Genitori bisognosi
di
Silvestro Gatto
genere
incesti
Genitori bisognosi
**Premessa dell'autore: racconto di pura fantasia. Qualsiasi riferimento a persone o luoghi esistenti è puramente casuale. Non imitate per nessun motivo i personaggi. Grazie.**
Anno 2024. Piena estate. Diploma di maturità acquisito a pieni voti, non restava altro che riposarsi. Avevo già detto ai miei genitori che avrei viaggiato per almeno due mesi per riprendermi dalle fatiche scolastiche e che poi avremo ragionato sul mio futuro.
Purtroppo, proprio in quell’estate mio padre perse il lavoro. Quindi i miei piani ovviamente saltarono, perché la famiglia non aveva il denaro per finanziarli. La situazione era a dir poco drammatica, perché mia madre non lavorava e gli impegni da sostenere erano notevoli e i risparmi pochi.
Dennis, il mio amico frocio (del gruppo di amici di Alessandro, forse scriverò un altro racconto - NDA), una volta mi aveva parlato di un tizio che era collegato ad una multinazionale del porno e che pagava profumatamente in cambio di foto e riprese di un certo tipo.
Chiamai Dennis, ma lo stronzo deviò l’argomento e subito mi chiese se avessi ancora il plug al solito posto.
Naturalmente, ormai faceva parte della mia vita e pertanto gli confermai che il mio ano era ancora regolarmente dilatato da questo dildo rosa, che lui stesso mi fece infilare mesi prima.
Mi disse però che ne aveva trovato uno più grosso, lungo ed evoluto e che gli sarebbe piaciuto infilarmelo appena possibile. Io in quel momento avevo bisogno delle sue cortesie e quindi acconsentii, ma probabilmente avrei acconsentito comunque, in qualsiasi situazione. Bisessuale, d’accordo, ma con forte attrazione per tutto ciò che coinvolgeva il mio retto.
Subito quella sera ci trovammo a casa sua. Mi fece spogliare nudo e mi estrasse il Plug rosa.
Poi aprì la scatola di quello nuovo. Aveva un vivace colore giallo ed era più lungo di almeno 5 cm. Quindi me lo mise davanti alla bocca e mi chiese di leccarlo. Poi, pian pianino, mi comandò di infilarmelo nel culo e immortalò la scena con il suo telefono in videochiamata con gli altri 2 amici, che facevano un tifo da stadio. “Ale! Sei il migliore! Facci vedere tutto, apriti bene quel culo!”
Quel gruppo di esagitati, mi chiesero di masturbarmi, tenendo le gambe belle larghe, facendo vedere bene il nuovo plug giallo. Mi impegnai al massimo. Volevo ottenere da Dennis le informazioni necessarie per risolvere il problema della mia famiglia e solo lui poteva aiutarmi. Pertanto, cercai di essere più maiale possibile e mi feci fare molte foto e molte riprese in primo piano. Alla fine, sborrai in diretta godendo veramente tanto. Quel nuovo Plug era notevole. Aveva all’interno un piccolo motore che funzionava con una minipila. Si poteva azionare semplicemente ruotando un pulsante e mandava delle micro vibrazioni che il tessuto sensibile del retto percepiva e gradiva.
Ero certo che quel nuovo marchingegno mi avrebbe dato una mano importante quando mi masturbavo o quando in generale, usavo o facevo usare il mio corpo.
Dennis non riuscì a resistere allo spettacolo che gli offrii e si masturbò anche lui pregandomi di non fargli cadere il seme in terra e pertanto, al momento della sborrata, aprii la mia bocca e accolsi il suo sperma, sempre mentre gli altri amici mi vedevano in video.
Vollero un primo piano del mio viso e della mia bocca piena di sperma.
Alla fine, mi diede le informazioni che mi servivano. Mi disse che avrebbe dato il mio numero a quel tizio, che quindi mi avrebbe telefonato e poi sarebbe venuto a casa a trovarmi.
Io gli risposi che non se ne parlava proprio, perché non avevo nessuna intenzione di fargli sapere dove abitavo.
Lui mi spiegò che questo regista lavora soltanto così e paga molto bene, perché vuole ritrarre le persone nelle loro abitazioni, durante la loro vita quotidiana.
Il prezzo che era disposto a pagare era molto alto, mi disse Dennis, ma senza quantificarlo, e alla fine mi convinsi. Aveva soltanto il problema di come mandare via di casa i miei genitori per il tempo necessario e cosa dire alla mia fidanzata.
Il secondo problema, l’ho risolto in un attimo. Tanto ormai avevo capito che ero più frocio che etero. Con lei mi divertivo, ma neanche più di tanto. Allora le dissi che avevo bisogno di una pausa di riflessione, che alla fine è un modo gentile per dire che non ti voglio più.
Restava il problema dei miei genitori
Quando il tizio mi chiamò, mi spiegò che per le riprese si sarebbe fermato una settimana a casa mia. Per me sarebbe stato impossibile trovare un posto per i miei genitori per una intera settimana. Non avevamo neanche un soldo e quindi non si parlava né di alberghi, né di altro.
Pertanto, fui costretto a spiegare loro la situazione.
Questo è il dialogo che ci fu tra me e i miei genitori quella sera stessa, esattamente due giorni prima che il tizio suggerito dal mio amico Dennis venisse a casa nostra.
“Papà, mamma, vi devo parlare. Sono al corrente della situazione finanziaria delicata, ma vi posso assicurare che se va tutto bene, sono in grado di risolvere i nostri problemi. Trovare molto denaro in poco tempo non è facile, soprattutto se lo vuoi fare onestamente. Io posso trovare tutti i soldi che ci servono per tamponare la situazione e poi anche per poter vivere dignitosamente, e forse anche di più. Però c’è qualche rospo da inghiottire.”
“Alessandro - rispose mio padre - tu sei un bravo ragazzo, sei stato il migliore agli esami e ci hai sempre dato grandi soddisfazioni. Io mi fido di te. Se mi dici che è un affare onesto, non ho nulla in contrario. “
Mia madre aggiunse: “E non vogliamo però che tu ti metta nei guai con qualche lavoro che ti richieda un’eccessivo sacrificio, magari lavorare di notte o sulle impalcature o chissà in quale posto dove tu possa farti male.”
“Niente del genere. Non è un lavoro pericoloso per la salute, ma lo è per la reputazione. Si tratta (e qui Alessandro fece una pausa abbastanza lunga). Di posare per delle fotografie e dei filmati pornografici.”
I genitori sbiancarono in volto.
“Fatemi continuare. Non si farà del male a nessuno, non ruberemo denaro a nessuno, non dovremmo tirar fuori neanche un soldo, né ipotecare la proprietà. A queste foto mi sottoporrò io. Non dovete preoccuparvi. Ho detto a quel tizio di venire a casa nostra dopodomani. Faremo tutto qui dentro perché è così che dobbiamo fare se vogliamo farci pagare tutti quei soldi. Si tratta di riprese fatte a, come dice lui, persone normali che vivono una vita normale. In questo caso, la persona sarei io.”
Mia madre riuscì a trovare la voce e domandò: “Scusa, ma chi potrà vedere queste fotografie o questi filmati? Sarai e saremo sulla bocca di tutti? Ci sputeranno addosso mentre andremo in giro?”
Risposi tranquillamente: “Queste immagini o filmati saranno diffusi nel web. in alcuni siti a pagamento. È probabile che qualche nostro vicino, qualche nostro amico o parente possa vederle, ma se è vero vuol dire che anche lui o lei sfrutta questo mondo e quindi non penso che vorrà fare tanto il moralista!”
Li guardai ancora negli occhi e poi aggiunsi: “Attenzione, quando questo signore verrà, ci sarete anche voi e gli chiederete le cose che forse non avete il coraggio di chiedere a me o che vi verranno in mente in questi due giorni. Ma quando quello si sposta, non vuole farlo a vuoto. Qualcosa dovrò fare. Ripeto: sono io quello che verrà filmato e fotografato. Quindi non vi preoccupate per voi.”
Passammo un paio di giorni sgomenti e preoccupati. Anche il frigorifero cominciava a essere vuoto e mio padre, per un orgoglio personale irragionevole, non aveva intenzione di chiedere aiuto ai parenti.
Finalmente o inevitabilmente, arrivò il giorno in cui in quel tizio, che chiameremo Gerardo, venne a trovarci. Esattamente a l’ora prestabilita un furgone bianco si fermò davanti alla nostra abitazione.
Ne uscirono tre uomini, di cui due portavano l’attrezzatura. Il terzo, una persona più anziana, sembrava essere il capo e fu quello che suonò al campanello della nostra villetta.
Adesso diamo anche un nome e un cognome ai membri della mia famiglia, nomi che inventerò totalmente: mia madre Letizia, mio padre Antonio Mxxxx.
I tre uomini entrarono e li feci accomodare. Quando videro i miei genitori presenti, si guardarono tra loro e il capo mi lanciò un’occhiata molto preoccupata.
“Non si arrabbi, signor Gerardo. Questi sono Letizia e Antonio, mio padre e mia madre. Il nostro cognome è Mxxxx. Non volevo nascondere la cosa ai miei genitori, visto che questa non è la mia casa. Ho già spiegato loro di cosa si tratta, ma siccome erano ancora dubbiosi, speravo che lei ci concedesse 10 minuti del suo tempo per spiegare la faccenda che ci occupa.”
“Gentili signori Mxxxx, gentile Letizia e gentile Antonio, la trattativa per questa faccenda è già stata fatta al telefono. Io sono venuto qui per lavorare e non per trattare, ma poiché mi sembrate persone tranquille e ragionevoli, vi dirò semplicemente questo. Per quattro ore di filmato lorde, che significa al netto di eventuali tagli tecnici che faremo noi, io pagherò ad Alessandro 4 mila euro. Se invece il filmato dovesse riguardare - e qui Gerardo squadrò da cima a fondo il corpo di mia madre - la mamma di Alessandro il compenso arriverebbe a 5.500. Per filmare il papà di Alessandro pagherò 6.000 euro e sto parlando sempre dello stesso tempo lordo di filmato.
Questo se i filmati avvengono separatamente e cioè se ogni persona viene filmata da sola.
Diversamente, se uno di voi volesse partecipare al filmato di Alessandro, ad esempio, il compenso arriverebbe a 5.800 complessivi. Se poi volete recitare tutti e tre insieme il compenso arriva a 8.000 euro, sempre complessivi.
Il pagamento avviene con bonifico istantaneo. Per avere questi soldi, naturalmente, dovrete fare esattamente tutto quello che io dirò.
Ad esempio, se vi esibirete da soli, vi dirò di mostrare ogni parte del vostro corpo, di masturbarvi, di inserirvi oggetti nella vagina o nell’ano, di defecare e altre cose di questo tipo.
Inoltre, vi chiederò di parlare e di gridare durante i vostri orgasmi. Sto parlando di orgasmi veri, non simulati. Me ne accorgo subito (guardò negli occhi mia madre).
Invece, se sarete disponibili a di fare le cose insieme, queste potrebbero consistere sia rapporti omosessuali, che etero. Dovete essere pronti a tutto. Naturalmente, io non chiederò mai a nessuno di voi, da solo o in gruppo, di esibirvi facendo qualcosa di illegale o del male a voi stessi o ad altri. Sono stato sufficientemente chiaro?
Poi, se i vostri filmati dovessero trovare il gradimento del pubblico, riceverete anche delle somme mensili in base a quanti soldi faranno guadagnare alla società a cui sono collegato. Ci sono persone della vostra stessa città che stanno incassando la bellezza di circa 20.000 € al mese. E non sono delle star. Tuttavia, sono persone che hanno fatto esattamente quello che ho chiesto loro.”
Guardò in faccia ognuno di noi poi aggiunse: “Io sono una macchina per fare soldi. Provate ad informarvi. Io so come muovermi nel mercato e sto attento ai gusti della clientela e la società con cui lavoro è sana e paga cash.”
Si alzò dalla poltrona e aggiunse:
“Adesso tocca a voi. Avete un quarto d’ora del mio prezioso tempo per decidere e in ogni caso io non me ne vado senza aver fatto un filmato almeno di un’ora con Alessandro, con il quale ero già d’accordo.”
Io, mia madre e mio padre ce ne andammo in cucina per parlare, a porte chiuse. Mio padre aveva preso appunti mentre Gerardo spiegava. Era un uomo d’affari e aveva già intuito le potenzialità di quella faccenda. Con voce tremante, disse: “Allora, se diamo retta a questo signore, forse in una settimana risolviamo tutti i nostri problemi. Naturalmente, dovremo rinunciare alla nostra moralità e alla nostra reputazione. - fece una lunga pausa - Non faccio molta fatica a farlo, sapete? Sul mio lavoro sono stato sempre onesto e affidabile. Ho sempre trattato bene i clienti e benissimo il mio datore di lavoro. Al momento di cacciarmi non hanno avuto nessuna pietà, nessuna remora. Comportarsi bene non è redditizio. A noi servono soldi. “
Mia madre ci guardava con gli occhi sbarrati poi, gridando sottovoce (non so se mi spiego), disse:
“Ehi! Ma quello che state dicendo è pazzesco! Non potremo più uscire di casa! Non potremo più fare niente con gli altri! I nostri parenti chiuderanno i ponti con noi! Ve ne rendete conto? E poi, come puoi soltanto immaginare che io possa avere rapporti sessuali con mio figlio? E tu? Come potresti mai?”
Mio padre l’abbracciò e disse:
“lo so. Ma in tutti questi anni queste ‘persone’ che tu dici non hanno mai fatto nulla per noi e se qualcuno verrà a protestare, come giustamente ci ha fatto capire nostro figlio l’altro giorno, vuol dire che anche loro vanno a vedere …questa roba. E quindi avremo l’argomento per zittirli. E poi, cavolo, è meglio che ti scopi Alessandro piuttosto che un estraneo… Chissà che malattie potrebbe avere o che persona brutta potrebbe essere! Forse un delinquente. Si, certo, forse anche io dovrò farlo con lui. Lo so che è pazzesco, assurdo, in incubo. Lo so. Ma abbiamo bisogno di quei soldi e non facciamo niente di illegale.“
Mia madre guardò in terra poi guardò di nuovo me e poi ancora mio padre: “Antonio…piuttosto, lasciate che si sfoghino su di me. Sono donna e sono ancora piacente. Magari ce la caviamo con poche sessioni. Salvatevi almeno voi. Io sono molto bella e se voglio posso far impazzire qualsiasi uomo!”
“Mamma….dovrai sottoporti a scene che neanche ti immagini! TI faccio un esempio. Spogliati, per favore, togliti tutto.”
“Ma… Alessandro che cosa stai dicendo?”mormorò la mamma.
“Vedi? Già in questa piccola cosa ti blocchi. Questa è una piccola cosa.” risposi alla mamma.
Mio padre intervenne: “Si, forse ho capito… Letizia fai come ha detto Alessandro.”
Mia madre, con uno sguardo perso, si tolse tutti i vestiti, ma non la biancheria intima.
Io e mio padre la guardammo con un sorriso di rassegnazione. Lei capì, e si tolse anche le mutandine e il reggiseno e rimase completamente nuda. Alzò ed abbassò le braccia come si fa quando ci si arrende. Poi fece anche un giro su se stessa per farsi ammirare tutta quanta.
