L’uomo del Supermercato

di
genere
etero

“Mi scusi, ma è buono quello yogurt? È digeribile?”. Questa è la frase da cui iniziò tutto. Ero al supermercato...questo luglio...pomeriggio alle 15, di rientro da lavoro. Stavo facendo come ogni giorno, quei pochi acquisti veloci...un po di verdura, formaggio, latte e appunto lo yogurt. Era un vasetto di uno yogurt Bio e questo signore...mi chiese, vendendomi metterlo nel carrello, la domanda se era buono. Gli dissi di sì...che lo prendevo sempre e per me era un ottimo prodotto. Mi sorrise, mi ringraziò. Ci salutammo e mi diressi verso la cassa. Mi chiamo Elisa, 44 anni, separata da 3 anni. Ho un figlio di 12 e vivo nel sud Italia. Lui si chiama Roberto ma l’ho scoperto il giorno dopo quando lo incontrai nuovamente, alla stessa ora. Mi fece un gran sorriso e mi ringraziò perché lo yogurt era veramente buono. Nell’occasione si presentò...lo feci anche io...e mi chiese consigli per la cena. Dissi che con questo caldo solitamente cucino poco e avrei mangiato bresaola e formaggio. “È una bella idea Elisa, semplice ma gustosa,grazie di nuovo”. Tra me e me pensavo che era proprio gentile. Sarà stato sui 70 anni, abbastanza alto forse 1,80 ma sicuramente più di me..robusto con pancia e pelato. Io invece sono alta 1,55. Capelli sul collo..castani chiari è il mio colore naturale ma faccio i colpi di sole. Occhi azzurri, pelle chiara. Peso 55 kg e morbidina su sedere e gambe. Seno ho una terza. Era una giornata molto calda. Avevo un vestitino estivo unico scollato e infradito. Lui invece era un po’ trasandato con bermuda larghi e camicia aperta di qualche bottone sul petto con il pelo in evidenza. Era pelato e i capelli ai lati erano un po’ spettinati. Portava degli occhiali da lettura. Ci congedammo, andavo di fretta e uscì dopo aver pagato. Il giorno dopo ricordo che ripassando tra i corridoi del supermercato pensavo tra me e me che se avessi rincontrato il signor Franco mi avrebbe fatto piacere, era veramente gentile ma non c’era . Atrivò così il week end. Era sabato mattina. Con il piccolo al centro estivo per una settimana ero più libera di fare le mie cose, commissioni varie e pulizie. Verso tarda mattina passai nuovamente al Market. Questa volta avevo qualche cosa in più da prendere ....iniziai a riempire il carrello e svoltando tra gli scaffali trovai Franco. Ne fui felice, lo salutai. “Elisa buongiorno, mamma mia che caldo...beate voi che vi potete vestire fresche!”. Sorrisi e confermai...in effetti ero uscita molto leggera, sempre con un vestitino estivo e le mie infradito...non dovevo fare altro in paese quindi non mi ero aggiustata più di tanto. Lui invece era vestito con un Jeens e una maglietta che però risultava disordinata perché non copriva totalmente la pancia. “E beate voi che potete uscire in ciabatte, così tenete al fresco i piedi e non vi sudano”. A questa affermazione sorrisi e aggiunsi “ah ah d’estate si suda anche in ciabatte ah ah”. Sorrise anche lui. “Che prepari di buono oggi Elisa?”. “Oggi vorrei provare qualcosa di gustoso..se trovo un po di pesce vorrei fare una insalata di mare” “brava...mi hai fatto venire voglia ah ah ma io no so farla...sono solo..eh vabbè ah ah...mi hai lasciato con l’acquolina in bocca e dovrò trovare un’altra soluzione” sorrisi e gli augurai buona giornata. Ero di fretta e sebbene lo trovassi simpatico non avevo tanto tempo per fare conversazione. Lui pure aveva finito e aggiunse “andiamo insieme in cassa, non devo più acquistare niente”. Così arrivammo in fila e quando fu il mio turno inizia a sistemare sul rullo i miei pezzi. cassiera, finito il conto, mi disse che erano 41 euro e 32 centesimi. Le diedi il bancomat ma dopo 2/3 tentativi non avevano linea e non riuscivano ad addebitarmi. "Signora non è che ha contante? Questa mattina non passano le transazioni, ci deve essere un problema con la linea". Purtroppo ero uscita di casa senza contante...e le dissi di no. "Ma signora così come facciamo, non le posso dare la spesa!".
