L’uomo del Supermercato - pt 2
di
Stella_eli44
genere
etero
Il giorno dopo quanto successo con Franco mi alzai molto serena. Non avevo sensi di colpa. Mi era piaciuto, mi ero sentita desiderata e apprezzata e questo mi aveva fatto stare bene. Quando pensavo a lui sorridevo tra me e me. Questo omone, anziano e un po goffo che era stato però con me molto tenero e sorridevo felice a pensarlo. Non mi spiegavo cosa, perché fossi capitolata così. Ma era successo e qualcosa voleva dire. Mi era piaciuto. Vederlo così appagato e felice e emozionato di avermi mi aveva molto lusingata. Ovvio che tutti i dubbi del giorno dopo, domande e pensieri li avevo. Ma riuscivo a gestirli comunque molto bene. Mi diedi da fare fin da prima mattina. Vero che era domenica ma volevo sbrigarmi quanto prima con alcuni lavori di casa per poi andare al mare con qualche amica. Era una giornata molto calda e tra pulizie di pavimenti, finestre e porte avevo già impiegato un paio di ore. Decisi di fermarmi un po’ e di farmi un caffè. Tra i messaggi che avevo ricevuto ce ne era uno di Franco. Quando vidi il suo nome mi assali un po’ di ansia..e il cuore iniziò a battere. “Ciao stella buona domenica! Come va?? Volevo dirti che ho già mangiato tutto quello che mi hai preparato, grazie! Era tutto buonissimo! Che Fai oggi? Io vado un po’ al mare e questa sera sono alla festa in Campagna. Tu ci sei??”
Nel messaggio mi chiedeva se fossi presente ad una festa che era organizzata in una azienda agricola che destate nelle sue vigne organizzava feste con musica, balli, cibo e vino. Erano molto belle e quando le facevano andavo quasi sempre anche perché a me dammi compagnia e balli e io sono contentissima! Si...io sarei andata! Mi assalì in duplice sentimento. felicità...di rivederlo...perché anche se non me lo spiegavo...ero contenta di rivederlo. Avevo voglia di capire che cosa mi avrebbe scaturito...la sua vista...capire magari di più tutto quello che ancora era incapibile nella mia testa. Ma allo stesso tempo...ansia. Quelle erano feste dove c’era mezzo paese. E se avessimo dato impressioni strane alla gente? Se lui si fosse approcciato a me in maniera che la gente potesse pensare chi sa che cosa?! Avevo un po di paura. Però pensai che tanto io ero lì con le mie amiche..e che quindi per scambiargli qualche parola non avrei corso pericoli. Risposi al messaggio “ciao Franco, oggi pulizie e forse mare se mi sbrigo. Sono tanto felice che ti sia piaciuto il mio cibo! Grazie! Sì credo che andrò anche io con le mie amiche. Se ci sei mi fa piacere salutarti. Ciao Elisa”
La sua risposta fu immediata: “ Che bello rivederti! Io sarò lì con una compagnia di amici e relative mogli. Dai sono felice che ci sei, ti saluto volentieri anche io! Ti ho pensata tanto. Franco”
L’ultima riga mi fece piacere. Tanto. Ma non sapevo che rispondere...e risposi con una faccina timida. Tornai alle mie pulizie. In effetti riuscì a sbrigarmi in tempo e raggiunsi i Miei genitori al mare nella casettina che hanno e dove passano i mesi estivi. Quando arrivai mi misi subito il costumino, un due pezzi con mutanda nera e reggipetto bianco. Non uso costumini particolarmente spinti. Ho il sederotto morbido e quindi non mi piace vestirmi con tanga o robe simili. Una mutandina normale. Recuperata una sdraia mi sistemai nella spiaggetta libera e presi un po di sole alternando qualche tuffo e qualche chiacchiera con le persone ormai tutte conosciute con le quali mi incrociavo di volta in volta. Tornai un po prima di pranzo per aiutare mia madre a finire di cucinare e impiattare. Ci sedemmo a tavola anche con mio fratello e mia cognata. Nei vari discorsi che facemmo trovai il modo di portare a mio padre i saluti di Franco. Ero molto imbarazzata dentro di me a fare il suo nome...ma volevo anche capire che cosa mi diceva sulla persona e in effetti disse di ricordarsi di lui come un bravo uomo che si è sempre sbattuto e fatto sacrifici vivendo anche al Nord. Questa informazione mi tranquillizzò molto. Cambiai ovviamente discorso. Non volevo in alcun modo apparire in qualche modo strana. A volte l’inconscio ti porta ad atteggiamenti non voluti che possono risultare sospetti. Ma dentro di me ero contenta di sapere che era una brava persona. Come di consueto alla domenica pomeriggio al mare la pennica dopo il pranzo è obbligatoria. Mi tolsi il copricostume e dormii in slip e a seno nudo visto il grande caldo. Togliermi il reggipetto mi diede una scossa. Pensai subito a ieri, i miei capezzoli risposero al pensiero dei baci di Franco. Oddio. Me lo palpai un po’...era così sensibile. Non mi riconoscevo. Mi stesi e crollai. Dormii sino alle cinque, poi salutai tutti e tornai a casa. Alle 20 avevo l’appuntamento con la mia amica per andare alla festa in azienda agricola. Ero contenta. Non ne sapevo bene il motivo. O forse si ma facevo fatica ad accettarlo. Ero contenta di rivedere Franco. E anche tanto ma tanto tesa. Decisi di non pensarci e mi dedicai ad innaffiare le piante e dare da mangiare ai due gattini che vivono nella mia campagna. Ogni tanto guardavo il cellulare forse per trovare qualche messaggio e poi mi ritirai in casa per fare la doccia e prepararmi per la serata. Volevo vestirmi comoda per ballare libera e quindi optai per un vestito lungo stile bohémien, caratterizzato da una fantasia vivace che intrecciava disegni e arabeschi nei toni del blu, dell'arancione e del giallo senape. Aveva uno scollo a V incrociato sul davanti e sorretto da spalline sottili, stretto in vita da un delicato fiocco, scendeva fino alle caviglie. Ai piedi calzai dei semplici sandalini aperti e con un leggero tacco, l'ideale per muovermi leggera sul prato in festa e lasciarmi travolgere dal ritmo. Non vedevo l’ora. Ho sempre adorato queste feste. Anche il trucco era semplicissimo. Mi piaceva valorizzare la mia pelle chiara: un velo di terra sugli zigomi per un tocco di calore e un pizzico di mascara per definire lo sguardo. Sulle labbra non misi il rossetto, ma solo un velo di lucido trasparente. Infine i miei capelli castano chiaro, illuminati da colpi di luce, erano lasciati liberi sulle spalle, pronti anche loro a seguire il ritmo della danza. Chiusi casa e mi misi nel portico ad aspettare Ilaria, la mia amica. Non tardò molto e la sentii arrivare dal rumore che le ruote facevano sulla brecciolina della strada.
“Ciao Ila!, andiamo?? Ho una fameeee” “a chi lo dici Ely, vamos, le altre ci aspettano la”. Il tragitto era breve. La festa era proprio in campagna, nelle vigne di una azienda agricola. La location era bellissima: tavolacci rustici bianchi apparecchiati proprio nel mezzo di un vigneto. Al posto delle sedie c’erano delle balle di fieno ricoperte di juta. Sopra la nostra testa, tese tra i filari, le prime lampadine a stringa si stavano accendendo, pronte a illuminare la cena e la danza. C’era già tanta gente...le prime code a prendere il cibo...i primi tavoli già pieni. In sottofondo ancora non era iniziata la musica del complesso ma c’era un Dj che intanto metteva musica anni 80/90. Il mio gruppo aveva prenotato un tavolino..eravamo in 15..coppie con bimbi e singoli. Il mio piccolo era al centro estivo e quindi come dicevo ieri ero sola per una settimana. Un amico che aveva già fatto la fila portò i primi calici di vino a noi ragazze e così iniziai a fare i primi brindisi. Ogni tanto mi guardavo attorno...fino a quando lo vidi, seduto al tavolo con la sua compagnia, uomini e donne sue coetanee. Questo primo contatto visivo, anche se lui non se ne accorse, mi procurò un po di tensione e battiti accelerati. Mi tirò la mia amica Ilaria e mi portò a fare la fila al banco del fritto di pesce. Facemmo la fila anche al banco che faceva la pizza. Portammo tutto al tavolo e ci sedemmo. Ogni tanto guardavo verso di lui fino a quando i ns sguardi si incrociarono. Mi sorrise, ricambiai e abbassai gli occhi. Non potevo farmi notare, avevo un po di timore. Nel frattempo si illuminò il mio telefono “ehi ciao, sei già qui! Come sei bella! Buonaserata! Dopo passa a bere un calice, ti presento ai miei amici”
“Grazie, dai vediamo come evolve la serata, non so cosa faranno quelli del mio gruppo..buonaserata anche a te!”