Aveva un seno abbondante, che si arrendeva poco all’inevitabile forza di gravità e a quella dell’età. Ma il culo… il culo era incredibilmente bello. Grosso, ma non enorme, abbondante ma non flaccido. Certo, qualche piccolo nido di cellulite c’era, come inevitabile. Ma avrebbe comunque fatto ululare alla luna qualsiasi uomo.
Sì, era veramente bellissima.
Le chiesi di salire sul tavolo ed divaricare bene le gambe. Lei arrossì come un gambero, ma lo fece. Le dissi di allargare bene con le mani le labbra della vagina, scansando da una parte i pochi peli che la ricoprivano.
Io presi il mio smartphone e le feci una foto.
Poi gliel’ha mostrai. “Guardala bene. Vedi il tuo corpo nudo e inerme? Capisci adesso? E questa è una foto che al massimo resterà nel mio telefono. Le foto e le riprese che ci faranno loro, andranno chissà dove.” Dissi queste cose, sperando che i miei genitori mi capissero
Poi guardai il mio padre: “Adesso papà spogliati anche tu. Tutto nudo.”
Mio padre fu meno restio di mia madre. In pochi secondi fu nudo. Stranamente, il suo pisello non era per niente moscio. Lo vedevo leggermente arzillo e comunque era un pisellone che avrebbe fatto invidia a qualsiasi attore porno.
Gli feci una foto per intero, tutto nudo. Gliela mostrai. Lui fece di sì con la testa.
Allora gli presi anche il pisello con le mani e cominciai a segarlo, guardando il fisso in faccia. Quindi gli dissi: “Vedi…questa è una cosa che facilmente potrò essere chiamato a fare. Come ti senti?”
Notai che mia madre era rimasta sul con le gambe larghe. Praticamente, quasi non si era mossa da quando le avevo fatto la foto. Il profumo della sua vagina era inebriante.
Forse quell’immagine e quell’odore causarono a mio padre un’erezione che non riusciva più a nascondere. La colpa probabilmente era anche mia, che continuavo a massaggiarglielo.
Volli esagerare. Mi misi in ginocchio e gli presi il pisello in bocca e glielo leccai, senza neanche troppo zelo.
Poi mi voltai e provai a baciare anche la fica di mia madre. Lei ebbe un sussulto, ma non si mosse e si lasciò fare.
“Mamma, scendi dal tavolo, chinati e prendi in bocca il mio pisello. Dimmi come ti senti e fammi capire cosa sai fare.”
Lei, con un’espressione quasi assente, si mise in ginocchio e me lo prese in bocca. Non so se avesse mai fatto un pompino a mio padre e non so se avesse mai visto un film porno, ma i pompini li sapeva fare.
Dopo pochi secondi domandai:
“Dimmi, allora, come ti senti, mamma? E tu, papà?”
Loro si guardarono l’un l’altro. Mia madre aveva ancora il mio pisello davanti alla sua faccia. E mio padre aveva un’erezione spaventosa.
Io ebbi l’intuizione che probabilmente i miei genitori avevano avuto nel passato qualche episodio interessante.
“Forse possiamo. Se decidiamo di farcela, ce la faremo.” Disse mio padre.
Mia madre si rimise in piedi, prese le mie mani e le appoggiò sul suo seno, stringendole forte a sé. Poi disse: “Io non so cosa potrà accaderci. Non so a quali guai andremo incontro o se risolveremo veramente i nostri problemi, ma io non voglio essere un impedimento. Mi lascerò fare tutto quello che sarà necessario. E se possibile, cercherò anche di farlo bene.”
Mio padre sorrise e diede un bacio sulla guancia di mia madre. Io l’abbracciai forte. Lei prese le mie mani che erano dietro la sua schiena e le abbassò, affinché io potessi accarezzare le sue splendide natiche.
Il mio pisello si irrigidì ancora di più.
Mio padre mi guardò. Vide il mio cazzo che continuava a crescere. Allora me lo prese con la mano e mi massaggiò. Quindi disse: “Siamo una strana famiglia. Adesso forse diventeremo anche una porca famiglia. Ricordiamoci, in ogni caso, di non perderci mai di vista. Qualsiasi cosa dovesse succedere di là, noi resteremo uniti. Ci prenderemo sempre del tempo per ritrovarci e per rafforzare la nostra unione. Non voglio che ci perdiamo…ripeto: qualsiasi cosa succeda.”
Poi disse: “Forza…dobbiamo ricomporci e tornare di là. Armiamoci di tanto coraggio.”
Ci rivestimmo rapidamente, tornammo in soggiorno e mio padre parlò per primo: “Quando cominciamo?”
Gerardo, ancora seduto, chiese a mio padre: “Chi parteciperà alle riprese?”
Mio padre rispose con insolita sicumera: “Tutti, sia insieme che separatamente.”
“Ok. Spogliatevi completamente. Compilate e firmate le liberatorie. Alessandro, qui scrivi le coordinate del tuo conto corrente.”
In dieci minuti sistemammo la burocrazia. Poi il regista disse:
“Passiamo al lavoro vero. Adesso dobbiamo fare le foto di rito - disse Gerardo - Alessandro? Sei già pronto? Allora cominciamo con te.”
Fecero diverse foto a ognuno di noi. A figura intera davanti, poi sui due fianchi, poi dietro, quindi seduti su di una sedia, ma con le gambe larghe. Poi con le chiappe aperte (e fu lì che videro il mio plug e fecero qualche risatina). Le ultime le fecero al pene sfoderato, alla vagina in primo piano, allargata dalle mani della mamma, al viso, sempre in primo piano. A mia madre ne fecero una in più per il seno.
Quando ci fotografarono in primissimo piano, il mio pisello e quello di mio padre, erano già lunghi e duri come obelischi, Gerardo esclamò: “Wow…perdindirindina! Ottimo calibro.”
In pochissimi minuti, terminammo le foto.
Gerardo, quindi, si alzò in piedi e disse:
“Voglio cominciare dalla signora. Vada verso la sedia che ho messo al centro del salotto.”
Notai meglio la fica di mia madre. Era quasi glabra, come il resto del corpo. E poi quel culo bellissimo, bianco, che brillava come un faro nella stanza.
Non appena si avvicinò alla sedia, dovette eseguire alcune figure che venivano suggerite da uno degli operatori, mediante disegni stilizzati, che le mostravano da dietro alla telecamera.
Pertanto, la mamma si sedette sulla sedia, portando il culo verso il bordo e allargando bene le gambe. Poi mani appoggiò le mani sulla parte posteriore della seduta.
Dovette restare per circa 60 secondi in quella posizione, mentre le telecamere la percorrevano dalla testa ai piedi.
Poi dovette mettere un tallone sopra l’angolo destro della seduta e cercare di allargare la gamba sinistra, per mostrare ancora meglio la vagina.
Quindi, si alzò in piedi e girò le spalle alla telecamera, per mostrare il suo bellissimo culo, ma guardando indietro con il suo viso, affinché fosse ripreso anche quello.
Poi, in piedi di fronte alla telecamera con le mani intrecciate dietro la nuca, per esaltare il seno.
Il regista alzò un braccio in alto e richiese l’attenzione di tutti:
“Ok, fino ad ora abbiamo soltanto scattato foto. Adesso si va in scena. E questo salone bello grande ci aiuta senz’altro. Metterò qui sul tavolo un monitor per verificare la qualità delle riprese. Terrò d’occhio il monitor e tutto il set, quindi dovrò sedermi qui (indicò in lato del tavolo). Alessandro e Antonio, voi due dovete stare ben defilati. Mettetevi laggiù vicino alla finestra. Lasciate tutto il salotto per Letizia.
Signora, stia bene attenta: non deve avere un viso triste. La voglio vedere sempre sorridere, come ha fatto adesso mentre le scattavamo le prime foto. L’unica volta che può avere il viso serio è quando avrà un orgasmo. Segua sempre la mia voce e guardi fisso la telecamera, quando è vicino a lei, o la macchina fotografica quando si avvicina il fotografo. Sono stato chiaro? Adesso ascolti bene cosa ci aspettiamo per il primo filmato…” E diede a mia madre una serie di istruzioni sottovoce, che dal lato opposto della stanza non riuscimmo a sentire.
“Certo, ho capito…“ Rispose mia madre con l’ultimo viso serio che poteva permettersi.
Gerardo, quindi, alzò ancora il braccio e poi lo abbassò di colpo e iniziarono le riprese.
Sul viso di mia madre, magicamente, si ridipinse un sorriso. La tattica di Gerardo era ovvia. Doveva abbattere subito l’ostacolo più grosso che aveva intuito essere in lei.
Lei, con un fare da gatta, cominciò ad ancheggiare leggermente, sorridendo all’operatore che la stava filmando. Conoscendo le proprie qualità, si girò e mostrò di nuovo il suo bellissimo culo.
Si sedette poi sulla sedia al contrario, con i grandi seni verso la spalliera, così che il suo fantastico culo fosse ben esposto e debordasse dalla seduta. Girò maliziosamente lo sguardo verso l’operatore che la stava riprendendo e gli sorrise.
Quando fu esattamente dietro di lei, a pochi centimetri dal culo, la mamma aprì le chiappe per permettere all’operatore di riprendere il buco del culo e la fica.
Poi si alzò. La telecamera andò a finire sotto di lei, tra le sue gambe, e le riprendeva il culo e la fica. Lei doveva ancheggiare e poi dovette appoggiare un piede sopra una sedia, così da allargare le gambe per l’operatore che da sotto la riprendeva. Il panorama era da brivido. Vedere mia madre ripresa in quelle condizioni mi faceva impazzire la testa e il pisello.
Gerardo si girò verso di noi e mi disse di prendere in bocca il pisellone di mio padre, ma dovevo stare attento a non farlo venire.
Io eseguii senza guardare negli occhi mio padre. Cominciai a sbocchinarlo con arte, ma stando attento a non esagerare.
Mio padre ansimava e dopo qualche minuto cominciò ad accarezzarmi la testa e muovere leggermente il bacino avanti e indietro. A voce bassa mi sussurro: “Ale, ma sei bravino!…vorrà dire che anche se diventeremo poveri, sapremo come divertirci." E mi sorrise.
Mia madre intanto era stata messa a sedere sulla sedia di prima, sopra alla quale era stato appiccicato un dildo vibrante, che sparì rapidamente dentro la sua vagina.
La telecamera era davanti alla sua faccia che cominciava a contorcersi per l’eccitazione. Era un’eccitazione vera, in quanto copioso liquido vaginale colava dalle cosce.
Gerardo chiese alla mamma se sentiva l’orgasmo vicino. Lei disse di sì. Allora le raccomandò di urlare e parlare durante l’orgasmo, di non chiudere gli occhi e di guardare fisso nella telecamera.
Se ben ricordo, queste furono le parole che lei pronunciò: “Siii…sto godendo come una vacca! Godo! Ahhhh.!”
Il tizio che reggeva la telecamera fece un bel pollice in su al suo capo.
Gerardo poi si avvicinò a mia madre che era ancora seduta su quell’ordigno che continuava a vibrare. La guardò dritto negli occhi le disse: “Signora mi ascolti: adesso stia bene attenta: deve dichiarare il suo nome, cognome, la sua età e dove vive. Basta la città. Poi aggiunga che si sente una troia. Deve essere la verità, naturalmente. E se lo fa mentre è eccitata è meglio ancora.”
Mia madre fece sì con la testa e poi pronunciò le parole che non avrei mai pensato potessero uscire dalla sua bocca mentre era nuda ed eccitata come una giumenta: “Mi chiamo Letizia Mori in Mxxxx, ho 52 anni, vivo a XXXXXX e sono una grandissima troia e ho tanto bisogno di cazzi!”
Ormai lei non guardava più Gerardo, il regista, ma andava a ruota libera, tirando fuori una sensualità che nessuno avrebbe mai immaginato custodisse.
“Fermate le riprese!” Ordinò Gerardo.
Poi si avvicinò a mia madre e le disse: “Adesso, signora Letizia, dobbiamo assolutamente far assaporare al pubblico il suo bellissimo culo, un tipo di culo che attirerà molte persone. È pronta?”
Mia madre fece di sì con la testa, con gli occhi chiusi, ancora prostrata da una ingovernabile eccitazione.
Nel frattempo, io stavo ancora lavorando il pisello di mio padre. Lo sentivo vibrare e avevo paura che da un momento all’altro potesse investirmi con un torrente di sperma.
Il regista, Gerardo, aveva evidentemente in mano tutta la situazione. Lanciò un’occhiata rapida verso di noi e disse di scambiarci. Pertanto, mio padre si mise a succhiarmi il pisello cercando di imitare la mia performance precedente, con una passione che mi sorprese.
Intanto, mia madre era seduta sul divano con le gambe larghe e le ginocchia che le toccavano quasi il seno. Il suo culo era ben esposto, per non parlare della sua fica. Con le mani aveva allargato i due buchi, per favorire per l’operatore che la stava filmando.
In preda ad una incredibile eccitazione, disse ancora: “Sono Letizia Mori e voglio che qualcuno mi scopi e mi inculi. Ho voglia di cazzi!”
Gerardo guardò lei, guardò me e disse:
“Vieni, Alessandro. Mettiti in ginocchio di fronte a tua madre e appoggiale il cazzo sulla vagina. Dai, veloce!”
Con un salto, mi misi in posizione come richiesto. Mia madre mi guardava e sorrideva. Quindi, il regista disse: “Adesso comincia a penetrarla, ma come se fosse vergine. Piano piano. Poi, molto gradualmente la scopi alla grande. Ma molto gradualmente. Devi avere autocontrollo. Ce la puoi fare?”
“Credo sia molto difficile, ma ci proverò.” Risposi, mentre il mio cazzo scoppiava.
“Scopami piano piano, amore mio, piano piano. Non c’è bisogno di andare veloce.” Mi disse mia madre, accarezzandomi il petto.
Pertanto, inserii la punta del pisello e poi tornai indietro. E poi ancora un po’ di più e poi indietro. E ancora, e ancora, e ancora. Mia madre stava impazzendo. La fica le sbrodolava come una fontana e emanava un profumo meraviglioso di femmina. Io avevo una videocamera puntata sul viso e un’altra che percorreva i nostri corpi, dal mio cazzo alla faccia della mamma.
Dopo alcuni minuti di quella tortura, Gerardo finalmente disse: “Vai! Adesso scopala come se non ci fosse un domani!”
Io partii come un martello pneumatico. Ero alla giusta altezza e potevo spingere con tutta comodità.
“Toccami il seno! Toccamelo! Strizzami i capezzoli!” Gridò mia madre, ripresa in primo piano.
Il regista si rivolse a mio padre, che ormai non aveva più un cazzo, ma un missile terra aria:
“Antonio! Vieni e siediti sul divano accanto a tua moglie. Ungiti bene il cazzo. Tua moglie deve calarsi sul tuo cazzo con il suo culo. Alessandro si sposta, gli diamo un rialzo (forza portatemi quei cuscini!) e deve continuare a scoparle la vagina. Senza sosta. Forza!”
