riesco a penetrarla, quando spingo si piega e non riesco a infilarglielo dentro, a farlo entrare, ho sempre paura di non farcela.” Lui mi guardò in silenzio e io prosegui: “Siccome in Grecia l’urologo che mi aveva operato mi aveva detto che se mi capitava questo, sarebbe stato probabilmente una reazione psicologica e di rivolgermi a un buon psicologo, vorrei sapere se lei me ne può consigliare uno?”
Mi guardò serio pensando, poi esclamò:” Lasci stare gli psicologi se no non esce più, per ora non è il caso, proviamo in un altro modo. Venga, le darò io qualcosa e se non funziona questo allora prenderemo in considerazione lo psicologo.” Fece una pausa e proseguì: “Per iniziare può incominciare con qualche farmaco, venga glielo prescrivo.” E Lo segui dentro il suo studio ospedaliero.
Quando fummo all’interno mi fece accomodare.
“Le prescrivo il Cialis …” Disse:” … ne prenda una compressa mezz'ora prima di quando vuole avere il rapporto sessuale, ogni due tre giorni, vedrà che dovrebbe funzionare.” Informandomi: “Il Cialis è un farmaco per la disfunzione erettile, come il viagra solo che è a rilascio più lento e dura di più il tempo di azione. Sono vasodilatatori attivi sulla disfunzione erettile. Servirà ad aiutarla nei primi momenti di ripresa, poi vedrà che andrà avanti da solo senza bisogno di nulla.”
Lo ringraziai felice e uscito andai in farmacia con la ricetta e l'acquistai.
Tornato a casa lo dissi a mia moglie che sorrise un po' scandalizzata, ma la a sua risposta fu: “Se serve ben venga!”
Nei giorni seguenti, ci sforzavamo di vivere una vita normale, nell'attesa che tutto funzionasse come prima.
Una sera come tante, dopo essere usciti con gli amici decidemmo di provare nuovamente ad avere un rapporto sessuale, sperando che sarebbe successo qualcosa di diverso dalla volta precedente. Assunsi una compressa di Cialis appena arrivato a casa, e dopo un'oretta, tra il parlare e curiosare in tv, andammo a letto. Sembravamo davvero due ragazzini innamorati. Scherzavamo e ridavamo come due fidanzatini, lei era pigra, come al suo solito passiva e senza iniziative come sempre, com’era il suo carattere e maniera di fare sesso, ma era fremente, desiderava un rapporto sessuale, essere presa carnalmente da me.
A letto alle mie carezze come una gatta iniziò a fare le fusa tra le lenzuola, sospiri e mugolii. Le piaceva farsi accarezzare, massaggiare le cosce, il sedere e tutto il corpo, adorava la sensazione delle mie dita che scivolavano sulla pelle vellutata come seta dandole vibrazioni piacevoli ed eccitandola. Erano le prime carezze di quella sera e le accettava tra pigrizia e malizia, sapendo che erano carezze di gioia e desiderio e tutte per lei quasi nuda vicino a me. Intravedevo i suoi occhi e notavo che mi osservava con desiderio. La guardai anch’io e capii che il suo non era un semplice sguardo, ma un invito a prenderla, possederla carnalmente, a entrare il lei se ci riuscivo. Sentivo nel basso ventre una strana sensazione sotto forma di calore e una percezione di erezione più sentita delle altre volte. Sorrisi e avvicinandomi maggiormente la strinsi e la baciai. Con la mano destra spostai il lenzuolo che la copriva dalla vita in giù e la vidi sensuale, attraente, viva e calda, lì, al suo posto che mi attendeva, girata su un fianco a farsi contemplare guardandomi come a provocarmi, a volere dirmi:” Sono qui Roberto, sono tua, prendimi che aspetti…?”
Feci scivolare il mio sguardo eccitato dalle caviglie a salire su sino al bordo inferiore della mutandina colorata di nero, che contrastava con il pallore delle cosce e feci scorrere le dita lungo la pelle chiara, su, fino al fianco, girandole poi sul sedere, sopra il tessuto della mutandina e provavo una strana sensazione di batticuore e euforia fino a perdermi.
Avvertivo gli impulsi sul pene prima dell'erezione e sentivo il corpo rispondere agli stimoli dell’eccitazione fisici e mentali. Percepivo un coinvolgimento emotivo, un aumento del desiderio, un lieve formicolio testicolare e inturgidimento genitale. Le sensazioni psicologiche che avevo erano forte motivazione, desiderio, eccitazione mentale guidati dagli stimoli visivi a vederla seminuda, soltanto con lo slip, vogliosa di essere presa sessualmente, con le sue espressioni facciali che parevano supplicanti. Di seguito lentamente ebbi una percezione di peso e calore nell'area pelvica. Il tessuto dei corpi cavernosi del pene iniziava a riempirsi di sangue tramite vasodilatazione indotta probabilmente dal Cialis e a divenirmi duro. Sentivo aumentare il battito cardiaco, la respirazione profonda e iniziavo a sentirlo muoversi dentro e contro lo slip.
Con esaltazione e contentezza avvertivo gli impulsi sessuali sulla mia asta che riempiendosi di sangue si irrigidiva sempre più, oltre che l’aumentare il desiderio di lei, e tremante come se fosse la prima volta che praticassi sesso, salii ancora più su con le dita e le appoggiai la mano sul seno, con i capezzoli turgidi e sporgenti, accarezzandolo e stringendolo. Era meraviglioso, sodo e pallido. E lei era lì come un frutto al ramo che aspettava di essere colta da me.
Il farmaco anche se non appieno stava facendo effetto, funzionava ed ero felice, eccitato e incoraggiato dagli stimoli sessuali e da quella forma di calore e sensazione sul pene che stava richiamando sangue sulla mia asta irrigidendola sempre più, gonfiandola e facendola crescere.
Sorrisi adagiandomi di fianco a lei. La mia mano le percorse il braccio dalla spalla alla mano, soffermandosi poi sui fianchi sensuali ed erotici per addentrarsi tra le sue gambe e toccarle ancora il sesso. Mi piaceva solleticarla per verificare anche la mia erezione che si apprestava ad aumentare.
Ero agitato, ansioso e intimorito ma soprattutto felice, una felicità che mi procurava tachicardia, il cuore mi batteva forte, tutto stava funzionando. Infilai la mano sotto il bordo del tessuto dello slip e fu l'umido del suo piacere che si manifestava in mezzo le gambe, tra i peli del suo sesso ad accogliere le mie dita; era già bagnata e mi desiderava.
Lei dal fianco si ruotò e si mise a pancia in su, presi il bordo superiore dell'elastico del suo slip sussurrandole: “Alza il sedere amore!” E come lo fece, con dolcezza le tirai la mutandina a metà coscia, scoprendole il sesso. Il resto fu facile, agevolato da lei con il movimento delle sue gambe in un attimo le tolsi e fu nuda completamente, con il suo sesso rigoglioso di peli umidi e attaccaticci sulla fessura delle grandi labbra palpitanti insieme al suo respiro.
Desideravo accontentare lei prima di darmi ciò che volevo io, in un certo senso ricompensarla dell'attesa, della sua come la mia astinenza sessuale forzata, dare a lei ciò che voleva, mostrarle che ero ancora come prima, un marito virile, capace di possederla e farla godere anche se erano passati quasi due mesi da quella sera in Grecia nella camera dell'hotel, dove lo facemmo per l’ultima volta con passione. Lei mi guardava passiva e silenziosa. ma piena di voglia come a dirmi: “Prendi ciò che vuoi ... È tuo! Tutto tuo!... Sono tua Roberto!”
Mi tolsi lo slip anch’io e restai nudo, avevo finalmente l'erezione, non piena ma soddisfacente, più della volta precedente ed ero più sicuro di me, meno ansioso e mi sentivo pronto, anche se avevo temevo che l'erezione mi scappasse; e dopo averle accarezzato l'addome e la vulva ancora umida decisi di penetrarla subito. Per introdurlo meglio me lo inumidii con la saliva sul glande e lo stesso feci sulla vulva e con gesti rapidi le divaricai le gambe e mi misi tra loro, gliela accarezzai con il dito inumidendola ancora di saliva, e penetrandola un poco con esso all’interno mi trovai la via. Puntai quasi tremante il glande tra i peli e le grandi labbra, lo appoggiai alla sua fessura dischiusa ed eccitata, tolsi il dito guida e subito spinsi con il bacino, come avevo fatto altre migliaia di volte da quando eravamo insieme, anche se quella mi sembrava la prima volta. I suoi muscoli pelvici si rilassarono fino a permettermi di entrare in lei, avvertii la cappella divaricare la fessura vulvare e spingersi dentro come aspirata dal suo desiderio di avermi, di averlo… e fu fantastico sentirlo fasciato dalle grandi labbra intorno, e la penetrai lentamente facendo scivolare la mia asta semirigida nella sua vagina umida e autolubrificata dal suo stesso piacere. Mi mossi con attenzione, lentamente e delicatamente e quando il cazzo eretto fu dentro completamente, fra i suoi fremiti e sussulti, mi poggiò le braccia attorno al collo e le mani sulle scapole a stringermi forte; e dando il giusto ritmo al mio corpo iniziai a muovermi e possederla nuovamente.
Quel momento tanto atteso con desiderio, paura e disperazione era arrivato. Non m sembrava vero che la chiavavo di nuovo, mi pareva che fosse la prima volta tra sospiri e ansietà. Ci incastrammo alla perfezione uno nel corpo dell’altro e diventammo un tutt'uno, una carne unica calda e fremente. Uniti e fusi i nostri corpi si scaldarono, i respiri si scontrarono, gli aliti amalgamarono, le labbra si unirono e la sua lingua si incrociò con la mia in un lungo bacio passionale mentre ci stringevamo forte e felici di essere ancora lì, noi, carnalmente uniti uno dentro il corpo dell'altro che ci muovevano e stringevamo abbracciati con amore.
Ero felice, e lo era anche lei. Seppur aiutato farmacologicamente dal Cialis e non era una erezione piena e spontanea, sapevo che non ero impotente, ci riuscivo… riuscivo a chiavarla, riuscivo ancora a chiavare mia moglie…a Laura… ed ero felice.
Avvertivo l’ardore infuocato della sua vagina bagnata, quel caldo umido piacevole che nel suo condotto d’amore avvolgeva la mia asta di carne contraendosi, e avevo paura... paura che non durasse, che non fosse vero, che fuggisse quella situazione e quel momento così bello e intenso, e cercavo di non pensare, non pensare ma amarla, farla godere più che potevo…tanto. Finalmente dopo tanto timore, patire e penare, la possedevo ancora con amore con la mia solita dolcezza, mentre con le dita le accarezzavo la schiena, il collo, le braccia facendola fremere, fino a farle divenire il fiato ansimante. Laura aveva tanta voglia repressa di godere e la stava liberando in quel momento con me.
Avvertivo le sue dita sulla mia schiena e immaginavo le unghie laccate rosse che correvano sulla pelle rigandola. La udivo godere, mentre la sua folta chioma era fra le mie dita e le frizionavo il cuoio cappelluto delicatamente. Ero soddisfatto e raggiante di amarla ancora, anche se non c'era il vigore e la potenza delle volte precedenti, ma riuscivo a darle ciò che anelavo, l’amore carnale oltre a quello sentimentale. Ci baciammo a lungo in bocca, lingua contro lingua mentre la possedevo e la accarezzavo e con una mano le infilavo le dita fra i capelli e lei le sue nei miei. Avvicinai il lobo della sua orecchia alle mie labbra e lo baciai e leccai, morsicandolo e tirandolo dolcemente con i denti mentre, come facevo sempre le sussurravo: “Ti amo! Ti amo Laura!”
Sentendola ansare e rispondere:” Anch’io Roby! Anch'io amore!”
E godevamo entrambi con la mente e il corpo congiunti, come se fossimo una persona sola.
Seppur non pienamente nel vigore e nella sessualità, mentalmente ero eccitato. I suoi baci, il calore della vagina sul mio pene, il timore e la voglia di possederla, la contentezza e la palpitazione furono tali che dopo pochi minuti non resistetti, stavo per venire e non riuscivo a trattenermi, e guardandola negli occhi, come se tra di noi si fosse instaurato un tacito accordo, le mormorai: “Ti vengo dentro amore!? Proviamo ad aver un figlio? “
“Si!!...Si…!!”
Fu la sua risposta decisa anche se soffocata e accompagnata dal piacere e da un abbraccio più forte. Anche lei desiderava un figlio.