I complimenti mi fecero molto felice. Andare al suo tavolo lo vedevo un po strana come cosa. L’inizio della musica mi distolse dai miei pensieri...la band aveva iniziato a suonare...e appena finimmo di mangiare...ci riversammo in pista ed iniziai a ballare. I sandali scivolavano bene sulla terra battuta e la gonna seguiva ogni mio passo, sollevandosi quel poco. Il vestito mi girava intorno, gonfiandosi a ritmo con i tamburelli. Con il vento nei capelli e le luci del vigneto sul viso ero felicissima. Ma era anche stancante! Anche Franco arrivò in pista e ogni tanto i nostri sguardi si incrociano. Le mie guance si facevano rosse e non riuscivo a tenere tanto lo sguardo. Ero incredula di queste sensazioni. Mi ritrovai nella foga del ballo anche molto vicino a lui. La danza diventò ben presto un gioco di passaggi e sguardi, di quelli in cui ci si aggancia sottobraccio a chiunque ti trovi a fianco per girare vorticosamente. Tra una risata e l'altra, mi sono ritrovai aggrappata anche al braccio di Franco. Ridevamo tutti e questo passaggio, le ns braccia che si sono incrociate fu così strano e mi provocò qualche brivido.
Nel tornare vs il mio tavolo mi sentii chiamare. Era lui che mi chiamava al suo tavolo. Subito fui presa da agitazione!! Pensai “oddio e ora??? Calma Elisa, sii naturale!” Mi avvicinai, salutai i commensali. Franco si affrettò a presentarmi “lei è Elisa, è la figlia di ( e disse nome di mio padre). Grande cuoca, con le sue ricette che mi ha dato al supermercato mi ha salvato le ultime cene ah ah”
“Troppo buono Franco...faccio cose semplici semplici” “dai siediti con noi per un calice vieni” e mi allungo un calice di bianco. Ero agitata...mi faceva piacere vederlo ma non ero a mio agio. Qualche persona seduta al tavolo la conoscevo ma essendo molto più grande di me erano più loro a conoscere me come la figlia di mio Padre. Infatti molti ruppero il ghiaccio proprio parlando di lui. Piano piano mi ritrovai a mio agio. Iniziai a parlare con due signore che erano vicino a me e che conoscevano bene mia madre. Ogni tanto Franco, che era tornato a parlare con i due che gli stavano vicino provava a cercarmi con lo sguardo ma cercavo di non incrociarlo. Finito il calice e riiniziata la musica mi congedai ringraziando della chiacchiera.
Tornata al mio tavolo, avevo il cuore a mille. Sentivo le guance calde, e stavolta non era solo per la fatica del ballo o per il vino bianco. Ero fiera di come me l'ero cavata: ero stata naturale, nessuno poteva aver sospettato nulla, e le parole di mio padre sentite a pranzo mi risuonavano in testa come una rassicurazione. Franco era davvero un brav'uomo, e quel modo così genuino e protettivo che aveva avuto nel presentarmi mi aveva protetta da qualsiasi pettegolezzo, pur facendomi sentire speciale.
"Ma dove eri finita? Ti abbiamo cercata per un altro brindisi!" mi urlò Ilaria sopra il volume della musica, passandomi un bicchiere.
"Sono andata a salutare degli amici di papà!" risposi ridendo, prendendo il calice. Era la verità, in fondo.
La band sul palco ricominciò a picchiare forte sui tamburelli, e il ritmo della musica riempì di nuovo l'aria del vigneto. Le mie amiche mi trascinarono subito verso la pista improvvisata sulla terra battuta. Non feci in tempo a posare il bicchiere che mi ritrovai di nuovo a ballare, a ridere, a muovermi senza sosta.
Cercai con gli occhi il tavolo di Franco, ma la pista ora era densa di persone, un mare di braccia alzate e gonne che volteggiavano sotto le stringhe di lampadine. Ballando, sentivo la gonna leggera accarezzarmi le gambe a ogni giro, ma la mia mente, per un attimo, si staccò dalla musica. Pensai a quel brivido di poco prima, a quando le nostre braccia si erano incrociate nella foga della danza. Era tutto così assurdo, inspiegabile, eppure mi faceva sentire incredibilmente viva. Più ballavo, più quel senso di ansia che mi aveva accompagnata per tutto il giorno si trasformava in pura energia. Mentre giravo, mi accorsi che anche lui era tornato a ballare poco più in là, nel cerchio che si era formato al centro della pista. Non ci avvicinammo stavolta, restammo ognuno nel proprio gruppo, ma in un momento in cui la musica si è fatta più calma e i tamburelli rallentarono il battito, i nostri sguardi si incrociarono di nuovo. Franco mi fece un piccolo cenno con la testa e un sorriso accennato, uno di quei modi discreti che capivamo solo noi due in mezzo a tutta quella gente. Gli risposi con un sorriso leggero, prima che la calca ci dividesse di nuovo.
La serata stava volando via così, tra un bicchiere di vino, una chiacchiera con le amiche e il ritmo della musica che non dava tregua. Verso l'una i musicisti iniziarono a posare gli strumenti e la gente iniziò a defluire lentamente verso le auto. Anche per me è Ilaria era giunto il momento di andare. Salutammo tutti i ns amici...ultimo calice di vino...che ormai si faceva sentire...ma tanto non guidavo...Ilaria si indirizzò vs l’auto con l’accordo che sarebbe passata a prendermi davanti l’uscita visto che mi facevano male i piedi.
«Elisa, aspetta», mi sentii chiamare a voce bassa, nell'ombra dell'ultimo filare. Era Franco...«senti vuoi venire con me, ti riaccompagno a casa io. Così facciamo due chiacchiere tranquilli che dici?».
Il cuore fece un balzo. Mi guardai subito intorno, presa dall'ansia. «Franco, no, sei matto? Sono venuta con Ilaria, le altre sono già là davanti. E poi... se qualcuno ci vede salire in macchina insieme? Qua dentro c'è mezzo paese, domani non si parlerà d'altro».
Lui sorrise con quella sua aria calma e per nulla scosso dalla mia agitazione. Si guardò intorno anche lui, studiando la situazione.
«Ascoltami», disse abbassando ancora di più la voce. «La tua amica è già quasi arrivata all'auto. Quando si ferma dille che stanno insistendo per portarti a casa degli amici dei tuoi genitori.”
L'idea poteva reggere ma la paura del pettegolezzo mi frenava ancora. L’idea di avere un momento per chiacchierare con lui mi piaceva «E la gente al parcheggio? Se ti vedono uscire con me a bordo?».
«Io ho parcheggiato la macchina dietro la tenuta, sulla stradina sterrata secondaria che dà sulla provinciale, dove non passa nessuno e non ci sono luci», ha spiegato, facendomi cenno con la mano verso il retro del vigneto. «Tu cammina tranquilla verso la fine del viale interno, come se stessi facendo un giro. Io vado a prendere l'auto, faccio il giro lungo e ti tiro su da lì, al buio. Nessuno vedrà niente, promesso»
“Sei un pazzo! Ci vediamo dietro, fammi parlare con Ilaria”
Franco si allontanò e Ilaria mi raggiunse con l’auto “ Ila...che due palle, gli amici dei miei insistono per portarmi loro!...vai pure, ti chiamo domani”
“Sicura Eli??”
“Sì fammeli fare contenti va..a domani tesoro grazie”
Quando Ilaria si allontanò, simulai una telefonata e mi allungai dalla parte opposta dell’uscita, nei filari che davano dietro come mi disse Franco.
