Mi presento,sono Marianeve e vi racconto la mia storia

di
genere
confessioni

Ho 43 anni e negli ultimi tempi sono cambiata parecchio, sia nell'aspetto sia nel modo di presentarmi agli altri. Sono alta circa un metro e sessantacinque, pesavo intorno ai cinquantasette chili e ho sempre avuto una corporatura piuttosto snella. Per tutta la giovinezza ho portato i capelli castano chiaro, senza mai sentire il bisogno di cambiare davvero il mio stile. Dopo aver superato i quarant'anni, però, ho deciso di rinnovare completamente la mia immagine: mi sono tinta i capelli di un nero intenso, ho scelto una frangetta che mettesse in risalto lo sguardo e ho iniziato a vestirmi con uno stile più elegante e deciso.
Anche il mio fisico era cambiato. Ero rimasta magra, ma qualche chilo in più si era distribuito soprattutto nella parte inferiore del corpo. I glutei, che erano sempre stati il mio punto forte, erano diventati più pieni, morbidi e arrotondati.
Il peso è passato a sessantadue chili.
Io stessa notavo come gonne e pantaloni vestissero in modo diverso rispetto a qualche anno prima e, invece di considerarlo un difetto, vedevo quel cambiamento come qualcosa che valorizzava la mia figura. Avevo inoltre acquisito una sicurezza che da giovane non avevo mai avuto e mi piaceva mostrarmi come una donna autorevole, capace di impormi con naturalezza nelle conversazioni e nelle situazioni sociali.
Un pomeriggio d'estate, mentre stavo leggendo tranquillamente a casa con le finestre aperte, fui interrotta dal rumore proveniente dal cortile condominiale. Alcuni ragazzi maggiorenni stavano festeggiando un compleanno e avevano decorato il giardino con tavoli, festoni e numerosi palloncini colorati. La musica era piuttosto alta e le risate arrivavano chiaramente fino al mio appartamento. Ogni tanto si sentiva anche lo scoppio improvviso di qualche palloncino, seguito dalle risate degli invitati.
All'inizio cercai di ignorare la situazione, ma dopo diversi minuti il continuo chiasso cominciò a infastidirmi. Posai il libro sul tavolino, mi affacciai alla finestra e osservai il cortile. Non avevo intenzione di discutere con nessuno, ma decisi comunque di scendere per vedere la situazione più da vicino e prendere un po' d'aria.
Quando arrivai nel giardino notai subito una panchina di legno vicino alle decorazioni. Sopra era rimasto un palloncino che si era probabilmente staccato dal resto dell'allestimento. Era ancora perfettamente gonfio e sul lato era stampato, con caratteri grandi e ben visibili, il numero che indicava l'età del festeggiato.
Lo osservai con un sorriso divertito. Lo presi delicatamente, lo sistemai con cura al centro della panchina e rimasi per un momento a guardarlo. In quell'istante mi venne spontaneo fare un confronto con il passato. Se quella scena fosse successa qualche anno prima, quando il mio fisico era ancora più asciutto e i miei glutei erano decisamente più contenuti, ero convinta che probabilmente non sarei riuscita a far scoppiare il palloncino semplicemente sedendomi. Il lattice si sarebbe forse deformato senza arrivare subito al punto di rottura, oppure avrei dovuto fare un secondo tentativo.
Adesso, invece, percepivo chiaramente quanto quella parte del mio corpo fosse cambiata. Pur essendo sempre una donna snella, i miei glutei erano più pieni e morbidi e distribuivano il peso in modo diverso. Era una semplice trasformazione fisica dovuta agli anni e alle mie scelte di stile di vita, ma in quel momento mi tornò alla mente quasi con un sorriso.
Mi voltai lentamente, controllai che il palloncino fosse rimasto esattamente al centro della panchina e iniziai a sedermi con calma. Il palloncino rimase schiacciato tra il legno e il mio peso, deformandosi sempre di più. Per qualche istante sembrò resistere, allargandosi e tendendo il lattice, mentre continuavo ad abbassarmi senza fretta.
All'improvviso si sentì un forte "POP!". Il palloncino esplose in tanti piccoli frammenti colorati che rimasero sparsi sulla panchina, mentre una parte del numero stampato era ancora riconoscibile tra i pezzi di gomma.
Lo scoppio attirò l'attenzione di alcune persone presenti alla festa, che si voltarono incuriosite. Dopo un attimo di sorpresa qualcuno scoppiò a ridere, rendendosi conto che non era successo nulla di grave. Anch'io sorrisi, osservai per un momento i resti del palloncino e commentai con tono ironico che almeno uno dei palloncini non avrebbe più contribuito al rumore della festa.
Mi alzai con tranquillità, salutai gli organizzatori con un cenno del capo e tornai verso il palazzo. Mentre risalivo le scale ripensai ancora una volta a come il tempo avesse cambiato il mio aspetto in modo sottile ma evidente. Mi sembrò curioso che proprio una differenza tanto semplice, come una figura leggermente diversa rispetto a qualche anno prima, mi avesse fatto ricordare la donna che ero stata e quella che ero diventata.
