Genitori bisognosi 3

di
genere
incesti

Genitori bisognosi 3

Nota dell’autore: sebbene questa sia la terza puntata, in realtà dovrebbe essere la seconda. Purtroppo, con il database ho fatto qualche pasticcio. Vi prego di avere pazienza.
Vi ricordo inoltre che è una storia completamente inventata e che quindi se dovesse assomigliare a persone o luoghi veramente esistiti, è solamente un caso assolutamente non voluto.
Quello che fanno questi personaggi, è qualcosa di assurdo e assolutamente da non imitare.

**********

Secondo giorno di riprese

La mattina, la prima ad alzarsi fu mia madre, che cercò di mettere insieme una colazione per tutta la truppa.
Mio padre si svegliò qualche minuto dopo. Aveva dormito insieme a sua moglie e a Gerardo. Sua moglie era nel mezzo.
Io e il mio amante scendemmo una ventina di minuti dopo, richiamati dal profumo del caffè e dei vari manicaretti, che la mamma riuscì a mettere insieme grazie alla valigia di roba da mangiare che provvide a Gerardo.

A parte gli operatori e Gerardo stesso, eravamo tutti nudi, come da ordini precedenti.

Mia madre era ancora più bella del giorno prima. La sua pelle era lucida e tonica, come se fosse stata massaggiata tutta la notte. E in un certo senso era anche vero.
Io e mio padre avevamo i piselli in disarmo, ma di una dimensione che non avevano mai avuto in passato.
Gerardo ci raccomandò di assumere un integratore particolare che ci avrebbe dato una mano per la giornata di lavoro. Lavoro… Più o meno.

Era un liquido bianco dal vago sapore di orzata, e comunque molto gradevole al palato. Appena bevuto, entrambi percepimmo una sensazione strana, come se avessimo ricevuto una carica di energia inaspettata.

Per mia mamma, invece, l’integratore era di colore rosa. Il sapore, disse lei, più o meno quello di un frullato alla fragola e quindi molto gradevole.

Finita la colazione, Gerardo diede le disposizioni necessarie per iniziare le riprese.

Innanzi tutto, ci fece la peretta di liquido rosso, quello che annullava il cattivo odore delle feci e le consolidava, e tutti e tre, in cerchio, a ore 12, 4 e 8, cagammo sotto i riflettori.
Mia mamma cercava sempre di apparire più troia (o forse lo era proprio) e gestiva con innata maestria il grosso stronzo che usciva dal suo culo, mandandolo avanti e indietro, per la gioia dello spettatore. Mio padre, che (non so come) cagava stronzi assurdi nelle dimensioni, puntava sulla quantità e si vantava nel dire che soltanto un culo abituato ai cazzi come il suo poteva sfornare serpentoni marroni di tali dimensioni.
Io mi limitavo a cagare lentamente, ma anche ad evidenziare il mio uccello, ben sfoderato, a beneficio del pubblico.
Appena finita la cagata, fummo tutti e tre sottoposti al clistere profumato, disinfettante e rinfrescante, che rendeva il nostro intestino sensibile e ansioso di essere profanato.

Una volta conclusa la pulizia degli intestini, si passò al sesso più classico.

Gerardo era ben organizzato. Aveva un quadernino di appunti, dal quale sembrava attingere le sceneggiature, che poi ci raccomandava di mettere in atto.

La prima scena comprendeva me e mia madre in piedi, al centro del soggiorno, che ci baciavamo.

Prendiamo subito posizione. Mia madre era contenta e mi sorrise. Non appena Gerardo ci diede il segnale, cominciamo a baciarci molto intensamente, con la bocca e con la lingua.
Gerardo mi disse di portare le mani alle natiche della mamma. Dovevo quindi palpare il culo in maniera quasi teatrale, facendolo ballonzolare e impastandolo come se fosse farina.
Poi, non appena la telecamera si fosse piazzata in basso, dietro alla mamma, avrei dovuto anche aprirle le chiappe.