Quelle parole mi indispettirono
"guardi che qui nessuno vuole prendere la spesa senza
pagarla, ma se non c’è la linea è un problema vostro!!”
Il signor Franco che era dietro di me intervenne e disse “non si preoccupi, pago io per la signora ho il contante, faccia conto unico”
Subito cercai di dissuaderlo, mi sentivo imbarazzata “Franco no dai non devi, vado a fare bancomat e torno dopo” “ Ma nooo con questo caldooo, pago io poi ci sistemiamo non ti preoccupare”. E così andò, sistemai la mia spesa nella borsa e lo aspettai all’uscita imbarazzata per l’accaduto.
Appena mi raggiunse mi affrettai ad incalzarlo “ Franco se mi segui andiamo al bancomat e te li do subito” “ma tu sei matta ah ah c’è troppo caldo non facciamo proprio nulla” “ no no non esiste Franco sono 40 euro, ci tengo a ridarteli!” “Be iniziamo con un caffè ora che tutta questa ansia mi fa venire voglia di caffeina ah ah, dai accompagnami al bar”. Mi sembrava poco carino dopo quel gesto declinare la sua richiesta ma soprattutto pensai che davanti ad un caffè sarei riuscita a convincerlo a prendere i suoi soldi. Su queste cose sono molto precisa, non volevo debiti ma soprattutto mi imbarazzava quel gesto”. Ci sedemmo al tavolino del bar che stava dall’altra parte della strada. Presi un caffè e lui un crodino. Mi chiese se volevo fare l’aperitivo ma gli dissi che ero ancora in modalità colazione e il caffè andava benissimo. Iniziammo a parlare del più e del meno. Devo dire che mi faceva sentire a mio agio. Era una persona loquace e simpatica. Era un camionista in pensione. Era ormai vedovo da 5 anni. Mi raccontò che da allora non aveva avuto più storie ma che essere solo gli pesava molto. Io da parte mia gli dissi che capivo perché anche io ero sola da tre anni e anche io non avevo più avuto storie. Lui si disse sorpreso e. Mi chiese come mai “ ma davvero? Sei una donna così bella e sei rimasta sola?” Mi schernii a questa sua affermazione. Mi ritenevo normale e comunque gli dissi che “ guarda, a parte che il tempo è passato così velocemente che non me ne sono accorta ma non ho proprio avuto la testa per pensarci e sinceramente stavo bene così” e lui aggiunse “hai detto stavi ah ah quindi ora non stai più bene così?” . Fu una domanda secca che un po mi imbarazzo ma mi fece anche riflettere in effetti in pochi istanti di secondi su tutta la mia vita. “ mah, non lo so Franco. A volte penso che avere una spalla sarebbe bello. Boh non saprei” “sai a me pesa invece, no avere una compagnia, non avere una donna anche con cui condividere intimità perché no sessuale mi farebbe felice”. Arrossì a questa sua ultima affermazione. Non sono una bigotta ma quando si parla di questi temi soprattutto con uno sconosciuto un po mi imbarazza. “Ma a te Elisa non mancano le coccole in quel senso?”. Questa ulteriore frase aumentò il mio rossore “mah Franco siamo persone umane e credo sia naturale avere pulsioni..poi sai per noi donne è diverso, per noi è meno meccanico di voi uomini...per noi è tutta la componente psicologica, di contesto anche che ci porta ad avere desiderio. Per voi è più fisico che mente” “ eh sì hai proprio detto bene, già!”. Ormai era già passata una mezz’ora abbondante...”Che dici andiamo Franc?”