Mio padre si sedette sul divano con la velocità di un lampo. Mia madre si sfilò dal mio cazzo e ubbidientemente si precipitò col culo su quello di mio padre, un obelisco alto e duro come il granito. Anche io mi spostai verso destra e, non senza fatica, le infilai nuovamente il mio randello nella fica.
Mio padre, sotto di lei, le spaccava il culo e io le ravanavo la vagina. Le mani di mio padre di impossessarono anche delle grandi poppe della mamma e le strizzavano avidamente.
Io non stavo comodissimo, ma riuscivo a compensare con colpi di bacino, sincronizzando le mie uscite con le entrate di mio padre.
Mia madre impazziva di piacere. A me, poi, venne anche l’idea di stuzzicarle il clitoride con il pollice e questo la fece letteralmente urlare.
Il regista era visibilmente emozionato e agitato. Dava ordini a raffica agli operatori, che sudavano come maratoneti, e che avevano cazzi duri, bisognosi di spurgare.
Mia madre continuava a godere forsennatamente e a muoversi in modo scombinato. Praticamente, era in estasi e gridava: “Mi state spaccando tutta! È bellissimo! I vostri grossi cazzi mi stanno facendo godere! Ho orgasmi a ripetizione!!!”
Una videocamera la stava inquadrando in primo piano. Lei se ne accorse e, fissandola, gridò: “Sono Letizia Mori e sono la più grande troia del mondooooo! Ahhhh!”
Io non ne potevo più: “Papà…sto per godere! Sto per godere!”
“Godi, Ale, godi dentro la mamma, ma non fermarti, se riesci. Facciamola impazzire!”
“Si, fatemi impazzire di cazzi! Eccomi….godo ancoraaaaa!”
Io sborrai con un torrente di sperma dentro mia madre, la quale percepì il lago di liquido caldo e bianco che l’aveva appena farcita. Mi prese la testa e la spinse verso di lei, baciandomi con le labbra e con la lingua. Aveva gli occhi sbarrati di una pazza, che si godeva un randello di importanti dimensioni nel culo.
Finalmente, sborrò anche mio padre, con una sequela di urla e singulti che non avevo mai sentito prima.
La sborrata produsse un effetto, se possibile, ancora più esplosivo nel corpo della mamma, tanto che sfilò il suo culo dal cazzo e inarcò i fianchi, sgrillettandosi come una pazza e godendo nuovamente.
Quindi, cadde giù dal divano e fece un paio di rotolate sul tappeto, con la mano in mezzo alle gambe. Tutto il suo corpo singhiozzava e gioiva, sfiorando la morte, per il godimento avuto e in corso. Letizia sentiva scosse elettriche continue alla colonna vertebrale e come un fuoco avvolgente e meraviglioso tutto intorno ai fianchi.
Naturalmente, le videocamere erano tutte puntate si di lei. Dopo qualche secondo che la vedemmo tutti contorcersi sul tappeto e sillabare strane parole, finalmente mia madre aprì gli occhi. Guardò l’obiettivo di una delle tre telecamere che la riprendevano, quello che le stava immortalando il viso, sorrise e disse: “Non ho mai goduto così tanto e non pensavo neanche di essere così vacca. Mi hanno profanato culo e fica insieme. Insieme, lo capite? Sono Letizia Mori e sono la più vacca della città di Xxxxx.”
Gerardo le fece segno di aprire le gambe. Mia madre non se lo fece ripetere, ma lo fece con una certa fatica, probabilmente a causa dell'incredibile scopata che aveva appena sopportato, che l'aveva costretta ad una posizione abbastanza difficoltosa.
Comunque ci riuscì, e in più riuscì a tirare su le ginocchia, così da mostrare in modo chiaro alla videocamera che la stava squadrando, tutti i buchi che erano stati appena profanati.
Mia madre sorrideva all'indirizzo dell'obiettivo. Poi si girò di sua spontanea volontà, senza che Gerardo glielo chiedesse, e si mise a pecora. Con le mani aprì le chiappe come chiaro segno di sottomissione.
Gerardo guardava sia la scena dal vivo, che quello che appariva sul monitor. A un certo punto decise di sospendere le riprese.
Si avvicinò al culo di mia madre, pregandola di aprirlo ancora meglio, ma poi mi disse:
“Alessandro, per favore vieni qui e prendi quel vibratore bianco che vedi sopra il tavolo. Sì, quello. Vieni qui da tua madre, inseriscilo lentamente nel sedere e accendilo….si, c’è un pulsante lì sotto. Quell’affare con il pulsante vibrerà e tu lo devi muovere avanti e indietro nel buco del culo di tua madre. Metti un po’ d’olio prima, magari.”
Intanto, mio padre era ancora comatoso sul divano, con una faccia che segnava strano confine tra la morte e l'estasi.
Gerardo volle riportarlo nel mondo dei vivi, ordinandogli:
“Signor Antonio, cerchi di riaversi. Si alzi dal divano e provi ad infilarsi nel culo quel dildo blu che vede sul tavolo. Vicino c’è anche un tubetto di lubrificante. È un po’ più corto di questo bianco, dovrebbe riuscirci. Lo pianti sulla sedia, usi la ventosa, e poi vi si cali sopra lentamente. Si massaggi il pisello mentre lo fa, potrebbe aiutarla. Un operatore la filmerà”
Mio padre, con gli occhi stralunati, si alzò,prese il dildo blu e lo appiccicò sulla sedia. Poi con l’olio del tubetto lo lubrificò e infine provò a calarcisi sopra, molto lentamente. Intanto un operatore, come previsto, lo stava filmando e mio padre si sforzava di sorridere guardando l’obiettivo.
Io ero seduto per terra, davanti alla fica e al culo di mia madre completamente esposti e spalancati dalle sue proprie mani.. Gerardo mi disse di cominciare con la mia lingua, leccandole quindi fica e culo per favorire poi l’operazione successiva.
Quando con la lingua le toccai il buco del culo e cominciai a leccarla, lei ebbe un sussulto e cominciò a dire: “Bravo Alessandro, leccami il culo; lecca il culo a questa vacca di tua madre, la signora Letizia Mori della città di XXX!”
Gerardo fece un’espressione di compiacimento per tale performance. Nel frattempo, io, che da anni leccavo e masturbavo regolarmente la fica della mia fidanzata, e che quindi conoscevo i desideri delle donne, oltre a leccare il buco del culo con la mano, tornai a massaggiare il clitoride di mia madre e la sua eccitazione, naturalmente, si moltiplicò.
Poi, molto gradualmente, cominciai a infilarle dentro il vibratore. Dopo averlo fatto entrare per circa 3 cm, cominciai a farlo vibrare. Mia madre, che all’inizio mostrava un’espressione quasi di dolore, spalancò la bocca e mi guardò con gli occhi sbarrati. Io intanto continuavo a massaggiarle il clitoride.
“Ah…ah… Alessandro… il mio culo è già bello aperto, ma quel coso lì non è come il cazzo di mio marito. Fai piano, ma non fermarti. Hai una madre veramente troia. Continua a fare avanti e indietro… Continua.” Mugolò la mamma, mentre aveva ilviso appoggiato per terra, sulla guancia sinistra, e cercava di intercettare il mio sguardo.
Io sorrisi e poi cominciai anche a leccarle la fica con particolare intensità. Intanto il vibratore scorreva avanti e indietro, ma ad un tratto cominciai anche a sentire il classico odore delle feci. Se ne accorse anche Gerardo, il quale mi disse di estrarre il coso dal sedere di mia madre, che infatti aveva già la punta sporca.
Lo prese subito in consegna un operatore, che corse in bagno a lavarlo.
Gerardo, fermò nuovamente le riprese. Io quel giorno capii che non era una scena che il suo pubblico avrebbe gradito.
Quindi, prese una cannula lunga circa 40 cm e anche una peretta con dentro un liquido rosso.
Quello lo conoscevo! Era un liquido che annullava il cattivo odore delle feci e le consolidava, permettendo a chi doveva espellerle di provare molto piacere.
Mi disse di spostarmi. Fece sedere mia madre sul divano, con il culo ben esposto e le gambe all’indietro. Lui si inginocchiò davanti a lei e le disse di aprire bene le chiappe con le mani. Poi le sparò dentro la peretta con il liquido rosso, spiegandole che serviva ad annullare il cattivo odore delle feci e a consolidarle.
Poi si spostò e disse a me di prendere quella cannula e inserirla gradualmente nel culo della mamma, facendo un po’ avanti e un po’ indietro, come per pulire un tubo, ma molto delicatamente.
Mia madre ormai era completamente calata nella parte e non accennava a chiudere le gambe, ma anzi, sembrava quasi che le allargasse di più. Tra l’altro, da ragazza aveva frequentato una scuola di ballo classico e se si fosse in qualche modo impegnata, probabilmente sarebbe riuscita anche a fare la spaccata.
Io, con la cannula, mi accinsi a questo nuovo gioco. La muovevo con delicatezza, anche questa avanti e indietro, cercando comunque di inserirla gradualmente per tutta la sua lunghezza. Ormai ero arrivato a 20 cm e mia madre continuava ad ansimare. Con una mano cominciò a masturbarsi, guardando fissa la telecamera, che non la lasciava neanche per un secondo. Aveva la bocca spalancata e la lingua mezza fuori.
Mio padre intanto era riuscito ad infilarsi nel culo tutta quella roba e si stava massaggiando il pisello. Io temevo che potesse sborrare da un momento all’altro.
Proprio in quell’istante, suonarono alla porta. Noi eravamo impegnati e non potevamo muoverci. Gerardo guardò fuori e fece entrare due altri operatori, muniti di altrettante telecamere. C’erano troppe scene aperte, evidentemente.
Il primo si mise subito di fronte a mio padre con la videocamera e sostituì l’altro, che invece si dedicò a me e alla mamma, insieme all’altro che continuava a muoversi lungo tutto il corpo di lei.
Il nuovo operatore che si trovò davanti a mio padre, gli inquadrò molto bene il viso, così che il mio vecchio comprese che era arrivato il momento di pronunciare quella famosa formula, e quindi disse: “Sono Antonio Mxxxx, ho 55 anni e abito a xxxxx. A me piace tantissimo infilarmi le cose nel culo e masturbarmi davanti alle persone. Sono veramente un maiale!”
Gerardo fece pollice in su, ma intanto seguiva più che altro l’evoluzione di mia madre e della mia paziente opera nel suo intestino.
Infatti, improvvisamente lei disse che aveva un urgente bisogno bisogno di defecare.
Gerardo mi allungò una vaschetta bianca che misi in terra, proprio sotto il culo della mamma, che sporgeva di poco dal divano.
Poi le andò a parlare all’orecchio e le diede alcune istruzioni che lei accettò, facendo sì con la testa mentre ancora si masturbava, ma più lentamente di prima.
“Guardatemi! Sono Letizia Mori in Mxxxx. Sto per cacare davanti a tutti voi. Vi prego, guardatemi!”
La telecamera era fissa sulla sua faccia e, improvvisamente, dal suo culo cominciò ad uscire uno stronzo grosso e duro. Gerardo, che nel frattempo mi fece indossare dei guanti in lattice monouso, mi disse di ostacolarne delicatamente l’uscita per prolungare l’immagine del culo dilatato e dello stronzo che sta uscendo. Mia madre intanto smise di masturbarsi perché l’intensità del momento erotico era tutta concentrata sul suo culo.
“Siii! brava Mamma! Fai vedere a tutti quanto sei troia e come cachi senza vergogna, per farti ammirare! Sei veramente una vacca!” Dissi io come per istinto, calandomi nella parte forse anche troppo.
Proprio in quel momento, mio padre ebbe di nuovo un orgasmo che venne ripreso in maniera specifica e in primo piano dai nuovi operatori.
Anche lui, uniformandosi ormai all’andamento generale, gridò: “Ecco…guardate come sborro! Sono Carlo Mxxxx e sono un maiale!”
Anche in questo caso, Gerardo fece un bel pollice in su.
La mamma stava cercando di gestire uno stronzo che usciva, ma non doveva uscire e impazziva di piacere. Mi diceva: “Sto cacando davanti a te…come un troia pervertita…. Guarda che culo dilatato che ho! Quella peretta me lo ha reso elastico. Uhhhh…ecco lo stronzo che vuole uscire di nuovo….uhhhhh.”
Finalmente, a mia madre fu concesso di far uscire il primo stronzo dal suo culo e anche per lei, in concomitanza proprio con questo intenso massaggio anale, esplose un orgasmo travolgente: “Godoooooo! Godo cagando davanti a mio figlio, mio marito e un sacco di altra gente! Godoooo!”
Dopo quello stronzo, che la fece godere, ne espulse altri due con grande soddisfazione e si svuotò l’intestino.
Quindi, Gerardo mi diede un siringone pieno di liquido bianco, che sparai nel culo di mia madre per ripulirle le budella. Lei espulse quella miscela bianca e profumata dopo pochi secondi e lavò completamente il suo intestino.
Mio padre e mia madre furono quindi messi a sedere in terra, vicino al divano. Io invece mi sedetti sul divano di fronte a loro. I loro visi erano vicini al mio pene. Gerardo ordinò loro di leccarmi il pisello e di succhiarlo fino a quando non avessi eruttato un mare di sborra.
Loro sorridevano alla telecamera che li riprendeva in primo piano, mentre mi leccavano e succhiavano.
Io alzai le gambe e misi in evidenza il buco del culo, sperando che uni dei due me lo leccasse. Mia madre si avventò su di esso, con magnifici colpi di lingua che furono puntualmente ripresi dai solerti operatori. La situazione era per me terribilmente eccitante e quindi venni in pochi minuti, gridando: “Sono Alessandro Mxxxx e godo, godo in bocca e in faccia ai miei genitori! Abito a Xxxxx e ho 19 anni! Godooooo!”
Dopo il mio orgasmo, Gerardo disse che le riprese si potevano sospendere e che quella era soltanto la prima giornata.
Poi ci convocò a tutti nel soggiorno e ci spiegò:
“Resteremo a casa vostra per almeno una settimana. Poi vediamo come vanno le cose. Alessandro mi ha spiegato che avete tre letti da mettere a nostra disposizione. I due nuovi operatori che ho dovuto chiamare dormiranno in albergo. Ho visto che ce n’è uno qui vicino. Adesso vorrei che aprisse bene le orecchie, anche perché vi ho visto ben calati nella parte e quindi il discorso che sto per farvi potrebbe essere anche più accettevole di quanto non lo sarebbe stato se l'avessimo fatto ancora prima.
Senz’altro capirete che facendo questo lavoro, i miei collaboratori devono mantenere un comportamento corretto e avere molto autocontrollo. Non posso chiederglielo per una settimana intera. Pertanto, avrei stabilito che stasera Letizia dovrà dormire con me e con l’operatore Renzo. - indicò il giovane che aveva in mano la telecamera e che la stava smontando per rimetterla nella scatola - mentre Alessandro metterà a disposizione di Giulio il suo corpo - e indicò l’operatore che stava smontando i cavalletti e che probabilmente era gay - mentre Carlo dovrà assistere alle scopate della moglie e masturbarsi. Anche per te Alessandro si prospetta una notte molto intensa. Giulio è un amatore esigente ma anche esperto. Ti farà conoscere le vette del piacere. In sostanza, cara famiglia, useremo a piacimento i vostri corpi, non dico per tutta la notte, ma quasi. Questo servirà anche a voi per entrare nell’ottica dell’attività che faremo per questa settimana, e spero anche per i prossimi mesi o chissà… anche anni, come per qualcuno è accaduto.