Dopo pochi secondi, infatti, un operatore si posizionò in ginocchio, dietro alla mamma.
Io scesi con le mani per aprire le chiappe, ma mia madre mi fermò. Lei stessa, con le proprie mani, volle aprire le sue natiche. Questo gesto lo troverai ancora più eccitante e anche Gerardo fu molto d’accordo.
Ormai mia madre era veramente una pornostar!

Quindi si mise in ginocchio davanti a me, impugnò il mio arnese e cominciò a strofinarselo sulla faccia, sfoggiando un fantastico sorriso, mentre con lo sguardo seguiva una telecamera che la inquadrava in primo piano.
Mentre era in ginocchio, inarcò leggermente il culo e allargò le gambe per permettere all’operatore di inquadrarle l’ano e la fica, anche in quella posizione abbastanza complicata.

Gerardo, poi, fece appiccicare da uno dei suoi operatori un dildo da 20 centimetri sul massiccio tavolo del soggiorno e comandò a mio padre di salirci e sedersi lentamente su di esso, senza che però le chiappe toccassero il tavolo. Quel missile doveva lasciarlo penetrare in profondità nel retto, mentre guardava me e la mamma e mentre ripeteva la frase: “Ale, scopa tu la mamma. Io sono troppo frocio!”
Naturalmente, io e la mamma andavamo avanti. La punta della sua lingua titillava il meato del mio pene. Poi, Gerardo la fece sdraiare supina e io dovetti sedermi sulla sua faccia, mantenendo le piante dei piedi sul tappeto, con il cazzo che puntava verso il suo grande seno. Lei mi leccò il buco del culo, le palle, ma con una mano continuava a segarmi.
Poi, il regista mi face voltare e dare le spalle alle poppe della mamma, ma dovevo allargare bene le gambe per essere ripreso, mentre lei mi leccava ancora il culo e il mio pene duro puntava il soffitto in modo minaccioso.

Intanto, mio padre era riuscito a far entrare tutto il dildo nel culo e ripeteva la tiritera.
Su indicazione del regista, mi alzai. Anche mia madre abbandonò la posizione supina e si mise a pecora, con il culo ben sollevato. Gerardo mi ordinò di chinarmi e di leccarle bene culo e fica, per portarla all’estasi. E questa era la mia specialità. Infatti, la mia stupenda genitrice mugolò come una vera zoccola e disse:
“Ale….Ale…mi piace come mi lecchi il culo. Lecca bene il culo della mamma. Leccalo. Siiii…”
Naturalmente, mentre lo diceva, veniva ripresa in primo piano.

Dopo un buon minuto e mezzo di leccate, Gerardo mi disse di incularla da quella posizione. Io ero più altro della mamma e, quindi, nessun problema.
La trafissi lentamente, mentre lei si contorceva per permettermi di entrarle dentro, nelle sue abissali profondità.
Gerardo mi fece segno di parlare a ruota libera. Pertanto, dissi: “Guardate come mi sto inculando la mamma! Guardate che culo fantastico! L’ho baciato, leccato, palpato. Sarebbe bello se ognuno di voi che ci state guardando, poteste scoparvela e incularvela a piacimento. Vero, mamma?”

“Oh si….siiiii….è bellissimo essere inculata, soprattutto da un cazzo bello lungo come quello di mio figlio. Sto godendo come una troia!!”

Arrivò per me il primo orgasmo della giornata. La qualità era tra le più elevate. L’elasticità dello sfintere della mamma produceva una specie di fasciatura stretta intorno al mio cazzo e ad ogni passaggio era come se una mano larga tutta la lunghezza del mio arnese mi facesse una sega.
In più, la chiusura praticamente ermetica del suo retto, promuoveva una sorta di risucchio. Sega e pompino insieme, per capirci.
Allora sborrai, preannunciando all’operatore il mio godimento: “Sto per godere nel culo di mamma. Mi chiamo Alessandro e inculo mia madre….ecco…godooooo!”

“Mi stai farcendo di sborra!” Urlò mia madre Letizia.
Dal tavolo, arrivo anche un urlo da parte di mio padre, che aveva assistito a questa splendida scena e che evidentemente non riusciva a resistere: “Ahhh….siete troppo maiali! Godo anche io soltanto a guardarvi! Sborrooooo!”