..alle mie parole ebbe un sobbalzo con la gamba e urtò la mia facendo cadere una delle mie infradito che dondolavano dalla gamba che stavo tenendo incrociata. “Oh scusa Elisa” e così dicendo non mi diede il tempo di muovere la gamba per rimettermi linfradito che le sue mani avevano già raccolto la ciabatta e me la rimise lui al piede. Con quel gesto le sue mani toccarono la mia pelle, la pianta del mio piede. Ebbi una scossa, un brivido. Il cuore inizio a battere più veloce e mi sentivo sudata. Non fu una sensazione negativa, fu un brivido positivo anche se non sapevo decifrarlo. Si creò tra entrambi un po di imbarazzo, anche lui era un po rosso in viso. Forse si era accorto di essere stato troppo gentile e di aver invaso la mia intimità. Sorrisi e lui sorrise. Ruppi io io ghiaccio anche se il tutto sarà durato solo pochi secondi. “ Franco dobbiamo sistemare il conto, non esiste che mi regali la spesa! Mi offendo!” “ ma smettila Elisa, ma che vuoi darmi i soldi, lascia stare è stato un piacere!” “ no davvero, andiamo al bancomat” “senti guarda facciamo così, portami un po’ della tua insalata di polpo che vuoi fare oggi e siamo a posto ah ah!”. Era inamovibile..ma tra me pensai che piuttosto che niente almeno una porzione del pranzo che avrei preparato poteva in parte compensare. “Senti, mi ci vorrà un po a fare tutto, ti dico dove abito e alle 12 passa e ti do la teglietta ma mi fai arrabbiare così “ “ bene così, per me mangiare un piatto fatto da una vera donna bella come te vale di più di 40 euro!” Mi lusingavano quelle parole, gli dissi dove abitavo. Gli spiegai bene perché d’estate mi trasferivo nella casa in campagna ed era un posto isolato e non immediato da conoscere. “ ah ho capito dove stai, forse conosco tuo padre” mi fece il nome di mio padre e in effetti era così “ si lo conosco, lui è un anno più grande di me non frequentavamo lo stesso gruppo poi io ho lavorato per anni molto al nord Italia, sono rientrato da poco..diglielo che hai conosciuto Franco”. Mi disse il suo cognome per permettermi di salutare mio padre da parte sua. Questo particolare che conosceva mio padre mi tranquillizzò. È vero che era molto gentile ma era pur sempre una persona che non conoscevo e visto che gli avevo dato l’indirizzo di casa sapere che non era sconosciuto mi tranquillizzò. Ci lasciammo, io rientrai a casa. Mi misi comoda, misi il vestitino da casa per stare più comoda e sfilai il reggiseno per essere più libera e perché poi sentivo davvero troppo caldo. Mi misi le infradito da casa e mi misi a preparare il pranzo. Ero allegra, mi lusingava preparare un piatto per un’altra persona. Ero molta attenta e determinata a fare questa insalata di pesce nel modo migliore. Come ogni donna del sud ai fornelli...non potevo a questo punto fermarmi ad un solo piatto. Decisi di infornare anche una pizza e di preparare un dolce. Gli avrei poi messo il tutto in singole vaschette di alluminio. Ero pervasa da sensazioni strane. Non le riuscivo a decifrare. Quel tocco mano piede mi tornava ancora in mente. Ero elettrizzata. Perché?? Ridevo tra me e me e mi dicevo “che scema che sei, mica è un appuntamento! E poi faresti mai un appuntamento con un uomo così?? 26 anni di differenza, brutto...non è proprio l’uomo dei mie sogni ah ah”...ma avevo piacere a rivederlo e a dargli un qualcosa di fatto da me. Il fatto che potesse rimangiare qualcosa di fatto a casa mi dava piacere. Non mi curai del tempo e lui arrivò in effetti anche in anticipo. Arrivò ben mezz’ora prima e non ebbi il