Dopo una manciata di secondi, tra sospiri e abbracci le eiaculai in vagina, liberamente, senza più interrompere come facevo prima, volevamo un figlio, volevo ingravidarla e lei voleva essere fecondata ... basta aspettare! Quel trauma aveva accelerato tutti i nostri desideri e programmi. Tra lo spasmo testicolare a tratti fastidioso delle contrazioni delle vescicole seminali per far risalire lo sperma, eiaculai dentro la figa di mia moglie mentre lei si stringeva a me.
Al termine, contenti, abbandonati e stremati sul letto come se ci fossimo amati per ore invece di pochi minuti, la baci con tenerezza in fronte. Ero soddisfatto di essere riuscito a possederla anche se brevemente ed aver eiaculato dentro di lei, ora aveva il mio seme contro al suo utero e tutto era possibile. Poco dopo ci alzammo a lavarci e poi in silenzio senza parlare, solo guardandoci negli occhi tornammo a letto e appagati, mano nella mano come gli innamorati ci addormentammo.
Quei giorni nell’attesa della visita dal professore urologo, i rapporti sessuale furono pieni di apprensione e di gioia, la settimana dopo presi ancora il Cials e lo rifacemmo ancora anche se con meno intensità della prima volta. Ero esultante avevo pensato di essere diventato impotente sessualmente ma non lo ero, anche se nonostante il Cialis secondo i momenti e le serate le erezioni erano faticose e a volte parziali, ma però sempre tali che mi permettevano di introdurlo in vagina e di avere una vita sessuale anche se ridotta del 50% di quello che sessualmente riuscivo a praticare precedentemente. Nei preliminari, quando le erezioni faticavano a esserci nonostante l’aiuto del farmaco, c’era la collaborazione manuale di mia moglie Laura che mi aiutava.
Era inutile mentirmi, quell'incidente con conseguente intervento chirurgico e l’asportazione di un testicolo era stato uno sparti acque della mia sessualità, tra come ero prima e come sono diventato dopo, con il calo della funzionalità sessuale e in seguito anche della libido. E seppur l’eccitazione e il desiderio verso mia moglie Laura c’erano sempre ed erano uguali e anzi erano diventati maggiori di prima, li vivevo con angoscia. Era terribile desiderarla tanto, accarezzarla, averla nuda a disposizione nella sua bellezza e fascino sensuale, sentirla palpitare e fremere di desiderio sessuale e possederla con poca virilità da non riuscire a soddisfarla pienamente sempre quando volevo; arrivando al punto che talvolta per non eccitarla e scaldarla inutilmente evitavo di cercarla sessualmente come prima benché la volessi e la desiderassi. E ci amavamo con lo sguardo i baci e le carezze.
Come dicevo le erezioni c’erano, ma non sempre erano complete nonostante il farmaco e l'aiuto manuale di mia moglie, spesso secondo i momenti erano faticose e a volte parziali, con la difficoltà a raggiungere o mantenere l’erezione, ma almeno come già detto riuscivo a penetrala, ad avere un rapporto sessuale completo anche se debole, farla gioire e eiacularle in vagina sperando di metterla subito incinta nell’attesa del giorno prenotato per eseguire lo spermiogramma e questo ci bastava e ci permetteva di avere una vita sessuale nostra anche se minima e diversa dagli altri.
Non ero a conoscenza se altre persone in situazione simile alla mia si manifestassero le stesse difficoltà, ma in me pur possedendola, si erano instaurate delle problematiche durante i rapporti sessuali.
Fisiologicamente si era alterato il mio funzionamento sessuale, le erezioni non erano mai piene e rigide, il Cialis all’inizio aveva un’azione e un potere maggiore che spesso scemava. A volte nell’amplesso passavo dall’avere poca sensibilità al pene, ad averne troppa. Qualche volta quando lo introducevo e mi muovevo, avvertivo subito lo stimolo all'eiaculazione, faticando a contenermi, mentre prima dell’incidente trattenevo e controllavo l'eiaculazione con facilità prolungando i rapporti sessuali e mi era venuta una sorta di eiaculazione precoce. Quando la penetravo, bastava che sentivo Laura iniziare ad accarezzarmi e muoversi con il bacino e avvertire il caldo umido della sua figa stringere le pareti eccitate della vagina sulla mia asta di carne, che mi eccitavo e sentivo il bisogno di eiaculare e frequentemente venivo subito, non dandole la possibilità di avere o terminare il suo piacere iniziale, spesso senza farle provare l’orgasmo. Quello che avvertivo era un istinto incontrollabile stimolato dal caldo umido della vagina, come avvertivo l’impulso il testicolo si contraeva e non riuscivo a interrompere quel processo, a trattenermi e dovevo avvisarla che venivo anche se lei non aveva ancora goduto, sia che fossero passati pochi minuti che di più eiaculandole quasi improvvisamente dentro la vagina senza riuscire a soddisfarla. Praticamente non riuscivo più a trattenermi come facevo prima dell’incidente e prolungare l'amplesso per dare modo anche a lei di godere. Saltuariamente avevo questi problemi di consistenza rigida… durezza peniena e eiaculazione improvvisa e con controllata. Per fortuna non era sempre così… ma quando avveniva era frustrante.
Avevo anche provato a fermarmi e tirarlo fuori per poi riprendere, ma se lo facevo era peggio, perdevo la rigidità dell'erezione e rischiavo che non mi tornasse più duro, con conseguente fine del rapporto sessuale che terminava lì, ed era umiliante per me e per lei lasciarla ancora piena di voglia, averla davanti a gambe larghe, piena di desiderio e non poterla chiavare.
Non so se era soddisfatta dai rapporti sessuali che avevamo, non credo, lei diceva di sì per non inferire maggiormente su di me, ma io ero convinto di no, di certo non erano più quelle chiavate di prima e non godeva più come una volta, sia per la brevità dell'atto, qualche minuto, che per la consistenza dell’erezione e del vigore della mia asta sessuale, anche se compensavo la carenza di tali limitazioni con i preliminari, baci, carezze e manipolazioni manuali.
Eseguiti e ritirati gli esami prescritti, prendemmo un appuntamento con la segretaria del professore specialista urologo, che ce lo diede dopo dieci giorni perché prima non c’era, era a un congresso.
Il giorno dell’appuntamento con i referti ritornammo nel suo studio… sempre con Laura al mio fianco. Quel pomeriggio all’ora prestabilita ci accolse e dopo i convenevoli, le strette di mano e i sorrisi ci fece accomodare.
“Allora come va?!” Chiese guardandomi.
“Di salute sto bene e con l’aiuto delle compresse che mi ha prescritto, il Cialis, va meglio di prima, l’erezione è aumentata e siamo riuscito ad avere qualche rapporto sessuale…” Dissi passandogli i referti degli esami che avevo eseguito, mentre Laura a disagio fingeva di osservare altrove.
“Oh bene! Questa è una bella notizia!” Disse sorridendo:” Vede che funziona!” E si mise a leggere i referti degli esami e poco dopo alzando il capo disse:” Vanno bene, vanno tutti bene… eco doppler penieno e testicolare e cavernosografia. È tutto funzionante va bene e se mi dice che è riuscito ad avere anche rapporti sessuali direi che possiamo ritenerci soddisfatti.
Ma subito gli feci presente: “Si professore… con quelle compresse va meglio, ma a volte durante il rapporto sessuale ho una erezione adeguata anche se non piena, ma altre volte la perdo o si riduce quasi subito. Talvolta se riesco a entrare dentro…”
“Penetrare mi corresse…” Mentre mia moglie imbarazzata fingeva di osservare i quadri appesi alle pareti.
“Si penetrare scusi…” Mi corressi:” Talvolta appena la penetro o durante il rapporto sessuale o le successive spinte, diminuisce l’erezione, con il calore della vagina la perdo.” Lui ascoltava attento e proseguii:” E quando riesco ad averla e penetrala bene, talvolta mi viene da eiaculare quasi subito e mia moglie non ne riceve completa soddisfazione e questo mi causa disagio e difficoltà anche con lei e incide sul carattere e l'umore di entrambi.” Feci una pausa mentre lui ascoltava e mia moglie vergognandosi girava la testa sempre a guardare i quadri sul muro, e proseguii: “Io avrei un mio metodo che ho sentito dire da dei miei amici chiacchierando tempo fa, per durare di più...per continuare il rapporto sessuale.” Pronunciai.
“Ah bene mi dica…qual’è!”
E lo informai:” A volte esercito una pressione con due dita ad anello alla base del pene, stringendolo forte alla radice e mi resta più gonfio ed eretto e riesco a continuare. Ma se smetto di esercitare pressione e stringere alla radice ritorna come prima, quasi inconsistente. Con questo metodo ritardo anche di un poco l’eiaculazione, ma non so se faccio bene, se posso farlo?”
Lui rispose: “Probabilmente è la fase iniziale dopo il trauma, meccanicamente funziona bene, ma ci sono delle lacune psicologiche, ma se riesce a penetrare la sua signora e le torna rilassato perdendo la rigidità mentre è all’interno, può essere un fattore di sensibilità del glande che a volte si desensibilizza. Ma ritengo che sia normale in questa prima fase, ma assolutamente non lo stringa e si trattenga con le dita sulla radice del pene che è controproducente. Se stringe rischia di impedire oltre il ritorno anche l'afflusso di sangue al pene e può avere conseguenze serie.
Lei continui a muoverlo in vagina anche se non è più eretto e duro. In questo modo continuerà a dare piacere seppure minimo alla sua signora e come dicevo questa è una prima fase, più avanti dovrebbe assestarsi, vedremo.
Non sarà un rapporto sessuale ottimale, ma intanto l’avrà anche sua moglie.” Disse guardandola negli occhi che Laura abbassò subito:” Si dovrà abituare a compiere l’atto sessuale come gli dico io e deve adattarsi anche lei signora…” Disse il professore osservando mia moglie facendola arrossire in viso:” Non può pretendere di praticare sesso come prima… “Dichiarò e ritornò a guardar mia moglie Laura proseguendo.
“Come ho detto a suo marito signora, anche lei dovrà adattarsi a una nuova sessualità, a provare un piacere diverso, ridotto rispetto a quello che aveva prima.” Continuando rivolgendosi a me:” Ora quando ha rapporti sessuali eiaculi liberamente nella vagina della sua signora quando arriva lo stimolo, senza trattenersi, che con il tempo si aggiusterà tutto. Ci vogliono mesi, forse qualche anno ma poi riprenderà funzionalità e il controllo normale. L'importante è che adesso sia in grado di penetrarla e che riesca ad avere rapporti sessuali completi anche se minimi, poi quando si sarà stabilizzato e avremo certezze su tutto, vedremo cosa possiamo fare per ritardare l’eiaculazione. Ma per ora non faccia nulla di meccanico, manuale. Piuttosto lo introduca anche se non è rigido e se è già all’interno lo lasci inconsistente e anche se con fatica la possegga così. Praticamente mi invitava a chiavarla anche con il cazzo mollo…
Fu ottimista e sicuro che in poco tempo tutto sarebbe tornato come prima e aggiunse:” Ora passiamo alla fertilità le prescrivo lo spermiogramma per valutare se è attivo. Lo prescrisse e lo salutammo con una stretta di mano e l’accordo a rivederci appena avrei ritirato lo spermiogramma, previo appuntamento telefonico. Pagammo duecento euro alla segretaria che ci accolse con un sorriso e disse:” Le serve la ricevuta o no?!”
“Non so…” Borbottai.
“E lei pronta prima che rispondessi ci informò:” Con la ricevuta sono 250 euro, se paga in contanti 200 euro…”
Guardai Laura che alzò le spalle.
“Senza fattura …” Dissi.
“Bene allora sono duecento euro…” Pagai, le prese sorridendo e ci salutò alla prossima visita.
Uscimmo e tornammo a casa, io ero demoralizzato, secondo i suoi consigli avrei dovuto chiavarla anche con il cazzo mollo e anche più piccolo del normale non essendo rigido come avrebbe dovuto essere, sarebbe stata una sessualità ridotta, quasi solo mia, con lei che ne avrebbe provato un piacere minimo se non assente, per Laura sarebbe stato come avere un dito senza rigidità nella figa, anche se secondo lui a essere all’interno avrebbe favorito la ripresa e l’erezione.
Tornati a casa Laura mi vide demoralizzato e avvilito e cercò di confortarmi …” Non essere così Roby, non angosciarti, ai sentito anche tu cosa ha detto il professore. Che con il tempo ritorna tutto normale… non abbatterti e disperarti.”
