Continuo la mia ricerca nei cessi pubblici: aggiungo un numero alla frase che ho lasciato

di
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confessioni

Nelle settimane successive continuo a entrare sia nel bagno del centro sia in quello della stazione. Le pareti cambiano come sempre. Alcune scritte spariscono, altre vengono coperte, altre ancora restano visibili solo in parte. Io le osservo con attenzione, ma ormai non cerco più soltanto una risposta. Cerco qualcuno.
L'idea prende forma lentamente. All'inizio non riesco nemmeno a definirla. Mi limito a tornare, a controllare, a leggere. Poi, quasi senza accorgermene, capisco che non mi interessa uno scambio qualsiasi. Voglio trovare una persona precisa, anche se non ne conosco il nome, il volto o la voce. Una persona che sia disposta ad accettare il ruolo che ho in mente.
Entro prima nel bagno del centro. Rimango qualche minuto davanti alla porta della cabina, aspettando che il rumore proveniente dall'esterno si allontani. Apro la borsa, prendo il pennarello e cerco uno spazio abbastanza libero tra le scritte più recenti. Non ho esitazioni. La frase è già pronta.
«Cerco uno sconosciuto disponibile alla sottomissione da parte di MN.»
La rileggo una sola volta. Non mi sembra troppo lunga, né troppo evidente. È semplicemente quello che voglio dire. Richiudo il pennarello, lo rimetto nella borsa e esco.
Due giorni dopo scrivo la stessa identica frase anche nel bagno della stazione. Penso che sia giusto lasciarla in entrambi i posti. Se qualcuno decide di raccogliere quell'invito, non so da quale delle due pareti potrebbe cominciare tutto.

Dopo un po' di tempo mi rendo conto che lasciare solo la frase sui muri non mi permette di capire se qualcuno è davvero interessato a rispondere. Le scritte possono essere lette da molte persone, ma nessuno ha un modo per contattarmi. La frase rimane lì, in mezzo alle altre, e io posso solo tornare a controllare se qualcuno ha aggiunto qualcosa.
Per questo inizio a pensare alla possibilità di lasciare un numero. All'inizio penso semplicemente al mio, ma poi mi fermo a riflettere. Un numero personale sarebbe collegato direttamente alla mia vita normale e non mi sembra adatto per una cosa nata in quel modo. Non so chi potrebbe leggerlo, chi potrebbe scrivere o chiamare, né che tipo di persona potrebbe essere.
Inizio quindi a informarmi sulla possibilità di avere un numero separato, qualcosa che non sia collegato al mio contatto principale. Cerco informazioni sui numeri usa e getta e sui modi per avere una linea utilizzabile solo per quello scopo. Voglio mantenere una divisione tra la mia vita quotidiana e questa parte che sta nascendo attraverso le scritte.
Più cerco informazioni, più mi rendo conto che lasciare un numero cambia il tipo di comunicazione. Fino a questo momento tutto rimane all'interno dei bagni: una frase, una possibile risposta, un segno lasciato da qualcuno che passa. Con un numero invece do la possibilità a uno sconosciuto di uscire da quel contesto e raggiungermi.
Continuo comunque a controllare il bagno del centro e quello della stazione. Le frasi cambiano continuamente. Nel bagno del centro la scritta rimane più a lungo, mentre nella stazione viene coperta più velocemente perché ci sono più persone e più passaggi. Ogni volta guardo se qualcuno ha lasciato qualcosa vicino alla mia frase, ma non trovo mai una risposta chiara.
Dopo aver deciso di usare un numero separato, torno nel bagno del centro con il pennarello. Scrivo di nuovo la frase e aggiungo il contatto sotto. Non aggiungo spiegazioni. Non scrivo altro. Voglio lasciare soltanto la possibilità di essere contattata da qualcuno che ha letto e decide di farlo.
Qualche giorno dopo faccio la stessa cosa nel bagno della stazione. La superficie è già piena di altre scritte e il numero si inserisce tra molti altri segni. Non so se rimarrà visibile a lungo o se verrà coperto poco dopo.
Da quel momento controllo non solo le pareti, ma anche il telefono. È una cosa diversa rispetto a prima. Prima aspetto una modifica su una porta. Ora aspetto un possibile contatto.
Dopo aver lasciato il numero iniziano ad arrivare alcune chiamate. All'inizio penso che possano essere contatti arrivati per caso, ma con il passare dei giorni diventano più frequenti. Spesso il telefono squilla e, quando rispondo, dall'altra parte non si sente nulla. Rimango in ascolto per qualche secondo, poi la chiamata termina senza che nessuno parli.
Altre volte arrivano messaggi brevi. Alcuni non hanno un contenuto preciso, sono solo poche parole o frasi lasciate senza spiegazioni. Altri sembrano scritti da persone che hanno visto la scritta e vogliono capire chi ci sia dietro. Non sempre riesco a distinguere chi abbia realmente letto il messaggio sul muro e chi invece abbia trovato il numero in un altro modo.
Questa cosa cambia il modo in cui vivo la ricerca. Prima torno nei bagni per controllare le scritte e vedere se qualcuno ha lasciato un segno. Ora una parte dell'attesa si sposta sul telefono. Ogni chiamata o messaggio può essere collegato a quella frase, anche se spesso non ci sono elementi sufficienti per capirlo.
Non so se arriverà qualcuno. Non so se qualcuno troverà davvero interessante quello che ho scritto o se rimarrà soltanto una delle tante scritte presenti in quei bagni.
Però ho fatto un passo ulteriore rispetto all'inizio. Non ho più lasciato solo una frase. Ho creato un modo perché uno sconosciuto possa raggiungermi.

