Tirocini di vario tipo
di
Aldobrando
genere
etero
Vado all'ufficio tirocini per sistemare una pratica: c'è Irene, oggi da sola. Venticinque anni, mora, appena appena rotondetta, tettone di prima classe. E' un po' abbronzata, le faccio i complimenti, mi dice che è stata al mare giù in Calabria. Le chiedo delle foto del mare, me le mostra: in una c'è lei in costume, le faccio un sacco di complimenti, gentili, senza volgarità e invadenza ma anche espliciti. La invito per un aperitivo, accetta. E' una ragazza intelligente, dal sorriso che mi fa capisco che ci siamo capiti.
Aperitivo tranquillo, la faccio ridere un sacco, odio la volgarità e non faccio il gradasso: comunque non serve. Parcheggio sotto casa sua, saliamo assieme chiacchierando allegramente, non occorrono tante parole. Ci sediamo sul divano e cominciamo a limonare, le tolgo il vestito: avevo notato che era senza reggiseno. Sono enormi e fantastiche, i capezzoli molto belli: rosa, perfettamente rotondi e già rizzati. Ha un bel boschetto molto curato, insolito adesso che le ragazze si depilano tutte. Gliela lecco, ha una figa piccola ma morbida e soda; le succhio il clitoride, viene quasi subito. Mi dice che non scopa da tre mesi e l'ultimo ha sborrato dopo dieci colpi. "Spero di fare meglio" le dico sorridendo mentre le salgo sopra e la penetro: è bella stretta, mi piace tirarlo fuori e rimetterglielo dentro a ogni movimento, sentire la cappella che si fa strada ogni volta fra le labbra della sua passerina. Mi dice di farla godere un po' e poi venire dentro senza problemi. Variando un po' il movimento capisco quale la fa godere di più e insisto su quello. Viene ancora. Continuo a pompare e le dico un po' di porcate: arrossisce ma la sento bagnarsi ancora di più. Ho capito: in fondo in fondo ha delle voglie da troia ma è troppo bene educata, forse un po' repressa. Le dico che può lasciarsi andare, di stare tranquilla che con me è al sicuro. Aumento le porcate e lavoro di fantasia, adesso ansima fortissimo, viene ancora una volta, non smetto e mi invento situazioni sempre più scabrose. Ancora un orgasmo e stavolta urla come un'ossessa, scommetto che è la prima volta che si lascia andare così. Alla fine, eccitato anch'io, sborro e gridiamo insieme. Scommetto che se la sua capa la vedesse ora chiamerebbe un'ambulanza. "Non so cosa mi è successo" mi dice. La rassicuro: "Tranquilla, è tutto a posto. Fammi tirare il fiato e poi riprendiamo".
Mi riposo un attimo, ci guardiamo sorridendo mentre le stringo le tettone; poi me lo farò succhiare per rimetterlo in forma. Penso che il secondo giro lo finirò mettendola a pecorina. Vorrei anche farmi dare il culo, ma non adesso. Non ho fretta: una delle prossime volte. Ce ne saranno tante.
Aperitivo tranquillo, la faccio ridere un sacco, odio la volgarità e non faccio il gradasso: comunque non serve. Parcheggio sotto casa sua, saliamo assieme chiacchierando allegramente, non occorrono tante parole. Ci sediamo sul divano e cominciamo a limonare, le tolgo il vestito: avevo notato che era senza reggiseno. Sono enormi e fantastiche, i capezzoli molto belli: rosa, perfettamente rotondi e già rizzati. Ha un bel boschetto molto curato, insolito adesso che le ragazze si depilano tutte. Gliela lecco, ha una figa piccola ma morbida e soda; le succhio il clitoride, viene quasi subito. Mi dice che non scopa da tre mesi e l'ultimo ha sborrato dopo dieci colpi. "Spero di fare meglio" le dico sorridendo mentre le salgo sopra e la penetro: è bella stretta, mi piace tirarlo fuori e rimetterglielo dentro a ogni movimento, sentire la cappella che si fa strada ogni volta fra le labbra della sua passerina. Mi dice di farla godere un po' e poi venire dentro senza problemi. Variando un po' il movimento capisco quale la fa godere di più e insisto su quello. Viene ancora. Continuo a pompare e le dico un po' di porcate: arrossisce ma la sento bagnarsi ancora di più. Ho capito: in fondo in fondo ha delle voglie da troia ma è troppo bene educata, forse un po' repressa. Le dico che può lasciarsi andare, di stare tranquilla che con me è al sicuro. Aumento le porcate e lavoro di fantasia, adesso ansima fortissimo, viene ancora una volta, non smetto e mi invento situazioni sempre più scabrose. Ancora un orgasmo e stavolta urla come un'ossessa, scommetto che è la prima volta che si lascia andare così. Alla fine, eccitato anch'io, sborro e gridiamo insieme. Scommetto che se la sua capa la vedesse ora chiamerebbe un'ambulanza. "Non so cosa mi è successo" mi dice. La rassicuro: "Tranquilla, è tutto a posto. Fammi tirare il fiato e poi riprendiamo".
Mi riposo un attimo, ci guardiamo sorridendo mentre le stringo le tettone; poi me lo farò succhiare per rimetterlo in forma. Penso che il secondo giro lo finirò mettendola a pecorina. Vorrei anche farmi dare il culo, ma non adesso. Non ho fretta: una delle prossime volte. Ce ne saranno tante.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
La proposta
Commenti dei lettori al racconto erotico