“Eh sì… ma a me dispiace per te…” Dissi affranto.
“Ma per me va bene anche così come lo facciamo ora amore, se qualche volta non riesci o non hai l’erezione piena o eiaculi prima non mi importa, mi soddisfi lo stesso con le carezze che a me piace essere accarezzata come fai tu e lo sai…” E mi diede un bacio proseguendo. “Adesso sono passati soltanto tre mesi e siamo solo all’inizio, tra qualche altro mese valuteremo. Ma guarda che io sessualmente sono soddisfatta anche così con te… mi sento appagata e vedrai sono certa che potremmo avere anche dei figli.” E mi baciò con ardore sulle labbra.
Lo diceva perché mi amava… e comunque feci come mi aveva consigliato il professore e provai, e anche se una volta penetrata il mio cazzo sentendo il calore umido della sua vagina vogliosa perdeva la rigidità e si riduceva, continuavo a chiavarla lo stesso finché non eiaculavo e andammo avanti così, tra momenti che l’avevo rigido, altri semirigido e altri ancora che la chiavavo con il cazzo mollo… Sì con il cazzo mollo ed è possibile credetemi, non ci credevo nemmeno io, basta riuscire a introdurlo o averlo già all’interno e tenerlo con due dita alla radice dentro la figa e muoversi. Sembra incredibile ma è vero…
Purtroppo quella della ritrovata sessualità fu una soddisfazione e una felicità effimera che durò poco.
La settimana seguente compii l’esame dello spermiogramma in cui dovetti masturbarmi e portare lo sperma in un pitalino al laboratorio analisi cliniche.
La mattina stessa del giorno dell’appuntamento con l’urologo per la visita, dopo un'altra settimana ritirammo il referto. Quando lo ebbi in mano, curioso provai a leggerlo, aprii la busta appena saliti in auto e lessi:” Valori di riferimento normozoospermia definiti dall’OMS (organizzazione mondiale della sanità). Provai a decifrarlo con Laura vicino, ma era una formula di difficile interpretazione per dei profani come noi di termini medici, composta di numeri, percentuali e parole come “vitalità, mobilità, morfologia totale e progressiva”, con delle percentuali e simboli di maggiore o minore che precedevano i valori numerici.
Non lo capii, comunque non ero ottimista.
Nel pomeriggio quando tornammo ci accomodammo nello studio del professore, gli passai il referto dello spermiogramma che lesse concentrato e silenzioso per qualche secondo mentre io e mia moglie ci guardavamo negli occhi stringendoci la mano in basso per non farci vedere da lui. Poi tirò su il capo dicendo:
“A parte lo spermiogramma è tutto nella norma, tranne il dosaggio del testosterone che è basso…. Ma vediamo di rimetterlo a posto.” Pronunciò.” A proposito ...” Si interruppe cambiando argomento come ricordandosi in quel momento:” ...sessualmente come va? Continua a prendere le pastiglie che gli ho dato? Funzionano sempre?”
“Si professore, continuo a prenderle una mezz’ora prima del rapporto sessuale come mi ha detto lei e mi hanno agevolato, riesco ad avere rapporti sessuali…” Risposi:” Mi hanno aiutato ad avere a volte delle erezioni soddisfacenti da permettere la penetrazione.” E precisai meglio:” Avverto come una sensazione di calore nella zona genitale e maggior desiderio.”
“Oh bene! L'importante è incominciare, che reagisca, vedrà che poi riuscirà ad andare avanti anche senza pastiglie e si perfezionerà. La funzione sviluppa le capacità sessuali e l’organo stesso.” Disse continuando:” Comunque lei prosegua con il Cialis come siamo d’accordo e non si crei condizioni mentali negative. “E rivolgendosi a mia moglie aggiunse:” Emi raccomando anche a lei signora, lo aiuti in questa fase che suo marito ne ha bisogno.” Laura con disagio annuì con il capo.
“Comunque riesce ad avere rapporti sessuali completi? ...Intendo con penetrazione ed eiaculazione? ...” Aggiunse.
“Si ...sì ...” Risposi io:” … proseguo come mi ha detto lei professore, anche se non è più rigido continuo l’amplesso a muoverlo dentro la vagina.” Nel mentre Laura imbarazzata in silenzio ascoltava quello che dicevo:” ... ho le erezioni sì, ma niente di eccezionale, nulla in confronto a quello che ero prima. “Precisai al professore:” Sono la metà per vigore e consistenza.” Affermai.
“Bè… prima aveva due testicoli funzionanti e ora ne ha uno solo, quello rimasto deve sopperire anche il lavoro dell’altro. Lei deve anche accettarsi con una virilità minore signor Roberto, deve essere consapevole che non sarà più come prima, l’importante è che ora ci riesca. Comunque vedrà che con il tempo migliorerà, è giovane a ha una bella moglie, continui così e continui anche ad eiaculare sempre all’interno della vagina della sua signora.” E torrnò a precisare quello che già compivamo, mentre Laura imbarazzata e vergognandosi dell’intimità del discorso girava sempre lo sguardo fingendo di osservare altrove.
Il professore riprese la conversazione: “Gli esami diciamo che vanno bene in generale, anche l'ecocolordoppler dimostra un normale flusso sanguigno penieno e testicolare e la morfologia del testicolo si può dire normale ora, oramai si può definire stabilizzato e quindi guarito dal lato strutturale.”
Eravamo trepidi e inquieti e pendevamo dalle sue labbra.
“Purtroppo la trascuratezza di quella sera e il ritardo nell’intervenire sono stati fatali…” Continuò:” … lo spermiogramma non è positivo ci sono pochi spermatozoi mobili. Sono fermi, non muovono il flagello.” Ci informò guardando in volto sia me che mia moglie.
“Sono diventato sterile professore? '” Domandai demoralizzato intuendo il senso della sua introduzione.
“No! Ma diciamo che in questo momento ha poche, pochissime possibilità di fecondare anche se eiacula normalmente come quantità e morfologia.” A quelle parole sia io che Laura restammo delusi e ci rattristammo in volto. E lui proseguì: “La valutazione macroscopica del campione di sperma analizzato ha le caratteristiche fisico-chimiche, come l'aspetto, il volume, il ph, la viscosità e la fluidificazione nella norma. La valutazione microscopica, ha invece evidenziato una concentrazione e motilità degli spermatozoi vivi e mobili bassa, molto inferiore alla norma. “
“Cioè cosa significa?” Domandai apprensivo.
“Significa che anche gli spermatozoi sono nella norma come volume e morfologia ma non hanno vitalità o meglio ce l'hanno ma molto bassa da non riuscire a muoversi e fecondare. “Fece una pausa e aggiunse: “Per farvi capire, il volume di una eiaculata normale e ci circa 2 millilitri e mezzo più o meno, e contiene circa 39 milioni di spermatozoi, pressa poco una concentrazione di 15 milioni al millilitro, con una motilità minima di almeno il 40% per fecondare, anche se ne basta solo uno. Purtroppo la sua motilità è rilevata sotto il 5%, quindi capisce che...”
“Che la mia percentuale non basta a fecondare!” Lo interruppi.
“Esatto!” E vedendo il mio volto demoralizzato aggiunse:” Ma non si abbatta! Lei non soffre di azoospermia, cioè l'assenza di motilità completa degli spermatozoi, ma di oligospermia anche se severa, cioè bassa o scarsa motilità, in questo caso bassissima concentrazione di spermatozoi attivi, sotto il milione e mezzo nello sperma eiaculato, probabilmente dovuto a una ridotta spermatogenesi che significa produzione di spermatozoi nei testicoli dovuti alla sofferenza… e quel milione e mezzo, quelli rimasti non hanno forza…diciamo così!” Precisò per farci capire meglio a me e Laura:” Dovuta in primis all'infezione subita che ha originato una alterazione del tessuto con conseguente ridotta produzione di testosterone, che è un ormone importante. Comunque non si abbatta… si può provare a praticare delle cure mediche ormonali per stimolare la fertilità e cercare di riattivare sia la motilità che la vitalità degli spermatozoi. “Ci informò. “
E come?” Chiesi malinconico, mentre mia moglie affianco a me ascoltava timida e silenziosa non avendo il coraggio di intervenire in quella discussione per chiedere qualcosa.
“Come dicevo il suo non è un caso di azoospermia ma oligospermia, che fa diminuire la probabilità e capacità che uno degli spermatozoi riesca rompere, penetrare e fecondare l’ovulo di sua moglie e dare inizio alla gravidanza. Lei per ora non è in grado di diventare padre, ma ha solo delle difficoltà funzionali e di spermatogenesi. Quello che gli propongo si tratta di un trattamento ormonale combinato con gonadotropine, che permettono in una buona parte dei casi la ripresa della spermatogenesi. Tale trattamento tende a migliorare la quantità e la qualità degli spermatozoi, aumentando così la probabilità di fecondazione e gravidanza.”
Non capivamo molto di quello che diceva in termini medici. Ci fu un discorso di preambolo, dove lui disse:” la capisco, dal lato psicologico e umano è giusto sentirsi demoralizzati in queste situazioni, ma assolutamente non si abbatta, che una soluzione la troviamo. Siamo solo all’inizio, anzi dal punto di vista fecondativo non abbiamo nemmeno iniziato.” E aggiunse guardando anche Laura: “Capisco la vostra apprensione e lo smarrimento, ma dovete sapere che in termini medici si parla di sterilità solo quando c’è evidenza di azoospermia o con la oligospermia. In azoospermia significa quando vi è l’assenza completa di spermatozoi vivi e di oligospermia invece, se c’è motilità ridotta, come nel suo caso. Ma l’inadeguatezza a fecondare viene confermata solo in presenza di una concreta incapacità della coppia di ottenere una gravidanza dopo 12 mesi di rapporti sessuali regolari con eiaculazione diretta in vagina e senza uso di metodi anticoncezionali. Quindi ...” Disse il professore rivolgendosi a me:” ... per lei sono solo meno di tre mesi che prova e non riesce a ingravidare sua moglie, ma questo non significa che lei sia completamente sterile. Lei signor Roberto ha una oligospermia marcata e iniziale, che probabilmente si può curare. Proviamo con la terapia ormonale. “Ripeté convinto. E spiegò a entrambi in cosa consisteva la terapia ormonale.
“Gli ormoni vengono utilizzati per combattere l’ipogonadismo che altro non è che una condizione caratterizzata dal deficit di alcuni ormoni e di conseguenza la spermiogenesi, con diminuita produzione degli spermatozoi vivi.”
Pensando di farci piacere o forse solo per allungare il tempo della visita proseguì: “In genere, la rimozione di un testicolo non compromette la produzione totale di testosterone. In lei la produzione di testosterone, l’ormone che aiuta l’erezione e la fertilità, viene prodotta dall’unico testicolo e come gli ho detto è molto limitata e inferiore al 50%. Non è impotente, ma nemmeno appieno della sua sessualità e capacità riproduttiva.” Dichiarò.
E riprese:” Come ho già avuto modo di dirvi, in genere il testicolo rimanente aumenta la propria attività e sopperisce la mancanza e il deficit dell'altro, come lo stesso avviene per un’ovaia in una donna, che può ovulare e far figli lo stesso con una. Se questo non avviene si ci può aiutare con terapie specifiche. “Fece una pausa e guardando Laura in quei suoi occhioni grandi, scuri e timidi chiese:” Mi seguite?”
Laura annuì con il capo e lui proseguì nella sua spiegazione scientifica: “Come vi ho già detto, ma e sempre meglio ripetersi per capire bene in queste situazioni senza lasciare spazio all’immaginazione e interpretazione. In caso di alterazioni degli ormoni, quali l'ipogonadismo, ciò la presenza di pochi spermatozoi vivi, è possibile intervenire con una terapia medica a base di ormoni specifici per cercare di ristabilire il delicato equilibrio dei componenti dello sperma. La terapia ormonale sarà associata ad antiossidanti e vitamine e altro.... E si è già dimostrata capace di migliorare alcune condizioni di infertilità in altri soggetti e inoltre aiuta anche sessualmente…”
In quel momento lo interruppi:” Scusi dottore ma che ormoni sono da prendere?”