Il cuore mi batteva forte mentre camminavo nel buio tra i filari, con lo schermo del telefono illuminato vicino all'orecchio per finta. Sentivo la terra battuta sotto i sandali e il fruscio delle foglie di vite a ogni mio passo rapido. C'era un silenzio strano adesso, interrotto solo dal rumore lontano delle ultime auto che lasciavano il parcheggio principale.
Superata l'ultima fila di viti, mi ritrovai sulla stradina sterrata secondaria. Era completamente buia, proprio come aveva detto Franco. Mi fermai dietro un grosso cespuglio, stringendomi nella borsa per ripararmi dall'aria della notte e guardando fissa verso la provinciale.
Dopo un paio di minuti, due fari si accesero in lontananza e un'auto imboccò lo sterrato a passo d'uomo, spegnendo subito le luci di posizione per non farsi notare. Era lui. La macchina si accostò vicino a me senza fare rumore e la portiera del passeggero si aprì dall'interno.
«Sali veloce», disse Franco con un sorriso che si intuiva appena nella penombra dell'abitacolo.
Non me lo feci ripetere due volte. Scivolai dentro, tirando la gonna del vestito per non farla incastrare nella portiera, e chiusi subito.
«Sei un pazzo, Franco. Davvero, un pazzo», dissi voltandomi a guardarlo mentre l'auto ripartiva lentamente nella notte. Ma sotto l'ansia, sentivo una felicità stupida che mi faceva tremare le mani.
«Un pazzo organizzato, però», hmmi disse lui con la sua voce profonda, allungando una mano verso la mia per stringerla un istante sul cambio. La sua pelle era calda e quel contatto mi fece fare un altro balzo al cuore. «Hai visto che nessuno se n'è accorto? Te l'avevo detto di fidarti».
L'abitacolo era caldo. Fuori dal finestrino, la campagna scorreva buia e silenziosa.Tutta la tensione che mi aveva logorato lo stomaco per l'intera giornata – la paura di essere visti, l'ansia del giudizio del paese, i dubbi su cosa stessi facendo – sembrava essersi dissolta nel momento esatto in cui avevo chiuso la portiera.
«Sì, ma ho rischiato un infarto con Ilaria», dissi lasciandomi andare contro lo schienale del sedile. Sentivo ancora l'adrenalina del ballo in circolo, e il vino bianco che avevo bevuto mi rendeva i pensieri piacevolmente leggeri. Mi voltai a guardarlo di profilo: nella penombra appariva ancora più grande, un omone che però si muoveva con una dolcezza che non avrei mai immaginato anche se era un po goffo ah ah. «Sei stato bravo a inventarti quella strada sul retro. Ci vieni spesso a fare i passaggi segreti?».
Lui scuotendo la testa disse «Solo quando ne vale davvero la pena, Elisa. E stasera ne valeva decisamente la pena. Eri bellissima con quel vestito, mentre ballavi. Non riuscivo a toglierti gli occhi di dosso».
Le mie guance, già calde per la serata, si infuocarono di nuovo. Mi sentivo così lusingata, desiderata in un modo così pulito e spontaneo che quasi faticavo a crederci. Non sapevo dove ci avrebbe portato tutto questo, né cosa significasse di preciso, ma in quel preciso istante, mentre la macchina si avvicinava verso casa mia nel silenzio della notte, decisi che andava bene non avere tutte le risposte. Mi piaceva stare lì con lui. E mi bastava.
Ormai eravamo quasi a casa mia.
Franco rallentò svoltando nella stradina sterrata che porta verso casa. Invece di fermarsi davanti al cancello, accostò sotto un grande ulivo spegnendo il motore e i fari. Il silenzio della campagna ci avvolse all'istante, rotto solo dal fruscio leggero del vento tra le foglie e dal rumore dei nostri respiri.
«Sei sicura che l'amica tua non passi di qua per controllare?», mi chiese voltandosi verso di me. La sua voce era diventata più bassa, più roca.
«No, ha preso la statale per tornare in paese», sussurrai sentendo la gola improvvisamente secca.
Mi sentivo improvvisamente il cuore a mille.
Il momento era elettrico. Franco allungò il braccio robusto dietro il mio sedile e si è avvicinò a me. Sentivo il calore del suo corpo riempire tutto lo spazio tra di noi. Con le dita grandi e un po’ ruvide, ma incredibilmente delicate, mi ha sfiorò la guancia, scendendo lentamente lungo il collo. Un brivido violentissimo mi ha attraversò la schiena.
«Mi hai fatto girare la testa stasera, Elisa», e lo disse mentre i suoi occhi cercavano i miei nella penombra. Non risposi, sorrisi piena di rossore e imbarazzo abbassando lo sguardo. Passarono pochi istanti e mi sentì le sue labbra sulle mie. Un bacio a stampo e poi si allontanò. Ci guardammo. Chiusi gli occhi. Quel gesto gli aveva appena detto che poteva. E le sue labbra si adagiarono di nuovo sulle mie. Le bocche si schiusero e le ns lingue si conobbero per la prima volta. Lo stavo baciando. E mi stava piacendo. Si fermò e mi guardò’. Ci fissammo. Sorrisi. I nostri corpi si erano parlati nuovamente. Le sue mani infatti accarezzando le mie spalle nude arrivarono alle spalline. Le sposto e il vestito si abbassò. Percepì uno sguardo tra l’emozionato e il sorpreso ...e a voce bassa sussurrò “mi hai fregata...ieri trovai subito il tuo meraviglioso seno...stasera il reggipetto!”. Risi a questa battuta un po stupida e goffa ma tenera. “ scemo ma secondo te esco a ballare senza reggipetto?!! Ieri eravamo a casa ah ah” “ah vero...hai ragione...meglio così sarei stato geloso!”. Allungo le mani per cercare di sganciare il gancio, non riuscendoci. Rossa in viso sorrisi e lo sganciai io e sussurrai “ecco, fatto”. Lui imbarazzato...tiro a se il reggiseno che si levò mostrando a questo punto il mio seno nudo...con i capezzolini turgidi e sensibilissimi all’aria. Avvicinò le sue mani grandi e ruvide e lo afferrò...iniziò ad accarezzarlo, a palparlo e a stringerlo. “Stella è meraviglioso”. Avvicinò nuovamente le labbra alle mie. Di nuovo tornammo a baciarci e le ns lingue a ritoccarsi. Poi scese con la bocca sul seno e lo riprese in bocca succhiandolo con forza e mordicchiando il mio capezzolino. Ebbi il primo sospiro involontario.
“Franco...togliamoci di qui dai...siamo vicini alla strada...non mi sento sicura non accendere i fanali andiamo da me dai”
“Sicura Elisa?”
“Si, Entra nel cancello e arriva sotto casa. Parcheggia lì che la macchina non si vede dalla strada.”
Così facendo spense la macchina. Mi ricomposi. Alzai le spalline affinché il vestito coprisse il seno nudo. Uscì dalla macchina e gli feci strada verso l’ingresso. Ero emozionata. Ma il mio inconscio aveva già deciso. Entrammo. Appena chiusi la porta lui mi strinse a sé..si chinò per baciarmi e le nostre bocche tornarono a unirsi...le lingue si contorcevano esplorando le nostre bocche. Era un bacio passionale. Ci fermammo. Ero così strana. Sorrisi lo presi per mano e lo portai vs la camera da letto. Ero emozionata...nessun uomo era più entrato in questa camera. Eravamo ai piedi del letto. Lui mi alzo il vestito...lo portò verso l’alto sfilandomelo. Rimasi in slip e sandalini. Io feci lo stesso con lui. Gli alzai la maglietta liberando la sua pancia pronunciata e virile gli abbassai anche i bermuda...e lui li sfilò rimanendo in slip.
“Sdraiati sul letto Franco”
Lui eseguì, si sdraiò sul copriletto chiaro, con indosso solo gli slip. Vederlo lì, nel mio letto, mi faceva un effetto strano ma incredibilmente eccitante. I suoi settant'anni erano tutti lì, evidenti e fieri: il petto largo e brizzolato, la pelle segnata dagli anni e dal sole, le spalle massicce di chi ha speso una vita a faticare. Non c'era traccia della goffaggine che mostrava a volte in pubblico; c'era solo la presenza imponente di un uomo maturo, sicuro di sé, il cui respiro profondo riempiva la stanza.
Io ero rimasta in piedi davanti al letto, immobile sotto la luce fioca dell'abat-jour che avevamo lasciato accesa nell'angolo.
