Webcam girl: l'inizio di tutto

di
genere
etero

La luce dello schermo le tagliava il viso nel buio della stanza. Sara si aggiustò i capelli scuri dietro l'orecchio, un gesto meccanico che ripeteva ogni volta che iniziava una diretta. Il ringhio basso della lampada da scrivania le illuminava il décolleté, quel top di pizzo nero che comprimeva il seno abbondante facendolo debordare appena oltre la scollatura. Si morse il labbro inferiore, truccato di un rosso scuro, e fece scorrere le dita sul tatuaggio che le serpeggiava lungo il fianco sinistro — una stella nera a cinque punte, vecchia di quindici anni, sbiadita come un ricordo d'adolescenza che non se ne andava.

La chat scorreva veloce. I soliti nomi, i soliti messaggi. *Fammi vedere le tette*. *Quanto per un privato?*. *Sei calda stasera?*. Sara digitava risposte automatiche, sorrideva alla webcam, inclinava la testa di trenta gradi — l'angolo che le donava di più, quello che le nascondeva la piccola cicatrice sul mento. La sua voce usciva morbida dal microfono, un miele artificiale che aveva perfezionato in tre anni di lavoro.

Poi un nome nuovo comparve nella chat: *Sandro_42*. Nessun messaggio volgare. Nessuna richiesta. Solo un *Buonasera* scritto in un italiano pulito, senza abbreviazioni da tastiera, senza emoji. Sara lo notò come si nota un vestito diverso in una stanza piena di divise. Strinse gli occhi sul monitor, le dita sospese sulla tastiera.

«Buonasera a te» rispose ad alta voce verso la webcam, e poi digitò: *Ciao Sandro, come stai?*

La risposta arrivò dopo qualche secondo. *Stanco. Appena atterrato a Milano da Sharm el-Sheikh. Il volo aveva due ore di ritardo e il taxi mi ha lasciato davanti al portone con la valigia rotta.*

Sara rise. Una risata vera, non quella da camera che sfoderava per i clienti. Si coprì la bocca con la mano, come se qualcuno potesse sentirla. Gli altri utenti nella chat scrissero contemporaneamente — *spogliati*, *fammi vedere il culo*, *quanto vuoi per uno spogliarello* — ma lei li ignorò. Le sue dita corsero sulla tastiera.

*Sharm el-Sheikh? Lavori nel turismo?*

*Manager per un tour operator. Napoletano trapiantato a Milano da dodici anni. La mia vita è una sala d'attesa d'aeroporto con il Wi-Fi che non funziona mai.*

Sara si appoggiò allo schienale della sedia. Il cuoio scricchiolò sotto il peso del suo fondoschiena. Incrociò le gambe sotto la scrivania — le cosce magre che si stringevano, il tessuto dei leggings neri che scivolava sulla pelle. C'era qualcosa nel modo in cui quell'uomo scriveva. Frasi complete. Punteggiatura corretta. Un'ironia asciutta che non cercava l'effetto facile.

*E cosa ci fai su un sito come questo, Sandro?*

La risposta la fece sorridere di nuovo. *La stessa cosa che ci fai tu, probabilmente. Cerco qualcosa che non trovo nella mia vita di tutti i giorni.*

Sara si mordicchiò l'unghia dell'indice. La diretta continuava, altri utenti scrivevano, qualcuno le mandava mance virtuali che facevano comparire animazioni sullo schermo — cuori, fiori, baci digitali che non significavano niente. Ma lei aveva lo sguardo incollato alla chat privata di Sandro_42.

*Hai una webcam?* gli chiese.

*No. Non mi piace essere visto. Preferisco guardare.*

Quella risposta la colpì in un punto che non si aspettava. Sara era abituata a essere guardata — da centinaia di uomini, ogni sera, occhi anonimi che la spogliavano attraverso uno schermo. Ma quell'uomo non la stava guardando. Non poteva. Eppure la sua attenzione le arrivava addosso come una mano che le sfiorava la nuca.

*Quanti anni hai?* digitò, e si rese conto che la sua mano tremava leggermente.

*42. Tu?*

*39.*

*Separata?*

Sara esitò. Le dita sospese sui tasti. Poi scrisse: *Sì. E tu?*

*Divorziato da tre anni. Ho una figlia di 7 anni che vive a Roma con la madre. La vedo quando i voli e il calendario lavorativo me lo permettono.*

*Io ho una bambina di 9 anni. Dorme nella stanza accanto.*

Un silenzio. Poi: *Allora siamo due persone stanche che parlano di notte mentre il mondo dorme.*

Sara si alzò dalla sedia. Fece due passi nella stanza, le piante dei piedi nudi sul parquet freddo. Si guardò nello specchio dell'armadio — i capelli scuri spettinati, il trucco che cominciava a sbavarsi sotto gli occhi, il seno che si alzava e abbassava con un respiro che si era fatto più corto. Si passò la lingua sulle labbra e tornò a sedersi.

