Webcam girl 2: il ritorno alla realtà

di
genere
etero

La porta d'ingresso scattò chiudendosi, il rumore secco delle chiavi nel cilindro interruppe il silenzio ovattato della camera da letto. Sara non si mosse, rimase sdraiata sul fianco, il respiro ancora un po' accelerato non per l'attesa, ma per l'eco delle parole di Sandro_42 che risuonavano nella sua testa. Passi pesanti si avvicinarono lungo il corridoio, fermandosi sulla soglia. Luce artificiale filtrò a strisce dall'ingresso, illuminando la polvere sospesa nell'aria e il profilo del compagno che entrava nella stanza.

Enzo, il suo compagno, lasciò cadere la borsa del lavoro sul pavimento con un tonfo sordo. Si strinse la maglietta sudata contro il petto, annusando l'aria come un animale che rientra nel territorio. Era un parrucchiere, abituato a gestire le chiome e i capricci delle clienti per otto ore, e ora i suoi occhi cercavano il sollievo nel buio della loro camera. Vide Sara sul letto, ancora avvolta in quel top di pizzo nero che aderiva ai suoi fianchi morbidi e nei leggings neri che mettevano in risalto il fondoschiena pronunciato. Non si era nemmeno svestita.

«Ehi,» mormorò lui, la voce roca dalla stanchezza. «Sei ancora in tenuta da lavoro?»

Sara si girò lentamente, il pizzo che le scivolò sulla pelle, scoprendo il tatuaggio della stella nera sul fianco sinistro. «Sì,» rispose, la voce un po' velata. «Non ho avuto voglia di cambiarmi.»

Enzo si avvicinò al letto, sedendosi sul bordo, le molle scricchiolarono sotto il suo peso. Le passò una mano sulla coscia, sopra il tessuto elastico dei leggings. «Com'è andata la serata? Tante richieste di soliti pervertiti?»

Sara sentì un brivido percorrere la schiena. Pensò a Sandro_42, a come si fosse distinto dalla massa di urlatori e maniaci. Pensò al suo "Buonasera" pulito, alle frasi complete, a quella sensazione di essere vista davvero, non solo osservata come un pezzo di carne. Ma non disse nulla. Tese i muscoli delle gambe sotto la mano di lui, nascondendo il segreto dietro un sorriso vago.

«Il solito,» mentì, o meglio, omise. «Tanta confusione. Qualche regalalino e qualche show privato.»

Enzo inclinò la testa, notando qualcosa di diverso nel suo sguardo. C'era una luce nei suoi occhi che non c'era solitamente quando finiva, un'agitazione sotto la pelle che non dipendeva dalla stanchezza. Le sue dita affondarono più forte nella coscia di lei, premendo contro il muscolo caldo. «Sembra che ti abbia lasciata qualcosa in più dell'usura stasera,» osservò, un sorriso astuto che gli increspò le labbra. «Hai voglia, vero?»

Sara non negò. L'eccitazione che Sandro_42 aveva innescato in lei, quella curiosità intellettuale che si era trasformata in calore fisico, cercava una valvola di sfogo. Era una bomba pronta a esplodere, e Enzo era lì, pronto a farsi saltare in aria con lei. Si sollevò leggermente, afferrando il polso di lui e guidando la sua mano più in alto, verso il pizzo che copriva il seno abbondante.

«Fammi passare la noia,» sussurrò lei, avvicinandosi al suo orecchio. «Scopami.»

Non ci volle altro. Enzo le strappò letteralmente il top di pizzo, le spalline scivolarono via e il tessuto si aprì rivelando la pelle pallida e i seni pronti. Non ci furono preliminari dolci, nessuna carezza languida; era fame pura. Lui la spinse sul materasso, salendo sopra di lei con l'urgenza di chi ha aspettato tutto il giorno. Sara gli accoglieva il peso, le gambe si aprirono istintivamente, i leggings ancora addosso, tesi al limite.

Le mani di lui scesono furiose sui leggings, trovando l'orlo e tirando giù il tessuto con forza, scoprendo le cosce magre e la figa già bagnata. Non perse tempo a tastare, a chiedere. Estrasse il cazzo già duro, pulsante, e si posizionò tra le sue gambe. Sara alzò il bacino, un invito silenzioso, disperato.