tempo di mettermi un po meglio e di rivestirmi non da casa. Me lo ritrovai infatti sotto il portico davanti casa. La mia è una casetta in mezzo al terreno e agli ulivi. Ho un grande portico davanti, lui entrò nella stradina di casa con la macchina fin sotto l’abitazione. Non ho campanelli e appunto bisogna entrare con la macchina. Rimasi un po’ sgomentata. Avrei dovuto riceverlo così!! In tenuta da casa. Ero veramente un po imbarazzata. “Elisa sono qui, posso ?” “Sì Franco vieni la porta è aperta c’è solo la zanzariera da aprire”. Entrò in casa e appena dentro c’è subito l’angolo cucina. “Vieni vieni sto finendo di farti le vaschette” “come le vaschette Elisa, che hai fatto oltre al pesce?” “ no ma niente...ti ho fatto una pizza e un dolce, spero ti piacciano” “ oh ma che cara, ma non dovevi...e comunque tranquilla se sono buoni quanto il profumo che emanano non ho dubbi che mi piaceranno”. Rimasi felice delle sue parole. Ma avevo timidezza a guardarlo negli occhi. Mi imbarazzava avere un uomo in casa ed essere un po troppo scoperta e soprattutto senza reggiseno..avevo paura che se ne accorgesse. Sentivo i miei capezzoli strani. Ero molto turbata e agitata. “Eh comunque a Elisa mi ricordo questa zona, qua vicino sta pure la campagna di tuo padre se non sbaglio, ci venni anni fa, secondo me comprai pure il vino da lui un anno ..qualcosa è cambiato vedo” “ eh sì vero i miei abitano qui vicino io ho deciso di costruire qui perché preferisco di gran lunga la campagna al paese” “ ah sì sì, scelta giustissima io da quando sono solo ho venduto la campagna e sono tornato al paese ma mi sono pentito. Ho una casetta piccola piccola e destate fa caldissimo”.
Finii di fare le vaschette e misi tutto in una borsa “ecco Franco, spero sia tutto di tuo gradimento” “ma che dolce che sei certo! Lasciami il tuo numero così ti scrivo la mia recensione ah ah” sorrisi e glielo diedi. “Senti Franco prenditi anche i 40 euro ti prego non farmi sentire in colpa!” “Ancora??!! Elisa, davvero tranquilla! Mi hai regalato una bellissima mattinata!” “ mamma mia che antipatico mi fai proprio arrabbiare! Ma sei sicuro?? Come posso fare posso aiutarti in qualche modo? 40 euro non sono pochi e non è certo una fetta di piazza e un po di pesce “. Ero tesa, straparlavo ed ero agitata. “Tranquilla davvero siamo a posto così!! Poi se vuoi proprio farmi super felice io una cosa da chiederti allora ce l’avrei” “fui felice di questa sua apertura perché mi sentivo tremendamente in debito e come dissi prima non ero abituata ad avere regali da persone che non conoscevo e mi imbarazzava. Chiesi curiosa e felice di potermi sdebitare “certo chiedi pure” “ io chiedo ma mi devi promettere che non arrabbi, sono una persona seria e non devi fraintendermi”. Rimasi un po’ impietrita, questa specifica mi suonò un po’ strana...sentii un brivido e il cuore inizio a battere più velocemente. “Davvero? Posso chiedere??”. Annui in modo automatico, avrei voluto fare una battuta un po per sdrammatizzare e un po per mettere un po in chiaro qualche paletto...ma non me fui capace. Avevo strane vibrazioni nel corpo, un’attesa che non sapevo decifrare. So solo che il mio corpo mandava segnali starani, calore, capezzolini dritti. Oddio.
“Senti Elisa, a me piacciono molto i piedi femminili. Tu li hai veramente belli...ecco...mi chiedevo... ma non è che mi ci fai dare un bacino?”