Continuo a passare dal bagno del centro e da quello della stazione. Ormai sono diventati due punti che collego automaticamente alla stessa ricerca. Il primo rimane più stabile, con cambiamenti più lenti e scritte che resistono più a lungo. Il secondo invece cambia continuamente, perché il passaggio delle persone è maggiore e ogni giorno porta nuovi segni.
Quando entro nel bagno del centro guardo subito la porta della cabina. Cerco la frase, controllo se il numero è ancora leggibile e osservo quello che è comparso intorno. A volte trovo nuove scritte sopra o accanto. A volte il numero è ancora visibile. Altre volte devo cercarlo tra le altre parole.
Nella stazione è diverso. Le scritte si accumulano molto più velocemente. Alcune durano poche ore prima di essere coperte. Il numero può rimanere visibile per un po' oppure sparire completamente sotto altri messaggi. Non posso controllare cosa succede dopo che me ne vado.
Nel frattempo continuano ad arrivare chiamate e messaggi. Alcuni rimangono senza risposta dall'altra parte. Il telefono squilla, rispondo, ma nessuno parla. Dopo qualche secondo la chiamata finisce. Altre volte arrivano messaggi molto brevi, senza spiegazioni, che rendono difficile capire chi ci sia davvero dietro.
Questa situazione crea un tipo diverso di attesa. Prima cercavo una risposta scritta sulla parete. Ora cerco di capire se una chiamata o un messaggio appartengano davvero a quella ricerca. Non ho un modo sicuro per saperlo.
Continuo comunque a tornare nei due bagni. Non perché ogni volta succeda qualcosa di nuovo, ma perché ormai il controllo è diventato parte dell'abitudine. Guardo le scritte, noto i cambiamenti, confronto quello che c'era prima con quello che trovo dopo.
Mi accorgo che il modo in cui comunico è cambiato gradualmente. All'inizio lascio soltanto una frase anonima. Poi aggiungo un modo per essere contattata. Ora esiste una possibilità concreta che qualcuno dall'altra parte possa rispondere.
Rimane comunque tutto basato sull'incertezza. Non conosco le persone che leggono. Non so chi chiama. Non so chi scrive. Non so se qualcuno tornerà a cercare quel numero dopo averlo visto.
Quello che so è che quei due luoghi continuano a cambiare spesso.
scritto il
2026-07-07
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