La proposta
di
Aldobrando
genere
confessioni
La proposta, incredibile e sorprendente, me la fece la sera della cena della maturità. Era l'ultima occasione in cui la nostra classe si sarebbe ritrovata tutta prima degli esami, dopo cinque anni trascorsi insieme. Lui in realtà era arrivato in quarta: aveva fatto i primi tre anni in una scuola privata in Svizzera, dove vivevano i suoi. Se n'era andato, raccontava, quando aveva capito che in quella scuola non ti insegnavano niente, tutti prendevano bei voti e venivano promossi perché pagavano. Si diceva che la famiglia fosse ricchissima, che il padre fosse un notaio a Lugano, non uno di quei notai a cui ti rivolgi quando comperi la casa, ma quelli a cui si rivolgono le banche quando vogliono comperare un'altra banca. Se era vero, non si sarebbe detto perché era un tipo tranquillo, senza nessuna ostentazione. Certo non comprava i vestiti al mercato, ma i suoi Levi's e le sue Nike le aveva mezza scuola. A parte le solite trombate rimorchiate in discoteca, non aveva una ragazza: raccontava che ne aveva avute un paio in Svizzera, ma siccome era sempre a Milano le storie non avevano retto alla distanza.
Quella sera accompagnò a casa me e altre due ragazze: io fui l'ultima. Si fermò cento metri prima di casa mia, parcheggiò e spense il motore. Poi mi parlò.
"Senti, volevo farti una proposta. Sei una ragazza carina e intelligente, ma soprattutto assai discreta, cosa che io apprezzo più di tutto. Volevo proporti di trascorrere una settimana a casa mia a Lugano, dopo la maturità. E' una bella casa, con un magnifico giardino e la piscina. I miei vanno via con i miei fratelli, ci saremo solo io e te. Farai una settimana da regina, servita e riverita, come non hai mai fatto in vita tua. Ti darò anche duemila euro al giorno. In cambio, per quella settimana dovrai essere sessualmente a mia completa disposizione. Non preoccuparti: il bondage, il sadomaso e quelle cose lì non mi interessano. Anche il culo non mi interessa, magari te lo chiederò una volta o due per provare. Ma per il resto dovrai essere, ti ripeto, a mia totale disposizione. So che prendi la pillola: continua a farlo, anche se hai mollato il tuo ragazzo, perché voglio completa libertà. Pensaci tranquillamente; se deciderai di no, amici come prima: tanto dopo la maturità non ci rivedremo più. Non dirlo a nessuno; il giorno dell'orale mi darai la risposta".
Scesi sconvolta, non ci sono parole per descrivere il mio sbalordimento e la mia confusione. Oscillavo fra l'indignazione ("mi crede una puttana?"), la curiosità ("una settimana da regina") e anche l'interesse economico, non posso negarlo: duemila euro mio padre li guadagnava in un mese quando faceva gli straordinari. Ma giorno dopo giorno, notte dopo notte, nonostante i miei sforzi, quelle riflessioni venivano sempre più sovrastate da quella frase: "a mia completa disposizione". Mi ritraevo inorridita e ne venivo attratta affascinata. Alla fine, gli dissi di sì.
La casa non era bella: era stupenda, una villa antica. Il "magnifico giardino" era un parco con alberi secolari che saliva per mezza collina. All'ingresso arrivò un servitore che prese il mio trolley e ci fece strada verso la mia camera.
"Spero che ti piaccia" mi disse lui.
"Ah, è una camera vera? Credevo fosse il set di un film"
Lui sorrise, poi mi disse "Spogliati".
Ci spogliammo assieme, il reggiseno e gli slip li lasciai togliere a lui. Aveva un fisico atletico, senza esagerazioni da palestra, e un cazzo di tutto rispetto che quando mi guidò sul letto era già pronto all'uso. Limonammo mentre lui mi accarezzava il seno, poi la pancia, le cosce e infine la figa. Mi stimolò il clitoride per qualche minuto, mentre mi succhiava i capezzoli.
"Lasciati andare" mi sussurrò mentre mi montava sopra e me lo metteva dentro. Sentii la sua cappella che si faceva strada fra le grandi labbra e poi sprofondava nella mia fessura, bagnatissima. Mi pompava senza fretta, spingendo a fondo e facendomi sentire il suo cazzo durissimo. Io gli afferravo i glutei e accompagnavo le sue spinte, fino a che venni. Lui continuò tranquillamente per un paio di minuti ancora, poi mi sborrò dentro con un gemito.