Mi sentii da una parte sollevata...dall’altra imbarazzatissima dalla richiesta...ma non riconobbi la mia reazione. La Me razionale avrebbe risposto picche...avrebbe declinato anche un po stizzita. Ma la Me di oggi, a questa richiesta, era strana. Mi tornarono in mente le sensazioni elettriche che provai al bar quando involontariamente mi toccò le piante. E ora avevo chiaro. Mi era piaciuto. Era il primo tocco maschile dopo tanto tempo. Il mio corpo aveva risposto senza interpellare la ragione. Così come face ora. Non interpello il cervello ma la testa si mosse in automatico, mossa dall’istinto, dal corpo. Feci sì con la testa, visibilmente rossa in viso e imbarazzata. Lui non era da meno, era rosso in viso anche lui probabilmente incredulo della risposta che non si attendeva affermativa. Rimanemmo per qualche secondo uno davanti all’altro senza dire nulla, poi fu lui a rompere il ghiaccio “ che dici Elisa ci mettiamo seduti qui?” “Va bene” dissi in preda ad agitazione. Lui sposto le sedie mettendole una davanti all’altra. “Vieni Elisa siedi qui davanti a me”. Eseguii meccanicamente e mi sedetti davanti a lui. Sorrisi, lo guardai in attesa che facesse lui la prima mossa. Lui sorrise imbarazzato e con le sue mani prese la mia caviglia, tolse linfradito e appoggiò il mio piedino sul suo ginocchio. Ero molto emozionata e anche lui da quello che potevo percepire. Era sudato. “Mamma mia che belli che sono Elisa”. Risposi con un timido sorriso. Era la prima volta che ricevevo complimenti sui miei piedi. Mio ex marito non era solito coccolarli. Ho un piede piccolo, calzo un 37, e’ curato, pelle chiara, morbidino. Oggi avevo uno smalto rosso, non un rosso acceso un po piu scuro. Ho le caviglie ne troppo fini ne troppo robuste. Ero in preda a mille emozioni. Il mio corpo era contento di queste attenzioni ma ero in preda a paranoie. I miei pensieri ora mi stressavano sul dubbio che non fossero puliti. Non mi ero piu lavata da questa mattina e pensavo che potesse dargli fastidio magari un po di odore. Lui era dolce nei movimenti. Lo riprese in mano, lo massaggiò con il pollice lungo tutta la pianta e poi lo avvicinò alla sua bocca. Il suo tocco era piacevole. Sentivo il suo naso sulla mia pelle. Avevo i brividi. Stava annusando la mia pelle, strusciando e passando il maso dal tallone sino alle dita. “È meraviglioso elisa, hai in odore buonissimo non ci credo che ti sto annusando, sono emozionato grazie”. Prese a usare le labbra. Sentivo il suo labbro inferiore, umido ripercorrere la pelle dal tallone alle dita...poi sentivo dei baciotti a stampo ognuno in punti diversi..sotto le dita, in mezzo...tallone, parte esterna, pollice...mi stava piacendo tutto moltissimo. Chiusi gli occhi e reclinai la testa. Uscì un sospiro dalla mia bocca, ribelle, incontrollato, ma vero, sincero, istintivo. Senti afferrarmi anche l’altra caviglia. Franco portò i miei piedi ad allinearsi e poi li mise entrambi sul suo viso. Riprese ad annusarmi con foga...in un attimo i ms sguardi di incontrarono...avevo le guance rosse...feci un altro sorriso timido, non sapevo fare altro...e lui estrasse la lingua e iniziò a leccarmi prima piano e poi sempre più forte. Sentivo la sua salaiva bagnarmi, la sua lingua su di me, calda. Non ero più in grado di capire che stava succedendo. Il mio corpo reagiva in automatico, di istinto. Il mio seno era gonfio, i capezzoli ritti contro il vestitino. Il contatto della lingua sui piedi era un misto di piacere e brividi di solletico quando passava in alcuni punti. Uscì un altro sospiro dalla mia bocca che si unì a quelli