Io uscita dal culo di mia mamma e mi stesi sul tappeto abbastanza sfinito, anche a causa della posizione che avevo dovuto assumere.
Lei si girò, si mise a sedere a gambe larghe e cominciò a masturbarsi furiosamente.

L’operatore, secondo le disposizioni di Gerardo, era appiccicato alla sua faccia. Un altro percorreva tutto il suo corpo, soffermandosi naturalmente e soprattutto sulla fica.
I suoi seni ballavano al ritmo della sua mano della sua faccia, gli occhi fissi sull’obiettivo, era quella di una che stava impazzendo di godimento.

Gerardo diede a mia madre un ordine che io non potei percepire.
In sostanza, mi ritrovai le grosse chiappe di mia madre sulla faccia. Si era seduta su di me, dando le spalle al resto del mio corpo. L’operatore era esattamente davanti a lei, così poteva ammirare tutto il panorama.
Mentre il suo culo era sulla mia faccia, io dovevo naturalmente leccarglielo. La sua masturbazione trovò quindi, se possibile, ancora una maggiore stimolazione e quindi partì per una tangente che l’ha portato un orgasmo travolgente: “Godooooo!!! Io sono la più grande troia del mondo! La più grande! Mi chiamo Letizia… Abito a Xxxxxx, e sto godendo come una vacca!”

Mio padre, intanto con la sua mano, raccoglieva lo sperma che in parte gli era caduto sul pube e sulla pancia. Lo sperma poi dalla mano finiva nella sua bocca dov’è le dita si perdevano per essere risucchiate e leccate, mentre naturalmente l’operatore lo riprendeva da vicino.

Mia madre si alzò in piedi, per permettermi di respirare, ma poi ricadde subito a sedere sul tappeto, in quanto sfinita dal piacere.

L’operatore si avvicinò alla sua faccia. Dal monitor notavo che la stava riprendendo dal seno in su. Gerardo ruppe il protocollo e si avvicinò con un microfono alla sua faccia. Non che ce ne fosse bisogno, naturalmente, ma la scena doveva evidentemente sembrare un’intervista.

Lui era l’intervistatore, ma non venne inquadrato se non il suo braccio e il microfono che teneva in mano.

“Brava, brava Letizia! Stamattina sei stata veramente stata veramente speciale. Che cosa ti è piaciuto soprattutto della scopata che hai fatto con tuo figlio?”

“Penso tu ti riferisca alla magnifica inculata di cui sono stata oggetto qualche minuto fa. Sentire il lungo arnese di Alessandro dentro di me è stato, a dir poco, paradisiaco. Si muoveva con la mirata intenzione di farmi godere. Non pensava a se stesso, perché da quanto ho potuto capire era anche scomodo. Lui pensava soltanto a me. Questo mi ha fatto impazzire ancora di più.”

“Hai un corpo veramente stupendo. Non hai mai pensato di usarlo prima di arrivare a un’età diciamo… Non più giovanissima?”

“In effetti, non sono mai stata una che si pavoneggia. Mio marito mi diceva sempre che avevo un culo bellissimo e tette da paura. Ma tutto sommato vano anche essere complimenti e battute che si fanno all’interno di una coppia e quindi magari anche non collegati con la realtà. Diciamo che le visite mediche a cui mi sono sottoponevo regolarmente per la prevenzione del tumore al seno e all’utero, adesso che ci penso erano sempre molto parti particolareggiate e duravano di più rispetto a quelle delle mie amiche.”

“Magari, mentre continui a tenere le gambe larghe e ti tocchi, ti ricordi qualche occasione in particolare?”