“Adesso ci arrivo! “Rispose facendo segno di aspettare con la penna che teneva in mano, e proseguì: “Il ruolo di questi ormoni, che sono il FSH e il testosterone svolgono un’azione sinergica nel maschio, per un perfetto svolgimento della spermatogenesi che è la produzione degli spermatozoi. La somministrazione a dosi elevate di questi ormoni che poi sono gli stessi che ha già in corpo è in grado di mantenere una spermatogenesi attiva. L'ormone follicolo stimolante il FSH, associato al testosterone negli uomini stimola la riproduzione e lo sviluppo degli spermatozoi …”
Parlava, parlava di cose scientifiche e in termini medici, Laura ascoltava con attenzione, ma io non capivo molto e a me non fregava niente, io volevo vedere solo il risultato sapere con un sì o con un no se potevo avere figli...
E proseguì passando a spiegarci la modalità della terapia.
Quando terminò dal mio sguardo dubbioso capì che non ero convinto, guardai mia moglie che mi sorrise con gli occhi.
A quel punto disse: “Ci rifletta con calma sig. Roberto a questa possibilità e anche lei signora...Non c’è nessun obbligo, pensateci prima di decidere se praticare una terapia ormonale, parlatene tra voi, ma non dormiteci sopra e poi se deciderete di sì ritornate da me che gli prescrivo la terapia. Ma non aspettate molto…” Ripeté:” …. In questi casi prima inizia meglio è, sono terapie a cicli che durano parecchi mesi … anzi, per completamento e sicurezza, faccia anche lei signora gli esami sulla fertilità.” Esortò sorridendo a Laura: “Non vorrei curare il marito, quando poi è la moglie a non ovulare e restare fecondata, è già successo, quindi anche lei per scrupolo faccia questi esami che le prescrivo, e se poi servirà andrà anche da un ginecologo…” Dichiarò sorridendo.
Vidi Laura arrossire e annuire con una espressione intimidita e vergognosa.
“Cosa tira dentro a questa storia anche mia moglie!” Pensai:” Lei è sana! Sanissima…!”
Comunque lo informai che ci avrei pensato, lo salutammo ringraziammo, pagammo dalla segretaria e uscimmo.
Sia io che mia moglie ci avviammo lungo la strada camminando abbracciati in una cappa di tristezza e demoralizzazione.
Tornato a casa ci pensavo. Anche se Laura cercava di farmi forza tenendomi su con il morale, sapevo quanto forte fosse il suo desiderio di maternità, di diventare madre e avere dei figli e lo esplicava dicendo:
“Proviamo questa cura che ha detto il dottore Roby! ...Non si sa mai...!”
“Ma dovrai fare anche tu gli esami…” Le mormorai stringendola.
“Ebbene li farò, anche se credo di essere sanissima. “Dichiarò sorridendo.
Inutile dire che a quella notizia andai in crisi e in depressione, quale marito non ci sarebbe finito avendo una moglie bellissima che non riesce più a chiavare pienamente e nemmeno a ingravidare?
E comunque in quei giorni mi aiutò molto lei, Laura, dicendomi che a lei bastava quello che riuscivo a darle sessualmente e che non voleva altro, che si accontentava e mi aiutò spronandomi a provare la cura di cui ci aveva parlato il professore urologo.” Prova…non si sa mai…l’hanno praticata altre persone …”
In quei giorni continuai ad avere spesso sbalzi d'umore e depressione, era un bel dire quello del professore, usava tante parole belle per addolcire la pillola amara, ma io non riuscivo più a chiavare bene mia moglie e quando ci riuscivo non ero appieno nell’erezione ed ero precoce nell’eiaculare e lei non aveva il tempo di gioire, di godere del rapporto sessuale. Ma soprattutto, non riuscivo… non potevo ingravidarla… come avremmo voluto.
Per commenti, suggerimenti, idee, notizie o critiche, scrivere a:
dressage1@hotmail.it
Grazie.
Note:
" La vita non è fatta di desideri bensì degli atti di ciascuno."
Paulo Coelho.
CAP. 3 “RITORNO ALLA REALTÀ.
Quando dopo una settimana ritornai con mia moglie come d'accordo nello studio dello specialista urologo a farmi rivisitare dopo aver compiuto gli esami ematici ed ecografici prescritti, lui dopo averli visionati con attenzione disse:” Vanno bene! Anche l’eco doppler al testicolo rimasto è soddisfacente…” E sorrise, dandoci una forma di sollievo:” … ma per sicurezza gliene prescrivo altri più completi e approfonditi, una serie di esami diagnostici. Alcuni li ripeterà, riguardano il dosaggio ormonale, in particolare il testosterone e aggiungo la prolattina…” Fece una pausa verbale e proseguì:” Li ripeterà con l’aggiunta della prolattina perché questi ormoni possono influire sulla reazione dell’erezione e sulla fertilità maschile e quindi vedremo se a distanza di qualche settimana ci sono variazioni significative. In più le farò eseguire l’eco-doppler non più alla gonade rimasta ma penieno. Non solo del testicolo, ma dell’asta del pene completa, l’arteriografia peniena e la cavernosografia…”
Guardai mia moglie sempre silenziosa che ascoltava e gli domandai preoccupato “Che esami sono?”.
“Si tratta di una procedura radiologica utilizzata per visualizzare l'anatomia dei corpi cavernosi del pene. Tramite l'iniezione di un mezzo di contrasto…” Disse, ma interrompendosi vedendo la mia faccia preoccupata:” … ma non abbia timore sentirà solo pungere sul pene e questo permetterà di individuare anomalie strutturali, malformazioni o patologie come la "fuga venosa" che è causa di disfunzione erettile.”
“Cos’è la fuga venosa Professore?” Domandai ignaro e curioso.
“La fuga venosa è una condizione in cui il sangue defluisce troppo rapidamente dal pene impedendo di mantenere l'erezione. Spesso il problema è legato a un afflusso arterioso insufficiente che non permette una chiusura corretta delle vene per trattenerlo…” E vedendo il mio stupore precisò:” Normalmente, durante l'eccitazione, i muscoli del pene si rilassano e il sangue entra nei corpi cavernosi. La pressione sanguigna comprime le vene, intrappolando il sangue e garantendo la rigidità e quindi l’erezione. Nella fuga venosa questo meccanismo fallisce e il sangue non resta ma defluisce. È utile anche a valutare che non ci siano altre eventuali disfunzioni vascolari del pene, ma l’arrivo del sangue sia regolare. Sa signor Roberto, non vorrei che l’infezione avuta, l’orchite bilaterale abbia provocato alterazioni pure all’asta del pene e noi faccia l’errore di concentrarci solo sul testicolo… “E aggiunse ancora:” Farà anche i Potenziali evocati sacrali, per valutare l’integrità delle vie nervose e arteriose implicate nella reazione dell’erezione. Praticamente con questi esami si ha una erezione farmacologica introducendo una sostanza vasodilatatrice nei corpi cavernosi del pene. In genere si esegue il test con la papaverina, che appunto è una sostanza vasodilatatrice del pene, ed è utile a valutare l’arrivo di sangue e il funzionamento. Questo esame mi permetterà di bypassare gli stimoli nervosi e valutare direttamente la risposta vascolare, la capacità delle arterie di far affluire il sangue e quella dei tessuti di trattenerlo per mantenere l'erezione.
Guardai ancora Laura e annuii dicendo:” Basta che non fa male…”
“No! Glielo detto…” Esclamò con una faccia rassicurante.” … sentirà soltanto pungere sul pene, non vedrà nulla perché sarà sdraiato sul lettino.” E abbozzò un sorriso.
E proseguì: “Quando avrà eseguiti tutti questi esami avremo un quadro completo e potremmo dire definitivamente se ci sono cause organiche o meccaniche che possano influire sulla sua sessualità.”
“E per il resto? La fecondità?” Domandai.
“Lo spermiogramma lo faremo per ultimo, pochi giorni prima di incontrarci, così sarà fresco di valutazione.” Feci tutti gli esami e le visite a pagamento e fu una spesa non indifferente, ma me ne fregavo, avrei speso anche il doppiò, il triplo e più, pur di avere tutto funzionante.
Inoltre durante quella visita ci domandò tra il disagio di Laura: “Avete già avuto rapporti sessuali completi con penetrazione?”
“No professore!” Risposi, e ci invitò a provare.
“Provate, iniziate con calma e attenzione, provate e poi sappiatemi dire la prossima volta che ci incontreremo.”
“Quindi possiamo provare professore?!” Ripetei io tra il felice e il preoccupato.
“Certo, è passato oltre un mese dall'intervento morfologicamente e fisiologicamente è tutto a posto, provate pure. Ma non si faccia prendere dall’ansia, può succedere che la prima volta non riesca o non sia soddisfacente…non si preoccupi, è normale e poi quando mi porterete gli altri esami la prossima volta ne discuteremo.
Salutammo e pur nella disgrazia uscimmo felici, ma io preoccupato di provare, mi pareva di essere ritornato alla prima volta che facevo sesso.
Quella sera, dopo aver visto la tv ne parlammo tra di noi, chiesi a laura se volesse provare a fare l’amore, per noi fare sesso non esisteva, c’era solo il fare l’amore.
“Proviamo Laura?... Vuoi?” Domandai.
Alla mia proposta con un sorriso malizioso esclamò contenta: “Si proviamo!”
“Ma facciamo piano e con attenzione.” Risposi.
In quel momento ero ansioso, ma a stringerla, abbracciarla nel suo corpo giovane e perfetto, baciarla e sentire la sua lingua calda e salivosa, avvertivo delle pulsazioni al pene, come lo stimolo di una forma di erezione. Ero contento che mi venisse duro, ma allo stesso tempo preoccupato e ne avevo anche timore.
Concordammo di provare ad avere un rapporto sessuale e andammo in camera, a letto ci spogliammo restando solo in mutandine, e accarezzandoci e toccandoci avverti la mia rinata consistenza iniziare a gonfiarsi e premere dentro lo slip.
Erano quasi due mesi che non faceva l'amore carnalmente e continuai ad accarezzarla e poi baciarla sul collo, sul viso e in bocca ricambiato.
Si era creata un'intensa connessione emotiva e fisica tra di noi. Il desiderio e il fremito rappresentavano l'apice dell'attrazione e della sessualità, dove ogni sfioramento diventava un linguaggio.
Lei era fremente, sentivo la sua pelle calda tremare allo sfiorare delle mie dita. Era vogliosa e piena di desiderio e si eccitò subito quando giunsi con le dita all’interno del suo slip, sul sesso, ad accarezzarle il suo cespuglio e la fessura tra le grandi labbra che aveva già bagnati, e avvertivo l’umidità del suo piacere e umore vaginale sui polpastrelli accarezzandole i peli sulla vulva mentre ci baciavamo. Oltre che bagnato il suo sesso pulsava, era palpitante, segno che mi voleva carnalmente, mi desiderava, aveva 25 anni Laura e la sentivo vibrare sotto le mie carezze, ed era giusto e logico che fosse così eccitata, essendo stata sempre una ragazza calda nell'intimità.
Lo tirai fuori dallo slip semirigido in procinto di diventare duro e nello stesso tempo con l’altra mano l’accarezzai sul viso e i capelli, mentre lei timorosa, fremente e incerta me lo accarezzava come se fosse la prima volta che lo faceva, avvertendo io le sue dite delicate, affusolate, tremanti sull'asta semidura.
La vidi impaziente e desiderosa, in attesa di me che la penetrassi, con i capezzoli turgidi, gonfi e sempre più sporgenti come due chiodi. Il suo sesso diventare sempre più umido al contatto con le mie dita e di riflesso ai miei baci. Di sua iniziativa, fatto insolito per lei, alzò il sedere e con le mani spinse giù sulle cosce la mutandina, poi piegando le gambe portò le ginocchia verso il suo torace e le spinse ancora più giù facendole passare e uscire dai piedi e le tolse. Subito riabbassò le gambe, le dischiuse e divaricò pronta a ricevermi, mostrandomi il sesso voglioso, caldo e palpitate, invitandomi silenziosamente con quel gesto di togliersi lo slip da sola, con lo sguardo su di me e il suo respiro intenso e breve a prenderla e possederla.
Con calma lo inumidii di saliva sulla cappella e mi misi tra le sue cosce, e baciandola ancora in bocca lo appoggiai sulla sua fessura vulvare, tra le grandi labbra ormai palpitanti e spinsi lentamente, ma ero agitato, troppo concentrato, in tensione ansiosa. Ero spaventato come se fosse la prima volta, avevo paura di non farcela, di non riuscirci, forse fui troppo precipitoso, non era ancora duro completamente e il cuore mi batteva forte.
Spinsi nuovamente con più forza il bacino, ma non entrò e si piegò.