“Mamma mia stella sei meravigliosa, sono troppo emozionato”
Mi decisi, feci quel singolo passo che mi separava dal bordo del letto e mi arrampicai su di lui, andandomi a inginocchiare a cavalcioni delle sue cosce robuste. Sentire la mia pelle fresca a contatto con la sua, così calda e solida, mi strappò un sospiro profondo.
Franco mi poggiò subito le mani grandi sui fianchi. I suoi palmi erano ruvidi, segnati dagli anni, ma la delicatezza con cui mi stringeva la carne morbidina dei miei fianchi mi faceva vibrare dentro. Mi tirò piano verso il basso, costringendomi a piegarmi su di lui. Il mio seno andò a schiacciarsi contro il suo petto brizzolato e peloso, e il contrasto tra la mia pelle liscia e la consistenza di quel pelo grigio e maturo fu una scossa elettrica. cercammo le nostre labbra con un'urgenza che in macchina avevamo solo trattenuto. Questo non era un bacio timido: le nostre lingue si intrecciarono subito, profonde, mentre lui con una mano risaliva lungo la mia schiena, aggrappandosi alla mia nuca per tenermi incollata alla sua bocca. Sentivo il suo odore di uomo, il sudore del ballo,maschio. Ero in estasi. Mi sollevai...in ginocchio sul letto davanti a lui. Dritta con la schiena perché lui potesse ammirare le “sue” mammelle...le mammelle della sua femmina. Allungo subito le mani afferrandole. Chiusi gli occhi e mi morsi le labbra dal piacere. Mi misi a gattoni tra le sue gambe...scesi verso il suo pube..con le mani accarezzavo la sua pancia...carezze circolari. Questa pancia matura era così maschia...mi piaceva sentire il contatto con i suoi peli. Che bello. Presi coraggio e con le mani iniziai ad accarezzare il suo pacco da sopra gli slip...Franco era emozionatissimo...ansimava...io non avevo il coraggio di guardarlo negli occhi...sfilai in basso le mutande...mi apparve il suo membro...ancora semi duro...ero in estasi...mi muovevo spinta dall’istinto... avvicinai la mia mano...lo accarezzai...era umido...le mani lo strinsero...era caldo...fu un’emozione pazzesca sentirlo tra le mani mie...iniziai a segarlo piano...poi mi abbassai mettendo il mio seno addosso al suo membro...lo sentivo sulla mia pelle, bagnarmi il seno...iniziai a muovere il busto su e giù per strofinare il seno sul cazzo..., si faceva strada in mezzo alle mammelle, muovevo perché la cappella strofinasse in mezzo ai due seni..che Franco con le mani stringeva in modo che schiacciassero il cazzo tra le mammelle..:mi rialzai..chiusi gli occhi, aprii la bocca e mi chinai per prenderlo in bocca...fu un gesto irrazionale, non pensato, istintivo...non ero più io a decidere...era l’istinto..senza pensarci...non era molto grande entro e subito ebbi una scossa quando il suo sapore pervase la mia lingua. I miei recettori conobbero per la prima volta il sapore del mio uomo e questo mi generò una scossa, un sacco di informazioni furono mandate al mio cervello, un brivido pazzesco. Lo estrassi dalla bocca.
Ero scossa. Il cuore batteva. Il cervello stava mandando il suo report...il suo sapore era nella mia bocca, la lingua er rimasta umida del suo umore, un misto di presperma e urina...meraviglioso...Lo guardai, non sapevo se avevo fatto la cosa giusta. Lui sorrise in estasi...mi tranquillizzai...e il mio istinto mi portò dove avevo voglia di tornare...a risentire quel sapore pazzesco...di pisello, urina, sudore...era l’odore del mio uomo che stavo iniziando a memorizzare a fare mio. Riportai la mia testa sul suo membro. Mi fermai vicino per odorarlo. Era pazzesco cosa l’istinto mi faceva fare. Dovevo immagazzinare tutte le sue tracce..ora dovevo fare mio il suo odore...Lo presi in mano, lo spostai contro la pancia per avvicinare la mia lingua e leccare tutta l’asta dal basso verso l’alto ..le palle, poi tenendolo fermo con la mano alla base leccare con la lingua la cappella..la facevo roteare attorno e poi accoglievo la cappella in bocca per poi farla uscire e leccarla e ancora...piano piano...alternando piccole leccatine con la lingua che appena usciva dalla bocca a leccate più forti con tutta la lingua che passava sulla cappella sino a guidarla in bocca con la testa che poi faceva su e giù succhiando il membro. Nella stanza c’era solo il rumore della bocca e della saliva sul cazzo.Piano e poi sempre più forte...la mia testa si muoveva sempre più forte....il mio seno ballava e toccava le sue gambe. I suoi peli strofinavano contro i miei capezzoli procurandomi un misto di brivido e solletico. Franco ogni tanto allungava le mani e stringeva un seno. Che bello. Alternavo succhiate con la testa a seghe con la cappella in bocca e la mano sull’asta che muoveva su e giù. O se no piano piano tenevo il cazzo fuori dalla bocca lo segavo piano e tenevo la lingua fuori che strofinava contro la cappella. Mi piaceva vedere come gli piacesse.
Poi piano lo ripresi in bocca e mi muovevo piano con la testa giù e piano tornando su in modo che le labbra aderissero bene all’asta...poi pianissimo facevo uscire la cappella trattenendola tra le labbra..un po fuori e un po dentro...alternando baciotti e leccatine.
Franco mi fece cenno con la mano “stella fermati...sono in estasi, al limite...mi stai facendo sentire come non mai...rischio di venire”
“Se vuoi...perché non ti lasci andare?”
“Davvero posso stella?”
Ero in preda a mille emozioni
“Si che puoi...lo desidero tanto, voglio sentirti dentro di me che vieni”
“Nella tua bocca cucciola?”
“Nella mia bocca Franco si...lo desidero...falla tua...”
“Ohh Elisa non dirmi così”
Chiusi gli occhi...lo ripresi in bocca...e iniziai a muovere la testa su e giù...sue giù...la testa si muoveva sue giù a volte mi aiutavo con la mano per segarlo tenendo la cappella in bocca e poi di nuovo solo testa su e giù....il cazzo lo sentivo ingrossasrsi...iniziare a pulsare....siiiiii il mio uomo stava godendo...
“Stellla siiiiii”
Non riuscivo a parlare perché continuavo a muovere su e giù la testa sentendo che continuava a godere pulsando e lasciando uscire il suo sperma, più liquido che denso e questo mi agevolò nell’ingoiarlo, cosa che mi venne spontanea, scontata, desiderata, voluta. Volevo il mio uomo fino in fondo....poi mi fermai....aveva finito...e io ingoiai le ultime gocce che uscirono dal suo pene. E mi portai accanto a lui con la testa sul suo petto.
“Cucciola bella...non sono mai stata più felice di ora”
“Anche per me è stato bellissimo Franco”
“Sdraiati tu cucciola ora...”
E così dicendo si mise lui in ginocchio davanti a me. Mi prese le mie caviglie e portò i miei piedi al viso. Iniziò ad annusarli. Sicuramente dopo una serata di ballo non erano puliti ma lui sembrava in estasi. Lo lasciai fare.Mi piaceva questa coccola che mi faceva. Mi piaceva che impazzisse per i miei piedi. Mi faceva sentire desiderata. Inizio a leccarli tutti, come fece ieri. Li mordicchiava annusava leccava. E li porto anche sul cazzo...si mosse di bacino strofinandolo sulle piante e bagnandomi dei residui di sperma. Poi mi distese le gambe...apri le mie coscie ...si avvicino alle mie mutandine...con le dita le sfilo lungo le gambe...liberando al mia vulva ormai più che bagnata. Anche lui credo avesse bisogno di fare suo il mio sapore come io avevo bisogno prima di conoscere il suo. Voleva succhiare la sua donna. Non si fece attendere. Mise il suo viso sulla mia passerina e inizio a leccare in mezzo alle labbra succhiando il clito. Era una tortura...gli afferrai il braccio e inizia a stringerglielo per trasmettergli che ero al limite...lui aumentò la frequenza della lingua...e io inizia ad ansimare finché venni in un fragoroso orgasmo. Lui non tolse la bocca lasciandola sulla vagina fino a quando finii di godere.