“ Fammici pensare… ecco, un giorno, un paio di anni fa, quando già avevo problemi con la menopausa, con una mia amica andai a fare una visita per la prevenzione del tumore del seno e dell’utero, in una di quelle strutture gestite da associazioni di donne che operano sul territorio, con una forma di volontariato. In sostanza, i medici che prestavano l’opera all’interno di questa associazione, non facevano pagare nulla. Magari accettavano un’offerta a favore dell’associazione, ma niente di più. La mia amica faceva parte dell’associazione e quindi mi fece avere un appuntamento abbastanza velocemente. E poi era gratis… Quindi mi sentii abbastanza serena.
Quando arrivammo nell’ambulatorio, vidi diverse donne più o meno della mia età. Probabilmente persone che non si potevano permettere specialisti a pagamento.
Quando viene il mio turno, la mia amica entrò con me. Il medico che mi avrebbe visitato la conosceva bene. Lei mi disse che fu uno dei primi ad aderire all’iniziativa e uno dei più generosi, spendendo spesso giornate intere a disposizione delle pazienti.

Appena entrammo, lui ci accolse con cordialità. Era un uomo alto almeno 1,85, con il camice, ed era anche ben vestito.
Lui salutò calorosamente la mia amica, la quale mi presentò, spiegandogli che avevo qualche noia a causa della menopausa e che quindi avrei avuto bisogno di consigli.

Lui lodò la mia amica, perché, disse lui, finalmente aveva portato una bella signora a fare una visita. Già quella frase avrebbe dovuto mettermi un po’ in allarme. Ma tutto sommato, la situazione suggeriva un contesto informale, e quindi non ci feci tanto caso.

Era estate e quindi indossavo una semplice t-shirt e una gonna morbida, al ginocchio.
Lui allungò le mani e mi soppesò i seni, con molta disinvoltura. Io sbarrai gli occhi, ma la mia amica mi toccò il braccio e mi fece un’espressione tranquillizzante.
Lui diceva che i seni pesanti vanno gestiti in modo ragionevole, con reggiseni in cotone, guai ai ferretti, e senza imbottiture. Era comprensibile, secondo lui, quando i capezzoli erano molto evidenti e quindi la donna poteva provare un certo disagio. Ma era meglio il disagio, piuttosto che i probabili problemi di salute.
Intanto, continuava a toccarmi i seni e la mia amica continuava a dirmi di stare tranquilla.
Insomma, la sua teoria era che i grandi seni vanno lasciati semiliberi, utilizzando biancheria intima non contenitiva, anche se la donna poteva provare un certo disagio nel camminare o nel correre a causa dell’oscillazione delle mammelle.
Poi, ad un certo punto, batté le mani e mi disse di spogliarmi. La mia amica mi indicò un paravento che c’era non lontano dal lettino medico.
Lei venne dietro con me per darmi una mano. Mi disse di togliermi tutto e di indossare un camice ospedaliero che arrivava appena a coprire il sedere. Spogliarmi nuda, due anni fa, era un problema per me, a causa proprio delle mie forme abbondanti, di cui non andavo fiera.”

Gerardo la interruppe:

“Interessante. Ma adesso alzati in piedi e fai godere la nudità del tuo corpo a tutti i nostri spettatori. Vai pure avanti con il racconto.”

“Ecco, sì… Quindi mi presentai davanti al dottore tutta nuda, praticamente. Quel camice non copriva più di tanto. Dietro era praticamente aperto e davanti era talmente fine che era possibile quasi intravedere ogni cosa. Ero in piedi davanti a lui e quindi ricominciò a palparmi i seni inserendo le mani in una delle aperture apposite sul camice. Solo che questa volta non li soppesava, ma li palpava a piene mani, senza reggiseno di mezzo. Si mise anche dietro di me e continuò a palpare di gusto. La mia amica si era seduta davanti alla scrivania e sfogliava distrattamente una rivista. Il medico intanto, un po’ per volta, mi tolse il il camice, perché diceva che ostacolava inutilmente la visita.
Tornò davanti a me e mi prese i capezzoli, tirandoli quasi a farmi male e spiegandomi che comunque erano ottimi capezzoli e che quindi, in base alle sue palpazioni, il mio seno non aveva problemi.
Ormai ero nuda davanti a lui. La mia amica era sempre distratta, questa volta dietro al suo smartphone.
Lui si mise dietro la mia schiena e cominciò a palparmi la colonna vertebrale a partire dal collo. Piano piano, le sue mani scesero, fino ad arrivare al mio sedere, sul quale si fermarono forse più del necessario. Poi risalirono e poi scesero di nuovo.