Cercai di riprovare, ma oramai ero nel pallone, non riuscivo a trovare nemmeno l’entrata della vagina tra i peli tanto ero agitato.
Vedevo il suo volto guardarmi pieno di desiderio di essere presa e posseduta, mi aspettava, mi voleva.
“Non entra! Non ce la faccio!” Esclamai con rabbia dispiaciuto agitandomi di più.
“Calmati Roby … stai calmo e riprova!” Disse vedendomi inquieto e sudato accarezzandomi sulla fronte.
Ma niente, riprovai, ormai era mezzo mollo e si piegava:” Non entra… non riesco! Non ce la faccio Laura! Maledizione!” Balbettai deluso.
“Calmati Roby! “Ripeté lei accarezzandomi sul viso spaventato e imperlinato di sudore:” Non ti agitare.”
Ma nonostante la buona volontà, il lungo periodo di astinenza e la partecipazione attiva di entrambi, anche la sua che in genere era sempre passiva, senza iniziativa e in attesa di me che iniziassi, fu un fallimento. Mi bloccavo, mi deconcentravo o concentravo troppo….
“Provaci tu! Toccamelo!” La esortai d'istinto.” Aiutami!”
Allungò il braccio e lo prese tra le dita quasi mollo iniziando a muoverlo con disagio su e giù, non avendo mai dovuto farlo prima, non avendomi mai masturbato nemmeno da fidanzati quando ce l’avevo duro.
Ma oramai ero troppo teso, non mi veniva rigido nemmeno con la masturbazione e persi anche quella poca erezione che avevo e così con rabbia lasciammo perdere.
Lei mi confortò, era ancora fremente piena di ardore e io più arrabbiato per questo, perché oramai si era scaldata ma non riuscivo a chiavarla. Mi dispiaceva, era piena di voglia ed eccitazione, pronta a farsi penetrare e io l'avevo lasciata così, a gambe larghe con la bocca asciutta. Mi sentivo scoraggiato, impotente, triste. Mi consolò.
” Non prendertela Roby, può succedere… è la prima volta dopo l'intervento, hai sentito anche tu cosa ha detto il professore, riproveremo con più calma e vedrai che riuscirai, andrà meglio!” Dichiarò.” Intanto subito hai quasi avuto l’erezione…” Aggiunse con un sorriso nell’espressione delusa per confrontarmi.
“Non so, c'è qualcosa che mi agita, mi blocca!” Risposi.
“Si, perché sei teso amore, devi essere più tranquillo! Ma vedrai che ci riusciremo, s non è questa volta la prossima o l’altra ancora.” Replicò accarezzandomi.
Mi veniva quasi da piangere:” Ma tu eri già pronta?” le domandai.
Per non ferirmi rispose soltanto:” Non importa! Sarò pronta anche domani, sempre per te. Parlane con il medico, magari ti aiuta.”
Mi dispiaceva lasciarla così piena di voglia e desiderio di chiavare senza possederla carnalmente.
In quella situazione, il nostro amore nell'impossibilità momentanea di praticare sesso, spostava l’attenzione sull'affetto puro, portandoci a un contatto più dolce fra noi, fatto di carezze, abbracci e sguardi, generando un senso di profonda unione, dolcezza e malinconia.
Il desiderio represso per entrambi che ci amavamo si trasformava in una forma di romanticismo puro e struggimento, in cui la bellezza del momento eccitatorio si mescola con la tristezza per il limite imposto dalla mia virilità, con la consapevolezza e accettazione di quello che ero. Speravo fortemente che la situazione sarebbe stata momentanea, visto che era dettata da motivi di salute e ne eravamo entrambi consapevoli.
Comunque la baciai e abbracciai ancora e la penetrai con un dito, sentendogliela tutta bagnata, non lo diceva ma ne aveva voglia, tanta e presi a praticarle un ditalino, facendola godere e venire così tra le mie braccia, con il dito dentro come una ragazzina mentre mi baciava.
Anche in seguito, non potendo praticare sesso completo con la penetrazione, pur di donarle piacere mi riversai sui i preliminari per soddisfarla ugualmente. Oltre le carezze sul corpo, quando arrivavo sulla vulva la stimolavo manualmente, fino a titillarle il clitoride e introdurle il dito in vagina possedendola così, masturbandola ad arrivare a farle raggiungere l'orgasmo e mantenere alta una sorta di complicità e parvenza sessuale tra noi. Non le praticavo il cunnilingus, anche se lo avevo pensato… perché non mi piaceva leccare la figa, ma con l’uso delle mani e la penetrazione con le dita, baciandola ero in grado di portarla a orgasmi intensi. Scartai l’idea dell’l'introduzione di strumenti vari come vibratori o stimolanti clitoridei per offrirle soddisfazione, lei non voleva, non le piacevano quegli oggetti, preferiva essere massaggiata e accarezzata da me che ea più intimo e partecipante e mi concentravo sul contatto pelle a pelle, la mia con la sua, attraverso baci, carezze e massaggi sensoriali. Praticavo anche il – Frottage - lo sfregamento delle dita sui genitali senza introdurli all'interno della vagina, donandole e offrendomi sensazioni di forte vicinanza ed eccitazione.
Nei giorni seguenti ragionando, mi resi conto che soffrivo di disfunzione erettile a solo 26 anni ed ero appena sposato da meno di tre e prima di quell’incidente avevo sempre goduto di una sessualità vigorosa, attiva e soddisfacente e l’avevo sempre posseduta e appagata durando quanto volevo.
Prenotai gli esami richiesti dal professore, ci vollero venti giorni prima che li facessi e nell’attesa quelle sere a casa e a letto con Laura provavamo ad avere rapporti sessuali.
In quei giorni che iniziavo a stare bene, a stringere tra le braccia mia moglie, la donna che amavo, sentire ed accarezzare le forme perfette del suo corpo, desiderate da tutti e aspirare con intensità il suo profumo personale sulla pelle e sul collo mi sentivo impazzire. E pur nell’impossibilità di avere un rapporto carnale completo, provavo lo stesso desiderio sessuale, anche se non avvertivo lo stimolo sul pene, ma mentalmente la volevo…. Era disumano e drammatico credetemi desiderare cerebralmente la propria moglie che si amava e che si offriva a me ed io non ero in grado di possederla carnalmente perché non riuscivo a penetrala e mi inebriavo della sensazione a pene mollo, dello sfregare il glande sulla sua fessura umida, sentirla bagnata e avvertire i suoi peli e le sue grandi labbra e appagarmi così.
Quello che provavo era terribile, riprovammo altre volte ad avere rapporti sessuali, ma all’iniziale stimolo dell’erezione subentrava in me il timore, l’ansia e spingendo si piegava, non entrava, non riuscivo a penetrare pur desiderandolo tantissimo mia moglie, come lei bramava me e terminavamo in baci, carezze e ditalini.
Durante la notte mi capitava di osservarla dormire accanto a me mezza nuda e avvertivo frustrazione e struggimento, la vicinanza fisica del suo corpo sensuale e seducente accendeva un forte desiderio cerebrale in me, che però non era corrisposto da quello sessuale, non venendomi duro con l’erezione completa.
Era una sensazione tragica e spietata desiderare, la propria moglie, averla nuda davanti al letto che ti vuole e non avere l’erezione per possederla. Il forte desiderio mentale si scontrava con la disperazione di non riuscire, generando una sensazione strana in me, mi sentivo ferito, deluso e perso.
Vivevo un'intensa frustrazione e un senso di inadeguatezza verso di lei che mi spaventava e mi sentivo impotente, fallito, umiliato…
La nostra intimità sessuale in quelle sere si era tramutata, con lei nuda nel letto e io la baciavo, la guardavo e accarezzavo tutta e dappertutto sul corpo fino a masturbarla e a farla giungere ad avere l’orgasmo.
Il giorno che andai nel laboratorio e nella radiologia dell’ospedale a fare gli altri esami, a ripetere il dosaggio ormonale, l'ecocolordoppler penieno e la carvernosografia, ero solo senza Laura. Al termine una volta compiuto gli esami, quando uscii, visto che ero solo, decisi di fare un passo nel reparto di urologia a vedere se incontravo il professore che mi seguiva. Giunto con fortuna lo trovai, era in corsia con altri medici a parlare, aveva appena finito la visita degli allettati, gli feci un segno e quando mi vide mi salutò facendomi cenno con la mano di avvicinarmi, dicendomi appena fui da lui: “Come va?! Ha fatto gli esami che gli avevo prescritto.?”
“Si professore ...” Li ho fatti questa mattina, ho eseguito tutto quello che mi ha richiesto.
“Bene aspettiamo i risultati e quando avrà tutto venga nel mio studio privato con sua moglie.”
“Si certo.” Replicai. Sorrisi e ne approfittai.” Senta professore, le posso parlare un attimo?”
“Si, mi dica!” “Ecco si tratta dei rapporti sessuali, è da qualche giorno che proviamo, l'erezione un po' c'è, ma mi sento bloccato, non riesco a penetrarla, quando spingo si piega e non riesco a infilarglielo dentro, a farlo entrare, ho sempre paura di non farcela.” Lui mi guardò in silenzio e io prosegui: “Siccome in Grecia l’urologo che mi aveva operato mi aveva detto che se mi capitava questo, sarebbe stato probabilmente una reazione psicologica e di rivolgermi a un buon psicologo, vorrei sapere se lei me ne può consigliare uno?”
Mi guardò serio pensando, poi esclamò:” Lasci stare gli psicologi se no non esce più, per ora non è il caso, proviamo in un altro modo. Venga, le darò io qualcosa e se non funziona questo allora prenderemo in considerazione lo psicologo.” Fece una pausa e proseguì: “Per iniziare può incominciare con qualche farmaco, venga glielo prescrivo.” E Lo segui dentro il suo studio ospedaliero.
Quando fummo all’interno mi fece accomodare.
“Le prescrivo il Cialis …” Disse:” … ne prenda una compressa mezz'ora prima di quando vuole avere il rapporto sessuale, ogni due tre giorni, vedrà che dovrebbe funzionare.” Informandomi: “Il Cialis è un farmaco per la disfunzione erettile, come il viagra solo che è a rilascio più lento e dura di più il tempo di azione. Sono vasodilatatori attivi sulla disfunzione erettile. Servirà ad aiutarla nei primi momenti di ripresa, poi vedrà che andrà avanti da solo senza bisogno di nulla.”
Lo ringraziai felice e uscito andai in farmacia con la ricetta e l'acquistai.
Tornato a casa lo dissi a mia moglie che sorrise un po' scandalizzata, ma la a sua risposta fu: “Se serve ben venga!”
Nei giorni seguenti, ci sforzavamo di vivere una vita normale, nell'attesa che tutto funzionasse come prima.
Una sera come tante, dopo essere usciti con gli amici decidemmo di provare nuovamente ad avere un rapporto sessuale, sperando che sarebbe successo qualcosa di diverso dalla volta precedente. Assunsi una compressa di Cialis appena arrivato a casa, e dopo un'oretta, tra il parlare e curiosare in tv, andammo a letto. Sembravamo davvero due ragazzini innamorati. Scherzavamo e ridavamo come due fidanzatini, lei era pigra, come al suo solito passiva e senza iniziative come sempre, com’era il suo carattere e maniera di fare sesso, ma era fremente, desiderava un rapporto sessuale, essere presa carnalmente da me.
A letto alle mie carezze come una gatta iniziò a fare le fusa tra le lenzuola, sospiri e mugolii. Le piaceva farsi accarezzare, massaggiare le cosce, il sedere e tutto il corpo, adorava la sensazione delle mie dita che scivolavano sulla pelle vellutata come seta dandole vibrazioni piacevoli ed eccitandola. Erano le prime carezze di quella sera e le accettava tra pigrizia e malizia, sapendo che erano carezze di gioia e desiderio e tutte per lei quasi nuda vicino a me. Intravedevo i suoi occhi e notavo che mi osservava con desiderio. La guardai anch’io e capii che il suo non era un semplice sguardo, ma un invito a prenderla, possederla carnalmente, a entrare il lei se ci riuscivo. Sentivo nel basso ventre una strana sensazione sotto forma di calore e una percezione di erezione più sentita delle altre volte. Sorrisi e avvicinandomi maggiormente la strinsi e la baciai. Con la mano destra spostai il lenzuolo che la copriva dalla vita in giù e la vidi sensuale, attraente, viva e calda, lì, al suo posto che mi attendeva, girata su un fianco a farsi contemplare guardandomi come a provocarmi, a volere dirmi:” Sono qui Roberto, sono tua, prendimi che aspetti…?”