che stava facendo lui. Mi guardò..iniziammo a fissarci per pochi istanti di secondo. Il non verbale diceva che lui mi stava chiedendo con lo sguardo il permesso di andare oltre. Mi aveva chiesto prima di baciarmi i piedi...lo aveva fatto... ma ora voleva probabilmente di più. Il suo corpo voleva di più. E anche il mio. Non eravamo più guidati dalla razionalità. Erano i due corpi che si parlavano. Che si erano accesi. Il corpo di una femmina, io, che aveva il desiderio e l’istinto di soddisfare l’uomo, il suo uomo e il corpo di lui che voleva la sua femmina, la sua preda. Chiusi gli occhi. Quella era la risposta inconscia che gli mandai. Scese dalla sedia, si inginocchiò davanti a me. Tolse la maglietta. Aveva una pancia pronunciata, pelosa. Vista la sua altezza pur in ginocchio arrivava con il suo viso all’altezza del mio petto. Allungo la mano tremante dall’emozione. Da sopra il vestitino sentivo il suo tocco. Allungo anche l’altro braccio...le mani corsero sulle spalle dove abbassarono le spalline sottili del vestitino. Queste movimento fece cadere il vestitino in basso scoprendo totalmente tutte le mie mammelle. Come dicevo. Di seno faccio una terza. Ho il seno che ancora si regge, certo non è più pieno come a 20 anni ma si difende. Ho capezzoli e aureola molto piccoli, rosa chiaro. “Oddio che meraviglia!” . Non finì di pronunciare quella frase che avvicino la sua bocca al mio seno...inserì il capezzolo e parte del seno in bocca e inizio a succhiare. Succhiava in maniera un po maldestra...sentivo un po di fastidio ma stavo provando emozioni pazzesche. Mi stavo eccitando tanto, non succedeva da anni. Ormai anche la mia bocca ansimava sempre di più e in modo incontrollabile. Uscivano sospiri senza che potessi controllarli. Era bellissimo vedere quest’uomo provare questo piacere nel succhiare le mie mammelle. Le succhiava forte, Le leccava, succhiava, stringeva in modo molto passionale. Con i denti mordeva il capezzolo...facendomi emettere piccole urla di dolore... mi faceva male ma era incontrollabile non riusciva a fermarsi e a dosare le fasi. Era molto tenero. Si rialzò e si sedette nuovamente sulla seggiola davanti a me. Ero rimasta in mutandine. Il seno nudo, sentivo l’aria sul seno reso più sensibile dalla saliva che mi era rimasta sulla pelle. Si sbottonò i pantaloni...li tolse rimanendo anche lui in slip. La stanza iniziò a riempirsi di odore di uomo. Odore di membro, di urina, di sudore. Questa cosa era bellissima, non sentivo queste sensazioni da troppo tempo ormai. Prese di nuovo le mie caviglie e le porto sul suo pacco, sopra le mutande. Sentivo una consistenza, il suo membro. Ero ferma, mi piaceva che guidasse lui. Lo trovavo molto maschio. Inizio a strofinare i miei piedi sulle sue mutande... e sulla sua pancia. Era bello sentire i suoi peli sulla mia pelle. Ansimava. Abbasso lo slip. Uscì il suo membro. Non molto lungo, era dritto e avvolto dalla pelle. Appoggio la pelle umida sul mio piede, sulla mia pianta. Era bellissimo. Mi stava bagnando in modo uniforme muovendo il bacino e strisciando il pene sui piedi che teneva fermi con le mani che impugnavano la caviglia. Mentre strofinava la pelle faceva uscire la cappella e anche tanti fili di presperma che si attaccavano sui miei piedi “Elisa sono emozionato, sto provando sensazioni uniche...Grazie!”