Noi diventeremo in pratica i vostri educatori, sempre con i limiti che ci siamo già detti.”
Gerardo si alzò e sorrise: "Devo dirvi la verità: penso che siate tagliati per questo mestiere e potreste guadagnare molti soldi. Spero che siate tutti d’accordo.”
Noi ci guardammo e facemmo sì con la testa.
“Bene. La mia segretaria, dall'ufficio, ha appena eseguito il bonifico sul conto di vostro figlio. Alessandro, puoi controllare, per favore?"
Io presi il telefono e controllai il conto corrente, che finalmente era pieno zeppo di soldi. Lo feci vedere a mio padre e gliene girai una bella fetta.
Gerardo dispose, inoltre, che noi restassimo tutti nudi e che mettessimo insieme una cena. Aveva con sé una valigia refrigerata piena di cibo, che mia madre e mio padre cominciarono a preparare per tutti.
Poi si alzò, prese per le braccia mia madre e le fece molti complimenti. Poi se la limonò per almeno cinque minuti e nel frattempo le palpò il fantastico culo.
Io restai nudo sul divano ad aspettare e poi finalmente Gerardo si sedette vicino a me, fiero di essersi spupazzato un pochino la mia bellissima mamma.
“Devi sapere Alessandro che oggi è andata molto bene e che quindi sono disposto a investire molto tempo su di voi, se continuerete ad essere così disponibili. Adesso finiremo queste riprese per una settimana in questa casa, come sono solito fare. Poi vi proporrò di venire presso i nostri studi per un upgrade, magari anche con altre persone. Quello che devo capire, è se tu e tuo padre siete disponibili a rapporti omosessuali e a farvi riprendere mentre defecate. La stessa cosa, ma soltanto in relazione al primo aspetto, devo saperlo di tua madre.”
Gli risposi:
“Stasera a cena possiamo parlarne. Vedremo, cosa avranno da dire.”
Cenammo parlando del più del meno, ma anche degli argomenti che Gerardo mi aveva chiesto di tirare fuori. Mio padre e mia madre furono completamente disponibili a qualsiasi tipo di esperienza che non comportasse dolore per sé o per altri.
Mia madre infatti disse: “Si, oggi ho scoperto una parte di me che non pensavo esistesse. Mi sento quasi liberata da tutto il peso che la reputazione aveva caricato sopra di me. Mi è piaciuto tantissimo quello che ho fatto e voglio farne di più e se possibile anche in maniera più perversa. Voglio conoscere tutti i segreti del piacere e condividere il mio corpo con chiunque rispetti le regole che tu Gerardo hai ben spiegato.”
Gerardo le chiese: “Letizia, sia tu che tuo marito siete stati davvero una sorpresa per me. Non me l’aspettavo. Ma ditemi la verità, non è che in passato avete avuto esperienze di questo tipo?”
Mio padre e mia madre si guardarono. Mio padre prese un bel respiro e disse: “Allora…circa vent’anni fa, prima che Alessandro nascesse, mia moglie attraversò un periodo molto difficile a causa della morte dei genitori in un incidente d’auto. Andò in cura da un analista che sfruttò la sua debolezza per affascinarla e lei fu quasi stregata da quell’uomo. Un giorno mi disse…mi disse addirittura che voleva lasciarmi per andare a vivere con lui.
Io ero disperato, perché amavo e amo tuttora Letizia. Ma sapevo anche che amori di quel tipo sono molto passeggeri. E lei sarebbe tornata indietro delusa e affranta, quasi sicuramente.
Allora le proposi di darmi ancora una chance, ma non evitando di vedersi con quell’uomo, ma andando proprio da quell’uomo per rendersi disponibile anche sessualmente. Non mi giudicate. Avevo le mie ragioni. Lei andò e in effetti passò circa tre giorni fuori di casa. Quello che avvenne potrebbe raccontarlo lei.”
Mia madre aveva gli occhi lucidi e anche lei fece un bel sospiro, ma poi disse: “Certo…quell’analista mi usò in tutti modi. Mi scopò per un giorno intero, prendendo delle sostanze che lo aiutavano a mantenere alte le prestazioni. Poi volle anche avere rapporti anali. Io ero terribilmente innamorata o forse stregata…comunque gli concessi tutto. Quando mi entrò nel culo mi fece molto male, ma spinto evidentemente da quelle sostanze che forse gli avevano fatto perdere la ragione, continuò a fare avanti e indietro senza sosta. Non vide neanche che io piangevo.
Quando uscì fuori con il suo pene, il mio intestino scaricò in terra una grande quantità di feci e sangue. Lui mi disse che ero soltanto una vacca schifosa e che non ero capace neanche di avere un semplice rapporto anale.
Mi fece ripulire tutto e mi mandò via.
Io, per la vergogna, passai una notte in un hotel, ma poi provai a tornare in lacrime da mio marito. Lui mi accolse a braccia aperte e al momento non volle sapere cosa fosse successo.
È evidente che gli amori che nascono quando siamo deboli e vulnerabili non hanno lo stesso valore di quando siamo forti.
A causa di quella particolare esperienza, mio marito mi portò da un medico per farmi controllare. Lui venne con me. Io volli che lui venisse con me. Non mi fidavo più dei medici e affini.
Questo nuovo medico mi fece spogliare completamente e controllò tutto il mio corpo con una lente di ingrandimento. Non sto scherzando.
Se oggi vi sono piaciuta, provate a pensare come ero vent’anni fa. Io ero sempre stata molto orgogliosa del mio culo e a quel tempo era ancora più bello sodo e appetitoso.
Quel medico mi fece anche allargare le gambe e per quasi mezz’ora continuò a osservare la mia fica e il mio culo. Mio marito era lì nello studio medico e vide tutto. La situazione lo lasciò un po’ sbigottito, ma anche stranamente eccitato, mi disse. Non mi aveva mai visto così. Quel medico non era stupido. Aveva fatto di tutto per far eccitare mio marito.
Infatti, durante la visita disse a mio marito di avvicinarsi al lettino e di calarsi i pantaloni, perché voleva osservare il suo pene e capire se poteva essere stato quello a creare queste lacerazioni. Sembrava quasi che ci volesse ricattare, accusando mio marito di qualcosa che lui non aveva assolutamente fatto. Antonio fu costretto ad ubbidire. tuttavia, il pene non era veramente duro e allora il medico lo prese in mano e cominciò a massaggiarlo.
Poi, siccome non cresceva, anche perché la situazione era veramente strana, quel medico glielo prese anche in bocca e glielo succhiò. Quella buffa situazione portò mio marito a perdere il controllo ed ebbe…sembra incredibile …ma ebbe un orgasmo e il medico si beccò la sborrata di Antonio direttamente in bocca e ne bevve ogni goccia.
Quindi gli disse che probabilmente quel pene poteva essere responsabile di tutte quelle lacerazioni che quindi, se non volevamo essere denunciati, dovevamo continuare ad andare lì da lui per ulteriori verifiche. Inoltre, il medico chiese specificamente che durante quei giorni io non indossassi più né reggiseno né mutandine. Dovevo sempre indossare abiti minimi, quindi corti, aderenti e scollati. I vicini cominciarono a spettegolare perché purtroppo dovevo andare vestita così anche per le faccende di tutti i giorni. Per fortuna, poi, cambiamo città grazie al lavoro di mio marito.”
Si inserì mio padre: “Si…furono giorni difficili ma anche strani. Mia moglie dovette continuare a sottoporsi a visite sempre più invasive ed umilianti. Il fatto che dovesse vestire in quel modo e che non era possibile nessuna deroga, mi mise in un certo imbarazzo. Ricordo che un vicino di casa si mise a guardare dalla finestra dentro il nostro appartamento con un binocolo. Notavo anche altro, quello della villetta gialla, mia moglie se lo ricorda, che quando mia moglie usciva per andare a fare la spesa vestita in quel modo succinto, lui la seguiva e la filmava con il telefono. Lui pensava che io non lo vedessi, ma invece me ne accorsi.”
“Me la ricordo quella giornata - disse mia madre - quell'uomo fu molto maleducato e mi segui fin dentro il supermercato, filmandomi ogni volta che ero costretta a chinarmi per prendere un articolo. Non so come, ma riusciva a volte a filmarmi da dietro e a volte davanti. Lo sappiamo perché Antonio, un giorno, lo prese con le cattive e si fece consegnare il telefono.”
“Non fu una bella giornata. In quell'occasione rischia di una denuncia, ma rimasi tutto di un pezzo e il vicino si tranquillizzò quando gli allungai 1000 € per quello stupido telefono.”
Mio padre e mia madre si guardarono e fecero un sospiro.
Poi mio padre continuò: “Tornando a quel medico, tra l’altro, utilizzava su di lei un macchinario con due sonde che le entravano nel culo e nella fica e le provocavano orgasmi a ripetizione. Invece, io, per tutti quei giorni, quotidianamente, fui attaccato a una macchina che assomigliava molto a una mungitrice. Ogni volta che andavamo da lui, ci fermavamo dalle due alle tre ore.
Mia moglie veniva sottoposta a una decina di orgasmi, con irrigazione di strani miscugli profumati, che evidentemente volevano annullare l’odore delle feci, che poi venivano inevitabilmente espulse. Io invece, attaccato a quella strana macchina, dovevo sborrare almeno tre volte e se non ci riuscivo, mi infilava un piccolo dildo vibrante nel culo, che aveva il potere di farmi indurire rapidamente il pisello. Da un certo punto di vista furono giorni molto divertenti. Dall'altro le nostre umiliazioni ci pesarono non poco. Pensate che poi, per diversi mesi, per mia moglie fu difficile ricominciare a vestirsi normalmente. Riteneva che il suo corpo ricevesse maggiori benefici da un abbigliamento succinto, ai limiti del porno, secondo le indicazioni del medico.
Comunque, c’è da dire che grazie a questi trattamenti, in effetti ogni lacerazione di mia moglie guarì e il mio pene si sviluppò fino alle attuali dimensioni.
Alla fine del trattamento, il medico ci disse che adesso doveva verificare che la cura abbia avuto il giusto esito. Lo doveva verificare naturalmente di persona.
Pertanto, ci convocò più volte separatamente. Mia moglie fu ricoverata per una settimana presso una clinica privata di cui il medico faceva parte. Durante la sua degenza, fu scopata da lui in tutti modi e in tutti i canali. E qui ci sarebbe anche da fare un altro racconto. Ma lo lascerò fare a mia moglie. Quando fu la mia volta, anche io fui ricoverato in questa clinica, ma per soli tre giorni. Tuttavia, dovetti sottopormi anche io a una dilatazione dell’ano. E la dilatazione non fu soltanto strumentale, ma convocò un suo paziente, nero, con un randello da 25 cm, adeguatamente lubrificato dal medico stesso, che mi trapanò per almeno mezz’ora e per tutti e tre i giorni che trascorsi in quella clinica. E non fu del tutto spiacevole, lo devo ammettere.
Tutti questi trattamenti a cui ci aveva sottoposti, avevano creato in noi degli organi sessuali, e relativi apparati, ipersensibili, ma anche elastici e resistenti, che per tali motivi ci procuravano dei piaceri assolutamente fantastici.”
Mia madre aggiunse:
“Da allora, devo ammetterlo, la nostra sessualità è cambiata. Siamo diventati più trasgressivi. Ha detto bene Antonio: per diversi mesi io continuai a vestirmi da vera puttana. Quell'abbigliamento mi faceva sentire fresca ed energica. Per fortuna, ripeto, abbiamo cambiato città. Altrimenti per noi la vita sarebbe stata molto difficile. Forse questo spiega perché oggi non abbiamo faticato più di tanto ad accettare questo lavoro. La nostra iniziale esitazione era probabilmente legata ai guai di Antonio e al fatto che a chiedercelo fosse proprio nostro figlio.”
Gerardo guardò in alto e poi disse: “Si…forse ho conosciuto quel medico. Se bazzicava in questa città, potrei averlo incrociato. Devo controllare gli archivi. Vi saprò dire nei prossimi giorni.”
Mio padre fece una risatina e si alzò in piedi: “Guardate il mio cazzo! Soltanto a sentire questa storia si è risvegliato!” Tutti noi ridemmo.
Gerardo prese una videocamera e ne approfittò subito: “Fatti una bella sega! Facci vedere come godi, quando ripensi a tua moglie quando venne profanata in tutti i modi e senza ancora immaginare come verrà profanata da oggi in poi.”
Mio padre non si fece pregare e si esibì da vero attore porno in una sega spaziale, guardando dritto nell’obiettivo della videocamera manovrata da Gerardo, e farfugliando parole sconnesse. In pochi minuti, sparò una modesta sborrata, che comunque, sommata alle precedenti, formava un bel bicchierone di sperma.
Anche mia madre si alzò in piedi (e vi ricordo che noi tre eravamo ancora tutti nudi), accennando una danza che scosse le tettone e il bellissimo culone bianco. Un tecnico, seduto vicino alla mamma, le appoggiò una mano sul culo e glielo accarezzò timidamente. Lei lo guardò, sorrise ed aprì le chiappe per concedersi ancora di più. Il profondo solco che passava dal suo ano per arrivare alla sua vagina, era la via del piacere, il tragitto della bellezza e della sensualità. C’era ciò che di più bello si poteva sperare di trovare.
Il tecnico divenne rosso come un peperone. Tirò fuori il pisello dritto e duro come il ferro. Lo appoggiò sul culone della mamma, che si era già messa in posizione per accoglierlo, ma la forte eccitazione gli causò una sborrata precoce che si sparse sul fondoschiena della mamma. Lui si vergognò. Mia madre intervenne subito, girandosi, chinandosi e prendendogli in bocca il pisello che aveva appena goduto e lo succhiò con maestria.
L’uomo tornò a sorridere e accarezzò a lungo la testa di mia madre mentre lo sbocchinava. La posizione in cui mia madre si era messa per dedicarsi alla fellatio, espose ancora meglio il suo meraviglioso culo, il cui pallore illuminava tutta la stanza.
Naturalmente, quella bellezza fu oggetto di una raffica di foto da parte dell’altro tecnico.
Dopo la cena, mia madre si appartò con l’operatore designato ed il regista. Si recarono nella camera matrimoniale dove normalmente lei dormiva con suo marito. Mio padre li seguì e assistette alla profanazione completa di ogni buco della moglie, mia madre Letizia. Lui poté soltanto masturbarsi. Lei invece ci raccontò che il regista era un uomo insaziabile e che usò tutti i suoi buchi, così come il suo Tecnico.
Scattarono numerose foto, dove le nudità di mia madre e soprattutto del suo maestoso culo, erano sempre in primo piano.
Io assaporai un vero e proprio rapporto omosessuale, come lo avevo sempre sognato. Fui impalato in profondità, dove pensavano non potesse arrivare nessun cazzo mai. Ebbi la possibilità di bere manciate e manciate di sperma e di scopare a mia volta quell'uomo veramente esperto, godendo come non mai.
Ci svegliamo tutti la mattina dopo alle 10. Una giornata e una notte indimenticabili!