Feci scivolare il mio sguardo eccitato dalle caviglie a salire su sino al bordo inferiore della mutandina colorata di nero, che contrastava con il pallore delle cosce e feci scorrere le dita lungo la pelle chiara, su, fino al fianco, girandole poi sul sedere, sopra il tessuto della mutandina e provavo una strana sensazione di batticuore e euforia fino a perdermi.
Avvertivo gli impulsi sul pene prima dell'erezione e sentivo il corpo rispondere agli stimoli dell’eccitazione fisici e mentali. Percepivo un coinvolgimento emotivo, un aumento del desiderio, un lieve formicolio testicolare e inturgidimento genitale. Le sensazioni psicologiche che avevo erano forte motivazione, desiderio, eccitazione mentale guidati dagli stimoli visivi a vederla seminuda, soltanto con lo slip, vogliosa di essere presa sessualmente, con le sue espressioni facciali che parevano supplicanti. Di seguito lentamente ebbi una percezione di peso e calore nell'area pelvica. Il tessuto dei corpi cavernosi del pene iniziava a riempirsi di sangue tramite vasodilatazione indotta probabilmente dal Cialis e a divenirmi duro. Sentivo aumentare il battito cardiaco, la respirazione profonda e iniziavo a sentirlo muoversi dentro e contro lo slip.
Con esaltazione e contentezza avvertivo gli impulsi sessuali sulla mia asta che riempiendosi di sangue si irrigidiva sempre più, oltre che l’aumentare il desiderio di lei, e tremante come se fosse la prima volta che praticassi sesso, salii ancora più su con le dita e le appoggiai la mano sul seno, con i capezzoli turgidi e sporgenti, accarezzandolo e stringendolo. Era meraviglioso, sodo e pallido. E lei era lì come un frutto al ramo che aspettava di essere colta da me.
Il farmaco anche se non appieno stava facendo effetto, funzionava ed ero felice, eccitato e incoraggiato dagli stimoli sessuali e da quella forma di calore e sensazione sul pene che stava richiamando sangue sulla mia asta irrigidendola sempre più, gonfiandola e facendola crescere.
Sorrisi adagiandomi di fianco a lei. La mia mano le percorse il braccio dalla spalla alla mano, soffermandosi poi sui fianchi sensuali ed erotici per addentrarsi tra le sue gambe e toccarle ancora il sesso. Mi piaceva solleticarla per verificare anche la mia erezione che si apprestava ad aumentare.
Ero agitato, ansioso e intimorito ma soprattutto felice, una felicità che mi procurava tachicardia, il cuore mi batteva forte, tutto stava funzionando. Infilai la mano sotto il bordo del tessuto dello slip e fu l'umido del suo piacere che si manifestava in mezzo le gambe, tra i peli del suo sesso ad accogliere le mie dita; era già bagnata e mi desiderava.
Lei dal fianco si ruotò e si mise a pancia in su, presi il bordo superiore dell'elastico del suo slip sussurrandole: “Alza il sedere amore!” E come lo fece, con dolcezza le tirai la mutandina a metà coscia, scoprendole il sesso. Il resto fu facile, agevolato da lei con il movimento delle sue gambe in un attimo le tolsi e fu nuda completamente, con il suo sesso rigoglioso di peli umidi e attaccaticci sulla fessura delle grandi labbra palpitanti insieme al suo respiro.
Desideravo accontentare lei prima di darmi ciò che volevo io, in un certo senso ricompensarla dell'attesa, della sua come la mia astinenza sessuale forzata, dare a lei ciò che voleva, mostrarle che ero ancora come prima, un marito virile, capace di possederla e farla godere anche se erano passati quasi due mesi da quella sera in Grecia nella camera dell'hotel, dove lo facemmo per l’ultima volta con passione. Lei mi guardava passiva e silenziosa. ma piena di voglia come a dirmi: “Prendi ciò che vuoi ... È tuo! Tutto tuo!... Sono tua Roberto!”
Mi tolsi lo slip anch’io e restai nudo, avevo finalmente l'erezione, non piena ma soddisfacente, più della volta precedente ed ero più sicuro di me, meno ansioso e mi sentivo pronto, anche se avevo temevo che l'erezione mi scappasse; e dopo averle accarezzato l'addome e la vulva ancora umida decisi di penetrarla subito. Per introdurlo meglio me lo inumidii con la saliva sul glande e lo stesso feci sulla vulva e con gesti rapidi le divaricai le gambe e mi misi tra loro, gliela accarezzai con il dito inumidendola ancora di saliva, e penetrandola un poco con esso all’interno mi trovai la via. Puntai quasi tremante il glande tra i peli e le grandi labbra, lo appoggiai alla sua fessura dischiusa ed eccitata, tolsi il dito guida e subito spinsi con il bacino, come avevo fatto altre migliaia di volte da quando eravamo insieme, anche se quella mi sembrava la prima volta. I suoi muscoli pelvici si rilassarono fino a permettermi di entrare in lei, avvertii la cappella divaricare la fessura vulvare e spingersi dentro come aspirata dal suo desiderio di avermi, di averlo… e fu fantastico sentirlo fasciato dalle grandi labbra intorno, e la penetrai lentamente facendo scivolare la mia asta semirigida nella sua vagina umida e autolubrificata dal suo stesso piacere. Mi mossi con attenzione, lentamente e delicatamente e quando il cazzo eretto fu dentro completamente, fra i suoi fremiti e sussulti, mi poggiò le braccia attorno al collo e le mani sulle scapole a stringermi forte; e dando il giusto ritmo al mio corpo iniziai a muovermi e possederla nuovamente.
Quel momento tanto atteso con desiderio, paura e disperazione era arrivato. Non m sembrava vero che la chiavavo di nuovo, mi pareva che fosse la prima volta tra sospiri e ansietà. Ci incastrammo alla perfezione uno nel corpo dell’altro e diventammo un tutt'uno, una carne unica calda e fremente. Uniti e fusi i nostri corpi si scaldarono, i respiri si scontrarono, gli aliti amalgamarono, le labbra si unirono e la sua lingua si incrociò con la mia in un lungo bacio passionale mentre ci stringevamo forte e felici di essere ancora lì, noi, carnalmente uniti uno dentro il corpo dell'altro che ci muovevano e stringevamo abbracciati con amore.
Ero felice, e lo era anche lei. Seppur aiutato farmacologicamente dal Cialis e non era una erezione piena e spontanea, sapevo che non ero impotente, ci riuscivo… riuscivo a chiavarla, riuscivo ancora a chiavare mia moglie…a Laura… ed ero felice.
Avvertivo l’ardore infuocato della sua vagina bagnata, quel caldo umido piacevole che nel suo condotto d’amore avvolgeva la mia asta di carne contraendosi, e avevo paura... paura che non durasse, che non fosse vero, che fuggisse quella situazione e quel momento così bello e intenso, e cercavo di non pensare, non pensare ma amarla, farla godere più che potevo…tanto. Finalmente dopo tanto timore, patire e penare, la possedevo ancora con amore con la mia solita dolcezza, mentre con le dita le accarezzavo la schiena, il collo, le braccia facendola fremere, fino a farle divenire il fiato ansimante. Laura aveva tanta voglia repressa di godere e la stava liberando in quel momento con me.
Avvertivo le sue dita sulla mia schiena e immaginavo le unghie laccate rosse che correvano sulla pelle rigandola. La udivo godere, mentre la sua folta chioma era fra le mie dita e le frizionavo il cuoio cappelluto delicatamente. Ero soddisfatto e raggiante di amarla ancora, anche se non c'era il vigore e la potenza delle volte precedenti, ma riuscivo a darle ciò che anelavo, l’amore carnale oltre a quello sentimentale. Ci baciammo a lungo in bocca, lingua contro lingua mentre la possedevo e la accarezzavo e con una mano le infilavo le dita fra i capelli e lei le sue nei miei. Avvicinai il lobo della sua orecchia alle mie labbra e lo baciai e leccai, morsicandolo e tirandolo dolcemente con i denti mentre, come facevo sempre le sussurravo: “Ti amo! Ti amo Laura!”
Sentendola ansare e rispondere:” Anch’io Roby! Anch'io amore!”
E godevamo entrambi con la mente e il corpo congiunti, come se fossimo una persona sola.
Seppur non pienamente nel vigore e nella sessualità, mentalmente ero eccitato. I suoi baci, il calore della vagina sul mio pene, il timore e la voglia di possederla, la contentezza e la palpitazione furono tali che dopo pochi minuti non resistetti, stavo per venire e non riuscivo a trattenermi, e guardandola negli occhi, come se tra di noi si fosse instaurato un tacito accordo, le mormorai: “Ti vengo dentro amore!? Proviamo ad aver un figlio? “
“Si!!...Si…!!”
Fu la sua risposta decisa anche se soffocata e accompagnata dal piacere e da un abbraccio più forte. Anche lei desiderava un figlio.
Dopo una manciata di secondi, tra sospiri e abbracci le eiaculai in vagina, liberamente, senza più interrompere come facevo prima, volevamo un figlio, volevo ingravidarla e lei voleva essere fecondata ... basta aspettare! Quel trauma aveva accelerato tutti i nostri desideri e programmi. Tra lo spasmo testicolare a tratti fastidioso delle contrazioni delle vescicole seminali per far risalire lo sperma, eiaculai dentro la figa di mia moglie mentre lei si stringeva a me.
Al termine, contenti, abbandonati e stremati sul letto come se ci fossimo amati per ore invece di pochi minuti, la baci con tenerezza in fronte. Ero soddisfatto di essere riuscito a possederla anche se brevemente ed aver eiaculato dentro di lei, ora aveva il mio seme contro al suo utero e tutto era possibile. Poco dopo ci alzammo a lavarci e poi in silenzio senza parlare, solo guardandoci negli occhi tornammo a letto e appagati, mano nella mano come gli innamorati ci addormentammo.
Quei giorni nell’attesa della visita dal professore urologo, i rapporti sessuale furono pieni di apprensione e di gioia, la settimana dopo presi ancora il Cials e lo rifacemmo ancora anche se con meno intensità della prima volta. Ero esultante avevo pensato di essere diventato impotente sessualmente ma non lo ero, anche se nonostante il Cialis secondo i momenti e le serate le erezioni erano faticose e a volte parziali, ma però sempre tali che mi permettevano di introdurlo in vagina e di avere una vita sessuale anche se ridotta del 50% di quello che sessualmente riuscivo a praticare precedentemente. Nei preliminari, quando le erezioni faticavano a esserci nonostante l’aiuto del farmaco, c’era la collaborazione manuale di mia moglie Laura che mi aiutava.
Era inutile mentirmi, quell'incidente con conseguente intervento chirurgico e l’asportazione di un testicolo era stato uno sparti acque della mia sessualità, tra come ero prima e come sono diventato dopo, con il calo della funzionalità sessuale e in seguito anche della libido. E seppur l’eccitazione e il desiderio verso mia moglie Laura c’erano sempre ed erano uguali e anzi erano diventati maggiori di prima, li vivevo con angoscia. Era terribile desiderarla tanto, accarezzarla, averla nuda a disposizione nella sua bellezza e fascino sensuale, sentirla palpitare e fremere di desiderio sessuale e possederla con poca virilità da non riuscire a soddisfarla pienamente sempre quando volevo; arrivando al punto che talvolta per non eccitarla e scaldarla inutilmente evitavo di cercarla sessualmente come prima benché la volessi e la desiderassi. E ci amavamo con lo sguardo i baci e le carezze.
Come dicevo le erezioni c’erano, ma non sempre erano complete nonostante il farmaco e l'aiuto manuale di mia moglie, spesso secondo i momenti erano faticose e a volte parziali, con la difficoltà a raggiungere o mantenere l’erezione, ma almeno come già detto riuscivo a penetrala, ad avere un rapporto sessuale completo anche se debole, farla gioire e eiacularle in vagina sperando di metterla subito incinta nell’attesa del giorno prenotato per eseguire lo spermiogramma e questo ci bastava e ci permetteva di avere una vita sessuale nostra anche se minima e diversa dagli altri.
Non ero a conoscenza se altre persone in situazione simile alla mia si manifestassero le stesse difficoltà, ma in me pur possedendola, si erano instaurate delle problematiche durante i rapporti sessuali.
