Io, mia moglie Sara e gli altri Cap. 9

di
genere
corna

Sara aveva ricevuto mandato da un suo cliente di trattare un importante contatto di appalto. Ci aveva lavorato tanto, anche tanti viaggi a Milano per incontrare i rappresentanti ed i consulenti del potenziale cliente. Tutto pareva chiaro, tutte le clausole erano al posto giusto, però non si arrivava alla firma, l’amministratore delegato della società rinviava continuamente la firma in attesa di alcuni chiarimenti e riflessioni, ma non diceva quali. La sera prima dell’ennesima riunione a Milano presso la sede della società, mia moglie me ne parlò e manifestò tutte le sue perplessità. Alche io le dissi “secondo me, gli devi dare qualche motivo in più per firmare, potrebbe bastare davvero poco”, lei capì al volo. All’indomani uscì di casa figa come non mai, tailleur blu, camicetta bianca scollata, senza reggiseno, con le tette che spingevano da dentro la stretta camicetta. Tenne una relazione eccellente e convincente, tutti in sala non si spiegavano il perché della reticenza del AD a firmare il contratto. Finita la riunione, l’AD della società, disse “tutto estremamente chiaro, ma ho bisogno ancora di chiarire alcuni punti, per il momento potete andare” in quell’attimo incrociò lo sguardo con Sara che prontamente si passò la lingua tra le labbra e lo guardò intensamente. Tutti si alzarono ed uscirono, stava per uscire anche Sara ma lui le disse “dottoressa lei no, mi deve chiarire un ultimo punto”. Mia moglie rimase immobile in piedi, appoggiata al tavolo delle riunioni, lui – che era seduto di fronte ed aveva gustato per tutta la riunione la sua bella scollatura, girò intorno al tavolo si mise dietro di lei, le fece una carezza alla schiena poi con delicatezza si avvicinò a lei, sfiorò il suo sedere con il pisello, ormai duro, le sollevò gonna, quanto basta per poterla penetrare, Lei – in previsione, non indossava gli slip. Lui tirò fuori il pisello ed iniziò a scoparla. Dopo averla presa da dietro, la fece girare, appoggiare sul tavolo le sollevò le gambe le apri e iniziò a scoparla da davanti, aprendole anche la camicetta e scoprendo le sue splendide tette. Intanto fuori da quella stanza, il lavoro continuava frenetico. Dopo diversi minuti lui fu pronto per sborrare, chiese a lei dove lo voleva, lei disse “dove vuole, basta che firma”. Allora lui lo tirò fuori e le sborrò sulla figa ma volutamente fece schizzare qualche goccia sul contratto che di lì a poco avrebbe firmato e disse “questa la mia firma sul contatto, complimenti dottoressa è stata bravissima”. Dopo aver sborrato, senza nemmeno chiudersi i pantaloni, prese la penna e firmò, poi uscì lasciando mia moglie ancora appoggiata al tavolo con la figa piena di sperma. Dopo essersi ricomposta, mi mandò la foto del contratto firmato con le gocce di sperma sopra e mi scrisse “avevi ragione amore, è bastato davvero poco, ti amo sempre di più”.
di
scritto il
2026-06-03
2 0 3
visite
6
voti
valutazione
7.3
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.