Fu lui ora che si risdraio accanto a me. Ora eravamo entrambi nudi
“Mi hai reso l’uomo più felice del mondo Elisa”
Sorrisi e continuai a guardarlo.
“Sto crollando dal sonno cucciolo, abbracciami, dormi qui con me...ma domani devi andare via presto. Se mio padre passa e vede la macchina è un problema”
“Certo stella. Alle 5 vado”
Mi abbracciò. Io mi misi sul fianco dando al schiena a lui. La mia schiena toccava il suo petto, le mie natiche il suo pube e le sue braccia mi avvolsero in un abbraccio e afferrarono le mie mammelle. Sentivo il suo membro, la sua pelle. Mi sentivo protetta.Crollammo stanchissimi.
Nel messaggio mi chiedeva se fossi presente ad una festa che era organizzata in una azienda agricola che destate nelle sue vigne organizzava feste con musica, balli, cibo e vino. Erano molto belle e quando le facevano andavo quasi sempre anche perché a me dammi compagnia e balli e io sono contentissima! Si...io sarei andata! Mi assalì in duplice sentimento. felicità...di rivederlo...perché anche se non me lo spiegavo...ero contenta di rivederlo. Avevo voglia di capire che cosa mi avrebbe scaturito...la sua vista...capire magari di più tutto quello che ancora era incapibile nella mia testa. Ma allo stesso tempo...ansia. Quelle erano feste dove c’era mezzo paese. E se avessimo dato impressioni strane alla gente? Se lui si fosse approcciato a me in maniera che la gente potesse pensare chi sa che cosa?! Avevo un po di paura. Però pensai che tanto io ero lì con le mie amiche..e che quindi per scambiargli qualche parola non avrei corso pericoli. Risposi al messaggio “ciao Franco, oggi pulizie e forse mare se mi sbrigo. Sono tanto felice che ti sia piaciuto il mio cibo! Grazie! Sì credo che andrò anche io con le mie amiche. Se ci sei mi fa piacere salutarti. Ciao Elisa”
La sua risposta fu immediata: “ Che bello rivederti! Io sarò lì con una compagnia di amici e relative mogli. Dai sono felice che ci sei, ti saluto volentieri anche io! Ti ho pensata tanto. Franco”
L’ultima riga mi fece piacere. Tanto. Ma non sapevo che rispondere...e risposi con una faccina timida. Tornai alle mie pulizie. In effetti riuscì a sbrigarmi in tempo e raggiunsi i Miei genitori al mare nella casettina che hanno e dove passano i mesi estivi. Quando arrivai mi misi subito il costumino, un due pezzi con mutanda nera e reggipetto bianco. Non uso costumini particolarmente spinti. Ho il sederotto morbido e quindi non mi piace vestirmi con tanga o robe simili. Una mutandina normale. Recuperata una sdraia mi sistemai nella spiaggetta libera e presi un po di sole alternando qualche tuffo e qualche chiacchiera con le persone ormai tutte conosciute con le quali mi incrociavo di volta in volta. Tornai un po prima di pranzo per aiutare mia madre a finire di cucinare e impiattare. Ci sedemmo a tavola anche con mio fratello e mia cognata. Nei vari discorsi che facemmo trovai il modo di portare a mio padre i saluti di Franco. Ero molto imbarazzata dentro di me a fare il suo nome...ma volevo anche capire che cosa mi diceva sulla persona e in effetti disse di ricordarsi di lui come un bravo uomo che si è sempre sbattuto e fatto sacrifici vivendo anche al Nord. Questa informazione mi tranquillizzò molto. Cambiai ovviamente discorso. Non volevo in alcun modo apparire in qualche modo strana. A volte l’inconscio ti porta ad atteggiamenti non voluti che possono risultare sospetti. Ma dentro di me ero contenta di sapere che era una brava persona. Come di consueto alla domenica pomeriggio al mare la pennica dopo il pranzo è obbligatoria. Mi tolsi il copricostume e dormii in slip e a seno nudo visto il grande caldo. Togliermi il reggipetto mi diede una scossa. Pensai subito a ieri, i miei capezzoli risposero al pensiero dei baci di Franco. Oddio. Me lo palpai un po’...era così sensibile. Non mi riconoscevo. Mi stesi e crollai. Dormii sino alle cinque, poi salutai tutti e tornai a casa. Alle 20 avevo l’appuntamento con la mia amica per andare alla festa in azienda agricola. Ero contenta. Non ne sapevo bene il motivo. O forse si ma facevo fatica ad accettarlo. Ero contenta di rivedere Franco. E anche tanto ma tanto tesa. Decisi di non pensarci e mi dedicai ad innaffiare le piante e dare da mangiare ai due gattini che vivono nella mia campagna. Ogni tanto guardavo il cellulare forse per trovare qualche messaggio e poi mi ritirai in casa per fare la doccia e prepararmi per la serata. Volevo vestirmi comoda per ballare libera e quindi optai per un vestito lungo stile bohémien, caratterizzato da una fantasia vivace che intrecciava disegni e arabeschi nei toni del blu, dell'arancione e del giallo senape. Aveva uno scollo a V incrociato sul davanti e sorretto da spalline sottili, stretto in vita da un delicato fiocco, scendeva fino alle caviglie. Ai piedi calzai dei semplici sandalini aperti e con un leggero tacco, l'ideale per muovermi leggera sul prato in festa e lasciarmi travolgere dal ritmo. Non vedevo l’ora. Ho sempre adorato queste feste. Anche il trucco era semplicissimo. Mi piaceva valorizzare la mia pelle chiara: un velo di terra sugli zigomi per un tocco di calore e un pizzico di mascara per definire lo sguardo. Sulle labbra non misi il rossetto, ma solo un velo di lucido trasparente. Infine i miei capelli castano chiaro, illuminati da colpi di luce, erano lasciati liberi sulle spalle, pronti anche loro a seguire il ritmo della danza. Chiusi casa e mi misi nel portico ad aspettare Ilaria, la mia amica. Non tardò molto e la sentii arrivare dal rumore che le ruote facevano sulla brecciolina della strada.
“Ciao Ila!, andiamo?? Ho una fameeee” “a chi lo dici Ely, vamos, le altre ci aspettano la”. Il tragitto era breve. La festa era proprio in campagna, nelle vigne di una azienda agricola. La location era bellissima: tavolacci rustici bianchi apparecchiati proprio nel mezzo di un vigneto. Al posto delle sedie c’erano delle balle di fieno ricoperte di juta. Sopra la nostra testa, tese tra i filari, le prime lampadine a stringa si stavano accendendo, pronte a illuminare la cena e la danza. C’era già tanta gente...le prime code a prendere il cibo...i primi tavoli già pieni. In sottofondo ancora non era iniziata la musica del complesso ma c’era un Dj che intanto metteva musica anni 80/90. Il mio gruppo aveva prenotato un tavolino..eravamo in 15..coppie con bimbi e singoli. Il mio piccolo era al centro estivo e quindi come dicevo ieri ero sola per una settimana. Un amico che aveva già fatto la fila portò i primi calici di vino a noi ragazze e così iniziai a fare i primi brindisi. Ogni tanto mi guardavo attorno...fino a quando lo vidi, seduto al tavolo con la sua compagnia, uomini e donne sue coetanee. Questo primo contatto visivo, anche se lui non se ne accorse, mi procurò un po di tensione e battiti accelerati. Mi tirò la mia amica Ilaria e mi portò a fare la fila al banco del fritto di pesce. Facemmo la fila anche al banco che faceva la pizza. Portammo tutto al tavolo e ci sedemmo. Ogni tanto guardavo verso di lui fino a quando i ns sguardi si incrociarono. Mi sorrise, ricambiai e abbassai gli occhi. Non potevo farmi notare, avevo un po di timore. Nel frattempo si illuminò il mio telefono “ehi ciao, sei già qui! Come sei bella! Buonaserata! Dopo passa a bere un calice, ti presento ai miei amici”
“Grazie, dai vediamo come evolve la serata, non so cosa faranno quelli del mio gruppo..buonaserata anche a te!”