Fisiologicamente si era alterato il mio funzionamento sessuale, le erezioni non erano mai piene e rigide, il Cialis all’inizio aveva un’azione e un potere maggiore che spesso scemava. A volte nell’amplesso passavo dall’avere poca sensibilità al pene, ad averne troppa. Qualche volta quando lo introducevo e mi muovevo, avvertivo subito lo stimolo all'eiaculazione, faticando a contenermi, mentre prima dell’incidente trattenevo e controllavo l'eiaculazione con facilità prolungando i rapporti sessuali e mi era venuta una sorta di eiaculazione precoce. Quando la penetravo, bastava che sentivo Laura iniziare ad accarezzarmi e muoversi con il bacino e avvertire il caldo umido della sua figa stringere le pareti eccitate della vagina sulla mia asta di carne, che mi eccitavo e sentivo il bisogno di eiaculare e frequentemente venivo subito, non dandole la possibilità di avere o terminare il suo piacere iniziale, spesso senza farle provare l’orgasmo. Quello che avvertivo era un istinto incontrollabile stimolato dal caldo umido della vagina, come avvertivo l’impulso il testicolo si contraeva e non riuscivo a interrompere quel processo, a trattenermi e dovevo avvisarla che venivo anche se lei non aveva ancora goduto, sia che fossero passati pochi minuti che di più eiaculandole quasi improvvisamente dentro la vagina senza riuscire a soddisfarla. Praticamente non riuscivo più a trattenermi come facevo prima dell’incidente e prolungare l'amplesso per dare modo anche a lei di godere. Saltuariamente avevo questi problemi di consistenza rigida… durezza peniena e eiaculazione improvvisa e con controllata. Per fortuna non era sempre così… ma quando avveniva era frustrante.
Avevo anche provato a fermarmi e tirarlo fuori per poi riprendere, ma se lo facevo era peggio, perdevo la rigidità dell'erezione e rischiavo che non mi tornasse più duro, con conseguente fine del rapporto sessuale che terminava lì, ed era umiliante per me e per lei lasciarla ancora piena di voglia, averla davanti a gambe larghe, piena di desiderio e non poterla chiavare.
Non so se era soddisfatta dai rapporti sessuali che avevamo, non credo, lei diceva di sì per non inferire maggiormente su di me, ma io ero convinto di no, di certo non erano più quelle chiavate di prima e non godeva più come una volta, sia per la brevità dell'atto, qualche minuto, che per la consistenza dell’erezione e del vigore della mia asta sessuale, anche se compensavo la carenza di tali limitazioni con i preliminari, baci, carezze e manipolazioni manuali.
Eseguiti e ritirati gli esami prescritti, prendemmo un appuntamento con la segretaria del professore specialista urologo, che ce lo diede dopo dieci giorni perché prima non c’era, era a un congresso.
Il giorno dell’appuntamento con i referti ritornammo nel suo studio… sempre con Laura al mio fianco. Quel pomeriggio all’ora prestabilita ci accolse e dopo i convenevoli, le strette di mano e i sorrisi ci fece accomodare.
“Allora come va?!” Chiese guardandomi.
“Di salute sto bene e con l’aiuto delle compresse che mi ha prescritto, il Cialis, va meglio di prima, l’erezione è aumentata e siamo riuscito ad avere qualche rapporto sessuale…” Dissi passandogli i referti degli esami che avevo eseguito, mentre Laura a disagio fingeva di osservare altrove.
“Oh bene! Questa è una bella notizia!” Disse sorridendo:” Vede che funziona!” E si mise a leggere i referti degli esami e poco dopo alzando il capo disse:” Vanno bene, vanno tutti bene… eco doppler penieno e testicolare e cavernosografia. È tutto funzionante va bene e se mi dice che è riuscito ad avere anche rapporti sessuali direi che possiamo ritenerci soddisfatti.
Ma subito gli feci presente: “Si professore… con quelle compresse va meglio, ma a volte durante il rapporto sessuale ho una erezione adeguata anche se non piena, ma altre volte la perdo o si riduce quasi subito. Talvolta se riesco a entrare dentro…”
“Penetrare mi corresse…” Mentre mia moglie imbarazzata fingeva di osservare i quadri appesi alle pareti.
“Si penetrare scusi…” Mi corressi:” Talvolta appena la penetro o durante il rapporto sessuale o le successive spinte, diminuisce l’erezione, con il calore della vagina la perdo.” Lui ascoltava attento e proseguii:” E quando riesco ad averla e penetrala bene, talvolta mi viene da eiaculare quasi subito e mia moglie non ne riceve completa soddisfazione e questo mi causa disagio e difficoltà anche con lei e incide sul carattere e l'umore di entrambi.” Feci una pausa mentre lui ascoltava e mia moglie vergognandosi girava la testa sempre a guardare i quadri sul muro, e proseguii: “Io avrei un mio metodo che ho sentito dire da dei miei amici chiacchierando tempo fa, per durare di più...per continuare il rapporto sessuale.” Pronunciai.
“Ah bene mi dica…qual’è!”
E lo informai:” A volte esercito una pressione con due dita ad anello alla base del pene, stringendolo forte alla radice e mi resta più gonfio ed eretto e riesco a continuare. Ma se smetto di esercitare pressione e stringere alla radice ritorna come prima, quasi inconsistente. Con questo metodo ritardo anche di un poco l’eiaculazione, ma non so se faccio bene, se posso farlo?”
Lui rispose: “Probabilmente è la fase iniziale dopo il trauma, meccanicamente funziona bene, ma ci sono delle lacune psicologiche, ma se riesce a penetrare la sua signora e le torna rilassato perdendo la rigidità mentre è all’interno, può essere un fattore di sensibilità del glande che a volte si desensibilizza. Ma ritengo che sia normale in questa prima fase, ma assolutamente non lo stringa e si trattenga con le dita sulla radice del pene che è controproducente. Se stringe rischia di impedire oltre il ritorno anche l'afflusso di sangue al pene e può avere conseguenze serie.
Lei continui a muoverlo in vagina anche se non è più eretto e duro. In questo modo continuerà a dare piacere seppure minimo alla sua signora e come dicevo questa è una prima fase, più avanti dovrebbe assestarsi, vedremo.
Non sarà un rapporto sessuale ottimale, ma intanto l’avrà anche sua moglie.” Disse guardandola negli occhi che Laura abbassò subito:” Si dovrà abituare a compiere l’atto sessuale come gli dico io e deve adattarsi anche lei signora…” Disse il professore osservando mia moglie facendola arrossire in viso:” Non può pretendere di praticare sesso come prima… “Dichiarò e ritornò a guardar mia moglie Laura proseguendo.
“Come ho detto a suo marito signora, anche lei dovrà adattarsi a una nuova sessualità, a provare un piacere diverso, ridotto rispetto a quello che aveva prima.” Continuando rivolgendosi a me:” Ora quando ha rapporti sessuali eiaculi liberamente nella vagina della sua signora quando arriva lo stimolo, senza trattenersi, che con il tempo si aggiusterà tutto. Ci vogliono mesi, forse qualche anno ma poi riprenderà funzionalità e il controllo normale. L'importante è che adesso sia in grado di penetrarla e che riesca ad avere rapporti sessuali completi anche se minimi, poi quando si sarà stabilizzato e avremo certezze su tutto, vedremo cosa possiamo fare per ritardare l’eiaculazione. Ma per ora non faccia nulla di meccanico, manuale. Piuttosto lo introduca anche se non è rigido e se è già all’interno lo lasci inconsistente e anche se con fatica la possegga così. Praticamente mi invitava a chiavarla anche con il cazzo mollo…
Fu ottimista e sicuro che in poco tempo tutto sarebbe tornato come prima e aggiunse:” Ora passiamo alla fertilità le prescrivo lo spermiogramma per valutare se è attivo. Lo prescrisse e lo salutammo con una stretta di mano e l’accordo a rivederci appena avrei ritirato lo spermiogramma, previo appuntamento telefonico. Pagammo duecento euro alla segretaria che ci accolse con un sorriso e disse:” Le serve la ricevuta o no?!”
“Non so…” Borbottai.
“E lei pronta prima che rispondessi ci informò:” Con la ricevuta sono 250 euro, se paga in contanti 200 euro…”
Guardai Laura che alzò le spalle.
“Senza fattura …” Dissi.
“Bene allora sono duecento euro…” Pagai, le prese sorridendo e ci salutò alla prossima visita.
Uscimmo e tornammo a casa, io ero demoralizzato, secondo i suoi consigli avrei dovuto chiavarla anche con il cazzo mollo e anche più piccolo del normale non essendo rigido come avrebbe dovuto essere, sarebbe stata una sessualità ridotta, quasi solo mia, con lei che ne avrebbe provato un piacere minimo se non assente, per Laura sarebbe stato come avere un dito senza rigidità nella figa, anche se secondo lui a essere all’interno avrebbe favorito la ripresa e l’erezione.
Tornati a casa Laura mi vide demoralizzato e avvilito e cercò di confortarmi …” Non essere così Roby, non angosciarti, ai sentito anche tu cosa ha detto il professore. Che con il tempo ritorna tutto normale… non abbatterti e disperarti.”
“Eh sì… ma a me dispiace per te…” Dissi affranto.
“Ma per me va bene anche così come lo facciamo ora amore, se qualche volta non riesci o non hai l’erezione piena o eiaculi prima non mi importa, mi soddisfi lo stesso con le carezze che a me piace essere accarezzata come fai tu e lo sai…” E mi diede un bacio proseguendo. “Adesso sono passati soltanto tre mesi e siamo solo all’inizio, tra qualche altro mese valuteremo. Ma guarda che io sessualmente sono soddisfatta anche così con te… mi sento appagata e vedrai sono certa che potremmo avere anche dei figli.” E mi baciò con ardore sulle labbra.
Lo diceva perché mi amava… e comunque feci come mi aveva consigliato il professore e provai, e anche se una volta penetrata il mio cazzo sentendo il calore umido della sua vagina vogliosa perdeva la rigidità e si riduceva, continuavo a chiavarla lo stesso finché non eiaculavo e andammo avanti così, tra momenti che l’avevo rigido, altri semirigido e altri ancora che la chiavavo con il cazzo mollo… Sì con il cazzo mollo ed è possibile credetemi, non ci credevo nemmeno io, basta riuscire a introdurlo o averlo già all’interno e tenerlo con due dita alla radice dentro la figa e muoversi. Sembra incredibile ma è vero…
Purtroppo quella della ritrovata sessualità fu una soddisfazione e una felicità effimera che durò poco.
La settimana seguente compii l’esame dello spermiogramma in cui dovetti masturbarmi e portare lo sperma in un pitalino al laboratorio analisi cliniche.
La mattina stessa del giorno dell’appuntamento con l’urologo per la visita, dopo un'altra settimana ritirammo il referto. Quando lo ebbi in mano, curioso provai a leggerlo, aprii la busta appena saliti in auto e lessi:” Valori di riferimento normozoospermia definiti dall’OMS (organizzazione mondiale della sanità). Provai a decifrarlo con Laura vicino, ma era una formula di difficile interpretazione per dei profani come noi di termini medici, composta di numeri, percentuali e parole come “vitalità, mobilità, morfologia totale e progressiva”, con delle percentuali e simboli di maggiore o minore che precedevano i valori numerici.
Non lo capii, comunque non ero ottimista.
Nel pomeriggio quando tornammo ci accomodammo nello studio del professore, gli passai il referto dello spermiogramma che lesse concentrato e silenzioso per qualche secondo mentre io e mia moglie ci guardavamo negli occhi stringendoci la mano in basso per non farci vedere da lui. Poi tirò su il capo dicendo:
“A parte lo spermiogramma è tutto nella norma, tranne il dosaggio del testosterone che è basso…. Ma vediamo di rimetterlo a posto.” Pronunciò.” A proposito ...” Si interruppe cambiando argomento come ricordandosi in quel momento:” ...sessualmente come va? Continua a prendere le pastiglie che gli ho dato? Funzionano sempre?”
“Si professore, continuo a prenderle una mezz’ora prima del rapporto sessuale come mi ha detto lei e mi hanno agevolato, riesco ad avere rapporti sessuali…” Risposi:” Mi hanno aiutato ad avere a volte delle erezioni soddisfacenti da permettere la penetrazione.” E precisai meglio:” Avverto come una sensazione di calore nella zona genitale e maggior desiderio.”
“Oh bene! L'importante è incominciare, che reagisca, vedrà che poi riuscirà ad andare avanti anche senza pastiglie e si perfezionerà. La funzione sviluppa le capacità sessuali e l’organo stesso.” Disse continuando:” Comunque lei prosegua con il Cialis come siamo d’accordo e non si crei condizioni mentali negative. “E rivolgendosi a mia moglie aggiunse:” Emi raccomando anche a lei signora, lo aiuti in questa fase che suo marito ne ha bisogno.” Laura con disagio annuì con il capo.