*Mi incuriosisci* scrisse. *Di solito gli uomini qui vogliono solo una cosa.*

*Non dico di non volerla. Ma non mi piace andare di fretta.*

La chat pubblica continuava a scorrere. Un utente le chiese di mostrare il tatuaggio. Un altro le offrì cento token per un ballo. Sara li ignorò tutti. Le sue cosce si strinsero sotto la scrivania, un movimento involontario che la sorprese. C'era un calore che le si accumulava nel basso ventre, lento e sordo, come un'acqua sotterranea che premeva contro una superficie.

*Mi stai stuzzicando, Sandro.*

*Ti sto solo parlando. Se ti stuzzico, è perché tu hai la pelle sottile.*

Sara chiuse gli occhi per un istante. Le parole di quell'uomo le arrivarono addosso come un alito caldo sull'orecchio. Si morse il labbro inferiore così forte che il rossetto si spostò, lasciando una mezzaluna scura sul dente. La sua mano destra scivolò sotto la scrivania, si posò sulla coscia, le dita che affondavano nel tessuto dei leggings come se cercassero qualcosa.

*Domani sera ci sei?* digitò con la sinistra.

*Se mi vuoi, ci sono.*

*Ti voglio.*

La diretta finì mezz'ora dopo. Sara spense la webcam, il monitor, la lampada. La stanza piombò nel buio. Rimase seduta, le mani posate sulla tastiera, il respiro che le sollevava il petto in un ritmo che non aveva niente di professionale. Il silenzio della casa le premeva addosso — solo il ronzio del frigorifero in cucina e, oltre la parete, il respiro tranquillo di sua figlia che dormiva.

Prese il telefono. Aprì la chat del sito. Il nome *Sandro_42* era ancora lì, con un indicatore verde che segnalava la presenza online. Le sue dita esitarono sul vetro dello schermo. Poi scrisse un messaggio privato.

*Non riesco a dormire.*

La risposta arrivò in meno di dieci secondi. *Nemmeno io. La valigia è ancora chiusa per terra e il letto sembra quello di un hotel.*

Sara sorrise nel buio. Si sdraiò sul letto, il telefono sollevato sopra il viso, i capelli sparsi sul cuscino. Il soffitto era una superficie bianca che non le diceva niente, ma lo schermo del telefono la illuminava come una luna vicina.

*Parlami* scrisse. *Di qualsiasi cosa.*

E Sandro cominciò a scrivere. Le raccontò di Napoli, del mare di Posillipo visto dall'alto, del rumore del traffico in corso Buenos Aires a Milano alle sette del mattino. Le raccontò di sua figlia che al telefono gli chiedeva sempre quando sarebbe venuto a prenderla, e lui non sapeva mai cosa rispondere. Le raccontò che odiava gli hotel ma amava gli aeroporti, che il suo lavoro era una catena di partenze e ritorni che non si bilanciavano mai.

Sara leggeva e il suo respiro si faceva più lento, più profondo. Le sue dita stringevano il telefono con una forza che non era necessaria. Si girò su un fianco, le ginocchia piegate, il telefono premuto contro il cuscino. Il tessuto dei leggings le aderiva alle cosce, al fondoschiena, e ogni volta che si muoveva il tessuto scivolava sulla pelle creando un attrito che le faceva venire in mente cose che non voleva ammettere.

*Sei ancora lì?* le scrisse Sandro.

*Sono qui. Non vado da nessuna parte.*

*Buonanotte, Sara.*

*Buonanotte, Sandro.*

Spense il telefono. Lo posò sul comodino. Rimase sdraiata nel buio, gli occhi aperti, le labbra ancora sporche di rossetto. La sua mano destra era posata sul fianco, le dita che sfioravano il bordo del tatuaggio. Pensò a quell'uomo che non aveva mai visto, al suono che la sua voce avrebbe potuto avere, alle mani che avrebbe potuto avere. Si girò sulla pancia, il viso affondato nel cuscino, e il suo fondoschiena si sollevò appena dal materasso in un movimento che era metà istinto e metà abitudine.

Il telefono vibrò sul comodino. Un ultimo messaggio.

*A domani.*

Sara lo lesse tre volte. Poi chiuse gli occhi e il buio la inghiottì, con quel nome che le girava in testa come un'eco che non si spegneva.
scritto il
2026-06-26
1 1 6
visite
1
voti
valutazione
8
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.