Fine
**Premessa dell'autore: racconto di pura fantasia. Qualsiasi riferimento a persone o luoghi esistenti è puramente casuale. Non imitate per nessun motivo i personaggi. Grazie.**
Anno 2024. Piena estate. Diploma di maturità acquisito a pieni voti, non restava altro che riposarsi. Avevo già detto ai miei genitori che avrei viaggiato per almeno due mesi per riprendermi dalle fatiche scolastiche e che poi avremo ragionato sul mio futuro.
Purtroppo, proprio in quell’estate mio padre perse il lavoro. Quindi i miei piani ovviamente saltarono, perché la famiglia non aveva il denaro per finanziarli. La situazione era a dir poco drammatica, perché mia madre non lavorava e gli impegni da sostenere erano notevoli e i risparmi pochi.
Dennis, il mio amico frocio (del gruppo di amici di Alessandro, forse scriverò un altro racconto - NDA), una volta mi aveva parlato di un tizio che era collegato ad una multinazionale del porno e che pagava profumatamente in cambio di foto e riprese di un certo tipo.
Chiamai Dennis, ma lo stronzo deviò l’argomento e subito mi chiese se avessi ancora il plug al solito posto.
Naturalmente, ormai faceva parte della mia vita e pertanto gli confermai che il mio ano era ancora regolarmente dilatato da questo dildo rosa, che lui stesso mi fece infilare mesi prima.
Mi disse però che ne aveva trovato uno più grosso, lungo ed evoluto e che gli sarebbe piaciuto infilarmelo appena possibile. Io in quel momento avevo bisogno delle sue cortesie e quindi acconsentii, ma probabilmente avrei acconsentito comunque, in qualsiasi situazione. Bisessuale, d’accordo, ma con forte attrazione per tutto ciò che coinvolgeva il mio retto.
Subito quella sera ci trovammo a casa sua. Mi fece spogliare nudo e mi estrasse il Plug rosa.
Poi aprì la scatola di quello nuovo. Aveva un vivace colore giallo ed era più lungo di almeno 5 cm. Quindi me lo mise davanti alla bocca e mi chiese di leccarlo. Poi, pian pianino, mi comandò di infilarmelo nel culo e immortalò la scena con il suo telefono in videochiamata con gli altri 2 amici, che facevano un tifo da stadio. “Ale! Sei il migliore! Facci vedere tutto, apriti bene quel culo!”
Quel gruppo di esagitati, mi chiesero di masturbarmi, tenendo le gambe belle larghe, facendo vedere bene il nuovo plug giallo. Mi impegnai al massimo. Volevo ottenere da Dennis le informazioni necessarie per risolvere il problema della mia famiglia e solo lui poteva aiutarmi. Pertanto, cercai di essere più maiale possibile e mi feci fare molte foto e molte riprese in primo piano. Alla fine, sborrai in diretta godendo veramente tanto. Quel nuovo Plug era notevole. Aveva all’interno un piccolo motore che funzionava con una minipila. Si poteva azionare semplicemente ruotando un pulsante e mandava delle micro vibrazioni che il tessuto sensibile del retto percepiva e gradiva.
Ero certo che quel nuovo marchingegno mi avrebbe dato una mano importante quando mi masturbavo o quando in generale, usavo o facevo usare il mio corpo.
Dennis non riuscì a resistere allo spettacolo che gli offrii e si masturbò anche lui pregandomi di non fargli cadere il seme in terra e pertanto, al momento della sborrata, aprii la mia bocca e accolsi il suo sperma, sempre mentre gli altri amici mi vedevano in video.
Vollero un primo piano del mio viso e della mia bocca piena di sperma.
Alla fine, mi diede le informazioni che mi servivano. Mi disse che avrebbe dato il mio numero a quel tizio, che quindi mi avrebbe telefonato e poi sarebbe venuto a casa a trovarmi.
Io gli risposi che non se ne parlava proprio, perché non avevo nessuna intenzione di fargli sapere dove abitavo.
Lui mi spiegò che questo regista lavora soltanto così e paga molto bene, perché vuole ritrarre le persone nelle loro abitazioni, durante la loro vita quotidiana.
Il prezzo che era disposto a pagare era molto alto, mi disse Dennis, ma senza quantificarlo, e alla fine mi convinsi. Aveva soltanto il problema di come mandare via di casa i miei genitori per il tempo necessario e cosa dire alla mia fidanzata.
Il secondo problema, l’ho risolto in un attimo. Tanto ormai avevo capito che ero più frocio che etero. Con lei mi divertivo, ma neanche più di tanto. Allora le dissi che avevo bisogno di una pausa di riflessione, che alla fine è un modo gentile per dire che non ti voglio più.
Restava il problema dei miei genitori
Quando il tizio mi chiamò, mi spiegò che per le riprese si sarebbe fermato una settimana a casa mia. Per me sarebbe stato impossibile trovare un posto per i miei genitori per una intera settimana. Non avevamo neanche un soldo e quindi non si parlava né di alberghi, né di altro.
Pertanto, fui costretto a spiegare loro la situazione.
Questo è il dialogo che ci fu tra me e i miei genitori quella sera stessa, esattamente due giorni prima che il tizio suggerito dal mio amico Dennis venisse a casa nostra.
“Papà, mamma, vi devo parlare. Sono al corrente della situazione finanziaria delicata, ma vi posso assicurare che se va tutto bene, sono in grado di risolvere i nostri problemi. Trovare molto denaro in poco tempo non è facile, soprattutto se lo vuoi fare onestamente. Io posso trovare tutti i soldi che ci servono per tamponare la situazione e poi anche per poter vivere dignitosamente, e forse anche di più. Però c’è qualche rospo da inghiottire.”
“Alessandro - rispose mio padre - tu sei un bravo ragazzo, sei stato il migliore agli esami e ci hai sempre dato grandi soddisfazioni. Io mi fido di te. Se mi dici che è un affare onesto, non ho nulla in contrario. “
Mia madre aggiunse: “E non vogliamo però che tu ti metta nei guai con qualche lavoro che ti richieda un’eccessivo sacrificio, magari lavorare di notte o sulle impalcature o chissà in quale posto dove tu possa farti male.”
“Niente del genere. Non è un lavoro pericoloso per la salute, ma lo è per la reputazione. Si tratta (e qui Alessandro fece una pausa abbastanza lunga). Di posare per delle fotografie e dei filmati pornografici.”
I genitori sbiancarono in volto.
“Fatemi continuare. Non si farà del male a nessuno, non ruberemo denaro a nessuno, non dovremmo tirar fuori neanche un soldo, né ipotecare la proprietà. A queste foto mi sottoporrò io. Non dovete preoccuparvi. Ho detto a quel tizio di venire a casa nostra dopodomani. Faremo tutto qui dentro perché è così che dobbiamo fare se vogliamo farci pagare tutti quei soldi. Si tratta di riprese fatte a, come dice lui, persone normali che vivono una vita normale. In questo caso, la persona sarei io.”
Mia madre riuscì a trovare la voce e domandò: “Scusa, ma chi potrà vedere queste fotografie o questi filmati? Sarai e saremo sulla bocca di tutti? Ci sputeranno addosso mentre andremo in giro?”
Risposi tranquillamente: “Queste immagini o filmati saranno diffusi nel web. in alcuni siti a pagamento. È probabile che qualche nostro vicino, qualche nostro amico o parente possa vederle, ma se è vero vuol dire che anche lui o lei sfrutta questo mondo e quindi non penso che vorrà fare tanto il moralista!”
Li guardai ancora negli occhi e poi aggiunsi: “Attenzione, quando questo signore verrà, ci sarete anche voi e gli chiederete le cose che forse non avete il coraggio di chiedere a me o che vi verranno in mente in questi due giorni. Ma quando quello si sposta, non vuole farlo a vuoto. Qualcosa dovrò fare. Ripeto: sono io quello che verrà filmato e fotografato. Quindi non vi preoccupate per voi.”
Passammo un paio di giorni sgomenti e preoccupati. Anche il frigorifero cominciava a essere vuoto e mio padre, per un orgoglio personale irragionevole, non aveva intenzione di chiedere aiuto ai parenti.
Finalmente o inevitabilmente, arrivò il giorno in cui in quel tizio, che chiameremo Gerardo, venne a trovarci. Esattamente a l’ora prestabilita un furgone bianco si fermò davanti alla nostra abitazione.
Ne uscirono tre uomini, di cui due portavano l’attrezzatura. Il terzo, una persona più anziana, sembrava essere il capo e fu quello che suonò al campanello della nostra villetta.
Adesso diamo anche un nome e un cognome ai membri della mia famiglia, nomi che inventerò totalmente: mia madre Letizia, mio padre Antonio Mxxxx.
I tre uomini entrarono e li feci accomodare. Quando videro i miei genitori presenti, si guardarono tra loro e il capo mi lanciò un’occhiata molto preoccupata.
“Non si arrabbi, signor Gerardo. Questi sono Letizia e Antonio, mio padre e mia madre. Il nostro cognome è Mxxxx. Non volevo nascondere la cosa ai miei genitori, visto che questa non è la mia casa. Ho già spiegato loro di cosa si tratta, ma siccome erano ancora dubbiosi, speravo che lei ci concedesse 10 minuti del suo tempo per spiegare la faccenda che ci occupa.”
“Gentili signori Mxxxx, gentile Letizia e gentile Antonio, la trattativa per questa faccenda è già stata fatta al telefono. Io sono venuto qui per lavorare e non per trattare, ma poiché mi sembrate persone tranquille e ragionevoli, vi dirò semplicemente questo. Per quattro ore di filmato lorde, che significa al netto di eventuali tagli tecnici che faremo noi, io pagherò ad Alessandro 4 mila euro. Se invece il filmato dovesse riguardare - e qui Gerardo squadrò da cima a fondo il corpo di mia madre - la mamma di Alessandro il compenso arriverebbe a 5.500. Per filmare il papà di Alessandro pagherò 6.000 euro e sto parlando sempre dello stesso tempo lordo di filmato.
Questo se i filmati avvengono separatamente e cioè se ogni persona viene filmata da sola.
Diversamente, se uno di voi volesse partecipare al filmato di Alessandro, ad esempio, il compenso arriverebbe a 5.800 complessivi. Se poi volete recitare tutti e tre insieme il compenso arriva a 8.000 euro, sempre complessivi.
Il pagamento avviene con bonifico istantaneo. Per avere questi soldi, naturalmente, dovrete fare esattamente tutto quello che io dirò.
Ad esempio, se vi esibirete da soli, vi dirò di mostrare ogni parte del vostro corpo, di masturbarvi, di inserirvi oggetti nella vagina o nell’ano, di defecare e altre cose di questo tipo.
Inoltre, vi chiederò di parlare e di gridare durante i vostri orgasmi. Sto parlando di orgasmi veri, non simulati. Me ne accorgo subito (guardò negli occhi mia madre).
Invece, se sarete disponibili a di fare le cose insieme, queste potrebbero consistere sia rapporti omosessuali, che etero. Dovete essere pronti a tutto. Naturalmente, io non chiederò mai a nessuno di voi, da solo o in gruppo, di esibirvi facendo qualcosa di illegale o del male a voi stessi o ad altri. Sono stato sufficientemente chiaro?
Poi, se i vostri filmati dovessero trovare il gradimento del pubblico, riceverete anche delle somme mensili in base a quanti soldi faranno guadagnare alla società a cui sono collegato. Ci sono persone della vostra stessa città che stanno incassando la bellezza di circa 20.000 € al mese. E non sono delle star. Tuttavia, sono persone che hanno fatto esattamente quello che ho chiesto loro.”
Guardò in faccia ognuno di noi poi aggiunse: “Io sono una macchina per fare soldi. Provate ad informarvi. Io so come muovermi nel mercato e sto attento ai gusti della clientela e la società con cui lavoro è sana e paga cash.”
Si alzò dalla poltrona e aggiunse:
“Adesso tocca a voi. Avete un quarto d’ora del mio prezioso tempo per decidere e in ogni caso io non me ne vado senza aver fatto un filmato almeno di un’ora con Alessandro, con il quale ero già d’accordo.”
Io, mia madre e mio padre ce ne andammo in cucina per parlare, a porte chiuse. Mio padre aveva preso appunti mentre Gerardo spiegava. Era un uomo d’affari e aveva già intuito le potenzialità di quella faccenda. Con voce tremante, disse: “Allora, se diamo retta a questo signore, forse in una settimana risolviamo tutti i nostri problemi. Naturalmente, dovremo rinunciare alla nostra moralità e alla nostra reputazione. - fece una lunga pausa - Non faccio molta fatica a farlo, sapete? Sul mio lavoro sono stato sempre onesto e affidabile. Ho sempre trattato bene i clienti e benissimo il mio datore di lavoro. Al momento di cacciarmi non hanno avuto nessuna pietà, nessuna remora. Comportarsi bene non è redditizio. A noi servono soldi. “
Mia madre ci guardava con gli occhi sbarrati poi, gridando sottovoce (non so se mi spiego), disse:
“Ehi! Ma quello che state dicendo è pazzesco! Non potremo più uscire di casa! Non potremo più fare niente con gli altri! I nostri parenti chiuderanno i ponti con noi! Ve ne rendete conto? E poi, come puoi soltanto immaginare che io possa avere rapporti sessuali con mio figlio? E tu? Come potresti mai?”
Mio padre l’abbracciò e disse:
“lo so. Ma in tutti questi anni queste ‘persone’ che tu dici non hanno mai fatto nulla per noi e se qualcuno verrà a protestare, come giustamente ci ha fatto capire nostro figlio l’altro giorno, vuol dire che anche loro vanno a vedere …questa roba. E quindi avremo l’argomento per zittirli. E poi, cavolo, è meglio che ti scopi Alessandro piuttosto che un estraneo… Chissà che malattie potrebbe avere o che persona brutta potrebbe essere! Forse un delinquente. Si, certo, forse anche io dovrò farlo con lui. Lo so che è pazzesco, assurdo, in incubo. Lo so. Ma abbiamo bisogno di quei soldi e non facciamo niente di illegale.“
Mia madre guardò in terra poi guardò di nuovo me e poi ancora mio padre: “Antonio…piuttosto, lasciate che si sfoghino su di me. Sono donna e sono ancora piacente. Magari ce la caviamo con poche sessioni. Salvatevi almeno voi. Io sono molto bella e se voglio posso far impazzire qualsiasi uomo!”
“Mamma….dovrai sottoporti a scene che neanche ti immagini! TI faccio un esempio. Spogliati, per favore, togliti tutto.”
“Ma… Alessandro che cosa stai dicendo?”mormorò la mamma.
“Vedi? Già in questa piccola cosa ti blocchi. Questa è una piccola cosa.” risposi alla mamma.
Mio padre intervenne: “Si, forse ho capito… Letizia fai come ha detto Alessandro.”
Mia madre, con uno sguardo perso, si tolse tutti i vestiti, ma non la biancheria intima.
Io e mio padre la guardammo con un sorriso di rassegnazione. Lei capì, e si tolse anche le mutandine e il reggiseno e rimase completamente nuda. Alzò ed abbassò le braccia come si fa quando ci si arrende. Poi fece anche un giro su se stessa per farsi ammirare tutta quanta.