...sorrisi sempre... ma questa volta sempre in modo incontraollato mi uscì “anche io Franco” seguito da un sospiro. Ero davvero provata. Sconvolta. Eccitata. Incredula. Ma mi sentivo nuovamente donna, femmina. La sua femmina. Riprese a strofinare il suo membro su tutta la mia pianta. Ormai ero bagnatissima di lui e questo mi stava procurando tanto piacere. “Mi devo fermare stella...non riesco più a controllarmi...se mi sfrego ancora sui tuoi piedi potrei venire all’improvviso”. Presi coraggio: “ Franco lasciati andare..vieni se ti piace “ “ stella hai dei piedi bellissimi, li ho desiderati dalla prima volta che ti ho visto al super mercato...mi hai stupito subito...attirato le mie attenzioni...come camminavi...come ti muovevi...eri così sensuale...il tuo sederotto..come muovevi le infradito quando eri sopra pensiero nel scegliere i prodotti scoprendo il tuo piede...”. “Dai allora Franco vieni sui miei piedi falli tuoi lo desidero tanto...” “oh cucciola bella si, che belle parole che mi hai detto...allora dammeli ancora”....allungai di nuovo i miei piedi, li misi sul suo pube...lui iniziò a muoverli su e giù guidandoli con le mani dalle mie caviglie...le piante strofinavano il suo membro...lo sentivo caldo bagnato...”si Elisa...te li sto scopando” “si Franco scopali falli tuoi”....”siiii” sentivo il cazzo che iniziava a pulsare...lui che iniziava ad ansimare sempre più forte....” ahhhh si vengo cucciolaaaa” “si vieni Franco...” ed eccola...calda iniziai a sentire colare il suo sperma sulle mie piante...bellissimo... ero emozionata...nessuno mi era mai venuto lì...fu meraviglioso sentirlo venire e godere su di me e bagnarmi di lui.
Si fermò esausto ma mantenne i miei piedi sul pene che a poco a poco si ritraeva sotto la mia pelle.
“ Elisa grazie...sono in estasi è stata una emozione pazzesca forse mai provata così..erano 7 anni che non avevo intimità con una donna...mi hai regalato un sogno!”
“Anche io ho avuto emozioni forti, grazie anche a te Franco. Anche io non avevo intimità da circa 4 anni. Ci sei riuscito tu ah ah”. Lo dissi arrossendo ma perché era vero...di occasioni se avessi avuto ne avrei avute diverse ma le feci sempre cadere...ma oggi ero capitolata ed era stato molto bello. Era incomprensibile ma lui era riuscito a scogliere le mie resistenze. Il mio istinto aveva scelto di tornare ad essere donna con lui. Ero veramente incredula. Ma non avevo sensi di colpa. Mi era piaciuto. Era stato molto dolce. Mi alzai, misi i piedini nelle infradito bagnandole di suo liquidò...mi diressi verso il bagno a prendere le salviette intime. Tornai a sedermi davanti a lui...ero sempre in slip. Iniziai a pulirmi le piante con le salviette umide. Lui mi guardava ridendo “ come sei donna, che bella che sei!” “ Che scemotto che sei!!!!” Poi presi altre due salviette e iniziai a pulirgli il membro pulendolo dallo sperma residuo. “Ma guarda che donna meravigliosa che sei...mi pulisci anche”. “ be ma certo! Che ti lascio così!? Ho cura di te e del tuo grilletto no?sh ah” “Troppe emozioni oggi Elisa!” “Già “ dissi non riuscendo a proferire altro. Franco mi passò il vestitino che rimisi e io passai a lui i pantaloni e la maglietta e anche lui si rivestì. Tornai di fretta in cucina, ripresi la borsa con il cibo...gliela tesi...”ricordati di scaldarla un po la pizza mentre il pesce se non lo mangi subito mettilo in frigo!” “ certo Elisa, grazie...”
“Grazie a te Franco” dissi questa frase arrossendo e abbassando lo sguardo.
Lui avvicinò le sue labbra alle mie e mi diede un timido bacio a stampo.
Risi timidamente...lui si riavviò verso la porta, mi guardò e mi disse “dai, ti chiamo in questi giorni”. Avevo un blocco...non riuscii a dire nulla, feci si con la testa sorridendo. Sorrise anche lui e uscì di casa.
scritto il
2026-07-30
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