Rientrai nel mio appartamento, richiusi la finestra e ripresi il libro da dove lo avevo lasciato. Dal cortile continuavano ad arrivare musica e risate, ormai molto più attutite, mentre l'episodio del palloncino rimaneva soltanto un piccolo aneddoto divertente di quella giornata estiva.
Dopo l'episodio del palloncino nel cortile condominiale, la mia vita riprese il suo ritmo abituale. Continuavo a sentirmi diversa rispetto a qualche anno prima, non solo nell'aspetto, ma soprattutto nel carattere. I capelli neri con la frangetta erano ormai parte della mia identità, così come quella sicurezza che avevo conquistato con il tempo. Mi rendevo conto che affrontavo le situazioni quotidiane con molta più decisione di quanto avrei fatto in passato.
Qualche giorno dopo dovetti recarmi all'ufficio postale per ritirare una raccomandata. Pensavo sarebbe stata una semplice commissione di pochi minuti, ma, appena entrai, capii che avrei dovuto armarmi di pazienza. L'ufficio era affollato, le sedie della sala d'attesa erano quasi tutte occupate e davanti agli sportelli c'era una lunga fila di persone in attesa del proprio turno.
Presi il numero e mi sedetti. Dopo quasi venti minuti di attesa, il display segnalò finalmente il mio turno. Mi alzai, raggiunsi lo sportello con i documenti già in mano e stavo per consegnarli quando un signore sulla sessantina si avvicinò di lato.
«Mi scusi, devo solo chiedere un'informazione. Ci metto un attimo.»
L'impiegato gli rivolse immediatamente l'attenzione. Rimasi sorpresa e, dopo qualche secondo, intervenni ricordando con tono infastidito che il turno spettava a me. Lui, però, rispose con tranquillità che si trattava soltanto di una domanda veloce e che avrei dovuto aspettare ancora qualche istante.
Quelle parole mi fecero perdere completamente la pazienza.
«Ho aspettato quasi venti minuti. Se per voi il rispetto delle regole è facoltativo, allora mi può anche baciare il culo.»
Nell'ufficio cadde un silenzio improvviso. L'impiegato mi fissò per qualche secondo, poi chiuse la pratica del signore e si rivolse di nuovo a me con un tono molto più freddo.
«Signora, direi che per oggi può bastare. La invito a uscire.»
«Mi sta mandando via?»
«Sì. La porta è da quella parte,sempre se ci passa". Il problema non è la protesta, ma il modo in cui ha deciso di esprimerla.»
Mi attraversò la mente un'idea tanto assurda quanto impulsiva. Per una frazione di secondo immaginai di voltarmi verso l'impiegato, slacciare i pantaloni quel tanto che bastava ad abbassarli leggermente sul retro e mostrargli le natiche come gesto di sfida, quasi a trasformare la mia frase in una provocazione concreta. Nella mia fantasia la scena durava appena un istante: il silenzio improvviso nell'ufficio, gli sguardi increduli dei clienti e l'espressione sbalordita dell'impiegato.
Fu un pensiero rapidissimo, nato esclusivamente dalla rabbia e dall'umiliazione che stavo provando. Non avevo davvero intenzione di farlo. Mi resi conto quasi subito che un gesto del genere avrebbe soltanto peggiorato la situazione e spostato l'attenzione dalla discussione al mio comportamento. Scacciai quell'impulso, feci un respiro profondo, strinsi la borsa tra le mani e, senza dire un'altra parola, mi avviai verso l'uscita.Mentre mi allontanavo dall'ufficio postale, continuavo a ripensare a quelle parole. Al di là della discussione, mi colpiva il fatto che, per la prima volta, qualcuno avesse usato il mio aspetto fisico come bersaglio di una battuta. Fino a pochi anni prima una cosa del genere non sarebbe probabilmente successa.
Abbassai lentamente lo sguardo lungo la figura.
Nel complesso ero ancora la stessa donna. Un metro e sessantacinque di altezza, una corporatura ancora piuttosto snella e un peso che ormai aveva raggiunto i sessantadue chili. Cinque chili in più rispetto a qualche anno prima non erano molti, eppure erano bastati a modificare il modo in cui il mio corpo distribuiva i volumi. Se qualcuno mi avesse incontrata per strada dopo tanto tempo, probabilmente avrebbe notato soprattutto i capelli neri e il portamento più sicuro.
Eppure lo specchio raccontava qualcosa di più.
Mi voltai lentamente di lato.
La parte superiore del corpo era rimasta quasi identica. Le spalle, il busto e la vita conservavano proporzioni molto simili a quelle di un tempo. Il cambiamento, invece, era concentrato nella parte inferiore della figura. I fianchi apparivano leggermente più larghi e la silhouette aveva perso quella linea perfettamente asciutta che ricordavo a trent'anni.