Mi disse poi di appoggiare i gomiti sopra il lettino, così da formare un angolo retto tra le mie gambe e il torace. I seni si appoggiarono sul lettino, in mezzo alle mie braccia.
Lui da dietro mi aprì le chiappe del sedere e probabilmente, perché ero di spalle, quindi non potevo vedere, osservò attentamente il mio ano.
Finalmente poi mi disse di salire sul lettino e posizionare le gambe sulle staffe. Almeno lì eravamo nell’ambito della normalità.

L’esplorazione della mia vagina fu lunga e minuziosa. Non solo dell’interno, ma anche dell’esterno. Utilizzò degli unguenti con i quali non si lubrificò soltanto le mani, ma volle lubrificare anche l’esterno e l’interno della mia vagina. Questo mi procurò un’eccitazione incredibilmente forte, fino al punto di provare un orgasmo. Cercai di non darlo a vedere, mordendomi le labbra. Ma involontariamente il bacino fece un paio di giri, come una danzatrice del ventre.

Non so se il medico se ne accorse, ma il mio imbarazzo fu grande. Fu poi la volta del mio ano. Mi disse che riteneva necessario entrare anche nel mio retto per verificare la presenza di racadi o emorroidi. Si sa che è una zona soggetta a tumori.
Insomma, alla fine io fui palpata, osservata e profanata in ogni angolo del mio corpo. Restai lì dentro più di un’ora.

Quando uscimmo, chiesi alla mia amica se tutte le visite di quel medico si svolgevano nella maniera in cui si era svolta la mia. Lei mi rispose che non lo sapeva, ma sicuramente questa visita è stata molto approfondita e dettagliata. E poi, era anche gratuita. Non avrei dovuto lamentarmi, diceva lei.
Ma io fui più insistente. Le dissi che quel dottore lì aveva delle mani troppo lunghe, per i miei gusti.
Lei mi rispose che invece il mio orgasmo diceva tutto il contrario. Secondo lei, io avevo gradito la visita. Io divenni rossa come un pomodoro e, visto che diceva di essere una mia amica, le chiesi come avesse fatto ad accorgersene.
Lei tirò fuori il telefono dalla borsa e disse che era tutto documentato lì dentro. In pratica, aveva ripreso tutta la scena. Aveva esattamente un filmato di 57 minuti nel suo telefono. Quindi non dovevo fare la stronza. Chiaramente, quella fu l’ultima volta che ci vedemmo.

Gerardo sorrise. Evidentemente pensava che mamma Letizia fosse troppo ingenua.
Prese il telefono e chiamò il suo ufficio. Diede qualche dettaglio del racconto di mia madre e poi riattaccò. Ci guardò con un sorriso strano e disse: “Se conosco il mondo del porno, quel filmato, cara Letizia, sta girando sicuramente nel dark web. Un mio collaboratore lo sta cercando. Vedremo.”

Poi, accarezzando con gusto il sedere della mamma, aggiunse:
“Adesso torniamo a noi. Splendida Letizia, nuda e con questo culone immenso e bellissimo. Mi piacerebbe adesso vederti un po’ più porca, se possibile. Che ne dici?”

“Sono a tua disposizione, caro Gerardo. Dimmi cosa devo fare.” Cinguettò la mamma,

Quindi, il regista le chiese di farsi un ditalino proprio lì, in piedi.

“Lo hai mai fatto in passato?” domandò.

Mia madre rispose: “No, mai… Quando devo farlo mi metto sempre comoda. C’è il pericolo di cadere in terra!”

“Alessandro e Massimo, voi vi metterete ai fianchi di Letizia e vi segherete in piedi, come lei. Tutti pronti?”

Ubbidientemente, ci schierammo a fianco della mamma e ci mettemmo a segarci il pisello.

Eravamo tutti ripresi in un’unica inquadratura. Una famiglia di maiali che cercava il piacere masturbandosi davanti a un video operatore: una nuova forma di perversione che ti legava in tutto il web e che ci faceva diventare molto ricchi.

Fine… Per ora

Silvestroverogatto@gmail.com








scritto il
2026-08-01
2 2 4
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Genitori bisognosi

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.