Le mie naticone come punto di forza

di
genere
confessioni


Sono in cucina e sto mangiando una fetta di pandoro con crema alla nocciola dopo cena. Sono seduta al tavolo, mangio con calma, senza fretta.
Mio figlio entra in cucina mentre sto finendo. Non si ferma subito, passa come se dovesse prendere qualcosa, poi rallenta quando mi vede.
Resta sulla soglia qualche secondo in silenzio, guardando la scena senza particolare enfasi. Poi fa un commento semplice: dice che ultimamente mi vede mangiare più abbondante rispetto a qualche anno fa. Lo dice in modo tranquillo, come una constatazione fatta al volo.
Non aggiunge altro e non insiste.
Io continuo a mangiare senza interrompermi. Non rispondo subito e non trasformo la cosa in una discussione. In effetti è vero: mangio più di prima e non seguo più le stesse attenzioni di un tempo.
Quando lui esce dalla cucina, la frase resta comunque nella mia testa per qualche istante. Non perché sia una novità assoluta, ma perché si aggiunge ad altre osservazioni simili che ho già ricevuto negli ultimi tempi.
Non è la prima volta che qualcuno nota il mio cambiamento. Tra commenti fatti con leggerezza, battute in famiglia e semplici constatazioni, è come se ogni volta arrivasse una piccola conferma in più. Singolarmente non cambiano molto, ma messe insieme costruiscono la stessa immagine.
Questa è semplicemente un’altra di quelle conferme, detta senza particolare importanza, che si aggiunge alle altre.
Finisco la fetta di pandoro con calma, poi mi alzo e sistemo la cucina.
Mangio molto di più rispetto a qualche anno fa e non mi pongo più le stesse restrizioni. La mattina faccio una colazione abbondante: yogurt, pane, frutta, spesso anche qualcosa di dolce. Non salto più i pasti e non mi metto a controllare ogni cosa come facevo prima. Seguo la fame e basta.
A pranzo mangio piatti completi e sostanziosi. Pasta o riso, proteine, verdure, porzioni che non mi preoccupo più di ridurre. Anche la sera è uguale: cucino e mangio senza quella rigidità di un tempo.
Ogni giorno cammino. È diventata una costanza fissa. Esco e cammino per un tempo lungo, a passo regolare, senza fretta. Non è uno sport, è un’abitudine. Mi serve per restare in movimento e per sentirmi bene.
A casa uso anche i pesi. Ho dei manubri semplici e faccio esercizi base: braccia, spalle, schiena e qualche squat leggero. Non seguo schede precise, non ho obiettivi numerici. Mi regolo solo su quello che riesco a fare quel giorno.
Con il tempo il mio corpo si è stabilizzato in questa nuova routine. Sono rimasta snella, ma più piena rispetto al passato. E la cosa che noto di più, ogni giorno, sono proprio le mie naticone.
Le vedo quando mi vesto, quando scelgo i pantaloni o le gonne. Alcuni capi ora cadono in modo completamente diverso rispetto a qualche anno fa. A volte mi devo fermare un attimo davanti allo specchio perché il confronto con il passato è evidente, anche se non lo cerco.
Quando cammino le sento, non in modo ossessivo ma concreto: il modo in cui il peso si distribuisce, il modo in cui mi muovo, il modo in cui la figura è cambiata nel complesso. È una cosa costante, presente, che ormai fa parte della mia normalità.
Non è qualcosa che considero un “obiettivo” separato. È semplicemente una parte evidente del mio cambiamento fisico generale, che deriva dal modo in cui vivo: mangio di più, mi muovo ogni giorno e il mio corpo si è adattato di conseguenza.
scritto il
2026-07-02
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