Quella fu la prima di una serie di scopate, non so nemmeno quante. Vissi davvero una settimana da sogno, mi resi conto di come vivano quelli veramente ricchi. E mi resi anche conto di cosa significasse "a sua disposizione". Prendevo il sole in piscina, lui arrivava, mi apriva le cosce e me lo metteva dentro. Facevamo una passeggiata nel parco e a un certo punto lui mi faceva mettere a quattro zampe e mi scopava a pecorina. Pranzavamo e dopo il caffè si sbottonava i pantaloni e mi chiedeva di andare sotto il tavolo e fargli un pompino. La sera mi accompagnava in camera e mi scopava fino a che gli funzionava, la mattina mi diceva di andare a svegliarlo succhiandogli il cazzo e quando era duro mettendomelo dentro a smorzacandela. Dovevo stare sempre nuda, a parte una serie di prendisole stupendi, di uno stilista giapponese che non avevo mai sentito. E sempre a sua disposizione: un giorno fece venire una ragazza coreana che mi fece un meraviglioso massaggio rilassante: appena lei uscì dalla stanza lui entrò, salì sul lettino mentre io ero ancora sdraiata a pancia in giù e mi sussurrò: "Ora che sei rilassata..." e mi inculò lentamente. Mi piacque perfino! A volte, mentre mi abbronzavo nuda, semplicemente si avvicinava e mi guardava, chiedendomi di mastubarlo fino a che mi sborrava addosso. Lui se ne andava, sempre con un grazie, io mi tuffavo in piscina per lavarmi dallo sperma e poi tornavo sulla sdraio mentre arrivava un cameriere impasssibile con un cocktail ghiacciato alla frutta. Magari mi appisolavo sulla sdraio e un paio d'ore dopo sentivo il suo cazzo duro che mi penetrava, mi sborrava dentro in pochi minuti e poi mi lasciava. Fu sempre gentilissimo, mai brusco o violento, però sempre con la tranquilla decisione di chi non deve chiedere perché sta prendendo qualcosa di sua legittima proprietà. E così io mi sentivo: a sua completa disposizone.
La settimana finì, mi riaccompagnò a casa regalandomi tre di quei prendisole e una borsetta di gran marca dentro la quale c'erano 15mila euro in contanti. Giunti sotto casa mia gli chiesi: "I miei non ci sono, vuoi salire?". Fu perfetto: rispose esattamente quello che volevo sentirmi dire: "Grazie ma no, rovinerebbe tutto".
Non lo rividi mai più.
Quella sera accompagnò a casa me e altre due ragazze: io fui l'ultima. Si fermò cento metri prima di casa mia, parcheggiò e spense il motore. Poi mi parlò.
"Senti, volevo farti una proposta. Sei una ragazza carina e intelligente, ma soprattutto assai discreta, cosa che io apprezzo più di tutto. Volevo proporti di trascorrere una settimana a casa mia a Lugano, dopo la maturità. E' una bella casa, con un magnifico giardino e la piscina. I miei vanno via con i miei fratelli, ci saremo solo io e te. Farai una settimana da regina, servita e riverita, come non hai mai fatto in vita tua. Ti darò anche duemila euro al giorno. In cambio, per quella settimana dovrai essere sessualmente a mia completa disposizione. Non preoccuparti: il bondage, il sadomaso e quelle cose lì non mi interessano. Anche il culo non mi interessa, magari te lo chiederò una volta o due per provare. Ma per il resto dovrai essere, ti ripeto, a mia totale disposizione. So che prendi la pillola: continua a farlo, anche se hai mollato il tuo ragazzo, perché voglio completa libertà. Pensaci tranquillamente; se deciderai di no, amici come prima: tanto dopo la maturità non ci rivedremo più. Non dirlo a nessuno; il giorno dell'orale mi darai la risposta".