«Dammelo tutto,» esortò lei, la voce rotta dal desiderio.

Lui si infilò d'un colpo, affondando fino in fondo. Sara emise un urlo soffocato, le unghie che gli affondarono nelle spalle attraverso la maglietta. Era una scopata cruda, detraita, priva di romanticismo ma carica di un'energia brutale. Ogni colpo di lui rispondeva al battito del cuore di Sara, un ritmo incalzante che cancellava ogni pensiero logico. Lei chiuse gli occhi, e dietro le palpebre non vide il viso del compagno, ma le parole scritte a schermo, l'immagine mentale di un uomo seduto in un hotel a Milano che la guardava.

Enzo notò quella partecipazione viscerale. Di solito Sara era attiva, protagonista, ma stasera sembrava altrove, persa in un vortice di sensazioni che lui scatenava ma non controllava del tutto. La prese per i fianchi, le dita che le sigillavano la pelle proprio dove si trovava il tatuaggio della stella, e la spinse contro di sé con violenza, angolando il colpo per colpire il punto profondo che la faceva tremare.

«Sei una troia bagnata stasera,» sibilò lui vicino alla sua bocca, le parole sporche che usavano spesso per accendere il gioco. «Chi ti ha fatto bagnare così? Chi ti ha messo questo fuoco nel culo?»

Sara non seppe rispondere, o non volle. «Tu...» mentì tra un guaito e l'altro. «Solo tu.»

Lui la girò come se fosse un oggetto, facendole stendere lo stomaco sul lenzuolo. Sara si sollevò sulle ginocchia, offrendogli il culo, non amava farlo ma quella sera era diverso voleva togliersi dalla mente quell’utente il fondoschiena pronunciato che tremava nell'attesa. Lui la prese da dietro, ancora più a fondo, se possibile, una mano che le afferrò i capelli neri tirando indietro la testa. Il dolore si mescolava al piacere, una miscela esplosiva che la fece urlare contro il cuscino. Le urla erano ammortizzate dal tessuto, ma la foga dei loro corpi riempiva la stanza, il suono delle pelle che sbatteva contro la pelle, il fruscio dei lenzuoli, il respiro affannoso.

Sara sentì l'orgasmo avvicinarsi come un treno, veloce e inarrestabile. Non era il solito picco di piacere lavorativo, costruito a tavolino per la telecamera. Era qualcosa di grezzo, che le partiva le viscere. Quando venne, si contorse tutta, i muscoli della figa che si strinsero intorno al cazzo di lui in spasmi involontari, cercando di morderlo, di trattenere dentro di sé quella sensazione di pienezza.

Enzo non si fermò. La continuò a martellare finché non sentì il proprio sblocco esplodere. Si tirò fuori all'ultimo secondo, afferrandosi il cazzo duro e venendo con un gemito profondo, sborrando sulla schiena di Sara, sul fondoschiena, sul tatuaggio della stella. Il liquido caldo le colpì la pelle, un segno tangibile, viscoso e possente che le scivolò lungo il fianco.

Crollarono entrambi sul letto, Enzo accanto a lei, il petto che andava su e giù furiosamente. Per un attimo, nell'orecchio di Sara ronzò solo il rumore del proprio sangue, il cuore che batteva all'impazzata. Rimase immobile, sporca di sperma, con i leggings ancora calati alle caviglie e il top strappato. Il respiro si fece lento, ma la mente non si calmò.

Mentre Enzo si riprendeva, smanacciando l'aria per cercare un po' di fresco, Sara riaprì gli occhi fissando il buio davanti a sé. Sulla sua pelle sentiva ancora l'umidità calda del compagno, ma nella sua testa c'era solo un nome, un'etichetta grigia su una chat. Sandro_42. Si chiese cosa stesse facendo in quel preciso istante, se avesse spento il computer o se stesse pensando a lei. L'eccitazione fisica era svanita, lasciando posto a un vuoto curiosità che bruciava più del sesso appena avuto. Si portò una mano alla schiena, toccando leggermente il sperma che si stava asciugando, e pensò a quell'utente lontano che era riuscito a toccarla senza nemmeno toccarla.
scritto il
2026-06-29
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