“Comunque riesce ad avere rapporti sessuali completi? ...Intendo con penetrazione ed eiaculazione? ...” Aggiunse.
“Si ...sì ...” Risposi io:” … proseguo come mi ha detto lei professore, anche se non è più rigido continuo l’amplesso a muoverlo dentro la vagina.” Nel mentre Laura imbarazzata in silenzio ascoltava quello che dicevo:” ... ho le erezioni sì, ma niente di eccezionale, nulla in confronto a quello che ero prima. “Precisai al professore:” Sono la metà per vigore e consistenza.” Affermai.
“Bè… prima aveva due testicoli funzionanti e ora ne ha uno solo, quello rimasto deve sopperire anche il lavoro dell’altro. Lei deve anche accettarsi con una virilità minore signor Roberto, deve essere consapevole che non sarà più come prima, l’importante è che ora ci riesca. Comunque vedrà che con il tempo migliorerà, è giovane a ha una bella moglie, continui così e continui anche ad eiaculare sempre all’interno della vagina della sua signora.” E torrnò a precisare quello che già compivamo, mentre Laura imbarazzata e vergognandosi dell’intimità del discorso girava sempre lo sguardo fingendo di osservare altrove.
Il professore riprese la conversazione: “Gli esami diciamo che vanno bene in generale, anche l'ecocolordoppler dimostra un normale flusso sanguigno penieno e testicolare e la morfologia del testicolo si può dire normale ora, oramai si può definire stabilizzato e quindi guarito dal lato strutturale.”
Eravamo trepidi e inquieti e pendevamo dalle sue labbra.
“Purtroppo la trascuratezza di quella sera e il ritardo nell’intervenire sono stati fatali…” Continuò:” … lo spermiogramma non è positivo ci sono pochi spermatozoi mobili. Sono fermi, non muovono il flagello.” Ci informò guardando in volto sia me che mia moglie.
“Sono diventato sterile professore? '” Domandai demoralizzato intuendo il senso della sua introduzione.
“No! Ma diciamo che in questo momento ha poche, pochissime possibilità di fecondare anche se eiacula normalmente come quantità e morfologia.” A quelle parole sia io che Laura restammo delusi e ci rattristammo in volto. E lui proseguì: “La valutazione macroscopica del campione di sperma analizzato ha le caratteristiche fisico-chimiche, come l'aspetto, il volume, il ph, la viscosità e la fluidificazione nella norma. La valutazione microscopica, ha invece evidenziato una concentrazione e motilità degli spermatozoi vivi e mobili bassa, molto inferiore alla norma. “
“Cioè cosa significa?” Domandai apprensivo.
“Significa che anche gli spermatozoi sono nella norma come volume e morfologia ma non hanno vitalità o meglio ce l'hanno ma molto bassa da non riuscire a muoversi e fecondare. “Fece una pausa e aggiunse: “Per farvi capire, il volume di una eiaculata normale e ci circa 2 millilitri e mezzo più o meno, e contiene circa 39 milioni di spermatozoi, pressa poco una concentrazione di 15 milioni al millilitro, con una motilità minima di almeno il 40% per fecondare, anche se ne basta solo uno. Purtroppo la sua motilità è rilevata sotto il 5%, quindi capisce che...”
“Che la mia percentuale non basta a fecondare!” Lo interruppi.
“Esatto!” E vedendo il mio volto demoralizzato aggiunse:” Ma non si abbatta! Lei non soffre di azoospermia, cioè l'assenza di motilità completa degli spermatozoi, ma di oligospermia anche se severa, cioè bassa o scarsa motilità, in questo caso bassissima concentrazione di spermatozoi attivi, sotto il milione e mezzo nello sperma eiaculato, probabilmente dovuto a una ridotta spermatogenesi che significa produzione di spermatozoi nei testicoli dovuti alla sofferenza… e quel milione e mezzo, quelli rimasti non hanno forza…diciamo così!” Precisò per farci capire meglio a me e Laura:” Dovuta in primis all'infezione subita che ha originato una alterazione del tessuto con conseguente ridotta produzione di testosterone, che è un ormone importante. Comunque non si abbatta… si può provare a praticare delle cure mediche ormonali per stimolare la fertilità e cercare di riattivare sia la motilità che la vitalità degli spermatozoi. “Ci informò. “
E come?” Chiesi malinconico, mentre mia moglie affianco a me ascoltava timida e silenziosa non avendo il coraggio di intervenire in quella discussione per chiedere qualcosa.
“Come dicevo il suo non è un caso di azoospermia ma oligospermia, che fa diminuire la probabilità e capacità che uno degli spermatozoi riesca rompere, penetrare e fecondare l’ovulo di sua moglie e dare inizio alla gravidanza. Lei per ora non è in grado di diventare padre, ma ha solo delle difficoltà funzionali e di spermatogenesi. Quello che gli propongo si tratta di un trattamento ormonale combinato con gonadotropine, che permettono in una buona parte dei casi la ripresa della spermatogenesi. Tale trattamento tende a migliorare la quantità e la qualità degli spermatozoi, aumentando così la probabilità di fecondazione e gravidanza.”
Non capivamo molto di quello che diceva in termini medici. Ci fu un discorso di preambolo, dove lui disse:” la capisco, dal lato psicologico e umano è giusto sentirsi demoralizzati in queste situazioni, ma assolutamente non si abbatta, che una soluzione la troviamo. Siamo solo all’inizio, anzi dal punto di vista fecondativo non abbiamo nemmeno iniziato.” E aggiunse guardando anche Laura: “Capisco la vostra apprensione e lo smarrimento, ma dovete sapere che in termini medici si parla di sterilità solo quando c’è evidenza di azoospermia o con la oligospermia. In azoospermia significa quando vi è l’assenza completa di spermatozoi vivi e di oligospermia invece, se c’è motilità ridotta, come nel suo caso. Ma l’inadeguatezza a fecondare viene confermata solo in presenza di una concreta incapacità della coppia di ottenere una gravidanza dopo 12 mesi di rapporti sessuali regolari con eiaculazione diretta in vagina e senza uso di metodi anticoncezionali. Quindi ...” Disse il professore rivolgendosi a me:” ... per lei sono solo meno di tre mesi che prova e non riesce a ingravidare sua moglie, ma questo non significa che lei sia completamente sterile. Lei signor Roberto ha una oligospermia marcata e iniziale, che probabilmente si può curare. Proviamo con la terapia ormonale. “Ripeté convinto. E spiegò a entrambi in cosa consisteva la terapia ormonale.
“Gli ormoni vengono utilizzati per combattere l’ipogonadismo che altro non è che una condizione caratterizzata dal deficit di alcuni ormoni e di conseguenza la spermiogenesi, con diminuita produzione degli spermatozoi vivi.”
Pensando di farci piacere o forse solo per allungare il tempo della visita proseguì: “In genere, la rimozione di un testicolo non compromette la produzione totale di testosterone. In lei la produzione di testosterone, l’ormone che aiuta l’erezione e la fertilità, viene prodotta dall’unico testicolo e come gli ho detto è molto limitata e inferiore al 50%. Non è impotente, ma nemmeno appieno della sua sessualità e capacità riproduttiva.” Dichiarò.
E riprese:” Come ho già avuto modo di dirvi, in genere il testicolo rimanente aumenta la propria attività e sopperisce la mancanza e il deficit dell'altro, come lo stesso avviene per un’ovaia in una donna, che può ovulare e far figli lo stesso con una. Se questo non avviene si ci può aiutare con terapie specifiche. “Fece una pausa e guardando Laura in quei suoi occhioni grandi, scuri e timidi chiese:” Mi seguite?”
Laura annuì con il capo e lui proseguì nella sua spiegazione scientifica: “Come vi ho già detto, ma e sempre meglio ripetersi per capire bene in queste situazioni senza lasciare spazio all’immaginazione e interpretazione. In caso di alterazioni degli ormoni, quali l'ipogonadismo, ciò la presenza di pochi spermatozoi vivi, è possibile intervenire con una terapia medica a base di ormoni specifici per cercare di ristabilire il delicato equilibrio dei componenti dello sperma. La terapia ormonale sarà associata ad antiossidanti e vitamine e altro.... E si è già dimostrata capace di migliorare alcune condizioni di infertilità in altri soggetti e inoltre aiuta anche sessualmente…”
In quel momento lo interruppi:” Scusi dottore ma che ormoni sono da prendere?”
“Adesso ci arrivo! “Rispose facendo segno di aspettare con la penna che teneva in mano, e proseguì: “Il ruolo di questi ormoni, che sono il FSH e il testosterone svolgono un’azione sinergica nel maschio, per un perfetto svolgimento della spermatogenesi che è la produzione degli spermatozoi. La somministrazione a dosi elevate di questi ormoni che poi sono gli stessi che ha già in corpo è in grado di mantenere una spermatogenesi attiva. L'ormone follicolo stimolante il FSH, associato al testosterone negli uomini stimola la riproduzione e lo sviluppo degli spermatozoi …”
Parlava, parlava di cose scientifiche e in termini medici, Laura ascoltava con attenzione, ma io non capivo molto e a me non fregava niente, io volevo vedere solo il risultato sapere con un sì o con un no se potevo avere figli...
E proseguì passando a spiegarci la modalità della terapia.
Quando terminò dal mio sguardo dubbioso capì che non ero convinto, guardai mia moglie che mi sorrise con gli occhi.
A quel punto disse: “Ci rifletta con calma sig. Roberto a questa possibilità e anche lei signora...Non c’è nessun obbligo, pensateci prima di decidere se praticare una terapia ormonale, parlatene tra voi, ma non dormiteci sopra e poi se deciderete di sì ritornate da me che gli prescrivo la terapia. Ma non aspettate molto…” Ripeté:” …. In questi casi prima inizia meglio è, sono terapie a cicli che durano parecchi mesi … anzi, per completamento e sicurezza, faccia anche lei signora gli esami sulla fertilità.” Esortò sorridendo a Laura: “Non vorrei curare il marito, quando poi è la moglie a non ovulare e restare fecondata, è già successo, quindi anche lei per scrupolo faccia questi esami che le prescrivo, e se poi servirà andrà anche da un ginecologo…” Dichiarò sorridendo.
Vidi Laura arrossire e annuire con una espressione intimidita e vergognosa.
“Cosa tira dentro a questa storia anche mia moglie!” Pensai:” Lei è sana! Sanissima…!”
Comunque lo informai che ci avrei pensato, lo salutammo ringraziammo, pagammo dalla segretaria e uscimmo.
Sia io che mia moglie ci avviammo lungo la strada camminando abbracciati in una cappa di tristezza e demoralizzazione.
Tornato a casa ci pensavo. Anche se Laura cercava di farmi forza tenendomi su con il morale, sapevo quanto forte fosse il suo desiderio di maternità, di diventare madre e avere dei figli e lo esplicava dicendo:
“Proviamo questa cura che ha detto il dottore Roby! ...Non si sa mai...!”
“Ma dovrai fare anche tu gli esami…” Le mormorai stringendola.
“Ebbene li farò, anche se credo di essere sanissima. “Dichiarò sorridendo.
Inutile dire che a quella notizia andai in crisi e in depressione, quale marito non ci sarebbe finito avendo una moglie bellissima che non riesce più a chiavare pienamente e nemmeno a ingravidare?
E comunque in quei giorni mi aiutò molto lei, Laura, dicendomi che a lei bastava quello che riuscivo a darle sessualmente e che non voleva altro, che si accontentava e mi aiutò spronandomi a provare la cura di cui ci aveva parlato il professore urologo.” Prova…non si sa mai…l’hanno praticata altre persone …”
In quei giorni continuai ad avere spesso sbalzi d'umore e depressione, era un bel dire quello del professore, usava tante parole belle per addolcire la pillola amara, ma io non riuscivo più a chiavare bene mia moglie e quando ci riuscivo non ero appieno nell’erezione ed ero precoce nell’eiaculare e lei non aveva il tempo di gioire, di godere del rapporto sessuale. Ma soprattutto, non riuscivo… non potevo ingravidarla… come avremmo voluto.
Per commenti, suggerimenti, idee, notizie o critiche, scrivere a:
dressage1@hotmail.it
Grazie.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Il donatore di sperma cap.2 l'incidente (2)
Commenti dei lettori al racconto erotico