Scesi sconvolta, non ci sono parole per descrivere il mio sbalordimento e la mia confusione. Oscillavo fra l'indignazione ("mi crede una puttana?"), la curiosità ("una settimana da regina") e anche l'interesse economico, non posso negarlo: duemila euro mio padre li guadagnava in un mese quando faceva gli straordinari. Ma giorno dopo giorno, notte dopo notte, nonostante i miei sforzi, quelle riflessioni venivano sempre più sovrastate da quella frase: "a mia completa disposizione". Mi ritraevo inorridita e ne venivo attratta affascinata. Alla fine, gli dissi di sì.
La casa non era bella: era stupenda, una villa antica. Il "magnifico giardino" era un parco con alberi secolari che saliva per mezza collina. All'ingresso arrivò un servitore che prese il mio trolley e ci fece strada verso la mia camera.
"Spero che ti piaccia" mi disse lui.
"Ah, è una camera vera? Credevo fosse il set di un film"
Lui sorrise, poi mi disse "Spogliati".
Ci spogliammo assieme, il reggiseno e gli slip li lasciai togliere a lui. Aveva un fisico atletico, senza esagerazioni da palestra, e un cazzo di tutto rispetto che quando mi guidò sul letto era già pronto all'uso. Limonammo mentre lui mi accarezzava il seno, poi la pancia, le cosce e infine la figa. Mi stimolò il clitoride per qualche minuto, mentre mi succhiava i capezzoli.
"Lasciati andare" mi sussurrò mentre mi montava sopra e me lo metteva dentro. Sentii la sua cappella che si faceva strada fra le grandi labbra e poi sprofondava nella mia fessura, bagnatissima. Mi pompava senza fretta, spingendo a fondo e facendomi sentire il suo cazzo durissimo. Io gli afferravo i glutei e accompagnavo le sue spinte, fino a che venni. Lui continuò tranquillamente per un paio di minuti ancora, poi mi sborrò dentro con un gemito.
Quella fu la prima di una serie di scopate, non so nemmeno quante. Vissi davvero una settimana da sogno, mi resi conto di come vivano quelli veramente ricchi. E mi resi anche conto di cosa significasse "a sua disposizione". Prendevo il sole in piscina, lui arrivava, mi apriva le cosce e me lo metteva dentro. Facevamo una passeggiata nel parco e a un certo punto lui mi faceva mettere a quattro zampe e mi scopava a pecorina. Pranzavamo e dopo il caffè si sbottonava i pantaloni e mi chiedeva di andare sotto il tavolo e fargli un pompino. La sera mi accompagnava in camera e mi scopava fino a che gli funzionava, la mattina mi diceva di andare a svegliarlo succhiandogli il cazzo e quando era duro mettendomelo dentro a smorzacandela. Dovevo stare sempre nuda, a parte una serie di prendisole stupendi, di uno stilista giapponese che non avevo mai sentito. E sempre a sua disposizione: un giorno fece venire una ragazza coreana che mi fece un meraviglioso massaggio rilassante: appena lei uscì dalla stanza lui entrò, salì sul lettino mentre io ero ancora sdraiata a pancia in giù e mi sussurrò: "Ora che sei rilassata..." e mi inculò lentamente. Mi piacque perfino! A volte, mentre mi abbronzavo nuda, semplicemente si avvicinava e mi guardava, chiedendomi di mastubarlo fino a che mi sborrava addosso. Lui se ne andava, sempre con un grazie, io mi tuffavo in piscina per lavarmi dallo sperma e poi tornavo sulla sdraio mentre arrivava un cameriere impasssibile con un cocktail ghiacciato alla frutta. Magari mi appisolavo sulla sdraio e un paio d'ore dopo sentivo il suo cazzo duro che mi penetrava, mi sborrava dentro in pochi minuti e poi mi lasciava. Fu sempre gentilissimo, mai brusco o violento, però sempre con la tranquilla decisione di chi non deve chiedere perché sta prendendo qualcosa di sua legittima proprietà. E così io mi sentivo: a sua completa disposizone.
La settimana finì, mi riaccompagnò a casa regalandomi tre di quei prendisole e una borsetta di gran marca dentro la quale c'erano 15mila euro in contanti. Giunti sotto casa mia gli chiesi: "I miei non ci sono, vuoi salire?". Fu perfetto: rispose esattamente quello che volevo sentirmi dire: "Grazie ma no, rovinerebbe tutto".
Non lo rividi mai più.
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