I complimenti mi fecero molto felice. Andare al suo tavolo lo vedevo un po strana come cosa. L’inizio della musica mi distolse dai miei pensieri...la band aveva iniziato a suonare...e appena finimmo di mangiare...ci riversammo in pista ed iniziai a ballare. I sandali scivolavano bene sulla terra battuta e la gonna seguiva ogni mio passo, sollevandosi quel poco. Il vestito mi girava intorno, gonfiandosi a ritmo con i tamburelli. Con il vento nei capelli e le luci del vigneto sul viso ero felicissima. Ma era anche stancante! Anche Franco arrivò in pista e ogni tanto i nostri sguardi si incrociano. Le mie guance si facevano rosse e non riuscivo a tenere tanto lo sguardo. Ero incredula di queste sensazioni. Mi ritrovai nella foga del ballo anche molto vicino a lui. La danza diventò ben presto un gioco di passaggi e sguardi, di quelli in cui ci si aggancia sottobraccio a chiunque ti trovi a fianco per girare vorticosamente. Tra una risata e l'altra, mi sono ritrovai aggrappata anche al braccio di Franco. Ridevamo tutti e questo passaggio, le ns braccia che si sono incrociate fu così strano e mi provocò qualche brivido.
Nel tornare vs il mio tavolo mi sentii chiamare. Era lui che mi chiamava al suo tavolo. Subito fui presa da agitazione!! Pensai “oddio e ora??? Calma Elisa, sii naturale!” Mi avvicinai, salutai i commensali. Franco si affrettò a presentarmi “lei è Elisa, è la figlia di ( e disse nome di mio padre). Grande cuoca, con le sue ricette che mi ha dato al supermercato mi ha salvato le ultime cene ah ah”
“Troppo buono Franco...faccio cose semplici semplici” “dai siediti con noi per un calice vieni” e mi allungo un calice di bianco. Ero agitata...mi faceva piacere vederlo ma non ero a mio agio. Qualche persona seduta al tavolo la conoscevo ma essendo molto più grande di me erano più loro a conoscere me come la figlia di mio Padre. Infatti molti ruppero il ghiaccio proprio parlando di lui. Piano piano mi ritrovai a mio agio. Iniziai a parlare con due signore che erano vicino a me e che conoscevano bene mia madre. Ogni tanto Franco, che era tornato a parlare con i due che gli stavano vicino provava a cercarmi con lo sguardo ma cercavo di non incrociarlo. Finito il calice e riiniziata la musica mi congedai ringraziando della chiacchiera.
Tornata al mio tavolo, avevo il cuore a mille. Sentivo le guance calde, e stavolta non era solo per la fatica del ballo o per il vino bianco. Ero fiera di come me l'ero cavata: ero stata naturale, nessuno poteva aver sospettato nulla, e le parole di mio padre sentite a pranzo mi risuonavano in testa come una rassicurazione. Franco era davvero un brav'uomo, e quel modo così genuino e protettivo che aveva avuto nel presentarmi mi aveva protetta da qualsiasi pettegolezzo, pur facendomi sentire speciale.
"Ma dove eri finita? Ti abbiamo cercata per un altro brindisi!" mi urlò Ilaria sopra il volume della musica, passandomi un bicchiere.
"Sono andata a salutare degli amici di papà!" risposi ridendo, prendendo il calice. Era la verità, in fondo.
La band sul palco ricominciò a picchiare forte sui tamburelli, e il ritmo della musica riempì di nuovo l'aria del vigneto. Le mie amiche mi trascinarono subito verso la pista improvvisata sulla terra battuta. Non feci in tempo a posare il bicchiere che mi ritrovai di nuovo a ballare, a ridere, a muovermi senza sosta.
Cercai con gli occhi il tavolo di Franco, ma la pista ora era densa di persone, un mare di braccia alzate e gonne che volteggiavano sotto le stringhe di lampadine. Ballando, sentivo la gonna leggera accarezzarmi le gambe a ogni giro, ma la mia mente, per un attimo, si staccò dalla musica. Pensai a quel brivido di poco prima, a quando le nostre braccia si erano incrociate nella foga della danza. Era tutto così assurdo, inspiegabile, eppure mi faceva sentire incredibilmente viva. Più ballavo, più quel senso di ansia che mi aveva accompagnata per tutto il giorno si trasformava in pura energia. Mentre giravo, mi accorsi che anche lui era tornato a ballare poco più in là, nel cerchio che si era formato al centro della pista. Non ci avvicinammo stavolta, restammo ognuno nel proprio gruppo, ma in un momento in cui la musica si è fatta più calma e i tamburelli rallentarono il battito, i nostri sguardi si incrociarono di nuovo. Franco mi fece un piccolo cenno con la testa e un sorriso accennato, uno di quei modi discreti che capivamo solo noi due in mezzo a tutta quella gente. Gli risposi con un sorriso leggero, prima che la calca ci dividesse di nuovo.
La serata stava volando via così, tra un bicchiere di vino, una chiacchiera con le amiche e il ritmo della musica che non dava tregua. Verso l'una i musicisti iniziarono a posare gli strumenti e la gente iniziò a defluire lentamente verso le auto. Anche per me è Ilaria era giunto il momento di andare. Salutammo tutti i ns amici...ultimo calice di vino...che ormai si faceva sentire...ma tanto non guidavo...Ilaria si indirizzò vs l’auto con l’accordo che sarebbe passata a prendermi davanti l’uscita visto che mi facevano male i piedi.
«Elisa, aspetta», mi sentii chiamare a voce bassa, nell'ombra dell'ultimo filare. Era Franco...«senti vuoi venire con me, ti riaccompagno a casa io. Così facciamo due chiacchiere tranquilli che dici?».
Il cuore fece un balzo. Mi guardai subito intorno, presa dall'ansia. «Franco, no, sei matto? Sono venuta con Ilaria, le altre sono già là davanti. E poi... se qualcuno ci vede salire in macchina insieme? Qua dentro c'è mezzo paese, domani non si parlerà d'altro».
Lui sorrise con quella sua aria calma e per nulla scosso dalla mia agitazione. Si guardò intorno anche lui, studiando la situazione.
«Ascoltami», disse abbassando ancora di più la voce. «La tua amica è già quasi arrivata all'auto. Quando si ferma dille che stanno insistendo per portarti a casa degli amici dei tuoi genitori.”
L'idea poteva reggere ma la paura del pettegolezzo mi frenava ancora. L’idea di avere un momento per chiacchierare con lui mi piaceva «E la gente al parcheggio? Se ti vedono uscire con me a bordo?».
«Io ho parcheggiato la macchina dietro la tenuta, sulla stradina sterrata secondaria che dà sulla provinciale, dove non passa nessuno e non ci sono luci», ha spiegato, facendomi cenno con la mano verso il retro del vigneto. «Tu cammina tranquilla verso la fine del viale interno, come se stessi facendo un giro. Io vado a prendere l'auto, faccio il giro lungo e ti tiro su da lì, al buio. Nessuno vedrà niente, promesso»
“Sei un pazzo! Ci vediamo dietro, fammi parlare con Ilaria”
Franco si allontanò e Ilaria mi raggiunse con l’auto “ Ila...che due palle, gli amici dei miei insistono per portarmi loro!...vai pure, ti chiamo domani”
“Sicura Eli??”
“Sì fammeli fare contenti va..a domani tesoro grazie”
Quando Ilaria si allontanò, simulai una telefonata e mi allungai dalla parte opposta dell’uscita, nei filari che davano dietro come mi disse Franco.
Il cuore mi batteva forte mentre camminavo nel buio tra i filari, con lo schermo del telefono illuminato vicino all'orecchio per finta. Sentivo la terra battuta sotto i sandali e il fruscio delle foglie di vite a ogni mio passo rapido. C'era un silenzio strano adesso, interrotto solo dal rumore lontano delle ultime auto che lasciavano il parcheggio principale.
Superata l'ultima fila di viti, mi ritrovai sulla stradina sterrata secondaria. Era completamente buia, proprio come aveva detto Franco. Mi fermai dietro un grosso cespuglio, stringendomi nella borsa per ripararmi dall'aria della notte e guardando fissa verso la provinciale.
Dopo un paio di minuti, due fari si accesero in lontananza e un'auto imboccò lo sterrato a passo d'uomo, spegnendo subito le luci di posizione per non farsi notare. Era lui. La macchina si accostò vicino a me senza fare rumore e la portiera del passeggero si aprì dall'interno.