Aveva un seno abbondante, che si arrendeva poco all’inevitabile forza di gravità e a quella dell’età. Ma il culo… il culo era incredibilmente bello. Grosso, ma non enorme, abbondante ma non flaccido. Certo, qualche piccolo nido di cellulite c’era, come inevitabile. Ma avrebbe comunque fatto ululare alla luna qualsiasi uomo.
Sì, era veramente bellissima.
Le chiesi di salire sul tavolo ed divaricare bene le gambe. Lei arrossì come un gambero, ma lo fece. Le dissi di allargare bene con le mani le labbra della vagina, scansando da una parte i pochi peli che la ricoprivano.
Io presi il mio smartphone e le feci una foto.
Poi gliel’ha mostrai. “Guardala bene. Vedi il tuo corpo nudo e inerme? Capisci adesso? E questa è una foto che al massimo resterà nel mio telefono. Le foto e le riprese che ci faranno loro, andranno chissà dove.” Dissi queste cose, sperando che i miei genitori mi capissero
Poi guardai il mio padre: “Adesso papà spogliati anche tu. Tutto nudo.”
Mio padre fu meno restio di mia madre. In pochi secondi fu nudo. Stranamente, il suo pisello non era per niente moscio. Lo vedevo leggermente arzillo e comunque era un pisellone che avrebbe fatto invidia a qualsiasi attore porno.
Gli feci una foto per intero, tutto nudo. Gliela mostrai. Lui fece di sì con la testa.
Allora gli presi anche il pisello con le mani e cominciai a segarlo, guardando il fisso in faccia. Quindi gli dissi: “Vedi…questa è una cosa che facilmente potrò essere chiamato a fare. Come ti senti?”
Notai che mia madre era rimasta sul con le gambe larghe. Praticamente, quasi non si era mossa da quando le avevo fatto la foto. Il profumo della sua vagina era inebriante.
Forse quell’immagine e quell’odore causarono a mio padre un’erezione che non riusciva più a nascondere. La colpa probabilmente era anche mia, che continuavo a massaggiarglielo.
Volli esagerare. Mi misi in ginocchio e gli presi il pisello in bocca e glielo leccai, senza neanche troppo zelo.
Poi mi voltai e provai a baciare anche la fica di mia madre. Lei ebbe un sussulto, ma non si mosse e si lasciò fare.
“Mamma, scendi dal tavolo, chinati e prendi in bocca il mio pisello. Dimmi come ti senti e fammi capire cosa sai fare.”
Lei, con un’espressione quasi assente, si mise in ginocchio e me lo prese in bocca. Non so se avesse mai fatto un pompino a mio padre e non so se avesse mai visto un film porno, ma i pompini li sapeva fare.
Dopo pochi secondi domandai:
“Dimmi, allora, come ti senti, mamma? E tu, papà?”
Loro si guardarono l’un l’altro. Mia madre aveva ancora il mio pisello davanti alla sua faccia. E mio padre aveva un’erezione spaventosa.
Io ebbi l’intuizione che probabilmente i miei genitori avevano avuto nel passato qualche episodio interessante.
“Forse possiamo. Se decidiamo di farcela, ce la faremo.” Disse mio padre.
Mia madre si rimise in piedi, prese le mie mani e le appoggiò sul suo seno, stringendole forte a sé. Poi disse: “Io non so cosa potrà accaderci. Non so a quali guai andremo incontro o se risolveremo veramente i nostri problemi, ma io non voglio essere un impedimento. Mi lascerò fare tutto quello che sarà necessario. E se possibile, cercherò anche di farlo bene.”
Mio padre sorrise e diede un bacio sulla guancia di mia madre. Io l’abbracciai forte. Lei prese le mie mani che erano dietro la sua schiena e le abbassò, affinché io potessi accarezzare le sue splendide natiche.
Il mio pisello si irrigidì ancora di più.
Mio padre mi guardò. Vide il mio cazzo che continuava a crescere. Allora me lo prese con la mano e mi massaggiò. Quindi disse: “Siamo una strana famiglia. Adesso forse diventeremo anche una porca famiglia. Ricordiamoci, in ogni caso, di non perderci mai di vista. Qualsiasi cosa dovesse succedere di là, noi resteremo uniti. Ci prenderemo sempre del tempo per ritrovarci e per rafforzare la nostra unione. Non voglio che ci perdiamo…ripeto: qualsiasi cosa succeda.”
Poi disse: “Forza…dobbiamo ricomporci e tornare di là. Armiamoci di tanto coraggio.”
Ci rivestimmo rapidamente, tornammo in soggiorno e mio padre parlò per primo: “Quando cominciamo?”
Gerardo, ancora seduto, chiese a mio padre: “Chi parteciperà alle riprese?”
Mio padre rispose con insolita sicumera: “Tutti, sia insieme che separatamente.”
“Ok. Spogliatevi completamente. Compilate e firmate le liberatorie. Alessandro, qui scrivi le coordinate del tuo conto corrente.”
In dieci minuti sistemammo la burocrazia. Poi il regista disse:
“Passiamo al lavoro vero. Adesso dobbiamo fare le foto di rito - disse Gerardo - Alessandro? Sei già pronto? Allora cominciamo con te.”
Fecero diverse foto a ognuno di noi. A figura intera davanti, poi sui due fianchi, poi dietro, quindi seduti su di una sedia, ma con le gambe larghe. Poi con le chiappe aperte (e fu lì che videro il mio plug e fecero qualche risatina). Le ultime le fecero al pene sfoderato, alla vagina in primo piano, allargata dalle mani della mamma, al viso, sempre in primo piano. A mia madre ne fecero una in più per il seno.
Quando ci fotografarono in primissimo piano, il mio pisello e quello di mio padre, erano già lunghi e duri come obelischi, Gerardo esclamò: “Wow…perdindirindina! Ottimo calibro.”
In pochissimi minuti, terminammo le foto.
Gerardo, quindi, si alzò in piedi e disse:
“Voglio cominciare dalla signora. Vada verso la sedia che ho messo al centro del salotto.”
Notai meglio la fica di mia madre. Era quasi glabra, come il resto del corpo. E poi quel culo bellissimo, bianco, che brillava come un faro nella stanza.
Non appena si avvicinò alla sedia, dovette eseguire alcune figure che venivano suggerite da uno degli operatori, mediante disegni stilizzati, che le mostravano da dietro alla telecamera.
Pertanto, la mamma si sedette sulla sedia, portando il culo verso il bordo e allargando bene le gambe. Poi mani appoggiò le mani sulla parte posteriore della seduta.
Dovette restare per circa 60 secondi in quella posizione, mentre le telecamere la percorrevano dalla testa ai piedi.
Poi dovette mettere un tallone sopra l’angolo destro della seduta e cercare di allargare la gamba sinistra, per mostrare ancora meglio la vagina.
Quindi, si alzò in piedi e girò le spalle alla telecamera, per mostrare il suo bellissimo culo, ma guardando indietro con il suo viso, affinché fosse ripreso anche quello.
Poi, in piedi di fronte alla telecamera con le mani intrecciate dietro la nuca, per esaltare il seno.
Il regista alzò un braccio in alto e richiese l’attenzione di tutti:
“Ok, fino ad ora abbiamo soltanto scattato foto. Adesso si va in scena. E questo salone bello grande ci aiuta senz’altro. Metterò qui sul tavolo un monitor per verificare la qualità delle riprese. Terrò d’occhio il monitor e tutto il set, quindi dovrò sedermi qui (indicò in lato del tavolo). Alessandro e Antonio, voi due dovete stare ben defilati. Mettetevi laggiù vicino alla finestra. Lasciate tutto il salotto per Letizia.
Signora, stia bene attenta: non deve avere un viso triste. La voglio vedere sempre sorridere, come ha fatto adesso mentre le scattavamo le prime foto. L’unica volta che può avere il viso serio è quando avrà un orgasmo. Segua sempre la mia voce e guardi fisso la telecamera, quando è vicino a lei, o la macchina fotografica quando si avvicina il fotografo. Sono stato chiaro? Adesso ascolti bene cosa ci aspettiamo per il primo filmato…” E diede a mia madre una serie di istruzioni sottovoce, che dal lato opposto della stanza non riuscimmo a sentire.
“Certo, ho capito…“ Rispose mia madre con l’ultimo viso serio che poteva permettersi.
Gerardo, quindi, alzò ancora il braccio e poi lo abbassò di colpo e iniziarono le riprese.
Sul viso di mia madre, magicamente, si ridipinse un sorriso. La tattica di Gerardo era ovvia. Doveva abbattere subito l’ostacolo più grosso che aveva intuito essere in lei.
Lei, con un fare da gatta, cominciò ad ancheggiare leggermente, sorridendo all’operatore che la stava filmando. Conoscendo le proprie qualità, si girò e mostrò di nuovo il suo bellissimo culo.
Si sedette poi sulla sedia al contrario, con i grandi seni verso la spalliera, così che il suo fantastico culo fosse ben esposto e debordasse dalla seduta. Girò maliziosamente lo sguardo verso l’operatore che la stava riprendendo e gli sorrise.
Quando fu esattamente dietro di lei, a pochi centimetri dal culo, la mamma aprì le chiappe per permettere all’operatore di riprendere il buco del culo e la fica.
Poi si alzò. La telecamera andò a finire sotto di lei, tra le sue gambe, e le riprendeva il culo e la fica. Lei doveva ancheggiare e poi dovette appoggiare un piede sopra una sedia, così da allargare le gambe per l’operatore che da sotto la riprendeva. Il panorama era da brivido. Vedere mia madre ripresa in quelle condizioni mi faceva impazzire la testa e il pisello.
Gerardo si girò verso di noi e mi disse di prendere in bocca il pisellone di mio padre, ma dovevo stare attento a non farlo venire.
Io eseguii senza guardare negli occhi mio padre. Cominciai a sbocchinarlo con arte, ma stando attento a non esagerare.
Mio padre ansimava e dopo qualche minuto cominciò ad accarezzarmi la testa e muovere leggermente il bacino avanti e indietro. A voce bassa mi sussurro: “Ale, ma sei bravino!…vorrà dire che anche se diventeremo poveri, sapremo come divertirci." E mi sorrise.
Mia madre intanto era stata messa a sedere sulla sedia di prima, sopra alla quale era stato appiccicato un dildo vibrante, che sparì rapidamente dentro la sua vagina.
La telecamera era davanti alla sua faccia che cominciava a contorcersi per l’eccitazione. Era un’eccitazione vera, in quanto copioso liquido vaginale colava dalle cosce.
Gerardo chiese alla mamma se sentiva l’orgasmo vicino. Lei disse di sì. Allora le raccomandò di urlare e parlare durante l’orgasmo, di non chiudere gli occhi e di guardare fisso nella telecamera.
Se ben ricordo, queste furono le parole che lei pronunciò: “Siii…sto godendo come una vacca! Godo! Ahhhh.!”
Il tizio che reggeva la telecamera fece un bel pollice in su al suo capo.
Gerardo poi si avvicinò a mia madre che era ancora seduta su quell’ordigno che continuava a vibrare. La guardò dritto negli occhi le disse: “Signora mi ascolti: adesso stia bene attenta: deve dichiarare il suo nome, cognome, la sua età e dove vive. Basta la città. Poi aggiunga che si sente una troia. Deve essere la verità, naturalmente. E se lo fa mentre è eccitata è meglio ancora.”
Mia madre fece sì con la testa e poi pronunciò le parole che non avrei mai pensato potessero uscire dalla sua bocca mentre era nuda ed eccitata come una giumenta: “Mi chiamo Letizia Mori in Mxxxx, ho 52 anni, vivo a XXXXXX e sono una grandissima troia e ho tanto bisogno di cazzi!”
Ormai lei non guardava più Gerardo, il regista, ma andava a ruota libera, tirando fuori una sensualità che nessuno avrebbe mai immaginato custodisse.
“Fermate le riprese!” Ordinò Gerardo.
Poi si avvicinò a mia madre e le disse: “Adesso, signora Letizia, dobbiamo assolutamente far assaporare al pubblico il suo bellissimo culo, un tipo di culo che attirerà molte persone. È pronta?”
Mia madre fece di sì con la testa, con gli occhi chiusi, ancora prostrata da una ingovernabile eccitazione.
Nel frattempo, io stavo ancora lavorando il pisello di mio padre. Lo sentivo vibrare e avevo paura che da un momento all’altro potesse investirmi con un torrente di sperma.
Il regista, Gerardo, aveva evidentemente in mano tutta la situazione. Lanciò un’occhiata rapida verso di noi e disse di scambiarci. Pertanto, mio padre si mise a succhiarmi il pisello cercando di imitare la mia performance precedente, con una passione che mi sorprese.
Intanto, mia madre era seduta sul divano con le gambe larghe e le ginocchia che le toccavano quasi il seno. Il suo culo era ben esposto, per non parlare della sua fica. Con le mani aveva allargato i due buchi, per favorire per l’operatore che la stava filmando.
In preda ad una incredibile eccitazione, disse ancora: “Sono Letizia Mori e voglio che qualcuno mi scopi e mi inculi. Ho voglia di cazzi!”
Gerardo guardò lei, guardò me e disse:
“Vieni, Alessandro. Mettiti in ginocchio di fronte a tua madre e appoggiale il cazzo sulla vagina. Dai, veloce!”
Con un salto, mi misi in posizione come richiesto. Mia madre mi guardava e sorrideva. Quindi, il regista disse: “Adesso comincia a penetrarla, ma come se fosse vergine. Piano piano. Poi, molto gradualmente la scopi alla grande. Ma molto gradualmente. Devi avere autocontrollo. Ce la puoi fare?”
“Credo sia molto difficile, ma ci proverò.” Risposi, mentre il mio cazzo scoppiava.
“Scopami piano piano, amore mio, piano piano. Non c’è bisogno di andare veloce.” Mi disse mia madre, accarezzandomi il petto.
Pertanto, inserii la punta del pisello e poi tornai indietro. E poi ancora un po’ di più e poi indietro. E ancora, e ancora, e ancora. Mia madre stava impazzendo. La fica le sbrodolava come una fontana e emanava un profumo meraviglioso di femmina. Io avevo una videocamera puntata sul viso e un’altra che percorreva i nostri corpi, dal mio cazzo alla faccia della mamma.
Dopo alcuni minuti di quella tortura, Gerardo finalmente disse: “Vai! Adesso scopala come se non ci fosse un domani!”
Io partii come un martello pneumatico. Ero alla giusta altezza e potevo spingere con tutta comodità.
“Toccami il seno! Toccamelo! Strizzami i capezzoli!” Gridò mia madre, ripresa in primo piano.
Il regista si rivolse a mio padre, che ormai non aveva più un cazzo, ma un missile terra aria:
“Antonio! Vieni e siediti sul divano accanto a tua moglie. Ungiti bene il cazzo. Tua moglie deve calarsi sul tuo cazzo con il suo culo. Alessandro si sposta, gli diamo un rialzo (forza portatemi quei cuscini!) e deve continuare a scoparle la vagina. Senza sosta. Forza!”