Continuai a ruotare fino a vedermi di schiena.
Fu in quel momento che ebbi la conferma di ciò che avevo soltanto intuito negli ultimi anni. Quei cinque chili in più si erano distribuiti quasi interamente nella parte inferiore del corpo, modificandone l'aspetto in modo graduale ma evidente. La mia figura era rimasta slanciata, ma le proporzioni erano cambiate: la parte inferiore aveva acquistato una presenza maggiore e l'insieme appariva più armonioso e maturo.
Rimasi a osservare il riflesso ancora per qualche istante. Non vedevo una persona diversa, ma la naturale evoluzione della donna che ero sempre stata. Quel cambiamento, avvenuto così lentamente da passare quasi inosservato giorno dopo giorno, davanti a quello specchio appariva finalmente chiaro nella sua interezza.
Negli ultimi tempi, invece, il mio corpo era cambiato: pur essendo rimasta una donna snella, le mie forme erano diventate più evidenti e la mia presenza più marcata. Non era certo un episodio piacevole, ma mi fece capire che quella trasformazione non era qualcosa che notavo soltanto io davanti allo specchio. Anche gli altri la vedevano. Ripensandoci, provai una sensazione contrastante: da una parte il fastidio per la battuta, dall'altra la consapevolezza che il tempo aveva davvero cambiato il modo in cui venivo percepita.
Da quel giorno, ogni volta che ripensavo a quel cambiamento, mi veniva spontaneo sorridere. Per anni avevo avuto una figura asciutta e lineare; ora ero ancora snella, ma con una parte inferiore decisamente più piena di un tempo. Era diventata una caratteristica così evidente ai miei occhi che, scherzando tra me e me, iniziai a definirle le mie "naticone". Non era un modo per prendermi in giro, né per esagerare la realtà. Era semplicemente il termine che mi faceva sorridere ogni volta che mi guardavo allo specchio e ripensavo a quanto, nel giro di pochi anni, il mio corpo fosse cambiato in modo così naturale.

Qualche domenica dopo eravamo tutti a pranzo dai genitori di mio marito. A un certo punto gli uomini uscirono in giardino a controllare la carne sulla griglia, mentre io rientrai in casa per prendere una bottiglia d'acqua.
Prima di arrivare in cucina sentii la voce di mia suocera. Si era messa a chiacchierare con mia cognata, la moglie del fratello di mio marito. Mi fermai un istante senza farmi notare.
«Ma l'hai vista bene Marianeve ultimamente?» chiese mia suocera ridendo.
«Altroché se l'ho vista!» rispose mia cognata. «L'altro giorno mi è passata davanti e ho pensato: "Aspetta un attimo... ma quando è successo?"»
Tutte e due scoppiarono a ridere.
«Io me ne sono accorta domenica scorsa,» continuò mia suocera. «Da davanti sembra sempre uguale, poi si gira... e cambia completamente.»
«Esatto!» disse mia cognata. «È quella la cosa buffa. È sempre magra, mica è ingrassata. Però lì dietro... mamma mia.»
Risero di nuovo.
«E pensa che fino a qualche anno fa era molto più asciutta.»
«Adesso invece ha una figura completamente diversa,» continuò mia cognata. «Non so come spiegarlo... sembra che quei cinque chili in più siano andati tutti nello stesso punto.»
«Ma infatti!» rise mia suocera. «Io ogni volta penso: "Com'è possibile?" Perché la vita è sempre la sua, le gambe pure... poi la guardi da dietro e dici: "Eh no, qui è cambiato qualcosa!"»
«La cosa bella,» aggiunse mia cognata, «è che lei cammina come se fosse la cosa più normale del mondo. Secondo me nemmeno si rende conto di quanto si noti.»
Cambiarono argomento e io rimasi ancora qualche secondo immobile.
Sapevo benissimo che, in fondo, quella era una presa bonaria in giro. Stavano scherzando alle mie spalle e probabilmente, se fossi entrata in cucina in quel momento, avrebbero cambiato immediatamente discorso.
Eppure, con mia stessa sorpresa, non provavo alcun fastidio.
Anzi.
Quelle battute, per quanto ironiche, avevano un effetto quasi opposto. Mi confermavano che il cambiamento che avevo notato negli ultimi anni non era soltanto una mia impressione davanti allo specchio. Anche chi mi conosceva da tanto tempo lo vedeva chiaramente, tanto da scherzarci sopra.
Sorrisi tra me e me.
Aspettai ancora qualche istante, poi feci apposta un po' di rumore con i passi prima di entrare in cucina. Presi la bottiglia d'acqua come se non avessi sentito nulla e tornai in giardino.
Per tutto il pranzo continuai a ripensare a quella conversazione. Nonostante fosse nata come una presa in giro, per me era stata soprattutto una conferma: il tempo aveva davvero cambiato la mia figura, e quel cambiamento era ormai così evidente da essere notato perfino nelle chiacchiere leggere di famiglia.

scritto il
2026-07-01
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