«Sali veloce», disse Franco con un sorriso che si intuiva appena nella penombra dell'abitacolo.
Non me lo feci ripetere due volte. Scivolai dentro, tirando la gonna del vestito per non farla incastrare nella portiera, e chiusi subito.
«Sei un pazzo, Franco. Davvero, un pazzo», dissi voltandomi a guardarlo mentre l'auto ripartiva lentamente nella notte. Ma sotto l'ansia, sentivo una felicità stupida che mi faceva tremare le mani.
«Un pazzo organizzato, però», hmmi disse lui con la sua voce profonda, allungando una mano verso la mia per stringerla un istante sul cambio. La sua pelle era calda e quel contatto mi fece fare un altro balzo al cuore. «Hai visto che nessuno se n'è accorto? Te l'avevo detto di fidarti».
L'abitacolo era caldo. Fuori dal finestrino, la campagna scorreva buia e silenziosa.Tutta la tensione che mi aveva logorato lo stomaco per l'intera giornata – la paura di essere visti, l'ansia del giudizio del paese, i dubbi su cosa stessi facendo – sembrava essersi dissolta nel momento esatto in cui avevo chiuso la portiera.
«Sì, ma ho rischiato un infarto con Ilaria», dissi lasciandomi andare contro lo schienale del sedile. Sentivo ancora l'adrenalina del ballo in circolo, e il vino bianco che avevo bevuto mi rendeva i pensieri piacevolmente leggeri. Mi voltai a guardarlo di profilo: nella penombra appariva ancora più grande, un omone che però si muoveva con una dolcezza che non avrei mai immaginato anche se era un po goffo ah ah. «Sei stato bravo a inventarti quella strada sul retro. Ci vieni spesso a fare i passaggi segreti?».
Lui scuotendo la testa disse «Solo quando ne vale davvero la pena, Elisa. E stasera ne valeva decisamente la pena. Eri bellissima con quel vestito, mentre ballavi. Non riuscivo a toglierti gli occhi di dosso».
Le mie guance, già calde per la serata, si infuocarono di nuovo. Mi sentivo così lusingata, desiderata in un modo così pulito e spontaneo che quasi faticavo a crederci. Non sapevo dove ci avrebbe portato tutto questo, né cosa significasse di preciso, ma in quel preciso istante, mentre la macchina si avvicinava verso casa mia nel silenzio della notte, decisi che andava bene non avere tutte le risposte. Mi piaceva stare lì con lui. E mi bastava.
Ormai eravamo quasi a casa mia.
Franco rallentò svoltando nella stradina sterrata che porta verso casa. Invece di fermarsi davanti al cancello, accostò sotto un grande ulivo spegnendo il motore e i fari. Il silenzio della campagna ci avvolse all'istante, rotto solo dal fruscio leggero del vento tra le foglie e dal rumore dei nostri respiri.
«Sei sicura che l'amica tua non passi di qua per controllare?», mi chiese voltandosi verso di me. La sua voce era diventata più bassa, più roca.
«No, ha preso la statale per tornare in paese», sussurrai sentendo la gola improvvisamente secca.
Mi sentivo improvvisamente il cuore a mille.
Il momento era elettrico. Franco allungò il braccio robusto dietro il mio sedile e si è avvicinò a me. Sentivo il calore del suo corpo riempire tutto lo spazio tra di noi. Con le dita grandi e un po’ ruvide, ma incredibilmente delicate, mi ha sfiorò la guancia, scendendo lentamente lungo il collo. Un brivido violentissimo mi ha attraversò la schiena.
«Mi hai fatto girare la testa stasera, Elisa», e lo disse mentre i suoi occhi cercavano i miei nella penombra. Non risposi, sorrisi piena di rossore e imbarazzo abbassando lo sguardo. Passarono pochi istanti e mi sentì le sue labbra sulle mie. Un bacio a stampo e poi si allontanò. Ci guardammo. Chiusi gli occhi. Quel gesto gli aveva appena detto che poteva. E le sue labbra si adagiarono di nuovo sulle mie. Le bocche si schiusero e le ns lingue si conobbero per la prima volta. Lo stavo baciando. E mi stava piacendo. Si fermò e mi guardò’. Ci fissammo. Sorrisi. I nostri corpi si erano parlati nuovamente. Le sue mani infatti accarezzando le mie spalle nude arrivarono alle spalline. Le sposto e il vestito si abbassò. Percepì uno sguardo tra l’emozionato e il sorpreso ...e a voce bassa sussurrò “mi hai fregata...ieri trovai subito il tuo meraviglioso seno...stasera il reggipetto!”. Risi a questa battuta un po stupida e goffa ma tenera. “ scemo ma secondo te esco a ballare senza reggipetto?!! Ieri eravamo a casa ah ah” “ah vero...hai ragione...meglio così sarei stato geloso!”. Allungo le mani per cercare di sganciare il gancio, non riuscendoci. Rossa in viso sorrisi e lo sganciai io e sussurrai “ecco, fatto”. Lui imbarazzato...tiro a se il reggiseno che si levò mostrando a questo punto il mio seno nudo...con i capezzolini turgidi e sensibilissimi all’aria. Avvicinò le sue mani grandi e ruvide e lo afferrò...iniziò ad accarezzarlo, a palparlo e a stringerlo. “Stella è meraviglioso”. Avvicinò nuovamente le labbra alle mie. Di nuovo tornammo a baciarci e le ns lingue a ritoccarsi. Poi scese con la bocca sul seno e lo riprese in bocca succhiandolo con forza e mordicchiando il mio capezzolino. Ebbi il primo sospiro involontario.
“Franco...togliamoci di qui dai...siamo vicini alla strada...non mi sento sicura non accendere i fanali andiamo da me dai”
“Sicura Elisa?”
“Si, Entra nel cancello e arriva sotto casa. Parcheggia lì che la macchina non si vede dalla strada.”
Così facendo spense la macchina. Mi ricomposi. Alzai le spalline affinché il vestito coprisse il seno nudo. Uscì dalla macchina e gli feci strada verso l’ingresso. Ero emozionata. Ma il mio inconscio aveva già deciso. Entrammo. Appena chiusi la porta lui mi strinse a sé..si chinò per baciarmi e le nostre bocche tornarono a unirsi...le lingue si contorcevano esplorando le nostre bocche. Era un bacio passionale. Ci fermammo. Ero così strana. Sorrisi lo presi per mano e lo portai vs la camera da letto. Ero emozionata...nessun uomo era più entrato in questa camera. Eravamo ai piedi del letto. Lui mi alzo il vestito...lo portò verso l’alto sfilandomelo. Rimasi in slip e sandalini. Io feci lo stesso con lui. Gli alzai la maglietta liberando la sua pancia pronunciata e virile gli abbassai anche i bermuda...e lui li sfilò rimanendo in slip.
“Sdraiati sul letto Franco”
Lui eseguì, si sdraiò sul copriletto chiaro, con indosso solo gli slip. Vederlo lì, nel mio letto, mi faceva un effetto strano ma incredibilmente eccitante. I suoi settant'anni erano tutti lì, evidenti e fieri: il petto largo e brizzolato, la pelle segnata dagli anni e dal sole, le spalle massicce di chi ha speso una vita a faticare. Non c'era traccia della goffaggine che mostrava a volte in pubblico; c'era solo la presenza imponente di un uomo maturo, sicuro di sé, il cui respiro profondo riempiva la stanza.
Io ero rimasta in piedi davanti al letto, immobile sotto la luce fioca dell'abat-jour che avevamo lasciato accesa nell'angolo.
“Mamma mia stella sei meravigliosa, sono troppo emozionato”
Mi decisi, feci quel singolo passo che mi separava dal bordo del letto e mi arrampicai su di lui, andandomi a inginocchiare a cavalcioni delle sue cosce robuste. Sentire la mia pelle fresca a contatto con la sua, così calda e solida, mi strappò un sospiro profondo.