Mio padre si sedette sul divano con la velocità di un lampo. Mia madre si sfilò dal mio cazzo e ubbidientemente si precipitò col culo su quello di mio padre, un obelisco alto e duro come il granito. Anche io mi spostai verso destra e, non senza fatica, le infilai nuovamente il mio randello nella fica.
Mio padre, sotto di lei, le spaccava il culo e io le ravanavo la vagina. Le mani di mio padre di impossessarono anche delle grandi poppe della mamma e le strizzavano avidamente.
Io non stavo comodissimo, ma riuscivo a compensare con colpi di bacino, sincronizzando le mie uscite con le entrate di mio padre.
Mia madre impazziva di piacere. A me, poi, venne anche l’idea di stuzzicarle il clitoride con il pollice e questo la fece letteralmente urlare.
Il regista era visibilmente emozionato e agitato. Dava ordini a raffica agli operatori, che sudavano come maratoneti, e che avevano cazzi duri, bisognosi di spurgare.
Mia madre continuava a godere forsennatamente e a muoversi in modo scombinato. Praticamente, era in estasi e gridava: “Mi state spaccando tutta! È bellissimo! I vostri grossi cazzi mi stanno facendo godere! Ho orgasmi a ripetizione!!!”
Una videocamera la stava inquadrando in primo piano. Lei se ne accorse e, fissandola, gridò: “Sono Letizia Mori e sono la più grande troia del mondooooo! Ahhhh!”
Io non ne potevo più: “Papà…sto per godere! Sto per godere!”
“Godi, Ale, godi dentro la mamma, ma non fermarti, se riesci. Facciamola impazzire!”
“Si, fatemi impazzire di cazzi! Eccomi….godo ancoraaaaa!”
Io sborrai con un torrente di sperma dentro mia madre, la quale percepì il lago di liquido caldo e bianco che l’aveva appena farcita. Mi prese la testa e la spinse verso di lei, baciandomi con le labbra e con la lingua. Aveva gli occhi sbarrati di una pazza, che si godeva un randello di importanti dimensioni nel culo.
Finalmente, sborrò anche mio padre, con una sequela di urla e singulti che non avevo mai sentito prima.
La sborrata produsse un effetto, se possibile, ancora più esplosivo nel corpo della mamma, tanto che sfilò il suo culo dal cazzo e inarcò i fianchi, sgrillettandosi come una pazza e godendo nuovamente.
Quindi, cadde giù dal divano e fece un paio di rotolate sul tappeto, con la mano in mezzo alle gambe. Tutto il suo corpo singhiozzava e gioiva, sfiorando la morte, per il godimento avuto e in corso. Letizia sentiva scosse elettriche continue alla colonna vertebrale e come un fuoco avvolgente e meraviglioso tutto intorno ai fianchi.
Naturalmente, le videocamere erano tutte puntate si di lei. Dopo qualche secondo che la vedemmo tutti contorcersi sul tappeto e sillabare strane parole, finalmente mia madre aprì gli occhi. Guardò l’obiettivo di una delle tre telecamere che la riprendevano, quello che le stava immortalando il viso, sorrise e disse: “Non ho mai goduto così tanto e non pensavo neanche di essere così vacca. Mi hanno profanato culo e fica insieme. Insieme, lo capite? Sono Letizia Mori e sono la più vacca della città di Xxxxx.”
Gerardo le fece segno di aprire le gambe. Mia madre non se lo fece ripetere, ma lo fece con una certa fatica, probabilmente a causa dell'incredibile scopata che aveva appena sopportato, che l'aveva costretta ad una posizione abbastanza difficoltosa.
Comunque ci riuscì, e in più riuscì a tirare su le ginocchia, così da mostrare in modo chiaro alla videocamera che la stava squadrando, tutti i buchi che erano stati appena profanati.
Mia madre sorrideva all'indirizzo dell'obiettivo. Poi si girò di sua spontanea volontà, senza che Gerardo glielo chiedesse, e si mise a pecora. Con le mani aprì le chiappe come chiaro segno di sottomissione.
Gerardo guardava sia la scena dal vivo, che quello che appariva sul monitor. A un certo punto decise di sospendere le riprese.
Si avvicinò al culo di mia madre, pregandola di aprirlo ancora meglio, ma poi mi disse:
“Alessandro, per favore vieni qui e prendi quel vibratore bianco che vedi sopra il tavolo. Sì, quello. Vieni qui da tua madre, inseriscilo lentamente nel sedere e accendilo….si, c’è un pulsante lì sotto. Quell’affare con il pulsante vibrerà e tu lo devi muovere avanti e indietro nel buco del culo di tua madre. Metti un po’ d’olio prima, magari.”
Intanto, mio padre era ancora comatoso sul divano, con una faccia che segnava strano confine tra la morte e l'estasi.
Gerardo volle riportarlo nel mondo dei vivi, ordinandogli:
“Signor Antonio, cerchi di riaversi. Si alzi dal divano e provi ad infilarsi nel culo quel dildo blu che vede sul tavolo. Vicino c’è anche un tubetto di lubrificante. È un po’ più corto di questo bianco, dovrebbe riuscirci. Lo pianti sulla sedia, usi la ventosa, e poi vi si cali sopra lentamente. Si massaggi il pisello mentre lo fa, potrebbe aiutarla. Un operatore la filmerà”
Mio padre, con gli occhi stralunati, si alzò,prese il dildo blu e lo appiccicò sulla sedia. Poi con l’olio del tubetto lo lubrificò e infine provò a calarcisi sopra, molto lentamente. Intanto un operatore, come previsto, lo stava filmando e mio padre si sforzava di sorridere guardando l’obiettivo.
Io ero seduto per terra, davanti alla fica e al culo di mia madre completamente esposti e spalancati dalle sue proprie mani.. Gerardo mi disse di cominciare con la mia lingua, leccandole quindi fica e culo per favorire poi l’operazione successiva.
Quando con la lingua le toccai il buco del culo e cominciai a leccarla, lei ebbe un sussulto e cominciò a dire: “Bravo Alessandro, leccami il culo; lecca il culo a questa vacca di tua madre, la signora Letizia Mori della città di XXX!”
Gerardo fece un’espressione di compiacimento per tale performance. Nel frattempo, io, che da anni leccavo e masturbavo regolarmente la fica della mia fidanzata, e che quindi conoscevo i desideri delle donne, oltre a leccare il buco del culo con la mano, tornai a massaggiare il clitoride di mia madre e la sua eccitazione, naturalmente, si moltiplicò.
Poi, molto gradualmente, cominciai a infilarle dentro il vibratore. Dopo averlo fatto entrare per circa 3 cm, cominciai a farlo vibrare. Mia madre, che all’inizio mostrava un’espressione quasi di dolore, spalancò la bocca e mi guardò con gli occhi sbarrati. Io intanto continuavo a massaggiarle il clitoride.
“Ah…ah… Alessandro… il mio culo è già bello aperto, ma quel coso lì non è come il cazzo di mio marito. Fai piano, ma non fermarti. Hai una madre veramente troia. Continua a fare avanti e indietro… Continua.” Mugolò la mamma, mentre aveva ilviso appoggiato per terra, sulla guancia sinistra, e cercava di intercettare il mio sguardo.
Io sorrisi e poi cominciai anche a leccarle la fica con particolare intensità. Intanto il vibratore scorreva avanti e indietro, ma ad un tratto cominciai anche a sentire il classico odore delle feci. Se ne accorse anche Gerardo, il quale mi disse di estrarre il coso dal sedere di mia madre, che infatti aveva già la punta sporca.
Lo prese subito in consegna un operatore, che corse in bagno a lavarlo.
Gerardo, fermò nuovamente le riprese. Io quel giorno capii che non era una scena che il suo pubblico avrebbe gradito.
Quindi, prese una cannula lunga circa 40 cm e anche una peretta con dentro un liquido rosso.
Quello lo conoscevo! Era un liquido che annullava il cattivo odore delle feci e le consolidava, permettendo a chi doveva espellerle di provare molto piacere.
Mi disse di spostarmi. Fece sedere mia madre sul divano, con il culo ben esposto e le gambe all’indietro. Lui si inginocchiò davanti a lei e le disse di aprire bene le chiappe con le mani. Poi le sparò dentro la peretta con il liquido rosso, spiegandole che serviva ad annullare il cattivo odore delle feci e a consolidarle.
Poi si spostò e disse a me di prendere quella cannula e inserirla gradualmente nel culo della mamma, facendo un po’ avanti e un po’ indietro, come per pulire un tubo, ma molto delicatamente.
Mia madre ormai era completamente calata nella parte e non accennava a chiudere le gambe, ma anzi, sembrava quasi che le allargasse di più. Tra l’altro, da ragazza aveva frequentato una scuola di ballo classico e se si fosse in qualche modo impegnata, probabilmente sarebbe riuscita anche a fare la spaccata.
Io, con la cannula, mi accinsi a questo nuovo gioco. La muovevo con delicatezza, anche questa avanti e indietro, cercando comunque di inserirla gradualmente per tutta la sua lunghezza. Ormai ero arrivato a 20 cm e mia madre continuava ad ansimare. Con una mano cominciò a masturbarsi, guardando fissa la telecamera, che non la lasciava neanche per un secondo. Aveva la bocca spalancata e la lingua mezza fuori.
Mio padre intanto era riuscito ad infilarsi nel culo tutta quella roba e si stava massaggiando il pisello. Io temevo che potesse sborrare da un momento all’altro.
Proprio in quell’istante, suonarono alla porta. Noi eravamo impegnati e non potevamo muoverci. Gerardo guardò fuori e fece entrare due altri operatori, muniti di altrettante telecamere. C’erano troppe scene aperte, evidentemente.
Il primo si mise subito di fronte a mio padre con la videocamera e sostituì l’altro, che invece si dedicò a me e alla mamma, insieme all’altro che continuava a muoversi lungo tutto il corpo di lei.
Il nuovo operatore che si trovò davanti a mio padre, gli inquadrò molto bene il viso, così che il mio vecchio comprese che era arrivato il momento di pronunciare quella famosa formula, e quindi disse: “Sono Antonio Mxxxx, ho 55 anni e abito a xxxxx. A me piace tantissimo infilarmi le cose nel culo e masturbarmi davanti alle persone. Sono veramente un maiale!”
Gerardo fece pollice in su, ma intanto seguiva più che altro l’evoluzione di mia madre e della mia paziente opera nel suo intestino.
Infatti, improvvisamente lei disse che aveva un urgente bisogno bisogno di defecare.
Gerardo mi allungò una vaschetta bianca che misi in terra, proprio sotto il culo della mamma, che sporgeva di poco dal divano.
Poi le andò a parlare all’orecchio e le diede alcune istruzioni che lei accettò, facendo sì con la testa mentre ancora si masturbava, ma più lentamente di prima.
“Guardatemi! Sono Letizia Mori in Mxxxx. Sto per cacare davanti a tutti voi. Vi prego, guardatemi!”
La telecamera era fissa sulla sua faccia e, improvvisamente, dal suo culo cominciò ad uscire uno stronzo grosso e duro. Gerardo, che nel frattempo mi fece indossare dei guanti in lattice monouso, mi disse di ostacolarne delicatamente l’uscita per prolungare l’immagine del culo dilatato e dello stronzo che sta uscendo. Mia madre intanto smise di masturbarsi perché l’intensità del momento erotico era tutta concentrata sul suo culo.
“Siii! brava Mamma! Fai vedere a tutti quanto sei troia e come cachi senza vergogna, per farti ammirare! Sei veramente una vacca!” Dissi io come per istinto, calandomi nella parte forse anche troppo.
Proprio in quel momento, mio padre ebbe di nuovo un orgasmo che venne ripreso in maniera specifica e in primo piano dai nuovi operatori.
Anche lui, uniformandosi ormai all’andamento generale, gridò: “Ecco…guardate come sborro! Sono Carlo Mxxxx e sono un maiale!”
Anche in questo caso, Gerardo fece un bel pollice in su.
La mamma stava cercando di gestire uno stronzo che usciva, ma non doveva uscire e impazziva di piacere. Mi diceva: “Sto cacando davanti a te…come un troia pervertita…. Guarda che culo dilatato che ho! Quella peretta me lo ha reso elastico. Uhhhh…ecco lo stronzo che vuole uscire di nuovo….uhhhhh.”
Finalmente, a mia madre fu concesso di far uscire il primo stronzo dal suo culo e anche per lei, in concomitanza proprio con questo intenso massaggio anale, esplose un orgasmo travolgente: “Godoooooo! Godo cagando davanti a mio figlio, mio marito e un sacco di altra gente! Godoooo!”
Dopo quello stronzo, che la fece godere, ne espulse altri due con grande soddisfazione e si svuotò l’intestino.
Quindi, Gerardo mi diede un siringone pieno di liquido bianco, che sparai nel culo di mia madre per ripulirle le budella. Lei espulse quella miscela bianca e profumata dopo pochi secondi e lavò completamente il suo intestino.
Mio padre e mia madre furono quindi messi a sedere in terra, vicino al divano. Io invece mi sedetti sul divano di fronte a loro. I loro visi erano vicini al mio pene. Gerardo ordinò loro di leccarmi il pisello e di succhiarlo fino a quando non avessi eruttato un mare di sborra.
Loro sorridevano alla telecamera che li riprendeva in primo piano, mentre mi leccavano e succhiavano.
Io alzai le gambe e misi in evidenza il buco del culo, sperando che uni dei due me lo leccasse. Mia madre si avventò su di esso, con magnifici colpi di lingua che furono puntualmente ripresi dai solerti operatori. La situazione era per me terribilmente eccitante e quindi venni in pochi minuti, gridando: “Sono Alessandro Mxxxx e godo, godo in bocca e in faccia ai miei genitori! Abito a Xxxxx e ho 19 anni! Godooooo!”
Dopo il mio orgasmo, Gerardo disse che le riprese si potevano sospendere e che quella era soltanto la prima giornata.
Poi ci convocò a tutti nel soggiorno e ci spiegò:
“Resteremo a casa vostra per almeno una settimana. Poi vediamo come vanno le cose. Alessandro mi ha spiegato che avete tre letti da mettere a nostra disposizione. I due nuovi operatori che ho dovuto chiamare dormiranno in albergo. Ho visto che ce n’è uno qui vicino. Adesso vorrei che aprisse bene le orecchie, anche perché vi ho visto ben calati nella parte e quindi il discorso che sto per farvi potrebbe essere anche più accettevole di quanto non lo sarebbe stato se l'avessimo fatto ancora prima.
Senz’altro capirete che facendo questo lavoro, i miei collaboratori devono mantenere un comportamento corretto e avere molto autocontrollo. Non posso chiederglielo per una settimana intera. Pertanto, avrei stabilito che stasera Letizia dovrà dormire con me e con l’operatore Renzo. - indicò il giovane che aveva in mano la telecamera e che la stava smontando per rimetterla nella scatola - mentre Alessandro metterà a disposizione di Giulio il suo corpo - e indicò l’operatore che stava smontando i cavalletti e che probabilmente era gay - mentre Carlo dovrà assistere alle scopate della moglie e masturbarsi. Anche per te Alessandro si prospetta una notte molto intensa. Giulio è un amatore esigente ma anche esperto. Ti farà conoscere le vette del piacere. In sostanza, cara famiglia, useremo a piacimento i vostri corpi, non dico per tutta la notte, ma quasi. Questo servirà anche a voi per entrare nell’ottica dell’attività che faremo per questa settimana, e spero anche per i prossimi mesi o chissà… anche anni, come per qualcuno è accaduto.
Noi diventeremo in pratica i vostri educatori, sempre con i limiti che ci siamo già detti.”
Gerardo si alzò e sorrise: "Devo dirvi la verità: penso che siate tagliati per questo mestiere e potreste guadagnare molti soldi. Spero che siate tutti d’accordo.”
Noi ci guardammo e facemmo sì con la testa.
“Bene. La mia segretaria, dall'ufficio, ha appena eseguito il bonifico sul conto di vostro figlio. Alessandro, puoi controllare, per favore?"
Io presi il telefono e controllai il conto corrente, che finalmente era pieno zeppo di soldi. Lo feci vedere a mio padre e gliene girai una bella fetta.
Gerardo dispose, inoltre, che noi restassimo tutti nudi e che mettessimo insieme una cena. Aveva con sé una valigia refrigerata piena di cibo, che mia madre e mio padre cominciarono a preparare per tutti.
Poi si alzò, prese per le braccia mia madre e le fece molti complimenti. Poi se la limonò per almeno cinque minuti e nel frattempo le palpò il fantastico culo.
Io restai nudo sul divano ad aspettare e poi finalmente Gerardo si sedette vicino a me, fiero di essersi spupazzato un pochino la mia bellissima mamma.
“Devi sapere Alessandro che oggi è andata molto bene e che quindi sono disposto a investire molto tempo su di voi, se continuerete ad essere così disponibili. Adesso finiremo queste riprese per una settimana in questa casa, come sono solito fare. Poi vi proporrò di venire presso i nostri studi per un upgrade, magari anche con altre persone. Quello che devo capire, è se tu e tuo padre siete disponibili a rapporti omosessuali e a farvi riprendere mentre defecate. La stessa cosa, ma soltanto in relazione al primo aspetto, devo saperlo di tua madre.”
Gli risposi:
“Stasera a cena possiamo parlarne. Vedremo, cosa avranno da dire.”
Cenammo parlando del più del meno, ma anche degli argomenti che Gerardo mi aveva chiesto di tirare fuori. Mio padre e mia madre furono completamente disponibili a qualsiasi tipo di esperienza che non comportasse dolore per sé o per altri.
Mia madre infatti disse: “Si, oggi ho scoperto una parte di me che non pensavo esistesse. Mi sento quasi liberata da tutto il peso che la reputazione aveva caricato sopra di me. Mi è piaciuto tantissimo quello che ho fatto e voglio farne di più e se possibile anche in maniera più perversa. Voglio conoscere tutti i segreti del piacere e condividere il mio corpo con chiunque rispetti le regole che tu Gerardo hai ben spiegato.”
Gerardo le chiese: “Letizia, sia tu che tuo marito siete stati davvero una sorpresa per me. Non me l’aspettavo. Ma ditemi la verità, non è che in passato avete avuto esperienze di questo tipo?”
Mio padre e mia madre si guardarono. Mio padre prese un bel respiro e disse: “Allora…circa vent’anni fa, prima che Alessandro nascesse, mia moglie attraversò un periodo molto difficile a causa della morte dei genitori in un incidente d’auto. Andò in cura da un analista che sfruttò la sua debolezza per affascinarla e lei fu quasi stregata da quell’uomo. Un giorno mi disse…mi disse addirittura che voleva lasciarmi per andare a vivere con lui.
Io ero disperato, perché amavo e amo tuttora Letizia. Ma sapevo anche che amori di quel tipo sono molto passeggeri. E lei sarebbe tornata indietro delusa e affranta, quasi sicuramente.
Allora le proposi di darmi ancora una chance, ma non evitando di vedersi con quell’uomo, ma andando proprio da quell’uomo per rendersi disponibile anche sessualmente. Non mi giudicate. Avevo le mie ragioni. Lei andò e in effetti passò circa tre giorni fuori di casa. Quello che avvenne potrebbe raccontarlo lei.”
Mia madre aveva gli occhi lucidi e anche lei fece un bel sospiro, ma poi disse: “Certo…quell’analista mi usò in tutti modi. Mi scopò per un giorno intero, prendendo delle sostanze che lo aiutavano a mantenere alte le prestazioni. Poi volle anche avere rapporti anali. Io ero terribilmente innamorata o forse stregata…comunque gli concessi tutto. Quando mi entrò nel culo mi fece molto male, ma spinto evidentemente da quelle sostanze che forse gli avevano fatto perdere la ragione, continuò a fare avanti e indietro senza sosta. Non vide neanche che io piangevo.
Quando uscì fuori con il suo pene, il mio intestino scaricò in terra una grande quantità di feci e sangue. Lui mi disse che ero soltanto una vacca schifosa e che non ero capace neanche di avere un semplice rapporto anale.
Mi fece ripulire tutto e mi mandò via.
Io, per la vergogna, passai una notte in un hotel, ma poi provai a tornare in lacrime da mio marito. Lui mi accolse a braccia aperte e al momento non volle sapere cosa fosse successo.
È evidente che gli amori che nascono quando siamo deboli e vulnerabili non hanno lo stesso valore di quando siamo forti.
A causa di quella particolare esperienza, mio marito mi portò da un medico per farmi controllare. Lui venne con me. Io volli che lui venisse con me. Non mi fidavo più dei medici e affini.
Questo nuovo medico mi fece spogliare completamente e controllò tutto il mio corpo con una lente di ingrandimento. Non sto scherzando.
Se oggi vi sono piaciuta, provate a pensare come ero vent’anni fa. Io ero sempre stata molto orgogliosa del mio culo e a quel tempo era ancora più bello sodo e appetitoso.
Quel medico mi fece anche allargare le gambe e per quasi mezz’ora continuò a osservare la mia fica e il mio culo. Mio marito era lì nello studio medico e vide tutto. La situazione lo lasciò un po’ sbigottito, ma anche stranamente eccitato, mi disse. Non mi aveva mai visto così. Quel medico non era stupido. Aveva fatto di tutto per far eccitare mio marito.
Infatti, durante la visita disse a mio marito di avvicinarsi al lettino e di calarsi i pantaloni, perché voleva osservare il suo pene e capire se poteva essere stato quello a creare queste lacerazioni. Sembrava quasi che ci volesse ricattare, accusando mio marito di qualcosa che lui non aveva assolutamente fatto. Antonio fu costretto ad ubbidire. tuttavia, il pene non era veramente duro e allora il medico lo prese in mano e cominciò a massaggiarlo.
Poi, siccome non cresceva, anche perché la situazione era veramente strana, quel medico glielo prese anche in bocca e glielo succhiò. Quella buffa situazione portò mio marito a perdere il controllo ed ebbe…sembra incredibile …ma ebbe un orgasmo e il medico si beccò la sborrata di Antonio direttamente in bocca e ne bevve ogni goccia.
Quindi gli disse che probabilmente quel pene poteva essere responsabile di tutte quelle lacerazioni che quindi, se non volevamo essere denunciati, dovevamo continuare ad andare lì da lui per ulteriori verifiche. Inoltre, il medico chiese specificamente che durante quei giorni io non indossassi più né reggiseno né mutandine. Dovevo sempre indossare abiti minimi, quindi corti, aderenti e scollati. I vicini cominciarono a spettegolare perché purtroppo dovevo andare vestita così anche per le faccende di tutti i giorni. Per fortuna, poi, cambiamo città grazie al lavoro di mio marito.”
Si inserì mio padre: “Si…furono giorni difficili ma anche strani. Mia moglie dovette continuare a sottoporsi a visite sempre più invasive ed umilianti. Il fatto che dovesse vestire in quel modo e che non era possibile nessuna deroga, mi mise in un certo imbarazzo. Ricordo che un vicino di casa si mise a guardare dalla finestra dentro il nostro appartamento con un binocolo. Notavo anche altro, quello della villetta gialla, mia moglie se lo ricorda, che quando mia moglie usciva per andare a fare la spesa vestita in quel modo succinto, lui la seguiva e la filmava con il telefono. Lui pensava che io non lo vedessi, ma invece me ne accorsi.”
“Me la ricordo quella giornata - disse mia madre - quell'uomo fu molto maleducato e mi segui fin dentro il supermercato, filmandomi ogni volta che ero costretta a chinarmi per prendere un articolo. Non so come, ma riusciva a volte a filmarmi da dietro e a volte davanti. Lo sappiamo perché Antonio, un giorno, lo prese con le cattive e si fece consegnare il telefono.”
“Non fu una bella giornata. In quell'occasione rischia di una denuncia, ma rimasi tutto di un pezzo e il vicino si tranquillizzò quando gli allungai 1000 € per quello stupido telefono.”
Mio padre e mia madre si guardarono e fecero un sospiro.
Poi mio padre continuò: “Tornando a quel medico, tra l’altro, utilizzava su di lei un macchinario con due sonde che le entravano nel culo e nella fica e le provocavano orgasmi a ripetizione. Invece, io, per tutti quei giorni, quotidianamente, fui attaccato a una macchina che assomigliava molto a una mungitrice. Ogni volta che andavamo da lui, ci fermavamo dalle due alle tre ore.
Mia moglie veniva sottoposta a una decina di orgasmi, con irrigazione di strani miscugli profumati, che evidentemente volevano annullare l’odore delle feci, che poi venivano inevitabilmente espulse. Io invece, attaccato a quella strana macchina, dovevo sborrare almeno tre volte e se non ci riuscivo, mi infilava un piccolo dildo vibrante nel culo, che aveva il potere di farmi indurire rapidamente il pisello. Da un certo punto di vista furono giorni molto divertenti. Dall'altro le nostre umiliazioni ci pesarono non poco. Pensate che poi, per diversi mesi, per mia moglie fu difficile ricominciare a vestirsi normalmente. Riteneva che il suo corpo ricevesse maggiori benefici da un abbigliamento succinto, ai limiti del porno, secondo le indicazioni del medico.
Comunque, c’è da dire che grazie a questi trattamenti, in effetti ogni lacerazione di mia moglie guarì e il mio pene si sviluppò fino alle attuali dimensioni.
Alla fine del trattamento, il medico ci disse che adesso doveva verificare che la cura abbia avuto il giusto esito. Lo doveva verificare naturalmente di persona.
Pertanto, ci convocò più volte separatamente. Mia moglie fu ricoverata per una settimana presso una clinica privata di cui il medico faceva parte. Durante la sua degenza, fu scopata da lui in tutti modi e in tutti i canali. E qui ci sarebbe anche da fare un altro racconto. Ma lo lascerò fare a mia moglie. Quando fu la mia volta, anche io fui ricoverato in questa clinica, ma per soli tre giorni. Tuttavia, dovetti sottopormi anche io a una dilatazione dell’ano. E la dilatazione non fu soltanto strumentale, ma convocò un suo paziente, nero, con un randello da 25 cm, adeguatamente lubrificato dal medico stesso, che mi trapanò per almeno mezz’ora e per tutti e tre i giorni che trascorsi in quella clinica. E non fu del tutto spiacevole, lo devo ammettere.
Tutti questi trattamenti a cui ci aveva sottoposti, avevano creato in noi degli organi sessuali, e relativi apparati, ipersensibili, ma anche elastici e resistenti, che per tali motivi ci procuravano dei piaceri assolutamente fantastici.”
Mia madre aggiunse:
“Da allora, devo ammetterlo, la nostra sessualità è cambiata. Siamo diventati più trasgressivi. Ha detto bene Antonio: per diversi mesi io continuai a vestirmi da vera puttana. Quell'abbigliamento mi faceva sentire fresca ed energica. Per fortuna, ripeto, abbiamo cambiato città. Altrimenti per noi la vita sarebbe stata molto difficile. Forse questo spiega perché oggi non abbiamo faticato più di tanto ad accettare questo lavoro. La nostra iniziale esitazione era probabilmente legata ai guai di Antonio e al fatto che a chiedercelo fosse proprio nostro figlio.”
Gerardo guardò in alto e poi disse: “Si…forse ho conosciuto quel medico. Se bazzicava in questa città, potrei averlo incrociato. Devo controllare gli archivi. Vi saprò dire nei prossimi giorni.”
Mio padre fece una risatina e si alzò in piedi: “Guardate il mio cazzo! Soltanto a sentire questa storia si è risvegliato!” Tutti noi ridemmo.
Gerardo prese una videocamera e ne approfittò subito: “Fatti una bella sega! Facci vedere come godi, quando ripensi a tua moglie quando venne profanata in tutti i modi e senza ancora immaginare come verrà profanata da oggi in poi.”
Mio padre non si fece pregare e si esibì da vero attore porno in una sega spaziale, guardando dritto nell’obiettivo della videocamera manovrata da Gerardo, e farfugliando parole sconnesse. In pochi minuti, sparò una modesta sborrata, che comunque, sommata alle precedenti, formava un bel bicchierone di sperma.
Anche mia madre si alzò in piedi (e vi ricordo che noi tre eravamo ancora tutti nudi), accennando una danza che scosse le tettone e il bellissimo culone bianco. Un tecnico, seduto vicino alla mamma, le appoggiò una mano sul culo e glielo accarezzò timidamente. Lei lo guardò, sorrise ed aprì le chiappe per concedersi ancora di più. Il profondo solco che passava dal suo ano per arrivare alla sua vagina, era la via del piacere, il tragitto della bellezza e della sensualità. C’era ciò che di più bello si poteva sperare di trovare.
Il tecnico divenne rosso come un peperone. Tirò fuori il pisello dritto e duro come il ferro. Lo appoggiò sul culone della mamma, che si era già messa in posizione per accoglierlo, ma la forte eccitazione gli causò una sborrata precoce che si sparse sul fondoschiena della mamma. Lui si vergognò. Mia madre intervenne subito, girandosi, chinandosi e prendendogli in bocca il pisello che aveva appena goduto e lo succhiò con maestria.
L’uomo tornò a sorridere e accarezzò a lungo la testa di mia madre mentre lo sbocchinava. La posizione in cui mia madre si era messa per dedicarsi alla fellatio, espose ancora meglio il suo meraviglioso culo, il cui pallore illuminava tutta la stanza.
Naturalmente, quella bellezza fu oggetto di una raffica di foto da parte dell’altro tecnico.
Dopo la cena, mia madre si appartò con l’operatore designato ed il regista. Si recarono nella camera matrimoniale dove normalmente lei dormiva con suo marito. Mio padre li seguì e assistette alla profanazione completa di ogni buco della moglie, mia madre Letizia. Lui poté soltanto masturbarsi. Lei invece ci raccontò che il regista era un uomo insaziabile e che usò tutti i suoi buchi, così come il suo Tecnico.
Scattarono numerose foto, dove le nudità di mia madre e soprattutto del suo maestoso culo, erano sempre in primo piano.
Io assaporai un vero e proprio rapporto omosessuale, come lo avevo sempre sognato. Fui impalato in profondità, dove pensavano non potesse arrivare nessun cazzo mai. Ebbi la possibilità di bere manciate e manciate di sperma e di scopare a mia volta quell'uomo veramente esperto, godendo come non mai.
Ci svegliamo tutti la mattina dopo alle 10. Una giornata e una notte indimenticabili!
Fine
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