Franco mi poggiò subito le mani grandi sui fianchi. I suoi palmi erano ruvidi, segnati dagli anni, ma la delicatezza con cui mi stringeva la carne morbidina dei miei fianchi mi faceva vibrare dentro. Mi tirò piano verso il basso, costringendomi a piegarmi su di lui. Il mio seno andò a schiacciarsi contro il suo petto brizzolato e peloso, e il contrasto tra la mia pelle liscia e la consistenza di quel pelo grigio e maturo fu una scossa elettrica. cercammo le nostre labbra con un'urgenza che in macchina avevamo solo trattenuto. Questo non era un bacio timido: le nostre lingue si intrecciarono subito, profonde, mentre lui con una mano risaliva lungo la mia schiena, aggrappandosi alla mia nuca per tenermi incollata alla sua bocca. Sentivo il suo odore di uomo, il sudore del ballo,maschio. Ero in estasi. Mi sollevai...in ginocchio sul letto davanti a lui. Dritta con la schiena perché lui potesse ammirare le “sue” mammelle...le mammelle della sua femmina. Allungo subito le mani afferrandole. Chiusi gli occhi e mi morsi le labbra dal piacere. Mi misi a gattoni tra le sue gambe...scesi verso il suo pube..con le mani accarezzavo la sua pancia...carezze circolari. Questa pancia matura era così maschia...mi piaceva sentire il contatto con i suoi peli. Che bello. Presi coraggio e con le mani iniziai ad accarezzare il suo pacco da sopra gli slip...Franco era emozionatissimo...ansimava...io non avevo il coraggio di guardarlo negli occhi...sfilai in basso le mutande...mi apparve il suo membro...ancora semi duro...ero in estasi...mi muovevo spinta dall’istinto... avvicinai la mia mano...lo accarezzai...era umido...le mani lo strinsero...era caldo...fu un’emozione pazzesca sentirlo tra le mani mie...iniziai a segarlo piano...poi mi abbassai mettendo il mio seno addosso al suo membro...lo sentivo sulla mia pelle, bagnarmi il seno...iniziai a muovere il busto su e giù per strofinare il seno sul cazzo..., si faceva strada in mezzo alle mammelle, muovevo perché la cappella strofinasse in mezzo ai due seni..che Franco con le mani stringeva in modo che schiacciassero il cazzo tra le mammelle..:mi rialzai..chiusi gli occhi, aprii la bocca e mi chinai per prenderlo in bocca...fu un gesto irrazionale, non pensato, istintivo...non ero più io a decidere...era l’istinto..senza pensarci...non era molto grande entro e subito ebbi una scossa quando il suo sapore pervase la mia lingua. I miei recettori conobbero per la prima volta il sapore del mio uomo e questo mi generò una scossa, un sacco di informazioni furono mandate al mio cervello, un brivido pazzesco. Lo estrassi dalla bocca.
Ero scossa. Il cuore batteva. Il cervello stava mandando il suo report...il suo sapore era nella mia bocca, la lingua er rimasta umida del suo umore, un misto di presperma e urina...meraviglioso...Lo guardai, non sapevo se avevo fatto la cosa giusta. Lui sorrise in estasi...mi tranquillizzai...e il mio istinto mi portò dove avevo voglia di tornare...a risentire quel sapore pazzesco...di pisello, urina, sudore...era l’odore del mio uomo che stavo iniziando a memorizzare a fare mio. Riportai la mia testa sul suo membro. Mi fermai vicino per odorarlo. Era pazzesco cosa l’istinto mi faceva fare. Dovevo immagazzinare tutte le sue tracce..ora dovevo fare mio il suo odore...Lo presi in mano, lo spostai contro la pancia per avvicinare la mia lingua e leccare tutta l’asta dal basso verso l’alto ..le palle, poi tenendolo fermo con la mano alla base leccare con la lingua la cappella..la facevo roteare attorno e poi accoglievo la cappella in bocca per poi farla uscire e leccarla e ancora...piano piano...alternando piccole leccatine con la lingua che appena usciva dalla bocca a leccate più forti con tutta la lingua che passava sulla cappella sino a guidarla in bocca con la testa che poi faceva su e giù succhiando il membro. Nella stanza c’era solo il rumore della bocca e della saliva sul cazzo.Piano e poi sempre più forte...la mia testa si muoveva sempre più forte....il mio seno ballava e toccava le sue gambe. I suoi peli strofinavano contro i miei capezzoli procurandomi un misto di brivido e solletico. Franco ogni tanto allungava le mani e stringeva un seno. Che bello. Alternavo succhiate con la testa a seghe con la cappella in bocca e la mano sull’asta che muoveva su e giù. O se no piano piano tenevo il cazzo fuori dalla bocca lo segavo piano e tenevo la lingua fuori che strofinava contro la cappella. Mi piaceva vedere come gli piacesse.
Poi piano lo ripresi in bocca e mi muovevo piano con la testa giù e piano tornando su in modo che le labbra aderissero bene all’asta...poi pianissimo facevo uscire la cappella trattenendola tra le labbra..un po fuori e un po dentro...alternando baciotti e leccatine.
Franco mi fece cenno con la mano “stella fermati...sono in estasi, al limite...mi stai facendo sentire come non mai...rischio di venire”
“Se vuoi...perché non ti lasci andare?”
“Davvero posso stella?”
Ero in preda a mille emozioni
“Si che puoi...lo desidero tanto, voglio sentirti dentro di me che vieni”
“Nella tua bocca cucciola?”
“Nella mia bocca Franco si...lo desidero...falla tua...”
“Ohh Elisa non dirmi così”
Chiusi gli occhi...lo ripresi in bocca...e iniziai a muovere la testa su e giù...sue giù...la testa si muoveva sue giù a volte mi aiutavo con la mano per segarlo tenendo la cappella in bocca e poi di nuovo solo testa su e giù....il cazzo lo sentivo ingrossasrsi...iniziare a pulsare....siiiiii il mio uomo stava godendo...
“Stellla siiiiii”
Non riuscivo a parlare perché continuavo a muovere su e giù la testa sentendo che continuava a godere pulsando e lasciando uscire il suo sperma, più liquido che denso e questo mi agevolò nell’ingoiarlo, cosa che mi venne spontanea, scontata, desiderata, voluta. Volevo il mio uomo fino in fondo....poi mi fermai....aveva finito...e io ingoiai le ultime gocce che uscirono dal suo pene. E mi portai accanto a lui con la testa sul suo petto.
“Cucciola bella...non sono mai stata più felice di ora”
“Anche per me è stato bellissimo Franco”
“Sdraiati tu cucciola ora...”
E così dicendo si mise lui in ginocchio davanti a me. Mi prese le mie caviglie e portò i miei piedi al viso. Iniziò ad annusarli. Sicuramente dopo una serata di ballo non erano puliti ma lui sembrava in estasi. Lo lasciai fare.Mi piaceva questa coccola che mi faceva. Mi piaceva che impazzisse per i miei piedi. Mi faceva sentire desiderata. Inizio a leccarli tutti, come fece ieri. Li mordicchiava annusava leccava. E li porto anche sul cazzo...si mosse di bacino strofinandolo sulle piante e bagnandomi dei residui di sperma. Poi mi distese le gambe...apri le mie coscie ...si avvicino alle mie mutandine...con le dita le sfilo lungo le gambe...liberando al mia vulva ormai più che bagnata. Anche lui credo avesse bisogno di fare suo il mio sapore come io avevo bisogno prima di conoscere il suo. Voleva succhiare la sua donna. Non si fece attendere. Mise il suo viso sulla mia passerina e inizio a leccare in mezzo alle labbra succhiando il clito. Era una tortura...gli afferrai il braccio e inizia a stringerglielo per trasmettergli che ero al limite...lui aumentò la frequenza della lingua...e io inizia ad ansimare finché venni in un fragoroso orgasmo. Lui non tolse la bocca lasciandola sulla vagina fino a quando finii di godere.
Fu lui ora che si risdraio accanto a me. Ora eravamo entrambi nudi
“Mi hai reso l’uomo più felice del mondo Elisa”
Sorrisi e continuai a guardarlo.
“Sto crollando dal sonno cucciolo, abbracciami, dormi qui con me...ma domani devi andare via presto. Se mio padre passa e vede la macchina è un problema”
“Certo stella. Alle 5 vado”
Mi abbracciò. Io mi misi sul fianco dando al schiena a lui. La mia schiena toccava il suo petto, le mie natiche il suo pube e le sue braccia mi avvolsero in un abbraccio e afferrarono le mie mammelle. Sentivo il suo membro, la sua pelle. Mi sentivo protetta.Crollammo stanchissimi.
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